Frammenti di Speranza: Il Significato Profondo della Culla Vuota

La letteratura, così come la vita, è costellata di "incipit" che fungono da soglia verso mondi interiori complessi. Esiste una mania a cui non riesco a tenere testa: leggere gli incipit di tutti i volumi che mi capitano tra le mani. Può succedere che decida di leggere tutto il resto, oppure che rimanga delusa. Questa curiosità verso l'inizio di una storia non è solo un esercizio di stile, ma una ricerca di senso che spesso si scontra con il vuoto: il vuoto di un quadro che non è ancora arte, il vuoto di una culla, il vuoto di una partenza per un villaggio lontano, o il silenzio che segue la fine di una stagione.

rappresentazione simbolica di una culla vuota in un ambiente contemplativo

Il Quadro della Memoria e la Steppa degli Assenzi

Il punto di partenza è spesso una modesta cornice, un quadretto che custodisce ricordi prima di un viaggio. Ed eccomi ancora davanti a questo quadretto nella sua modesta cornice. Domani, domattina, devo partire per il villaggio, e guardo il quadro a lungo e attentamente, come se dovesse augurarmi un felice cammino. Quel quadro io non l’ho ancora mandato ad alcuna mostra. Anzi, quando, dal villaggio, vengono a trovarmi dei parenti, cerco di farlo passare inosservato. Non che vi si trovi qualche ragione di vergogna, ma è ben lontano dall’essere un’opera d’arte. È semplice, com’è semplice la terra che vi è rappresentata. Sullo sfondo c’è la linea d’un cielo appassito d’autunno; il vento, sopra una lontana cavalcata di montagne, mette in fuga rapide e piccole nubi pezzate. In primo piano, col suo color bruno rossastro, la steppa degli assenzi. E la strada, scura, che non ha avuto il tempo di seccarsi dopo le piogge recenti.

Questo paesaggio, intriso di malinconia e attesa, riflette la condizione umana di chi si prepara ad affrontare l'ignoto. Lungo il solco zuppo della strada vengono ad allinearsi le orme di due viandanti; più si allontanano più sono deboli; i viaggiatori, poi, si direbbe che con un passo debbano uscire dal fondo. Il tema della partenza, legato indissolubilmente a quello della perdita e della speranza, attraversa la narrativa come una corrente sotterranea che sposta i destini.

Le Aspettative Disattese e il Peso dell’Assenza

Spesso le aspettative riposte sul futuro vengono costruite da altri, trasformandosi in carichi pesanti. Mio padre scriveva nelle sue lettere: “Figlia mia, non preoccuparti per il mantenimento dei tuoi studi. Venderei anche la mia giacca per pagarteli!”, e io mi chiedevo quanto valesse la sua giacca. Quando si era tranquillizzato riguardo le spese, si metteva a scegliere il corso di studi che avrei dovuto frequentare e, senza la mia partecipazione, stilava il presunto elenco. Ma immancabilmente questo iniziava con la medicina e finiva con la medicina. Anche se, come al solito, il mio parere non aveva molta importanza.

Questa dinamica di imposizione, che si riflette anche nelle relazioni coniugali, crea spesso dei vuoti incolmabili. Come poteva sapere Teta, che il viaggio che da lì a poco l’avrebbe portata a ‘Arrabeh, suo villaggio natale in Palestina, avrebbe avuto un peso così decisivo nella sua vita? L’adulterio che ebbe luogo durante quell’assenza di due mesi avrebbe cambiato, e per sempre, l’intero spettro dei sentimenti e delle dinamiche familiari, e reso quasi muta per il resto dei suoi brevi giorni la già silenziosa Teta. Il silenzio diventa allora il custode di una culla che non accoglie più la speranza, ma il ricordo di ciò che avrebbe potuto essere.

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Il Silenzio del Deserto e le Stagioni del Cuore

Il deserto, con la sua vastità, è un luogo in cui il silenzio diventa quasi tangibile, trasformandosi in una metafora del vuoto interiore. Solo un silenzio fugace segnava il passaggio dall’estate all’inverno. Dopo aver vissuto nel cuore del deserto dello Utah gran parte dei miei quasi quarant’anni, di cui venti alla guida di un camion, ero giunto alla conclusione che di fatto esistevano solo due stagioni: una calda e ventosa, l’altra fredda e ventosa. Tutto il resto era solo una variazione sul tema. Una sera, sul tardi, mentre me ne stavo in dormiveglia nel mio letto, capii che quel silenzio significava che la stagione era cambiata. Mi piace pensare di saperne qualcosa, del silenzio. Il vero silenzio è più che assenza di suoni: è qualcosa che si percepisce.

Quell'incurante luce senza stelle, descritta come il retaggio di un mondo che svanisce, richiama le figure umane che si muovono ai margini della vita, come in un diner abbandonato, in attesa di un segnale. Il passaggio tra l'estate e l'inverno non è solo meteorologico, ma esistenziale. Quando il freddo aspro e secco ruba il calore dal corpo e screpola la pelle, la vita si riduce all'essenziale, diventando come il fondale argilloso di un lago prosciugato.

Tra Appartenenza e Disillusione

La ricerca della propria identità si intreccia spesso con l'appartenenza a un popolo o a una storia collettiva. Papa Francesco, nell’Esortazione Apostolica Rallegratevi ed esultate al n. 6, così si esprime: «Non esiste piena identità senza appartenenza a un popolo.» Eppure, quando il legame con il popolo viene infranto o quando la solitudine prende il sopravvento, il vuoto si espande. Evelina cercava la pace e il silenzio. Per quello si svegliava prima di tutti. Prima del padre che andava presto nei campi, prima della madre e della nonna che facevano le faccende. Le piaceva stare un po’ alla finestra della camera e guardare Candelara.

Amalia osserva le case aggrappate alla collina in faccia all’acqua, cercando una risposta in un fiume che le sembra mare. La distanza, il tempo e la memoria sono i frammenti di cui è composta la speranza. A volte, il dolore delle disgrazie è un filo ininterrotto: dal momento che lo chiede con tanta buona grazia, giovanotto, io le dico: con le disgrazie basta incominciare. E quando sono incominciate, non c’è niente che le faccia fermare, si estendono, si sviluppano, come una merce a buon mercato e di largo consumo.

La Tensione verso l'Altrove

La letteratura agisce come un catalizzatore di queste emozioni. Il giovane falco grillaio, lo sguardo su una valle incantata che nasconde insidie, ci ricorda che anche la terra richiede rispetto e un patto di convivenza. Le storie profonde, quelle che accarezzano l'anima, sono il tentativo dell'uomo di colmare la "culla vuota" con il racconto. Nonostante le difficoltà di reperibilità di certi testi, nonostante la fatica di ordinare libri che sembrano scomparsi nel nulla, la ricerca continua. L'articolo che hai scelto non è disponibile al momento, ma esiste una nuova edizione disponibile.

La speranza, dunque, non è una certezza, ma una pratica quotidiana, una ricerca costante di frammenti che, uniti, formano il mosaico della nostra esistenza. Come nei romanzi di cui leggiamo gli incipit, ogni fine è un nuovo inizio e ogni culla, anche quando appare vuota, è pronta a essere riempita di nuovi, inaspettati significati. L'impegno del libraio, la cura nella ricerca, la dedizione dello scrittore, tutto concorre a mantenere viva quella fiamma che permette di guardare al futuro, nonostante il vento che mette in fuga le nubi sopra la steppa degli assenzi.

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