Il Tocco Materno: Un Pilastro Fondamentale Nello Sviluppo del Neonato, con Particolare Rilievo per il Bambino Non Vedente

Fin dai primi istanti di vita, il neonato è immerso in un complesso mondo sensoriale dove il tatto emerge come una delle modalità più primarie e potenti di comunicazione e percezione. Contano i profumi e gli odori che circondano il neonato e diventano parte del mondo intorno a lui, assumendo un ruolo essenziale nel definire il suo ambiente. Anche i suoni hanno un ruolo cruciale, soprattutto le voci delle persone che lo accudiscono e, mentre lo cambiano o lo lavano, non smettono di rivolgergli la parola, creando un dialogo sonoro che rassicura e stimola. Anche lo sguardo, per i bambini vedenti, risulta fondamentale per definire un collegamento che non avrà mai fine. Tuttavia, un senso, spesso sottovalutato nella sua profondità scientifica ma universalmente riconosciuto nella pratica genitoriale, si rivela essere un pilastro fondamentale per lo sviluppo psico-fisico e per la creazione di legami indissolubili: il tatto. Questa modalità sensoriale, così intima e diretta, assume un'importanza ancora più cruciale quando si considera lo sviluppo di un bambino non vedente, per il quale diventa un canale privilegiato, quasi esclusivo, di interazione con il mondo e con le figure di attaccamento.

Il Tatto: Un Fondamento Biologico e Psicologico

La relazione tra genitori e figlio passa in maniera profonda attraverso il tatto, un concetto ampiamente supportato da evidenze scientifiche. Poco importa se si tratta di carezze vere e proprie o solo di piccoli tocchi e leggere pressioni sulla pelle mentre si cambia un pannolino o si spalma una crema; ogni contatto fisico contribuisce a intessere una rete di sicurezza e affetto. A dare ulteriore conferma dell’importanza del tatto contribuiscono una serie di indagini universitarie che dimostrano come, attraverso il contatto fisico e la stimolazione tattile, i bambini possano ottenere dei benefici significativi per il loro sviluppo complessivo.

Le Prime Esperienze Sensoriali: Dal Grembo al Mondo Esterno

Le prime esperienze sensoriali tattili avvengono molto prima della nascita, ancora nel grembo materno. Il feto è costantemente cullato dal liquido amniotico, una situazione che crea la prima esperienza di stimolazione tattile. Questa stimolazione sembra essere interamente mediata dal sistema tattile affettivo, poiché il sistema tattile discriminativo inizia a svilupparsi solo dopo la nascita. Già in questa fase prenatale, il feto ha la capacità di rispondere in modo attivo al tocco affettivo che viene applicato sul ventre materno, stabilendo un primordiale dialogo tattile con il mondo esterno.

L’importanza del tocco diventa ancora più cruciale dopo la nascita, quando il tocco materno è fondamentale per ricostruire lo stesso ambiente tattile e caldo di cui il neonato ha avuto esperienza nel corso della gestazione. Iniziando dalle prime esperienze sensoriali che avvengono nel grembo materno, il tocco è una delle prime modalità attraverso cui riceviamo informazioni dall’esterno e, di conseguenza, ci permette di diventare consapevoli dell’altro e di noi stessi. La percezione del tocco è mediata dalla pelle, la quale rappresenta il nostro organo più vasto in termini di dimensioni e funzionalità. Inoltre, il tocco non è solamente una delle prime modalità attraverso la quale interagiamo con l’ambiente circostante, ma rappresenta anche il primo canale di comunicazione attraverso il quale gli altri interagiscono con noi fin dai primissimi momenti della nostra vita. Non a caso, la pratica dello skin-to-skin nei momenti immediatamente successivi alla nascita sta diventando la norma in numerosi Paesi, in quanto riduce lo stress psico-fisico subito dopo la nascita e aumenta sensazioni positive nel bambino. Tenere in braccio per la prima volta il proprio bebè è un momento unico; il contatto con la pelle ha un effetto positivo, instaurando immediatamente un profondo legame tra i genitori e il neonato. Questo primo contatto pelle a pelle favorisce l’instaurarsi di un legame emotivo tra genitore e figlio e, inoltre, è importante perché favorisce il rilascio di ormoni che concorrono a saldare il legame e l'amore. Questo processo da un lato aiuta i genitori a comprendere i segnali del bambino e a riconoscere i suoi bisogni; dall’altro aiuta il bambino a sentirsi sicuro e a sviluppare così un senso di fiducia.

