La sorte eterna dei bambini morti senza battesimo è una questione ampiamente dibattuta, su cui non c’è un insegnamento definitivo della Chiesa. Questa tematica ha attraversato secoli di riflessione teologica, evolvendo dalla dottrina sul Limbo fino alla nota della Commissione Teologica Internazionale pubblicata nel 2007. È una questione che merita un'attenta analisi, specialmente in relazione alla sorte dei bambini morti senza battesimo, un tema spesso richiamato anche parlando della discesa del Signore agli inferi, dove si è visto quali sono state le anime liberate: non quelle dell’Inferno, ma le anime dei giusti che attendevano la salvezza del Signore nel cosiddetto Limbo dei patriarchi. La questione è, come accennato, ampiamente dibattuta. L'approccio odierno mira a riassumere la linea di sviluppo della tradizione della Chiesa su questo tema, analizzare le obiezioni più recenti, delineare la collocazione attuale della dottrina e accennare ad alcune posizioni meno difendibili.
La Necessità del Battesimo e i Primi Pronunciamenti Magisteriali
Andiamo con ordine nell'esaminare l'evoluzione di questa complessa questione. Il primo pronunciamento magisteriale importante, di peso, su questa questione risale al 385. Si tratta di una lettera di papa Siricio al vescovo Imerio. In questa lettera, tra le altre cose, il Papa esorta a battezzare i bambini quanto prima «perché non accada che uscendo da questo mondo qualcuno perda sia il Regno che la vita». È evidente che si riferisce all’uscire da questo mondo senza battesimo. Questa espressione manifesta una verità profonda e cioè che il battesimo è necessario alla salvezza. Questa verità si fonda sulle parole stesse del Signore: «Chi non rinasce dall’acqua e dallo spirito non può entrare nel regno dei cieli» (cfr. Gv 3, 5).
La Chiesa, sempre sulla base delle Scritture e non per propria fantasia, ha ampliato la questione mostrando che oltre al battesimo sacramentale, cioè con l’acqua, esistono altre due forme: il battesimo di sangue, che si riceve con il martirio, confessando Cristo, e il battesimo di desiderio. Risale al 417 un altro insegnamento importante, stavolta di Innocenzo I: «Che agli infanti possa essere donato il premio della vita eterna anche senza la grazia del battesimo è grande stoltezza». L’anno successivo, nel 418, un concilio regionale ma importante, ai tempi di sant’Agostino, ovvero il concilio di Cartagine - che era una grande e importante regione ecclesiastica - proprio sulla base di questa asserzione di Innocenzo I, il quale era ben cosciente di questa questione dibattuta all’interno delle Chiese africane, condannava l’esistenza di un luogo «dove vivono come beati i bambini che morirono senza battesimo, senza il quale non possono entrare nel regno dei cieli».
Questi e altri testi magisteriali mostrano con grande chiarezza e anche con costanza che non si può affermare in linea generale che i bambini che muoiono senza battesimo siano salvati, nel senso che possano godere della beatitudine eterna. Dietro a questa idea c’è l’idea fondamentale nella presente economia salvifica, che Dio stesso ha stabilito, che la Chiesa non ha altri mezzi, diversi dal battesimo, per dare la vita eterna ai bambini prima dell’uso di ragione. Perché, se si riflette, l’altra forma di battesimo, quella di desiderio, è un’ipotesi, una possibilità accessibile a chi è in grado di esprimere un desiderio, quindi è dotato di un sufficiente grado di ragione. Non perché i bambini non siano dotati di ragione, ma perché la loro razionalità si deve sviluppare secondo un normale iter di natura.
La grandezza inestimabile del sacramento del Battesimo
La Dottrina del Limbo: Una Risposta Storica alla Sorte Eterna
Per queste ragioni, la riflessione dei Padri prima e della Scolastica poi va in una direzione ben precisa, cioè si sposta verso un’altra questione: posto che i bambini morti senza battesimo non possono essere salvati, che ne è della loro sorte eterna? Quello che è chiarissimo in questo sviluppo è che si esclude il fatto che questi bambini possano essere dannati, cioè che questi bambini possano soffrire quelle pene che i dannati soffrono, in quanto evidentemente non hanno colpe personali. Dunque, sarebbe ingiusto ipotizzare una pena, anche mite, di questo tipo. E tuttavia rimane la pena legata alla colpa originale, che accomuna tutta la stirpe umana. E qual è questa pena? Un interessante pronunciamento di Pio VI, la bolla Auctorem fidei del 1794, ha difeso esplicitamente la dottrina del Limbo, cioè una condizione in cui «abbiamo la pena del danno senza la pena del fuoco». La pena del danno è la privazione della beatitudine eterna dovuta al peccato originale; la pena del fuoco è la pena dovuta ai peccati personali, che viene espiata nel Purgatorio per le anime che si salvano; nell’Inferno, invece, per le anime che hanno rifiutato la salvezza di Cristo.
