Bambini che Non Mangiano: Cause, Consigli e Strategie per un Rapporto Sereno con il Cibo

Non c'è genitore che non abbia vissuto questo genere di capricci: tu hai preparato con amore il pasto di tuo figlio ed ecco che lui si rifiuta categoricamente di mangiare! Che delusione! È una sensazione normale, perché come mamma i "nooo", "nobuono" e vari "no voio” possono rattristarti. Il grande segreto per superare questo periodo il più serenamente possibile consiste nel non confondere amore ed educazione, né cibo e affetto. È facile a dirsi, ma spesso meno facile a farsi! Ricorda che un bambino non si lascerà mai morire di fame. Questa guida mira a offrire spunti e consigli per affrontare l'inappetenza nei bambini, aiutando a ritrovare il sorriso e a creare un ambiente positivo durante i pasti.

Bambino che si rifiuta di mangiare con espressione capricciosa

Che cos'è l'Inappetenza Infantile e Quando si Manifesta

L'inappetenza è la mancanza o la riduzione di appetito che si può verificare a qualsiasi età della vita, inclusa l'infanzia. Nel contesto pediatrico, l'inappetenza nel bambino è spesso la ricorrente scarsa assunzione di cibo da parte del piccolo, che preferisce consumare piccole quantità di cibo in diversi momenti della giornata, anziché seguire un regime alimentare ben suddiviso. Questo comportamento porta a pasti incompleti e a una maggiore frequenza di spuntini, rendendo il pranzo e la cena momenti di tensione e sfida per i genitori. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) non fornisce una definizione specifica di "inappetenza" ma pone l’attenzione sull’importanza di differenziare le condizioni in cui è normale che si verifichi un ridotto interesse per il cibo o un ridotto introito alimentare da quelle in cui è necessario approfondire per escludere un problema di salute del bambino.

In generale, si considera patologica l’inappetenza se si presenta come un rifiuto persistente e protratto del latte o del cibo, l'associazione con cambiamenti comportamentali e sintomi e/o segni inusuali per il bambino. È quindi importante indagare la durata e l’intensità e distinguere se si tratti di un vero o di un falso problema. È fondamentale ricordare che per il bambino, soprattutto nei primi anni di vita, mangiare richiede un processo di apprendimento che non è uguale in tutti i bambini. Un'inappetenza transitoria può rappresentare la conseguenza di un cambiamento, come un cambiamento nella dieta, la nascita di un fratellino o di una sorellina, un cambio di stagione o un trasloco. Nel periodo dello svezzamento, il lattante potrebbe accettare meno volentieri l’inserimento di cibi semi-liquidi e/o solidi nella dieta e rifiutare determinati tipi di cibo; se il Pediatra valuta che la crescita è adeguata, non c’è da preoccuparsi. Anche un bambino in buona salute non sempre ha lo stesso appetito: come per noi adulti, l’appetito può variare da un pasto all’altro o da un giorno all’altro.

Le Radici del Rifiuto: Cause Psicologiche e Comportamentali

L’inappetenza nei bambini può essere causata da diversi fattori psicologici e comportamentali, spesso intrecciati con fasi normali dello sviluppo.

La "Fase del No" e l'Affermazione della Personalità

Verso i 18-24 mesi, il bambino incomincia ad affermare la propria personalità. Se si rende conto che i suoi "no" ti pesano, non si priverà del gusto di toccare questo tasto sensibile. Questo comportamento è solo un modo per farti capire che ormai è capace di opporsi alla tua ”autorità”. È l'inizio della classica "fase del no", che è assolutamente normale nello sviluppo psicologico del tuo bambino. Sarà normale, ma a volte è dura! In questo periodo di passaggio, è comprensibile che il piccolo abbia altri desideri piuttosto che quello di sedersi a tavola. Ci sono talmente tante cose da scoprire, spazi da esplorare, giochi da provare! Avere la meglio su un piccoletto alto così sembra facile visto dall'esterno… ma ci si può facilmente sentire impotenti.

