Enrico VIII, salito al trono il 21 aprile 1509, è stato senza dubbio un personaggio chiave nella storia d’Europa della prima metà del Cinquecento. A lui si deve non solo l’unione dell’Inghilterra con il Galles e la fondazione della Chiesa anglicana, nata a seguito dello scisma che ha portato alla separazione dalla Chiesa cattolica con sede a Roma, ma anche una vita privata turbolenta, segnata da ben sei matrimoni. Inizialmente, l'obiettivo primario di queste unioni era ottenere un erede maschio per garantire la stabilità del regno. Successivamente, i matrimoni divennero anche strumenti politici. Le sei mogli di Enrico VIII sono state spesso vittime del carattere scontroso del re, il quale, nella sua disperata ricerca di un figlio, non esitò a liberarsene con accuse talvolta false, condannandole persino a morte.
In una cultura popolare in cui Enrico VIII è celebre per i suoi sei matrimoni, è interessante approfondire le figure delle donne che furono al suo fianco e le circostanze di queste unioni. Come re, unì l'Inghilterra al Galles, creò la Royal Navy e istituì una nuova dottrina religiosa, ma è nella sua vita coniugale che si celano alcune delle curiosità più succose e significative del suo regno.

Caterina d’Aragona: La prima regina, tra alleanze e dolorose perdite
Caterina d’Aragona, la prima tra le mogli di Enrico VIII, era in realtà la sposa del fratello maggiore del re, Arturo, principe di Galles. Nata nel palazzo arcivescovile di Alcalá de Henares il 16 dicembre 1485, Caterina era la figlia più giovane dei Re Cattolici di Spagna, Ferdinando II d'Aragona e Isabella I di Castiglia. Discendeva, per parte materna, dalla casa reale inglese, in quanto la sua bisnonna, Caterina di Lancaster, da cui prese il nome, era figlia di Giovanni Plantageneto e nipote di Edoardo III d'Inghilterra. La sua educazione fu affidata all'umanista italiano Alessandro Geraldini, con cui studiò religione, letteratura classica, storia latina, diritto canonico e civile, araldica e genealogia. Ricevette una forte educazione religiosa che avrebbe plasmato la sua vita futura. Imparò a parlare, leggere e scrivere in spagnolo e latino, e parlava anche francese e greco.
Fin dalla tenera età, Caterina fu considerata una moglie adatta per Arturo, il figlio maggiore di Enrico VII d'Inghilterra, erede al trono. Questo matrimonio, voluto dal padre di entrambi per mantenere l'alleanza tra Inghilterra e Spagna, si celebrò nel 1501, ma Arturo morì appena cinque mesi dopo, lasciando in eredità sia il regno che la sua giovane sposa. Il re Enrico VII non intendeva restituire la dote e decise di trattenere l'infanta sul suolo inglese.
Per risolvere la questione della dote e ristabilire l'alleanza matrimoniale, i sovrani spagnoli e inglesi iniziarono a considerare un'unione tra Caterina e il fratello minore di Arturo, Enrico, di cinque anni più giovane. Poiché il diritto canonico impediva a un uomo di sposare la moglie del fratello, fu necessaria una dispensa papale di Giulio II. Caterina testimoniò che il suo matrimonio con Arturo non era mai stato consumato, rendendolo così nullo secondo il diritto canonico.
Il matrimonio con Enrico VIII avvenne l'11 giugno 1509. Caterina, che godeva di grande popolarità in vita, si dedicò con impegno al suo ruolo di regina. In un raro atto di reggenza, nel 1513, mentre Enrico era in campagna militare in Francia, Caterina fu nominata reggente e giocò un ruolo importante nella vittoria degli Inglesi nella battaglia di Flodden Field contro la Scozia.
La vita matrimoniale di Caterina fu segnata da numerose gravidanze infelici. Tra il 1509 e il 1519, Caterina ebbe diverse gravidanze, ma solo una erede sopravvisse, la futura Maria la Sanguinaria, nata nel 1516. Tra le gravidanze infruttuose, un bambino nato morto prematuramente nel 1510 e un figlio maschio, Enrico duca di Cornovaglia, nato nel 1511, che visse solo 52 giorni. Questa incapacità di dare un erede maschio vivente al re divenne la causa principale dell'allontanamento di Enrico.