La teoria del limbo (dal latino limbus che significa frangia, confine) era la risposta data dai teologi alla questione della sorte dei bambini che morivano senza battesimo. Il limbo è dove sarebbero questi bambini. Segnati dal peccato originale, sono privati della grazia di Dio fin dal grembo materno (Rm 5,12). Questa privazione della grazia significa che non possono ottenere la beatitudine senza l’intervento di Dio che li riconcilia con Lui. Sant’Agostino, di fronte a Pelagio che affermava che da soli ci si può salvare, ribadiva con forza la necessità del sacramento del battesimo. In queste condizioni, questi bambini non possono raggiungere la beatitudine e la comunione con il Signore. Sant’Agostino propose un luogo ai margini dell’inferno, dove avrebbero sofferto piccole e ragionevoli punizioni.
Nel corso del tempo, i teologi hanno sviluppato questa teoria: il limbo si è spostato! Abbiamo tirato fuori questi bambini dall’inferno. Sono stati spogliati delle pene sensibili. Alla fine, i bambini risultavano privati della vista di Dio, ma sperimentavano un’immensa felicità naturale. Di per sé, la visione di Dio non è dovuta alla nostra natura umana. È un dono gratuito di Dio. Ma la privazione di questa visione in un essere che vi è chiamato, l’impossibilità anche per questi bambini di incontrare i loro genitori, sono difficili da conciliare con la gioia perfetta. Perché questi bambini sono filosofi perfetti. Capiscono di avere dei genitori ma non possono incontrarli. Il punto forte di questa posizione del Limbo sta nel fatto che non c’è altro mezzo, all’infuori del battesimo, per comunicare la vita soprannaturale al bambino che non ha ancora l’uso di ragione. E questo è ribadito dallo stesso papa Pio VI: «Senza il battesimo non vi è altro mezzo per comunicare questa vita al bambino che non ha ancora l’uso di ragione». Dall’altra parte, però, essi non pagano, non possono pagare per colpe che non hanno compiuto.

La Riapertura del Dibattito e il Documento della Commissione Teologica Internazionale (2007)
Dopo questa apertura, c’è stata nel 2007 la pubblicazione di un documento da parte della Commissione Teologica Internazionale, che ha riesaminato un po’ la questione e ha riaperto il tema. Sui giornali è uscito un po’ di tutto, tipo che il Papa aveva abolito il Limbo, ma la realtà è un po’ diversa. Questo documento affronta due domande importanti, che sono un po’ il vulnus della prospettiva del Limbo, che costituisce una condizione di privazione della pena, di ogni pena dei sensi, di ogni pena che è caratteristica dell’Inferno o dello stesso Purgatorio, ma nel quale rimane presente la pena dovuta al peccato originale. Il primo dei suddetti punti deboli era la conciliazione di questa dottrina del Limbo con la volontà salvifica universale di Dio. Si è detto che Dio vuole salvare tutti: dalla Scrittura è evidente questa volontà, che Dio vuole salvare tutti gli uomini. Ora, che molti uomini di fatto non si salvino per colpa propria non lede questa volontà salvifica, perché rimane la parte dell’uomo, la sua resistenza a questa volontà. Ma dall’altra parte ci troviamo con dei bambini che di per sé non pongono un ostacolo a questa salvezza.
La seconda questione ammessa parte dal fatto che c’è la volontà salvifica universale di Dio e, dall’altra parte, abbiamo la necessità del battesimo; tuttavia si è fatto giustamente notare che noi uomini siamo legati ai mezzi di salvezza, ma non Dio: Dio può salvare le anime anche senza i mezzi che Egli stesso ha istituito nella Chiesa, essenzialmente i mezzi sacramentali. È altrettanto falso dire che la Chiesa abbia rigettato il Limbo - si è trattato invece di aprire una discussione, non di rigettarlo - e abbia affermato che tutti i bambini che muoiono senza battesimo si salvano; anche questo è falso. Se si legge il documento del 2007 - che non è un documento magisteriale, è un documento della Commissione Teologica Internazionale, che è un documento importante ma di studio, non di magistero - e il Catechismo della Chiesa Cattolica, al n. 1261, non si dice che i bambini che muoiono senza battesimo si salvano, si dice invece che la Chiesa li affida alla misericordia di Dio, così come si fa nel rito delle esequie dei bambini che muoiono senza battesimo.

