L'universo linguistico e poetico occitano rappresenta un capitolo fondamentale della storia europea, un ponte che ha unito il sud della Francia all'Italia settentrionale, alla Catalogna e alla penisola iberica. La letteratura occitanica, che inizia nell'XI e XII secolo, non è solo una cronaca di corti e vassallaggi, ma un tessuto vivo di espressioni orali, incantesimi e giochi infantili che ancora oggi, nelle valli piemontesi, tentano di preservare una memoria millenaria.
L'origine della poesia cortese e l'ideale del servizio d'amore
Nella lirica provenzale, la donna amata viene rappresentata dai trovatori come castellana o signora (domina), l'amante come vassallo fedele, l'amore come servizio (omaggio e devozione assoluta). Per questa ragione, anche, esso non può realizzarsi dentro il matrimonio, e l'amore cortese è quindi adultero per definizione. La letteratura occitanica inizia nell'XI e XII secolo in diversi centri, espandendosi gradualmente in buona parte della Francia meridionale e poi in Catalogna, Galizia, Castiglia, Portogallo e in ciò che adesso è l'Italia settentrionale.

Al tempo del suo massimo sviluppo (XII secolo) l'arte di comporre in lingua volgare non esisteva, o almeno stava appena iniziando il suo cammino, a sud delle Alpi e dei Pirenei. È necessario chiedersi, tuttavia, quanta originalità possa esprimere ogni letteratura romanza nel medioevo, foss'anche la più originale. In tutte le regioni romanze iniziano proprio allora a comparire composizioni in volgare, mentre il costume di scrivere in latino ancora si conserva, attraverso una tradizione ininterrotta. Anche durante i periodi più barbarici, quando la vita intellettuale era ai suoi minimi livelli, il latino restava comunque la lingua in cui erano composti i sermoni, le vite di santi più o meno apocrife, i racconti di miracoli destinati ad attrarre pellegrini ad alcuni santuari, gli annali monastici, i documenti legali e i contratti di tutti i tipi.
Dalle origini arcaiche alle prime testimonianze scritte
La poesia occitana appare per la prima volta nell'XI secolo. Il testo più antico che ci è rimasto è il bordone provenzale allegato a una poesia latina del X secolo. La poesia più antica è del X secolo, Tomida femina, una formula per un incantesimo, di diciassette versi, probabilmente con lo scopo di attenuare il dolore del parto.
Molto più lungo è un frammento dell'XI secolo di duecentocinquantasette (257) versi decasillabi conservati in un manoscritto di Orléans, per la prima volta stampato da Raynouard. Si crede provenga dal Limosino o Marche, la parte settentrionale della regione occitana. Lo sconosciuto chierico, autore e del poema didattico, prende come punto di riferimento il trattato De consolatione philosophiae di Boezio. La Cançó de Santa Fe risale al 1054-1076, ma probabilmente rappresenta un dialetto catalano che si evolve in una lingua distinta dall'occitano.
L'ascesa dei Trovatori: tra corte e umiltà sociale
Del secolo successivo sono i componimenti di Guglielmo (Guilhem) IX, il nonno di Eleonora d'Aquitania, costituiti di undici diversi "brani" strofici, destinati ad essere cantati. Sebbene non sia stato il creatore della poesia lirica occitanica, Guglielmo, conte di Poitiers, per averla personalmente coltivata, diede a essa una posizione privilegiata contribuendo, indirettamente, in modo molto efficace ad assicurare il suo sviluppo e la sua conservazione.
È interessante notare a quale classe sociale appartenevano i trovatori. Molti di loro, senza alcun dubbio, avevano un'origine molto umile. Il padre di Bernart di Ventadorn era un servitore, quello di Peire Vidal un fabbricante di "pellice", quello di Perdigon era un pescatore. Altri appartenevano alla borghesia, come Peire d'Alvernha, Peire Raimon di Tolosa ed Elias Fonsalada.

