Il ciuccio è uno degli oggetti più iconici dell'infanzia, ma la sua introduzione e il suo utilizzo prolungato sollevano spesso dubbi legittimi tra i neogenitori. Molto spesso i genitori si trovano davanti ad una scelta importante: è bene usare il ciuccio con il proprio bambino? Quando bisogna smettere di utilizzarlo? Quale materiale scegliere? La bocca è uno dei primissimi strumenti di contatto tra il neonato e il mondo esterno, la suzione è infatti l’attività principale fin dal primo trimestre di gravidanza e, avanzando con l’età, molti bambini iniziano a portarsi alla bocca il dito con l’intento di addormentarsi o calmarsi.

La natura della suzione: un istinto primordiale
Il ciuccio è uno strumento che nella forma ricorda il capezzolo materno e risponde all’istinto naturale del bambino di succhiare. La suzione è infatti un meccanismo che il neonato acquisisce già durante la gravidanza ed è la sua principale attività nei primi mesi di vita, perché gli permette di nutrirsi e di sentirsi accudito. Il bambino inoltre istintivamente continua a muovere la bocca anche quando non sta mangiando, per familiarizzare con il mondo che lo circonda. Il succhietto dunque prolunga l’attività di contatto con la realtà e la possibilità di ripetere un’azione che il neonato avverte come rassicurante, lo tranquillizza.
È necessario però capire quale tipo di ciuccio scegliere sia in termini di materiale che di forma. Sul mercato esistono succhietti realizzati in silicone o caucciù. I ciucci in silicone sono trasparenti, non assorbono odori e sapori e non si deteriorano in seguito alle sterilizzazioni. Sono quindi indicati nei primi mesi, quando il neonato non ha ancora i denti. Il caucciù invece è una gomma naturale, elastica e resistente alla pressione dei denti, che però assimila aromi e, se subisce troppe sterilizzazioni, può rovinarsi, per questo è consigliato dopo i sei mesi. Esistono anche diverse misure: per neonati, per i 4-6 mesi in su e dai 12-16 mesi in su. Nei primi mesi è infatti consigliato il ciuccio a ciliegia, che imita proprio il capezzolo; per i mesi successivi è indicato il ciuccio anatomico, che si adatta al cavo orale.
Benefici clinici e impatto sulla salute nei primi mesi
Certamente chi ha avuto a che fare con un neonato conosce i benefici dell’utilizzo del ciuccio. Nei primi mesi di vita, il riflesso di suzione è fondamentale per il neonato. Il ciuccio può essere un ottimo strumento per tranquillizzare il bambino e facilitare l’addormentamento. L’American Academy of Pediatrics nel 2016 ha inserito l’offrire il ciuccio per dormire tra le misure per prevenire la SIDS, ossia la morte in culla. Tali linee guida sono state poi adottate anche dal sistema sanitario italiano.
La suzione durante il sonno ha infatti effetti benefici sulla respirazione e recenti studi dell’Università dell’Insubria confermano non solo che utilizzare il ciuccio durante il sonno consente una riduzione di apnee e ipopnee, ma è utile per la respirazione anche quando i bambini sono in stato di veglia attiva fino ai due anni. È presente, quindi, una correlazione positiva tra l’uso del ciuccio e respirazione poiché aiuta a migliorare la pervietà delle vie aeree durante il sonno migliorando il tono muscolare e diminuendone la collassabilità. È stato visto, inoltre, che nei bambini nati pretermine, che hanno difficoltà ad attaccarsi al seno e che quindi vengono alimentati con il sondino naso-gastrico, l’uso del ciuccio può favorire l’acquisizione del meccanismo di suzione e deglutizione.

