La Vicenda dei Bambini della Bassa Modenese: Tra Accuse, Inchieste e Verità Controverse

La vicenda giudiziaria nota come "i diavoli della bassa modenese" rappresenta una delle pagine più oscure della storia italiana recente, un caso complesso che ha scosso profondamente l'opinione pubblica e sollevato interrogativi cruciali sul sistema giudiziario, la protezione dei minori e il ruolo dei servizi sociali. Tra il 1997 e il 1998, in tre piccole città della provincia di Modena, si dispiegò un dramma che vide oltre venti persone accusate di pedofilia e satanismo, portando all'allontanamento di sedici bambini dai loro genitori biologici.

Mappa della Bassa Modenese

Le Origini di un Caso Controverso: Il "Bambino Zero" e le Prime Accuse

La storia che stiamo raccontando ha inizio nell'anno 1997 quando un bambino, poi conosciuto come "bambino zero", comincia a raccontare storie di abusi e riti satanici. Il bambino apparteneva sicuramente ad una famiglia in difficoltà e tutti lo sapevano: erano stati sfrattati e il bambino era stato affidato ad una comunità, non potendo dormire in macchina con i genitori e i fratelli. Tutto nasce quando i servizi sociali decidono di allontanare questo bambino dalla dimora di amici di famiglia e vicini di casa cui i genitori dello stesso avevano chiesto aiuto per ospitare due figli più giovani, un bambino di circa tre anni ed una ragazza adolescente. Il nucleo familiare di origine era, in quel momento, privo di risorse economiche e di una dimora stabile a seguito dello sfratto esecutivo dall'appartamento delle case popolari di Massa Finalese.

Il bambino più piccolo, dopo aver trascorso alcuni mesi unitamente alla sorella presso i vicini di casa, seguito dai servizi sociali, viene allontanato senza un reale motivo dalle cure di entrambe le famiglie e affidato al Cenacolo Francescano. Questo allontanamento, basato sulle rivelazioni di alcuni bambini, portò poi a scoprire una presunta rete di pedofili e riti satanici, un'indagine che partì tra il 1997 e il 1998.

L'Escalation delle Accuse: Famiglie Coinvolte e il Ruolo di Don Govoni

Nel frattempo, il 12 novembre 1998, in forza di un decreto provvisorio ed urgente emesso dal Tribunale per i Minorenni di Bologna, vennero prelevati dalle forze dell'ordine i quattro figli minori dei coniugi Lorena Morselli e Delfino Covezzi di Massa Finalese, una insegnante ed un artigiano in ceramica molto conosciuti nella zona per il loro impegno nel sociale. I coniugi vennero inizialmente accusati solo di scarsa vigilanza sui propri figli in quanto non si erano accorti che essi partecipavano a riti satanici, e poi, a seguito di quanto raccontato da alcuni dei loro figli, verranno coinvolti nell'accusa di pedofilia e abusi sessuali.

Nell’estate del 1998, una nipote dei coniugi, una bambina di circa otto anni figlia di uno dei fratelli di Lorena, era stata a sua volta allontanata a cura dei servizi sociali di Mirandola dai genitori recentemente separati, con pretesti relativi a problemi di salute fisica e psichica della madre. In seguito, la bambina aveva iniziato a raccontare di abusi, di percosse, di messe nere nei cimiteri, coinvolgendo anche i quattro cuginetti, due bambine e due bambini di età compresa tra gli undici e i quattro anni.

I bambini racconteranno di strani riti in cui era coinvolto il prete don Govoni, con la complicità dei genitori che mettevano a disposizione i propri figli per cerimonie orgiastiche nei cimiteri durante le quali, secondo il racconto dei due bambini, gli accusati avrebbero lanciato in aria i bambini lasciandoli poi cadere a terra. Psicologi, assistenti sociali e magistrati credettero a questi racconti ricostruendo un ambiente nel quale i Covezzi in combutta col sacerdote, compivano riti con bambini che venivano procurati loro, dietro compenso, dalle famiglie povere della zona.

Una delle figlie di Covezzi racconterà poi di aver subito abusi dagli zii Emidio e Giuseppe e dal nonno Enzo sempre in presenza di don Govoni; vennero quindi arrestati Emidio, Enzo e Giuseppe. La ragazzina, non ancora dodicenne, affermò di essere stata sequestrata dai parenti e sottoposta a sevizie nel brevissimo tratto tra l’uscita della scuola media che frequentava e la fermata della scuola bus, peraltro condotto dal suo padre affidatario.

