L'universo musicale e culturale contemporaneo si presenta come un mosaico complesso, dove le sperimentazioni di nicchia si intrecciano con la grande tradizione dello spettacolo. Esplorare queste dinamiche significa muoversi tra le tessiture cinematografiche di band come i Delrei e le grandi rassegne internazionali, osservando come l'autenticità di una sala prove possa dialogare con l'imponenza di un palco festivaliero.
Geografie del suono: Dall’underground australiano alle visioni americane
Il quadro è abbastanza chiaro, no? Tessiture cinematografiche e vecchie tavole da surf in picchiata su dune desertiche striate di rosso. La piacevole novità che spunta fuori dal recente EP Wicked Wicked Ways, pubblicato in digitale dalla Projekt Records di Portland, è la presenza di Collin Hegna. La voce calda del musicista, compositore e produttore americano - anima dei Federale, bassista dei Brian Jonestown Massacre, ecc. - si sposa perfettamente con atmosfere che richiamano il cinema di genere.
Questa storia trova il suo acme il 27 luglio del 2025 sul palco del Binic Folks Blues Festival, in Bretagna. Sul finale del pezzo si alza un coro dal pubblico, quasi 10.000 persone, che intona “Siamo Tutti Antifascisti”, infilandosi a ritmo sulla coda strumentale. Immaginabile lo sbigottimento del combo di Melbourne. I DSUP sono il collettivo musicale di Dougal Shaw, frontman e scienziato pazzo, che scrive, registra, mixa, dirige i video, fa la grafica e pubblica la musica del gruppo attraverso la sua Marthouse Records. Una band della madonna. Se non vi fidate di me, fidatevi almeno di Henry Rollins: “Credo di avere tutti i dischi dei Dr. E continua a emozionare.

I due hanno suonato assieme in gruppi fondamentali per la formazione punk di molti di noi, dagli eccezionali Reds fino al loro seguito, quei Marked Men che hanno attraversato gli anni 00 pubblicando quattro album micidiali. Prendiamo la ballata emozionale Analog Ways sul bisogno vitale di avere un contatto fisico con le persone care. O I Thought che profuma di Beach Boys beatamente persi in un pascolo irlandese. Una definizione al bacio per gli Sloks. Al terzo album il gruppo ha rivoluzionato la faccenda: ha cambiato facce, più che faccia. Ma torniamo al singolo. Attenzione, non è solo un gioco di lettere e parole e opere e omissioni. Ma ancora terribilmente sexy.
L’impatto del vivo: Quando il palco diventa specchio della società
Fin qui tutto nella norma di una recensioncina didascalica. Palco molto grande, pubblico non così numeroso e, forse, non così interessato al blues garage scarnificato del duo. I Devils hanno fatto quello che dovevano fare. E che sanno fare molto bene. Per loro suonare nella cantina di una casa privata o sul palco di Reading è la stessa cosa. E lo hanno dimostrato su quel palco enorme.
L'ultimo rinascimento indie rock
Chi è aduso ad ascoltare dischi per poi provare a raccontarli, trova quasi subito la chiave critico-narrativa per farlo. Raramente capita di mettere su un disco a ripetizione e non riuscire a trovare le parole giuste. È questo il caso. Icebreaker, il secondo album dei Freez pubblicato da Wild Honey Records su un bel vinile color rosa, lo avrò ascoltato per intero almeno 30 volte. Sempre con estremo piacere. Un vero talento underground sottotraccia. Ha iniziato a scrivere le canzoni di questo album a gennaio del 2020, subito dopo il tour europeo e poco prima che il mondo si fermasse. Quasi tre anni di lavoro hanno impresso al disco un mood nostalgico e un tono riflessivo.