Quando Caterina entrò in menopausa, il sovrano decise di rendere palese la sua relazione con Anna Bolena. Il re si convinse di aver commesso peccato nello sposare la vedova del fratello, violando il passo del Levitico 20:21 ("Se uno prende la moglie di suo fratello, è una impurità, egli ha scoperto la nudità di suo fratello; non avranno figliuoli"), e di essere stato punito con l'impossibilità di avere un erede maschio. Il suo matrimonio con Caterina fu dichiarato nullo da Papa Clemente VII, dando a Enrico VIII la possibilità di contrarre nuove nozze.
Caterina, tuttavia, si oppose strenuamente al divorzio, ritenendosi l'unica e legittima moglie del re. Nonostante fosse bandita dalla corte e confinata in varie residenze reali, senza la possibilità di vedere il marito e la figlia, non cedette mai alle pressioni. Morì il 7 gennaio 1536 nel castello di Kimbolton, nel Cambridgeshire. La sua morte, sebbene circolassero voci di avvelenamento, è probabilmente da attribuire a un sarcoma al cuore. I suoi funerali si celebrarono il 29 gennaio nella cattedrale di Peterborough, dove fu sepolta in una sobria tomba.
Il professor Lusio racconta: Six - Caterina d'Aragona. La valorosa regina
Anna Bolena: L'ascesa e la caduta della regina che sfidò Roma
Anna Bolena, figlia di Sir Thomas Bolena, divenne la seconda moglie di Enrico VIII. La sua ascesa alla corte inglese fu un catalizzatore per eventi di portata storica, in quanto la sua insistenza per un matrimonio, piuttosto che per una relazione clandestina, spinse Enrico a rompere con Caterina d'Aragona e a separarsi dalla Chiesa cattolica, portando alla fondazione della Chiesa anglicana.
Anna attirò l'attenzione di Enrico mentre egli era ancora sposato con Caterina d'Aragona. La sua reticenza a cedere al corteggiamento del re e la sua ambizione di diventare regina, supportata dalla potente famiglia Bolena e Howard, furono fattori determinanti. Enrico VIII, dopo aver ottenuto l'annullamento del matrimonio con Caterina, sposò Anna in segreto nel gennaio 1533, quando era probabilmente già incinta. Il matrimonio ufficiale ebbe luogo poco dopo.
A ventisette anni, Anna sposò il re, ma il loro matrimonio non durò a lungo. Dopo tre anni di tentativi, anche lei non riuscì a dare al sovrano l'erede maschio tanto desiderato. La coppia ebbe però una figlia, Elisabetta, la futura regina d'Inghilterra. Le sue gravidanze, in totale dieci tra il 1533 e il 1536, ebbero esiti infausti, con diverse interruzioni spontanee.

La "disgrazia" di Anna fu rapida e brutale. Stanco della sua seconda sposa e del suo fallimento nel procreare un erede maschio, Enrico VIII accusò Anna Bolena di adulterio, incesto e alto tradimento. Sebbene la veridicità di queste accuse sia ancora discussa dagli storici, Anna fu condannata a morte. La decapitazione ebbe luogo il 19 maggio 1536 nella Torre di Londra, ponendo fine a uno dei matrimoni più tumultuosi di Enrico VIII.
Ironia della sorte, il giorno dopo la sua esecuzione, il re celebrò il suo terzo matrimonio. Anna Bolena, insieme alla cugina Caterina Howard, fu l'unica tra le mogli di Enrico a subire la pena capitale. Né lei né Caterina d'Aragona furono sepolte con il re, che invece riposa accanto a Jane Seymour.
Jane Seymour: La madre dell'erede e un destino tragico
Jane Seymour, dama di compagnia di Anna Bolena e cugina della stessa, divenne la terza delle mogli di Enrico VIII. Fu l'unica che riuscì a dare al re l'erede maschio tanto desiderato, Edoardo VI, nato il 12 ottobre 1537 a Hampton Court. Questo evento portò una grande gioia a Enrico, che aveva atteso per anni un figlio maschio legittimo.
