L'ambiente scolastico, in particolare quello della scuola dell’infanzia, rappresenta un crocevia fondamentale nello sviluppo di ogni bambino. È in questo contesto che si pongono le basi per l'apprendimento, la socializzazione e l'autonomia. Tuttavia, per i bambini con Disturbo dello Spettro Autistico (DSA) o Sindrome di Asperger, questo percorso può presentare sfide uniche, che richiedono approcci didattici e strategie educative specificamente calibrate.
Pensiamo, ad esempio, a un bambino con autismo, Giulio, nel cortile della scuola d’infanzia in una mattina di sole: tutti gli altri bambini giocano a rincorrersi, mentre lui si mette in un angolo a giocare con la sabbia. A quale causa possiamo attribuire questo comportamento? Al deficit sociale, alle difficoltà nella comunicazione, al deficit cognitivo? Oppure alle anomalie percettivo-sensoriali? O ancora alla tendenza alla ripetitività che caratterizza il bambino con autismo? Oppure ancora al piacere legato alla stimolazione tattile della sabbia tra le mani? Quello che è certo, tuttavia, è che il gioco libero in cortile è un formidabile contesto di apprendimento: mentre giocano a rincorrersi, i bambini arricchiscono il loro patrimonio di conoscenze e il loro armamentario di strumenti per destreggiarsi nel mondo fisico e sociale. Dalla sabbia che ha tra le mani, invece, il nostro Giulio rischia di imparare ben poco se non si interviene con strategie mirate a promuovere un apprendimento più inclusivo e significativo.
La scuola, infatti, svolge un ruolo molto delicato e talvolta determinante in questo scenario. L’autismo e la scuola sono due realtà che devono coesistere in modo funzionale e per farlo devono necessariamente seguire delle linee guida, riservate al personale docente ordinario e di sostegno, in collaborazione con i genitori e i terapisti, al fine di garantire a ogni alunno l'opportunità di esprimere il proprio potenziale.
Comprendere lo Spettro Autistico: Caratteristiche e Diverse Manifestazioni
L’Autismo si configura con delle caratteristiche “permanenti” che accompagnano la persona nel suo ciclo vitale, seppur presentino un’espressività variabile nel tempo e cambino da soggetto a soggetto. Le aree prevalentemente interessate sono quelle relative all’interazione sociale reciproca, all’abilità di comunicare idee e sentimenti e alla capacità di stabilire relazioni con gli altri. Non di rado, la mancanza di ricerca spontanea della condivisione di gioie, interessi o obiettivi con altre persone è un segnale distintivo.
In questo scenario, si pone enfasi sul concetto di spettro come di un continuum che va da deficit più gravi a meno gravi. Pertanto, si tratta di uno spettro variabile, che può comprendere sia persone con alto quoziente intellettivo che con ritardo mentale. Di conseguenza, la diagnosi può riguardare la Sindrome di Asperger, che coinvolge pazienti ad alto funzionamento, oppure pazienti a basso funzionamento con gravi disabilità intellettuali e verbali. Molti bambini con Sindrome di Asperger, ad esempio, hanno interessi insoliti per qualità o intensità. Spesso tali interessi sono rivolti a specifiche aree intellettuali. Il termine "Sindrome di Asperger" fu utilizzato per la prima volta dalla sociologa australiana, con sindrome di Asperger, Judy Singer alla fine del 1990.
Attualmente non sono state ancora individuate le cause certe dell’autismo. La comunità scientifica internazionale, però, tende a riconoscere un’origine multifattoriale, in cui le alterazioni genetiche avrebbero un ruolo principale, accompagnate da altri fattori ambientali, sia di tipo biologico, esperienziale, che psicologico, con grande variabilità da una persona all’altra. Vari studi e ricerche dimostrano che la prevalenza dell’autismo tra gli alunni delle scuole italiane, e non solo, è in continuo aumento, attestandosi ormai intorno all’1% della popolazione scolare totale. Questi dati sottolineano la crescente necessità per il sistema educativo di adottare approcci sempre più informati e inclusivi.

La Cruciale Importanza dell'Intervento Precoce e il Ruolo della Scuola
È proprio all’ingresso della scuola dell’infanzia che possono essere notati i primi segnali di “qualcosa che non va”. Si osserva, ad esempio, come i bambini fatichino a interagire con gli altri oppure a separarsi dalle loro attività solitarie per integrarsi nel gruppo. Parlare di autismo e scuola significa descrivere una situazione delicata, principalmente nel periodo iniziale di frequentazione. Gli insegnanti poco preparati possono fraintendere l'autismo e interpretarlo superficialmente come una voglia di solitudine e l'incapacità di comunicare adeguatamente per semplice timidezza. I bambini autistici a scuola di solito faticano a integrarsi e il maestro dovrebbe essere pronto a trovare una chiave per affrontare la situazione con la collaborazione dei genitori.