Mamma e neonato in contatto pelle a pelle

Benefici Scientificamente Provati del Contatto Fisico

Secondo gli esperti, come Tiffany Field e Ulrike Blume-Peytavi, autrici di due diverse indagini arrivate a risultati vicini, la relazione tra genitori e figlio passa anche attraverso il tatto. Indagini universitarie dimostrano che il contatto fisico e la stimolazione tattile apportano benefici concreti ai bambini. Secondo Martha Pelaz-Noguera, dell’università della Florida, ad esempio, la stimolazione tattile serve per migliorare lo sviluppo ma anche per favorire la crescita a livello motorio, cognitivo e sociale. A suo dire, i neonati che vengono coccolati mostrano un contatto visivo migliore, sorridono, vocalizzano prima e, soprattutto, piangono e protestano meno. Questo è, in fondo, una conferma scientifica di un’esperienza che ogni mamma ha fatto, abbracciando e cullando il proprio piccolo nel momento in cui si lamenta e piange. Ma non c’è solo questo aspetto. In un articolo a proposito della salute mentale dei neonati scritto da Rivka Landau, infatti, si sottolinea come i baci, gli abbracci e le carezze aumentino di pari passo con il rafforzamento del legame affettivo.

A livello fisico, i bambini non hanno bisogno di molto tempo per decidere chi apprezzano e chi invece non gli va a genio. A dimostrarlo sono ricerche condotte dal professor Macfarlane, secondo le quali già a sei giorni d’età il piccolo sa riconoscere la differenza tra il seno della madre e quello di qualunque altra donna. Questo è attribuibile alla consistenza, all’odore e al modo di parlare di chi lo tiene in braccio. A pensarci bene, capita spesso di vedere piccoli pacifici e sereni in braccio alle madri, che si arrabbiano e iniziano a piangere nel momento in cui vengono appoggiati accanto a qualcun altro. Non si tratta di vizi o tantomeno di capricci. Per la professoressa Miriam Spinner, ad esempio, una buona interazione fisica tra adulto e piccolo porta a un benessere psicofisico che migliora anche il sonno dei bambini e riduce il loro stress. Anche il contatto visivo serve allo stesso scopo, così come lo sviluppo di vocalizzi, che fanno eco ai primi suoni emessi dal neonato. Un recente studio ha dimostrato che il contatto con la madre riduce gli effetti dei glucocorticoidi (ormoni dello stress) nel bambino appena nato (1).

L'importanza del contatto fisico

L'Ormone delle Coccole: L'Ossitocina e il Legame Indissolubile

Le coccole, il tocco dolce e affettuoso e lo stretto contatto fisico danno al bambino un senso di sicurezza. La pelle è il nostro organo più esteso e possiede milioni di recettori che reagiscono al tatto. Se il cervello percepisce un contatto pelle a pelle delicato o graduale, rilascia, tra le altre cose, l'ossitocina. L'amore per il contatto fisico va quindi di pari passo con il rilascio di ossitocina, che crea una sensazione di connessione. Conosciuta anche come "ormone delle coccole", l'ossitocina ha un effetto rilassante, allevia l'ansia, abbassa la pressione sanguigna, riduce i livelli di cortisolo e rafforza il sistema immunitario. I sentimenti positivi che ne derivano rafforzano il legame tra i bambini e i genitori, aiutando a consolidare il rapporto. Questo legame intenso e profondo può essere creato in qualsiasi momento, anche nel caso in cui il parto si fosse rivelato più difficile del previsto o il piccolo avesse bisogno di cure speciali; ci sono diversi modi per recuperare. L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha sottolineato l’importanza del contatto visivo e fisico tra neonati e genitori, promuovendo la pratica del "rooming-in" che consiste nel tenere madre e neonato nella stessa stanza fin da subito dopo il parto, per facilitare la creazione di un legame affettivo tra neonato e genitori e anche altri familiari (3).