Al n.1261 del Catechismo della Chiesa Cattolica, riferito ai bambini morti senza Battesimo, troviamo scritto che «la Chiesa non può che affidarli alla misericordia di Dio […]. Il principio che Dio vuole la salvezza di tutti gli esseri umani consente di sperare che vi sia una via di salvezza per i bambini morti senza Battesimo», senza però specificare quale sia questa “via” alternativa. Dunque, il documento di studio propone una serie di vie teologiche di approfondimento, di tentativi ipotetici di risoluzione ad una tematica complessa e complicata, ma che al tempo stesso non può avere una risposta definitiva. Infatti, per fede cattolica, noi ammettiamo che non possiamo conoscere con certezza la sorte di una persona dopo la morte. Possiamo averne delle ipotesi. Il Catechismo della Chiesa (n. 1261) è molto chiaro: ci invita ad affidare questi bambini alla misericordia di Dio, e questo è ciò che fa la Chiesa. Spesso, questa risposta provoca una certa delusione, perché se noi affidiamo questi bambini alla misericordia di Dio, che cosa fa Lui? Il grande teologo domenicano Michel Labourdette ha una frase molto illuminante e consolante: “Nel regime di fede in cui viviamo, non è forse la ‘certezza’ più rassicurante mettersi nelle mani di Dio?”. Naturalmente non siamo certi che questi bambini siano salvati, dal momento che la Chiesa oggi non lo insegna, ma c’è un’eminente correttezza nel pensare che essi siano salvati.
La conclusione dello studio è che vi sono ragioni teologiche e liturgiche per motivare la speranza che i bambini morti senza Battesimo possano essere salvati e introdotti nella beatitudine eterna, sebbene su questo problema non ci sia un insegnamento esplicito della Rivelazione. Nessuna delle considerazioni che il testo propone per motivare un nuovo approccio alla questione, può essere addotta per negare la necessità del Battesimo né per ritardare il rito della sua amministrazione. Dal documento, non si evince, come vorrebbe un anonimo autore di un opuscolo, che nella Chiesa si apre un’altra forma di battesimo rispetto a quello sacramentale. Il testo riporta solo la descrizione di un dato: la chiesa non ha mai escluso la possibilità che questi embrioni possano avere desiderio del sacramento.
Il documento della Commissione Teologica Internazionale (2007) afferma esplicitamente:«102. Nella speranza di cui la Chiesa è portatrice per l’umanità intera e che desidera nuovamente proclamare al mondo di oggi, esiste una speranza per la salvezza dei bambini che muoiono senza Battesimo? Abbiamo attentamente riesaminato questa complessa questione, con gratitudine e rispetto per le risposte date nel corso della storia della Chiesa, ma anche con la consapevolezza che spetta a noi dare una risposta coerente per il momento odierno. Riflettendo all’interno dell’unica tradizione di fede che unisce la Chiesa in tutte le epoche, e affidandoci completamente alla guida dello Spirito Santo che secondo la promessa di Gesù guida i suoi seguaci «alla verità tutta intera» (Gv 16,13), abbiamo cercato di leggere i segni dei tempi e di interpretarli alla luce del Vangelo. La nostra conclusione è che i molti fattori che abbiamo sopra considerato offrono seri motivi teologici e liturgici per sperare che i bambini che muoiono senza Battesimo saranno salvati e potranno godere della visione beatifica. Sottolineiamo che si tratta qui di motivi di speranza nella preghiera, e non di elementi di certezza. Vi sono molte cose che semplicemente non ci sono state rivelate (cfr Gv 16,12).
- Ciò che ci è stato rivelato è che la via di salvezza ordinaria passa attraverso il sacramento del Battesimo. Nessuna delle considerazioni sopra esposte può essere addotta per minimizzare la necessità del Battesimo né per ritardare il rito della sua amministrazione.»
