La Campagna Elettorale Meloni sull'Aborto: Tra Dichiarazioni e Strategie di Indebolimento della Legge 194

La questione dell'aborto e la posizione del governo Meloni in Italia sono al centro di un acceso dibattito, alimentato da dichiarazioni politiche, iniziative legislative e strategie attuate a livello regionale. Se da un lato la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha ripetutamente affermato di non voler abrogare né modificare la legge 194 del 1978, che disciplina l'interruzione volontaria di gravidanza, dall'altro lato emergono segnali e azioni che suggeriscono un intento di indebolire progressivamente l'accesso a tale diritto, favorendo al contempo le organizzazioni anti-abortiste.

Parlamento italiano

L'Emendamento al DL PNRR: Un Nuovo Strumento per le Associazioni Anti-Scelta

Una delle mosse più recenti e significative in questa direzione è rappresentata da un emendamento al decreto legge PNRR, su cui il governo ha posto la fiducia. Questo emendamento, a firma di Lorenzo Malagola di Fratelli d'Italia, autorizza le Regioni a utilizzare una parte dei fondi destinati alla Sanità per il coinvolgimento di soggetti del terzo settore nell'organizzazione dei servizi consultoriali. Nello specifico, si prevede la possibilità di "avvalersi, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, anche del coinvolgimento di soggetti del terzo settore che abbiano una qualificata esperienza nel sostegno alla maternità".

Le opposizioni, tra cui il Movimento 5 Stelle e il Partito Democratico, hanno stigmatizzato questo emendamento, definendo il coinvolgimento delle "associazioni pro-life" nei consultori "l'ennesima offesa ai diritti della donna e alla sua autodeterminazione", definendolo "vergognoso". Al contrario, Jacopo Coghe, portavoce di Pro Vita & Famiglia onlus, ha replicato affermando che è "ripugnante" che Pd e M5s "non vogliano aiutare le donne in difficoltà che non vorrebbero abortire ma che si sentono costrette da povertà o abbandono".

Questo artificio, come descritto dai collaboratori della ministra alla Famiglia e alle Pari Opportunità Eugenia Roccella, mira a "preparare un terreno affinché l’aborto sia contrastato senza un passaggio legislativo atto ad abrogarla, basta usare gli articoli a tutela del concepito". L'intento sembra essere quello di infilare associazioni anti-abortiste negli ospedali e nei consultori, mentre questi ultimi, secondo alcune segnalazioni, vedono una diminuzione dei servizi.

Strategie Regionali: Un Modello Già Sperimentato

L'emendamento di Fratelli d'Italia non rappresenta una novità assoluta, ma piuttosto una "nazionalizzazione" di strategie già attuate a livello regionale da forze di centrodestra negli anni precedenti. In diverse Regioni governate dal centrodestra, sono state implementate politiche specifiche a sostegno di iniziative anti-abortiste:

  • Piemonte: Ha destinato un milione di euro al fondo "Vita Nascente", volto a sostenere le donne che decidono di non abortire, finanziando di fatto le associazioni Pro Vita.
  • Umbria: Ha promosso misure analoghe, volte a sostenere le associazioni che si occupano di maternità e vita nascente.
  • Lombardia: Ha approvato una mozione della Lega per il "Sostegno alla vita e alle donne in stato di fragilità", promuovendo i Centri di Aiuto alla Vita (CAV) e le "culle per la vita" invece di potenziare i consultori pubblici.
  • Lazio: La giunta di centrodestra ha approvato una delibera sul "Bonus Mamme" che apre alle associazioni Pro Vita, escludendo i consultori familiari dall'assistenza per la presentazione delle domande per il voucher.
  • Liguria: È stata valutata una proposta di legge per inserire sportelli Pro Vita gestiti da associazioni di volontariato in ogni struttura ospedaliera dove si pratica l'interruzione volontaria di gravidanza.

Queste iniziative regionali, secondo Riccardo Magi, segretario di +Europa, permettono al governo di fare un "uso politico dei fondi del Pnrr", mentre il Parlamento europeo chiede che l'interruzione di gravidanza entri nella carta dei diritti fondamentali dell'UE.

Le Dichiarazioni di Giorgia Meloni e la Legge 194

Giorgia Meloni ha costantemente negato l'intenzione di abrogare o modificare la legge 194. Ha dichiarato più volte: "Io non ho mai detto nell'arco della mia intera esistenza che voglio modificare la 194, ma ho detto che voglio applicarla". Ha anche affermato che non le risulta che in Italia una donna che voleva interrompere la gravidanza non abbia potuto farlo, sostenendo che il diritto all'aborto è sempre stato garantito.

Tuttavia, Meloni ha anche espresso la volontà di "aggiungere un diritto: che le donne che si fossero trovate nella condizione di abortire perché non avevano alternative possano avere quelle alternative". Questa affermazione, unita alla difesa dell'obiezione di coscienza, solleva interrogativi. Meloni ha infatti messo sullo stesso piano la libertà di abortire e quella dei medici di fare obiezione di coscienza, affermando che "non possiamo costringere le persone a fare cose che in coscienza non si sentono di fare. Bisogna garantire la libertà".

Illustrazione della legge 194

L'Obiezione di Coscienza e le Criticità della Legge 194

La legge 194 del 1978, approvata dopo anni di lotte dei movimenti femministi, prevedeva già degli strumenti che, secondo alcune interpretazioni, potevano esserne uno svuotamento, tra cui l'obiezione di coscienza. La legge stabilisce limiti all'obiezione, specificando che essa riguarda la pratica abortiva e non le fasi precedenti o successive, come la consegna del documento necessario per l'IVG. Inoltre, prevede che l'attestazione possa essere rilasciata da un "medico del consultorio, della struttura socio-sanitaria" o da un "medico di fiducia", e che gli enti ospedalieri siano tenuti ad assicurare lo svolgimento dell'IVG.