Illustrazione del rilascio di ossitocina durante il contatto fisico

Il Tatto Affettivo: Una Distinzione Fondamentale

Negli ultimi anni, la ricerca scientifica sta ponendo molta attenzione allo studio del tatto e dei diversi tipi di tatto, arrivando alla suddivisione in due categorie: il tatto utile all’acquisizione di informazioni rispetto alle caratteristiche degli oggetti (tatto discriminativo) e il tatto attivo durante le interazioni socio-emozionali (tatto affettivo). La Dott.ssa Crucianelli, dopo la laurea in Neuroscienze Cognitive e un dottorato di ricerca sulla percezione del tocco affettivo, ha indagato ampiamente le interazioni tattili tra madre e bambino, e il ruolo dell’ossitocina nella percezione tattile e multisensoriale.

Il tocco affettivo gioca un ruolo chiave nel mantenimento del benessere psico-fisico nell’uomo, e non solo. In particolare, recenti studi hanno mostrato come il tocco affettivo, mediato dal sistema afferente CT, sia un pilastro fondamentale per lo sviluppo del senso del sé corporeo. Con tocco affettivo si intende un tocco lento e leggero, applicato con una velocità che varia tra 1 e 10 cm/s e alla temperatura della pelle, il tocco tipico di una carezza, per fare un esempio. Questa carezza lenta e delicata, per risultare piacevole, va eseguita a una velocità che varia tra 1 e 10 centimetri al secondo, alla temperatura della pelle, proprio come le carezze tipiche nelle interazioni madre-neonato. Si tratta di un tipo di tocco che trasmette un senso di sicurezza e vicinanza, creando un legame di attaccamento con il piccolo e regolandone lo stato emotivo, in più facilitando l'apprendimento sociale già dei primi mesi di vita.

A livello neurobiologico, esiste una via preferenziale per il tatto affettivo: sembrerebbe infatti che uno specifico fascio di nervi, che prende il nome di CT (sistema afferente tattile C), ne sia il responsabile. Questo sistema neurofisiologico, scoperto nell’uomo solo intorno agli anni ‘90, trasmette il segnale dalla pelle al cervello e sembra attivare una specifica area cerebrale chiamata insula, piuttosto che le classiche aree sensoriali. L’insula è una piccola area che si trova nell’intersezione tra il lobo temporale, il lobo frontale ed il lobo parietale (quindi al centro del cervello), e sembra avere un ruolo chiave nell’esperienza delle emozioni. Inoltre, recenti studi mostrano come in questa area avvengano processi di integrazione di segnali che provengono dall’interno e dall’esterno del nostro corpo. Il tocco affettivo è l'unica modalità sensoriale che possiamo definire "reciproca": possiamo guardare senza essere guardati, ma non possiamo toccare qualcuno senza essere toccati a nostra volta. Diversi studi comportamentali hanno dimostrato come il tocco affettivo, probabilmente attraverso l’attivazione dell’insula, giochi un ruolo importante nel modo in cui diventiamo consapevoli del senso del sé corporeo. Inoltre, recenti ricerche hanno mostrato che, dal punto di vista evolutivo, siamo forniti della capacità di percepire piacere non solo quando riceviamo una stimolazione tattile affettiva, ma anche quando tocchiamo un’altra persona in modo affettivo. Quando percepiamo il tocco affettivo, associamo questa esperienza alla comunicazione di specifiche emozioni, come ad esempio amore e supporto. Stando ad alcuni studi, prima che il bambino venga al mondo la risposta al tocco materno sarebbe ancora più consistente della reazione alla voce della madre.

L'Interazione Tattile nella Diade Madre-Bambino: Oltre la Semplicità

È ormai risaputo che nel rapporto genitore-bambino i gesti del caregiver giocano un ruolo importante nello sviluppo del piccolo. In psicologia dello sviluppo si possono distinguere due modalità di comunicazione con il bambino, una distale ed una prossimale. La modalità distale, come suggerisce il termine, di solito avviene quando c’è una distanza fisica con il bambino; quella prossimale, al contrario, implica una prossimità fisica con il bambino. Il tocco rappresenta la modalità prossimale di comunicazione per eccellenza. Il tocco coinvolge una serie di processi che vanno al di là dello stimolo tattile per sé, come ad esempio informazioni olfattive ed informazioni sulla temperatura corporea della persona che sta applicando il tocco. Fin dall’inizio i genitori possono stabilire dei piccoli rituali con il loro piccolo: ad esempio il massaggio aiuta non solo a coccolare e calmare il piccolo, ma anche a rafforzare il legame emotivo. Attraverso il massaggio i genitori possono sperimentare diversi tocchi, capire cosa può piacere di più e comunicare con lui, riconoscendo e rispondendo ai suoi segnali.

