Bonus Bebè Maggiorato: Guida completa alle misure per le famiglie e i nuovi nati

La vitalità di una nazione passa per tante variabili differenti, tra cui il ricambio generazionale. Poiché l’Italia è notoriamente uno dei Paesi al mondo con un’aspettativa di vita più alta e una popolazione molto anziana, attualmente ferma a crescita zero, una delle misure per investire sul futuro passa dal sostegno alle famiglie. Ormai da anni, l’Italia è interessata da quello che viene definito un vero e proprio “inverno demografico”. Il brusco calo delle nascite rappresenta una delle priorità sociali ed economiche del nostro Paese, motivo per cui sono state formulate nuove agevolazioni che sulla carta vorrebbero invertire o quantomeno mitigare il calo della natalità.

Tra le diverse misure di sostegno alle famiglie, quest’anno torna anche il Bonus bebè, denominato ufficialmente "Bonus nuovi nati" o "Carta per i nuovi nati". Questo contributo si affianca (e si accumula, quindi) all’assegno unico universale previsto per tutti i figli a carico fino ai 21 anni di età (ed oltre se disabili).

rappresentazione grafica del nucleo familiare e dei sostegni statali

Il nuovo Bonus "Nuovi Nati": caratteristiche e stanziamenti

La manovra, per le famiglie con Isee sotto i 40mila euro, introduce per il 2025 e per il 2026 un riconoscimento pari a mille euro per ogni figlio nato o adottato dal 1° gennaio 2025, che verrà erogato da Inps nel mese successivo al mese di nascita o adozione. Lo stanziamento è pari a 330 milioni di euro per l’anno prossimo e 360 milioni per l’anno successivo. Il nuovo «bonus bebè» - così ribattezzato in memoria dell’assegno alla nascita introdotto per la prima volta nel 2003 dal Governo Berlusconi, poi rilanciato negli anni successivi e infine cancellato nel 2019 - si pone come un sostegno economico diretto per le spese iniziali legate all'arrivo di un bambino.

Il Bonus nuovi nati è un contributo una tantum pari a 1000 euro erogato per ogni figlio nato o adottato nel corso dell’anno. La legge di bilancio all'art 1 ai commi 206-208 introduce questo contributo: si tratta di un bonus una tantum da mille euro riservato alle famiglie con ISEE inferiore a 40 mila euro. Con il messaggio del 21 novembre INPS ha comunicato che dal mese di novembre in occasione della nascita di un figlio, l’INPS invia una comunicazione tramite posta elettronica per invitare i genitori a presentare la domanda per richiedere l’Assegno unico e universale per i figli a carico o integrare il beneficio percepito per altri figli a carico e a richiedere, se il valore dell’ISEE è inferiore al limite massimo il Bonus nuovi nati.

Requisiti di accesso e modalità operative

Possono accedere al Bonus bebè solo le famiglie con ISEE inferiore a 40.000 euro. A tal proposito, l’ISEE viene calcolato al netto dell’Assegno Unico Universale, che resta in vigore anche quest’anno. Il contributo per le nuove nascite viene corrisposto il mese dopo la data di nascita o adozione ed è escluso dalla formazione del reddito complessivo ai fini fiscali.

I soggetti che possono ricevere il Bonus bebè sono i genitori residenti in Italia che appartengono a una delle seguenti categorie:

  • Cittadini italiani o di un altro Paese europeo;
  • Familiari dei cittadini europei con diritto di soggiorno o diritto di soggiorno permanente;
  • Cittadini non europei in possesso con permesso di soggiorno UE per lungo periodo, permesso unico di lavoro o permesso di soggiorno per motivi di ricerca.

Essendo legato al reddito, è fondamentale che il nucleo familiare che ne fa richiesta abbia presentato una Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU) e che questa risulti aggiornata. La domanda deve essere presentata entro 120 giorni dalla data di nascita direttamente sul sito INPS. L’accesso al sito è possibile tramite le credenziali SPID, CIE o CNS, seguendo l’apposita procedura telematica. L’INPS, con apposita circolare 76 del 14.4.2025, chiarisce requisiti, modalità di accesso e gestione delle domande per il Bonus nascita da 1000 euro.

