"Bambini nel tempo": Esplorando la Perdita, la Memoria e l'Evoluzione dell'Infanzia

La condizione umana è intrisa di una profonda e inesorabile relazione con il tempo, un elemento che modella le nostre esistenze, i nostri ricordi e le nostre paure più recondite. Il concetto di "Bambini nel tempo" si manifesta con una risonanza particolare, sia nell'ambito della letteratura contemporanea che nella rievocazione storica, offrendo prospettive uniche sulla crescita, la perdita e la trasformazione sociale. Questo viaggio attraverso il tempo, scandito dall'infanzia, si articola in maniera complessa e toccante, rivelando sfumature dell'esperienza umana che oscillano tra il dolore più acuto e la speranza più tenace. Un'opera letteraria e un documentario, pur distinti per forma e intento, convergono nel sondare il significato profondo dell'infanzia, non solo come fase della vita, ma come lente attraverso cui interpretare il mondo e le sue mutevoli dinamiche.

Immagine concettuale del tempo che scorre sull'infanzia

Il Romanzo di Ian McEwan: Un'Anatomia del Dolore e della Resilienza

Ian McEwan, celebre autore britannico noto per opere come Espiazione, Cortesie per gli ospiti, Chesil Beach e il più recente Lo scarafaggio, edito da Einaudi nella primavera del 2020, si dimostra, ancora una volta, un maestro nel narrare le più dolorose tragedie domestiche. La sua raffinatezza stilistica e lo scavo psicologico dei personaggi sono a servizio di un impensabile fra i più dolenti. Nel 1988, in Italia, fu pubblicato il suo romanzo Bambini nel tempo (The Child in Time il titolo originale in lingua inglese, che rievoca una celebre canzone dei Deep Purple del 1970). Questo libro di McEwan è di una bellezza struggente, di una poesia toccante, e un argomento così delicato, un sentimento così difficile da riportare, proprio per la gravità e l'inimmaginabile sofferenza. Lui riesce, con la solita classe ed eleganza, a far sentire lo smarrimento nell'ineluttabilità degli eventi, in maniera così tangibile che nelle prime pagine è tale l'angoscia che vorresti abbandonare il libro e non averlo mai preso in mano. E invece si rimane lì, inchiodati a quelle pagine, trasportati in un universo di dolore e di rinascita, in maniera sorprendente.

L'Inizio Inatteso di un Calvario: La Scomparsa di Kate

La trama del romanzo di McEwan si apre con un evento che realizza la paura più grande di ogni genitore: perdere il proprio figlio. E non per una morte improvvisa, un incidente o una malattia, ma per una scomparsa dovuta a una fatale distrazione. Lo sciagurato protagonista, Stephen Lewis, scrittore di libri per bambini, padre e marito amorevole, si reca un giorno al supermercato con sua figlia Kate, una splendida bambina di appena tre anni. Mentre è intento a svuotare il carrello alla cassa, Stephen perde di vista per un attimo sua figlia e non la trova più. Rapita? Uccisa? Fuggita? Questa è la domanda che riecheggia per tutto il romanzo e che tiene incollati fino all'ultima pagina, un'interrogazione silenziosa che permea ogni momento della vita di Stephen da quel momento in poi. Ogni cosa intorno a lui da quel momento sembra precipitare. Il vuoto doloroso che lascia la sparizione di Kate dà il via a una serie di azioni e reazioni che porteranno Stephen a rivedere tutta la sua vita.

STORIA DI UN RISCATTO (2025) | Trailer ufficiale del film di Stefano Odoardi con Giuseppe Vinci

La Disgregazione di un'Esistenza: Stephen e Julie nel Tunnel del Lutto

La scomparsa di Kate è un peso troppo grande da affrontare per i suoi genitori, Stephen e Julie, una musicista. Pur legati da un grande affetto, i due coniugi affrontano in modo diversissimo il dramma familiare e finiscono col separarsi. Leggendo questa storia, non si può non condividere l’angoscia di Stephen per la piega drammatica che ha preso la sua vita. Il suo rapporto con la moglie Julie si incrina; passa le giornate in poltrona a bere, trascura il lavoro, compra regali per il compleanno di un fantasma. A distanza di mesi, quando la Polizia non ha più speranze di ritrovarla, l'elaborazione del dolore dei genitori è molto diversa: Stephen, che scrive per l’infanzia, è consumato dai sensi di colpa per l'errore commesso, mentre Julie, la madre, non riesce a perdonare il marito. La separazione è inevitabile e Stephen rimane a vivere in città, mentre lei decide di trasferirsi in un cottage di campagna. Le sue tante certezze incrollabili si mostreranno deboli; abitudini e atteggiamenti mai messi in discussione riveleranno il loro lato più fastidioso.

