
Il termine "embrione", dal latino medievale embryo(n) e dal greco ἔμβρυον che significa "neonato, feto", riveste un significato profondo e complesso sia in biologia che in contesti figurati e bioetici. In biologia, si riferisce a un organismo in via di sviluppo derivato dall'uovo fecondato, un concetto che varia leggermente a seconda del gruppo tassonomico considerato. In senso figurato, indica un concetto non ancora svolto, un primo abbozzo di un'idea, di un progetto o di un'opera. Ad esempio, "in quel breve saggio giovanile c’era già in embrione" indica che un'idea era presente in una fase iniziale, ma non ancora pienamente sviluppata.
LA FECONDAZIONE UMANA
L'Embrione in Biologia: Sviluppo e Terminologia
L'embrione rappresenta il primo stadio dello sviluppo di un organismo eucariote diploide. Negli organismi che si riproducono sessualmente, lo sviluppo embrionale è la parte del ciclo vitale che inizia subito dopo la fecondazione del gamete femminile da parte dello spermatozoo (o gamete) maschile. Questo processo è continuo e progressivo, senza interruzioni nette che possano definire una trasformazione da una fase all'altra.
Sviluppo Embrionale nelle Piante
Nelle piante, gli embrioni si formano dopo la fecondazione di un ovulo aploide da parte del polline. Lo zigote, risultante da questa fecondazione, si dividerà più volte man mano che progredisce durante lo sviluppo embrionale ed è una parte del seme. Altri componenti del seme includono l'endosperma, che è un tessuto ricco di sostanze nutritive che aiuteranno a sostenere l'embrione della pianta in crescita, e i tegumenti del seme, dei rivestimenti esterni protettivi.
La prima divisione cellulare di uno zigote vegetale è asimmetrica, formando due cellule: una piccola cellula (la cellula apicale) e una grande cellula (la cellula basale). La piccola cellula apicale alla fine darà origine alla maggior parte delle strutture della pianta matura, come il fusto, le foglie e le radici. La cellula basale più grande darà origine al sospensore, che collega l'embrione all'endosperma in modo che i nutrienti possano passare tra di loro. Le cellule dell'embrione vegetale continuano a dividersi e progredire attraverso stadi di sviluppo chiamati per il loro aspetto generale: globulare, cuore e siluro. Tutte le piante che creano embrioni sono indicate collettivamente come embriofite (o con il loro nome scientifico, Embryophyta).
Sviluppo Embrionale negli Animali
Negli animali, il termine embrione può avere significati leggermente diversi, riferiti allo sviluppo dell'organismo, a seconda dei diversi gruppi tassonomici. In termini generali per tutti gli eumetazoi si parla di embrione per tutti gli stadi iniziali della divisione dello zigote. Spesso questi stadi si riferiscono a un organismo non a vita libera e generalmente confinato nell'uovo o in strutture ad esso assimilabili.
Nei mammiferi placentati, l'embrione è definito come quell'organismo che si sviluppa partendo con il nome di zigote e mantiene il nome di embrione fino a quando lo sviluppo degli organi diviene completo al punto da includere tutti i diversi tipi di organi e tessuti presenti nell'organismo già nato: allora viene sostituito dal termine feto. In effetti, in tutti i mammiferi placentati solo una parte dell'embrione originario - così definito - darà vita al feto. Negli esseri umani, l'uso del termine embrione viene talvolta posticipato dopo un certo numero di divisioni cellulari successive allo zigote, fino alla formazione del bottone embrionale all'interno della blastocisti, cioè la differenziazione morfologica che permette di distinguere l'embrione dalla placenta. Una convenzione in uso è anche quella di definire come embrione l'organismo dopo che è avvenuto l'impianto nella mucosa uterina, evento che nella donna fa parte della gravidanza dopo la fecondazione-concepimento. Una volta formatosi, lo zigote, che possiede un genoma completo, inizia ad assumere le caratteristiche dell'organismo umano. Il termine embrione è usato per indicare il nuovo essere umano fino allo stadio in cui i principali organi umani sono formati, cioè nelle prime otto settimane di vita.

