Il Carnevale, una delle celebrazioni più attese e vibranti del calendario, si manifesta oggi come un tripudio di colori, maschere e allegria sfrenata. Tuttavia, dietro la sua facciata festosa, si cela un fenomeno profondamente radicato nella storia, intriso di antiche credenze e simbologie che si perdono nella notte dei tempi. Questa festa, che culmina nel Martedì Grasso per lasciare il posto alla Quaresima, per i credenti tempo di digiuno e di preghiera in preparazione alla Pasqua, non è semplicemente una ricorrenza moderna. Le sue origini vanno ben oltre le parole e le consuetudini più recenti, rappresentando una rivisitazione di celebrazioni millenarie, molte delle quali legate a riti di fertilità e alla transizione stagionale.
Il Carnevale anticamente svolgeva un compito rituale molto profondo e significativo, fungendo da ponte tra il mondo pagano e quello cristiano, e conservando al suo interno la memoria di pratiche volte a esorcizzare gli spiriti del male e a propiziare l'abbondanza. Sebbene nel corso dei secoli si siano perse le caratteristiche sacre dei festeggiamenti, permangono le maschere, i carri allegorici e il senso stesso della festa, testimoni silenziosi di un passato in cui gioia, risate, danze e amore, insieme a travestimenti e abiti particolari, si pensava potessero scacciare le influenze negative e celebrare l'imminente ritorno della primavera.
L'Etimo Plurimo: "Carnevale" Tra Rinuncia e Rinascita
Per studiare un fenomeno è sempre bene partire dalla lingua, e nel caso del Carnevale, l'etimologia offre un primo sguardo sulle sue complesse radici. Esistono diverse ipotesi riguardanti l’origine del nome. L’etimologia corrente risulta essere ancora il basso latino carne(m) levare, alludendo ai giorni che precedono la Quaresima, periodo di digiuno nelle religioni cristiane. La parola deriva dal latino carnem levare ("eliminare la carne"), forse con l’influenza anche del termine vale, quasi a voler dire "carne, addio", per indicare il banchetto che si teneva l'ultimo giorno di Carnevale, prima del Mercoledì delle Ceneri, che segna l’inizio della Quaresima e quindi del digiuno. Come sottolinea il linguista Clemente Merlo, secondo questa spiegazione l’idea insita nel Carnevale non sarebbe tanto il godimento della festa, quanto la privazione, ossia il digiuno dalla carne richiesto dalla Quaresima.

Tuttavia, il linguista Mario Alinei invita a fare un passo indietro, precisamente al rito del Navigium Isidis. Le origini del nome Carnevale sarebbero da ricondurre al carrus navalis, ossia il carro della dea Iside, portata in processione come patrona dei navigatori su un battello a ruote, tra le danze e i canti della popolazione. Il culto isiaco si teneva nelle città marittime e fluviali il 5 marzo (navigium Isidis) quando si riapriva la navigazione. A ben pensarci, i più famosi Carnevali, con i loro "carri navali" allegorici, sono quelli che si festeggiano, o si festeggiavano, in città sul mare, come Viareggio, Venezia e Rio de Janeiro, o su grandi fiumi, come Colonia e Basilea sul Reno, e Roma sul Tevere. Nel periodo delle origini del Cristianesimo, questa festa, che aveva ancora il nome di Navigium Isidis, aveva conosciuto l'opposizione delle prime autorità cristiane. Tale opposizione aveva fatto sì che in Italia la festa cessasse ufficialmente di essere celebrata nel 416, per continuare però a livello popolare con il nome di Carnevale. È fin qui evidente come l’etimo del nome Carnevale rappresenti solo l’inizio di uno sfaccettato percorso all’interno della dimensione storico-sociale di questa ricorrenza.
Radici Pagane: Riti di Fertilità e Sovvertimento nell'Antico Mondo
Le origini del Carnevale sono riscontrabili nel mondo greco ed egiziano, in un riferimento ai riti dionisiaci, giunti nel II secolo a.C. fino a Roma, che festeggiava in maschera la dea Iside, come ricordato anche da Lucio Apuleio nel suo Metamorfosi. Nel mondo antico, il ciclo da dicembre a marzo corrispondeva a diverse festività. Le feste pagane del periodo prendevano le mosse da un sacrificio per inneggiare alla vita.