BONUS NUOVI NATI 1.000€: INPS ti avvisa! Come funziona il servizio

L’Assegno Unico Universale: il pilastro del welfare familiare

L’assegno unico nel 2022 ha riformato tutte le misure di sostegno per le famiglie, prendendo il posto di quelle esistenti fino ad allora, come il vecchio Bonus Bebè (nella sua versione storica), il Bonus Mamma Domani, l'assegno per famiglie numerose e le detrazioni fiscali per figli fino a 21 anni. Anche questa misura, a partire dal 2024, è stata potenziato per i più piccoli: l’importo di base della misura è stato maggiorato del 50% sotto il primo anno di vita; in presenza di almeno due fratelli (quindi nelle famiglie con almeno tre figli) è previsto un’ulteriore incremento dal terzo figlio in poi, con una maggiorazione extra del 50% in questi casi fino ai tre anni del bambino.

Per legge, inoltre, tutti gli importi dell’assegno unico, così come le soglie Isee e le maggiorazioni, a gennaio di ogni anno vengono rivalutati e adattati al costo della vita attuale: alle cifre spettanti va quindi applicato l’indice 2024 dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati.

Destinatari e requisiti di calcolo

L’Assegno Unico Universale, richiedibile a partire dal settimo mese di gravidanza o anche in caso di adozione, è stato istituito per semplificare le procedure di assistenza alle famiglie. L’assegno unico si applica a lavoratori dipendenti (pubblici e privati), lavoratori autonomi, pensionati, disoccupati e inoccupati. L’INPS lo eroga per i figli a carico in diverse situazioni: figli minorenni, figli con disabilità senza limiti d’età, e figli maggiorenni fino a 21 anni (se studiano, fanno il servizio civile, lavorano con reddito sotto 8.000 euro annui o sono disoccupati in cerca di lavoro).

Per ricevere l’Assegno, il richiedente deve soddisfare alcuni requisiti di base:

  • Essere cittadino italiano o UE con diritto di soggiorno;
  • O essere cittadino non-UE con permesso di soggiorno di lungo periodo;
  • O avere un permesso di lavoro/ricerca di oltre 6 mesi;
  • Pagare le tasse in Italia;
  • Risiedere in Italia da almeno 2 anni e avere un contratto di lavoro di minimo 6 mesi.

Evoluzione dell'ISEE e maggiorazioni

La riforma dell’ISEE prevista dalla Legge di Bilancio 2026 riformula il calcolo focalizzandosi su due parametri: il valore della prima casa e il numero di figli. Per quanto riguarda la prima casa, la franchigia dovrebbe salire da 52.500 a 91.500 euro, alleggerendo così il peso dell’abitazione nel calcolo dell’ISEE. In più, verrà introdotto un meccanismo che prevede maggiorazioni progressive in base al numero di figli. Insieme, queste due piccole modifiche dovrebbero abbassare l’ISEE per molti nuclei familiari, che avranno così accesso a un importo più alto per quanto riguarda l’Assegno Unico Universale.

L’importo minimo mensile dovrebbe ammontare a circa 58,5 euro e quello massimo a 204,4 euro. Dovrebbero poi restare le ulteriori somme aggiuntive per le seguenti categorie: famiglie numerose, mamme di età inferiore a 21 anni, figli disabili e famiglie in cui entrambi i genitori lavorano.

infografica che mostra la progressione dell'importo dell'assegno unico in base all'ISEE

Esempi pratici di calcolo del sostegno economico

Per comprendere l'impatto reale di queste misure, consideriamo un esempio basato sulle nuove soglie. Al nuovo nato con Isee inferiore a 17.295 euro (soglia rivalutata dell’1,2% rispetto a quella minima attuale di 17.090 euro) spetterà un assegno mensile da 199,4 euro, maggiorato del 50% entro il primo anno di vita, che si traduce - anch’esso rivalutato - in 302,7 euro al mese. Quindi 4.540 euro in totale per 15 mensilità, a cui vanno poi aggiunti i mille euro una tantum del bonus alla nascita, per un totale di 5.540 euro.

È importante sottolineare la distinzione tra le misure: il Bonus Bebè 2026 è un’iniziativa riservata a chi ha un figlio o ne adotta uno entro il 31 dicembre 2026, mentre l’Assegno Unico Universale è una misura strutturale che varia in base all’ISEE. Non sono la stessa misura: l’Assegno Unico è erogato mensilmente per la gestione ordinaria del figlio, mentre il Bonus nuovi nati è una tantum volta a coprire le spese iniziali legate alla nascita.