Narrazioni e riflessioni: La musica come processo creativo
Jangle punk dalla consistenza di un orso di peluche che prosegue nella lenta elegia di Slowly. La partenza del secondo lato è sonica. Tempo fa Michele mi disse: “I Wavves sono stati il motivo per cui abbiamo iniziato a suonare”. Non saprei. Non è questo il punto. Prima di scrivere questa recensione pubblicata esattamente un anno fa, su RUMORE di dicembre 2023, ho posto un paio di domande a Michele Bellinaso. Sì, le prime canzoni sono nate in modo molto spontaneo all’inizio della pandemia, ma a ripensarci ora un paio di pezzi risalgono a gennaio 2020, subito dopo il tour europeo. Riflessivo sicuro, non avevo molto da fare in quel momento a dire la verità. Più o meno inconsciamente ti direi Gladness (2001-2006) degli Helvetia. Pure quel disco ha una foto tessera come immagine di copertina. Diciamo che li ho ascoltati più spesso negli ultimi anni, però sempre sporadicamente a dire la verità. Nothing Hurts (feat. Grazie!
Stiff Richards, Jackson Reid Briggs & The Heaters, Doe St, Speed Week, The Black Heart Death Cult, No Zu: queste sono alcune delle piccole-grandi band di Melbourne da cui provengono i cinque componenti degli Split System. A inizio 2024 hanno dato alle stampe il loro secondo album intitolato, senza troppo sforzo, Vol. 2. Un monolite di proto punk, garage rock e power pop. Quella parola è compattezza. Con Vol. 2 non lascia indifferenti. Vol. 1 era frutto di jam a distanza. In questi 11 pezzi, invece, è quasi possibile sentire il sudore della sala prove. Cuore, polmoni, sangue, carne viva e una fierezza DIY che esplode nella voce arrembante del frontman Jackson Reid Briggs (un Damien Lovelock profondamente working class) e negli intrecci perfetti delle Telecaster di Arron Mawson e Ryan Webb. La sezione ritmica viaggia coesa anche quando il ritmo rallenta, come in The Drain. Onestà, passione, urgenza, energia. Ho parlato di compattezza per descrivere con una sola parola il secondo album del gruppo australiano. La seconda parola è autenticità.

e Polute. Sembrate una band molto coesa ora. Cosa è cambiato rispetto al primo album? È difficile da dire amico… sicuramente ha influito il fatto di aver avuto più tempo per suonare insieme, ma allo stesso tempo direi che hai ragione. Immagino che più tempo passi a cercare gli stili e le influenze di ognuno, più aumentano le influenze di tutto il gruppo e poi inevitabilmente vengono fuori nella musica che suoni. Onestamente non siamo un gruppo di persone che arrivano a scrivere canzoni con intenzioni predefinite. Se non funziona, la buttiamo via e continuiamo ad andare avanti. Vol. È solo r’n’r o c’è altro dietro la musica degli Split System? Tutti noi troviamo un grande senso di cameratismo gli uni con gli altri e con la comunità che ci circonda. E, come ti dicevo, riteniamo sia molto importante anche che questa energia sia condivisa, che si facciano le cose per le giuste ragioni. Musica e divertimento sono un modo davvero potente per riunire le persone, essere liberi e sentirsi parte di qualcosa di speciale. La canzone parla di trascorrere una grande serata fuori. Una di quelle serate che vorresti non finisse mai. In realtà siamo tutti grandi fan di entrambi i gruppi. Questo ci piace. Le storie e la voce di Maike Hale-Jones, che di base è una narratrice performante, sono allo stesso tempo beffarde e sconsolate. Fin qui nulla di eclatante.
Alla fine del 2020 Fink - figura centrale del punk giapponese degli ultimi 35 anni, ex America Soul Spiders, Teengenerate, Firestarter, ecc. La cosa naufraga velocemente per scazzi interni ma Toyozo è impressionato dalle nuove canzoni di Fink e gli chiede di continuare a suonare insieme. Così tirano dentro la batterista Rayco, iniziano a fare qualche concerto in giro e in brevissimo tempo registrano il primo demo. Impossibile non notarlo. Zero fronzoli. Cosa aggiungere su questi dieci pezzi che superano a malapena 20 minuti? Insomma: chi sta dentro questa roba, e magari tiene i primi titoli Lookout! in una teca e una discreta collezione di singoli Rip Off, faticherà a togliere dal piatto questo splendido vinile che gira a 45 rpm.