A Roma, il periodo iniziava con i Saturnalia, dedicati al dio Saturno, garante di un’età felice e prospera. Durante queste celebrazioni, che si svolgevano dal 17 al 23 dicembre, prevaleva il principio del sovvertimento degli obblighi sociali e delle gerarchie costituite: lo schiavo diventava padrone e il padrone serviva gli schiavi. Erano giorni di allegria, abbuffate e scherzi, e si eleggeva il Rex Saturnaliorum, una figura burlesca che è stata associata al "re del carnevale", personificando la festa e apparendo in molti carnevali. Il rovesciamento dei ruoli sociali è un altro elemento considerato in comune da alcuni studiosi.
Le origini delle maschere di carnevale si riscontrano anche nei Lupercalia, le celebrazioni romane in onore del dio Fauno. Lattanzio, all’alba del IV secolo, riferisce che i sacerdoti luperci avevano il volto coperto da una maschera o dal fango. Nell'antica Roma, la mattina del 15 febbraio una confraternita di celebranti chiamati Luperci ("lupacchiotti") si riuniva in una grotta nei pressi del Palatino chiamata Lupercale, circondata da un fitto bosco dove, secondo la leggenda, la lupa aveva allattato Romolo e Remo. La cerimonia iniziava con l'uccisione di alcune capre e la presentazione di due giovinetti nobili ai quali si toccava la fronte con il sangue e la si purificava con il latte: i due ragazzi scoppiavano allora a ridere, dato che il riso era legato alla fecondità. Poi i lupacchiotti, indossate maschere e pelli di lupo, tagliavano le pelli di capra in strisce sottili e le arrotolavano come le nostre stelle filanti. Correndo sfrenatamente lungo la Via Sacra, lanciavano le strisce alle signore. Il colpo delle februae si credeva portasse il dono della fertilità, per cui i sacerdoti colpivano con queste strisce di cuoio chi si offriva al loro passaggio. Alla fine del V secolo, in piena età cristiana e nonostante le ordinanze repressive volute da papa Teodosio I circa cento anni prima, non si era ancora riusciti ad arginare il rito dei Lupercalia, ritenuto immondo dalla Chiesa.
Queste linee archetipe legate al sacrificio espiatorio del vecchio, dell’entrare in contatto con la parte più oscura di noi, al risveglio della vitalità simboleggiato dalle maschere animali e dalla licenziosità, erano comuni a tutto il mondo precristiano, specialmente nei popoli celtici e germanici, ma anche nelle tradizioni greche. Ad esempio, nel Fasnacht germanico, un rito precristiano legato alla fertilità in cui venivano esorcizzati gli spiriti cattivi, si usavano le maschere poiché prendeva il sopravvento uno spirito di animalità e di perdita dell’identità causato da un senso di rovesciamento delle regole e della morale.
Storia, miti e curiosità del Carnevale
Il Ciclo Naturale: Carnevale come Porta verso la Primavera
Il Carnevale è anche una festa di fine inverno, un passaggio verso la primavera, il momento critico in cui la natura deve svegliarsi. Nei tempi antichi il Carnevale era anche la grande festa della fecondità della terra, che doveva svegliarsi dopo il sonno invernale e nutrire le mandrie, le greggi e gli esseri umani. Il Carnevale univa riti di fecondità con l'allegria. Nello stesso periodo a febbraio si celebravano nell'antica Roma vari riti che hanno lasciato le loro tracce nel Carnevale attuale. Intanto febbraio era il mese delle purificazioni. Lo scrittore latino Macrobio ricorda che il mese era dedicato al dio Februus: "Durante questo mese bisogna purificare la città e celebrare i riti funebri per i Mani, divinità del mondo sotterraneo". Il passaggio dall'inverno alla primavera permetteva un contatto con il mondo dell'aldilà; i morti reclamavano cerimonie in loro onore, come oggi accade nelle società primitive che venerano i morti nei periodi del cambio di stagione. A febbraio, dice il poeta Ovidio, "si onorano anche le tombe, si placano le ombre degli avi e si portano piccoli doni sui sepolcri. Poco chiedono i Mani, gradiscono la pietà come un ricco dono… Basta coprire la lastra con corone, offerte, basta spargere grano con un poco di sale, con preghiere e gesti del rito".
Grande valore avevano i riti di fecondità e il riso. Al riso, infatti, si attribuiva il potere di sconfiggere la morte e il lutto e già tradizioni antichissime lo collegano alla fertilità della natura e degli uomini. In un papiro è detto che "Dio rise e nacquero i sette dei che governano il mondo. Al primo scoppio di risa apparve la luce. Scoppiò a ridere la seconda volta e apparvero le acque, con successive risate vennero al mondo Hermes, il Destino e Psiche". Nei miti dei misteri eleusini, la grande cerimonia religiosa della Grecia antica in onore di Demetra, la dea, che ha perduto la figlia Core, non ride più e tutto il mondo rischia la morte: non nascono né fiori, né piante, né animali, né umani.
