Il sistema italiano di welfare si impegna costantemente nel sostegno alla genitorialità e alla famiglia, attraverso una serie di benefici e agevolazioni mirate a tutelare le madri, i padri e i minori. Negli ultimi anni, un'attenzione particolare è stata rivolta all'ampliamento della platea dei beneficiari, includendo in modo più equo e universale anche i cittadini stranieri legalmente residenti in Italia. Questo percorso di adeguamento normativo, spesso sollecitato da pronunciamenti di corti superiori, ha delineato un quadro più inclusivo, garantendo parità di trattamento nell'accesso a prestazioni fondamentali per il benessere dei nuclei familiari, indipendentemente dalla nazionalità o dalla tipologia del permesso di soggiorno, a condizione che siano soddisfatti i requisiti previsti.
La Posizione Giuridica delle Coppie: Coniugate e Non Coniugate
Nel contesto italiano, la forma in cui una coppia decide di stabilire la propria unione può avere implicazioni significative sul piano legale, influenzando diversi aspetti della vita familiare, inclusi i diritti e le tutele reciproche che vanno al di là dei soli benefici di maternità diretti, ma che definiscono un quadro di sicurezza complessivo. Ad esempio, non esistono norme legali specifiche per i genitori non sposati che disciplinino in maniera automatica e completa le conseguenze in caso di eventi gravi come il decesso di uno dei partner.
Se uno dei due partner non coniugati muore, l'altro rimane a mani vuote per quanto riguarda l'eredità e i diritti successori automatici. I partner non sposati, in queste circostanze, non hanno nemmeno il diritto, ufficialmente legittimato, di avere voce in capitolo in materia di sepoltura o cerimonie funebri, una facoltà che invece è solitamente riconosciuta ai coniugi. Il partner superstite non riceve alcuna eredità, né una quota obbligatoria per legge, e può beneficiare solo di limitati vantaggi legali in materia di imposta di successione, qualora vi siano altri accordi preesistenti. Per tutelarsi a vicenda e garantire una forma di protezione analoga a quella offerta dal matrimonio, se le coppie non coniugate desiderano assicurarsi supporto reciproco, devono fare testamento. È indispensabile che ciascun partner scriva personalmente le proprie ultime volontà in un testamento individuale, garantendo così che le disposizioni siano chiare e legalmente vincolanti. Tuttavia, esiste la possibilità di redigere un contratto di eredità congiunta, purché questo sia autenticato da un notaio, offrendo una soluzione più strutturata per la gestione del patrimonio in comune. Questa distinzione evidenzia come il matrimonio, sebbene non sia un requisito per la maggior parte dei benefici di maternità e natalità oggi, offra un contesto di maggiori tutele legali implicite, semplificando molte dinamiche familiari e successorie.
Parità di Trattamento: La Svolta della Giurisprudenza Europea e Costituzionale
Il percorso verso una maggiore inclusività nell'accesso ai benefici sociali è stato significativamente influenzato da importanti pronunciamenti giurisprudenziali. Un momento chiave è stato la sentenza della Corte di Giustizia Europea del 2 settembre 2021, relativa alla causa n. 350-2020. Questa storica decisione ha stabilito che l'INPS deve concedere determinati bonus a prescindere dalla tipologia di permesso di soggiorno, sancendo un principio di parità di trattamento che ha avuto ripercussioni profonde sul sistema italiano. La Corte ha chiarito che tali prestazioni rientrano nei settori della sicurezza sociale, per cui bisogna garantire una parità di trattamento incondizionata. Nel valutare le condizioni di accesso a questi benefici, l'INPS non può infatti tener conto di situazioni personali quali, appunto, il possesso di un permesso di soggiorno di breve o di lunga durata.
Questo precedente ha fatto da apripista per una serie di adeguamenti normativi e interpretativi. In particolare, il precedente creato dall'INPS che aveva rigettato le domande relative al bonus asilo nido 2021 a cittadini stranieri con permesso di soggiorno di breve periodo, è stato superato, portando a un'ampliamento della platea di neomamme e neopapà stranieri beneficiari di diverse prestazioni.