Come già visto, il documento non esclude ma neanche automaticamente include il votum baptismi dell’embrione come quarta modalità riconosciuta dalla Chiesa di ricevere il battesimo. Un embrione può ovviamente desiderare il battesimo: ma questa è solamente un’ipotesi. Negare in assoluto che ciò non avvenga mai, è arbitrario.
Posizioni Non Difendibili e Chiarimenti Teologici sul Battesimo di Desiderio
Tuttavia, dobbiamo subito prendere le distanze da alcune posizioni che si sono manifestate dopo questa apertura del 2007. Secondo alcuni autori, infatti, tutti i bambini morti senza battesimo di fatto si salvano. Ora, riguardo al perché si salvino, alcuni autori presentano ragioni diverse; alcune di queste posizioni sono francamente inaccettabili, come quella per esempio che vorrebbe una presunta risposta cosciente del bambino nel grembo materno, dove in qualche modo riceverebbe una luce particolare di coscienza, di consapevolezza e quindi diventerebbe capace di rispondere alla grazia e perciò di porre una sorta di battesimo di desiderio. Ora, non si vuole dire che siamo alla fantascienza, ma quasi: c’è un ordine delle cose e non si può affermare ciò che dall’osservazione non risulta, se non c’è una prova evidente; certamente Dio può fare tutto, può fare volare gli asini, però gli asini continuano a non volare; quindi non si possono fare ipotesi su quello che Dio “potrebbe”, anche perché un’ipotesi di questo tipo introdurrebbe un’altra questione: se questi bambini dovessero avere questo momento di coscienza, nessuno ci dice che in questa coscienza risponderebbero affermativamente a Dio perché, se c’è la libertà, allora c’è anche la libertà di rifiutare.
Si deve fare una distinzione tra il desiderio del battesimo e quello che i teologi chiamano il “battesimo di desiderio”. Il “battesimo di desiderio” riconcilia la persona con Dio, la unisce a Cristo e alla Chiesa. In un catecumeno, anche in una persona che desidera fare un passo verso la ricezione del sacramento, Dio rende effettivo il desiderio del battesimo. Tuttavia, il battesimo di desiderio è valido solo per se stessi, e i bambini piccoli non possono desiderarlo. In effetti, i bambini piccoli che muoiono prima della nascita o prima dell’età della ragione non sono in grado di compiere questo atto di volontà.
Con chiarezza, e basandosi sulla dottrina cattolica, vengono esposti i motivi per cui non si può parlare con leggerezza di Battesimo di desiderio per i bambini non nati. Non è possibile desiderare il Battesimo per conto di un altro, nemmeno per un figlio. Il desiderio del Battesimo, in quanto atto personale, non può essere sostituito da quello di un altro soggetto, neppure dalla Chiesa o dai genitori. I genitori possono certamente intercedere, ma non possono sostituirsi alla libertà del bambino. Alcuni teologi contemporanei hanno ipotizzato che Dio possa illuminare interiormente il bambino non nato, permettendogli un atto libero di adesione. Tuttavia, questa ipotesi resta incerta, poiché la libertà umana è ferita dal peccato originale e non si può escludere un eventuale rifiuto. Tradizionalmente, la Chiesa celebra la Messa per i vivi e per i defunti (ossia per coloro che sono morti in grazia ma hanno bisogno di purificazione).
Alla luce della dottrina cattolica e della riflessione teologica tradizionale, possiamo affermare con chiarezza che il Battesimo di desiderio, pur riconosciuto come via straordinaria di salvezza, non può essere applicato ai bambini non nati o morti senza Battesimo, poiché manca in loro la possibilità di un desiderio personale e consapevole. Questo deriva dal fatto che il desiderio espresso dalla madre o da un’altra persona (come un parente o un fedele) non corrisponde al Battesimo di desiderio propriamente detto e che la teologia cattolica riconosce solo a chi, giunto in età di ragione, desidera ricevere il Battesimo ma muore prima di riceverlo sacramentalmente, o a chi ne avesse un desiderio implicito. Nella dottrina cattolica, l’intenzione dei genitori non è mai stata equiparata ad un Battesimo di desiderio, e di fatto non costituisce un Battesimo. Pio XII nell’Allocuzione alle ostetriche del 29 ottobre 1951 ribadisce con chiarezza che «un atto di amore può bastare all’adulto per conseguire la grazia santificante e supplire al difetto del Battesimo: al non ancora nato o al neonato bambino questa via non è aperta».