Il matrimonio, tuttavia, fu di breve durata. Appena dodici mesi dopo le nozze e pochi giorni dopo il parto, Jane Seymour cadde vittima di una spietata febbre puerperale. Morì nel 1537, senza mai essere incoronata. L'evento colpì profondamente Enrico VIII, che ordinò di essere sepolto accanto a lei nella cappella di San Giorgio presso il Castello di Windsor. Fu l'unica delle sue mogli a ricevere un funerale reale e ad essere sepolta con lui, un'indicazione dell'importanza che il re attribuiva alla nascita del suo erede.

Il figlio avuto da Jane Seymour, Edoardo VI, non regnò a lungo. Il suo trono venne successivamente occupato dalle sorellastre Maria e Elisabetta. Jane Seymour è ricordata come la regina che adempì al "dovere reale" di dare al re un erede maschio, un compito che le sue predecessore non erano riuscite a portare a termine.
Il professor Lusio racconta: Six - Caterina d'Aragona. La valorosa regina
Anna di Clèves: Un matrimonio politico senza passione
Estremamente addolorato per la perdita di Jane Seymour, Enrico VIII aspettò più di tre anni prima di sposarsi per la quarta volta. La scelta della nuova compagna fu dettata principalmente da considerazioni politiche. Dopo il divorzio con Caterina d'Aragona, il sovrano era mal visto dal nipote di lei, l'imperatore Carlo V. Per evitare un'alleanza tra Carlo V e la cattolica Francia, Enrico decise di unirsi con la principessa tedesca Anna di Clèves nel 1540, stringendo un'alleanza con i principi tedeschi nemici degli Asburgo.
Enrico VIII, non potendo viaggiare per incontrare Anna e sua sorella, inviò il suo ritrattista preferito, Hans Holbein il Giovane, a dipingere un ritratto di entrambe. Il re scelse Anna basandosi su questo ritratto. Tuttavia, il giorno del matrimonio, Enrico rimase profondamente deluso dall'aspetto di Anna, che non corrispondeva affatto all'immagine idealizzata del dipinto. Questo, insieme alla grande differenza di età tra i due, fece sì che il matrimonio non fosse consumato.
Pochi mesi dopo le nozze, Enrico VIII accusò la nuova compagna di non essere giunta vergine al matrimonio, condizione imprescindibile per la validità del legame. L'argomentazione decisiva, tuttavia, fu che dopo sei mesi il matrimonio non era ancora stato consumato. Il re dichiarò che Anna aveva "i seni cascanti", un commento spiacevole che rivela la sua mancanza di attrazione.
Nonostante l'annullamento, Enrico VIII mostrò anche un lato generoso, offrendo ad Anna di Clèves la possibilità di rimanere in Inghilterra con il titolo di "Amatissima Sorella del Re". Anna accettò, ricevendo una generosa pensione che le permise di vivere una vita agiata nel paese. Questo divorzio "amichevole" permise ad Anna di evitare il tragico destino delle altre mogli.
Caterina Howard: La "rosa senza spine" e la caduta per tradimento
Caterina Howard, penultima tra le mogli di Enrico VIII, era una delle damigelle di Anna di Clèves e cugina di primo grado di Anna Bolena. Incantato dalla sua bellezza e dalla sua giovinezza (aveva circa 18 anni all'epoca), il sovrano la corteggiò a lungo e, circa un mese dopo la separazione da Anna di Clèves, la portò all'altare. Il matrimonio, celebrato nel luglio 1540, permise al re di entrare nuovamente nella famiglia di Anna Bolena.
Enrico VIII era profondamente innamorato di Caterina, tanto da chiamarla "rosa senza spine" e da non lesinare spese per abiti e gioielli. Il suo motto era "Non autre volonté que la sienne" ("Nessun altro desiderio che quello di lui"), il che indicava un certo rispetto e timore reverenziale nei confronti del re, sebbene non fosse innamorata. Mantenne un rapporto cordiale con Anna di Clèves, ma meno con Maria Tudor, figlia di Enrico e Caterina d'Aragona, che era rimasta fedele alla religione cattolica.