Questi pronunciamenti hanno rafforzato la Direttiva Europea che garantisce che i lavoratori di paesi terzi che risiedono legalmente in un paese dell'UE beneficiano dello stesso trattamento riservato ai cittadini di quel paese per quanto concerne, tra l'altro, le condizioni di lavoro, la libertà di associazione, l'istruzione, la sicurezza sociale e le agevolazioni fiscali. La Commissione Europea aveva individuato il recepimento e l'applicazione non corretti del principio di pari accesso alle prestazioni di sicurezza sociale rispetto ai cittadini dell'UE. Tra le norme incriminate vi era proprio il mancato riconoscimento dell'assegno di maternità di base erogato dai comuni (articolo 74 del Decreto Legislativo 151/2011) e dell'assegno di maternità per lavori atipici e discontinui (articolo 75 del citato Decreto Legislativo 151/2001) alle straniere extracomunitarie legalmente residenti in un paese dell'Ue diverso dall'Italia. L'INPS ha, in conseguenza di questi mutamenti, adeguato le categorie di stranieri beneficiari alle novità introdotte dalla Legge Europea 2019/2020 (Legge 238/2021), ampliando significativamente l'accesso a tali strumenti di welfare.
L'Assegno di Natalità (Ex Bonus Bebè): Dalla Genesi all'Assorbimento
L'assegno di natalità, meglio noto come "Bonus Bebè", ha rappresentato per molti anni un pilastro fondamentale nel sistema di sostegno alle famiglie italiane ed estere residenti. Si trattava di un assegno mensile destinato alle famiglie per ogni figlio nato, adottato o in affido preadottivo, con l'obiettivo di supportare economicamente i nuclei familiari nei primi anni di vita del bambino.
Accesso al Bonus Bebè per Cittadini Stranieri: Il Ruolo delle SentenzeInizialmente, l'accesso a questo beneficio per i cittadini stranieri era vincolato a specifiche tipologie di permessi di soggiorno, escludendo talvolta coloro che non possedevano un permesso di lungo periodo. Tuttavia, le sentenze menzionate in precedenza, in particolare quella della Corte Costituzionale successiva alla pronuncia della Corte di Giustizia Europea, hanno rivoluzionato questo approccio. La Corte ha stabilito che le disposizioni che prevedevano il bonus bebè (cioè l'articolo 1, commi 125-129, della legge 23 dicembre 2014, n. 190) erano incostituzionali nella parte in cui escludevano gli stranieri extracomunitari che non erano titolari del permesso di soggiorno UE di lungo periodo.
Questo ha significato che il Bonus Bebè è diventato accessibile a tutti i cittadini stranieri di Paesi Terzi ammessi a soggiornare in Italia per qualsiasi ragione, qualora presentassero gli stessi requisiti dei cittadini italiani o europei. Non dovevano essere esclusi coloro che si trovavano sul territorio nazionale per fini diversi dall’attività lavorativa, come ad esempio motivi di studio o ricongiungimento familiare. Il principio cardine ribadito era che l'INPS doveva perciò concedere il bonus a prescindere dalla tipologia di permesso di soggiorno. Questo perché il Bonus Bebè, rientrando tra le prestazioni di sicurezza sociale, richiedeva una parità di trattamento che non poteva tener conto di situazioni personali quali il possesso di un permesso di soggiorno di breve o di lunga durata. Potevano quindi richiedere il bonus bebè tutti i cittadini, italiani, europei ed extra UE, in possesso di idoneo permesso di soggiorno a prescindere che si trattasse di un titolo rilasciato per motivi lavorativi o meno.
Caratteristiche del Bonus Bebè prima dell'Assegno UnicoPrima della sua riorganizzazione, il Bonus Bebè era una prestazione mensile concessa per tutto il primo anno di vita del bambino (o dal suo ingresso in famiglia in caso di affidamento o adozione). L'importo era variabile in base al valore ISEE del nucleo familiare, oscillando dai 60 ai 180 euro al mese. La domanda doveva essere presentata entro 90 giorni dalla nascita o dall’ingresso del bambino affidato o adottato nel nucleo familiare. Questo strumento di provvidenza sociale trovava il proprio fondamento costituzionale nell'articolo 34, che sancisce il diritto all'assistenza sociale.