Stephen era sempre attento a registrare la presenza di bambine intorno a sé, o, come descritto con maggiore profondità, era “come sempre attento, anche se in modo quasi inconsapevole, a registrare la presenza di bambine sui cinque anni”. Questa non era una semplice abitudine, perché le abitudini si possono anche interrompere. Piuttosto, era una disposizione radicata, l’impronta indelebile che l’esperienza aveva lasciato su un’indole. Da quando Kate non c’era più, non poteva fare a meno di cercarla nelle altre bambine. Un tempo aveva avuto le caratteristiche di un’ossessione, ora era un cronometro biologico impassibile nella sua inesorabilità che consentiva a sua figlia di crescere e a lui di immaginare com’era diventata e cosa stesse facendo. Questo congegno, potente come un cuore, alimentava il pensiero del suo continuare a esistere. Stephen non poteva fare a meno di cercare Kate negli altri bambini e percepiva il potenziale inutilizzato delle settimane e dei mesi, del tempo che avrebbe dovuto essere suo.

Il Tempo Fantasmatico e la Ricerca di Senso

Quella crescita fantasmatica generata dalla sofferenza, era diventata per Stephen l’essenza stessa del tempo, non era soltanto ineluttabile ma necessaria. Se avesse cessato di fantasticare sul suo esistere ancora, sarebbe stato perduto, il tempo si sarebbe fermato. McEwan ha una particolare maestria a dipingere il nostro essere fatti di momenti, per dirla alla Proust, e questa dimensione temporale si manifesta con drammatica evidenza nella psiche di Stephen.

Il suo travaglio interiore è seguito dall'autore con brevi ma significative digressioni, che delineano il silenzio fitto che si insinua fra lui e la moglie, lungo la china delle mutue intolleranze, nel pantano di uno stare insieme che accresce il vuoto. Julie si chiude nel venir meno di ogni volontà, la loro casa si ammala dei segni dell’abbandono che la consuma e da cui fuggirà. Questo scenario di desolazione interiore si riflette anche nella partecipazione di Stephen a una commissione governativa sull’educazione dell’infanzia. Stephen, divenuto per caso uno scrittore di successo di libri per ragazzi, viene chiamato a far parte di questa commissione. Quelle riunioni offrono all’Autore l’occasione di tratteggiare uno spaccato sull’inedia del contesto politico e insieme un affresco sull’interiorità del suo protagonista, perché quella bruma di sfondo che ottunde il lettore echeggia una mente non più del tutto presente a se stessa, sospesa nell’aridità delle chiacchiere vuote, incapace dell’energia necessaria a sostenere un pensiero e impaziente di ritrovare il proprio eremitaggio. Stephen si ripeteva: "Non essere debole, cerca di sopravvivere. Butta via quella carta, non franare nelle fantasticherie, non prendere quella china. Potresti non tornare più indietro." Ed egli resisteva, ma non poteva impedirsi di desiderarlo, combattendo contro quella debolezza che impedisce di conservare la linea di confine tra il mondo com’è e come si desidera che sia. Ogni elemento della narrazione pare a servizio della disamina dell’umano che cerca di tenere dentro il vuoto senza soccombervi.

