L'Italia, per molti, rappresenta un porto sicuro lontano dagli orrori della guerra. Tuttavia, per alcune famiglie ucraine in fuga dal conflitto, il destino ha riservato una tragedia inaspettata e crudele sulle strade del nostro Paese. Due episodi distinti, ma accomunati dal dolore e dalla giovanissima età delle vittime, hanno scosso profondamente l'opinione pubblica, mettendo in luce la vulnerabilità di chi cerca pace e la persistente piaga degli incidenti stradali. Storie di speranza che si infrangono, lasciando dietro di sé domande sulla sicurezza delle nostre infrastrutture e sull'attenzione alla guida.
Un Viaggio Interrotto: La Tragica Scomparsa di Vladyslav Malamen a Santa Maria di Sala
La storia di Vladyslav Malamen, un bambino di appena sei anni, è emblematica di un destino crudele. Vladyslav aveva sei anni e una vita davanti, una vita che la guerra in Ucraina aveva già messo alla prova, costringendolo a lasciare Odessa insieme alla mamma Antonina e al fratello maggiore Viacheslav, per trovare rifugio in Veneto. Erano da poco passate le 16.30 di un mercoledì, quando il bambino, dopo essere stato in giro con la mamma, ha cercato di attraversare via Noalese di fronte al bar Quarto Pianeta, subito dopo l'incrocio con via Cognaro da un lato e il centro commerciale Prisma dall'altro. La tragedia è avvenuta all’altezza del centro commerciale Prisma, a Caselle di Santa Maria di Sala.
La nuova vita di Vladyslav è durata appena poche settimane. La famiglia, con altri nuclei di ucraini, aveva trovato rifugio nella parrocchia di Murelle, a Villanova di Camposampiero (Padova), che attraverso la Caritas ha messo a disposizione la canonica per l'accoglienza dei profughi, gestita da una cooperativa. La famiglia era ospitata da poche settimane grazie a un progetto di accoglienza della cooperativa sociale Levante. Madre e figlio avevano appena terminato alcuni acquisti in un supermercato vicino e stavano rientrando nella canonica di Murelle. Stavano attraversando la strada, probabilmente con il bambino sulla bicicletta trainata a mano dalla donna. La mamma, una donna di 36 anni di origini ucraine, portava la bicicletta a mano carica di borse della spesa, e Vladyslav le camminava accanto, a piedi ad un passo da lei, seguendola lungo le strisce pedonali. In un'altra versione, la mamma portava le pesanti buste della spesa con la bicicletta, tenuta a mano, e aveva Vlady seduto sul seggiolino della bici.
Stando a quanto raccontato da alcuni testimoni, un'auto, vedendo che la coppia stava per attraversare, si è fermata per lasciarli passare. L'auto che la seguiva invece, una Fiat Panda azzurra, l'avrebbe sorpassata colpendo in pieno il bambino che stava camminando. Il piccolo è stato travolto da una Fiat Panda guidata da un 25enne del Veneziano. L’impatto è stato devastante. Vladyslav è stato sbalzato a oltre trenta metri di distanza e finito in un fossato ai margini della strada.

I soccorsi sono stati immediati. Mentre la madre è riuscita a completare l'attraversamento rimanendo del tutto illesa, suo figlio (anche lui ucraino ma residente in zona) è stato soccorso prima da un'ambulanza del Suem 118 e poi dall'elisoccorso che l'ha trasportato all'ospedale di Padova, dove ora si trovava ricoverato nel reparto di terapia intensiva pediatrica. La donna, che ha visto il figlio volarle davanti ai suoi occhi, non ha potuto far nulla se non chiedere aiuto. Sentendola, subito i clienti del bar e alcuni residenti sono corsi in strada. «La donna urlava disperata, il bambino era immobile a terra - ha affermato un testimone - Da padre, mi sono sentito morire». I soccorsi sono arrivati in pochi minuti, ma le condizioni del piccolo sono apparse da subito critiche. Le sue condizioni erano apparse subito gravissime. Per quasi ventiquattro ore ha lottato in terapia intensiva pediatrica, attaccato alle macchine, ma ieri pomeriggio il suo cuore ha smesso di battere. La prognosi, è rimasta riservata fino al tragico epilogo. I medici hanno cercato in tutti i modi di salvarlo; quando era chiaro che non ci fosse più niente da fare, hanno chiesto alla mamma e al papà di Vlady se avrebbero acconsentito all'espianto degli organi. La famiglia, con una scelta di grande generosità, ha dato il consenso all’espianto degli organi, affinché la morte del loro bambino possa almeno ridare speranza ad altri piccoli pazienti.