Quello che a mio avviso diventa veramente difficile coniugare con quanto la Tradizione ci consegna e anche con la verità di fede che senza il battesimo, in una delle tre forme, non si può essere salvati, è una concezione di una salvezza generale di tutti i bambini che muoiono senza battesimo, perché diventa poi veramente difficile sostenere che è il battesimo che, cancellando la colpa originale, dà ai bambini (e non solo ai bambini) la beatitudine eterna.
L'Analisi Critica di Proposte Teologiche Diffuse: Il Caso dell'Opuscolo "La Via Nascosta dei Bambini Nati in Cielo"
Un esempio di posizioni teologiche che necessitano di un'attenta valutazione critica è l'opuscolo anonimo “La via nascosta dei bambini nati in cielo” - Presenza e ruolo dei bambini abortiti e non nati, nella preghiera, nella Chiesa, nel mondo e nella storia. L’opuscolo ha certamente il pregio e il merito di centrare di nuovo l’attenzione sulla personalità degli embrioni umani, considerati, in una scellerata visione anti scientifica, un mero ammasso di cellule senza identità. Al tempo stesso, pone l’attenzione sul dramma psicologico dell’aborto, sia spontaneo sia procurato, e gli effetti che esso suscita sia in chi lo subisce - l’innocente embrione - sia in chi lo pratica - i genitori, o il medico e chi coopera formalmente all’atto.
Tuttavia, al di là di questi dati positivi, non si possono non notare le evidenti difficoltà e criticità che emergono dal testo. Anche i punti di positività vengono quasi totalmente meno se si tiene conto del testo nel suo insieme: è un testo confusionario, pieno di fallacie logiche ed errori teologici. Un testo erroneo e debolissimo sul piano argomentativo che inoltre ha ingenerato a catena un’altra serie di errori e di errate pratiche pastorali, tra le quali si cita l’assurdo Battesimo dei bambini non nati. L’aspetto dell’anonimato di per sé è indice di poca chiarezza, trasparenza e obiettività scientifica: infatti, come noto, quando si propone una tesi teologica in un libro, una tesi di dottorato o un articolo, essa deve essere di pubblico dominio sia nel contenuto sia in chi la propone. Una tesi aperta alle critiche e al dialogo con la comunità teologica ha davvero serietà e credibilità; può diventare davvero frutto di una riflessione ulteriore di un ricercatore che ha un cammino personale, spirituale, teologico e scientifico tramite il quale comunica in che modo è giunto alle sue conclusioni; mancando qualsiasi riferimento a persone reali, la tesi può essere stata copiata, anche parzialmente; nessuna critica costruttiva può essere mossa, né è possibile mostrare personalmente all’autore le sue criticità.
Ci si domanda inoltre quali ragioni abbiano mosso alla scelta dell’anonimato: se una tesi è davvero comprovata, perché nascondersi e anzi non prendersi la responsabilità di ciò che si scrive di fronte alla Chiesa? La mancanza di personalità e responsabilità dell’autore, è già una prima prova di poca serietà e scientificità dei suoi argomenti. Il linguaggio e il metodo teologico usati sono spesso confusionari. Un documento proposto dalla Commissione Teologica Internazionale, per quanto autorevole e degno di studio e riflessione dai teologi, non è assimilabile ad un atto di Magistero autentico del Santo Padre o ad un documento dottrinale emanato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede.
Entrando nel dettaglio, l’anonimo autore citando il documento "La speranza della salvezza per i bambini che muoiono senza battesimo" vuole ricavare, come fosse un dato implicito in esso contenuto, un quarto modo di amministrare il sacramento del battesimo, affermando che la Chiesa non esclude un certo desiderio di Battesimo. A livello logico, intanto, quel “la Chiesa non esclude” non può intendersi con un “include” nel battesimo anche i non nati. Dunque, non si evince, come vorrebbe l’anonimo autore, che nella Chiesa si apre un’altra forma di battesimo rispetto a quello sacramentale. Il testo riporta solo la descrizione di un dato: la chiesa non ha mai escluso la possibilità che questi embrioni possano avere desiderio del sacramento. Un embrione può ovviamente desiderare il battesimo: ma questa è solamente un’ipotesi.