L'Embrione Umano: Dibattiti Bioetici e Filosofici
Il tema dell'embrione umano è centrale e affascinante, ponendo in relazione la teoria della conoscenza con la teoria etica. Questo argomento è di grande importanza nel campo bioetico della procreatica, e il progredire dell'embriologia ha influenzato il pensiero bioetico. Già nell'antichità, pur non avendo embriologia né bioetica, era presente nell'uomo l'interesse per conoscere e interpretare l'inizio della vita e il collegamento di coscienza rispetto a come bisognava comportarsi in tutto ciò che si riferiva a questa realtà biologica.
Autonomia dell'Embrione e Continuità dello Sviluppo
Fin dai primi giorni dopo il concepimento, l’embrione umano cresce e agisce per conservare la propria esistenza autonomamente, senza bisogno di essere guidato da stimoli provenienti dall’organismo materno. L’embrione non è una creatura diversa dal futuro neonato: esso è la medesima creatura in una fase di sviluppo precedente. Non esiste alcun evento biologico specifico, né soluzione di continuità, che trasformi l'embrione in un bambino. Il processo di sviluppo dell'embrione è continuo e progressivo. Si parla di feto e neonato solo ponendo delle barriere artificiali al concetto. La legislazione stabilisce che è al momento della nascita che un bambino acquisisce i diritti patrimoniali, ma non vi è alcuna differenza tra un bambino appena nato e un bambino a una settimana dalla nascita. Procedendo a ritroso, si giunge alla conclusione che è soltanto il grado di sviluppo che differenzia un bambino appena nato da un embrione o da uno zigote.
L'embrione non diventa un essere umano quando gli si forma il cervello, ma è tale durante tutto il suo sviluppo: come gli altri organi, anche il sistema nervoso si forma gradualmente e continuativamente, per cui non è possibile individuare il momento esatto di formazione, così come è impossibile individuare il momento esatto in cui esso comincia a funzionare. La non-autosufficienza dell'embrione non deve essere confusa con la sua non-esistenza come organismo indipendente dal corpo della madre: l'embrione è una creatura distinta dalla creatura materna, alla quale è legata da un rapporto di simbiosi di tipo parassitico. Potenzialmente l'embrione potrebbe svilupparsi separatamente dal corpo materno, purché messo in un substrato nutritizio adeguato.
Prospettiva Metafisica: Atto e Potenza
Per comprendere perché e in che senso l'embrione è un essere umano dall'inizio del suo concepimento, si possono richiamare i termini aristotelici "atto" e "potenza". Se ci si chiede che cosa distingue un vivente da un non vivente, la risposta non va cercata nella biologia, poiché essa come scienza deve già presupporre la nozione di vita. Da un punto di vista metafisico, l'atto del vivere, come atto d'essere proprio dei viventi, definisce i viventi stessi come quegli enti (fisici o spirituali) capaci per essenza di determinare a diversi livelli il proprio comportamento. Questa capacità di autodeterminazione parziale (nei viventi sub-umani) o totale (nell'uomo e nelle sostanze spirituali) del proprio comportamento è ciò che Platone e Aristotele intendevano quando definivano il vivente come quell'ente capace di movere se ("muovere se stesso").
Applicando la dottrina dell'atto e della potenza al caso dell'embrione, ci si domanda: cosa fa l'embrione a partire esattamente dall'istante del concepimento? Costruisce se stesso. Nei viventi ciò che causa la costruzione di sé non è nient'altro che l'embrione stesso. Cioè l'embrione è causa del suo stesso divenire, anzi è atto stesso, poiché, appunto, è causa del suo divenire, fin dal concepimento. Questa conclusione è la traduzione in termini metafisici dell'osservazione del comportamento dell'embrione.
Un esempio per comprendere le nozioni aristoteliche di atto e potenza è un recipiente pieno d'acqua fredda che viene riscaldato per mezzo di una fiamma: l'acqua diventerà, dopo un po', calda. Secondo la terminologia aristotelica, l'acqua fredda, prima di essere scaldata, viene detta calda in potenza; poi, dopo il riscaldamento, viene detta calda in atto. Questo è un esempio del "principio di causa" o "teorema di causa": il concetto di causa si impone a partire dalla necessità di rendere non contraddittorio il divenire degli enti.

Le Diverse Correnti di Pensiero Bioetico
Il dibattito sull'embrione è fortemente influenzato da diverse correnti bioetiche:
- Realismo: Per coloro che percorrono i sentieri del realismo, la conoscenza è possibile e diventa fondamento delle scelte in riferimento alla realtà personale e relazionale. Il punto di partenza per valutare l'aborto diventa sapere cosa sia l'embrione (nella sua realtà biologica, personale e relazionale), cosa si fa con strumenti come l'aspiratore Karman (sul feto e sulla donna) e quali sono le conseguenze (per il feto e per la donna).