Schema delle relazioni familiari coinvolte

Le Accuse e le Prove Inconsistenti: Tra Ghigliottine e Bambini Scomparsi

Secondo le accuse scaturite dai racconti dei bambini sentiti dagli assistenti sociali e dagli psicologi, nei cimiteri di notte si sarebbero compiuti per anni riti orgiastici dove sarebbero stati abusati e in alcuni casi sgozzati altri bambini; i cadaveri sarebbero poi stati gettati nel fiume Panaro da don Govoni; i bambini sarebbero stati spinti a questi riti satanici dai loro stessi genitori. Nessuna denuncia di scomparsa risulta però agli atti e nessun cadavere è stato mai ritrovato.

I racconti dei bambini non trovarono riscontri in quanto non si ebbero prove dei riti condotti nei cimiteri né si trovarono cadaveri di bambini che sarebbero stati buttati nel fiume. Le perizie medico-legali effettuate sui quattro bambini non produssero alcun esito, in quanto non vennero rilevati né cicatrici né altri segni che le pratiche raccapriccianti descritte avrebbero dovuto inevitabilmente lasciare.

Nell'aprile 1999 don Govoni fu rinviato a giudizio nel processo Pedofili Bis insieme ad altri 16 imputati. Al processo verrà accusato di usare una ghigliottina nei cimiteri per decapitare bambini della quale però non si trova traccia come non si trovano corpi nel fiume Panaro dove li avrebbe gettati oltre a non esistere denunce di scomparsa per alcun bambino nella zona. Il processo si concluse nel 2000 con la richiesta di condanna a 14 anni per don Govoni. Sebbene non fosse stato ritrovato alcun cadavere, né nessuna altra prova come foto o filmati e inoltre che nessun abuso fosse stato infine certificato, il 5 giugno 2000 il tribunale comminerà pene più dure di quelle richieste dall'accusa per un totale di 157 anni di carcere.

Nella deposizione di una dei bambini, verbalizzata dal PM Andrea Claudiani il 10 aprile 1999 si legge che: "Anch'io ho dovuto partecipare con le mie mani all'uccisione di una bambina. Questa bambina è stata uccisa al cimitero con un coltello piantato nella pancia e nel cuore. È stato mio padre con Giulio (nome con cui si volle identificare don Giorgio) a ordinarmi di farlo e a tenermi le mani mentre lo facevo. Mentre le infilavo il coltello la bambina ha gridato e le è uscito sangue. Io ero molto impaurita e mi sentivo male perché l'avevo uccisa proprio io. So chi è questa bambina uccisa: si tratta di Marilisa, abitava nello stesso palazzo di mia zia a Finale Emilia". Il "Giulio" indicato durante la deposizione sarebbe da identificarsi con Don Giorgio, ma la bambina sembra spesso confondere i due nomi. Fu successivamente accertato che non c'era nessuna bambina rispondente al nome di Marilisa nel palazzo indicato dalla piccola teste, né tantomeno ne era stata denunciata la scomparsa o la morte. La bambina in questione proveniva da una famiglia normale, descritta come molto affettuosa e premurosa nei confronti della figlia più piccola. L’allontanamento era stato motivato da disaccordi della madre con alcuni vicini di casa che avevano riferito alle maestre della bambina dettagli su presunti comportamenti inappropriati della stessa. A seguito del processo, il padre di questa bambina venne condannato nel 2000 a 16 anni, mentre Don Giorgio a 19, ma solo per l'accusa di abuso sessuale e sequestro di persona e non di omicidio perché la vittima citata, Marilisa, non risulta sia mai morta così come non sono mai stati recuperati i molti cadaveri delle presunte vittime dei rituali satanici citati nel racconto dei dodici minori. Non venne ritrovato nessun resto umano, così come non vennero trovate foto né tanto meno i filmati che i bambini raccontarono di aver visto girare durante i riti nei cimiteri. Le ricerche nel fiume dove si riteneva fossero stati gettati i cadaveri dei bambini dal prete non diedero alcun esito.