La Neofobia Alimentare: Un Tratto Evolutivo

Un'altra causa comune è la neofobia alimentare. Questa fase è normale nei bambini e, come dice il suo nome, li spinge a rifiutare qualsiasi nuovo alimento, a causa della diffidenza e della paura di ciò che non conoscono. Tale fase può essere più o meno marcata a seconda dei bambini! E confortati pensando che tutte le mamme ci sono passate.I bambini piccoli, di uno o due anni, in genere non sono affatto neofobici e normalmente assaggiano senza problemi anche i cibi più strani, addirittura piccanti. Se a proporglieli sono persone nella quali hanno fiducia non hanno motivo di dubitare che quello che viene loro offerto sia buono e non dannoso. Per capire le basi della neofobia e il suo significato adattativo, ovvero la capacità di adattarsi alle circostanze, influenzati dalle nostre esigenze, bisogna andare molto indietro nel tempo. I nostri antenati vivevano in un ambiente ostile in cui era vantaggioso rimanere lontani dai cibi sconosciuti dei quali non si aveva esperienza, per evitare di ingerire alimenti potenzialmente dannosi e di avere conseguenze post-ingestive spiacevoli, e anche molto severe. Dal punto di vista adattativo, quando i bambini iniziano ad acquisire sempre maggiore autonomia, inizia anche a manifestarsi in maniera molto evidente la neofobia, per proteggerci dall'assunzione di sostanze pericolose che non conosciamo. È un tratto arcaico, molto importante dal punto di vista evolutivo per la protezione della specie, che si è mantenuto nel tempo e che ad oggi, con la larga disponibilità di cibo sicuro può essere considerato un tratto maladattivo.

La neofobia si instaura tipicamente in età prescolare, fra i 2 e i 6 anni. I bambini hanno in generale un livello di familiarità relativamente basso con molti alimenti; quando viene loro presentato un cibo nuovo non riescono a categorizzarlo come sicuro, innocuo. Il picco naturale della neofobia coincide con l’introduzione del bambino all’asilo. Le famiglie considerano le conseguenze dell’espressione della neofobia alimentare in relazione all’inserimento in un ambiente nuovo, dove temono che il cibo non sia soddisfacente o che i bambini non stiano bene. Bisognerebbe invece sapere che questo è un tratto che si manifesterebbe ad ogni modo, anche in casa, in maniera più o meno evidente in base alle caratteristiche peculiari di ogni bambino. Gli alimenti maggiormente rifiutati dai bambini sono sicuramente verdure e frutta, ma non solo. Oltre alla frutta e alla verdura, i bambini fortemente neofobici tendono a rifiutare anche alimenti molto proteici come ad esempio la carne, e molto calorici. Tendono a rifiutare i cibi che non riconoscono, magari anche solo presentati sotto una forma diversa o con un aspetto complesso (diversi colori, diverse forme tutte insieme). Questo è il motivo per cui la pasta in bianco, nella sua semplicità, raramente scatena il rifiuto.

Cambiamenti e Disagi Emotivi: Ansia e Insicurezza

A livello più profondo, può accadere che il bambino sviluppi alcune fasi di inappetenza in caso di cambiamenti nella sua vita, come la nascita di un fratellino, l'inserimento all'asilo, un trasloco o il ritorno al lavoro della mamma. Questi episodi di inappetenza sono spesso dovuti all'ansia e all'insicurezza. In questi casi, è importante rassicurare il bambino, farlo sentire compreso e ascoltato, per aiutarlo a superare questo periodo di stress e difficoltà. Nel caso dei neonati, il cambiamento potrebbe essere anche dato dal passaggio dal latte materno al latte artificiale: avere pazienza e procedere con calma è l’unica soluzione possibile. Stress o tristezza: i cambiamenti d’umore influenzano tanto i comportamenti degli adulti quanto quelli dei bambini. L’inappetenza potrebbe essere un modo di richiedere attenzione ai genitori, per comunicare a mamma e a papà una situazione di disagio psicologico.

Mancanza di Coinvolgimento e Distrazioni

L’inappetenza può essere causata anche dalla mancanza di coinvolgimento nella preparazione e nel consumo degli alimenti. I bambini tendono a preferire ciò che è stato preparato per loro e non hanno il controllo sulla scelta della pappa. Per non distrarre il tuo piccolo "schizzinoso", è importante spegnere la televisione durante i pasti ed eliminare i giocattoli a portata di mano. Elementi di distrazione possono portare a rifiutare il cibo e a compromettere la sua capacità di comprendere l'importanza del momento del pasto.