Natura morta con bollitore (Still life with kettle) di Lennart Anderson

Amicizie e Rivelazioni: Charles, Thelma e il Passato di Stephen

Nel tentativo di elaborare il suo lutto, Stephen viene aiutato da due eventi in particolare, e dalla presenza di figure significative nella sua vita. Il primo riguarda i suoi amici: dopo il supporto morale datogli in seguito alla scomparsa della figlia, da Thelma in particolare, decidono di rifugiarsi in campagna, apparentemente per permettere a Charles di riposarsi dopo la sua intensa stagione di partecipazione politica e di fittissima frequentazione del Primo Ministro, e a Thelma di dedicarsi ai suoi studi di astrofisica. In realtà, Stephen scoprirà che il suo amico è sempre stato affetto da una forma di doppia personalità, che gli faceva spingere all'eccesso sulla sua vita mondana e professionale all'esterno, mentre lo faceva regredire a bambino nella vita privata. McEwan, attraverso l'intreccio dei personaggi, è un attento osservatore dei vizi e delle distorsioni del mondo moderno; ci racconta la realtà, nuda e cruda, dalla maestosa ricchezza del bosco bagnato dalla pioggia al “fetore dolciastro di abiti sporchi e di alcool denaturato” degli accattoni in una stazione ferroviaria di Londra, riportando ogni dettaglio come parte di una scenografia complessa e bellissima. La figura ambigua di Charles, che si esilia dalla scena pubblica per seguire la delirante pretesa di spensieratezza che è fuga dal tempo, non è un capriccio occasionale ma una fantasia devastante. Questa è la prima spettrale allusione alla mortalità.

Nei giorni successivi, mentre è tallonato dal Primo Ministro che vuole avere notizie di Charles di cui non sa più nulla, Stephen riceve una telefonata di Thelma. Raggiuntala in campagna, scopre che Charles è morto, in mezzo al bosco dove ormai dava pieno sfogo alle sue pulsioni bambinesche, in seguito a un litigio con la moglie. Dopo averlo portato in casa, ascolta da lei la descrizione del suo tormento nel cercare di tenere in equilibrio la vita del marito dalla doppia personalità, perennemente infelice sia come adulto che come bambino, culminata nella sua morte inscenata come una ripicca infantile. Il romanzo offre una riflessione sul rapporto con il tempo, su come viverlo, su come influenza la nostra esistenza - si pensi al dialogo fra Stephen e Thelma, l’amica scienziata che glielo spiega dal punto di vista della fisica, e con Charles, il suo editore, la cui morte sembra in relazione con l’incapacità di conciliare le sue ambizioni con la realtà della sua vita.

Il secondo evento che aiuta Stephen riguarda i suoi genitori: egli sogna un evento particolare legato alla sua infanzia e, non riuscendo a focalizzarlo, ne chiede conto ai suoi anziani genitori. Solo una volta Stephen decide di andare a trovare Julie: il percorso verso il suo cottage, dove non è mai stato, sembra familiare a Stephen, e prima di arrivare gli sembra addirittura di riconoscere, in due persone all'interno di un pub, i suoi genitori da giovani. Quando Stephen va a trovare la madre, un giorno che il padre è assente, ascolta il racconto riferito all'episodio del suo sogno, e scopre che esso è avvenuto quando lui era appena stato concepito, precisamente nei luoghi percorsi per arrivare a casa di Julie, nei momenti in cui sua madre stava decidendo di non farlo nascere visto lo scarso entusiasmo dimostrato verso la notizia dall'allora fidanzato. Lo scenario oniroide in cui Stephen incontra i genitori prima della sua nascita e mette incinta la moglie, pare racchiudere un riferimento al trans-generazionale, suggerendo come le esperienze dei nostri antenati possano influenzare la nostra esistenza in modi inattesi. Superata una certa età, gli uomini subivano un processo di congelamento, erano portati a credere che, anche nelle avversità, si sarebbero in qualche modo trovati a ricoprire il ruolo che il destino aveva loro assegnato. Perché loro erano quel che pensavano di essere. A dispetto di tutti i discorsi, gli uomini credevano in ciò che facevano e vi si aggrappavano.

Il Potere della Parola Scritta e il Finale Sconvolgente

“La parola scritta può essere proprio il tramite attraverso cui il sé entra in contatto col mondo esterno. È per questo che la migliore letteratura per l’infanzia reca in sé una caratteristica di invisibilità, la capacità di penetrare direttamente le cose che nomina e, attraverso metafore e immagini fantasiose, di evocare sensazioni, odori, impressioni assolutamente ineffabili.” Questo concetto è centrale nella riflessione di McEwan sulla scrittura. La parola scritta non è meno legata a ciò che nomina di quella orale - si pensi alle parole magiche scritte intorno alla sfera di cristallo di un negromante, alle preghiere incise sulle tombe, all’impulso che certa gente prova di scrivere oscenità in locali pubblici e che spinge altri a censurare libri che a loro volta contengono oscenità, si pensi al bisogno che sentiamo di usare la lettera maiuscola per il nome di Dio. La parola scritta è una parte del mondo in cui si desidera dissolvere il proprio sé infantile. Pensate con quanto piacere un bimbo si abbandona completamente al fascino di un romanzo di avventure.