Eredità e innovazione nel panorama teatrale e cinematografico
Il secondo album del quintetto di Melbourne è stato prodotto dal vecchio frontman dei Radio Birdman. Curioso apprendere che quando si è profilata questa possibilità, per via di amicizie parentali comuni, i ragazzi della band non credevano che Rob Younger accettasse il lavoro. Ancor più incisivo il micidiale assalto punk di due minuti Fly Song introdotto da feedback ambientale e da una rullatona infinita. Un pezzo nel quale i Civic si imbizzarriscono nel ritornello dando sfogo ai peggiori bassi istinti chitarristici. Taken By Force è stato registrato in un posto isolato dal mondo, a Elphinstone, un paesino di appena 500 anime a un centinaio di km da Melbourne. Un disco urgente per chi lo ha realizzato e necessario per noi ascoltatori. Jim McCullough ha una voce stentorea che ti fa sentire la presenza. Per dire, in Neighbor Sadist fa il domatore di leoni tenendo a bada i suoi compagni.
Diciamo che negli ultimi album, fino a Mercy del 2020, di dritto o di rovescio Neil Young, Bob Dylan, Creedence Clearwater Revival, finanche i Doors, sono entrati sempre più nei loro dischi: tutti, o quasi, marchiati Sacred Bones. Col passaggio alla Fuzz Club i prolifici broccolini Mark Perro e Nick Chiericozzi si fanno una bella nuotata nelle acque torbide. A piene bracciate. La lentezza minacciosa di Eye e Round The Corner rappresenta i quasi 1.000 km che dividono New York da Detroit. Proto punk basico, depravato, spossante, in puro stile Stooges. “Un gruppo nato in zona rossa covid”, come mi dice uno dei due chitarristi Luoca No, che salta le trappole e spalma su una bella cassettina gialla quattro pezzi lo-fi dal leggero afflato epico, con ritmiche Sonics e gagliarde chitarre proto punk. Insomma: a Parma ne sanno qualcosa di budget rock.

Dieci inni disturbati e disturbanti di nichilismo e anarchia. Maestro di cerimonie Alexis Zakrzewska che con la sua voce arrochita velenosissima sorvola il terreno arido reso gommoso dal basso rimbalzante della spagnola Raquel Torre (vi consiglierei di ascoltare An Ode To Ravachol e The Moon). Questo non è un album facile. Per niente. Sono in giro da 35 anni, hanno pubblicato una decina di album, nel 2017 è uscita persino una bella compilation su doppio cd per festeggiare il trentesimo anniversario della band. Eppure gli Strange Flowers sono uno tra i gruppi più sottovalutati del rock tricolore. E questa cosa qui è oggettivamente incomprensibile. Non saprei. So solo che il prof. Michele Marinò (cantante, chitarrista e songwriter principale) e compagni, più che strani sono dei fiori rari e preziosi. Non è facile attraversare una terra desolata, dipende molto da chi ti accompagna. Ecco, questi vecchi ragazzi sono i migliori compagni di viaggio si possa immaginare.
Le righe che seguono non vogliono essere una recensione canonica, quindi inizio col dire che io sono abruzzese (fieramente abruzzese). E da abruzzese A Transient Landing, con quel piano che gioca di sottrazione e le linee vocali appoggiate sulle nuvole, mi fa pensare al vento placido ma implacabile che spettina le cime del Gran Sasso. Subito dopo arriva Dressed In Light And Tears: le chitarre minacciose e il parlato femminile intubato di Sarah Scacchi Gracco mi inducono a trattenere il fiato come se fossi intrappolato in un sottotetto buio di New York. Sogni, suggerimenti, ricordi, viaggi reali e immaginari si mischiano accavallandosi tra melodie limpide e suoni stratificati dentro questo piccolo-grande disco di psichedelia popolare. Il disco giusto per attraversare una terra desolata.
