L'Argento tra Tradizione, Sacralità e Simbolismo: Dal Battesimo all'Ostrakon

Per molte religioni il battesimo è un avvenimento fondamentale nella vita di un bambino e della sua famiglia: è il primo dei Sacramenti e segna l’introduzione del piccolo nella comunità. Oltre al profondo significato religioso, tale evento si vuole ricordare e far ricordare al piccolo per sempre attraverso il regalo giusto. L’argento è un materiale dal fascino singolare che regala brillantezza e prestigio agli oggetti. L’argento è un dono gradito fin dai tempi antichi: è possibile trovare delle testimonianze già a partire dal V secolo. Regalare un cucchiaino d’argento al battesimo di un bambino o bambina è una tradizione dalle prefondità storiche.

Cucchiaio d'argento classico lavorato

Si tratta di una consuetudine che risale al periodo del Medioevo, durante il quale veniva regalato per le sue proprietà considerate magiche, capaci di tenere lontano gli spiriti maligni. Non è un caso che nei Paesi del Nord si dica “Born with a silver spoon in one’s mouth” (tradotto “nato con un cucchiaio d’argento in bocca”) proprio per sottolineare le origini fortunate di una persona che ha visto ricchezza e agi fin dalla nascita. In quanto materiale prezioso, l’argento regalato alla nascita rappresenta il primo pezzo di una futura ricchezza auspicata per il piccolo.

Il cucchiaino d'argento: evoluzione di un dono iconico

Il cucchiaino d’argento oggi è un regalo utile per bimbo e bimba. Esso è ancora oggi un dono gradito anche per le sue proprietà antibatteriche, che proteggono il bambino da eventuali infezioni orali. Negli ultimi decenni, questo oggetto ha attraversato varie tendenze: dalle incisioni di automobili degli anni Cinquanta, a quelle di treni degli anni Sessanta, fino a quelle di aeroplani degli anni Settanta, tutte intese ad augurare al nuovo nato un buon viaggio e una vita ricca di fortuna.

Gli stili per la posateria in argento sono diversi e si adattano ad ogni gusto ed esigenza: il cucchiaino della collezione inglese è sinonimo di eleganza grazie alle filettature parallele che si snodano sui bordi, il cucchiaino Barocchino, invece, si distingue per le sue linee classiche e i ricchi decori a rilievo che ne impreziosiscono le rifiniture. Il cucchiaino della collezione Scudo è adatto a chi preferisce una raffinatezza basata sulla semplicità e sulla pulizia delle forme.

La lavorazione dell'oro e dell'argento

Alcuni genitori scelgono di conservarlo, immacolato, come un regalo estremamente prezioso da conferire poi al “piccolo” solo dopo anni, una volta cresciuto e consapevole, come ricordo prezioso e caro della persona che lo ha donato. Il cucchiaino d’argento che si regala ai bambini è facilmente riconoscibile: piccolo, elegante, finemente lavorato e personalizzabile grazie all’incisione. Un regalo particolare, che arriva da una tradizione antica. L’argento è un materiale che fin dal Medioevo esercita un fascino singolare. Durante il Rinascimento, tra i nobili rimase l’abitudine di sfoggiare i propri preziosi cucchiai in argento, in occasione dei banchetti con i loro pari. Anche le signore nobili usavano portare sempre con sé i propri cucchiai d’argento, per motivi di prestigio ma anche per igiene: il cucchiaio era personale, a differenza delle posate che si trovavano nelle varie taverne. Il cucchiaio in argento dunque, da oggetto per scacciare il male, era diventato oggetto di prestigio, simbolo della nobiltà e della classe benestante.

Oltre il battesimo: il cucchiaio come simbolo antropologico

Il cucchiaino d'argento è personalizzabile grazie all'incisione personalizzata. Con l'arrivo di un bimbo, ogni momento è speciale. L'ora più bella rimane però quella del primo respiro, la prima connessione diretta con la vita. I primi tratti di un viaggio, dettagli che sanciscono l'inizio di una storia fantastica. Dolci memorie del momento più atteso: gioia, amore e forza racchiusi in un istante e fissati per sempre sulla superficie stessa del vostro regalo. Due versioni, trenino e coniglietto, di un regalo eterno: la possibilità di incidere l’ora della nascita, la data e il nome del piccolo in un orologio che ferma il tempo. Un simbolo su cui custodire anche il peso e la lunghezza del piccolo appena nato, in due varianti: incisi nei vagoni di un trenino oppure in una bilancia e un grazioso metro-carotina, sul retro del manico.

Cucchiaio con incisioni personalizzate

Analizzando il termine Cochlearibus, si nota che è una forma parlante. L’uso e la forma rimandano alla funzione, quella di raccogliere liquidi o semi-liquidi. Che sia nato dalla conchiglia è altrettanto acclarato, sia per la forma che per l’uso. Ne consegue un carico evocativo di tutto rispetto. La conchiglia, infatti, occupa un posto d’onore nel Pantheon degli oggetti simbolici. Gli antichi Greci pensavano che Venere fosse nata da una conchiglia; Pecten, in latino, identifica sia la sporgenza ossea che costituisce la parte superiore del pube che un particolare tipo di mollusco. In molte culture extraeuropee, il cucchiaio non è solo un utensile asettico, ma un oggetto caricato di contenuti evocativi, che rappresenta figure antropomorfe o zoomorfe bene auguranti.