L'anonimo autore sostiene di aver individuato numeri nel documento della Commissione Teologica Internazionale nei quali la Chiesa non escluderebbe una nuova forma di battesimo oltre quelle già note: il battesimo in voto (traducibile con “di desiderio”). Questa forma, secondo lui, si potrebbe applicare dunque anche ai bambini morti senza battesimo. L'autore prosegue dicendo: “Si può dire quindi che quei bambini, considerato che la Chiesa non lo esclude, non sono solo vittime, anzi, come tutte le vittime sono anche ‘sacerdoti’, perché in un qualche modo si sono offerti a Dio, per noi, per la nostra salvezza (con un atto immediato, che fa pensare un po’ a come l’anima degli angeli abbia fatto la sua scelta a favore o contro Dio); perché coloro che sono redenti diventano in qualche modo a loro volta redentori, uniti nell’unico Corpo di Cristo." L'anonimo autore ritiene che l’azione attiva col quale ci si unisce al mistero redentivo di Cristo è uno sprofondare, una quasi passività in cui si offrono le proprie sofferenze: così farebbero anche i bambini non nati, e anzi nel loro offrirsi martiri, Dio compie, nei nostri tempi la Sua vittoria pasquale.
Inoltre, egli riprende l’ipotesi per la quale fra creatore e creatura esiste un dialogo, e dunque ne assume che fra embrione e creatore c’è stato certamente un dialogo: all’interno di questo il dialogo ha avuto come effetto che l’embrione abbia deciso di offrirsi davanti a Dio. In questo atto di offerta, l’embrione si unisce al redentore e, secondo l’anonimo autore, innestandosi nell’atto redentivo di Cristo, si rende redentore a sua volta. Si introduce una rilettura spirituale di questa offerta dei bambini non nati, riprendendo il discorso che questo loro offrirsi è un dono, cioè una scelta con la quale mostrano l’importanza della verticalità, del legame con Dio e con il sacro in contrasto con la prospettiva orizzontale e quasi atea del mondo. Infine, il libro si conclude con preghiere varie in difesa della vita, che originano una vera e propria devozione verso i bambini nati in cielo, in cui si possa iniziare una vita di consacrazione per loro e con loro.
Questo atto immediato in cui l’embrione offre sé stesso non è provato da nulla, anzi rimane anch’esso in forma ipotetica; ad essere molto rigorosi, possiede una bassa induttività; infatti affinché esista un atto di offerta di sé in modo sacrificale imitando Gesù, l’embrione dovrebbe possedere le nozioni di sacrificio, soddisfazione, espiazione, retribuzione. Queste nozioni, sono oggi difficilmente espresse in maniera teologicamente corretta, anche dagli stessi fedeli che pure si impegnano ed hanno una salda formazione e vita di fede: risulta oggettivamente proibitivo che dunque possano essere intuite e vissute a fondo da una persona piccolissima non ha ricevuto la formazione né l’iniziazione cristiana.

L'Intercessione e la Speranza nella Misericordia Divina
D'altra parte, il desiderio del battesimo per gli altri ci invita a intercedere presso Dio. I genitori che perdono il loro bambino, sia a seguito di un aborto, sia dopo aver preso coscienza della loro colpa e aver chiesto perdono, sia in seguito a un aborto spontaneo, sono nella posizione migliore per chiedere al Signore che il loro bambino sia accolto da Dio. Il sacerdozio comune dei fedeli ci rende responsabili gli uni degli altri e ci chiama a intercedere per la salvezza di tutti. Molti genitori in lutto si interrogano sul futuro del loro bambino, morto senza essere stato battezzato. Che si tratti di un bambino morto a seguito di un aborto spontaneo, di un aborto o alla nascita, se non è battezzato, la questione della sua salvezza rimane aperta.
Bisogna invece pregare per i bambini morenti: bambini morenti nel grembo delle loro madri, per un aborto spontaneo, per un aborto volontario, oppure che muoiono già nati senza aver ancora ricevuto il battesimo. Bisogna pregare per questi bambini. Perché è importante questa preghiera? Perché, appunto, noi non abbiamo altri mezzi per soccorrere questi bambini: i mezzi della Chiesa sono i sacramenti; ma abbiamo anche la preghiera.
