Loredana Bertè: Un Viaggio Attraverso la Musica, la Vita e le Ninne Nanne

La parabola artistica di Loredana Bertè è un caleidoscopio di esperienze, un percorso che affonda le radici nella provincia calabrese per poi esplodere sul palcoscenico nazionale e internazionale, intrecciando musica, danza, recitazione e una vita vissuta sempre controcorrente. Nata Loredana Carmela Rosaria Bertè a Bagnara Calabra, in provincia di Reggio Calabria, il 20 settembre 1950, la sua storia è profondamente legata a quella della sorella Domenica Rita Adriana, nota come Mia Martini, nata esattamente tre anni prima, il 20 settembre 1947.

I genitori, Giuseppe Radames Bertè (1921-2017), nato a Villa San Giovanni, e Maria Salvina Dato (1925-2003), di Bagnara Calabra, erano entrambi insegnanti. Il padre, professore di latino e greco, intraprese in seguito la carriera di preside di liceo, mentre la madre era maestra elementare. La famiglia era composta anche da altre due figlie: Leda, nata il 1º gennaio 1946, e Olivia, nata il 28 gennaio 1958. Sebbene i genitori vivessero da tempo in provincia di Macerata, dove il padre insegnava e poi divenne preside a San Ginesio, le quattro sorelle nacquero tutte a Bagnara Calabra, nella casa della nonna, seguendo la tradizione dell'epoca. Per molti anni, la cantante non fece pubblicamente alcun cenno alla propria infanzia.

Un momento cruciale nella vita delle sorelle Bertè fu la separazione dei genitori nel 1962. Successivamente, nel 1965, Loredana si trasferì a Roma insieme alla madre e alle sorelle. Fu nella capitale che iniziò a muovere i primi passi nel mondo dello spettacolo. Nel 1966, entrò a far parte del gruppo di ballo dei Collettoni e Collettini, che accompagnava Rita Pavone nei suoi spettacoli. Questa esperienza le permise di iniziare una collaborazione con figure di spicco come il regista Gino Landi e il coreografo Don Lurio, partecipando a trasmissioni televisive come "Partitissima" e "Canzonissima". In questo periodo, iniziarono anche le prime esibizioni dal vivo con Renato Zero, unendo canto, danza e mimo.

«Io non ci pensavo, a cantare. Me l'ha messo in testa Bill Conti, con cui abbiamo fatto due anni di prove, al Sistina, per Hair.» Questa frase rivela come la carriera musicale non fosse una scelta iniziale, ma un percorso che si è delineato con il tempo e le opportunità. Nel 1972, Bertè tornò al teatro con la commedia musicale "Ciao, Rudy" di Garinei e Giovannini, ispirata alla figura artistica di Rodolfo Valentino. In questa produzione, ebbe l'occasione di recitare al fianco di Alberto Lionello, Mita Medici e Paola Borboni. L'anno successivo, nell'album che raccoglieva le canzoni della commedia, interpretò il brano "Piaceva alle donne".

La sua presenza scenica e la sua prorompenza fisica, sebbene apprezzate in contesti teatrali, le causarono inizialmente qualche ostacolo nel mondo televisivo. Nel 1973, fu tra le possibili soubrette per "Canzonissima", condotta da Pippo Baudo, ma venne bocciata dalla dirigenza Rai, giudicata inadatta al pubblico della domenica pomeriggio a causa della sua fisicità. La scelta ricadde su Mita Medici. Nel 1974, apparve nella versione televisiva dell'operetta "No, no, Nanette", diretta da Vito Molinari.

Dopo diversi provini, alcuni dei quali avrebbero potuto portare a brani poi incisi dalla sorella Mia Martini (come "Bolero", destinata originariamente a Loredana ma inclusa nell'album "Il giorno dopo" di Mia nel 1973), Loredana Bertè fu notata dal discografico Alfredo Cerruti. Cerruti desiderava lanciarla come cantante sexy e le procurò un contratto con la CGD. Nel 1974, venne pubblicato il suo primo LP, intitolato "Streaking", prodotto da Enrico Riccardi. Il vero successo discografico arrivò nel 1975 con "Sei bellissima", una canzone che esaltava le sue capacità vocali ed espressive, diventando un vero e proprio classico della musica italiana. Nonostante la partecipazione a "Un disco per l'estate 1975", Bertè fu eliminata, penalizzata dalla censura per i versi "a letto mi diceva sempre / non vali che un po' più di niente".