Altre forme di supporto: Assegno di maternità e Welfare aziendale

Al momento nella Manovra non si parla ancora di assegno di maternità, che dovrebbe tuttavia restare in vigore. Si tratta di un aiuto alle famiglie, rivolto alle madri che non possono accedere ad altre modalità di sostegno, ad esempio l’indennità di maternità dell’INPS. Sebbene venga erogata proprio dall’INPS, è però concessa direttamente dai Comuni. La domanda deve essere presentata al Comune in cui si risiede insieme alla Dichiarazione sostitutiva in merito al proprio nucleo familiare.

Chi lo richiede non deve avere alcuna copertura previdenziale oppure solo entro un determinato importo fissato annualmente. Inoltre, non deve ricevere altri assegni di maternità INPS. Il requisito ISEE per questo assegno non deve superare la soglia di 20.221,13 euro. Al momento, l’assegno di maternità di base corrisposto mensilmente in caso di nuove nascite, affidamenti preadottivi e adozioni ammonta a 404,17 euro per cinque mesi (il totale è di 2.020,85 euro), salvo rivalutazioni.

Il ruolo del Welfare aziendale

Resta comunque un’iniziativa importante per le famiglie quella del welfare aziendale, che in molti casi può supportare le misure statali. I benefit concessi dal datore di lavoro non sono obbligatori, ma possono rappresentare un vantaggio fiscale per entrambe le parti, come stabilito dall’articolo 51 del TUIR. I benefit includono:

  • Convenzioni e sconti per fare la spesa;
  • Asili nido aziendali;
  • Bonus babysitter;
  • Buoni per l’acquisto di libri di testo;
  • Vacanze e soggiorni in famiglia;
  • Borse di studio.

Inoltre, i Fringe benefit rappresentano compensi in natura che si aggiungono alla retribuzione ordinaria. La soglia di esenzione fiscale annuale è di 1000 euro per chi non ha figli, mentre i dipendenti con figli a carico hanno accesso alla soglia di Fringe benefit a 2000 euro. Queste misure, sommate al bonus bebè e all'assegno unico, formano un ecosistema di protezione per il genitore lavoratore e il nucleo familiare in espansione.

diagramma delle diverse componenti del pacchetto famiglia 2025-2026

Evoluzione storica dei sostegni alla natalità in Italia

È utile osservare il percorso compiuto dalle politiche familiari per contestualizzare la situazione attuale. La legge di stabilità 2015, ai commi da 125 a 129, ha previsto, per ogni figlio nato o adottato dal 1° gennaio 2015 al 31 dicembre 2017, un assegno di importo annuo di 960 euro erogato mensilmente. Originariamente il beneficio era corrisposto a condizione che il nucleo familiare avesse un ISEE non superiore a 25.000 euro annui. La misura è stata prorogata anche tra il 2018 e il 2019, ma per un periodo temporale ridotto: il bonus spettava, infatti, solo per il primo anno di vita del bimbo o per il primo anno dopo l'adozione contro i tre anni precedenti.

Successivamente, la legge 160/2019 e la legge 178/2020 hanno rinnovato il bonus fino al 2021, disponendo l'estensione a tutte le famiglie a prescindere dal reddito, con la conseguente universalizzazione della misura. Questa fase storica si è conclusa con l'introduzione dell'Assegno Unico nel 2022, che ha assorbito le frammentazioni precedenti in un'unica misura di sostegno. Il ritorno nel 2025 del "Bonus nuovi nati" segna una nuova attenzione specifica verso le fasi immediate post-parto, integrando il panorama di welfare già esistente.

Le recenti disposizioni, in particolare i commi 206-208 della legge di bilancio 2025, confermano che il sistema italiano sta cercando un equilibrio tra sostegno strutturale (l'Assegno Unico) e aiuti immediati alla nascita (il Bonus bebè). Questa dualità mira a coprire le diverse esigenze delle famiglie, dalle spese correnti mensili agli investimenti iniziali necessari per accogliere un nuovo membro nel nucleo familiare.

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