Bollicine, Prurito e Cambiamenti Cutanei in Gravidanza: Cause, Manifestazioni e Rimedi

Nelle settimane e nei mesi di evoluzione della gravidanza, la pelle subisce cambiamenti importanti che comportano alcuni fastidi. Tra i più comuni c’è sicuramente il prurito, che può comparire con intensità frequenti, in zone differenti - e può essere portato da cause diverse. L’impennata di ormoni durante la gravidanza porta con sé numerosi cambiamenti che permettono alla futura mamma di portare avanti la crescita del feto e di prepararsi al parto. È quindi inevitabile che sia coinvolto anche l’organo più esteso del nostro corpo: la pelle. Alcune manifestazioni o “sfoghi” possono dare sintomi fastidiosi, oltre che essere esteticamente sgradevoli.

rappresentazione stilizzata dei cambiamenti della pelle in gravidanza

Perché in gravidanza la pelle inizia a prudere

Il prurito in gravidanza è un disturbo piuttosto comune e generalmente benigno, che può comparire in diversi momenti della gestazione e con intensità variabile. Le zone più colpite sono solitamente pancia, seno, gambe, mani e piedi: il prurito è causato dal fisiologico mix di cambiamenti ormonali, secchezza cutanea e tensione della pelle su pancia e seno. Il prurito può presentarsi in forma localizzata, cioè limitata a un’area specifica come il ventre o il seno, oppure in forma diffusa o generalizzata, con sensazioni fastidiose su tutto il corpo, talvolta associate a leggere eruzioni cutanee dovute soprattutto all’alterazione del film idrolipidico che protegge naturalmente la pelle.

È importante distinguere tra prurito lieve - tollerabile e spesso passeggero - e prurito intenso, specie notturno, localizzato ai palmi delle mani o alle piante dei piedi: in quest’ultimo caso potrebbe trattarsi di colestasi gravidica, una condizione epatica che richiede valutazione medica e specifici esami del sangue per misurare i livelli di acidi biliari. Il prurito in gravidanza affligge circa il 20% delle gestanti e può costituire elemento di intenso fastidio.

Evoluzione dei fastidi cutanei durante i trimestri

Nel primo trimestre, il prurito tende a essere meno frequente o comunque lieve. In questa fase, i principali fattori scatenanti sono legati agli sbalzi ormonali, in particolare agli alti livelli di estrogeni e progesterone che alterano il naturale equilibrio della pelle, rendendola più reattiva e soggetta a secchezza o a leggere irritazioni. Alcune donne possono avvertire un prurito localizzato ai capezzoli e al seno a causa della prima espansione dei tessuti mammari e della preparazione delle ghiandole al futuro allattamento.

Il fastidio tende a intensificarsi tra il secondo e il terzo trimestre: in questa fase la tensione cutanea su addome e seno è massima, con comparsa di smagliature e l'insorgere di papule orticarie o eruzioni polimorfe. Il prurito aumenta soprattutto nelle ore notturne e diventa particolarmente frequente nei casi di colestasi, caratterizzato da una sensazione acuta che disturba il sonno senza rash visibile.

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Dermatite e squilibri ormonali

“Dermatite” è un termine generico che significa “infiammazione della pelle”, una sorta di grande ombrello sotto il quale rientrano tante patologie di diverso genere. È una delle conseguenze della produzione degli ormoni della gestazione: estrogeni, progesterone e MSH (Melanocyte Stimulating Hormone), un ormone che stimola la melanogenesi, cioè la produzione nei melanociti cutanei di melanina. Con il loro innalzamento, sulla pelle compaiono alcune macchie scure, di colore bruno-marrone, in diverse zone: intorno all’areola mammaria, sulla pancia (la cosiddetta linea nigra verticale sull’addome, in genere dal secondo trimestre), il melasma.

Inoltre, lo stato di immunosoppressione fisiologica, necessario per portare avanti la gravidanza con un feto che ha delle caratteristiche diverse dalla madre, e la produzione di corticosteroidi possono favorire il peggioramento o il miglioramento di una patologia dermatologica preesistente. In particolare, ciò può predisporre la cute delle pazienti a un aumento di alcune infezioni: per esempio l’herpes labiale, i condilomi o le vaginiti da candida. Anche reazioni allergiche con manifestazioni cutanee possono peggiorare, per esempio, pomfi o eritemi da intolleranze legate all’alimentazione o per il contatto con animali.