Tra il 1970 e il 1976, Bertè apparve anche in quattro film, dimostrando la sua versatilità artistica. Dopo la rottura del fidanzamento con il tennista Adriano Panatta e un breve flirt con il bassista dei Pooh Red Canzian, Bertè intraprese una lunga relazione sentimentale con Mario Lavezzi, che segnò anche l'inizio di un fortunato sodalizio artistico. Il suo LP "Normale o super" (1976) segnò l'inizio del suo vero percorso musicale. Questo fu il primo dei cinque lavori in cui Lavezzi figurò non solo come autore, ma anche come produttore.

Nel 1977, interpretò il ruolo della soubrettina Dori in "Bambole, non c'è una lira", storico varietà televisivo sul tema dell'avanspettacolo scritto da Maurizio Costanzo e Dino Verde per la regia di Antonello Falqui. Fu l'ultimo programma Rai girato in bianco e nero. Successivamente, venne pubblicato il suo terzo LP, "TIR".

Un'altra collaborazione significativa fu quella con Ivano Fossati nel 1978. Dopo che Fossati le scrisse il testo di "Pensiero stupendo" (brano che Bertè inizialmente rifiutò e che fu poi interpretato dall'amica Patty Pravo), le offrì la possibilità di scegliere tra "La mia banda suona il rock" e "Dedicato". Bertè incise quest'ultima, consacrandosi come «interprete seria, toccante, per la quale si schiude un successo a 360 gradi.» "Dedicato" le aprì definitivamente le porte dei circuiti televisivi, nonostante la censura del verso "ai politici da fiera", sostituito da un più innocuo "alla faccia che ho stasera". Dal vivo, tuttavia, Bertè continuò sempre a cantare il verso originale.

Il successo continuò a fiorire con brani che segnarono l'immaginario collettivo italiano. «È tutto merito della curiosità: se non c'è, è inutile che tu salga su un palco.» Questa filosofia guidò la sua carriera, portandola a esplorare nuove sonorità e ispirazioni. "E la luna bussò" nacque dopo un viaggio in Giamaica, ispirato dall'atmosfera vibrante e dalla musica che percepì all'uscita dall'aeroporto, culminata nell'incontro visivo con Bob Marley su un palco.

Nel 1979, "E la luna bussò" la riportò in classifica, diventando un successo intramontabile. Il brano, scritto da Daniele Pace, Oscar Avogadro e dal produttore Mario Lavezzi, legittimò definitivamente il reggae in Italia. Accolto positivamente anche in vari paesi europei e sudamericani, il singolo raggiunse il 6º posto nella hit-parade italiana, rimanendo in classifica per ventidue settimane consecutive e trainando l'intero album "Bandabertè", il primo a ottenere un importante riscontro commerciale.

Il 1980 vide la pubblicazione del nuovo LP "LoredanaBertE'", un lavoro che sfruttava le sonorità funky, all'epoca all'avanguardia in Italia. Da questo album venne lanciata un'altra delle sue più grandi hit: "In alto mare", scritta ancora una volta da Daniele Pace, Oscar Avogadro e Mario Lavezzi.

L'anno successivo, Bertè trascorse alcuni mesi negli Stati Uniti per incidere con i Platinum Hook, la band che l'avrebbe accompagnata anche nei live, l'album "Made in Italy". Questo disco conteneva la hit "Ninna nanna", un brano che si inserisce nel filone delle melodie intime e riflessive, pur mantenendo l'energia tipica dell'artista. La canzone, pur non essendo una ninna nanna tradizionale nel senso più classico, porta con sé un senso di protezione e di intimità che la collega al genere, seppur in una rilettura personale e rock.

copertina album Loredana Bertè Made in Italy

Tra il 1982 e il 1984, Bertè vendette complessivamente oltre un milione di dischi con tre produzioni curate da Ivano Fossati, definite «un trittico di insuperato valore per la ragazza ribelle», in cui emersero interpretazioni raffinate e incisive. L'album "Non sono una signora" (1982) conteneva brani come "Per i tuoi occhi" (secondo singolo estratto) e "Stella di carta" di Maurizio Piccoli, "Stare fuori", "Traslocando" e "J'adore Venice" di Ivano Fossati, e "Notte che verrà" di Mia Martini e Guido Guglielminetti. Nello stesso anno, la CGD pubblicò "Lorinedita", una raccolta non autorizzata dall'artista, contenente nove brani inediti tratti dalle sessioni dei precedenti lavori discografici, tra cui spiccavano "Al mercato dell'usato" (scritta da Renato Zero) e "Professore".