Tuttavia, secondo Marina Toschi, ginecologa e membro di Pro-Choice, questi limiti non vengono sempre rispettati. Un medico obiettore, a suo dire, sarebbe obbligato a rilasciare l'attestato, cosa che non avviene. Inoltre, esiste un'obiezione di struttura che, sebbene non emerga dai dati ufficiali aggregati per regione, può di fatto impedire il servizio. L'alto numero di obiettori di coscienza, che in alcune regioni supera il 70% tra i ginecologi, crea difficoltà nell'accesso all'IVG, causando spesso spostamenti tra chi desidera interrompere la gravidanza.

Emma Bonino, leader di +Europa, ha criticato l'equiparazione fatta da Meloni tra la libertà di abortire e quella dei medici di fare obiezione, definendola "irresponsabilmente ingenua". Ha sottolineato come una donna non possa essere libera di scegliere se nella propria città non resta neanche un medico non obiettore.

Il Ruolo dei Consultori e l'Ingresso degli Antiabortisti

La legge 194, all'articolo 2, prevede che i consultori familiari assistano la donna in stato di gravidanza informandola sui suoi diritti e sui servizi offerti. Il supporto alla donna dovrebbe essere fornito da servizi pubblici operanti a stretto contatto con i consultori. L'emendamento al PNRR, tuttavia, apre la possibilità di coinvolgere associazioni private, che, data la loro natura, potrebbero tentare di dissuadere le donne nel luogo deputato alla certificazione della gravidanza e della volontà di interromperla. Questo, secondo i critici, legittima l'inserimento di associazioni antiabortiste che mirano all'abolizione della legge 194.

La necessità di presentare un emendamento che, secondo alcuni come Jacopo Coghe, "ricalca quanto è previsto dall’articolo 2 della legge 194", solleva dubbi sull'effettiva finalità dell'iniziativa.

Iniziative Legislative e il Modello Ungherese

Oltre all'emendamento al PNRR, sono state presentate altre iniziative legislative che alimentano il dibattito:

  • Disegno di legge di Roberto Menia (Fratelli d'Italia): Propone il riconoscimento della soggettività giuridica agli embrioni dal momento del concepimento, una mossa che, pur non toccando direttamente la legge 194, ne mina i principi fondamentali.
  • Proposte di Maurizio Gasparri (Forza Italia), Massimiliano Romeo (Lega) e Isabella Rauti (Fratelli d'Italia): Hanno riguardato il riconoscimento delle capacità giuridiche del concepito, il riconoscimento del concepito come componente del nucleo familiare e l'istituzione di una giornata per la "tutela della vita nascente".

Queste iniziative, insieme a quelle che mirano a obbligare i medici a far ascoltare il battito del feto (sul modello dell'Ungheria di Viktor Orbán), sono viste da alcuni come una chiara strategia per cancellare il diritto all'aborto, con un approccio che ricorda le politiche reazionarie di paesi come Polonia e Ungheria.

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Prevenzione e Supporto: Le Vie Alternative

I movimenti femministi sostengono che gli ostacoli materiali alla "maternità per scelta" debbano essere rimossi attraverso interventi strutturali, come una riforma del lavoro che combatta il precariato, l'eliminazione delle discriminazioni, il sostegno all'occupazione femminile, congedi remunerati e paritari, e il sostegno alla parità di genere in famiglia.

Inoltre, emerge la questione della prevenzione delle gravidanze indesiderate. Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, l'educazione sessuale nelle scuole è uno degli strumenti più efficaci, ma in Italia non è obbligatoria. Altro strumento fondamentale è la disponibilità di contraccettivi accessibili e gratuiti o a basso costo. Fratelli d'Italia, nel suo programma, cita la "piena applicazione della legge 194 a partire dalla prevenzione", ma non è chiaro cosa intenda con questo, se non si includano misure concrete come l'educazione sessuale e l'accesso ai contraccettivi.

La Posizione del Governo Meloni nel Contesto Internazionale

Il recente G7 in Puglia ha visto l'Italia, sotto la presidenza di Giorgia Meloni, ottenere che la parola "aborto" non comparisse nel comunicato finale, a differenza di quanto accaduto nel precedente G7 di Hiroshima. Il testo si è limitato a richiamare gli impegni del 2023 sull'«accesso universale ad adeguati e fruibili servizi sanitari per le donne, inclusa la salute sessuale e riproduttiva». Questo risultato è stato ottenuto nonostante le pressioni di Francia, Canada e Stati Uniti per un passo avanti rispetto al passato.

L'Italia ha inoltre posto il veto a qualsiasi "miglioria" e ha ottenuto che la parola "aborto" sparisse dal documento. Questo, secondo alcuni, rappresenta una vittoria ideologica per il governo italiano e un passo indietro rispetto alle posizioni internazionali in materia di diritti riproduttivi. Anche sui diritti LGBTQ+, il comunicato finale del G7 è stato meno esplicito rispetto a quello di Hiroshima, suscitando critiche da parte di attivisti e organizzazioni internazionali.

In sintesi, la campagna elettorale e le azioni politiche del governo Meloni sull'aborto evidenziano una strategia complessa. Se le dichiarazioni ufficiali rassicurano sulla non intenzione di modificare la legge 194, le iniziative legislative, le politiche regionali e le azioni a livello internazionale suggeriscono un percorso volto a limitare progressivamente l'accesso all'aborto, favorendo al contempo le organizzazioni anti-abortiste e una visione della famiglia e della maternità che riflette le posizioni più conservatrici.

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