Le maschere, in origine, rappresentavano proprio gli esseri infernali, gli spiriti, i morti, cioè le forze legate al sottosuolo che possono favorire il risveglio della terra. "Non a caso, poi, molte maschere sono adorne di fiori e nastri colorati, simboli già primaverili". Ed è legato alla fine dell'inverno un altro rito di carnevale, il corteo dei gruppi di maschere di casa in casa: simbolicamente, annunciano la nuova stagione e vanno a recuperare i membri della comunità dopo l'isolamento invernale. L'orso è una figura pagana, incorporata in molti carnevali tradizionali. Spesso appare come essere selvaggio che si finge aggressivo e viene poi domato, magari da una fanciulla, segno del suo passaggio dall'animalità all'umanità. L'orso è restato nella tradizione, come simbolo della vita del contadino: va in letargo d'inverno, quando non si lavora nei campi, e quando si risveglia annuncia che la primavera è prossima, quindi si possono consumare le scorte di cibo.
Maschere e Trasformazione: Simboli di Identità e Licenziosità
Carnevale è tempo di maschere, e la pratica del travestimento risale al Paleolitico, quando, in occasione dei riti magici, gli stregoni si adornavano di piume e sonagli e si coprivano il volto con maschere dipinte dall’aspetto terrificante per scacciare gli spiriti maligni. In età romana l’uso delle maschere era legato ai Baccanali, le feste in onore di Bacco, che animavano le strade, tra fiumi di vino e danze. Le maschere sono sempre presenti in ogni cultura: nascono come maschere degli antenati e dei defunti in ricordo dei riti per i Mani. Poi vi sono le maschere animali, come quelle dei lupi o delle capre, e infine le maschere umane, che permettono, come si è detto, di invertire i ruoli maschio e femmina, ricchi e poveri, giovani e vecchi.

Le maschere italiane nacquero a Venezia e sono già ricordate verso la fine del 13° secolo. Erano usate per diversi scopi, anche quello di nascondersi agli occhi della gente. Da Venezia si diffusero in Italia e in Europa e furono adottate dal teatro dell'arte. Tra queste figure, Arlecchino per esempio deriva da Hellequin, figura diabolica medievale. Un classico, per gli uomini, era vestirsi da donna. A Venezia i maschi si divertivano a impersonare la Gnaga, popolana beffarda, con abiti femminili e maschera da gatta. Il carnevale è forse la festa che ha conservato più tratti precristiani ed è restato in parte estraneo al calendario scandito dalle feste religiose. Spesso le persone si travestono in tutti i modi per interpretare un ruolo diverso, simboleggiando la temporanea abolizione dei rapporti gerarchici e dell'autorità, creando un "mondo alla rovescia", come descritto dallo studioso russo Michail Bachtin.
Dalla Trasgressione Rituale alla Festa Cristiana: L'Evoluzione di una Celebrazione
Con il Cristianesimo, la festa del Carnevale rimase, anche se sviluppò nuove tradizioni ed usanze che variano da luogo a luogo. La Chiesa ha cercato di ribaltare il senso di tutto ciò e di sostituirlo con la mortificazione e la penitenza. Tra Carnevale e Cattolicesimo, il processo di accettazione reciproca non fu breve né facile. Nel corso dei secoli, la Chiesa ha dato una nuova - e più sacra - interpretazione. Ad esempio, il concetto stesso delle februae è stato stravolto, portandone a perdere completamente cognizione. Ancora oggi, quando si parla di febbre, è uso comune indicare una malattia, mentre, in realtà, si tratta di una guarigione dal malanno: nel momento in cui la temperatura corporea si alza, l’organismo umano a sua volta ha elevato le proprie difese immunitarie e cerca una via di guarigione.
