Il capitalismo è un sistema economico complesso che ha plasmato il mondo in cui viviamo. Per comprenderlo al meglio, è utile esplorare le sue origini, le sue diverse forme e le implicazioni che ha avuto e continua ad avere sulla società. Iniziamo con una definizione semplice per capire di cosa stiamo parlando.

Che cos'è il Capitalismo? Una Definizione Semplice
Per capitalismo si intende il sistema economico fondato sull'impiego del capitale ‒ costituito da denaro e beni materiali ‒ allo scopo di sviluppare l'attività diretta alla produzione di beni e di fornire un profitto a chi tale capitale ha impiegato. In questo sistema, i possessori del capitale sono chiamati capitalisti. Il capitalismo è spesso considerato un sistema economico in cui gli attori privati possiedono e controllano la proprietà in accordo con i loro interessi, e la domanda e l'offerta stabiliscono liberamente i prezzi nei mercati in modo da servire i migliori interessi della società. Le economie capitalistiche utilizzano un mercato libero, non controllato dal governo, per lasciare che siano le imprese private e le persone a determinare il valore dei prodotti. La caratteristica essenziale del capitalismo è il motivo del profitto.
Il portale Internet per bambini HanisauLand, promosso dalla Bundeszentrale für politische Bildung (Centrale federale per la formazione politica), un ente subordinato al Ministero dell’interno tedesco, dà del capitalismo la seguente definizione: Per capitalismo si intende una particolare forma di ordine economico e sociale, dove a regolare il mercato e la produzione sono la domanda e l’offerta. Il capitale è costituito da macchinari, impianti, fabbriche, denaro, veicoli e così via. Nel capitalismo il capitale è di proprietà degli imprenditori. Lo Stato interviene poco o per nulla nell’attività economica. Gli imprenditori sono sostanzialmente liberi di lavorare e far lavorare. Lo Stato tutela la proprietà privata e gli imprenditori.
Ma che cos’è il capitalismo?
Come Funziona il Capitalismo: Il Ciclo Produttivo e il Profitto
Lo sviluppo capitalistico avviene quando nelle loro imprese i capitalisti, dopo aver acquistato macchine e materie prime, pagato le retribuzioni agli operai e agli impiegati, venduto le merci prodotte, realizzato un guadagno personale, ottengono un profitto. Tale surplus va ad allargare e migliorare il ciclo produttivo. La manodopera viene acquistata in cambio di un salario, i guadagni di capitale vanno ai proprietari privati e i prezzi assegnano il capitale e il lavoro tra usi concorrenti.
Come disse Adam Smith, filosofo del XVIII secolo e padre dell'economia moderna: "Non è dalla benevolenza del macellaio, del birraio o del fornaio che ci aspettiamo la nostra cena, ma dal loro interesse". Entrambe le parti di una transazione di scambio volontario hanno il proprio interesse nel risultato, ma nessuna delle due può ottenere ciò che vuole senza occuparsi di ciò che vuole l'altra. Questo principio sanciva di fatto la volontà di mantenere svincolate le attività commerciali da qualsiasi tipo di controllo da parte di enti esterni, come per esempio lo Stato.