Estetica pop e psichedelia: Il nuovo corso
Estetica giocosa, palloncini colorati, sorrisi impiantati su quattro belle facce pulite. I figliocci dichiarati di Tame Impala e King Gizzard & the Lizard Wizard ammollano lo space rock dentro ettolitri di limonata. Qui tutto è al posto giusto, ben bilanciato, armonico. Lo si percepisce soprattutto quando i ragazzi di Sydney cavalcano le nuvole in modalità ultra pop con leggere armonizzazioni che fanno tanto Beatles per millennials e centennials: penso a Starting Over, Nobody Taught Me e Imaginary Girl. Al netto di quanto appena sostenuto va detto - e sottolineato con forza - che la psichedelia amica non fa mai male. Terry Malts, Magic Bullets, Airfix Kits, Cocktails, Giant Haystacks. Come si dice dalle mie parti, “fa prova” se conosciamo solo un paio di questi gruppi che hanno schierato nelle loro fila i componenti dei Neutrals: ennesima piccola-grande band DIY da amore al primo ascolto per chi, come me, piazza sui gradini più alti del proprio podio musicale il post punk e il power pop storto di matrice indie. A proposito di Gary Borthwick mi ha detto Allan: “Non è una persona reale ma rappresenta un certo tipo di personaggio che vive in un mondo fantastico di bugie!”. La sezione ritmica dei due Phil (Benson e Lantz) è 100% California al crepuscolo. Una versione più sintetica di questa pur breve recensione è stata pubblicata su RUMORE di maggio col voto 82/100. A distanza di qualche mese, e più di qualche ascolto, porterei il voto a 85/100. Cazzo all right! Continua a leggere Cazzo all right! In uno degli ultimi numeri di Sotto Terra intitolai la mia colonnina di recensioni “Volevo una casetta in Canadà”. A casa ho più dischi di gruppi canadesi che inglesi”. La colorita esclamazione la voglio dedicare a due tizi di Toronto, temo sconosciuti ai più, che si chiamano Andrew Moszynski e Chad Ross. Due album tra il 2014 e il 2016, poi uno stop durato quasi 6 anni. Ecco Inside The Sun è quella roba lì. Però senza fretta. Ma fa caldo, dentro al sole. E il fuzz in punta di merletto prende il sopravvento nella ballata lunare Good Day To Say Goodbay. “Io e Andrew abbiamo deciso di scrivere e registrare il disco da soli. La maggior parte di quello che senti è stato eseguito da noi”, dice il cantante Chad Ross. Il controllo della cometa è ancora una questione a due. Questo è chiaro. Sono stati pubblicati diversi mesi fa. Come al solito non sto sul pezzo, piuttosto li perdo i pezzi. Questi due piccoli album li ho scoperti solo in estate. Per caso. Girovagando su Bandcamp. Ma, come dicevo, sto perdendo colpi.
Un viaggio onirico quello del combo di Glasgow tra sperimentazione, post punk, indie kraut morbido e ipnotico. Orange Juice e This Heat. Ok. Ma anche Sugarcubes, almeno nella mia testa. Degli Sugarcubes saggi e pacificati che si riformano 30 anni dopo per andare in tour sulla luna. Come sono miracolosi il basso rotondo di Fences, i sintetizzatori siderali e i droni di Outta Space e Power Cut, le voci piene di grazia che riempiono Infinity Winner, la sezione ritmica pulsante di Romantic Mud e della title track. Uno più uno di solito fa due. In questo caso il lirismo folky britannico si è compenetrato con il suono sghembo di marca Flying Nun. È bello perdere pezzi e poi ritrovarli dentro due piccoli dischi. Show.