L'Assorbimento nell'Assegno Unico e UniversaleCon l'entrata in vigore dell'Assegno Unico e Universale per i figli a carico a gennaio 2022, il Bonus Bebè, insieme ad altre prestazioni, è stato assorbito in questa nuova e più ampia misura. Nonostante la sua cessazione come beneficio autonomo, il percorso legale che ha garantito l'accesso equo ai cittadini stranieri al Bonus Bebè rimane un esempio fondamentale dell'evoluzione dei diritti e della parità di trattamento nel sistema di welfare italiano. Esso ha posto le basi per l'universalità dell'Assegno Unico stesso, assicurando che le nuove forme di supporto alla famiglia fossero accessibili a una platea più vasta di residenti.
Gli Assegni di Maternità: Due Pilastri di Supporto Specifico
In Italia, il sostegno alla maternità si articola attraverso diverse prestazioni, tra cui spiccano due tipologie di assegni di maternità, distinte per natura, requisiti e modalità di erogazione: l'Assegno di Maternità di Base (gestito dai Comuni) e l'Assegno di Maternità per Lavori Atipici e Discontinui (dello Stato, gestito dall'INPS). Entrambe le prestazioni hanno visto un'importante estensione dell'accessibilità per i cittadini stranieri a seguito dei recenti adeguamenti normativi e giurisprudenziali.
ASSEGNO DI MATERNITÀ 2025: ecco i requisiti e gli importi!
L'Assegno di Maternità di Base (o del Comune)
L'assegno di maternità di base è una prestazione assistenziale, il che significa che il suo diritto non è legato allo svolgimento di alcuna attività lavorativa specifica né al versamento di contributi previdenziali. Spetta alle donne che non beneficiano dell'indennità di maternità erogata dall'INPS (per lavoratrici dipendenti o assimilate) oppure che hanno diritto a un'indennità di maternità il cui importo è inferiore a quello dell'assegno comunale; in quest'ultimo caso, viene corrisposta solo la quota differenziale.
Per gli eventi del 2021, la prestazione valeva complessivamente 1.740,60 euro, ossia euro 348,12 per cinque mensilità. La domanda per questo assegno deve essere richiesta al Comune di residenza entro sei mesi dall'evento che dà diritto al beneficio, ovvero la nascita, l'affidamento preadottivo o l'adozione. Un requisito fondamentale per l'accesso è che il nucleo familiare della richiedente possieda un ISEE non superiore a una determinata soglia, che per il 2021 era fissata a 17.416,66 euro.
Per quanto riguarda i cittadini stranieri, in linea con i principi di parità di trattamento stabiliti dalla giurisprudenza europea e dalla Corte Costituzionale, l'accesso a questo assegno è stato generalizzato. Questo significa che anche le cittadine extracomunitarie legalmente residenti, a prescindere dalla tipologia del loro permesso di soggiorno (a condizione che sia idoneo), possono richiederlo, purché soddisfino i requisiti di residenza e ISEE previsti per i cittadini italiani.
L'Assegno di Maternità per Lavori Atipici e Discontinui (dello Stato, gestito dall'INPS)
Conosciuto anche come Assegno di maternità dello Stato, questa è una prestazione previdenziale a carico dello Stato, istituita dal 1990 e regolata dal Decreto Legislativo 26 marzo 2001, n. 151. È specificamente destinato ai lavoratori atipici e discontinui, ovvero coloro che non hanno versato abbastanza contributi per fruire dell’assegno di maternità ordinario garantito ai lavoratori dipendenti con una copertura previdenziale completa.
L'importo di questa prestazione è una tantum per ogni figlio nato o adottato e viene rivalutato ogni anno in base agli indici dei prezzi al consumo. Per l’anno 2022, la cifra che spetta a chi ha diritto all'agevolazione è pari a 2.183,77 euro. Questa somma spetta in misura intera se non è stato corrisposto alcun altro trattamento economico di maternità. Qualora, invece, l'importo del trattamento economico (sia previdenziale che non) di maternità percepito sia inferiore a quello dell'assegno statale, quest'ultimo viene erogato in misura ridotta, a titolo di quota differenziale.