- Contrattualismo: Secondo l'impostazione contrattualista, il principio di Autonomia (come descritto da Beauchamp e Childress in Principles of Biomedical Ethics) diventa il riferimento utile in una società con diversi orientamenti morali e tendente al relativismo etico, dove le controversie bioetiche saranno oggetto di negoziazione e di accordo (contratto) tra gli individui capaci di contrattazione. Si configura un interesse pertanto non tanto verso il bene, che di fatto come concetto non esiste più, ma verso l’oggetto accordato. In questo ambito il concetto stesso di verità viene sostituito dal concetto di opinione: di conseguenza il ruolo delle evidenze biologiche non appare chiaro perché il valore oggettivo della scienza si scontra con l’interpretazione relativistica della realtà. L’impostazione contrattualista ha inciso molto nella impostazione biopolitica contemporanea, modulando, all’interno della logica di mercato, anche la giustizia sanitaria, l’economia sanitaria, la governance clinica fino a una rilettura della relazione medico/paziente nella luce di cliente/erogatore di risorse.
- Individualismo (Ayn Rand): L’impostazione individualistica di Ayn Rand e la virtù del selfishness, fino all’egoismo razionale (The Virtue of Selfishness), oltre a radicalizzare l’impostazione contrattualista, comporta la teorizzazione del capitalismo senza limiti fornendo un ottimo framework per ciò che Nikolas Rose chiama “la molecolarizzazione della vita” (Politiche della Vita), che sostituisce al dato biologico il ruolo nel mercato.
- Vitalismo Ciclico (New Age): La tendenza New Age ha negli ultimi trenta anni inciso molto riguardo il collegamento tra biologia e bioetica, rilanciando a livello di pop-filosofia il Vitalismo Ciclico. Questo è avvenuto a partire dalla ricerca finalizzata all’aborto chimico con la RU486 e, paradossalmente, dalla ricerca riguardante la FIVET (Fecondazione In Vitro e Embryo Transfert). L’aborto precoce e la manipolazione degli embrioni nella fecondazione artificiale, soprattutto in riferimento al congelamento degli embrioni soprannumerari, richiedevano una interpretazione della vita embrionale non più personale e individuale ma in un’ottica vitalistica, in linea con il concetto di “organismo collettivo”.
- Pragmatismo: Intendendo per Pragmatismo sia la teoria del significato che la teoria della verità, che valuta ogni principio teorico secondo una valutazione strumentale (praticità intesa come utilità o come verificazione, o come prevedibilità, o ancora come conseguenze), l’approccio Pragmatista alla realtà valorizza e promuove il progredire della conoscenza embriologica ma dal punto di vista dell’efficienza delle pratiche procreative (Embryo Transfert in primo luogo). Questa impostazione distingue la conoscenza della verità dall’azione, negando la teoria della verità come corrispondenza con la realtà, interessandosi a questioni metodologiche per agire con profitto ed efficacia. Questa è forse la cornice nella quale intendere molte recenti ricerche sperimentali riguardanti lo zigote e l’embrione che non hanno una ricaduta significativa dal punto di vista bioetico ma una forte applicabilità alle pratiche di fecondazione artificiale.
Argomentazioni Bioetiche e Neologismi
Negli ultimi 50 anni si sono presentate diverse interpretazioni dell’embrione umano basandosi su dati biologici più o meno rigorosi. Alcuni neologismi sono diventate idee forti che hanno influenzato in modo importante l’opinione pubblica, anche se, dal punto di vista metodologico, sono molti i rilievi che si potrebbero portare (come evidenziato da Herranz in El Embrion Ficticio).
a) Il "Pre-Embrione"
Grobstein nel 1979 parla del “pre-embrione” come via di unificazione interpretativa di diversi fenomeni embrionali quali la gemellizzazione, la totipotenzialità dei blastomeri, la ricombinazione chimerica. La fine della fase pre-embrionale avverrebbe per Grobstein al momento dell’annidamento, per la Voluntary Licensing Authority coinciderebbe invece con l’apparizione della stria primitiva, per l’American Fertility Society il riferimento è invece l’apparizione dell’asse embrionale. L’ultima parola in questo iter definitorio sarà dell’Ethics Advisory Board del Department of Health, Education and Welfare che nel 1979 cristallizza il consenso delle diverse parti definendo che il pre-embrione finisce al 14° giorno. Le ragioni biologiche a supporto di questa definizione sono diverse e non sempre coerenti tra di loro.