Illustrazione del fiume Panaro

Le Assoluzioni e il "Falso Ricordo Collettivo"

La parte incredibile è che, a fronte di queste separazioni definitive, nei seguenti gradi di giudizio le accuse di satanismo si sono rivelate inconsistenti e alcuni degli imputati sono stati addirittura completamente assolti, dopo un calvario giudiziario durato più di un decennio. Nel 2000 tutti i 15 imputati vennero condannati in primo grado; nel 2001, la sentenza d’appello differenziò le posizioni processuali assolvendo 8 imputati per "non sussistenza del fatto", mentre riformulò la sentenza per altri sette con pene più lievi ritenendoli colpevoli di abusi domestici ma senza alcuna impronta rituale; la sentenza è stata confermata nel 2002 in Cassazione, smontando la pista satanista e parlando esplicitamente di “falso ricordo collettivo”.

Il processo di appello “Pedofili 2” nel luglio 2001, confermato poi dalla Cassazione nel 2002, ha assolto gli imputati. Si scoprì successivamente che le tecniche per condurre i colloqui con i minori da cui poi erano seguite le denunce sono state poi ritenute inadatte e fuorvianti in quanto si suggerivano le risposte che da loro ci si aspettava, inoltre non esistono prove filmate di questi colloqui, cosa poi ritenuta fondamentale nel caso di minori.

Monica Roda (moglie di Giuliano Morselli) fu condannata in primo grado nel 2000 a 12 anni, in secondo grado nel 2001 a 5 anni e 3 mesi; sentenza confermata in cassazione nel 2002. Enzo Morselli condannato in primo grado rispettivamente a 12 nel 2000. Emidio Morselli condannato in primo grado rispettivamente a 16 anni nel 2000. Giuseppe Morselli condannato in primo grado rispettivamente a 16 anni nel 2000. Con i figli Giuseppe ed Emidio, vennero accusati da una delle nipoti (V. Covezzi, figlia di Lorena Morselli e Delfino Covezzi) di averla raggiunta fuori dalla scuola media in provincia di Reggio Emilia, dove vive presso la nuova famiglia affidataria, di averla prelevata all'uscita e di averla violentata dietro a un albero in un boschetto vicino al plesso con la frasca di un albero. Nonostante la Covezzi affermi che tutto sia avvenuto fuori dalla scuola dopo l'orario di lezione, non ci sono testimoni a confermare il suo racconto. Poi, a dire della ragazzina, i parenti l'avrebbero caricata sullo scuolabus e rimandata a casa, senza che però nessuno abbia mai visto o notato nulla. Il Tribunale di Reggio Emilia ha poi assolto gli imputati "perché i fatti non sussistono" (sentenza 240 del 2005). La sentenza venne confermata nel 2012 dalla Corte di Bologna che ha condannato la parte civile appellante, l'Ausl, al pagamento delle spese processuali: «I riscontri esterni che avrebbero potuto corroborare le affermazioni della bambina con riferimento a quei fatti specifici non hanno trovato conferma, ma sono stati anzi disattesi, e assumono pertanto il valore di evidenze in contraddizione e negazione rispetto (…) alle dichiarazioni della minore».

Le Conseguenze Devastanti e le Ammissioni dei "Bambini" Oggi Adulti

I danni sono stati permanenti. Durante l'inchiesta e nei successivi processi, molte delle persone coinvolte morirono per varie cause. Una delle madri, che aveva cresciuto da sola la figlia, si suicidò gettandosi dal terrazzo del proprio appartamento al quinto piano, dopo essersi sfogata per telefono con la moglie di un altro padre coinvolto nella vicenda e aver lasciato sul tavolo un drammatico biglietto di addio in cui lamentava la propria innocenza e annunciava di non poter vivere senza la figlia. Altre sette persone morirono per varie cause come don Govoni, stroncato da un infarto il giorno prima della sentenza, mentre si trovava a colloquio con il proprio legale.

Lorena Morselli, incinta del quinto figlio nell’anno 1999, venne avvisata che anche il bambino non ancora nato avrebbe potuto esserle tolto subito dopo il parto, come era effettivamente avvenuto ad un’altra coppia. Nel mese di novembre 1999, la donna fuggì in Francia, lasciando in Italia il marito Delfino. Il quinto figlio della coppia, l’unico cresciuto con la madre, nacque in una località nel sud della Francia alla fine dell’anno 1999 e non conobbe mai i quattro fratelli e sorelle.