Forme poetiche e complessità della tradizione orale
I generi della poesia provenzale sono molteplici: la canzone, destinata al canto; il serventese, di carattere celebrativo, politico, morale o satirico; il lamento o planh; l'enueg; l'alba; la pastorella; il plazer. Oltre a queste, la poesia narrativa riceve in Occitania un grande sviluppo. Il primo posto spetta a Girart de Roussillon, un poema di diecimila versi, che racconta le battaglie di Carlo Martello con il suo potente vassallo.
Tuttavia, accanto a questa letteratura dotta, esisteva un mondo di trasmissione orale che arrivava fino ai bambini. Le filastrocche, come il CAMPĖNA AD SAN SIMON, purtè ai su padrun, erano parte di una cultura dove la lingua, l'insieme di simboli e suoni per mezzo dei quali gli esseri umani comunicano, è in continua evoluzione. Queste filastrocche viaggiano e si trasformano molto, cambiando a seconda del luogo e della creatività dei bambini.
VALADES OUSITANES - STORIA DEGLI OCCITANI D'ITALIA
Il legame tra infanzia e mondo naturale
In questa sezione troverete le filastrocche in francoprovenzale che riguardano il mondo degli animali. Queste conte ben rappresentano lo stretto legame tra il mondo dell'infanzia e quello naturale che esisteva soprattutto in passato, quando i bambini passavano gran parte della giornata nei prati o nel bosco, direttamente coinvolti nelle attività agro-pastorali della famiglia.
È così che la povera lumachina, che non ha trovato il coraggio di mostrare le sue corna, si vedrà distruggere la casa o, nel peggiore dei casi, sarà uccisa. Alla coccinella, invece, viene riconosciuto il merito di prevedere il tempo, a seconda delle sue diverse modalità di volo. I bambini soffiano leggermente sulla coccinella che hanno fatto salire sulla punta del dito, per aiutarla a prendere il volo.
Queste formule, come "Quietset dé la barba biantse, Véo an apoué séi ehpouza?", ovvero "Cuculo dalla barba grigia, quanti anni per essere sposa?", testimoniano una visione del mondo in cui l'animale non è solo una creatura, ma un messaggero del destino.
La riscoperta contemporanea nelle valli italiane
Se nei primi due anni abbiamo fatto risuonare insieme parole ed espressioni lungo il filo rosso delle leggende della tradizione, a inizio 2021 il progetto ha cercato un suo modo per inserirsi nelle celebrazioni dei 700 anni dalla morte di Dante Alighieri. È nato così l’Abbecedario occitano, divenuto ad ogni intervento una narrazione diversa. A Borgo San Dalmazzo abbiamo raccontato e cantato insieme, soffermandoci su animali, cibi e strumenti musicali, nominando in occitano la neve, i colori, le parti del corpo, i membri della famiglia.

Questa peculiarità plurilingue si è poi concretizzata in uno dei laboratori che hanno coinvolto alcune classi quarte nel progetto del successivo autunno 2022: insieme, a piccoli gruppi, abbiamo giocato a un memory che raccoglieva venti forme di saluto in occitano. Se un abbecedario è per definizione un libro per imparare a leggere, questo Abbecedario Occitano cartaceo si fa un invito a leggere il territorio delle vallate occitane italiane e magari a incuriosirsi per venire a conoscerle direttamente.
L'evoluzione e la memoria: una lingua che non vuole scomparire
Crediamo che, con gli opportuni input, i giovani debbano entrare in contatto col dialetto, che, oltretutto, veicola un ricchissimo patrimonio socio-culturale di cui si vanno velocemente perdendo le tracce. Con un simile approccio, il vantaggio sarebbe duplice, perché le parlate si rinforzerebbero, e i giovani, oltre ad attingere a “nuove” risorse linguistiche, troverebbero consapevolezza della loro identità in quest’epoca di deriva totale.
Il cielo è plumbeo, la strada sale, s’aggomitola in tornanti e controtornanti, e sale, fino a che la mia auto buca la coltre di nuvole. Qui sopra c’è il sole. Il viaggio continua lungo le tracce di una lingua che, pur essendo definita "minore" da alcuni, racchiude in sé il seme di una civiltà che ha dato forma alla sensibilità moderna. L'occitano, dalle corti dei trovatori alle filastrocche dei bambini nei prati, resta una voce che, nonostante le trasformazioni storiche, continua a parlare di un'identità profondamente radicata nelle Alpi.
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