La gestione dell'eczema e della dermatite atopica

L’eczema allergico, come la dermatite atopica, è una malattia infiammatoria cronica della pelle che provoca prurito e secchezza. In genere le parti più colpite sono ginocchia, gomiti, collo, dorso delle mani, viso e cuoio capelluto. Nel 75% dei casi durante i nove mesi dell’attesa questo eczema peggiora, ed è spesso conseguente alla comparsa del prurito intenso che funziona da trigger per le lesioni e la desquamazione. In caso di eczema, il trattamento a base di cortisonici topici deve essere mantenuto: non presenta nessun rischio per la mamma e per il suo bambino e non aumenta il rischio di smagliature. È importante tuttavia precisare quando devono essere utilizzati: non appena la pelle prude o si arrossa o presenta rugosità.

La dose da applicare rimane la stessa: un’unità falangetta per due palmi di mano, una volta al giorno, fino a quando il rossore, il prurito e le rugosità scompaiono. L’emolliente deve essere applicato anche quando la pelle non presenta problemi. Per quanto riguarda il tacrolimus, invece, le attuali raccomandazioni consigliano d'interrompere l’applicazione durante la gravidanza.

Patologie cutanee specifiche della gravidanza

Esistono condizioni cutanee uniche che possono comparire durante la gestazione:

  • PUPPP (Pruritic Urticarial Papules and Plaques of Pregnancy): nota anche come papule e placche orticariodi pruriginose della gravidanza, è tra le dermatiti più comuni. Si manifesta con orticaria, gonfiore, papule, pomfi e placche, colpendo solo le primipare nel terzo trimestre. È una forma molto più leggera e meno preoccupante, senza rischi per il feto.
  • Prurigo gestazionale (Prurigo gestationis): è una patologia cutanea benigna che si manifesta tipicamente nel terzo trimestre, caratterizzata da lesioni pruriginose, rosse e in rilievo su addome, braccia e gambe. Si ritiene sia correlata ai cambiamenti ormonali e alle risposte del sistema immunitario.
  • Pemfigoide gravidico (Herpes gestationis): una rara eruzione cutanea autoimmune. Solitamente l’eruzione inizia attorno all’ombelico nel secondo o terzo trimestre e si presenta sotto forma di puntini rossi piatti o sollevati, che poi si trasformano in vesciche piene di liquido. Sebbene raro, può aumentare il rischio di problemi quali morte del neonato in caso di parto prematuro o crescita inferiore al previsto.
  • Follicolite pruriginosa: si manifesta con un'infezione dei follicoli sparsi sul corpo durante il terzo trimestre. L'eruzione cutanea è caratterizzata da numerose papule o pustole pruriginose.

diagramma esplicativo delle zone colpite dalle diverse dermatiti in gravidanza

Strategie di cura e sollievo quotidiano

Il prurito in gravidanza non va mai sottovalutato ed è già un motivo valido per una visita specialistica. Quando la pelle cambia e tende facilmente alla secchezza o al prurito, prendersene cura con prodotti mirati può fare la differenza. Per nutrire la pelle del corpo, è utile affidarsi a un olio dermoaffine ad azione emolliente e protettiva, capace di preservare il film idrolipidico e di ridurre la sensazione di prurito già dalle prime applicazioni. Per il benessere quotidiano della zona intima, è importante prediligere una detersione delicata ma efficace, con attivi di origine naturale e un'azione riequilibrante sul microbiota cutaneo.

Per alleviare il disturbo:

  • Evitare detergenti troppo schiumogeni che portano secchezza, preferendo prodotti delicati.
  • Utilizzare bagnoschiuma oleosi e non profumati.
  • Applicare creme idratanti ed emollienti frequentemente.
  • Evitare il contatto con abiti sintetici e preferire fibre naturali traspiranti.
  • Seguire una dieta sana e bilanciata, evitando cibi lavorati che possono aggravare le condizioni della pelle.
  • In casi specifici, sotto controllo medico, utilizzare antistaminici che non provocano sonnolenza.

Inoltre, gli studi europei hanno validato l’assunzione di pro e prebiotici durante la gravidanza; tale apporto non presenta nessun rischio e può essere assunto in aggiunta a quanto prescritto dalle ostetriche per favorire il benessere della barriera cutanea. Ricordate che, in generale, il prurito tende a regredire spontaneamente nelle settimane successive alla nascita del bambino, poiché si riduce la tensione cutanea e i livelli ormonali ritornano gradualmente alla normalità.

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