Mind-Mindedness e la Qualità del Tocco

Il termine Mind Mindedness (MM) è ormai entrato a far parte del gergo psicologico. È infatti la capacità del genitore di considerare e rispondere al proprio figlio trattandolo come un individuo con una propria mente e non soltanto come portatore di bisogni da soddisfare. Questa capacità sappiamo essere fondamentale per lo sviluppo di un attaccamento sano e di una buona regolazione emotiva. Secondo questa prospettiva, il genitore può interagire con il proprio figlio in modo appropriato oppure, al contrario, in modo non pertinente.

Gli studi della Dott.ssa Crucianelli hanno cercato di indagare una possibile correlazione tra MM e il tatto affettivo. Uno studio pubblicato ha voluto indagare per la prima volta se ci fossero delle correlazioni tra MM, intesa appunto come la capacità di mentalizzare con i bisogni del bambino e di riuscire ad interpretarli in modo adeguato, e il modo in cui la mamma usa il tocco in modo spontaneo durante una tipica interazione madre-bambino a 12 mesi. Analizzando una situazione che fosse il più naturale e comune possibile - il momento in cui madre e bambino sfogliano un libro insieme - si è osservato che quando la mamma tende ad interagire con il bambino in modo non pertinente (MM non appropriata ai bisogni del bambino), la stessa tende anche ad utilizzare un tocco non in sintonia con quello che il bambino sta facendo in quel momento. Per esempio, tira il bambino a sé quando lo stesso è impegnato in un’altra attività o lo allontana o ignora quando il bambino si avvicina a lei per cercare una risposta affettiva. Questo studio suggerisce che in presenza di un’incapacità materna di capire ed interpretare in modo adeguato i bisogni del bambino, si può osservare anche un uso non pertinente del tocco. Di conseguenza, questi bambini sono poi scoraggiati a loro volta ad usare un tocco affettivo verso la madre.

È interessante notare come il contrario non sia vero, nel senso che una madre con un’alta capacità di capire i bisogni del bambino non ricorre necessariamente ad un uso più adeguato del tocco. Probabilmente questo avviene perché quando una madre è più in linea con i bisogni del bambino, ha anche più risorse a disposizione oltre al tocco per interagire con lo stesso. L’importanza di questo studio risiede anche nel fatto che ha portato allo sviluppo di una nuova scala per codificare le interazioni tattili tra madre e bambino, denominata MITS (the Mother-Infant Touch Scale). A differenza degli altri sistemi di codifica, per la prima volta è stato proposto di osservare anche i diversi modi in cui il bambino usa il tocco verso la madre. Essere esposti in modo prolungato ad un tocco non contingente crea un enorme conflitto nel bambino nel modo in cui vive, elabora ed interpreta le sue emozioni. Un bambino esposto ad un tocco ‘non-contingent’ tende ad usare in maniera più limitata il tocco affettivo verso la madre in confronto ad un bambino esposto al tocco ‘contingent’. Secondo alcune teorie di psicologia dello sviluppo, compresa la teoria della mentalizzazione, i bambini sono in grado di imparare a riconoscere, capire ed interpretare le loro emozioni e bisogni fisici ed affettivi sulla base di come questi siano stati compresi e appunto ‘mentalizzati’ dai caregiver nei primi anni di vita (ad esempio, mostrare gioia in risposta ad una manifestazione di entusiasmo da parte del bambino). Questi processi di ‘mirroring’ creano una sincronia unica tra caregiver e bambino, la quale è alla base dello sviluppo psico-affettivo del bambino e che lo accompagnerà per il resto della sua vita.