Gusti Personali e Sfide di Consistenza

Infine, non dimentichiamo che il bambino è pur sempre un essere umano come tutti: magari qualcosa proprio potrebbe non piacergli. Se rigetta continuamente lo stesso alimento, si può optare per altre preparazioni. Non dimenticare che a volte non è l'alimento in sé, ma la sua consistenza che potrebbe dargli fastidio. Dopo diversi rifiuti si può prendere in considerazione il fatto che i suoi gusti personali lo spingano a detestare questo alimento… Ma non è grave, il suo equilibrio alimentare non subirà scompensi. La neofobia alimentare e la fase del no non spiegano tutti i rifiuti alimentari.

Fattori Fisici e Condizioni Mediche che Influenzano l'Appetito

Oltre ai fattori psicologici, esistono anche diverse cause fisiche che possono portare all'inappetenza nei bambini.

Problemi del Cavo Orale e Dentizione

Il più semplice è dovuto a una qualche forma di infiammazione del cavo orale: dai semplici mal di gola alle fastidiose afte, i problemi a livello della bocca e della gola possono rendere difficoltoso e doloroso il mangiare, portando a fasi di inappetenza. Anche la comparsa dei primi dentini può dare fastidio e togliere il senso di fame. Per fortuna è una fase passeggera, che dura di norma da un paio di giorni fino a un massimo di dieci, soprattutto nei bambini sotto i 12 mesi. I bambini al di sotto dei 12 mesi sono spesso alle prese con dentini che spuntano, e in quei momenti possono alternarsi, anche in modo ravvicinato, inappetenza, irritabilità e un po’ di insonnia.

Disturbi Digestivi

A livello digestivo, episodi di diarrea o virus intestinali - molto comuni soprattutto nei bambini che frequentano asili e nidi - possono causare temporanei momenti di mancanza di appetito. L’inappetenza in corso di malattia è una condizione fisiologica che tutti sperimentano, anche gli adulti. Le gastroenteriti in particolare sono infezioni dello stomaco e dell’intestino, di origine virale o batterica. Nel caso di un neonato inappetente, anche le coliche sono motivo di mancanza di appetito prolungata.

Rallentamento della Crescita Fisiologico

Nel secondo anno di vita, la crescita del bambino rallenta rispetto al primo anno, e di conseguenza anche l’appetito può diminuire. È importante non forzarlo a mangiare se non ne ha voglia, ma allo stesso tempo evitare di proporgli esclusivamente alimenti che sappiamo già essere di suo gradimento o poco bilanciati dal punto di vista nutrizionale. Questo atteggiamento, infatti, potrebbe incoraggiare un’alimentazione selettiva e portare a squilibri nutrizionali.

Allergie e Intolleranze Alimentari

Alcuni bambini presentano allergie alle proteine del latte vaccino e all'uovo, spesso introdotti già durante lo svezzamento, che possono provocare uno stato di malessere generale: in questo caso sarà necessario fare un controllo dal proprio pediatra per essere sicuri. Le allergie alle proteine del latte vaccino e all’uovo sono le prime a manifestarsi nei soggetti predisposti (già quando inizia lo svezzamento). Tra i sintomi evidenti troviamo uno stato di malessere generale che può portare, appunto, anche a fasi di inappetenza.