Charles, amico di Stephen, gli dice: "Quel libro lo hai scritto per il te stesso bambino, ti sei rivolto direttamente ai bambini per comunicare loro che l’infanzia non è per sempre: li hai messi di fronte a qualcosa di sconcertante e di triste riguardo ai grandi, a chi ha cessato di essere bambino. Un senso di aridità, di impotenza, di noia, di rassegnazione. Con te hanno capito che tutto questo attende anche loro." Questa amara arguzia di McEwan, attraverso l’intreccio dei personaggi, è anche una riflessione sulla scrittura. Per i bambini l’infanzia è senza tempo. È un presente continuo. Tutto quanto si coniuga al presente. Certo, hanno ricordi anche loro. Certo, anche per loro il tempo si muove un poco intorno a un Natale che viene sempre alla fine. Ma non ne hanno la percezione. Percepiscono quel che è l’oggi soltanto, e quando dicono ‘da grande’ lo fanno sempre con una certa dose di incredulità. Come potrebbero mai essere altro da quel che sono? Lemonade, il libro di Stephen, è una lettera che Stephen ha scritto a un te stesso che non cesserà mai di esistere. Una lettera dal contenuto amaro. È questo a renderlo un libro tanto inquietante. Ti sei rivolto direttamente ai bambini. Che lo volessi o no, hai comunicato con loro attraverso l’abisso che separa il bambino dall’adulto e gli hai fornito la prima spettrale allusione alla loro mortalità. Leggendoti, incominciano a sospettare di non essere eterni, come bambini. Anziché sentirselo solo dire, capiscono che non durerà, che non può durare, che prima o poi saranno finiti, spacciati: che l’infanzia non è per sempre. Li hai messi di fronte a qualcosa di sconcertante e di triste riguardo ai grandi, a chi ha cessato di essere bambino. Un senso di aridità, di impotenza, di noia, di rassegnazione. Con te hanno capito che tutto questo attende anche loro, sicuro come il Natale. È un messaggio triste, ma è vero.

Il finale del romanzo è sorprendente, devastante, di una bellezza unica anche se non troppo verosimile. Stephen, a notte fonda, prende il primo treno a disposizione, realizzando il suo sogno di bambino di viaggiare nella cabina del macchinista. Ripercorre i luoghi che ora sa di aver conosciuto prima di nascere, e capisce qual è l'urgenza per la quale Julie lo ha chiamato. Stephen lentamente si ritrova, il brusio sterile torna a farsi senso, direzione. Parla ai politici come scrittore, illumina l’importanza della fantasia, la sua creatività vivificante e le sue possibilità di cura. Il vuoto doloroso che lascia la sparizione di Kate dà il via a una serie di azioni e reazioni che porteranno Stephen a rivedere tutta la sua vita. Stephen Lewis perde Kate, la sua bambina, in un supermercato e se ne perdono le tracce. Il traffico rallentò a poco a poco, poi si fermò del tutto. Stephen attraversò insieme agli altri e cercò di lasciarsi invadere dall’insulto della normalità del mondo. “Solo ora capisco, / non è mio figlio che voglio rianimare, / far fremere. È su me stesso / che devo far forza / con parole, visioni / spauracchi / di personaggi / tenuti insieme con paglia / e argilla, e con il senno dello stolto… / per non cessare di esistere e pietrificarmi. / Ed è il mio respiro, / a essere falciato / nel gelido biancore / fra una parola / e l’altra. Sono / io, / io a fremere come una preda / nelle fauci / dell’assoluto. / Combatto per me stesso, / solo per la mia anima, / contro ciò che annichilisce / offusca / e sminuisce.” Io non dimenticherò mai il protagonista di questa storia e il suo dolore più grande, né dimenticherò i suoi tentativi di riemergere dal dolore. Considero questo libro molto intrigante perché fa pensare sul confronto tra due idee della vita opposte, mettendo in luce l’importanza di entrambe.