Tuttavia, la vita di Caterina Howard fu segnata da un passato turbolento. Prima di sposare il re, aveva avuto relazioni intime con il suo insegnante di musica, Henry Manox, e successivamente con Francis Dereham, con cui sembra avesse contratto una specie di matrimonio. Queste relazioni pre-matrimoniali, tenute nascoste al re, vennero alla luce il 2 novembre 1541, quando l'arcivescovo di Canterbury Thomas Cranmer consegnò a Enrico VIII una lettera contenente dettagli sul passato della regina.
Le accuse non erano infondate: Caterina stessa ammise di aver permesso a Manox di toccarla "diverse volte" e di aver giaciuto "nuda" con Dereham, che chiamavano reciprocamente "marito" e "moglie". Questi fatti avrebbero probabilmente portato al divorzio, ma ciò che sigillò il suo destino fu l'accusa di Dereham di un'altra relazione sessuale, avvenuta quando Caterina era già regina, con Thomas Culpeper, un favorito del sovrano. Gli incontri segreti erano organizzati con la complicità della sua damigella, Lady Jane Parker, vedova del fratello di Anna Bolena.
Una lettera scritta da Caterina a Culpeper, in cui confessava il suo amore e si dichiarava "Tua fino alla fine dei miei giorni", fu la prova definitiva. La reazione di Enrico fu tremenda. Dereham e Culpeper furono arrestati, torturati, giudicati colpevoli di alto tradimento e giustiziati. Successivamente, Caterina venne incarcerata e nel gennaio 1542 il Parlamento la condannò a morte. Fu decapitata il 13 febbraio 1542, insieme a Lady Rochford, subendo lo stesso tragico destino della cugina Anna Bolena. Il suo fu uno dei destini più tragici tra le mogli di Enrico VIII.
Caterina Parr: La sesta e ultima compagna del re
L'ultima moglie di Enrico VIII, Caterina Parr, rappresentò la relazione meno complicata della vita del sovrano. Era rimasta vedova per ben due volte prima di sposare il re nel 1543. Enrico la notò quando frequentava la corte e la casa della principessa Maria.
Caterina Parr non aveva segreti da nascondere e, al momento del matrimonio, aveva 31 anni. Con lei, Enrico trovò una certa felicità domestica negli ultimi anni della sua vita, soprattutto grazie al buon rapporto che Caterina riuscì a instaurare con i tre figli del re, Maria, Edoardo ed Elisabetta.

Caterina Parr ebbe un ruolo significativo nell'educazione di due dei figli di Enrico VIII, Edoardo ed Elisabetta I. Fu anche influente nell'approvazione del Terzo Atto di Successione, che permise alle figlie di Enrico, Maria ed Elisabetta, di succedere al trono, cosa che prima non era consentita.
È noto che Caterina Parr sopravvisse alla morte del re. Si narra che fosse stata sul punto di essere giustiziata per eresia, ma riuscì a convincere Enrico a non farlo. Morì prima del re all'età di 55 anni. Un'ultima curiosità riguarda il fatto che Caterina sposò il fratello di Jane Seymour dopo la morte di Enrico VIII, anche se il matrimonio fu breve poiché morì per complicazioni durante il parto, come era accaduto in precedenza a Jane stessa. Caterina Parr morì nel 1548.
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Le gravidanze e la questione della fertilità di Enrico VIII
La vita di Enrico VIII è stata un turbine di emozioni ed eventi, in cui la disperata ricerca di un erede maschio ha giocato un ruolo centrale. Il re ha avuto tre figli legittimi: Maria I, Edoardo VI ed Elisabetta I. Tuttavia, ciò che è meno noto è il significativo numero di gravidanze infruttuose associate al re. Le prime due mogli di Enrico, Caterina d’Aragona e Anna Bolena, ebbero in totale dieci gravidanze tra il 1509 e il 1536, ma ben sei di queste si conclusero con un aborto spontaneo.
Il primo figlio di Enrico, il principe Enrico, nacque nel 1511 ma visse meno di due mesi. Solo due figlie, Maria ed Elisabetta, riuscirono a sopravvivere e a raggiungere l’età adulta; il figlio Edoardo morì all’età di quindici anni.
