Il ruolo educativo del cacciatore nelle storie e canzoncine per bambini

Il mondo dell'infanzia è costellato di figure archetipiche che servono a navigare l'oceano delle emozioni, dalla paura del lupo al conforto del salvatore. Tra queste, la figura del cacciatore emerge non solo come un personaggio letterario, ma come un elemento pedagogico fondamentale per elaborare il timore del pericolo attraverso il gioco e la narrazione. Attraverso l'analisi di testi come "Cappuccetto Rosso, vieni vieni qua" e le opere di Gianni Rodari, possiamo comprendere come la figura del cacciatore funzioni da garante della sicurezza e catalizzatore per lo sviluppo cognitivo e motorio dei più piccoli.

La pedagogia del gioco motorio: Cappuccetto Rosso e il lupo

Un modo per rassicurare i bambini dalle loro paure è la canzoncina “Cappuccetto Rosso, vieni vieni qua”. In questa storia è presente un lupo nero, ma anche un cacciatore che è il salvatore di Cappuccetto Rosso. La canzoncina si presta ad essere mimata dai bambini mentre la cantano, alternando l’espressione serena di Cappuccetto a quella arrabbiata del lupo. Si possono aggiungere degli elementi utili per drammatizzare: una copertina o sciarpa rossa, da indossare come mantello per Cappuccetto e un mantello nero, una maschera o semplicemente dei baffi per simulare il lupo.

Bambini che mimano una storia in un contesto scolastico

“Cappuccetto Rosso, vieni vieni qua” è molto adatta per un bel gioco di movimento tra bambini, all’asilo per esempio, sia al chiuso sia all’aperto. Un bambino, a turno, rappresenta il lupo nero e si posiziona in un lato della stanza. Un altro bambino interpreta Cappuccetto Rosso e si posiziona nel lato opposto. Nel terzo lato della stanza stanno tutti gli altri bambini che iniziano a cantare: “Cappuccetto Rosso, vieni, vieni qua! Se ti vede il lupo ti mangerà”.

Cappuccetto Rosso risponde: “Io non ho paura perché devo andare dalla mia nonnina che mi aspetta già”. A questo punto Cappuccetto corre verso il gruppo di bambini che rappresentano la nonna. Se il lupo la prende, i bambini cantano: “Povero cappuccetto, povero Cappuccetto, povero Cappuccetto, che il lupo mangerà!”. Se, invece, Cappuccetto riesce a salvarsi, il gruppo di bambini canta: “Evviva Cappuccetto, evviva Cappuccetto che dal lupo nero non si fa mangiar!”.

Il cacciatore nella letteratura: l'ironia di Gianni Rodari

Il ruolo del cacciatore subisce una metamorfosi significativa quando entriamo nel mondo di Gianni Rodari. La prima delle Favole al telefono, “Il cacciatore sfortunato”, ci offre una prospettiva diversa. Il ragionier Bianchi, di Varese, rappresentante di commercio che sei giorni su sette girava l’Italia intera, la domenica tornava a casa ma il lunedì mattina ripartiva. Prima di ogni partenza la sua bambina gli diceva: “Mi raccomando papà, tutte le sere una storia!”.

Il cacciatore sfortunato presenta una struttura narrativa particolare. C’era una volta il ragionier Bianchi di Varese. Era un rappresentante di commercio e sei giorni su sette girava l’Italia intera a est a sud a nord, in mezzo, vendendo medicinali. La domenica tornava a casa sua, e il lunedì ripartiva. Perché quella bambina non poteva dormire senza una storia, e la mamma, quelle che sapeva, gliele aveva già raccontate tutte almeno tre volte. Questo libro contiene appunto le storie del ragionier Bianchi. Vedrete che sono tutte un po’ corte: per forza, il ragioniere pagava il telefono di tasca sua, non poteva fare telefonate troppo lunghe. Solo qualche volta, se aveva concluso buoni affari, si permetteva qualche “unità” in più. Mi hanno detto che quando il signor Bianchi chiamava Varese le signorine del centralino sospendevano tutte le telefonate per ascoltare le sue storie.