La vita privata di Loredana Bertè fu spesso al centro delle cronache, intrecciandosi indissolubilmente con la sua carriera. Il 30 dicembre 1983, sposò a St. Thomas, nelle Isole Vergini, Roberto Berger, figlio di Tommaso Berger, fondatore dell'industria del caffè Hag e proprietario delle acque Sangemini.

Nel 1984, registrò in Unione Sovietica uno speciale televisivo interamente dedicato a lei, in cui vennero riproposti alcuni dei suoi brani più rappresentativi sotto forma di videoclip; il programma fu trasmesso anche dalla Rai. A Londra registrò "Savoir faire", uscito in piena estate, il terzo LP consecutivo prodotto da Ivano Fossati (che nei crediti appariva come "Il Volatore", segno di un'ultima e sofferta collaborazione tra i due), a cui partecipò anche Phil Palmer.

«Sì, ho rinunciato alla figura del produttore, Carioca è prodotto da me, anche per questo è l'album più importante della mia carriera. Qui le responsabilità sono tutte mie, nel bene e nel male.» "Carioca" fu inizialmente concepito in lingua portoghese, ma su imposizione della casa discografica venne inciso in italiano, con gli adattamenti di Bruno Lauzi ed Enrico Ruggeri. «Il suo segreto rimane sostanzialmente lo stesso. Grazie a una mentalità internazionale che la cantante ha acquisito in anni di esperienza all'estero, viene posta la massima attenzione alle regole dello spettacolo. Come raramente fanno le sue colleghe, i gruppi che la accompagnano sono sempre di notevole livello, così come la pulizia e la modernità degli arrangiamenti.» Nello stesso anno uscì la raccolta "Fotografando…".

Due anni dopo, si ripresentò al Festival di Sanremo nel 1988 con il brano "Io", singolo apripista dell'omonimo album inciso per la RCA e realizzato a San Francisco con la produzione di Corrado Rustici. Fu il primo lavoro in cui comparve un numero significativo di brani firmati dalla stessa cantante: "Proiezioni", "Senza di te… pazza di te", "Qui in città" e "Rai & T.V.".

Il fidanzamento con il tennista svedese Björn Borg segnò un lungo periodo di allontanamento dall'Italia e dal mondo della musica. Borg si dimostrò del tutto incurante degli impegni musicali, discografici e promozionali della compagna, la quale annullò persino un'importante tournée organizzata da David Zard. «Non mi lasciava un secondo. A ogni piazza, gli davano le chiavi ufficiali della città: "Abbiamo l'onore di avere con noi Björn Borg". A un certo punto lo affrontai: "Ma è il tour mio o il tuo?". Lui la mise giù dura: "Torniamo a Stoccolma" e mi fece stracciare un contratto milionario. I manager erano imbufaliti: "Sei pazza" e minacciavano querele. Ancora me lo ricordo Björn che si affaccia dalla scaletta dell'aereo e urla: "Fatemi causa". Poi la fecero a me.»

Il 4 e 5 settembre 1989, con rito civile e poi religioso, venne celebrato il matrimonio con Björn Borg. Durante questo periodo, furono frequenti gli attacchi della stampa scandalistica italiana e soprattutto svedese. Al fianco del marito, Bertè fu spesso ospite delle sedi rappresentative di alcune delle più importanti nazioni al mondo, prima fra tutte la Casa Bianca a Washington, dove in seguito racconterà di aver incontrato per due volte il terrorista saudita Osama bin Laden insieme ai fratelli, ospite di George H. W. Bush.

Nel 1991, tornò alla canzone d'autore con una fugace apparizione al Festival di Sanremo, dove interpretò "In questa città", «ballata urbana che mette in risalto la splendida vocalità della Bertè», scritta per lei da Pino Daniele e inserita nella raccolta "Best".

