L'Aborto: Tra Storia, Testimonianza e Diritto alla Scelta

L'aborto, un tema che attraversa secoli di storia umana, continua a essere al centro di dibattiti etici, morali, religiosi e giuridici. Dalle pratiche antiche alle leggi moderne, passando per le esperienze individuali che hanno plasmato la coscienza collettiva, la questione dell'interruzione volontaria di gravidanza e della perdita spontanea è profondamente legata all'autodeterminazione femminile, alla salute e ai diritti riproduttivi.

Antica pergamena con simboli medici

Le Radici Storiche dell'Aborto nel Mondo Greco-Romano

Nell'antichità, la concezione dell'aborto era radicalmente diversa da quella odierna. Fino alla metà del Settecento, ciò che era racchiuso nell'utero era considerato non più di un'appendice del corpo materno, una parte delle sue viscere. Questa visione, radicata nell'ambito stoico e condivisa da filosofi, teologi e legislatori, vedeva il feto come parte integrante della donna prima della nascita. Nel contesto greco-romano, l'aborto era una pratica diffusa in tutte le classi sociali, moralmente accettata e giuridicamente lecita. Le voci critiche erano marginali, e l'unico limite effettivo era connesso alla tutela dell'interesse maschile, ovvero quando l'aborto poteva ostacolare l'aspettativa dell'uomo riguardo alla prole. In Grecia, non esistevano leggi punitive; l'aborto volontario, al pari dell'infanticidio e dell'abbandono di minore, non era considerato reato, sebbene fosse richiesta la volontà o almeno il consenso del kyrios. Nel mondo romano, sebbene il primo cenno indiretto all'aborto si trovi nella legge delle XII tavole, l'aborto non fu considerato reato fino a tutto il periodo classico. Il feto, giuridicamente parte della donna, rientrava nella disponibilità dell'uomo di riferimento, il quale possedeva un generale diritto di vita e di morte sui figli nati e nascituri, e aveva anche la proprietà del corpo femminile. La decisione di abortire era di pertinenza muliebre solo per le donne non sottoposte a potestà, come le prostitute. Per le altre, l'aborto poteva essere causa di separazione matrimoniale; inoltre, se una donna incinta veniva condannata alla pena capitale, l'esecuzione era rimandata a dopo il parto. Un episodio significativo di come le donne romane utilizzassero il loro potere procreativo per protesta è narrato da Livio e Ovidio: lo "sciopero delle mogli romane" contro la lex Oppia del 214 a.C., che portò all'abolizione della legge.

L'Influenza del Cristianesimo e il Mutamento della Prospettiva

Il cristianesimo introdusse una nuova visione sul problema dell'aborto. Pur non sostenendo posizioni scientifiche alternative rispetto ai contemporanei, i cristiani interpretarono i dati in modo diverso. Mentre la tradizione classica tutelava gli interessi del padre, della famiglia e dell'ordinamento, raramente della donna e mai del concepito, il cristianesimo pose il feto come oggetto d'interesse primario. L'aborto venne parificato all'omicidio: abortire significava sopprimere una vita. Sebbene questa condanna rimase immutata, nel tempo cambiò la definizione del momento a partire dal quale si potesse parlare di essere umano. Divenne cruciale il concetto di animazione, ovvero il momento in cui l'anima entra nel corpo. La sostenibilità dell'animazione immediata comportava la condanna dell'aborto sin dall'inizio della gravidanza, mentre la credenza nell'infusione successiva qualificava la pratica come omicidio solo da quando l'anima si univa al corpo. La discussione sul momento dell'animazione si protrasse per secoli, vedendo alternativamente prevalere la posizione sull'animazione immediata (in età patristica) e quella sull'animazione ritardata (successivamente). La fine di questa oscillazione giunse con le scoperte scientifiche: da quando vi è la certezza che l'embrione presenti i suoi componenti fin dall'inizio, ogni disquisizione circa l'infusione dell'anima perse significato. Il cambiamento fu sancito, per così dire, nel 1854, con la proclamazione del dogma dell'Immacolata Concezione, che riconobbe implicitamente e inequivocabilmente l'animazione immediata.

