L’8 marzo è, per definizione, la Giornata Internazionale della Donna. Eppure, in questa data, ancora troppi uomini, persone a modo, educate, rispettose, pacifiche e dai sani valori, si sentono in dovere di fare gli auguri a tutte le donne che incontrano. Se questa pratica non è statisticamente rilevante su scala globale, resta comunque un dato di fatto che si replica con inquietante costanza ogni 8 marzo. La premessa di questo articolo è diretta agli uomini: non è una festa, al contrario, è una giornata di memoria e riflessione. Non è il giorno designato per fare follie, bensì il giorno scelto per fare il punto della situazione.

Il privilegio maschile: un’analisi necessaria
Per comprendere perché non vanno fatti gli auguri, bisogna innanzitutto smontare il mito che ammettere di essere privilegiati equivalga a dichiarare di vivere una vita perfetta. Ogni uomo, singolarmente, può avere mille questioni personali e passarsela male: le delusioni d’amore, la bancarotta, il divorzio sono esperienze umane universali. Tuttavia, nessuna di queste condizioni cambia il fatto oggettivo che nessun uomo venga ucciso con una frequenza di uno ogni tre giorni, per il solo fatto di essere uomo. Questo è avere un privilegio.
Molti uomini, quando un problema di genere viene sollevato, tendono a minimizzarlo: “va beh, ma questo non è un vero problema”. Spesso è perché non ci tocca personalmente. Se invece di giudicare subito come stupida una questione che non ci tocca, partissimo dal presupposto che probabilmente non la stiamo capendo perché siamo così privilegiati da non aver mai subito le conseguenze di quella questione? Questo vale per tutti i generi e tutti i problemi. Se a te quella cosa non sembra un problema, puoi decidere di pensare che il tuo modo di vedere il mondo sia universale e oggettivo e quindi considerare stupido chi chiama “problema” quella bazzecola, oppure puoi considerare l’ipotesi di avere tu dei punti ciechi e di non stare vedendo cose importanti. Spoiler: è sempre la seconda ipotesi.
La trappola della "Festa" e il declino dei significati
Nel corso degli anni il vero significato della Giornata Internazionale della Donna è andato perduto. La maggior parte delle persone approfitta di questa giornata per concedersi una serata diversa, magari all’insegna della trasgressione. Lo spettacolo di spogliarello, una volta prerogativa degli uomini, capovolto al maschile, inverte i ruoli uomo-donna, diventando un rituale ormai integrato di questa giornata. Così, poiché alcuni uomini non sanno elevarsi, alcune donne si abbassano al loro livello di squallore.
8 Marzo: Festa della donna (La vera storia)
Fareste mai gli auguri alla comunità ebraica il Giorno della Memoria? Ecco. Lasciate perdere i bigliettini e le mimose; ci sono cose molto più utili da fare. La mimosa è un fiore che a guardarlo sembra molto delicato, ma che nella realtà è forte, è parte di un arbusto che cresce quasi ovunque e che si sveglia ogni primavera per festeggiare la vita. È un fiore allegro, ma se reciso soffre e muore. Non serve a niente dire “no” alla mimosa, bisogna darle invece un nuovo senso, dare un nuovo senso a questa giornata, un 8 marzo alla riscoperta di un nuovo significato, lontano dai luoghi comuni e dalla volgarità, non racchiuso in un augurio o in un mazzo di fiori, ma dare un senso universale.
Azioni concrete: come gli uomini possono contribuire
Se vogliamo davvero onorare questa giornata, dobbiamo passare dalla teoria all'azione pratica attraverso cinque pilastri fondamentali.
1. Votare e informarsi
Il primo passo per aiutare qualcuno è comprendere quali sfide stia affrontando e poi capire come poter dare una mano concretamente. Non si può prescindere da un po’ di teoria. Chiedetelo alla vostra amica attivista, alla vostra fidanzata, a vostra figlia, alle donne che manifestano. Non abbiate paura di apparire ignoranti; l'ignoranza è un punto di partenza, non una condanna.