Estensione della Platea dei Beneficiari StranieriUn significativo ampliamento della platea di cittadini extra UE che possono accedere a questo assegno è stato comunicato dall'INPS con il messaggio n. 3656 del 5 ottobre 2022. L'Istituto ha adeguato le categorie di stranieri beneficiari alle novità introdotte dalla Legge Europea 2019/2020 (L.238/2021).In particolare, hanno ora diritto all’assegno in questione le madri e i padri (naturali o adottivi/affidatari) che rientrano nelle seguenti categorie:
- Familiari titolari di carta di soggiorno di cui all’articolo 10 del Decreto Legislativo n. 30 del 2007, rubricato “Carta di soggiorno per i familiari del cittadino comunitario non aventi la cittadinanza di uno Stato membro dell'Unione europea”. Questo include, ad esempio, i coniugi stranieri di cittadini italiani o di altri cittadini europei.
- Familiari titolari di carta di soggiorno permanente di cui all’articolo 17 del Decreto Legislativo n. 30 del 2007, rubricato: “Carta di soggiorno permanente per i familiari non aventi la cittadinanza di uno Stato membro”. Questa categoria si applica ai familiari non comunitari che hanno maturato il diritto alla residenza permanente.
- Titolari di permesso di soggiorno ed equiparati ai cittadini italiani ai sensi dell’articolo 41, comma 1-ter, del Decreto Legislativo n. 286 del 1998 (Testo Unico sull'Immigrazione). Questa norma ha esteso i diritti sociali a una più ampia categoria di stranieri con permessi di soggiorno qualificati.
Requisiti Contributivi e Casistiche SpecialiPer ottenere l'Assegno di maternità dello Stato per i cittadini extra UE, ci sono delle differenze nei requisiti da soddisfare a seconda della situazione lavorativa e familiare:
- Se la richiedente è una lavoratrice, deve avere almeno 3 mesi di contribuzione per maternità nel periodo compreso tra i 18 e i 9 mesi precedenti il parto o l'effettivo ingresso del bambino in famiglia in caso di adozione nazionale, affidamento preadottivo, oppure ingresso in Italia in caso di adozione internazionale.
- Se la richiedente è disoccupata, deve aver lavorato almeno tre mesi e aver perso il diritto a prestazioni previdenziali o assistenziali, pur mantenendo un legame con il mondo del lavoro.
- Nel caso di affidatario preadottivo, se la separazione dei coniugi è avvenuta durante la procedura di affidamento preadottivo, al momento dell'affidamento deve essere in possesso dei requisiti contributivi previsti per la madre. È essenziale che il minore si trovi presso la famiglia anagrafica dell’affidatario e che la madre biologica o adottiva non abbia già fruito dell’Assegno.
- Se è un padre adottante, nel caso di adozione senza affidamento durante la separazione dei coniugi, al momento dell'adozione deve essere in possesso dei requisiti contributivi previsti per la madre. Anche in questo caso, il minore deve trovarsi presso la famiglia anagrafica dell’adottante e la madre non deve aver già fruito dell’Assegno.
- Se è un padre adottante non coniugato, in caso di adozione pronunciata solo nei suoi confronti, al momento dell'adozione deve essere in possesso dei requisiti contributivi previsti per la madre. Queste condizioni si applicano anche in caso di abbandono del figlio da parte della madre o di affidamento esclusivo del figlio al padre.
La domanda per ricevere la prestazione può essere fatta entro sei mesi dalla nascita del bambino o dall'effettivo ingresso in famiglia nel caso di adozione o affidamento, oppure in Italia in caso di adozione internazionale. Il termine per la definizione del provvedimento è stato fissato in 55 giorni dal Regolamento per la definizione dei termini di conclusione dei procedimenti amministrativi adottato dall’INPS ai sensi dell’articolo 2 della legge n. 241/1990.