Realtà criminali e finzione narrativa: Il caso sardo
In tutta onestà ho seguito poco e a distanza il dopo Mellowtones del nostro. Il fatto è che non amo i tatuaggi e non ho mai subito il fascino della malavita. Gli unici contatti per così dire criminali li ho avuti quando un mezzo malavitoso slavo importunò una mia ex fidanzata e trovandomelo di fronte mi cacai addosso e compresi al volo che era meglio girare i tacchi alla svelta; oppure leggendo i romanzi di Nicolai Lilin o guardando con le terga sul divano Romanzo Criminale (film e serie tv), Gomorra (film e serie tv), Suburra (solo film) non trovandoli poi così travolgenti. Quanto appena dichiarato mi avrebbe dovuto far evitare un disco del genere. Cosa che avrei fatto se non avessi ri-incontrato Joe Perrino in occasione del nuovo, inaspettato e spettacolare 7” del gruppo sardo, di cui ho scritto su Rumore. Graziella, recuperato dalla tradizione carceraria orale, è il pezzo più deandreiano con il suo carico di insicurezza, perdita e tremenda vendetta. In finale: un album per fan della prima ora e galeotti, meglio se insieme. Non di rado con Arturo Compagnoni ci sentiamo per sincerarci di non…
Al centro della settimana c’è uno degli appuntamenti più attesi dell’anno: il Festival di Cannes. È stata infatti presentata la lista ufficiale dei film della 79ª edizione, in programma dal 12 al 23 maggio, e emerge subito un dato significativo: non ci saranno film italiani, né in concorso né nelle sezioni collaterali come Un Certain Regard. Tra i registi in gara per la Palma d’Oro spiccano nomi di primo piano come Pedro Almodóvar e Hirokazu Kore-eda, già vincitore nel 2018 con Un affare di famiglia. Il film di apertura sarà La Vénus électrique di Pierre Salvadori, presentato fuori concorso: una commedia ambientata nella Parigi del 1928 che racconta la storia di un pittore in crisi che ritrova ispirazione grazie a presunte sedute spiritiche. Nella sezione Cannes Première spazio anche a un esordio dietro la macchina da presa d’eccezione: John Travolta presenterà Propeller One-Way Night Coach, progetto ispirato alla sua passione per l’aviazione.

Tra gli eventi collaterali torna inoltre l’amfAR Gala, mentre tra gli ospiti attesi spicca la presenza della popstar Zara Larsson. Dalla Costa Azzurra ci si sposta a Napoli, dove dal 14 al 19 aprile si svolgerà il Napoli Queer Festival, una rassegna multidisciplinare dedicata alla cultura e alle arti performative queer. Il programma include spettacoli, musica, mostre e momenti di confronto, ma anche cinema. Il 15 aprile, alla Sala Assoli Moscato, sarà presentata una selezione di cortometraggi dedicati all’identità e al corpo, con la presenza della regista Paoli de Luca e della giornalista Francesca Saturnino. Il giorno successivo, al Teatro Nuovo, interverranno l’attivista Porpora Marcasciano e il filosofo e regista Paul B. Sempre a Napoli, CasaCinema ospiterà alcuni titoli della rassegna Rendez-Vous, dedicata al cinema francese contemporaneo. Tra questi Dites-Lui Que Je L’Aime di Romane Bohringer, Classe Moyenne - La festa è finita!
Ampio spazio è dedicato alle uscite in sala della settimana. Tra i titoli più attesi c’è Finché morte non ci separi 2, sequel horror che rilancia una storia di sopravvivenza trasformandola in una nuova e violenta caccia tra famiglie rivali. Tra i film più impegnati si segnala Mr Nobody Against Putin, documentario vincitore dell’Oscar. La puntata prosegue con uno spazio dedicato all’attualità del cinema italiano e alle candidature ai David di Donatello. Tra i titoli più presenti spicca Le città di pianura di Francesco Sossai, accanto ai film di Paolo Sorrentino, Mario Martone, Silvio Soldini e Paolo Virzì. Tra i protagonisti figura anche Checco Zalone, candidato con Buen Camino per la miglior canzone.
Streaming, serie TV e teatro contemporaneo: Il labirinto di Anna Cappelli
Infine, uno sguardo al mondo delle serie e dello streaming. L’universo di Harry Potter si prepara a tornare con una nuova serie HBO, accompagnata dal documentario Finding Harry: The Craft Behind the Magic. Da giovedì 9 a domenica 12 aprile, al Teatro Nuovo di Napoli andrà in scena il suo monologo Anna Cappelli. Lo spettacolo porta in scena un labirinto di solitudine e mancanza di risorse, un luogo in cui il desiderio d’indipendenza di una donna si scontra con una realtà che non offre alcuna via d’uscita. Anna Cappelli è un personaggio inconsueto, pieno di contraddizioni. Il 30 marzo doppio appuntamento: alle 18.30 No grazie, il caffè mi rende nervoso e alle 21.00 Scusate il ritardo. Il 6 aprile si prosegue con FF.SS. - Cioè:…che mi hai portato a fare sopra a Posillipo se non mi vuoi più bene? Il 20 aprile in programma Splendor alle 18.30 e Il viaggio di Capitan Fracassa alle 21.00. Il 27 aprile saranno proiettati Che ora è alle 18:30 e Pensavo fosse amore… invece era un calesse alle 21:00.