ARFID: Il Disturbo Evitante/Restrittivo dell’Assunzione di Cibo

Nel caso in cui nessuna di queste opzioni sia percorribile e il rifiuto sia molto marcato, il pediatra potrebbe diagnosticare un problema di alimentazione selettiva, detto ARFID (disturbo evitante/restrittivo dell’assunzione di cibo). I bambini con questo disturbo mangiano volentieri solo 5-6 tipi di cibi, soprattutto carboidrati come pasta, pane o biscotti. Non è una patologia grave, e i trucchi per stimolare l’appetito sono gli stessi delle altre cause di inappetenza. I disturbi alimentari dell'infanzia rappresentano un problema molto comune, circa il 25% dei bambini con uno sviluppo tipico e l'80% dei bambini con ritardo dello sviluppo possono infatti presentare un disturbo della nutrizione e dell'alimentazione. Questo può insorgere già in età neonatale, durante la quale si manifesta con pianto, coliche, irritabilità o ipereccitabilità, o comparire tra il primo e secondo anno di vita, con apparente mancanza di interesse o rifiuto alimentare ed atteggiamenti oppositivi da parte del bambino (getta il cibo o lo allontana, piange quando gli viene offerto). Più frequentemente un disturbo alimentare può esordire tra i 6 mesi e 4 anni di età, in concomitanza con il divezzamento e quindi l'utilizzo di una "strumentazione" per alimentarsi (cucchiaio, bicchiere o tazza) e la modifica della consistenza, da una liquida a una semisolida/cremosa. Lo sviluppo delle abilità alimentari di masticazione e migliore gestione di alimenti morbidi e solidi inizia tra i 6-8 mesi di età. La capacità di gestire motoriamente il cambio di consistenza e delle caratteristiche del cibo (durezza, omogeneità, volume, viscosità), oltre alle abilità cognitive ed alle capacità sensoriali (gusto, olfatto, vista) rappresentano le tappe principali dello sviluppo delle capacità oromotorie.

Tabella di crescita del bambino con punti di riferimento

Condizioni Patologiche Sottostanti

Nei lattanti e nei bambini, il rifiuto persistente del cibo può essere anche un sintomo di altre condizioni. È quindi fondamentale consultare il Pediatra per valutare la presenza di eventuali sintomi e/o segni associati che potrebbero suggerire la presenza di condizioni sottostanti. Bisogna pensare ad infezioni (delle vie urinarie, vie respiratorie, faringiti, gastroenteriti), malassorbimento, allergie/intolleranze alimentari, carenze nutrizionali (ad esempio anemia), disturbi endocrini, malattie renali/epatiche, cardiopatie congenite, malattie metaboliche, neoplasie. Inoltre, l'inappetenza dei bambini va distinta dall'anoressia che rappresenta una malattia di interesse neuropsichiatrico con una importante componente psicologica alla base.

Segnali d'Allarme: Quando è Necessario Consultare il Pediatra

È opportuno preoccuparsi e consultare il pediatra quando l’inappetenza si associa a segnali specifici, che potrebbero indicare problemi più seri. Ad esempio, è fondamentale prestare attenzione a:

  • Calo ponderale e/o arresto di crescita: Se il bambino non cresce o perde peso in modo significativo.
  • Sintomi e/o segni di disidratazione: Cute secca, mucose asciutte, occhi alonati.
  • Affaticamento o letargia: Una stanchezza eccessiva o apatia insolita.
  • Pallore cutaneo: Una colorazione della pelle insolitamente chiara.
  • Febbre: Specialmente se persistente o inspiegabile.
  • Dolore non meglio localizzato: Un dolore che il bambino non riesce a identificare o descrivere.
  • Vomito e Diarrea: Soprattutto se prolungati o gravi.
  • Difficoltà nella masticazione e/o deglutizione: Tosse, rigurgito, episodi di soffocamento, una voce rauca o gorgogliante al pasto sono indicatori clinici di una deglutizione incoordinata.
  • Rifiuto ripetuto del biberon: Nei lattanti, questo può essere un segnale importante.
  • Pianto inconsolabile: Un pianto che non si riesce a placare con le normali coccole o attenzioni.
  • Difficoltà respiratoria: Segni di affanno o respirazione difficoltosa.
  • Carenze nutrizionali di macro e micronutrienti: Se il pediatra rileva tali carenze.

Il tuo bambino mangia poco oppure rifiuta specifici cibi, come frutta o verdura? Non preoccuparti, sono atteggiamenti molto diffusi a questa età. A tre anni si acquisisce la piena libertà in ambito alimentare; il bambino è perfettamente in grado di riconoscere i segnali di fame e sazietà e sa come comunicartelo. Se rifiuta determinati cibi chiedendotene altri puoi accontentarlo ogni tanto, ma non cedere sempre e facilmente alle richieste di ciò che preferisce purché mangi. Il rifiuto verso il cibo è un meccanismo naturale, che si sviluppa nel momento in cui i bambini iniziano ad avere maggiore autonomia decisionale. Nei primi anni di vita è più evidente, poi, nella maggior parte dei casi, questi atteggiamenti si riducono con la crescita. È molto importante per il genitore verificare che il bambino stia effettivamente mangiando poco e che non siano le aspettative dell’adulto ad essere poco realistiche per le necessità del piccolo.