Nel 2018, una delle vittime, in una intervista ammise di essersi inventata gli abusi quando aveva otto anni perché la psicologa Valeria Donati e le altre psicologhe dei servizi sociali di Mirandola le facevano pressioni, raccontandole a lungo di messe nere e di riti pedo-pornografici che don Govoni avrebbe compiuto al cimitero di Massa Finalese ed inducendola a confermare quanto da loro raccontato. La donna raccontò inoltre di aver avuto notizia del suicidio della madre mentre si trovava in un istituto e che l’assistente sociale che le aveva riferito la notizia le avrebbe detto espressamente che la madre si era tolta la vita, perché è colpevole di averle fatto del male. I bambini sarebbero stati sottoposti a veri e propri interrogatori per incastrare i presunti pedofili, tra cui gli stessi genitori. La ragazza afferma pertanto di essere stata manipolata e convinta a raccontare cose non vere come altri bambini come lei. La pressione psicologica sarebbe stata tale che i bambini si sarebbero calati inconsapevolmente nel ruolo di vittime.

Il 14 giugno 2021 sul quotidiano La Repubblica uno dei bambini chiave dell'inchiesta, Davide che ora ha 31 anni, ha detto di essersi inventato tutto. “Né abusi né riti satanici, 16 bimbi tolti ai genitori per le mie accuse inventate” - ha dichiarato al quotidiano. E ha poi aggiunto: "Ricordo diversi colloqui anche di 8 ore. Psicologa e assistenti sociali non smettevano finché non dicevo quello che volevano loro. Il suo maggiore rimpianto è «che la mia vera mamma sia morta nel 2009 senza avermi più rivisto."

Davide Tonelli Galliera, autore dell’autobiografia “Io, bambino zero”, libro appena uscito nelle librerie, ha spiegato di essere “devastato dai sensi di colpa” e che crescendo ha scoperto che “a causa delle sue parole, estorte a lui e ad altri bambini come lui, sono morte delle persone e altre hanno sofferto l’inferno”. Davide nacque in una famiglia indigente nel 1990 a Mirandola, in provincia di Modena. Nel 1993 venne tolto alla sua famiglia naturale e nel 1997 a seguito di colloqui avvenuti con una psicologa dei servizi sociali accusò i suoi genitori e il fratello di averlo coinvolto in una serie di riti pedo-satanici con tanto di stupri, violenze e messe nere. Tonelli sostiene di aver saputo la verità solo quattro anni fa, leggendo le carte processuali: “Le lessi e mi sembrò di impazzire. L’uomo smentisce categoricamente il fatto che genitori e compagnia satanica attorno avessero abusato di lui: “Erano fatti mai accaduti ma estorti: non posso avere memoria di ciò che non ho vissuto. Provo emozioni confuse, non sono neppure sicuro che fossi cosciente quando dicevo quelle cose. Ricordo solo la paura che avevo dei grandi, della psicologa, dei giudici e della mia mamma affidataria, che quella psicologa conosceva già da prima”. Spronato dalla domanda dell’intervistatore l’allora “bambino zero” commenta il fatto che tutto fosse creato ad hoc attraverso un piano preciso (“Forse a un certo punto si sono accorti che non potevano più tornare indietro, così hanno continuato ad alimentare i miei falsi ricordi”); ma c’è un momento davvero toccante, che si allarga a tutti i casi di bambini sottratti ai propri genitori naturali, innestati in nuove famiglie spesso, come nel caso di Davide abbienti ma non così affettivamente coinvolte: “dei miei genitori naturali ricordo tutto anche com’erano vestiti il giorno in cui mi strapparono da loro. Ricordo il trambusto e il panico allucinante. Ricordo le loro voci e i loro volti, e quelli dei miei due fratelli con cui ora mi sento, ogni tanto ci vediamo: non ce l’hanno con me. Mamma era buonissima, sempre allegra.