La puntata prosegue con uno sguardo alle nuove uscite in sala. Tra i titoli più attesi c’è L’ultima missione: Project Hail Mary con Ryan Gosling, racconto di fantascienza che segue un uomo incaricato di salvare il Sole e l’umanità. Torna anche una storia generazionale con Notte prima degli esami 3.0, che riporta sul grande schermo le atmosfere della maturità tra amori, amicizie e passaggi all’età adulta. Tra le altre uscite si segnalano Idoli - Fino all’ultima corsa, ambientato nel mondo delle competizioni motociclistiche, La torta del presidente, ambientato nell’Iran degli anni ’90, Gli occhi degli altri, dramma ispirato a una vicenda reale, e 6:06, costruito su un loop temporale.
Ampio spazio anche agli Oscar, con il trionfo di Paul Thomas Anderson e del suo Una battaglia dopo l’altra, vincitore di sei statuette tra cui miglior film e miglior regia. Tra i premi più rilevanti anche quello a Sean Penn come miglior attore non protagonista, mentre Sinners - I peccatori ha ottenuto quattro riconoscimenti. Miglior attrice protagonista Jessie Buckley, mentre sul fronte internazionale si distingue Sentimental Value.
Pirandello e il teatro: La verità e la maschera
Il berretto a sonagli prende spunto dalla novella La Verità e debutta come opera teatrale nel 1917. Pirandello descrive il protagonista, Ciampa, come un uomo “strapieno di tragica umanità, non vivo ma arcivivo”. Non è solo un personaggio da recitare: è un’anima che parla, che soffre, che si difende con parole vive. La storia ruota attorno a Beatrice Fiorica, convinta del tradimento del marito con Nina, moglie di Ciampa. Con il suo testo, Pirandello esplora i temi della verità, dell’ipocrisia sociale e delle maschere che ogni individuo è costretto a indossare. Dal 26 al 29 marzo al Teatro Nuovo va in scena La signora delle camelie, con regia di Giovanni Ortoleva. Dall’8 al 12 aprile al Teatro Mercadante va in scena Il misantropo di Molière, con la regia di Andrée Ruth Shammàh.
Napoli non è solo un set a cielo aperto, location ormai amata e ricercata da registi locali e nazionali; oggi è anche la sede di presentazioni e di lanci promozionali: il Cinema Metropolitan ospita una serie di anteprime con ospiti in sala. Il 17 marzo Matteo Garrone, Nunzia De Stefano e Mattia Cozzolino presenteranno al pubblico il film Malavia, mentre nello stesso giorno sarà previsto anche un collegamento streaming con il regista Anders Thomas Jensen per presentare Mio fratello è un vichingo. Il 19 marzo, in occasione della Festa del Papà, sarà invece presentato Mi batte il corazon alla presenza del comico Peppe Iodice, degli attori Ivana Lotito e Francesco Procopio e del regista Francesco Prisco. Gli incontri si svolgeranno alla Casa della Cultura di Palazzo Cavalcanti, in via Toledo, e vedranno protagonisti alcuni nomi della scena contemporanea. Si parte il 19 marzo con l’attore e regista Vincenzo Nemolato, seguito il 3 aprile dal regista e musicista Mariano Bauduin con un incontro dedicato al rapporto tra Shakespeare e la musica. Il 10 aprile sarà la volta del drammaturgo e regista Fabio Pisano con una riflessione sul desiderio teatrale del pubblico, mentre il 30 aprile chiuderà il ciclo l’attore e regista Roberto Capasso con un approfondimento sulla tradizione del teatro napoletano da Scarpetta ai De Filippo.