Le Origini del Capitalismo: Dal Medioevo alla Rivoluzione Industriale
Le origini del capitalismo vanno ricondotte al tardo Medioevo, allorché nell'Europa centro-occidentale si assistette all'intensificazione degli scambi, al risveglio delle città, a una più forte circolazione della moneta, alla ripresa dei consumi, all'emergere di un ceto di ricchi banchieri e mercanti. Questa fu la fase del capitalismo commerciale. Grande importanza ebbero le scoperte geografiche del 15° e 16° secolo, che accrebbero enormemente gli scambi e fecero affluire in Europa oro, argento, nuove materie prime.
Una spinta significativa allo sviluppo capitalistico venne dato nei paesi protestanti dopo il 16° secolo dal calvinismo, che ai suoi seguaci prescriveva come un dovere etico di lavorare molto, consumare poco, risparmiare il più possibile e reinvestire i capitali. Uno dei principi del protestantesimo, era proprio quello dare valore etico e morale alla crescita economica e commerciale.
Perché nascesse in Inghilterra il capitalismo moderno negli ultimi decenni del Settecento fu necessario attendere la rivoluzione industriale, le cui principali componenti furono la libera iniziativa dei capitalisti, l'avvento delle macchine a vapore, la concentrazione in grandi fabbriche di un numero crescente di operai ‒ molti dei quali venuti dalle campagne ‒ che vendevano la loro forza lavoro in cambio di un salario. La rivoluzione industriale si basava inoltre sulla produzione in serie, sull'espansione del mercato su scala internazionale, sull'applicazione di tecniche produttive avanzate nell'agricoltura, sull'adozione nelle imprese di moderni criteri di contabilità. Le industrie dall'Inghilterra si estesero in Europa e nel mondo. Lo sviluppo capitalistico aveva uno dei suoi presupposti essenziali nell'applicazione alla produzione dei ritrovati della scienza e della tecnologia.

Le Diverse Forme di Capitalismo
Il capitalismo, nel corso della storia, ha assunto diverse sfaccettature:
- Capitalismo Industriale: Questo tipo di capitalismo è orientato alla produzione nell'industria. Le grandi fabbriche e la produzione in serie sono le sue caratteristiche principali.
- Capitalismo Finanziario: Un'altra forma emersa a partire dalla seconda metà dell'Ottocento è il capitalismo finanziario, allorché speciali banche di affari hanno incominciato a impiegare i risparmi dei loro clienti per finanziare imprese industriali e acquistare e vendere a fini di profitto ‒ sotto forma di azioni ‒ quote di proprietà di industrie. In molti casi tali banche sono diventate proprietarie esse stesse delle industrie o ne hanno assunto il controllo.
- Capitalismo di Stato: Si parla di capitalismo di Stato per indicare la condizione di un sistema produttivo pesantemente regolato dal potere statale, in cui quest'ultimo in molti casi limita la libera iniziativa e costituisce un settore economico a proprietà pubblica.
- Capitalismo Monopolistico: Nella seconda metà del 19° secolo ebbe luogo quella che venne chiamata la seconda rivoluzione industriale, che ricevette il suo grande impulso dall'utilizzazione dell'energia elettrica, dalle scoperte della chimica, dal connubio del capitalismo industriale con quello finanziario. Inoltre, interi settori della produzione industriale caddero sotto il controllo dei cartelli e dei trust: imprese giganti che miravano a eliminare la concorrenza e a imporre i propri prezzi. Sorsero così veri e propri monopoli, che diedero il volto al capitalismo monopolistico.
Oggi il termine maggiormente utilizzato è «economia di mercato» più che «capitalismo». In Germania vige l’economia sociale di mercato.

I Pilastri del Capitalismo Moderno
Gli economisti Sarwat Jahan e Ahmed Saber Mahmud del Fondo monetario internazionale (FMI) definiscono il capitalismo come un sistema economico basato sui seguenti pilastri:
- La proprietà privata: Consente alle persone di possedere beni materiali, come terreni e case, e beni immateriali, come azioni e obbligazioni.
- L’interesse personale: Attraverso il quale le persone agiscono perseguendo il proprio benessere. Questi individui indipendenti gli uni dagli altri contribuiscono al benessere della società.
- La concorrenza: Attraverso la libertà delle imprese di entrare e uscire dai mercati, massimizza il benessere sociale, cioè il benessere congiunto di produttori e consumatori.
- Un meccanismo di mercato: Determina i prezzi in maniera decentralizzata, mediante l’interazione tra compratori e venditori. I prezzi, a loro volta, indirizzano le risorse disponibili verso gli impieghi più redditizi, non solo riguardo a beni e servizi, ma anche relativamente al fattore lavoro.
- La libertà di scelta: Rispetto a consumo, produzione e investimenti: i clienti insoddisfatti possono acquistare altri prodotti, gli investitori possono intraprendere iniziative più proficue e i lavoratori possono lasciare il posto per cercare un’occupazione meglio retribuita.
- Il ruolo limitato dello Stato: Volto a tutelare i diritti dei cittadini e a mantenere un contesto ordinato che faciliti il corretto funzionamento dei mercati.