Diagramma sull'interazione Mind-Mindedness e tocco affettivo

Le Conseguenze della Carenza e della Qualità Inadeguata del Tocco

Ci sono diversi studi che mostrano le conseguenze negative della mancanza di tocco affettivo, come per esempio nel caso di bambini orfani o che si trovano in istituti, per i più svariati motivi. Bambini cresciuti in istituti mostrano ritardi significativi nello sviluppo cognitivo e psico-fisico, e queste difficoltà sembrano persistere per molti anni anche dopo l’adozione, a sottolineare proprio l’importanza delle interazioni tattili nei primi anni della nostra vita. Uno studio inglese, inoltre, ha evidenziato che la carenza di abbracci e carezze da parte della madre, durante le prime settimane di vita, può essere responsabile dell’insorgenza di problemi emotivi che possono interessare i bambini fino all’età di 10 anni (2).

È importante sottolineare come non sia unicamente la presenza o l’assenza del tocco a giocare un ruolo fondamentale nello sviluppo del bambino, ma anche la qualità del tocco. Per esempio, studi mostrano come madri che soffrono di depressione post partum tendano ad interagire con i loro bambini in modo tattile forse più delle altre mamme senza sintomi depressivi, ma in modo non adeguato. Per esempio, tendono ad utilizzare il solletico in modo aggressivo, a spingere ed a tirare il bambino più delle altre mamme. Inoltre, tendono a sollevare i bambini per contenere e controllare il loro comportamento ed attrarre la loro attenzione; queste azioni suggeriscono la presenza di interazioni tattili intrusive e negative. Di conseguenza, questi bambini tendono ad utilizzare comportamenti tattili compensatori, come ad esempio ciucciarsi il dito o aggrapparsi, in maniera molto più consistente se confrontati con bambini di mamme senza sintomi depressivi. In questo caso, i comportamenti tattili osservati in questi bambini sembrano suggerire la presenza di strategie atte a compensare per la mancanza di interazioni tattili positive con la mamma. Ovviamente questi sono i risultati di ricerche specifiche sulle interazioni tattili, e quindi offrono solo una visione parziale della complessità dei sintomi depressivi post partum. Una ricerca della Dott.ssa Crucianelli ha indagato anche la percezione del tocco affettivo nelle patologie alimentari, le quali hanno un’elevata correlazione con altri disturbi come ad esempio neglect emotivo, isolamento sociale e comportamenti ossessivo-compulsivi. I dati sperimentali evidenziano come la percezione del tocco affettivo sia alterata in presenza di anoressia nervosa.

Il Bambino Non Vedente: Un Universo Sensoriale in Evoluzione

La nascita di un bambino implica sempre riorganizzazioni e ridistribuzioni dei ruoli in una famiglia. L’impatto della cecità può provocare diverse reazioni in una famiglia, richiedendo un adattamento profondo e spesso complesso. Sotto il profilo evolutivo, la vista è la primaria modalità sensoriale per la conoscenza del mondo e per l’interazione con gli altri per i bambini normodotati. L'assenza di questa modalità sensoriale cruciale rende il ruolo degli altri sensi, e in particolare del tatto, ancora più preminente per lo sviluppo e il benessere del bambino non vedente.

L'Impatto della Cecità sulla Famiglia e sullo Sviluppo

La sensibilità delle madri nei confronti di quelle che sono le esigenze dei loro figli e la loro capacità di prevederne il comportamento sono ingredienti essenziali per un attaccamento sicuro, e questa necessità è amplificata nel caso di un bambino con disabilità visiva. Studi hanno evidenziato che i bambini non vedenti, soprattutto nelle loro manifestazioni espressive, sono in genere meno attivi e meno responsivi rispetto ai bambini normodotati. Di conseguenza, le loro madri possono essere più direttive e più intrusive (Dunst, 1985; Marfo, 1984; Marfo, 1992; Rogers, 1988). Tali comportamenti materni possono avere un impatto negativo sullo sviluppo del bambino in quanto tenderebbero a limitare o a sopprimere le necessità esplorative dei minori. È, pertanto, importante offrire alla madre la possibilità di avere contatti fisici con i propri figli fin dai primi istanti dopo la nascita, e fornire strumenti e consapevolezza per interagire in modi che favoriscano l'autonomia e l'esplorazione attraverso i sensi disponibili.

