La maternità è un'esperienza che sfida le definizioni, un cocktail emotivo di gioiosa accettazione e incommensurabile tragedia. Quando ho scoperto di essere incinta del mio secondo figlio, la prima aveva undici mesi. La mia reazione alla novità me la ricorderò finché campo: “Che meraviglia un secondo figlio! Oddio, davvero?! Ma proprio adesso?! Non sono pronta, non così, non io! Ma CERTO che sono pronta! Non vedo l’ora di vederlo, un piccolo fagottino, un fratellino! Siii, non vedo l’ora che esca da questo corpo, ridatemi il mio corpo! Rivoglio la mia libertaaaaaaaa!”.

Non sono mai stata e non sono tutt’ora portavoce di una maternità easy way, tutt’altro. Eppure i miei figli sono tutto ciò che potrei chiamare amore, tutto ciò che ha senso chiamare meraviglia, vita, gioia infinita. Il fatto è che la maternità è questa roba qui, lo si voglia ammettere o meno: è motrice di estremi opposti, nel bene e nel male, odio e amore, è la cosa peggiore e migliore che possa capitare, è prigionia e massima libertà, è distruzione e costruzione straordinaria, è disperazione estrema e gioia infinita. Come diavolo si fa a raccontare? Come si descrive?
Il fumetto come lente sulla genitorialità e la nascita
Ho riso molto, ho pianto un po’, mi sono emozionata, ho rivisto me e tutte le mamme che conosco, e anche tutte quelle altre che sono allo sbaraglio in giro per il pianeta e ho pensato: ecco come si descrive ‘sta roba dell’essere mamma, è questo! “Mamma!” è un fumetto che ci racconta chi siamo con lucida onestà, calore e trasporto, ma al contempo con bonario distacco, divertimento e ironia. Forse sono queste le chiavi che permettono di capire come andrebbe presa la maternità, o forse la vita stessa: è tutto un gioco, un’imprevedibile avventura creativa, da vivere con curiosità, leggerezza e scherzosa nonchalance.
Esistono narrazioni che riescono a sdoganare la complessità della gravidanza, come il libro di Agustina Guerrera, grafica ed illustratrice argentina, intitolato Mamma mia!. Questo testo racconta la gravidanza nuda (molto nuda) e cruda, nei suoi alti e bassi sentimentali, nei suoi sconvolgimenti e nella sua dolcezza sfatando alcuni miti, confermandone altri e prendendo in esame anche i comportamenti e i sentimenti di una personcina spesso dimenticata, quando si parla di gravidanza: il futuro papà! Un futuro papà che appare felicissimo, poi spaventato, poi di nuovo felice, poi sottomesso, poi agitato… in definitiva sballottato tra sensazioni ed emozioni fortissime, proprio come la futura mamma ma senza pancia. Agustina ha scritto Mamma mia! proprio mentre era incinta del suo Pau, cui il libro è dedicato, e il fatto che il libro sia cresciuto passo a passo insieme al suo pancione lo rende estremamente verosimile.
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Questa faccenda dei fumetti è ciò che rende davvero speciale questo genere di pubblicazioni e che soprattutto le rende piacevoli anche agli occhi di chi non sta vivendo una gravidanza in prima persona. Anche Lucille Gomez ha utilizzato questo medium per un fine pedagogico e di empowerment: il primo libro sul parto naturale a fumetti serve per comprendere meglio la forza di ogni donna e partorire in piena serenità. Il libro spiega la fisiologia del parto e racconta cosa succede quando la donna partorisce senza paura o interferenze esterne. Restituire alle donne la conoscenza intima del funzionamento del proprio corpo significa restituire loro il potere. Questo fumetto è, in un certo senso, uno specchio: noi donne sappiamo già quello che prova a raccontare. Il problema è che non sappiamo di saperlo. La nostra mente cosciente, la nostra neocorteccia sovrasviluppata, nell’ultimo secolo è stata infarcita di paure e ci spinge ad accettare l’eccessiva medicalizzazione del parto.
Ancora troppo spesso, considerate il “sesso debole”, siamo arrivate a credere che partorire sia necessariamente doloroso, pericoloso, violento… e che non siamo in grado di vivere questa esperienza senza l’aiuto dei medici. Così, a forza di interventi esterni, finiamo per inibire la parte del cervello che da migliaia di anni sa benissimo come far nascere una nuova vita.
Fiducia in sé e il ruolo del professionista sanitario
Sei mamma. Bene, e adesso? Adesso inizia la parte più difficile. Che, attenzione, non è cambiare i pannolini, né svegliarsi tutte le notti, e nemmeno educare i figli a crescere sani di mente! No! La cosa più difficile è fidarsi di se stesse. E’ capire chi sei tu. E’ saper distinguere quali pensieri che pensi di pensare ti appartengono, e quali no. Quali credenze e regole sono così vere e giuste per te, che sarà il caso di tenerle e usarle per diventare la mamma che sogni di essere? Dobbiamo fidarci così tanto di noi stesse, da essere sempre pronte a sfoderare risposte valide e convincenti quando i nostri figli faranno domande, dimostrando di essere loro i primi a fidarsi di noi. Dobbiamo essere preparate, avere idee chiare e precise, risorse nascoste, una cultura generale che spazia dalla fisica nucleare al senso della vita, dobbiamo sapere e saper fare tutto, dobbiamo essere perfettamente perfette. No, dico. Davvero?
Io, che sento di essere l’anello mancante tra la Montessori ed Erode, adoro quel momento in cui i miei figli mi fanno cento domande e io rispondo candidamente che non lo so, non ne ho la più pallida idea, chiedi a qualcun altro, sono stanca, stufa, non ne posso più, vai a dormire. Nel mio mondo la fiducia e il rispetto non si creano con l’avere necessariamente sempre tutte le risposte, né la voglia di darle: nascono piuttosto da quella consapevolezza onesta verso sé e gli altri, che rende la relazione davvero libera e appagante. Sei mamma. E adesso? Adesso ci vuole così tanta fiducia in sé e nei propri bambini che, prima o poi, non ti resta altro da fare che lasciar andare. Lasciar andare le paure, i giudizi, le regole superflue, i sensi di colpa, la rigidità. E poi, a un certo punto, lasciar andare i figli stessi e tutto quello che di noi abbiamo agganciato a loro.