La carriera di un’icona e l’evoluzione della cultura
Il Festival di Cannes 2026 assegnerà la Palma d’Oro alla carriera a Barbara Streisand. È tra i pochi artisti ad aver raggiunto lo status EGOT, avendo vinto Emmy, Grammy, Oscar e Tony Award, i quattro premi più importanti delle arti performative statunitensi. Con oltre 150 milioni di dischi venduti nel mondo, è una delle artiste più premiate e riconosciute della musica internazionale e ha lasciato un segno importante anche al cinema con film come A Star Is Born, Yentl e Mi presenti i tuoi?. Passando alle uscite in sala, il primo titolo della settimana è Il testamento di Ann Lee, dramma storico con Amanda Seyfried che racconta la storia vera della fondatrice della comunità religiosa degli Shakers, movimento che predicava l’uguaglianza sociale e tra uomini e donne.

Sul fronte streaming, su Sky e NOW arriva Un semplice incidente, il film del regista iraniano Jafar Panahi vincitore della Palma d’Oro, mentre su Netflix è disponibile la serie Made in Korea, che segue il sogno di una ragazza indiana affascinata dalla cultura coreana. Il suo debutto al cinema risale al 1978, quando giovanissimo recita accanto al padre Mario Da Vinci nel film Figlio mio sono innocente! A Bologna ha aperto la mostra Viva Varda! Gabriele Muccino debutta a teatro. Il regista cinematografico arriva al teatro Diana di Napoli, dal 25 febbraio all’8 marzo con A casa tutti bene, ma non nella versione vista al cinema o in tv. Per il regista de L’ultimo bacio, il teatro non è affatto da considerare un “piano B” rispetto al cinema, ma una sfida importante. Nelle note di regia dello spettacolo Muccino si sofferma proprio su questo e dice: “L’unità di luogo e di tempo, concentrata nella casa di famiglia, si adatta perfettamente al linguaggio teatrale, trasformando il palco in un microcosmo dove esplodono le dinamiche familiari. Muccino ha ammesso di essersi spaventato all’idea di uscire dalla propria comfort zone, di fronte al timore di perdere il controllo sul montaggio e di non poter proteggere la scena, come nel cinema.
Al centro della storia c’è l’ottantesimo compleanno della madre, Alba, interpretata proprio da Anna Galiena. È lei il perno attorno a cui ruotano figli e nipoti. Insieme a loro, un notevole gruppo di attori: da Alice Arcuri a Simone Colombari, fino a Sandra Franzo e Alessio Moneta. Dal 18 febbraio al 1 marzo al teatro Mercadante, Antonio Latella porta in scena Riccardo III di Shakespeare. Qui il male non è brutto o deforme, ma affascinante e gentile. Dal 24 febbraio all’8 marzo al teatro Bellini, dopo 25 anni di assenza, torna in scena Sabato, domenica e lunedì di Eduardo De Filippo, per la regia di Luca De Fusco. Durante un pranzo domenicale, la gelosia di Peppino verso la moglie Rosa fa esplodere le tensioni in famiglia. Infine dall’11 al 29 marzo al teatro Diana torna Vincenzo Salemme con la sua nuova commedia Ogni promessa è debito. Dopo un naufragio, il pizzaiolo Benedetto promette dei soldi a Sant’Anna per salvarsi. Tornato a casa sano e salvo, deve fare i conti con una schiera di parenti, preti e politici che reclamano quel denaro.
La serata si apre con la proiezione del documentario di Valerio Ciriaci, Elvira Notari. Avventura ironica che gioca con il metacinema: Jack Black e Paul Rudd sono due amici di mezza età che partono per l’Amazzonia per rifare il loro film cult, ma il set si trasforma in un incubo quando compare un vero anaconda gigante. Diretto da Chloé Zhao, è un intenso dramma storico che racconta la morte dell’unico figlio maschio di William Shakespeare che avrebbe ispirato Amleto. Un film intimo e poetico sulla perdita, la memoria e il dolore che si trasforma in creazione artistica. Un musicista fallito con un figlio che entra ed esce dal carcere, un idraulico con una madre ingombrante e un nullafacente appena diseredato dalla zia. Una sgangherata compagnia che vivrà una rocambolesca notte in una casa in riva al lago, tra situazioni ridicole e paradossali. Christian De Sica e Lillo tornano al cinema in un giallo ironico ambientato tra le montagne valdostane: un celebre criminologo viene invitato da potenti imprenditori dell’industria ludica a fare da testimonial per il rilancio di uno storico gioco da tavolo. Ma ciò che si preannunciava come una tranquilla operazione commerciale si trasforma presto in un caso da risolvere. Intrighi, sarcasmo per un gioco investigativo pieno di sorprese. Sabato 7 febbraio Christian De Sica, Lillo e il regista Eros Puglielli saranno a Napoli per presentare il film.