Rischi associati all'uso prolungato: oltre i 24 mesi
Non tutti sanno che l’uso del ciuccio può dare diversi benefici al neonato ma, se utilizzato non correttamente oppure oltre un certo limite di età, può avere delle ripercussioni negative. La gravità dei danni causati dal ciuccio allo sviluppo dei denti e della bocca dipende dalla durata, dall’intensità e dalla frequenza della suzione, oltre che dalla predisposizione individuale. Il palato del bambino è estremamente modellabile nei primi anni di vita e l’uso costante del ciuccio può esercitare pressioni che modificano la sua struttura.
L’uso prolungato può portare a problemi ortodontici, tra cui la malocclusione dentale. Questa condizione si verifica quando l’allineamento dei denti e delle arcate non è corretto, causando difficoltà nella masticazione, nella fonazione e nell’estetica del sorriso. La malformazione più evidente che spesso si riscontra è il cosiddetto “morso aperto” che ostacola la corretta crescita degli incisivi e dei canini. Spesso, poi, i bambini interpongono la lingua tra le arcate dentarie perpetuando la deglutizione infantile (deglutizione disfunzionale) e favorendo l’alterazione nella pronuncia di alcuni fonemi. Inoltre possono esserci anche altre malformazioni ossee che possono riguardare il palato (ogivale) e i normali rapporti trasversali tra le arcate dentarie provocandone alterazioni nella chiusura.
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Respirazione e postura: il ruolo della lingua
Il ciuccio può influenzare anche la modalità di respirazione del bambino. Il palato è la parete superiore della cavità orale e, al contempo, il pavimento delle cavità nasali. La lingua svolge un ruolo fondamentale nell’accrescimento trasversale corretto del palato. Risulta quindi evidente come la presenza continuativa del ciuccio o del dito, che si interpone tra lingua e palato, costituisca un ostacolo per il corretto movimento della lingua all’interno del cavo orale, impedendone il posizionamento sul palato e mantenendola invece in posizione bassa.
Un uso eccessivo può favorire la respirazione orale, invece di quella nasale. Normalmente, l’aria che inspiriamo dal naso viene umidificata, riscaldata e purificata. Quando invece permane la respirazione orale, l’aria non viene processata ed il bambino sarà più vulnerabile agli attacchi batterici, con i problemi infettivi che ne conseguono. I bambini respiratori orali sono più frequentemente soggetti a raffreddori, adenoiditi, otiti, tonsilliti, asma, allergie, stitichezza, mal d’auto, russamento ed enuresi notturna. A volte la respirazione orale si presenta in modo subdolo e si manifesta solo di notte.
Strategie di abbandono e gestione del distacco
La maggior parte dei pediatri concorda nel procedere con gradualità all’eliminazione del ciuccio indicativamente tra i 12 e i 18 mesi, valutando sempre caso per caso. L’ideale sarebbe interrompere l’uso del ciuccio entro i 24-36 mesi di età, quando la dentizione da latte è ancora in fase di sviluppo e le ossa mascellari mantengono un’alta capacità di adattamento. Il distacco graduale è il metodo più efficace per evitare traumi nel bambino.
È importante capire che la durata massima di utilizzo del ciuccio non deve superare i 18-24 mesi di vita: entro questi termini il suo utilizzo non altera lo sviluppo facciale. Per alcuni bambini, può essere utile concordare con loro una “cerimonia di addio al ciuccio”, dove il bambino stesso partecipa attivamente alla sua rimozione, magari regalandolo simbolicamente a un personaggio immaginario o lasciandolo in un posto speciale. Se l’uso prolungato del ciuccio ha generato un’alterazione dell’occlusione, è fondamentale consultare un dentista pediatrico. Nei casi più lievi, l’interruzione della suzione può portare a un miglioramento spontaneo della situazione, poiché la dentatura decidua può adattarsi alle nuove condizioni.

Considerazioni finali sulla suzione non nutritiva
Il ciuccio rappresenta un valido alleato per molti genitori nei primi mesi di vita del bambino, aiutando a calmarlo e a soddisfare il suo naturale bisogno di suzione, ma non deve diventare un oggetto di dipendenza. È un’abitudine totalmente errata quella di utilizzarlo, soprattutto per favorire il sonno, imbevuto di sostanze zuccherine come miele, thè e sciroppi. Se si notano difficoltà, è sempre consigliabile affidarsi a professionisti del settore, come specialisti in pedodonzia o ortodonzia pediatrica, per valutare lo stato di salute del cavo orale del bambino e prevenire complicazioni a lungo termine. Il monitoraggio attento e costante, unito a una corretta igiene e a una tempistica adeguata per l'abbandono, garantisce che questo strumento resti un alleato prezioso senza trasformarsi in un nemico del sorriso.