Le Indagini e le Responsabilità nel Caso di Vladyslav: L'Ombra dell'Omicidio Stradale
Subito dopo l'incidente, sono iniziate le procedure di rito per fare chiarezza sulla dinamica e le responsabilità dello scontro. Illeso anche il guidatore della Panda azzurra: un giovane di circa 25 anni, residente nel Veneziano. Quest'ultimo, proveniva da Mellaredo di Pianiga e si stava dirigendo verso Caselle. Dopo l'arrivo dei carabinieri del comando di Mira, il giovane è stato accompagnato dai militari all'ospedale di Mirano per gli esami i cui esiti accerteranno non si trovasse alla guida in stato di ebbrezza né sotto l'effetto di stupefacenti. Il conducente, illeso, è stato sottoposto agli accertamenti di rito per verificare eventuali tracce di alcol o sostanze. L’auto è stata sequestrata e la procura di Venezia ha aperto un fascicolo: il giovane sarà iscritto nel registro degli indagati per omicidio stradale. Il giovane, sotto choc, ha ripetuto di non essersi accorto che madre e figlio stavano già attraversando.
I carabinieri hanno raccolto le testimonianze dei presenti e sequestrato l'auto. Sulla dinamica indagano i carabinieri, che hanno effettuato i rilievi e sottoposto il conducente del veicolo ai controlli di rito. Via Noalese è stata chiusa al traffico per oltre un'ora: il traffico è stato deviato lungo via Cognaro e via Caltana, fino a che il bimbo non è stato soccorso, l'auto portata via e la zona messa in sicurezza.
Dolore e Rabbia: La Comunità Sotto Shock e l'Appello per Strade Più Sicure
La notizia della morte del piccolo ha gettato nello sconforto Villanova di Camposampiero, il comune dove la famiglia si era stabilita. “Quello che è successo è scioccante”, ha detto il responsabile del centro di accoglienza. Anche la sindaca non si fa ragione della tragedia. «Lo conoscevamo da meno di un mese - ha raccontato Margherita, un’altra ospite della canonica - ma era impossibile non volergli bene. Sempre sorridente, vivace, con una grande passione per il pallone». La canonica, trasformata in un punto di accoglienza per i profughi, oggi è immersa nel silenzio. Un silenzio rotto solo dalle voci dei bambini che ancora giocano nel cortile, ma che inevitabilmente sembra sottolineare l’assenza di Vladyslav.
Il dolore ha toccato anche le istituzioni locali. L’assessora all’istruzione di Villanova, Elena Pagetta, ha raccontato di aver già predisposto la pratica per l’iscrizione del bimbo alla scuola primaria: «A settembre avrebbe iniziato le lezioni con i suoi coetanei. Sarebbe stato un primo passo per sentirsi parte della nostra comunità». La sindaca Sarah Gaiani ha espresso il cordoglio della città: «Era arrivato poche settimane fa, in cerca di pace. La sua vita spezzata sull’asfalto è una ferita che non possiamo accettare».
La vicenda umana dietro i numeri della guerra è straziante. La storia di Vladyslav è la storia di migliaia di famiglie che, da quando la guerra ha devastato l’Ucraina, hanno cercato rifugio in Veneto. Secondo i dati della Prefettura, solo nel padovano sono oltre sedicimila gli sfollati accolti, molti dei quali bambini. Per loro il percorso di integrazione passa anche attraverso la scuola, lo sport, le attività in parrocchia. Proprio per questo la comunità di Murelle si era attivata: la canonica, messa a disposizione dal parroco don Mirco, era diventata un luogo di ripartenza. Il padre, che lavora in Germania, è arrivato in Italia subito dopo la tragedia per stare accanto alla moglie e al figlio maggiore. Il bambino aveva riportato ferite gravissime alla testa ed alla spina dorsale.
Oltre alla disperazione, resta un senso di rabbia e impotenza. Non solo per la dinamica assurda di un incidente avvenuto sulle strisce pedonali, ma anche per la pericolosità di un incrocio più volte segnalata dai residenti. Via Noalese è una strada trafficata, spesso teatro di incidenti, e la comunità locale chiede da tempo interventi di messa in sicurezza. L'incidente è avvenuto a 900 metri di distanza dal punto in cui, lo scorso 3 agosto, ha perso la vita in sella alla sua moto il 63enne Andrea Molin. Intanto, cresce la rabbia dei residenti: «Quell’incrocio è pericolosissimo - denunciano - la visibilità è scarsa e già in passato ci sono stati gravi incidenti».