Reduce dal successo al cinema con La Grazia di Paolo Sorrentino, Toni Servillo torna in scena a Napoli, dal 4 all’8 febbraio al Teatro Bellini con Tre modi per non morire. Montesano parte dall’idea che viviamo in un’epoca intenta a celebrare ogni giorno trionfi tecnologici, promesse di efficienza e progresso. Eppure, mai come oggi, l’idea stessa di progresso appare fragile. Tre modi per non morire è un viaggio a ritroso nella storia del pensiero in cui la poesia ha insegnato a cercare la vita. La prima tappa è Baudelaire, con Monsieur Baudelaire, quando finirà la notte?. Nelle sue parole la bellezza è una forma di resistenza. Una medicina contro la depressione e l’ingiustizia. Alla domanda: quando finirà la notte? Si arriva poi a Le voci di Dante. Così la poesia si fa romanzo e diventa salvezza. I personaggi della Divina Commedia tornano a parlarci dal presente. Paolo e Francesca, trafitti dall’amore e dalla parola.

L’ultima sosta è Il fuoco sapiente dei Greci. Qui poesia e filosofia si intrecciano, accendendo una visione capace di immaginare il futuro. Toni Servillo attraversa questi testi con tutto il corpo. La parola non è mai solo detta: è scolpita, modulata, respirata. La voce passa dal sussurro alla tensione, dalla calma alla disperazione. Tre modi per non morire, è stato presentato dal teatro Piccolo di Milano, come un percorso capace di fare da antidoto alla non-vita che tenta di ingoiarci. Al San Ferdinando dal 4 all’ 8 febbraio c’è La principessa di Lampedusa di Ruggero Cappuccio, diretto e interpretato da Sonia Bergamasco. Dal 10 al 15 febbraio, sempre al teatro San Ferdinando, è in scena L’amore non lo vede nessuno con Stefania Rocca e diretto da Piero Maccarinelli. Infine al teatro Diana dall’11 al 22 febbraio torna in scena Jucatùre di Pau Miró, con Antonio Milo e Adriano Falivene, per la regia di Enrico Ianniello.
Raffaele Viviani è forse, assieme a Eduardo De Filippo, il più grande autore teatrale napoletano di sempre. Lo spettacolo ripropone due atti unici di Viviani Don Giacinto e La musica dei ciechi. Il suo teatro può dirsi per certi versi quasi vicino a quello di Bertolt Brecht per scelta delle tematiche e acutezza nell’ analisi umana. Viviani, che non poteva conoscere Brecht e quindi averlo come punto di riferimento, ha tuttavia dimostrato una grande affinità anche con lo spirito musicale che animava le opere dell’autore tedesco. Geppy Gleijeses, riprende con Napoli Nobilissima l’opera di Viviani, nello specifico: il Don Giacinto, è la storia di un vecchietto dignitoso e a suo modo nobilissimo, bersagliato da un’umanità variegata e dolente; La musica dei ciechi è invece, secondo il regista e attore, il miglior atto unico mai scritto da un autore napoletano. Gleijeses intraprende questa nuova avventura teatrale con accanto il figlio Lorenzo e Chiara Baffi. Ma oltre a questo, cosa è di scena negli altri principali teatri della città? Al teatro Bellini dal 26 dicembre al 11 gennaio, torna Dignità Autonome di Prostituzione, ideato e diretto da Luciano Melchionna. Dal 18 al 21 e dal 25 dicembre al 1° gennaio, Francesco Cicchella sbarca al teatro Cilea con Tante belle cose, scritto con Gennaro Scarpato. Una serata in cui musica, risate e magia si intrecciano per raccontare una storia che va oltre i confini del tempo. Enzo Moscato è stato una colonna portante della cultura.