Le Conseguenze Sociali dello Sviluppo Capitalistico
Lo sviluppo del capitalismo è stato accompagnato da profonde lacerazioni. La prima rivoluzione industriale gettò nella miseria interi strati sociali, a partire dagli artigiani, rovinati dal nuovo sistema produttivo. Le fabbriche impiegavano uomini, donne e persino bambini che ricevevano salari da fame. Il sistema produsse la lotta di classe tra gli operai e i capitalisti, interessati gli uni ad accrescere i salari e gli altri a tenerli quanto più bassi possibile.
Per proteggere i lavoratori vennero organizzati i sindacati. Nati a cavallo della rivoluzione industriale, i sindacati si sono sviluppati grazie ai primi scioperi e movimenti di protesta contro le difficili condizioni di lavoro degli operai. E contro il capitalismo sorsero e si rafforzarono nell'Ottocento i partiti socialisti, i quali giudicavano la proprietà privata dei mezzi di produzione come la fonte prima dei mali sociali e quindi da eliminare, sostituendola, mediante una rivoluzione politica e sociale, con un sistema fondato sulla proprietà collettiva e su imprese cooperative o statali.
Nella loro maggioranza i partiti socialisti andarono convertendosi gradualmente a politiche di riforma del capitalismo, mentre i partiti comunisti, sorti dopo la Rivoluzione bolscevica del 1917 in Russia, restarono fedeli al progetto rivoluzionario. Prima nell'Unione Sovietica e poi, dopo il 1945, in altri paesi i comunisti conquistarono il potere e posero fine al capitalismo, costituendo un sistema basato sulla proprietà statale.
Ma che cos’è il capitalismo?
Il Ruolo dello Stato nel Capitalismo
Le diverse forme di capitalismo si distinguono a seconda del peso attribuito ai vari pilastri. I mercati svolgono un ruolo dominante pure nelle economie controllate, altrimenti chiamate economie sociali di mercato poiché caratterizzate da un mix tra libero mercato e intervento statale. Essi sono però sottoposti a una maggiore regolamentazione, finalizzata a correggere fallimenti di mercato come quelli indotti da esternalità (ad es. l’inquinamento) o la formazione di monopoli. Anche la promozione di assicurazioni sociali e di beni pubblici quali la difesa e la sicurezza può determinare un intervento dello Stato.
Uno dei fautori dell’intervento pubblico, fra i più prominenti dal punto di vista della storia delle idee, è stato l’economista britannico John Maynard Keynes. La teoria keynesiana metteva in dubbio che le economie capitalistiche di stampo «laissez-faire» fossero in grado di funzionare correttamente da sole, senza che lo Stato intervenisse per stimolare la domanda aggregata e contrastare la disoccupazione e la deflazione. Queste misure avevano per obiettivo di smorzare le oscillazioni del ciclo economico e di contribuire alla ripresa del sistema capitalistico dopo la Grande Depressione. Al riguardo è importante ricordare che Keynes non ha mai pensato di sostituire l’economia di mercato con un altro sistema.
Nel Novecento, per fronteggiare le crisi periodiche del sistema capitalistico ‒ la maggiore e più catastrofica delle quali era stata la crisi economica 1929 ‒ lo Stato era intervenuto al fine sia di regolare le grandi imprese private sia di costituire un vasto settore di proprietà pubblica.