La Scienza Ridefinisce il Feto e la Gravidanza: Dalle Viscere all'Entità Autonoma

Il punto di svolta nell'evoluzione della concezione dell'aborto avvenne tra il Sei e il Settecento, grazie alle scoperte nel campo della fecondazione e dello sviluppo embrionale. La scienza pose le premesse per cambiamenti radicali: il feto venne considerato un'entità autonoma, ridefinendo il ruolo della donna e della gestante, e mutando il significato della gravidanza e del parto. Dopo quasi diciotto secoli, l'intero quadro del processo generativo fu ribaltato, portando a una revisione complessiva del tema da parte sia dello Stato che della Chiesa. Il Seicento, con le sue innovazioni tecnologiche e i progressi negli studi anatomici e nell'invenzione del microscopio, segnò il passaggio da una gravidanza come fatto interno alla donna a una gravidanza "oggettivamente vista". Questo cambiamento di percezione oggettivizzò il rapporto tra la donna e il feto, che divenne un'entità autonoma esistente da prima della nascita, non più definita dalla relazione con la madre, ma dalla sua stessa esistenza. Per la prima volta nella storia, la gravidanza fu vista come una relazione tra due entità distinte. Tuttavia, in caso di conflitto nella relazione, la decisione dello Stato, per tutto l'Ottocento e fino alle leggi degli anni Sessanta/Settanta del Novecento, fu di privilegiare il nascituro attraverso una dura repressione dell'aborto.

Diagramma dello sviluppo embrionale umano

L'Evento di Annie Ernaux: La Testimonianza che Scuote le Coscienze

La pubblicazione in Italia nel 2019 del libro "L'evento" di Annie Ernaux, edito da L'Orma, ha riacceso il dibattito sull'aborto, ispirando anche il film di Audrey Diwan vincitore del Leone d'Oro a Venezia 78. Il racconto in prima persona della scrittrice francese narra l'esperienza traumatica vissuta nel 1963, quando, studentessa ventitreenne, si trovò ad affrontare un aborto clandestino in un'epoca in cui l'interruzione di gravidanza era severamente punita. In quegli anni, l'aborto veniva sanzionato con detenzione, multe, revoca del permesso di soggiorno e privazione definitiva della facoltà di esercitare la propria professione per chiunque fosse coinvolto.

L'attualità del racconto di Ernaux è sottolineata dal fatto che, anche in anni più recenti, episodi raccapriccianti sono emersi. La testimonianza di Francesca Tolino, pubblicata su "l'Espresso", ha rivelato la sua esperienza in un ospedale pubblico romano dove, nel 2020, furono trovati feti abortiti sepolti senza consultare o informare le madri. Questa scoperta, avvenuta nel cimitero Flaminio di Prima Porta a Roma, con croci riportanti il nome delle madri, ha scatenato azioni legali e migliaia di altre testimonianze anonime, dimostrando come la problematica sia ancora lontana dall'essere superata, anche nella civile Europa contemporanea.

L'aborto in Italia: Il referendum e la legge 194/1978

L'Aborto in Italia Oggi: Tra Diritto Acquisito e Ostacoli Persistenti

In Italia, l'aborto è regolato dalla Legge 194 del 1978, che avrebbe dovuto rappresentare un diritto acquisito da oltre quarant'anni. Tuttavia, la sua applicazione incontra ancora ostacoli significativi. Il fenomeno degli obiettori di coscienza, amplificato dalla forte influenza cattolica, raggiunge cifre "inaudite", costringendo molte donne a cambiare regione per accedere all'interruzione di gravidanza o a ricorrere a pratiche clandestine. Le storie di "mammane" e decotti casalinghi, un tempo diffuse, non sono poi così lontane nel tempo, con oltre 50 milioni di aborti clandestini stimati nel mondo nel 2017.

L'approccio della legge 194 non si basa primariamente sul principio della libertà personale o dell'autodeterminazione riproduttiva, ma sulla tutela del diritto alla salute, come sancito dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 27 del 1975. Questa sentenza riconobbe il conflitto tra madre e concepito, affermando che l'interesse costituzionalmente protetto del concepito poteva entrare in collisione con altri beni tutelati, come la salute della madre. Lo Stato accorda, in caso di conflitto, maggiore tutela alla salute di colei che già esiste.

Nonostante la legge, l'aborto in Italia rimane ammantato da un alone di vergogna, spesso occultato da titoli giornalistici fuorvianti che tendono a "diluire" il tema o a trasformare un "libro sull'aborto" in un "libro contro l'aborto". Privarsi della maternità viene tuttora percepito come un "errore", un "dramma", o al massimo un "sacrificio". La scrittura di Ernaux, con il suo sforzo di memoria fredda e la sua capacità di trasformare un'esperienza personale in un racconto collettivo, mira a privare l'evento dello stigma sociale di vergogna che lo ha accompagnato per una vita intera. La centralità del corpo e l'esperienza fisica sono fondamentali in questo romanzo, che smaschera le ipocrisie sociali, passate e presenti, e le inopportune frasi dei medici che, pur consapevoli della situazione, negano aiuto nascondendosi dietro cliché.