Un’altra moda che si sta un po’ diffondendo è quella di pregare per questi bambini. Anche questa ha delle criticità importanti: perché? Perché, se sono salvi, non serve pregare. Per chi si prega? Noi preghiamo per i vivi, e per i morti che sono in Purgatorio. Ora, sappiamo che questi bambini non sono in Purgatorio evidentemente, perché non hanno colpe personali da espiare; e sappiamo anche che sicuramente non sono all’Inferno. Prendiamo le due ipotesi: se sono salvi, non c’è bisogno di pregare per loro; ma anche se si accetta la teoria del Limbo, non ha senso pregare per loro. Quello che possiamo fare è pregare loro, perché sicuramente non sono anime che finiscono nel nulla e dunque in qualche modo tutti gli uomini possono intercedere presso Dio per noi che siamo su questa terra. Pregare per una persona deceduta può sembrare inutile se è già in cielo. Chissà che le nostre preghiere non lo abbiano aiutato nel suo cammino. Quindi, abbiamo il dovere di pregare per questi bambini, anche se Dio ha già concesso loro la Sua grazia e poi ci sono ancora tanti bambini che si troveranno in questa situazione. Questa preghiera ci fa crescere anche nella santità.
La grandezza inestimabile del sacramento del Battesimo
Nel terzo capitolo dell'opuscolo anonimo interviene un terzo sacerdote, anche qui anonimo. Infine, nel quarto capitolo di appendice, come dicevamo prima, troviamo una serie di preghiere con le quali si origina una vera e propria devozione verso i bambini nati in cielo, in cui si possa iniziare una vita di consacrazione per loro e con loro. Nel libro si include una preghiera come questa: “O Gesù fà scendere, per mezzo delle mani di San Giovanni Battista, l’acqua del Giordano, la colomba dello Spirito Santo del tuo Battesimo. Quest’acqua e le gocce del tuo sangue prezioso, o Gesù, falle scendere su ogni creaturina a cui viene tolta la vita in grembo alla madre; Ti chiedo di farlo in ogni istante di questo giorno e di questa notte, per tutti i giorni e le notti dei secoli passati, presenti e futuri. Nel tuo nome, Signore, noi battezziamo queste creature di tutti i continenti, tribù, lingue, razze e popoli. La terra vi ha rifiutato: vi accoglie il Cielo. Stendete le vostre manine innocenti dall’alto dei cieli. Fate scendere dalle vostre manine una pioggia di benedizioni, rese più potenti dal vostro martirio, sopra i vostri genitori ed i collaboratori della vostra uccisione. Noi ci uniamo a questi martiri innocenti, o Gesù, per pregare per la conversione di queste madri, padri e collaboratori che ogni giorno compiono questi gravi delitti al fine di ottenere dal tuo Sacro Cuore la grazia del Battesimo per tutti i bambini.” E ancora: "E ora, cari bambini innocenti, volate in Cielo e Gesù, Maria e Giuseppe vi diano tante carezze e baci. La terra vi ha rifiutato: vi accoglie il Cielo. Stendete le vostre manine innocenti dall'alto dei cieli. Noi ci uniamo a questi martiri innocenti, o Gesù, per pregare per la conversione di queste madri, padri e collaboratori che ogni giorno compiono questi gravi delitti al fine di ottenere dal tuo Sacro Cuore la grazia del Battesimo per tutti i bambini."
D’altra parte, la misericordia non può neppure essere invocata a scapito della verità rivelata. Per questo è necessario mantenere un equilibrio tra la fedeltà alla dottrina e la carità pastorale, senza cedere a soluzioni emotive che non trovano riscontro nella fede della Chiesa.

La Volontà Salvifica Universale di Dio e i Privilegi di Grazia
Rimane tuttavia il mistero della misericordia divina, che non può essere racchiusa nei nostri schemi: Dio non è legato ai sacramenti - come spiegato già da San Tommaso d’Aquino -, ma opera ordinariamente attraverso di essi. Proprio perché Dio non è legato ai mezzi a cui noi siamo legati, non possiamo escludere che Egli possa intervenire a vantaggio di alcuni bambini; con quali criteri non lo sappiamo. San Tommaso, nella quaestio 68 della terza parte della Summa, rispondendo alla prima obiezione dell’art. 11, parlava della possibilità di «conseguire la santificazione per qualche privilegio di grazia». Ci sono dei privilegi noti nelle Scritture: la Vergine Maria addirittura è stata concepita senza peccato; san Giovanni Battista viene santificato nel grembo materno, evidentemente senza battesimo, come il profeta Geremia, che si ritiene sia stato santificato nel grembo materno. Capite che sono privilegi di grazia. Dio li può certamente concedere. Ma Dio li concede sempre, in modo universale?