Loredana Bertè a Sanremo

«Il giornale del pomeriggio non ha dubbi: la Bertè ha ingoiato il Roipnol sconvolta dalla paura di essere abbandonata. Da Montecarlo rimbalzano voci di infedeltà del consorte, che avrebbe fatto coppia fissa con una seducente giornalista inglese. Sarebbero dunque lontani i tempi radiosi dell'amore, benedetto il 4 settembre di due anni fa a Palazzo Marino dallo stesso sindaco Pillitteri per il tripudio delle cronache rosa. Qualche bene informato dà la colpa a Lennart Bergelin, una specie di tutore e di guru per Borg, che non avrebbe mai approvato il secondo matrimonio del pupillo.» Nello stesso anno, Bertè si separò da Borg e lasciò Stoccolma, preparandosi a un ritorno alla musica con la firma di un nuovo contratto discografico con la Sony e l'inizio della stesura di nuovi testi. Il tennista svedese si sarebbe poi risposato in terze nozze nel 2002 con Patricia Östfeldt.

Nel 1994, partecipò nuovamente al Festival di Sanremo con "Amici non ne ho", un pezzo particolarmente autobiografico che rivelava «una Bertè più dura che mai, ripercorrendo nel testo la sua vicenda personale, anche negli aspetti più dolorosi (come il tentato suicidio di alcuni anni prima), ma soprattutto la propria immagine scomoda, che non scende a compromessi…». Il brano ottenne un buon riscontro di pubblico e critica, piazzandosi al 5º posto nella classifica degli artisti più venduti tra i "campioni" in gara quell'anno. Al Festival di Sanremo 1995 si presentò con una sorta di ballata rock intitolata "ANGELI & angeli", che però non riuscì a bissare il successo di "Amici non ne ho". La raccolta uscita dopo il festival, "Ufficialmente ritrovati", richiamava l'album precedente sia nel titolo che nella selezione dei brani.

Nel 1996, l'artista avrebbe dovuto pubblicare un album prodotto da Renato Zero, ma durante la lavorazione del disco i due entrarono in disaccordo, portando Bertè a svincolarsi. Zero richiese tuttavia all'amica la somma di cento milioni di lire per i nove brani realizzati. Bertè intraprese un'azione legale per appropriazione indebita e tentata estorsione. In seguito, fu lei stessa a produrre l'album in una nuova incisione con gli arrangiamenti di Mauro Paoluzzi, aggiungendo altre due tracce.

Un esempio della sua poetica introspettiva, che può evocare un senso di sospensione e di attesa tipico di certe ninne nanne, è presente in alcuni suoi testi:«A volte penso / Di essere un sogno / Che qualcuno / Si è dimenticato di fare. […] O tu, o tu, o tu… tu? / Che come me pensi a volte / Di essere un sogno / Che qualcuno / Si è dimenticato di fare, […] O tu, o tu, o tu… tu?»

Nel 1998, raccolse i suoi più grandi successi nel CD "Decisamente Loredana", interamente registrato con l'Orchestra Aurora (60 elementi), diretta dal maestro Mario Natale, orchestra che l'accompagnò nel concerto tenuto al Testaccio Village di Roma il 3 agosto dello stesso anno. Sulla copertina, Bertè indossava una parrucca blu elettrico per celebrare la nazionale di calcio dell'Italia al campionato mondiale di calcio 1998.

Nel 2000, la sua performance al teatro Carlo Felice di Genova fu degna di nota. Su invito dell'amica Dori Ghezzi, vedova di Fabrizio De André, Bertè partecipò, insieme a numerosi altri artisti, a "Faber, amico fragile", concerto di tributo al cantautore ligure. Bertè offrì una toccante interpretazione di "Una storia sbagliata", brano dedicato alla scomparsa di Pier Paolo Pasolini.

Il nuovo millennio vide un ulteriore consolidamento della sua carriera e un'esplorazione di nuove forme musicali. Il testo fornito menziona altri artisti e progetti che, pur non essendo direttamente legati a Loredana Bertè, arricchiscono il panorama musicale italiano e mostrano connessioni tematiche o stilistiche che potrebbero rientrare nel concetto di "rmix informazioni" applicato alla musica.