Le Lotte per i Diritti Riproduttivi e la Storia Continua

La questione dei diritti riproduttivi, e in primo luogo dell'aborto libero e sicuro, è un'istanza storica delle lotte femministe, centrale nell'agenda dello sciopero globale transfemminista dell'8 marzo. I diritti, dove sembravano acquisiti o conquistati, sono quotidianamente messi in discussione. La crescente aggressività dei movimenti "pro-vita" e la loro capacità di influenzare il dibattito pubblico e le scelte politiche (come dimostrano le decisioni del Tribunale Costituzionale polacco nel 2020 e della Corte Suprema statunitense nel 2022) si scontrano con forme eterogenee di mobilitazione e organizzazione.

Ripercorrere la storia dell'aborto significa comprendere meglio le lotte e le poste in gioco del presente. L'inscrizione generale dell'aborto procurato in un quadro di valori immutabili, astorici e universali, rafforzata dalla condanna vaticana, ha spesso occultato la sua natura di prodotto storico stratificato. Il disciplinamento della nascita, l'enfasi sul controllo della riproduzione tra Otto e Novecento, e l'intervento dello Stato-nazione in materia di procreazione hanno trasformato i corpi riproduttivi delle donne in simboli della comunità nazionale. In Italia, il Codice penale Rocco del 1930 rese esplicito "l'interesse dello Stato" come oggetto giuridico del reato d'aborto.

La nascita della Repubblica e della Costituzione italiana hanno portato a un mutamento, ma la continuità del Codice penale fascista è rimasta in vigore fino all'approvazione della legge 194 del 1978. Il percorso di depenalizzazione dell'aborto ha visto paesi diversi intraprendere direzioni simili tra gli anni '60 e '70, ma il quadro rimane complesso, con arretramenti in alcuni contesti (come nell'Europa orientale dopo il crollo dell'URSS).

Pratiche e iniziative "dal basso", come l'attività del Cisa (Centro informazioni sulla sterilizzazione e sull'aborto) fondato da Adele Faccio e Guido Tassinari, e le esperienze dei consultori autogestiti femministi, hanno attraversato questa storia con continuità, rappresentando elementi portatori di riforme e rotture.

L'Aborto Spontaneo: Un'Esperienza Silenziata e Stigmatizzata

Accanto all'aborto volontario, esiste la realtà dell'aborto spontaneo, un evento comune ma spesso vissuto nel silenzio e nell'isolamento. Le stime più recenti indicano circa 23 milioni di aborti spontanei registrati ogni anno nel mondo, equivalenti a 44 perdite di gravidanza al minuto. Questo dato potrebbe essere sottostimato, poiché molte interruzioni precoci non vengono registrate ufficialmente.

La filosofa Alison N.C. Reiheld descrive l'aborto spontaneo come un evento collocato in una zona di confine tra categorie sociali definite: genitorialità e non-genitorialità, procreazione compiuta e interrotta, vita e morte. Chi vive una interruzione spontanea di gravidanza si trova spesso ad affrontare una sensazione di isolamento, accentuata dalla mancanza di riti sociali e di un riconoscimento pubblico del dolore. Il senso di colpa è un'emozione ricorrente, alimentata dall'idea di responsabilità personale che non ha fondamento.

Il linguaggio utilizzato, sia nel quotidiano che in ambito medico, rischia di rafforzare la percezione di fallimento e inadeguatezza. Frasi fatte, seppur ben intenzionate, possono risultare dolorose, mentre termini clinici inappropriati o insensibili possono aggravare il trauma emotivo. L'aborto trasgredisce archetipi femminili radicati nella società, come la fecondità perpetua, l'inevitabilità della maternità e l'istinto materno.

Nonostante la sua diffusione, l'aborto spontaneo resta un tema marginale nella ricerca medica e nelle politiche sanitarie, con una grave carenza di studi epidemiologici e strategie di gestione efficaci. Molte donne si sentono raccomandare di "provare di nuovo", senza ricevere attenzione medica adeguata. La testimonianza di donne come Frida Kahlo e Oriana Fallaci, così come le campagne sui social media come #IHadaMiscarriage, hanno contribuito a rendere il tema più visibile, ma lo stigma legato all'aborto, sia volontario che spontaneo, persiste come risultato di disparità di potere e norme sociali che vincolano la femminilità alla maternità.

La storia dell'aborto è, dunque, una storia in continua evoluzione, fatta di lotte, conquiste, arretramenti e testimonianze che continuano a interrogare le coscienze e a stimolare il dibattito sulla libertà di scelta e sul diritto delle donne di disporre liberamente del proprio corpo.

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