Il Nuovo Assegno Unico e Universale per i Figli a Carico: La Riforma del Sistema
A partire da gennaio 2022, il panorama dei sostegni alla famiglia in Italia è stato significativamente ridefinito dall'introduzione dell'Assegno Unico e Universale per i figli a carico. Questa misura rappresenta una vera e propria riforma, volta a semplificare e potenziare il supporto economico alle famiglie con figli. L'Assegno Unico è un contributo economico erogato dall'INPS sulla base dell'Indicatore della Situazione Economica Equivalente (ISEE) del nucleo familiare di appartenenza, garantendo un importo che varia in relazione alla fascia ISEE e al numero e all'età dei figli.
La sua introduzione ha comportato l'assorbimento e la sostituzione di una pluralità di precedenti benefici e contributi economici statali, con l'obiettivo di razionalizzare il sistema e renderlo più accessibile e comprensibile. Tra le prestazioni che sono state inglobate dall'Assegno Unico vi sono:
- Il premio alla nascita (o bonus mamma domani).
- Il Bonus Bebè (l'assegno di natalità di cui abbiamo discusso, per gli eventi successivi al 2022).
- L'assegno ai nuclei familiari con almeno tre figli.
- L'assegno per il nucleo familiare (ANF), per le famiglie non lavoratrici o con redditi bassi.
- Il fondo di sostegno alla natalità.
- L'assegno temporaneo per i figli.

L'assegno unico è definito "universale" perché, pur variando nell'importo in base all'ISEE, è destinato a tutte le famiglie con figli, dalla nascita fino al compimento dei 21 anni di età (o senza limiti di età per i figli disabili), senza la necessità di ulteriori requisiti lavorativi o di reddito specifici, al di là dell'ISEE.
Accesso per i Cittadini Stranieri all'Assegno UnicoAnche per l'Assegno Unico, il principio di generalizzazione del diritto alla fruizione delle prestazioni familiari è stato confermato ed esteso, in particolare a seguito di una modifica all'articolo 41, comma 1-ter, del Decreto Legislativo n. 286 del 1998 (Testo Unico per l'immigrazione). Questa modifica ha stabilito che le prestazioni familiari - ai sensi del Regolamento (CE) n. 883/2004, che include tutte le prestazioni in natura o in denaro destinate a compensare i carichi familiari - non sono più limitate ai soli extracomunitari in possesso del permesso UE per soggiornanti di lungo periodo. Il diritto è stato esteso anche agli stranieri titolari di permesso unico lavoro autorizzati a svolgere un'attività lavorativa per un periodo superiore a sei mesi e agli stranieri titolari del permesso di soggiorno per motivi di ricerca autorizzati a soggiornare per un periodo superiore a sei mesi. Questa estensione assicura che anche i cittadini stranieri, compresi quelli che hanno legami familiari con cittadini italiani e che rientrano in queste categorie di permessi, possano accedere pienamente all'Assegno Unico e Universale, garantendo un supporto equo e inclusivo per tutti i bambini residenti in Italia.
Altre Misure di Supporto: Il Bonus Asilo Nido
Oltre all'Assegno Unico e agli Assegni di Maternità, il sistema italiano di welfare prevede altre misure mirate a supportare le famiglie nella gestione dei costi legati all'educazione e alla cura dei figli. Tra queste, rimane in vigore il Bonus Asilo Nido, un'agevolazione importante per le famiglie con bambini piccoli.
Il Bonus Asilo Nido è destinato alle famiglie con almeno un figlio di età compresa tra 0 e 3 anni che frequenta un asilo nido pubblico o privato. L'agevolazione è concessa anche nel caso in cui il bambino necessiti di assistenza domiciliare a causa di gravi patologie croniche, per le quali non può frequentare l'asilo.

L'ampliamento della platea di neomamme e neopapà stranieri beneficiari di questa prestazione è stato un passo significativo per garantire che anche i cittadini extracomunitari con permessi di soggiorno di breve o lunga durata possano accedere a tale beneficio, rimuovendo le precedenti barriere che limitavano l'accesso solo a chi possedeva permessi specifici, spesso di lungo periodo. Questo si allinea ai principi di non discriminazione e parità di trattamento che hanno guidato le recenti riforme nel sistema di welfare italiano.
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