Enrico, come era comune per un monarca di quell’epoca, incolpò le proprie mogli per la mancanza di un erede maschio sano. Si aggrappò all’idea che i suoi problemi derivassero dal suo matrimonio con Caterina d'Aragona, vedova del fratello Arturo, considerandolo una violazione del passo biblico del Levitico 20:21. Di conseguenza, si liberò di Caterina e Anna, senza mai considerare che la sua stessa fertilità, o mancanza di essa, avrebbe potuto avere un ruolo.
A quel tempo, l’idea che gli uomini potessero avere problemi di infertilità era incerta e difficilmente accettata, soprattutto da un monarca Tudor. L'ignoranza di Enrico sul fatto che la ridotta funzionalità spermatica maschile possa avere un impatto significativo sulla gravidanza, e persino essere causa di aborti spontanei e bambini nati morti, lo portò a scaricare ogni responsabilità sulle sue consorti.
Recenti studi sulla ridotta funzionalità dello sperma, condotti da ricercatrici di università britanniche come Valerie Shrimplin e Channa N. Jayasena, ipotizzano che la salute riproduttiva del sovrano possa essere stata con probabilità la causa principale dei problemi di fertilità di cui la storia ha colpevolizzato le sue mogli. La ricerca ha rilevato che le società di tutto il mondo hanno tradizionalmente considerato la procreazione di bambini sani come una responsabilità delle donne, e tale era evidentemente la visione di re Enrico VIII.
Non è sempre facile determinare i fattori che causano un aborto spontaneo, ma l'attenzione si sta sempre più spostando dalle donne agli uomini, portando a nuovi studi sui cromosomi maschili, sul DNA e sullo stile di vita. L’infertilità maschile (funzionalità spermatica ridotta) colpisce attualmente la metà delle coppie che cercano terapia per la fertilità, e si è osservato che il conteggio spermatico totale si è dimezzato dagli anni '70. Inoltre, una scarsa funzionalità spermatica in un partner maschile può predisporre le coppie alla poliabortività, ovvero l'occorrenza di tre o più aborti spontanei consecutivi. I fattori che compromettono la fertilità maschile, come lo stress ossidativo nel liquido seminale e la frammentazione del DNA spermatico, sono di norma più elevati nei partner di donne che soffrono di poliabortività.
La ricerca di Shrimplin e Jayasena fornisce la prima indagine dettagliata sui tassi di aborto spontaneo prima dell’era moderna che si concentra sulla sfera maschile, utilizzando dati storici e una vasta indagine medica sull’infertilità maschile. Le informazioni sulla salute di Enrico, comprese le sue malattie conosciute, le lesioni fisiche e le inclinazioni psicologiche, sono ampiamente disponibili. Anche i registri della casa reale Tudor, relativi a banchetti e pasti, sono stati utili per ricostruire la dieta del monarca.

Coincidenze e destino delle regine
È curioso notare che, delle sei mogli di Enrico VIII, tre si chiamavano Caterina (Caterina d'Aragona, Caterina Howard e Caterina Parr) e due Anna (Anna Bolena e Anna di Clèves). Ancora più curioso è che nessuna delle cinque fu sepolta dopo la morte con il re; soltanto Jane Seymour, l'unica con un nome diverso, condivide una tomba a Windsor con Enrico VIII, segno del suo successo nel dare al re l'erede maschio.
La regina Elisabetta II non è stata l'unica a diventare regina senza essere la prima in linea di successione: Enrico VIII stesso divenne re dopo la morte del fratello Arturo e sposò Caterina d'Aragona, che era sua cognata.
La vita di corte nel XVI secolo era piena di storie affascinanti, e quella di Enrico VIII è una delle più intriganti. Prima di sposare Caterina d'Aragona, Enrico ebbe un figlio illegittimo, Henry FitzRoy, dalla sua amante Elizabeth Blount. Le voci non si fermano qui: si dice che abbia avuto un altro figlio illegittimo con la sorella di Anna Bolena, Mary, e che sia stato persino legato alla madre di Anna.
Il destino politico di questo sovrano è sempre stato strettamente legato alle sue vicissitudini sentimentali a causa della preoccupazione costante per il futuro della dinastia. Questa esigenza lo portò ad agire con leggerezza nei confronti della seconda moglie, Anna Bolena, quando ordinò la sua decapitazione per alto tradimento, un evento senza precedenti per una regina. Ma ciò servì a fare spazio a Jane Seymour, che gli diede il figlio maschio tanto desiderato.