Il Film Documentario "Bambini nel tempo": Uno Specchio dell'Italia che Cambia

Oltre al celebre romanzo di Ian McEwan, la locuzione "Bambini nel tempo" identifica anche un significativo film documentario, nato da un’idea di Maria Pia Ammirati e realizzato nel 2015 da Roberto Faenza e Filippo Macelloni, prodotto da Rai Teche e Rai Cinema. Questa opera cinematografica è stata selezionata fuori concorso al 33° Torino Film Festival, a testimonianza del suo valore culturale e della sua rilevanza. Il film documentario propone un grande racconto corale costruito con testimonianze preziose, catturate e conservate negli archivi delle Teche Rai, che diventano i tasselli di un grande mosaico che ripercorre i mutamenti dell’Italia, dagli anni Cinquanta ad oggi, attraverso lo sguardo dei bambini, di ieri e di oggi.

Un Progetto Corale Attraverso gli Archivi Rai

Si tratta di un viaggio nel tempo e nello spazio, dal Nord al Sud del Paese, scandito da capitoli che rappresentano altrettante tematiche comuni all'infanzia di ogni epoca storica. Il docu-film è stato realizzato interamente con materiale storico e di repertorio conservato nell'Archivio Teche della Rai, un vero e proprio tesoro di memorie visive e sonore. Questo prezioso materiale è stato restaurato e digitalizzato a cura del polo tecnologico di Teche Torino, garantendo la conservazione e la fruibilità di testimonianze che altrimenti rischierebbero di cadere nell'oblio. L'iniziativa di Rai Teche e Rai Cinema dimostra l'impegno nel valorizzare il proprio patrimonio storico per raccontare storie significative e offrire spunti di riflessione sulle trasformazioni della società italiana. La metodologia di costruzione del documentario, che affida la narrazione principalmente alle immagini d'archivio e alle voci dei bambini protagonisti, conferisce un'autenticità e una freschezza uniche, permettendo agli spettatori di connettersi emotivamente con le esperienze rappresentate.

L'Evoluzione della Famiglia Italiana e i Temi Universali dell'Infanzia

Nel documentario, la paura di vivere, la vita, la morte, la difficoltà di crescere sono questi i grandi temi che vengono affrontati, non solo nel romanzo di McEwan, ma anche in questo film attraverso le esperienze infantili. Nel romanzo di McEwan predomina l’attenzione verso l’età infantile intesa dallo scrittore inglese come un’età magica che segna tutta l’esistenza futura. Anche il documentario, attraverso la sua ricca selezione di filmati d'epoca, cattura questa dimensione magica, pur confrontandola con le dure realtà del tempo che passa e delle trasformazioni sociali.

Un capitolo particolarmente toccante è quello dedicato al rapporto tra genitori e figli. Attraverso le testimonianze dei bambini e dei ragazzi nei filmati degli anni '60 e in quelli del nuovo secolo, il documentario rende bene l'idea di quanto la famiglia in Italia sia mutata nel giro di pochi decenni. Le dinamiche familiari, le aspettative sui figli, i ruoli dei genitori e la percezione stessa dell'infanzia si sono evoluti in maniera significativa.

Montaggio di foto di bambini italiani dagli anni '50 ad oggi

C'è nostalgia dell’infanzia, il sentimento del tempo che passa, delle cose private che cambiano ma anche di quanto cambia la società nella quale viviamo. Questo documentario non è solo un esercizio di memoria, ma uno strumento per comprendere come le generazioni passate abbiano vissuto l'infanzia, quali fossero le loro gioie e le loro difficoltà, e come queste esperienze abbiano plasmato il Paese che conosciamo oggi. Mostra come le paure, le speranze e i sogni dei bambini, pur in contesti diversi, rimangano un filo conduttore universale che ci lega al nostro passato e ci proietta verso il futuro. La narrazione corale e il montaggio sapiente degli archivi creano un affresco vivo e dinamico, capace di emozionare e stimolare una profonda riflessione sulla natura effimera e al tempo stesso eterna dell'infanzia.

tags: #bambini #nel #tempo