2. Smettere di giudicare le battaglie altrui
Troppo spesso si liquida una rivendicazione femminista come una "bazzecola". Accettare di avere dei "punti ciechi" è l'unico modo per iniziare a vedere la realtà attraverso le lenti di chi subisce discriminazioni sistemiche che il privilegio maschile maschera abilmente.
3. Diventare alleati attivi
Chiedeteci: “Qual è la cosa più utile che posso fare per voi, affinché questa battaglia si vinca?”. Non resterete mai senza risposta. La lotta per la parità non è una competizione, ma un'alleanza. È fondamentale che gli uomini si chiedano costantemente come sostenere le battaglie femminili senza volerle guidare o colonizzare.
4. Il dovere morale di educare altri uomini
Quando un uomo è convinto che le donne siano inferiori, non è molto aperto ad ascoltarle. Groundbreaking, eh? È per questo che gli uomini che si sono avvicinati al femminismo e ne hanno compreso l’importanza hanno il dovere morale di parlarne con altri uomini, perché è compito degli uomini educarne altri. La storiella della femminista che deve indottrinare la categoria maschile è inefficace e antipatica, perché ripropone lo schema trito e ritrito del “loro poverini non ce la fanno da soli, dobbiamo spiegargli tutto noi”. No. Non funziona quasi mai e ci costringe a immettere energie in quello anziché nelle battaglie che non aspettano che sia finita la lezione sul femminismo. Tocca a voi. È un lavoro antipatico che dovete fare voi.

5. Decostruire la mascolinità tossica
Esiste uno standard assurdo che una donna deve avere per essere considerata una "Vera Donna" e uno altrettanto paralizzante per essere considerato un "Maschio Alfa". Oggi, usate il tempo che avreste speso per cercare una mimosa per fare una ricerca su Google. Digitate “mascolinità tossica”. Capirete che non siete gli unici a pensare che non vada bene che un uomo non possa piangere in pubblico, debba offrire sempre e comunque la cena, sia obbligato a essere sempre il più realizzato, il più ricco, il più forte. Sapete chi altro pensa che non vada bene? Le femministe.
La forza morale e la sfida verso il futuro
“Chiamare la donna il sesso debole è una calunnia; è un’ingiustizia dell’uomo nei confronti della donna. Se per forza s’intende la forza bruta, allora sì, la donna è meno brutale dell’uomo. Se per forza s’intende la forza morale, allora la donna è infinitamente superiore all’uomo. Non ha maggiore intuizione, maggiore abnegazione, maggior forza di sopportazione, maggior coraggio? Senza di lei l’uomo non potrebbe essere”. Queste parole ci ricordano che il futuro, se la non violenza è la legge della nostra esistenza, è con la donna.
Statisticamente, le donne studiano di più e si laureano di più, ricoprendo più ruoli di insegnamento rispetto agli uomini. Eppure, su 77 atenei universitari, abbiamo solo 7 rettrici donne. È vero, le cose stanno cambiando, perché le donne si stanno impegnando a cambiarle. Per questa ragione, l’8 marzo invito tutti i papà ad allearsi affinché ci sia una reale parità tra i nostri figli e per farlo è bene partire dalla consapevolezza che noi maschi siamo dei privilegiati.
Oggi dobbiamo insegnare ai nostri figli che ogni donna uccisa da un compagno, marito, ex amante è morta perché viviamo in una cultura del possesso e non perché lui l’amava troppo. La Costituzione italiana non riconosce discriminazioni fra cittadini, né limitazioni di diritti fra italiani e stranieri presenti sul territorio della Repubblica. Ma ci ricorda che c’è stato un tempo in cui gli esseri umani erano discriminati per razza, sesso, convinzione religiosa, opinione politica, condizione sociale, orientamento sessuale. Che tristezza dover festeggiare una giornata per ricordare che siamo tutti uguali, che le donne non sono animali domestici, come succede ancora oggi in molti paesi del mondo. La parità non è un regalo concesso, è un diritto che va protetto e coltivato ogni giorno, ben oltre la retorica del fiore reciso.