La canzone "Alice" di Francesco De Gregori rappresenta un punto di rottura radicale nella musica leggera italiana. Al momento della sua pubblicazione, il brano fu giudicato incomprensibilmente criptico, venendo accolto con scetticismo persino dalla giuria del concorso "Un disco per l’estate", dove l’autore si classificò ultimo. Questa caratteristica è portata forse alla sua massima espressione proprio nella canzone Alice. La grande innovazione introdotta da Alice è evidente se la si confronta con le altre canzoni: solitamente un brano racconta una storia, qui invece ne sono raccontate tante.

La struttura narrativa: l'indipendenza degli episodi
È vero: ogni strofa della canzone è indipendente da tutto il resto, in quanto narra un singolo episodio. Perfino il ritornello è in realtà conforme alle altre strofe, in quanto anch’esso fa riferimento ad un’altra storia, non citata altrove. Tuttavia, un filo conduttore esiste e, come spesso accade, è suggerito dal titolo della canzone: Alice. Alice è un personaggio che pur non essendo protagonista di nessuno degli episodi descritti, viene sempre citato di sfuggita all’inizio e alla fine delle strofe.
In genere, pensando al nome “Alice” a tutti viene subito in mente il romanzo “Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie”, in cui Alice è una ragazzina insoddisfatta che combatte la noia e le convenzioni tipiche degli adulti prendendo le distante dal mondo reale, catapultandosi, di conseguenza, in un mondo fantastico. Così come accade ad Alice di Lewis Carroll, anche nella canzone di De Gregori tante storie si svolgono l’una accanto all’altra ma senza consapevolezza reciproca e, soprattutto, senza che esse possano lasciare il segno su Alice. Alice è inconsapevole: non sa tutto quello che le accade intorno, e probabilmente non le interessa nemmeno.
Il gioco di specchi e le figure di Irene e Lili Marleen
Tutto è apparentemente tranquillo. Forse troppo tranquillo. Ecco che, subito, rimaniamo spiazzati: avevamo appena conosciuto Alice, ed ora si passa ad un altro personaggio. Di Irene ci vengono date informazioni incomplete, frammentarie, che potrebbero essere quelle di cui Alice è a conoscenza, ma non ci viene detto nemmeno se Alice conosce Irene oppure no. Qui, il guardarsi nello specchio potrebbe anche essere una metafora, per dire che Irene sta riflettendo su se stessa, valutando la sua interiorità. Difatti, Irene la si ritrova poi come protagonista di un’altra canzone di De Gregori (inclusa nello stesso album, "Alice non lo sa") intitolata, appunto, Irene: in quella canzone scopriamo che Irene sta pensando al suicidio.

Lili Marleen è una canzone tedesca divenuta famosa in tutto il mondo durante la seconda guerra mondiale e che spesso gli stessi soldati canticchiavano: narra la storia di un soldato che, in diversi momenti durante la guerra, pensa alla sua fidanzata. Qui, forse, Irene sta pensando al grande amore che trasuda da quella canzone, che sembra ancora più bello in confronto alla sua vita sentimentale. Probabilmente Irene si immagina Lili Marleen, protagonista femminile dell’omonima canzone, guardarla sorridente, come se volesse sfidarla, consapevole della sua bellezza inarrivabile. Con il verso conclusivo della prima strofa, si conclude anche il primo piccolo episodio, che ha visto Irene come protagonista. La storia descritta finora, della quale noi abbiamo una conoscenza assolutamente parziale, è sconosciuta ad Alice. Anche nella realtà è così, per tutti noi: è impossibile conoscere esattamente i dettagli della storia di una persona, le cause dei suoi atteggiamenti, i fatti storici.
Il ritornello e le dinamiche relazionali
Inizia il ritornello e veniamo catapultati in un’altra storia, un po’ come succede ad Alice nel racconto di Carroll. Difatti, tutti sono increduli e mormorano, nascondendosi dietro i rispettivi cappelli, che evidentemente lo sposo è impazzito o ubriaco. Immediatamente c’è un altro colpo di scena: la sposa è incinta! Ma non dobbiamo preoccuparci per questo, perché lo sposo lo sa (a differenza di Alice che invece “non sa” tutto quello che accade nella canzone), e ha già deciso che per questo non sparirà, non abbandonerà né la sposa né il nascituro.
Quando i cantautori italiani si incontrano...
La seconda strofa inizia in maniera analoga alla prima: Alice guarda i soliti gatti, ma stavolta i gatti stanno morendo al sole e il sole si sta avvicinando. Qui Alice inizia a fantasticare, esattamente come nel romanzo. Come nella prima strofa, anche qui viene subito introdotto un nuovo personaggio. Piove ed un certo Cesare sta aspettando da tempo una ballerina di cui si è innamorato. Si scoprirà poi che questo episodio è realmente accaduto ed il protagonista è Cesare Pavese. Un giorno, aspettò invano per molte ore una ballerina che aveva conosciuto in un locale e di cui si era innamorato; le aveva dato appuntamento e, distrattamente, lei aveva accettato. Riparte il ritornello, riprendendo lo stesso episodio degli sposi già raccontato nel ritornello precedente. Alice continua a fantasticare: stavolta i gatti volteggiano nel sole. Il mendicante è un arabo a cui è stato diagnosticato un cancro, probabilmente alla testa perché lo nasconde indossando un cappello.
Il parallelismo con la letteratura di formazione
Qui bisogna fare una nota a margine. Insomma, è una canzone molto importante, un cult fondamentale. Se fosse un libro, sarebbe un grande romanzo di formazione paragonabile a "Il Giovane Holden" di J. D. Salinger. L'opera si presta a una lettura complessa, dove il significato non è mai univoco ma si stratifica, proprio come avviene nella sinfonia di Mahler, che usa una struttura in cui la natura e l'uomo si intrecciano in un dialogo inaudito. Anche nell'arte visiva, come nelle opere di Duchamp o nelle riflessioni di Carmelo Bene sul linguaggio, il significante precede spesso la consapevolezza dell'autore, lasciando alla storia il compito di attribuire un senso definitivo a ciò che inizialmente appariva solo come un frammento di pensiero.

Il linguaggio, che ci distingue dagli animali, non serve solo a comunicare, ma è la struttura stessa del nostro pensiero. Quando De Gregori scrive di Alice, non sta cercando di spiegare una realtà, ma di crearne una nuova attraverso la semiosi per immagini, rendendo il brano una serie di simboli collegati a concetti astratti. La figura del "sole che si avvicina" o del "cappello" che nasconde una verità (il cancro, la follia) agisce come un significante potente, che non necessita di spiegazioni letterali per colpire la mente dell'ascoltatore. La canzone, nella sua apparente semplicità da filastrocca, sfida la nostra capacità di decodificare il mondo, suggerendo che, proprio come Alice, spesso siamo immersi in una realtà di cui non cogliamo che una minima parte, ignari dei destini di chi ci sta accanto.