Ma san Paolo afferma: «Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati» (1 Tm 2,1-4). Allo stesso modo, il Concilio Vaticano II, nella Gaudium et spes, n. 22, insegna che Dio offre a tutti gli uomini un mezzo per essere salvati. Si può pensare che la volontà universale di salvezza di Dio possa essere compiuta, non solo quando c’è un atto della volontà dell’uomo, ma anche quando la persona non pone alcun ostacolo sulla via di questa volontà divina. La persona è come aperta alla grazia. La Chiesa non ha affermato la salvezza di questi bambini. Tuttavia, i testi della Scrittura mostrano che si poteva andare in questa direzione: “Lasciate che i bambini vengano a me. Di essi è il regno dei cieli» (Mc 10,14), o ancora: «La donna dimentica forse il suo bambino, è forse spietata con il figlio del suo grembo?». Giovanni Paolo II, nella prima versione dell’Evangelium vitae (1995), aveva sollevato la questione dicendo alle donne che hanno abortito: “Ti renderai conto che nulla è perduto e potrai chiedere perdono al tuo bambino che ora vive nel Signore” (n. 99). Questa affermazione induce a pensare che siano in Paradiso.
L’altro tentativo di accomunare per esempio tutti gli aborti volontari ai Santi Innocenti, la cui memoria liturgica è festeggiata il 28 dicembre, nell’Ottava di Natale, è un’idea un po’ particolare, anche rischiosa, perché si arriverebbe a un paradosso. Dunque, è un po’ una questione problematica, macchinosa, di fronte alla quale si deve rispettare quello che Dio ha stabilito come Suo: Dio ha stabilito dei mezzi di salvezza per la Chiesa, ci si deve attenere a questo; quello che Dio fa al di fuori di questi mezzi, salvo evidentemente il caso di una rivelazione speciale come per san Giovanni Battista, l’Immacolata Concezione, i Santi Innocenti, non lo si sa. E quello che è l’atteggiamento giusto, prudente, della Chiesa è affidare questi bambini alla misericordia di Dio, lottare perché finiscano gli aborti, e non “solo” perché sono un omicidio ma anche perché il rischio di privare questi bambini non solo della vita, ma della salvezza eterna è altissimo; non si può presumere che Dio intervenga sempre a sanare quello che l’uomo causa.
Bisogna insistere perché i bambini nati vengano battezzati quanto prima, perché c’è un’altra moda che si sta diffondendo, ossia battezzarli dopo mesi dalla nascita: non va bene perché ordinariamente la vita eterna viene data a questi bambini con il battesimo, se dovessero morire prima… capite cosa scatta dopo: “ah, ma tanto Dio li salva lo stesso”. Ma sulla base di che cosa?
Questo grande accordo sul fatto che i bambini non battezzati sono salvati non dovrebbe relativizzare l’importanza del battesimo. E questo è davvero un rischio. I genitori devono richiedere il battesimo per il loro bambino. È consigliabile dare un nome al bambino, perché è una persona. Si possono così rivolgersi a lui. Si possono anche celebrare messe e pregare. Si dice che sarebbe bene se, parallelamente all’Opera di Montligeon, che intercede per le anime del purgatorio, ci fosse una preghiera per i bambini morti senza battesimo. A Montligeon, nella basilica, c’è un posto per questi bambini: la cappella dei bambini defunti. La misericordia di Dio esiste, ma il Signore può e vuole anche legare l’esercizio della sua misericordia alla preghiera. A noi piace fare le cose da soli. Il Signore, d’altra parte, associa al massimo l’essere umano, soprattutto nel suo cammino e in quello dei fratelli verso la salvezza. La speranza è una virtù teologale che si radica nella fede, la quale ci fa aderire a ciò che Dio ha rivelato.

In definitiva, la sorte eterna dei bambini morti senza battesimo è un tema aperto e dibattuto, che invita alla speranza nella sconfinata misericordia di Dio, pur nella ferma consapevolezza della necessità del battesimo per la salvezza e della non esistenza di un battesimo di desiderio valido per i non nati o i neonati. La Chiesa ci affida questi bambini alla misericordia di Dio, incoraggiandoci a pregare per loro e a promuovere la cultura della vita e il battesimo tempestivo per ogni bambino.