Attaccamento e Sviluppo nel Contesto della Disabilità Visiva

La figura materna viene progressivamente discriminata dalle altre; dalla seconda metà del primo anno di vita, il comportamento del bambino diviene maggiormente attivo, soprattutto nei comportamenti di avvicinamento. Il legame sociale che si forma nella vita di un essere umano tra la madre e il neonato è di cruciale importanza. La madre è vista come punto focale e determinante per lo sviluppo successivo del bambino, costituendo la base per lo sviluppo di altre funzioni importanti e per la figura di attaccamento, alla quale potersi rivolgere per chiedere protezione e sostegno in situazioni vissute come pericolose.

Il tatto influenza positivamente lo sviluppo del bambino. Sperimentare diverse forme di contatto fisico e di coccole amorevoli ed affettuose, non solo aiuta i neonati ad avere una maggiore percezione del proprio corpo, comprendendolo meglio, ma stimola anche il loro sviluppo cerebrale e le loro capacità cognitive. Durante il cambio del pannolino e la cura del corpo, i neonati sentono il tocco di chi si prende cura della loro pelle. Percepiscono se le mani dell'adulto sono calde o fredde e se esercitano una pressione più forte o più debole. Combinando la cura del corpo con un massaggio delicato, i bambini piccoli hanno la possibilità di prendere coscienza del proprio corpo, ampliando la loro mappa interiore. Questo è ancora più vero per il bambino non vedente, che si affida quasi esclusivamente a queste percezioni tattili e proprioceutive per costruire la propria rappresentazione del sé e del mondo.

Per i bambini non vedenti, tuttavia, gli stadi di attaccamento non sono completamente sovrapponibili a quelli del coetaneo vedente (Vianello, Bolzonella, 1998). Si verificherebbe in molti casi un ritardo di alcuni mesi in alcune tappe fondamentali, quali ad esempio la capacità di discriminare le figure familiari da quelle estranee. Questo perché, per i bambini vedenti, già dal terzo mese in poi, il bambino risponde alla configurazione del volto umano col sorriso, un elemento cruciale per il riconoscimento e l'interazione sociale precoce. In assenza di questo stimolo visivo, il bambino non vedente deve affidarsi ad altri canali sensoriali per costruire questi riconoscimenti. L'attaccamento è un processo sempre attivo e si arricchisce in ogni fase evolutiva. Le principali conquiste si concentrano nel periodo dal 4/5 mese al 30/36 mese, cosiddetta fase di differenziazione-individuazione (Mahler et al., 1975). Differenziazione ed individuazione sono due aspetti complementari di un unico avvenimento progressivo. Il processo di differenziazione indica l'emancipazione del bambino dalla fusione simbiotica con la madre, differenziandosi, allontanandosi e svincolandosi, e formando legami con altre figure familiari basata sulla fiducia della continuità del rapporto. Nel secondo anno di vita, il bambino vedente mostra già qualche segno di indipendenza dalla madre e, pur avendo sviluppato un forte legame con lei, riesce a sopportare brevi separazioni (Ainsworth et al., 1974; Ainsworth et al., 1978; Ainsworth, 1989; Bowlby, 1958; Bowlby, 1969; Bowlby, 1973; Bowlby, 1989). Per il bambino non vedente, questo percorso può richiedere tempi diversi e strategie adattive specifiche, dove il tocco, la voce e l'odore della madre diventano indicatori primari e costanti di presenza e sicurezza.

Per quanto riguarda i modelli di attaccamento, la psicologia dello sviluppo ha identificato diverse tipologie, spesso valutate tramite la Strange Situation. Il modello "sicuro" descrive un bambino che mostra disagio alla separazione dalla madre e che la accoglie attivamente al suo ritorno. Il modello "insicuro-evitante" si riferisce a un bambino che mostra scarso o nessun disagio alla separazione dalla madre, continuando ad esplorare attivamente i giocattoli e la stanza, ignorando o evitando la madre al suo ritorno. Il modello "insicuro-ambivalente/resistente" caratterizza un bambino che mostra un forte disagio alla separazione e, al ritorno della madre, cerca la vicinanza ma resiste al contatto, non riuscendo a consolarsi. Infine, il modello "disorganizzato/disorientato", introdotto da Main e Solomon (1986), si applica a bambini che presentano comportamenti conflittuali e disorganizzati; ad esempio, un bambino poteva piangere mentre cercava di raggiungere la madre, per poi tornare a tacere improvvisamente e rimanere immobile per diversi secondi. L'interiorizzazione di un'adeguata prossemica (la capacità di gestire la distanza fisica nelle interazioni) è particolarmente complessa per chi nasce con grave disabilità visiva, e ciò può influire sull'interazione madre-bambino, in particolare sulla spontaneità e sull'immediatezza della stessa. La comprensione di queste dinamiche specifiche è fondamentale per supportare lo sviluppo di un attaccamento sano nei bambini non vedenti.