In sintesi si può dire che l’argomento principale a sostegno dell’idea del pre-embrione è la cosiddetta teoria delle “due popolazioni cellulari” (cfr. Huxley, Research and the Embryo): si tratta di un argomento che sviluppa una certa “numerologia embrionale” alla ricerca di definizione e interpretazione della citologia embrionale. L’embrione inizialmente è composto da due popolazioni cellulari. La prima, più numerosa, è quella costituita da cellule “extra-embrionali”, la seconda quella deputata a formare l’embrione strettamente detto. I sostenitori di questo argomento affermano che dato che nel futuro questa popolazione maggioritaria sarà espulsa e non farà parte del bambino allora può essere considerato, l’embrione a questo stadio, come esterno al futuro bambino. D’altra parte si tratta di una posizione abbastanza fragile dal punto di vista logico per l’evidenza fisiologica che le strutture extraembrionali sono prodotte sempre e solo da un embrione, tanto che la loro presenza testimonia dal punto di vista biologico la presenza di un embrione vivo e attivo.

b) L’argomento dei "Gemelli Omozigoti"
Questo è l’argomento principale utilizzato per negare di fatto la possibilità di individualizzazione dell’embrione precoce. L’embrione nelle prime due settimane di vita può andare incontro al fenomeno della gemellizzazione monozigotica (o della plurigemellizzazione) che consiste nella divisione in due embrioni di un embrione solo, attraverso diverse modalità a seconda che avvenga nei primi 4 giorni, fra il giorno 5 e 8, oppure tra il giorno 9 e 12. La scissione dopo il giorno 13 renderebbe problematica la reale scissione del disco embrionale provocando così il fenomeno dei gemelli “siamesi”.
Le differenze genetiche fra gemelli omozigoti possono essere identificate attraverso la High Resolution Melt Curve Analysis (HRCA) che distinguerà un DNA dall’altro sulla base del loro diverso grado di metilazione, individuabile attraverso il riscaldamento del materiale genetico e la velocità con la quale ogni campione raggiunge la cosiddetta temperatura di melting o fusione (Leander Stewart & coll., Differentiating between monozygotic twins through DNA methylation-specific high-resolution melt curve analysis). I gemelli omozigoti sono differenti non solo a livello genetico ma anche comportamentale e mentale perché lo sviluppo cerebrale, la reattività all’ambiente e altre ragioni ancora da chiarificare, manifestano il ruolo decisivo dell’epigenetica anche in questo campo (Julia Freund & coll., Emergence of Individuality in Genetically Identical Mice). Dal punto di vista cutaneo i gemelli monozigoti hanno anche differenti impronte digitali perché hanno diversità nelle minutiae, cioè nella configurazione e distribuzione delle creste e dei solchi digitali. L’unica differenza a livello sessuale può essere attraverso il cosiddetto effetto Lyon o disattivazione del cromosoma X con una certa attenuazione dei caratteri fenotipici legati al sesso.
Dal punto di vista storico non sembra esistere una storia completa della gemellizzazione monozigotica anche se le teorie al riguardo sono presenti sin dall’antichità classica. Dal punto di vista interpretativo il primo a collegare la gemellizzazione con la negazione della personalità dell’embrione è stato Schoonenberg nel 1962, il concetto fu ribadito nel 1964 da Sauser e Vadopivec e, nel 1969, da Ruff. Fu però Hellegers a divulgare questa interpretazione (Hellegers AE., Fetal Development, 1970) attraverso un articolo non a carattere scientifico ma teologico.
c) Il problema delle "Chimere Tetragametiche"
Questa situazione è speculare a quella precedente e tratta di quegli animali o persone umane che hanno nel proprio organismo la convivenza di due o più corredi genetici provenienti o da contaminazione nella fase di gestione gemellare attraverso una probabile anastomosi dei vasi sanguigni, oppure per la fusione di due zigoti, a partire quindi da quattro gameti, oppure da tre cellule parentali (un uovo fecondato viene fuso a un uovo non fertilizzato oppure un uovo fecondato viene fuso con dell’ulteriore sperma). Se le cellule differenti emergono dallo stesso zigote viene chiamato mosaico genetico. La probabilità del chimerismo è aumentata a causa delle pratiche di fecondazione in vitro. Le chimere sono state chiamate così in analogia con la creatura mitologica Chimera.