L'origine del carnevale potrebbe essere in feste arcaiche di inizio anno, in cui ci si mascherava. Questo si può dedurre dalle prime condanne della Chiesa: nel V secolo comparvero infatti divieti e critiche a mascheramenti che avvenivano nei primi giorni di gennaio, da cervo, da cavallo, da vecchia, fatti di pelli, paglia o altri materiali poveri. Si trattava probabilmente di maschere legate a riti arcaici, non così diverse da quelle che ancora oggi appaiono in feste tradizionali. Il carnevale è stato ricondotto anche ai Saturnali, festa romana dedicata al dio Saturno che si svolgeva dal 17 al 23 dicembre. La Chiesa cercò quindi di mettervi un limite: la quaresima. Le manifestazioni mascherate si sono spostate in avanti nell'anno, perché legate alla quaresima, e il carnevale è stato così circoscritto come il tempo delle abbuffate e dell'eccesso in contrapposizione al tempo del digiuno e della penitenza, ponendo l'accento sul mangiare e bere.

Con l’avvento della cristianità, Cristo, capro espiatorio per eccellenza, ha cominciato a ricoprire idealmente questo ruolo, e si è cominciato a praticare il digiuno con l’inizio della Quaresima. Carla Poesio ha descritto bene la "Lotta tra il Carnevale e la Quaresima" nel quadro di Pieter Brueghel del 1559: «Ben presto la Quaresima diventò un personaggio come Carnevale. È una vecchia brutta, lunga e stecchita che col Carnevale si incontra, o meglio si scontra, perché sono completamente diversi l’uno dall’altra. Uno ama la gioia, l’altra la mestizia; uno apprezza la buona tavola, l’altra prega e si lamenta».
Carnevale nel Tempo: Dal Medioevo al Fasto Rinascimentale
A partire dal Medioevo, si cominciò a celebrare il processo al Re Burla o sua Maestà Carnevale, una parodia di un’assemblea giudicante. Nel Medioevo il Carnevale era il tempo delle scorpacciate comunitarie e delle danze infinite. Il 're del Carnevale' garantiva l'allegria pazza e la sospensione temporanea delle leggi, delle regole e della morale. Diversi studi dimostrano che il desiderio e la gioia di esplorare stimolano nei bambini e nei ragazzi l’apprendimento, attivando il pensiero critico. Il motore principale di questo processo è la curiosità; essa induce a porre domande, a ricercare significati. Un’attività che stimola processi associativi grazie all’accostamento graduale di elementi storici e linguistici.
Durante il Medioevo vi era una tradizione bizzarra secondo la quale il prete organizzava una serie di burle, scherzi, barzellette e pantomime per far ridere i fedeli: erano i famosi 'scherzi da prete'. Per riempire la chiesa di risate si lanciavano dall'altare salsicciotti e castagnole.
Nel periodo attorno al 1400 il Carnevale diventò una festa riconosciuta, organizzata e regolamentata anche dalle autorità. Nelle città era un grande spettacolo, tra parate di carri e carrozze, folle di maschere, gare, feste, danze e canti ironici e pieni di doppi sensi. A Firenze, tra '400 e '500, col favore dei Medici si organizzavano grandiose sfilate di carri, accompagnati dai "canti carnascialeschi" che inneggiavano ai piaceri della carne senza freni inibitori. A Roma c'erano spettacoli come la corsa dei barberi, i cavalli senza fantino. Grandioso e antico anche il carnevale di Venezia: il primo documento ufficiale che lo dichiara festa pubblica è del 1296 e l'abitudine di girare in maschera, celando l'identità, divenne diffusissima.
I balli, che ancora oggi contraddistinguono i veglioni, erano dedicati alle divinità della terra. Il ballo con i saltelli (come il 'saltarello' laziale) imitava il crescere delle spighe di grano: più in alto saltavano i danzatori, più lunghi e fecondi sarebbero stati gli steli delle spighe. Nel Rinascimento i carri carnevaleschi esibivano la grandezza dei signori e permettevano al popolo sfrenati baccanali: "Quant'è bella giovinezza, / che si fugge tuttavia! / Chi vuol esser lieto, sia / del doman non c'è certezza", cantava Lorenzo il Magnifico durante i grandi carnevali di Firenze. Anche a Roma, Milano, Bologna, Ferrara, Mantova, si costruivano carri allegorici che rappresentavano scene mitologiche, episodi della Bibbia, allegorie di vizi e di virtù, storie della Grecia e di Roma, segni astrologici, favole e leggende dei santi.