Infografica: Cronologia degli eventi della Bassa Modenese

Il Ruolo dei Media e l'Inchiesta "Veleno"

Nel 2017 Trincia ha tratto da questa vicenda il podcast Veleno, modellato sull’americano Serial nella fusione tra il true crime e la narrazione in prima persona tipica dei podcaster. Appassionante e di enorme successo, Veleno ha messo in forte dubbio l’operato degli inquirenti, ma dal modello di Serial ha ereditato anche alcuni problemi etici molto complessi: dove finisce il diritto di cronaca e inizia il dovere di non nuocere alle persone coinvolte? In un episodio, ad esempio, Trincia si apposta in strada per incontrare uno dei bambini allontanati, ormai quasi trentenne. Questi problemi emergono con forza nel documentario in cinque episodi diretto da Hugo Berkely e ideato da Ettore Paternò (su Prime dal 25 maggio). Non si tratta di un semplice adattamento: da un lato la serie è una sorta di episodio in più, perché segue la vicenda processuale fino a oggi e connette i puntini tra questo caso e le inchieste di Bibbiano; dall'altro qui i fatti vengono ripercorsi con uno sguardo ulteriore, terzo, opponendo alla voce degli accusati, che predominava nel podcast, un controcanto rappresentato dalla psicologa Valeria Donati e dal comitato Voci vere, costituito dalle famiglie affidatarie e dagli (ormai ex) bambini allontanati.

L’inchiesta di Veleno ha arricchito la vicenda di testimonianze di due tra i principali protagonisti, in particolare due ragazze, minori all’epoca dei fatti, una delle quali figlia della donna che si suicidò in carcere a seguito della condanna, le quali hanno dichiarato, rispettivamente, nell’ambito dell’inchiesta: “Ho la certezza di aver inventato tutto” e “Mi sono sentita sequestrata da assistenti sociali, psicologhe e giudici. Queste persone non devono più avere a che fare con dei bambini. Io chiedo questo."

Un autorevole rappresentante del Governo si è espresso sul tema dichiarando: "A distanza di vent'anni, grazie all'inchiesta condotta dal giornalista Pablo Trincia si riaccendono i riflettori su una delle pagine più buie della storia della bassa modenese. Alcuni di quei bambini, oggi adulti, intervistati da Trincia, hanno affermato di non aver mai subito le violenze da parte di genitori e congiunti, sollevando dubbi sui condizionamenti da parte degli psicologi e assistenti."

Il Comitato "Voci Vere" e le Contraddizioni della Narrazione

A seguito del clamore suscitato dall'inchiesta Veleno si è costituito il Comitato “voci vere, vittime della Bassa modenese” che intende "tutelare coloro che allora furono vittime di reati sessuali, perlopiù accertati giudizialmente, rispetto alla ricostruzione distorta e unilaterale che oggi si sta facendo sull’accaduto". Il Comitato è composto da alcune famiglie affidatarie e adottive di alcuni ex bambini che continuano ad accusare i familiari e Don Giorgio Govoni di abusi sessuali, e i cui nuovi genitori affidatari hanno sempre avuto un legame molto stretto con la psicologa dei Servizi Sociali Valeria Donati, la prima ad identificare gli abusi nei minori già sottratti.

Un padre adottivo, Giordano Bindi, uno dei papà adottivi dei bimbi allontanati dalle famiglie dell’epoca - finite nel ‘calderone’ dell’inchiesta - presenta il proprio libro "L’infanzia Violata’, Edizioni Albatros". Bindi spiega che ha voluto fare luce su questa storia, oggetto nel tempo di rappresentazioni mediatiche distorte, attraverso le testimonianze dei protagonisti e gli atti ufficiali dei processi. Il libro riporta nei dettagli gli avvenimenti raccontati dai bambini e bambine di allora, dai genitori affidatari, da psicologi, assistenti sociali, insegnanti, inquirenti e testimoni vari, facendo conoscere finalmente ai lettori chi erano veramente i protagonisti di questa vicenda, non trascurando i genitori biologici. L’autore spiega che nel testo si parla di 12 bambini e non di 16, ovvero quelli che rilasciarono deposizioni. "Lo spirito del libro è quello di raccontare ciò che accadde attraverso gli atti dell’epoca e testimonianze. Nessuno - sottolinea - ha in qualche modo raccontato la storia per come si è sviluppata. Sono stato un cronista - afferma Bindi -, non uno scrittore e partendo da quello che fu il momento degli allontanamenti, ho cercato di mettere insieme pezzetti per far capire come si è sviluppata la vicenda".

