Tuffiamoci alla scoperta di Bonellia viridis, un curioso anellide che potreste incontrare nei bassi fondali del nostro mare! Se avete incontrato questo tentacolo sugli scogli avrete visto la Bonellia. Questo verme è di color verde, ha il corpo che è formato da una parte ovale di circa 8 cm di lunghezza ed una proboscide che al termine si divide in una sorta di lettera "T". Quello che si vede solitamente è il tentacolo mentre il corpo è nascosto in anfratti. La femmina infatti, lunga da 6 a 8 cm, ha il corpo distinto da una porzione globosa, contenente i visceri, munita di due uncini chitinosi situati ventralmente, e alla cui estremità posteriore si apre l'ano. Dall'estremità anteriore parte una lunga proboscide molto distensibile, che termina in due corte appendici lobate ed è ripiegata, come una gronda, lungo la sua superficie ventrale tappezzata da ciglia vibratili. La bocca si apre alla base della proboscide. L'intestino comunica con la bocca per mezzo di una faringe bulbosa e percorre il corpo compiendo numerose anse, terminando quindi nell'intestino anale ove sboccano le cosiddette vescicole anali, deputate probabilmente a funzioni di escrezione.

Inquadramento tassonomico e morfologia
Bonellia viridis è un invertebrato marino che fa parte della sottoclasse degli Echiura. Il suo genere fu descritto dal medico torinese Luigi Rolando nel 1821, che lo chiamò così in onore dell’ornitologo Franco Andrea Bonelli, suo amico. Attualmente, dopo anni di studio, gli echiuridi risultano inseriti all’interno del phylum degli Anellidi. Per secoli considerati phylum a sé stante, gli organismi appartenenti a questo gruppo tassonomico presentano un corpo sacciforme dotato di alcune setole e una sottile proboscide non retrattile. In passato erano ritenuti l’anello di congiunzione tra gli anellidi e i cetrioli di mare, specie facente parte della classe degli Holothuroidea, phylum Echinodermata, con i quali in realtà non hanno nulla a che fare, sebbene presentino una grande somiglianza morfologica.
La specie più conosciuta di questo genere è la Bonellia viridis Rol., così detta per il colorito verde dovuto ad un pigmento particolare, la bonellina, da alcuni autori ritenuto simile alla clorofilla; è divenuta, in quest'ultimo ventennio, ben nota per le ricerche sulla determinazione del sesso principalmente per opera del Baltzer e del Herbst. Vive fra gli scogli o alla base dei ciuffi di posidonia, dai quali sporge con la lunga proboscide biloba. Nel golfo di Napoli, oltre a questa specie che vi si trova rara e che i pescatori napoletani chiamano cuniglie, vive la Bonellia fuliginosa Rol. (nap. cuniglie piccole) che si rinviene più frequentemente nei fondi a coralline fino a 100 m. di profondità.
Strategie alimentari e tossicologia
La femmina è saprofita, quindi si nutre attraverso la proboscide di piccoli detriti organici e di piccoli animali che trova sui fondali marini. Il colore verde del corpo di questo verme marino è dato dalla bonellina, una sostanza molto particolare secreta dalle femmine che, oltre a colorare l’animale facendolo sembrare un vegetale e rendendolo così mimetico, viene impiegata per paralizzare piccoli organismi che poi vengono mangiati. Tale pigmento viene accumulato anche a livello della proboscide e sono sufficienti poche molecole per causare l’effetto tossico. In presenza di luce la bonellina induce l'interruzione della mitosi e il "disfacimento" di altri apparati cellulari, uccidendo così batteri, larve ed altri piccoli organismi.
Il meccanismo di determinazione del sesso: la via metagamica
Un’altra curiosità relativa a questo animale è la determinazione del sesso. Gli individui di questa specie, alla nascita non sono né maschi né femmine e trascorrono la prima parte della loro vita in uno stadio asessuato di larva trocofora, trasportati dalle correnti. In generale, la determinazione del sesso è genotipica, cioè dipende dal corredo cromosomico; tuttavia, vi sono specie in cui il sesso fenotipico è determinato dall'ambiente. Nella ben nota Bonellia viridis gli embrioni che si impiantano sull'organismo materno divengono maschi, quelli che si impiantano sul fondo divengono femmine: si parla allora di determinazione metagamica del sesso.