Il Carnevale Moderno: Eredità di Antiche Tradizioni e Delizia Contemporanea
Oggi il Carnevale è una festa molto attesa da grandi e piccini. Pensando al Carnevale ci vengono subito in mente le maschere, le stelle filanti e i coriandoli, i dolci prelibati come le chiacchere e i tortelli: insomma, tutti elementi che rimandano alla positività e al senso di festa che contraddistingue questo momento dell’anno. Tuttavia, nel corso dei secoli si sono perse le caratteristiche sacre dei festeggiamenti. Permangono le maschere, i carri allegorici e il senso stesso della festa. Tra i carnevali più famosi in Italia, si ricordano il carnevale di Venezia, Putignano, Viareggio, Manfredonia, Acireale, considerati tra i più importanti. Il carnevale di Rio de Janeiro è riconosciuto come il più grande e festoso del mondo, mantenendo viva l'eredità di queste antiche celebrazioni.
Il Calendario del Carnevale: Tempi e Ritmi di una Festa Mobile
Il Carnevale è la grande festa del periodo invernale e, nei paesi cattolici, precede la Quaresima che, con i suoi quaranta giorni di penitenza, prepara le festività pasquali. Questa celebrazione si conclude, infatti, con il Martedì Grasso per lasciare il posto alla Quaresima. Ogni anno ha inizio il 17 gennaio e termina il martedì che precede il Mercoledì delle Ceneri, inizio della Quaresima. La tradizione vuole che nei Paesi cattolici il carnevale abbia inizio con la Domenica di settuagesima, ovvero la prima delle nove che precedono la Settimana Santa secondo il calendario gregoriano.
Il clou del Carnevale si è spostato negli ultimi giorni, prima che la baldoria finisca con la Quaresima: cade in date diverse ogni anno, infatti, perché è collegato ai 40 giorni di penitenza che precedono una festa mobile come la Pasqua. L'inizio invece può variare a seconda della tradizione locale: il 26 dicembre, l'Epifania, spesso il 17 gennaio (giorno di Sant'Antonio Abate).
Storia, miti e curiosità del Carnevale
Nelle diocesi che seguono il rito ambrosiano, la tradizione fa concludere il Carnevale con la prima Domenica di Quaresima, quindi 4 giorni in più rispetto al rito romano. Tale tradizione è connessa ad una leggenda che vede il vescovo Ambrogio, impegnato in un pellegrinaggio, annunciare il proprio ritorno in città per carnevale così da celebrare i primi riti della Quaresima con il suo popolo. I milanesi lo aspettarono posticipando il rito dell'imposizione delle Ceneri e dunque prolungando il carnevale fino al suo arrivo. In realtà, inizialmente, la Quaresima iniziava ovunque di domenica.
L'Anima Selvaggia: Eccesso, Riso e Rinascita nella Sospensione delle Regole
Il Carnevale conserva tradizioni antiche, simboli pagani, riti legati al risveglio della natura ed eccessi che ne fanno la festa meno rassicurante del nostro calendario. Per la gente era soprattutto il momento degli eccessi. «Era il "tempo grasso", scandito dalla carne di maiale che veniva ucciso in questo periodo: una sorta di sacrificio, per i giorni della trasgressione. Cibo, sesso e violenza. Ma era anche il tempo della licenza amorosa: tra feste, balli fino a notte e giri di casa in casa non mancavano le occasioni di seduzione.
Era ritualizzata, come nei combattimenti tra mascherati, di cui un esempio è la furibonda battaglia delle arance di Ivrea, o anche negli scontri con animali, come le cacce ai tori che si svolgevano a Venezia e in altre città. O come nelle "aggressioni" tradizionali al pubblico, fatte per esempio dalle maschere. Le donne, che nei carnevali tradizionali non si mascherano, erano invece spesso le destinatarie di approcci, anche con contenuti sessuali espliciti. Senza contare che nell'atmosfera della festa non mancavano liti, insulti e risse, complici anche i mascheramenti che celavano l'identità.
Affermando che "a Carnevale ogni scherzo vale", si vivono giorni all'insegna della sregolatezza, delle burle, delle mascherate danzanti, della gioia sfrenata. Come a Capodanno, semel in anno licet insanire: si può ben essere folli una volta l'anno. Il Carnevale è un incredibile mix di antichissime credenze e simbologie che vanno a perdersi nella notte dei tempi. Al termine di questo momento fuori da ogni regola iniziava un “digiuno” spirituale. A seconda delle culture essa è stata identificata col Re Carnevale, con il Wicker man celtico e neopagano, lo Zozorba messicano o la Befana. Questo è un altro rito legato alla rigenerazione della comunità, il rogo del fantoccio di carnevale, attraverso il quale si purificano i peccati, chiudendo un ciclo e preparandosi a un nuovo inizio.