Dal punto di visto ontologico il fatto che da due zigoti che si fondono ne venga uno nuovo e diverso sembra negare che lo zigote sia già una individualità personale. Per risolvere questo interessante dubbio sarà utile in primo luogo considerare che probabilmente il difetto legato al chimerismo (non di contaminazione naturalmente) non è nella fusione di due embrioni post-zigotica ma nella fecondazione stessa, cioè nel momento costitutivo e non nell’embrione già costituito. Questa fecondazione “sui generis” sarebbe la fecondazione di due ovociti contenuti in un’unica zona pellucida da due spermatozoi (cfr. Rosembusch V, The potential significance of binovular follicles and binuclear giant ovocytes for the development of genetic abnormalities). Questa fecondazione darebbe come frutto quattro blastomeri che non rappresentano due embrioni affiancati ma un solo embrione che, anche se di origine tetragametico, darà origine a una blastocisti chimerica (cfr. Herranz pp. 208ss).

d) La Perdita Precoce degli Embrioni
Sembra che il numero di embrioni che si perdono in momenti molto precoci della gestazione sia elevatissimo. Se questo è vero, si osserva che la natura non dà un valore particolare e non protegge adeguatamente la vita di queste “forme vitali”, il che, per alcuni, diventa sufficiente per affermare che neanche noi dobbiamo dare un valore particolare all’embrione precoce. Questo argomento non attira molto interesse per il semplice fatto che le evidenze biologiche a disposizione sono, a mio avviso, ancora da controllare e da rivalutare attraverso l’analisi dei confondenti biologici.
Il lavoro di Marta Shahbazi e collaboratori è un Technical Report che descrive con semplicità, chiarezza e buona sintesi un esperimento che produce evidenze di ottimo livello a supporto dell’idea che l’embrione sin dalla sua fase iniziale (zigote) ha una forte capacità di auto-organizzazione anche in assenza del tessuto materno, cioè in Vitro. Questa capacità dell’embrione di rimodellamento è fondamentale per il processo gestionale che non è un atto solo della madre, ma un evento vissuto e realizzato in due. Non è questa la prima volta che si osserva da un punto scientifico la capacità di auto-organizzazione dell’embrione anche molto precoce; i geni homeobox (quelli deputati alla morfogenesi) sono conosciuti da tempo, ma è importante osservare che questo accade anche in assoluto isolamento, in un ambiente completamente artificiale. Questo lavoro è stato pubblicato nel mese di maggio del 2016, anno nel quale anche Thomson e collaboratori hanno pubblicato un importante lavoro riguardante altri aspetti dell’auto-organizzazione embrionale (Thomson M., Signaling Boundary Conditions Drive Sel-Organization of Human Gastruloids), così come Denker riguardo la capacità embrionale di sviluppo in autonomia verso i fattori esterni (Denker H-W, Self-Organization os Stem Cell Colonies and of Early Mammalian Embryos: Recent Experiments Shed New Light on the Role of Autonomy vs. External Instructions in Basic Body Plan Dvelopment).
LA FECONDAZIONE UMANA
Considerazioni Morali e Spirituali
La vita umana deve essere rispettata e protetta in modo assoluto fin dal momento del concepimento. Da un punto di vista spirituale, il salmo biblico "Sei tu che hai creato le mie viscere e mi hai tessuto nel seno di mia madre. Ti lodo, perché mi hai fatto come un prodigio; sono stupende le tue opere, tu mi conosci fino in fondo. Non ti erano nascoste le mie ossa. Quando venivo formato nel segreto, intessuto nelle profondità della terra" riflette una profonda convinzione sulla sacralità della vita fin dalle sue origini. Dio si rivolge al nascituro, al concepito, come a una persona fatta e finita. Lo conosce personalmente, riconoscendovi una precisa identità, un nome; lo consacra, lo sceglie, lo chiama a una missione; lo intesse nel seno della madre, come uno straordinario miracolo, un prodigio, dando gradualmente forma a ciò che è ancora informe; lo inonda di Spirito Santo. L'aborto non è solo un delitto contro l'uomo, ma è un sacrilegio contro Dio.