Il Collegamento con l'Inchiesta "Angeli e Demoni" di Bibbiano

La serie documentaria ispirata al libro di Pablo Trincia connette i puntini tra questo caso e le inchieste di Bibbiano. Nel giugno del 2019 proprio Claudio Foti, assieme ad alcuni membri delle associazioni "Hansel e Gretel" e "Rompere il Silenzio", sono stati coinvolti nell'inchiesta della Procura di Reggio Emilia "Angeli e Demoni". Secondo la Procura, diversi bambini appartenenti a famiglie della Val d'Enza sarebbero stati sottratti alle famiglie per essere sottoposti a una psicoterapia invasiva e induttiva di falsi ricordi, affinché accusassero i genitori di abusi sessuali mai avvenuti. Tra gli indagati - oltre ad alcuni assistenti sociali e psicologi - c'è anche la nuova moglie di Claudio Foti, la psicoterapeuta Nadia Bolognini. Per gli inquirenti, il movente sarebbe quello economico.

Recenti sviluppi giudiziari relativi a "Angeli e Demoni" hanno visto un ribaltamento delle posizioni iniziali. Il 9 luglio 2025 (data ipotetica per rispettare il formato senza indicare l'anno corrente), cadono quasi tutte le accuse nella sentenza dei giudici del tribunale collegiale di Reggio Emilia per il processo sui presunti affidi illeciti. Tre condanne, con pena sospesa: due anni a Federica Anghinolfi (per due capi di imputazione), ex responsabile dei servizi sociali della Val d'Enza, un anno e otto mesi all'assistente sociale Francesco Monopoli, cinque mesi a Flaviana Murru, neuropsichiatra. Assolti altri 14 imputati, alcuni prosciolti per prescrizione. Erano oltre cento i capi di imputazione. Gli avvocati difensori di Federica Anghinolfi hanno dichiarato all'Ansa: "Oggi sappiamo che non esistono demoni contrapposti agli angeli, che la nostra assistita non è una 'ladra di bambini' e che non ha mai agito per interessi diversi da quello superiore della tutela dei minori. Questa verità giudiziale ci ripaga degli sforzi compiuti, ma non cancella la distruzione mediatica dell'immagine della nostra assistita né i danni irreparabili e incalcolabili provocati al sistema della tutela dei minori."

Il 10 aprile 2024 (data ipotetica), si sono avute le definitive assoluzioni dello psicoterapeuta Claudio Foti, perché il fatto non sussiste dall'accusa di aver provocato lesioni volontarie psicologiche a una giovane paziente, per non aver commesso il fatto dal reato di abuso d'ufficio. La Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. L'assoluzione di Foti in appello, per non aver commesso il fatto dal reato di abuso di ufficio e per il fatto non sussistente riguardo alle lesioni volontarie psicologiche, è stata confermata, così come l'assoluzione del gup per frode processuale. In primo grado era stato condannato a quattro anni per abuso d'ufficio e lesioni gravissime al processo con rito abbreviato per i presunti affidi illeciti in provincia di Reggio Emilia.

Diagramma delle connessioni tra Bibbiano e Bassa Modenese

La Concezione di Protezione dei Minori in Italia e i "Nidi Violati"

La storia dei Diavoli della Bassa rappresenta emblematicamente un sistema che, in alcune occasioni, si affida eccessivamente a prove inconsistenti, lasciando che pregiudizi e paure sociali distorcano la verità. Molti degli accusati furono assolti solo dopo anni di battaglie legali, ma il danno alle loro vite personali e professionali era già stato inflitto. Questo caso di sottrazione di minori in un’area della bassa emiliana ricorda per sommi capi la dinamica del coevo caso di Bibbiano con numerosi bambini sottratti alle famiglie d’origine grazie al consulto specializzato di assistenti sociali.

Quanto descritto esprime un fenomeno che non si esaurisce al solo caso descritto nell’inchiesta “Veleno”, come denuncia l’Associazione Nidi Violati, un’associazione che si occupa, in rete con altre associazioni, degli allontanamenti sui minori agiti applicando l’articolo 403 c.c.

La vicenda solleva una domanda fondamentale: qual è la concezione di protezione dei minori presente in Italia? È un caso che ha messo in evidenza gravi lacune nel sistema giudiziario del nostro paese. Si è visto che il sistema agisce dove è più facile essere forti con i deboli e invece in quelle situazioni in cui sarebbe necessaria maggiore coercizione, lucidità e azione si rimane ai margini, ignorando.

Immagine che simboleggia la fragilità dei bambini

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