Il Capitalismo Contemporaneo: Neoliberismo e Globalizzazione
A partire dagli ultimi due decenni del Novecento l'avvento dell'automazione, l'applicazione su ampia scala dell'informatica alle tecniche produttive, il bisogno delle imprese di rispondere con rapidità alle esigenze di un mercato sempre più ampio hanno ridotto il peso delle grandi fabbriche e della classe operaia e rilanciato l'iniziativa dei privati a scapito dell'intervento dello Stato. Si è così aperta una nuova fase all'insegna del progressivo smantellamento del settore pubblico con un'ondata di privatizzazioni delle imprese statali: il neoliberismo. Il neoliberismo ha ricevuto un fortissimo impulso dal crollo del sistema comunista.
Uno dei fenomeni spesso associati al capitalismo è la globalizzazione.
D'altro canto, il fatto che i mercati siano disciplinati dalle autorità governative comporta anche rischi. Ogni Stato è soggetto all’influenza di gruppi di interesse privati, i quali possono provare a condizionare la regolamentazione per proteggere la propria posizione economica, spesso a svantaggio dell’interesse pubblico. Secondo gli economisti Raghuram Rajan e Luigi Zingales dell’Università di Chicago, la società deve pertanto «salvare il capitalismo dai capitalisti». Per garantire la concorrenza occorre ad esempio limitare la concentrazione dei mezzi di produzione in mano a pochi proprietari. Dato che la concorrenza genera vincitori e vinti, questi ultimi devono essere compensati. È altresì necessario ancorare le virtù del libero mercato nella coscienza della società civile.

Il Dibattito sul Capitalismo: Vantaggi e Critiche
Ancora ai giorni nostri il sistema economico di un gran numero di paesi industrializzati è fondato sui principi capitalistici. Lo Stato prova tuttavia a prevenire lo sfruttamento della forza lavoro e a favorire l’equità nei mercati varando specifiche leggi. Molte fabbriche sono possedute da privati o appartengono ad aziende e a grandi gruppi societari. Lo Stato protegge la proprietà privata.
Tuttavia, il capitalismo non è esente da critiche. Molti pensatori hanno cercato di formulare delle alternative al capitalismo. Alcuni sostengono che il capitalismo globalizzato non può essere migliorato, umanizzato o riformulato. Come tutti i sistemi di oppressione, il capitalismo globalizzato non può essere migliorato, umanizzato o riformulato. La dittatura del mercato contemporaneo inasprisce le disuguaglianze, soffoca nella miseria più di un miliardo di persone, esaurisce le risorse del pianeta e genera conflitti, fomentando le chiusure identitarie. Jean Ziegler, ad esempio, manifesta il triplice intento di ripercorrere la storia di questo sistema cannibale, di analizzarne gli effetti devastanti che alienano gli umani e di rivendicarne l’urgente e radicale abolizione.

Il Capitalismo nella Vita di Tutti i Giorni: Piccoli Esempi
Anche nella vita di tutti i giorni, le dinamiche del capitalismo possono essere osservate, anche se in forma ridotta. Ad esempio, quando a tavola compare un piatto di portata con degli affettati, dei formaggi o altro, c’è sempre qualcuno - la Nene - che se lo accaparra. Se le facciamo notare che non si fa così, che il piatto è stato preparato per tutti i commensali, lei ci guarda e con l’espressione più innocente di questa terra ci dice: «Eh?». Allora interviene il Nanu, che della vita sembra aver capito tutto, e ingenuamente replica che la Nene tiene il piatto però distribuisce a tutti. Ma non è solo la gestione delle risorse alimentari che si presta a queste situazioni. I nostri figli si contendono anche la gestione delle risorse finanziarie. Anche il controllo dei mezzi d’informazione e comunicazione, all’interno della nostra famiglia, costituiscono un fattore di importanza vitale. Quando squilla il telefono, c’è la calata dei barbari verso l’apparecchio. Ed anche la scelta della lettura serale, la storia prima della nanna, è un momento topico in cui emergono i rapporti di forza famigliari. In tutti questi giochi di potere, chi rischia di uscirne sempre perdente e di restarne esclusa, è la Matilde. Insomma, la nostra vita famigliare sarebbe una giungla se io e mia moglie non intervenissimo di tanto in tanto per ridistribuire le risorse, amministrare i beni comuni e dirimere le divergenze. Questo piccolo esempio familiare ci mostra come le dinamiche di potere e distribuzione delle risorse, seppur su scala molto più grande, siano alla base anche del funzionamento del capitalismo.
Ma che cos’è il capitalismo?
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