Ad esempio, il progetto "Dio Valzer" di Mara Redeghieri, Nicola Bonacini e Lorenzo Valdesalici, nato nel 2010 e completato nel 2015 con la raccolta "Attanadara", si concentra su rivisitazioni di canti anarchici e resistenti. "Attanadara" significa "te ne accorgerai!" nel dialetto di Villa Minozzo e dintorni, una minaccia verso chi non vuol vedere o non vuol sapere che il presente di tutti è proprio quello di queste vecchie canzoni. Il progetto prosegue il percorso di una prima raccolta di tali temi, ideata e prodotta da Benedetto Valdesalici per il Circolo Culturale Enrico Zambonini, aggiungendo al repertorio testi significativi e attuali. La canzone anarchica, come sottolineato, ha una lunga storia, con i socialisti prima e gli anarchici poi che hanno messo in versi le proprie condizioni materiali di vita, la fame, la miseria, le lotte, le speranze e utopie di questi grandi sognatori della storia. La canzone anarchica è piena di orgoglio delle proprie condizioni materiali e dello slancio di emanciparle. La scaletta del trio propone una selezione di brani che ripercorrono i capisaldi di questa gloriosa tradizione canora di lotta e di rivolta, contro le corrotte e assetate caste politiche e contro le estreme conseguenze in cui regimi scellerati gettano intere popolazioni.

Inoltre, il testo menziona il Coro di voci popolari Falistre e Fulminant, fondato da Mara Redeghieri per recuperare il patrimonio abbandonato di canzoni popolari, e il suo progetto di approfondimento su canti e poesie del crinale appenninico emiliano, accompagnata dal contrabbasso di Nicola Bonacini.

Un altro artista menzionato è Ninotchka, progetto creativo di Mimmo Pesare. Il suo nuovo singolo, "Ninnarella", viene descritto come un viaggio emotivo e visionario, sospeso tra dolcezza e rovina, poesia e realtà. "Ninnarella" è una ninna nanna post-apocalittica: una melodia delicata che si intreccia con versi poetici e immagini notturne di un mondo in frantumi. La voce di Chimenti, profonda e quasi sacra, tesse un testo che è canto di veglia e preghiera moderna, dipingendo visioni intense - dai "santi che cadono" alle "bambole sopra le mine" - in cui il disastro e la disperazione coesistono con un tenue, ostinato barlume di speranza. La canzone sembra un rito, un invito a non smettere di cantare anche quando tutto sembra crollare, a trovare nella musica un rifugio, un senso, una salvezza. Il brano prosegue il percorso di maturazione artistica di Ninotchka, dopo collaborazioni con figure di spicco della scena italiana e il singolo "Lune di Gaza". Il suo primo album d'esordio, "Temporalità" (2021), ha visto la partecipazione di artisti come Emidio Clementi, Georgeanne Kalweit e Gianluca De Rubertis, consolidando il progetto come una delle voci più originali e poetiche della scena musicale indipendente italiana. La sua musica è un racconto filosofico, una visione politica, un percorso emotivo e una meditazione sul contemporaneo.

Il testo cita anche un'applicazione per dispositivi mobili intitolata "Il sonno sereno inizia qui", che offre "Ninne nanne invernali e natalizie, accuratamente selezionate, aiutano il tuo bambino ad addormentarsi". L'app dispone di 14 ninne nanne, supporta la riproduzione in background e offre acquisti in-app con opzioni premium. Questa menzione evidenzia la persistenza e la funzione pratica della ninna nanna nell'era digitale.

La carriera di Loredana Bertè, costellata di successi, sfide e momenti di grande intensità emotiva, dimostra la sua capacità di reinventarsi e di affrontare temi universali attraverso la musica. Dalle sue prime esperienze come attrice e ballerina, passando per successi come "Sei bellissima" e "Dedicato", fino agli exploit di "E la luna bussò" e "In alto mare", Bertè ha sempre mantenuto una forte identità artistica. Negli anni successivi, ha continuato a esplorare nuove direzioni, partecipando a Sanremo con brani autobiografici come "Amici non ne ho", e cimentandosi in collaborazioni e progetti che riflettono la sua continua evoluzione. La sua partecipazione al Festival di Sanremo 2024, dove ha vinto il Premio della Critica "Mia Martini" con il brano "Pazza", testimonia la sua longevità e la sua capacità di emozionare ancora oggi il pubblico e la critica, confermandosi una figura centrale e inafferrabile della musica italiana. La forza di Loredana Bertè risiede nella sua capacità di trasformare le esperienze, anche le più difficili, in arte, offrendo un repertorio che spazia dal rock energico a ballate più intime, e che include, in una delle sue interpretazioni, una canzone intitolata proprio "Ninna nanna", dimostrando la poliedricità del suo percorso artistico e la sua capacità di toccare diverse sfaccettature della musica e del sentimento umano.

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