Non si può negare che Enrico VIII fosse un uomo dal robusto temperamento passionale, come dimostrano le numerose amanti a corte e le successive spose. La discendenza rimase la sua ossessione principale. L'ultima moglie, Caterina Parr, a differenza di Anna di Clèves, che fu ripudiata quasi immediatamente dopo il matrimonio e che il re avrebbe disprezzato definendola "la cavalla delle Fiandre", fu per Enrico VIII più una compagna per le sue stanche membra che una soluzione al tarlo fisso dell'erede. Negli ultimi anni di regno, il re, ingrassato fino all'inverosimile, era solito giacere su un divano o sul trono, con la salute che lo aveva quasi abbandonato, lasciando la gamba gottosa in grembo alla regina, che gliela "custodiva" amorevolmente.
L'eredità di Enrico VIII: Riforma, potere marittimo e il ruolo della donna
Enrico VIII non fu solo il re con sei mogli. Fu un riformatore d'eccezione che diede vita all’assetto religioso-politico dell’Inghilterra contemporanea, fondando la Chiesa Anglicana attraverso l'Atto di Supremazia del 1533. Questo scisma con la Chiesa di Roma, innescato dalla sua volontà di ottenere il divorzio da Caterina d'Aragona, ebbe ripercussioni immense sulla storia inglese e europea.
Dal punto di vista politico, l'eterno contrasto con la Francia stimolò le ambizioni europee della monarchia a favore di una vera e propria potenza marittima inglese. Non appare esagerato ammettere che fu proprio Enrico VIII il fondatore di questa potenza, rafforzando la Royal Navy.
Gli ultimi anni di regno di re Enrico furono caratterizzati da una progressiva evoluzione religiosa (in cui riapparve la tendenza protestante), economica e sociale. I beni ecclesiastici furono venduti a nobili e borghesi, promuovendo per la prima volta un interessante sviluppo industriale. Tuttavia, lo sconvolgimento nei rapporti delle proprietà terriere e la diffusione delle enclosures (le recinzioni di terreni che la Chiesa lasciava usare ai contadini per il pascolo e le piccole coltivazioni) provocarono un inasprimento del fisco, pesando notevolmente sulla categoria più svantaggiata e creando uno squilibrio sociale e finanziario che si riflesse nello sviluppo successivo della storia d’Inghilterra.
Di fronte a questa figura così complessa di uomo e di sovrano, non si può non provare pietà per un uomo vittorioso nella vita pubblica ma fallito nella vita privata. Enrico, che amava pazzamente la vita, aveva a cuore una sola cosa: la discendenza. Negata. Per vedersi assicurato un erede maschio non esitò a rompere un matrimonio ventennale per un capriccio e per la speranza di un erede, che ironicamente si rivelò anch'esso fallimentare. La rabbia, l'impotenza e il dolore lo condussero persino a dichiarare bastarde le due figlie maggiori, Maria ed Elisabetta, che sopravvissero molti anni più del fratello Edoardo.
Innovatore fino alla fine, perfino sul letto di morte, Enrico volle introdurre l'ultima grande novità del suo lungo regno, nominando primo erede l'unico figlio maschio Edoardo, seconda Maria, terza Elisabetta. Per la prima volta nella storia reale inglese si prevedeva al trono anche la discendenza della prole femminile. Questa fu una grande novità, e da allora in Inghilterra i monarchi non si sono più preoccupati di avere a tutti i costi eredi maschi, perché in assenza di un maschio, il trono va tranquillamente alla prima femmina nata.
Così abbiamo avuto Maria I ed Elisabetta I Tudor, Vittoria di Hannover, ed Elisabetta II di Windsor. Il paradosso è che proprio Elisabetta, la figlia della "strega" Anna Bolena, fu colei che raccolse la piena eredità paterna. Ritratto al femminile di suo padre, Elisabetta Tudor, "la regina vergine", salì al trono a 25 anni e divenne la più grande regina che l'Inghilterra abbia mai avuto finora.