Il lato oscuro: dalla mammana al "cucchiaio d'oro"

Esistono tuttavia risvolti linguistici e storici legati al termine "cucchiaio" o figure a esso collegate che si discostano radicalmente dal dono battesimale. "Mammana" è un termine originario dell'Italia centro-meridionale, utilizzato in passato come sinonimo di levatrice ed anticamente anche per riferirsi alle tenutarie delle case di tolleranza. Nel linguaggio corrente, essendo ormai in disuso come sinonimo, indica una donna che esegue aborti clandestini su commissione, valendosi di pratiche rozze e che mettono spesso a rischio la vita della gestante.

In molti paesi, tra cui l'Italia, la pratica dell'aborto clandestino, e di conseguenza la figura della mammana, è illegale. Una figura analoga era quella del "cucchiaio d'oro", ovvero ogni medico che praticasse l'aborto clandestino in Italia prima che venisse legalizzato nel 1978 dalla legge 194. Questo termine, lungi dal riferirsi al dono beneaugurante di cui sopra, identificava in gergo una pratica medica occulta, spesso costosa e riservata a una clientela specifica, segnando un netto contrasto semantico tra la vita celebrata nel battesimo e la fine della vita in ambito clandestino.

Memorie, radici e il tempo che passa

Il contesto in cui queste tradizioni si inseriscono è spesso legato alla memoria collettiva, come descritto da Ugo Dessy nel suo lavoro Su tempus chi passat. La nostalgia del passato appare il motivo dominante che accompagna i brani, momenti e luoghi, di questa raccolta. Ogni testimonianza, anche quella che ricorda o descrive qualcuno dei mestieri più umili e ingrati, è pur sempre intrisa di nostalgia e di rimpianto. La nostalgia e il rimpianto del passato, il desiderio se non anche il bisogno di un futuro diverso, sono sintomi diffusi di un profondo malessere che testimoniano il fallimento del sistema di vita attuale, e sono la più dura e pesante condanna di una presunta civiltà che di civile, nel senso di umano, ha davvero ben poco.

Uno degli aspetti più negativi di questo sistema è che il suo cosiddetto processo di sviluppo avanza come un rullo compressore, appiattendo, schiacciando, massificando, isterilendo tutto ciò che si lascia dietro. Un processo di sviluppo che distrugge il passato utilizzando senza senno il presente, esclusivamente in una prospettiva futura di ulteriore e più scientifico sfruttamento, per foia di potere e di denaro.

L’eco dell'Ostrakon: il frammento e il simbolo

L’ostrakon era un pezzo di ceramica o pietra rotta; la parola deriva dal greco e vuol dire conchiglia. Recuperiamo i frammenti che nell’antica Grecia servivano a stipulare un patto e da cui deriva la parola simbolo (mettere insieme). Due persone rompevano una tessera di riconoscimento, spesso di ceramica, per poi conservare il proprio pezzo. Unendo le parti era possibile dimostrare che c’era una promessa da rispettare. Dal passato emergono prove parziali e per cogliere il loro messaggio è necessario fare delle ipotesi. L’atto infantile di portare la conchiglia all’orecchio, per sentire meglio il mare, è un gesto che ci aiuta a sperimentare la relazione dell’uomo primitivo con la natura.

Conchiglie antiche e reperti in ceramica

L’uso delle conchiglie si perde nella notte dei tempi ed è elemento tramandato nelle leggende e nei riti legati alla fertilità. Se una coppia aveva difficoltà a procreare, il sangue mestruale veniva raccolto in una conchiglia e portato fino alla fonte nel bosco. Dalla stessa sorgente, dopo la gestazione, la fata avrebbe pescato il neonato. Il percorso per raggiungere la Galizia serviva ad espiare i peccati o per adempiere ad un voto. Una leggenda narra che il sarcofago di San Giacomo fu trovato coperto dalle conchiglie. La tradizione giacobina prevedeva che la capasanta fosse usata come contenitore per bere da fontane, fiumi e torrenti. Una coppa marina naturale di cui San Giovanni si avvaleva per battezzare; le stesse acquasantiere hanno spesso la forma della conchiglia. L’arte, i miti greci e romani associavano la conchiglia agli organi genitali femminili e alla nascita di Venere. Collegata alla procreazione, la conchiglia ha connessioni con l’acqua e la vita, basta pensare alla rottura delle acque durante il parto. Ma la parola “parto” ha un doppio significato: indica anche l’inizio di un viaggio e, a Roma, Venere divenne la protettrice dei viaggiatori che navigavano.

Archetipi e tradizioni popolari

Come sosteneva Carl Gustav Jung, l’inconscio collettivo è un ponte per le conoscenze transgenerazionali, grazie agli archetipi trasmessi nel DNA. Per Platone, le conchiglie erano “il legame cosmico più profondo” e “l’unica risonanza su cui si fonda il mondo”. In una visione olistica di magia simpatica, le conchiglie dei molluschi che regolavano i cicli produttivi con il plenilunio potevano diventare amuleti propiziatori della fecondità. Il collegamento lunare è rafforzato dalla perla che si credeva fosse figlia della conchiglia e del fulmine fecondante. La perla è un processo cosmico che fonde il confine fra mare e cielo.

Gli scavi archeologici restituiscono una tradizione che unisce il trapasso alla conchiglia e non solo nelle sepolture vicino la costa. La tradizione delle vie marencane, che collegavano i monti al mare, favoriva gli scambi commerciali e culturali. Le grotte come riparo dalle intemperie e ventre cosmico per la rinascita testimoniano quanto l'uomo sia sempre stato legato a questi simboli di protezione e origine. Che si tratti di un cucchiaio d'argento per il battesimo o di un reperto archeologico, l'oggetto mantiene una sua carica semantica che attraversa le epoche, parlando di vita, di nascita e di quel desiderio profondo di ancorare il nostro esistere a gesti simbolici che hanno radici lontane.

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