La guerra non è riuscita a portare via Vladyslav. A strapparlo alla vita è stata una Panda che non si è fermata, su un tratto di strada che doveva rappresentare la sicurezza per un bambino che si affidava alle regole della civiltà. Restano il dolore di una madre che ha visto morire il proprio figlio a pochi passi da sé, la solidarietà di una comunità intera e la speranza che da questa tragedia nasca almeno la consapevolezza che strade più sicure non sono una questione secondaria, ma una necessità vitale.
13/01/2020 | IL SINDACO FRAGOMENI: «E' UNA STRADA MALEDETTA»
Un Destino Simile nella Capitale: La Morte di Oleh Borys a Roma
A distanza di poco più di cinque mesi da un altro tragico evento, anche Roma è stata teatro di una simile, dolorosa vicenda che ha visto protagonista un giovane ucraino. La sera del 23 ottobre scorso, il 19enne ucraino era stato travolto in viale Palmiro Togliatti, a Don Bosco. Oleh Borys, un ragazzo ucraino di 19 anni, si trovava a Roma per lavoro. Era stato investito da un'auto passata forse con il semaforo rosso in viale Palmiro Togliatti. Le sue condizioni erano apparse subito molto gravi.
Il lungo e difficile percorso di cura si è concluso nella maniera più tragica. Dopo un periodo di cure al Policlinico di Tor Vergata, Oleh Borys è morto nella clinica Città di Roma, dove era stato trasferito. Ora l'accusa nei confronti del conducente dovrebbe cambiare in omicidio stradale. Sul posto erano intervenuti i vigili urbani che avevano svolto i rilievi. Oggi i parenti del 19enne chiedono che venga fatta luce sulla dinamica dei fatti per capire se davvero il conducente della vettura sia passato con il rosso mentre la vittima stava attraversando viale Togliatti passando sulle strisce pedonali. La loro ricerca di giustizia e chiarezza è un altro tassello in un quadro di dolore e interrogativi.

Incidenti Stradali: Una Piaga Nazionale che Colpisce i Più Vulnerabili
La morte di Vladyslav e Oleh, purtroppo, non sono casi isolati ma si inseriscono in un contesto nazionale di incidenti stradali che continuano a mietere vittime, tra cui numerosi bambini. La giornata in cui si è consumata la tragedia di Vladyslav è stata funestata da altri terribili incidenti accaduti in altre regioni, in Sicilia, e in Calabria. Qui, a Catanzaro, un bambino di due anni è morto dopo essere stato investito da un furgone in fase di retromarcia. Il conducente del mezzo non si era accorto di nulla, ed è stato rintracciato poco dopo dalla Polizia di Stato nella sua abitazione. Appresa la notizia dell'incidente, l'uomo ha accusato un malore. Aveva invece 15 anni il ragazzo trovato morto vicino a una stalla nell'azienda agricola di famiglia, tra Ragusa e Chiaramonte Gulfi. Il giovane, Andrea Passalacqua, sarebbe stato travolto da un trattore durante una manovra, anche se non è ancora chiaro chi fosse alla guida del mezzo; anche per questo resta da accertare la dinamica dell'accaduto. Stava lavorando nell'azienda agricola e zootecnica di proprietà del padre.
Questi eventi sottolineano una drammatica realtà. Dati recenti dell'Osservatorio Asaps, l'Associazione sostenitori e amici della Polizia stradale, mostrano una situazione allarmante. Nel 2024 si sono contati nel Paese 34 bambini vittime di incidenti stradali, e già 17 dall'inizio del 2025 (compresi gli ultimi casi). Questi numeri evidenziano una persistente fragilità nella sicurezza stradale, che colpisce in modo sproporzionato i più piccoli e i pedoni. La storia di Vlady, un bimbo di 6 anni che dopo essere fuggito un mese fa con la mamma dall'Ucraina sotto le bombe ha trovato la morte su una strada del veneziano, investito due giorni fa sulle strisce pedonali, rappresenta un simbolo di questa tragica sorte.
La vulnerabilità dei bambini, la distrazione alla guida, il mancato rispetto delle norme stradali - come l'attraversamento sulle strisce pedonali o il semaforo rosso - sono elementi che si combinano per creare scenari di indicibile dolore. Le richieste di maggiore sicurezza stradale da parte dei residenti, le indagini approfondite sulle dinamiche e le responsabilità, e il cordoglio delle comunità, sono tutte facce di un'unica, complessa emergenza che interroga la coscienza collettiva e la responsabilità individuale di ciascun guidatore e cittadino. La sicurezza sulle nostre strade non è un lusso, ma un diritto fondamentale, specialmente per chi, come Vladyslav e Oleh, stava cercando di costruire una nuova vita lontano dalla guerra.