La determinazione del sesso avviene per via metagamica, in base al contatto della larva con un ormone, prodotto dalla femmina, chiamato Bonellina. Se la larva non entra in contatto con l'ormone, svilupperà gonadi femminili. Il maschio si sviluppa solo attraverso lo stretto contatto con una femmina adulta. Quando le larve metamorfosano, se sul substrato incontrano una bonellia femmina vengono risucchiate dalla proboscide di quest’ultima, si insediano nel suo tratto genitale e si tramutano in maschi.

Dimorfismo sessuale estremo
Il maschio adulto è molto più piccolo della femmina, dalla quale differisce notevolmente essendo non più lungo di mm 1,5 e ricoperto, come un piccolo turbellario, di ciglia vibratili. Esso è assai aberrante dall'organizzazione tipica del gruppo al quale Bonellia appartiene; è privo di bocca e di ano e possiede un intestino rudimentale. Il maschio, che porta pur esso ventralmente un paio di setole uncinate, vive di regola ospite della femmina. Il maschio invece rimane in uno stato larvale (anche se sessualmente maturo) da 1 a 3 mm di lunghezza e trascorre tutto il ciclo vitale all'interno della femmina in una sorta di simbiosi (in realtà il termine simbiosi è definito per organismi di specie diverse, quindi non applicabile a questo caso). Una volta che il maschio è maturo, viene risucchiato all'interno della femmina, spesso attraverso la sua proboscide, e spenderà il resto della sua vita all'interno della sacca genitale femminile, fertilizzando le sue uova.
Considerazioni sulla conservazione
Bonellia viridis è inserita nella categoria “Not Evaluated” (Non valutata-NE) all’interno della Red List della IUCN. Questa categoria indica che la specie non è stata ancora studiata per poterne quantificare e pubblicare eventuali rischi. La IUCN consiglia che, in via precauzionale, le specie classificate come “Not Evaluated” dovrebbero essere trattate con lo stesso grado di attenzione dei taxa minacciati. Dunque, è bene proteggere questa specie così particolare mediante, ad esempio, l’istituzione di Aree Marine Protette, anche solo per il possibile ritorno che ne possiamo avere.
Confronto con i sistemi di determinazione sessuale convenzionali
Abbiamo visto che nella riproduzione sessuata si hanno gameti maschili e femminili. Questi vengono prodotti da organismi che sono rispettivamente maschi o femmine. Il sesso genetico (o cromosomico) è determinato dal genoma. In ogni specie si ha un numero caratteristico di cromosomi (cariotipo) di cui solo alcuni sono incaricati della determinazione del sesso (i gonosomi) mentre gli altri si chiamano autosomi. I gonosomi nel normale genoma diploide sono al massimo due: uno per corredo aploide, cioè uno per gamete. Nell'uomo i 46 cromosomi del corredo diploide comprendono due serie di autosomi (22 + 22 = 44) e due gonosomi.
Nella femmina l'osservazione al microscopio di cellule trattate con coloranti nucleari rivela la presenza di una masserella di cromatina addossata alla membrana nucleare, che manca nelle cellule maschili, denominata corpo di Barr, dal nome dello scopritore. La spiegazione di tale fenomeno si ebbe con la «teoria di Mary Lyon», secondo la quale una cellula contiene un solo cromosoma X in attività metabolica; ogni cromosoma X in eccesso viene «inattivato» e rimane spiralizzato anche durante l'intercinesi, e perciò può essere osservato al microscopio. In qualche specie la determinazione del sesso è legata al rapporto fra autosomi e gonosomi, il che dimostra che anche gli autosomi contribuiscono a determinare il sesso. Nel caso dell'uomo ciò vale soprattutto per il cromosoma X ed i caratteri il cui locus si trova su tale cromosoma. Infatti un carattere recessivo portato da una femmina eterozigote non si manifesta, ma, se viene trasmesso a un figlio maschio, si manifesta. Ciò avviene perché nel maschio il cromosoma X è privo, almeno nella maggior parte della sua lunghezza, di un omologo che ne «copra» le mutazioni. In queste condizioni si parla di un carattere emizigote, che evidentemente si manifesta nel fenotipo. Se la frequenza di un tale carattere recessivo nella popolazione è bassa, sarà rarissimo il caso di una femmina omozigote. Allora il carattere sarà manifestato solo nel 50% dei figli maschi delle portatrici eterozigoti, i quali non lo trasmetteranno mai ai figli, mentre le figlie, generalmente eterozigoti, non lo manifesteranno. Questo quadro, pur complesso, contrasta nettamente con la flessibilità ambientale mostrata da Bonellia viridis.
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