L'importanza del contatto fisico

La Rilevanza Accentuata del Tocco Affettivo per il Bambino Non Vedente

Per il bambino non vedente, il tatto assume una rilevanza ancora più significativa, diventando uno dei principali canali attraverso cui esplora il mondo, riconosce le persone e sviluppa il proprio senso del sé. Come abbiamo visto, è ampiamente documentato che il tatto è una componente chiave delle interazioni genitore-bambino durante il primo anno di vita. Stando a uno studio a cura di Letizia della Longa, del Dipartimento Psicologia dello Sviluppo e della Socializzazione dell'Università di Padova, "fin dalla nascita i bambini sono immersi in un ambiente multisensoriale in cui è necessario integrare informazioni provenienti da diversi sensi per assumere consapevolezza di sé stessi ed entrare in relazione con gli altri." "Il tatto rappresenta un canale privilegiato di comunicazione tra noi e il mondo esterno - spiega la ricercatrice -. Il tocco affettivo, una lenta e gentile stimolazione tattile, attiva aree cerebrali deputate alla percezione dei propri stati affettivi e all'elaborazione di informazioni socio-emotive." Il tocco diventa ancora più importante dopo la nascita, poiché ricostruisce lo stesso ambiente tattile e caldo di cui il neonato ha avuto esperienza mentre era nel grembo materno. Per tale motivo, come spiega la dottoressa Crucianelli "la pratica dello skin-to-skin nei momenti immediatamente successivi alla nascita, sta diventando la norma in numerosi Paesi, in quanto riduce lo stress psico-fisico subito dopo la nascita ed aumenta sensazioni positive nel bambino."

Prospettive Future e Implicazioni Pratiche

Senza dubbio, viviamo in un periodo storico in cui c’è una vera e propria ‘crisi di astinenza’ per il tocco. Infatti, questa modalità è stata ‘demonizzata’ e scoraggiata per molto tempo, portando ad una riduzione sostanziale di interazioni tattili tra individui, al di là delle relazioni più significative. Ovviamente, non si vuole fornire un giudizio sulle cause di tali cambiamenti, ma dal punto di vista psicologico si osservano le conseguenze emotive di tale mancanza. Inoltre, anche i recenti sviluppi tecnologici hanno portato ad una riduzione dell’uso del tocco, che è diventato lentamente una modalità sensoriale quasi dimenticata. A livello fisico, ne paghiamo sicuramente le conseguenze. Per esempio, interazioni tattili positive - come ad esempio un abbraccio - scatenano una serie di processi neurobiologici che portano al rilascio dell’ossitocina.

Come ricercatrice, la Dott.ssa Crucianelli è molto contenta che i risultati delle sue ricerche sul tocco affettivo siano stati accolti con entusiasmo dalla comunità clinica ed abbiano dato origine ad un acceso dialogo tra discipline, partendo dalle neuroscienze, per poi includere anche la psichiatria, la psicologia fino ad arrivare alla fisioterapia e all’osteopatia. Su questa scia, sono in programma convegni volti a promuovere l’importanza del tocco affettivo nella pratica clinica nei casi di bambini nati pretermine. È ampiamente riconosciuto che il tatto affettivo rimane una componente chiave nella vita quotidiana anche quando si cresce e può avere grandi implicazioni sul modo in cui ci comportiamo gli uni con gli altri. È quindi essenziale continuare a diffondere la conoscenza sull'importanza del contatto affettivo, non solo per i neonati e i bambini con disabilità visiva, ma per tutta la società, promuovendo iniziative di divulgazione per chi si appresta a diventare genitore. Le scoperte nel campo del tatto affettivo nella diade madre-bambino offrono risvolti pratici significativi per sostenere lo sviluppo emotivo e cognitivo dei più piccoli, creando un futuro in cui il linguaggio universale del tocco sia pienamente valorizzato.

Genitori che abbracciano e coccolano un bambino

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