Parallelamente alla figura materna, anche le professioni sanitarie esplorano nuove forme di comunicazione. Se l’infermiere fosse un fumetto, come ce lo potremmo immaginare? Simile a un supereroe dotato di poteri eccezionali per vegliare sulla nostra salute, capace di magie e giochi di prestigio per sconfiggere i nostri dolori, o “mimetizzato” fra i tanti personaggi cartoon, dai Peanuts a Mafalda, che commentano la realtà e le sfide del quotidiano? Se lo è chiesto OPI Trieste, l’Ordine che raggruppa oltre 2000 infermieri e infermieri pediatrici della provincia. Il concorso OPI COMICS ha coinvolto le scuole per trasporre in fumetto la professionalità dell’infermiere, categoria professionale che ci accompagna dalla nascita agli istanti estremi, assistendoci nei periodi delle cure e del recupero. L'obiettivo è restituire una visione moderna dell'infermiere, fatta di assistenza costante alla cronicità dei casi, più che di “effetti speciali” nelle emergenze della vita.
Violenza ostetrica e la necessità di un parto consapevole
Esistono narrazioni, spesso supportate da supporti grafici, che ripercorrono le tappe del parto, dalle aspettative deluse della protagonista (ricorso al cesareo invece di un parto naturale, mancata somministrazione dell’epidurale, bambino allontanato da lei nelle prime ore di vita, impatto sull’allattamento) alla presa di coscienza che quello che Laura sta raccontando ha un nome. È uno strumento efficace per raccontare, con pochi tratti, quanto una nascita che non va secondo le aspettative della neomamma possa avere un impatto fortissimo sul rapporto con il bambino, sull’autostima, sulla salute mentale.
Quelle macchie di sangue su una camicia da notte arancione, gli occhi spalancati, ancora increduli, la mamma che comunica timidamente con il mondo seppur distesa nel suo letto perché ancora sofferente. Le ostetriche che accolgono il suo dolore e la sua rabbia e le spiegano quello che le è successo, cosa le sia successo. La nostra missione è quella di promuovere un parto consapevole, rispettato e positivo in Italia e nel mondo. Partiamo dal presupposto che al momento molte donne sono vittime di violenza ostetrica, oppure mancano di accesso ai servizi di assistenza di base. Immaginiamo un mondo in cui il parto venga affrontato con la giusta consapevolezza e possa essere un momento positivo e trasformativo per la partoriente ed il nascituro.

Crediamo che la diversità sia una ricchezza; crediamo nelle doti innate della partoriente e del nascituro nel momento del parto; crediamo che questo debba essere affiancato dalle opportunità offerte dalla medicina e che la nascita dovrebbe essere al centro di ogni agenda politica poiché riguarda l’intera umanità e non dev’essere relegata al solo universo femminile. Dobbiamo essere preparate, avere idee chiare e precise, risorse nascoste, una cultura generale che spazia dalla fisica nucleare al senso della vita, dobbiamo sapere e saper fare tutto, dobbiamo essere perfettamente perfette. E’ la parte dura davvero, forse, quella di aver messo al mondo delle persone che al mondo devono saper stare, con i loro piedi, le loro mani, le loro teste, i loro cuori. Dare radici per volare, dicono.
Il fumetto, in questo senso, diventa un veicolo non solo per ridere della quotidianità, ma per riflettere criticamente sulle istituzioni, sulla medicina e sulla fragilità umana. Che si tratti di narrare una nascita in un ospedale di Napoli nel 2021 o di spiegare il ruolo dell'assistenza infermieristica, l'importante è mantenere alta l'attenzione sul valore della persona e della relazione umana. La sfida è quella di creare un clima dove la felicità sia di casa, e l’amore si possa distendere comodamente sul divano, assieme a noi e ai nostri figli. È in questo scenario che la cultura, la formazione artistica e la consapevolezza dei diritti si fondono, offrendo a ciascuno gli strumenti per affrontare la vita, non come pazienti passivi o madri in attesa di istruzioni, ma come soggetti attivi, liberi di definire la propria esperienza con coraggio e, perché no, un pizzico di sana ironia fumettistica.
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