Bambini a tavola. Consigli per una buona alimentazione

Strategie Efficaci per un Pasto Sereno: Consigli Pratici per i Genitori

Nel caso in cui il Pediatra confermi che la crescita del bambino è nella norma e ha escluso cause patologiche, trasformare il momento del pasto da una potenziale fonte di stress a un'occasione serena di scoperta e condivisione è il primo passo per superare l'inappetenza.

Principi Fondamentali e Atmosfera a Tavola

Devi imparare ad essere irremovibile e coerente al tempo stesso: "Non ne vuoi? Va bene." Certo, la prima volta è difficile. Altro atteggiamento importante: niente implicazioni affettive fra l'alimentazione e il bambino. L’atmosfera a tavola deve essere distesa e tranquilla, non serve alzare la voce o sgridare il piccolo che non mangia. La convivialità durante i pasti è fondamentale. Il pasto è un momento educativo e di condivisione tra il bambino e i genitori. Dovrebbe quindi rappresentare un momento che esclude altre attività, come giocare o guardare la televisione. Solo mangiando insieme all’adulto il bambino avrà la possibilità di apprendere regole, comportamenti e modi di fare tipici della famiglia. Il nostro bambino è inappetente? Non sempre, però, l’inappetenza deve essere fonte di preoccupazione. L'appetito fluttua da un giorno all'altro: un po' di stanchezza, i dentini che spuntano ed ecco che l'appetito del tuo bambino diminuisce! Non temere, lui si alimenta secondo le sue necessità, senza mettere in pericolo il suo sviluppo se la curva di crescita e il peso progrediscono regolarmente.

Genitori che mangiano insieme al bambino a tavola

Creare un Ambiente Positivo e Stimolante

Quando le cause sono psicologiche e tendenzialmente lievi, il metodo migliore per stimolare l'appetito dei bambini è partire dal loro coinvolgimento nella preparazione e nel consumo degli alimenti. Questo può essere fatto in diversi modi: il più semplice è che tu chieda a tuo figlio un aiuto nelle varie fasi di organizzazione del pasto. Potresti chiedere di premere il pulsante per frullare, o di mescolare gli ingredienti. Questo può aiutare i bambini a sentirsi più coinvolti e a essere più disposti a mangiare ciò che hanno preparato. Alcuni genitori stanno optando per l’acquisto di una mini cucina funzionante per introdurre la cucina nelle attività quotidiane del bambino. Un’idea graziosa, anche se limitata allo spazio disponibile in casa; inoltre, cucinare con te diventa anche un modo per controllare ciò che fa, e al contempo creare bei ricordi assieme.

Un altro trucco che puoi provare è rendere la presentazione della pappa più attraente, utilizzando forme e colori appetibili. Puoi sbizzarrirti con le forme più creative, o semplicemente ricreare faccine e animaletti semplici. Invece che proporgli un piatto colmo che può scoraggiare in anticipo i piccoli dall'appetito di un uccellino, fai in modo che i pasti siano composti da piccole porzioni di cibo e cura anche la presentazione: un piatto simpatico, un cucchiaino adatto e colorato. Sarà poi importante che mangiate assieme, per rendere il pasto un vero e proprio rito educativo e di stimolo ai ricordi familiari. Per questo, puoi creare un'atmosfera rilassata e divertente usando alcuni espedienti come giocattoli o storie: chi non ha ricevuto un “aeroplanino” almeno una volta nella vita? L’invenzione di mondi fatati aiuterà moltissimo a stimolare la fame. Insegnagli a concentrarsi piuttosto sui colori, le consistenze e i sapori del pasto.

Piatto di verdure colorate disposte in forme divertenti

Approcci Specifici per Alimenti Difficili: Verdure e Pesce

Entriamo nel dettaglio di alcuni consigli per far mangiare alcuni alimenti maggiormente rifiutati: le verdure e il pesce.