L'acca in fuga di Gianni Rodari - Favole per bambini e letture della buonanotte ad alta voce

In questa storia, Giuseppe prese il fucile e andò a caccia. Vide subito una lepre che balzava da una siepe e correva in un campo. Giuseppe scrutò anche dentro la canna, ma com’era possibile, andiamo, che ci fosse nascosto qualcuno? “E la mamma che vuole la lepre”. “Toh,” disse Giuseppe “anche la lepre va a sposarsi”. Giuseppe prese la mira, tirò il grilletto, e il fucile fece: Pam! Disse: “Pam! Pam!”, due volte come avrebbe fatto un bambino col suo fucile di legno. “Ah, tu sei contenta, tu” borbottò Giuseppe. “Tu ti sei già sposata da un pezzo”. Ricaricò il fucile con gran cura e si guardò intorno. E Giuseppe sparò. Ma il fucile disse: Bang!, come i bambini quando leggono i fumetti. E aggiunse un rumorino che pareva una risatina. “Me l’aspettavo”, disse Giuseppe. “Sì mamma. Ho preso tre arrabbiature belle grosse”.

La didattica della gestualità nelle canzoni infantili

L'importanza di associare il testo a un movimento fisico è un pilastro dell'educazione prescolare. Le canzoni non sono solo ascolto, ma partecipazione totale. Prendiamo come esempio un altro testo di tradizione popolare:

Testo:C'è nel bosco una casettalo scoiattolo alla finestravien di corsa un leprottinobussa al porton.Aiuto aiuto per caritàil cacciatore mi vuol spararvieni vieni leprottinodammi la tua man.

Schema dei gesti abbinati al testo della canzone

Le parole in grassetto vengono accompagnate da un gesto che le caratterizza. Ad esempio, sulla parola "casetta" si "disegna" nell'aria, con gli indici delle mani, la forma di una casetta; sulla parola "leprotttino" si simulano le orecchie del leprotto; sulla parola "sparar" si mima un tiro con il fucile, e così via. Questo metodo non solo aiuta la memorizzazione, ma trasforma il bambino in attore attivo della vicenda, permettendogli di gestire la tensione narrativa (il pericolo rappresentato dal cacciatore) attraverso la risata e il gioco mimico.

La psicologia del cacciatore: tra paura e protezione

La figura del cacciatore, nel contesto delle fiabe e delle canzoncine, funge da "ammortizzatore" delle paure infantili. Nelle versioni classiche, egli è il braccio armato del bene, colui che interviene quando il lupo - incarnazione delle paure del bambino - sembra vincere. Tuttavia, Rodari ci insegna che il cacciatore può anche essere un personaggio fallibile, quasi comico, che spara "bang" come un bambino con un giocattolo.

Questa decostruzione della figura del cacciatore è essenziale. Permette al bambino di non vedere più il mondo come diviso rigidamente tra buoni e cattivi, ma di comprendere che le figure di autorità o di forza possono avere sfumature ironiche. Il cacciatore non è più solo una minaccia o un salvatore titanico, ma una parte della narrazione che, insieme allo scoiattolo, al leprottino e a Cappuccetto Rosso, popola il bosco dell'immaginazione.

L'approccio ludico alla figura del cacciatore, sia attraverso il canto che attraverso il movimento, permette ai bambini di esplorare la propria aggressività e la propria paura in un ambiente controllato. Quando un bambino finge di sparare con le mani mimando il gesto del cacciatore, sta compiendo un atto di espressione emotiva, non di violenza. La pedagogia moderna valorizza questa espressione come metodo fondamentale per la crescita equilibrata, trasformando il racconto di caccia in una metafora dell'indipendenza e del coraggio che ogni bambino deve sviluppare per "andare dalla nonnina", ovvero verso il mondo esterno, senza timore dei lupi che incontra lungo il sentiero.

L'uso di mantelli, maschere e baffi per drammatizzare il lupo e il cacciatore non serve solo a decorare la scena, ma a creare una distanza estetica. Il bambino che indossa i baffi del lupo smette di temere la figura lupesca perché ne assume il controllo, diventando, per il tempo di una canzone, il padrone della sua stessa paura. In questo modo, il bosco smette di essere un luogo oscuro e diventa lo spazio creativo dove, tra un "Pam!" e un "Bang!", si impara a crescere e a cantare insieme.

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