Le verdure sono una fonte importante di nutrizione per i bambini, ma può essere difficile convincerli a mangiarne almeno un po’. Una strategia efficace è quella di presentare le verdure in modo diverso, come ad esempio in forma di polpette o di frittelle. Questo può aiutare i bambini a superare la loro resistenza all'innovazione e a provare nuovi sapori e consistenze. Usare un solo piatto è un trucchetto “cameratesco”: mangiare entrambi dallo stesso recipiente ti aiuterà a coinvolgere maggiormente il bambino. Così anche la cottura dovrà essere perfetta per tutti e due, senza rischiare di cuocere troppo la verdura per renderla più digeribile. Molto spesso il bambino rifiuta le verdure, crude o cotte.

Il pesce è fondamentale per lo sviluppo della memoria e non solo: paradossalmente, il consumo di alimenti ricchi di Omega 3 come il pesce può aiutare a migliorare la salute generale e a stimolare l'appetito. Per questo motivo andrebbe introdotto fin dallo svezzamento, prediligendo dapprima i pesci dal sapore più delicato come sogliola, merluzzo e nasello. Anche in questo caso, la strategia vincente per ottenere il semaforo verde è la presentazione del pesce “nascosto” in altre forme, come polpette o hamburger o anche frullato. In aggiunta, l’accompagnamento con salse o condimenti può aiutare a mitigarne il sapore o renderlo più invitante.

L'Importanza del Buon Esempio e la Varietà

I genitori sono il modello più importante da imitare, per cui il bambino sarà più propenso ad assaggiare un cibo nuovo se la mamma e il papà mangiano lo stesso cibo, per quanto possibile. Via libera quindi a legumi, frutta e verdura di stagione per tutta la famiglia! Non dare al bambino solo ciò che gli piace purché mangi! La sua alimentazione deve essere varia e la monotonia va evitata il più possibile. Prova a proporgli le pietanze in un piatto multi-scomparto, offri al bambino un cibo alla volta per capire quale gli piace di più, così anche tu potrai regolarti di conseguenza. Spesso il piccolo rifiuta l’aspetto e la consistenza più che l’alimento in sé. Per questo è buona regola variare spesso le preparazioni, individuando quelle che gradisce di più, ma sempre nel rispetto delle frequenze settimanali. Ad esempio, se il bambino non gradisce le verdure, puoi proporgliele sotto forma di tortini o muffin salati, magari utilizzando stampini a forma di animaletti, preparati con un uovo e un cucchiaino di Grana Padano DOP grattugiato. Questo formaggio è il più ricco di calcio tra quelli comunemente consumati, un minerale preziosissimo per l’accrescimento, inoltre apporta buone proteine ad alto valore biologico, vitamine essenziali per lo sviluppo come B2 e B12 e antiossidanti come vitamina A, zinco e selenio. L’alimento che non mangia potrebbe essere gradito se cucinato in altro modo. Da due anni in avanti, per incoraggiare sane abitudini alimentari, assicurati di essere un buon esempio per il tuo bambino. Sii paziente e gentile nel riproporre più volte un alimento. Ricorda sempre che una dieta per bambini deve essere il più variegata possibile, e includere cereali, verdure, latte e yogurt, carni magre e pesce per evitare importanti carenze di vitamine, minerali e ferro. Variare l’alimentazione in presenza di un rifiuto può incoraggiare il bambino a provare cose nuove.

Gestire la Neofobia Alimentare

Intervenire per superare la neofobia allargando il repertorio dei cibi conosciuti è possibile aumentando la familiarità dei bambini con questi prodotti, che andrebbero presentati in una forma riconoscibile, così che con il tempo siano disposti ad assaggiarli, in quanto ormai familiari. La carota, ad esempio, se mostrata nella sua forma originale verrà riconosciuta come cibo noto e sicuro e maggiori saranno le possibilità che venga accettata. Nel concreto, i genitori, per aumentare la familiarità con i cibi che solitamente vengono rifiutati dai più piccoli possono sfruttare la lettura, magari con un libro che raffiguri i vari alimenti, e la dimensione del gioco. Aiutare in cucina quando si prepara da mangiare permette ai bambini di manipolare, osservare, annusare e magari assaggiare gli alimenti nella loro forma originale. Inoltre, seguendo il processo di preparazione del piatto, i bambini avranno meno timore di un cibo presentato in una forma per loro strana e inusuale. La strategia è sempre volta ad aumentare la familiarità con una gran varietà di alimenti fin da molto piccoli, magari sfruttando il confronto tra pari come fratelli, cugini o amichetti della stessa età con un comportamento più aperto nei confronti del cibo che possono svolgere un ruolo di “testimonial” affidabili.

Bambino che aiuta un adulto in cucina, mescolando ingredienti

Comportamenti da Evitare: Errori Comuni e Loro Conseguenze

Ci sono alcuni atteggiamenti e pratiche che i genitori dovrebbero evitare per non peggiorare e prolungare l'inappetenza o creare un rapporto disfunzionale con il cibo.

Evitare la Forzatura Alimentare e i Ricatti

Bisogna forzare il bambino? Sarebbe meglio evitare lo scontro. Chiedigli di assaggiare e complimentati dopo che l'ha fatto, anche se non gli è piaciuto. Costringere il bambino a mangiare controvoglia può innescare un rapporto negativo con l’alimentazione, generando rifiuto nei confronti del cibo. L’insistenza genera resistenza. In poche parole, più l’adulto insiste, più il bambino dirà di no. Non si ottiene molto con i ricatti, né con l’insistenza. Se il bambino percepisce che il rifiuto del cibo porta a ottenere ciò che desidera, potrebbe sviluppare un comportamento manipolativo.

Non Utilizzare il Cibo come Premio o Punizione

Evitare di usare il cibo come premio: offrire un premio, come una caramella o un gioco, in cambio di cibi considerati meno graditi, rinforza l'idea che alcuni alimenti siano meno appetibili rispetto ad altri e induce il bambino a considerare l’alimentazione come un gioco. Evitare di usare il cibo come punizione: punire il bambino con la privazione di un'attività piacevole (ad esempio, giocare) in caso di rifiuto del cibo può generare ansia e negatività durante i pasti, con il rischio di trasformare il momento del pasto in un'esperienza stressante. Associare il cibo a un’emozione negativa, in questa fase di crescita, potrebbe creare le basi per lo sviluppo di un rapporto disfunzionale con il cibo. Questo può generare avversioni permanenti verso quello specifico alimento o, al contrario, far percepire il cibo come “un favore” fatto al genitore e usarlo per attirare l’attenzione.

Non Riproporre Immediatamente un Pasto Rifiutato o Offrire Alternative Immediate

Se il bambino rifiuta un pasto, è consigliabile evitare di riproporlo di nuovo a breve termine. Continuare a insistere potrebbe diminuire ulteriormente l’appetito. Allo stesso modo, non preparare un pasto alternativo immediato: se il bambino rifiuta occasionalmente un pasto, è consigliabile saltare direttamente al pasto successivo anziché preparare una nuova pietanza. A volte il piccolo ha voglia di stuzzicare proprio te (ma guarda un po', questo monello ci riesce proprio bene!), perciò chiedi al suo papà di prendere il tuo posto o, perché no, alla tata. Il piccolo avrà meno difficoltà ad assaggiare o mangiare nuovi alimenti, il suo equilibrio alimentare verrà preservato e non avrai più ragione di preoccuparti!

Evitare Frasi Che Confondono e Giudizi

Evitare frasi che possono confondere il bambino, come: «Se finisci tutto il pasto, avrai la cioccolata!»; «Se non mangi tutto, la nonna non ti vuole più bene»; «Coraggio, un boccone per la mamma e uno per il papà». Sono affermazioni che rischiano di confondere il piccolo e di far diventare il momento del pasto un terreno di lotta. Le abitudini alimentari e i valori si insegnano, piuttosto, con il buon esempio. Non giudicare il bambino, soprattutto davanti agli altri. Etichettarlo come “inappetente” rischia di far avvertire al piccolo che questo suo comportamento è “sbagliato”, e il giudizio dei genitori potrebbe creare in lui un senso di colpa.

Non Alterare Eccessivamente il Cibo e Rispettare la Semplicità

Non servire ai piccoli il cibo già tagliato, sminuzzato o tritato in modo eccessivo. In questo modo si rovina l’estetica e si corre il rischio di far sembrare tutto uguale. I bambini non riescono a comprendere i vantaggi, in termini di salute, che un alimento apporta. Dire: “mangia che ti fa bene”, non è di alcuna utilità. Nelle prime fasi, fino a che non sarà raggiunta una buona familiarità con l’alimento, meglio evitare di proporre cibi dalle consistenze disomogenee o con l’aggiunta di spezie o erbe come il prezzemolo, e in generale qualunque cosa che visivamente cambi l’aspetto del piatto. Il fatto che compaiano “macchiette verdi” o disomogeneità, arcaicamente rimanda all’idea che il cibo possa essere contaminato, cosa che nel bambino scatena il rifiuto. Da preferire preparazioni semplici che creino un chiaro rimando all’alimento nella sua forma e nel suo sapore originari: più uno stimolo è complesso, più il bambino farà fatica a riconoscerlo, più tenderà a rifiutarlo. Da evitare qualunque forma di costrizione, così come il sistema della ricompensa.

Il Ruolo del Pediatra e il Supporto Nutrizionale

Quando il Pediatra ha escluso cause patologiche, il suo supporto rimane fondamentale per monitorare la crescita e lo sviluppo del bambino. Solo in questo modo sarà possibile uscire da quel circolo vizioso fatto di sensi di colpa, ansie e preoccupazioni.

Non esistono prodotti per aumentare l’appetito del bambino in maniera miracolosa. Ricordiamoci che lo stomaco di un bambino è grande all’incirca quanto il suo pugno chiuso. Dunque, in termini di quantità, ciò che a noi adulti sembra “poco” sarà più che sufficiente per lui. Il compito dei genitori è preoccuparsi della qualità del cibo piuttosto che della quantità. Sarà quindi importante proporre porzioni piccole e rendere il menù equilibrato. Al momento del pasto principale può essere utile dare al bambino la possibilità di servirsi autonomamente dal piatto di portata, invitandolo a prendere solo ciò che pensa di mangiare. «Che mangi quel che vuole, basta che mangi!», è un’altra frase che si sente dire spesso ai genitori con bambini la cui dieta è molto poco variegata. Facciamo però l’esempio di un bambino che mangia sempre e solo piccole porzioni di pasta al pomodoro poiché questa è l’unica pietanza che gusta volentieri. Continuare a offrirgli solo quel piatto, vorrà dire escludere tutto il resto. Anche il bambino che mangia poco dovrebbe essere esposto a una moltitudine di sapori, odori, gusti e pietanze.

Se il Pediatra lo riterrà opportuno, potrebbe suggerirvi l’uso di specifici integratori. Questi non andranno a sostituire il pasto, ma aiuteranno a colmare eventuali carenze nutrizionali. Ecco alcuni integratori utili, consigliati da Dottoressa Giovanna Russo, pediatra, in base alle specifiche esigenze del bambino:

  • Le Vitamine del gruppo B (in particolare B1, B2, B3, B5, B6, B7, B9, B12) sono coinvolte principalmente nel metabolismo energetico, nel buon funzionamento del sistema nervoso e nel metabolismo del ferro.
  • La Vitamina C supporta il sistema immunitario e il normale funzionamento delle ossa.
  • Lattoferrina e Zinco non sono vitamine né macro o micronutrienti essenziali ma svolgono un ruolo chiave nel sostegno al sistema immunitario e alla crescita del bambino.
  • La Pappa reale è un rimedio naturale comunemente impiegato nei bambini e ragazzi inappetenti. Si tratta di una sostanza prodotta dalle api, ricca di macronutrienti (proteine, carboidrati, lipidi) e vitamine. È nota per le sue proprietà energizzanti, favorisce il metabolismo e stimola l’appetito.

Preferibilmente usare olio extra-vergine di oliva. In ogni caso, l’obiettivo principale dovrà essere quello di creare un ambiente positivo e stimolante durante i pasti, trasformando un potenziale momento di tensione in una piccola gioia tra bambini e genitori, anche attraverso la preparazione di pappe vivaci e piene di sapori nuovi da esplorare. Se il bambino non mangia a causa di disturbi intestinali puoi aiutarlo ad alleviare i sintomi dei suoi malesseri con Boularten, un integratore naturale a base di fermenti lattici vivi (Saccharomyces Boulardii) utili a favorire l’equilibrio della flora batterica e ripristinare il corretto funzionamento dell’intestino. L’inappetenza nei bambini è più frequente di quel che si pensa, e può dipendere da tanti fattori. Può trattarsi di una fase transitoria, fisiologica, legata allo stile di vita o sintomo di malattie in corso o patologie da approfondire.

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