Non di rado gli insegnanti faticano ad affrontare questa situazione con i genitori, non sapendo cosa dire e soprattutto come dirlo. È possibile che nei genitori nascano dei sentimenti di negazione e rifiuto, per questo è importante che sia insegnanti che genitori siano accompagnati in questi delicati momenti da personale esperto, come può essere lo Psicologo Scolastico. È bene sottolineare come questi timori e questi dubbi spesso non facciano altro che ritardare la presa in carico di questi bambini, mentre l’Istituto Superiore di Sanità, nelle sue Linee Guida, pone proprio l’accento sulla necessità di un intervento precoce, in modo da aumentare l’efficacia dell’intervento stesso. Un intervento tempestivo può prevenire il peggioramento dei sintomi e favorire l'integrazione del bambino con i suoi coetanei. La gestione della situazione può diventare davvero complessa in assenza di adeguato supporto e formazione. In questo contesto, lo psicologo scolastico svolge un ruolo chiave nella formazione degli educatori e nel supporto alle famiglie e agli insegnanti.
Autismo, quanto aiuta un intervento precoce
Oltre il Deficit: Valorizzare i Punti di Forza e i Diversi Stili di Apprendimento
Il dibattito sull'autismo ha spesso teso a focalizzarsi esclusivamente sulle difficoltà, trascurando le peculiarità cognitive e i talenti unici che spesso accompagnano lo spettro autistico. Troppo spesso in passato sono state considerate solo le lacune e non i punti di forza di queste persone. La maggioranza dei soggetti affetti da tali patologie trae vantaggio da una prospettiva di lavoro in cui si riconoscono le difficoltà, ma al tempo stesso si conserva la consapevolezza che c’è anche un’altra faccia della medaglia. Vivanti (2016) ci invita a “pensare al bambino con autismo come ad un bambino che impara in modo diverso, anziché ad un bambino che impara “di meno”. Questa visione crea un cambiamento di prospettiva che spinge all’azione, orientando gli interventi verso la facilitazione dell'apprendimento piuttosto che la "cura" di una diversità.
Vivanti in un’intervista prosegue sottolineando come l’obiettivo dell’intervento non sia quello di curare la diversità, ma di facilitare l’apprendimento di abilità che aiuteranno il bambino a godere delle stesse opportunità dei suoi coetanei. A seconda dei casi, alcune caratteristiche dell’autismo possono essere di ostacolo o di aiuto per questo processo. Per esempio, nel caso di un bambino che passa la giornata a guardare un ventilatore, questo comportamento ripetitivo avrà probabilmente un impatto negativo sul suo sviluppo. Invece, se un bambino ha un interesse ripetitivo per i dinosauri, questo interesse può essere una chiave per creare opportunità di socializzazione (visite al museo con i coetanei, attenzione condivisa verso libri e cartoni, scambio di figurine, ecc.) e magari può diventare una carriera professionale, come nel caso di Temple Grandin, una persona con autismo il cui interesse ripetitivo per gli animali ha aperto la strada ad una brillante carriera accademica. Questo esempio dimostra come ciò che può sembrare una fissazione, se opportunamente incanalato, possa trasformarsi in una risorsa preziosa per lo sviluppo individuale e sociale.
Tra gli aspetti che emergono come fragilità nelle persone con disturbo dello spettro autistico Vivanti e Cottini (2013) riportano gli aspetti legati all’attenzione, ovvero tempi brevi attentivi e una difficoltà di spostare l’attenzione da uno stimolo all’altro (attention shifting). Inoltre, emerge una preferenza verso i dettagli e una carenza nell’uso sociale dell’attenzione (condividere il medesimo interesse). Quest’ultimo concetto è molto rilevante e prende in considerazione gli aspetti sociali dell’apprendimento. La loro attenzione, infatti, non è catturata dagli stimoli sociali, come succede nello sviluppo neurotipico. Su questo punto Vivanti (2016) condivide un interessante pensiero: “È plausibile che un bambino la cui attenzione è catturata spontaneamente dalle azioni, emozioni e le parole degli altri, diventi sempre più autonomo nella capacità di incorporare nuove conoscenze relative al mondo sociale”. Questo evidenzia la necessità di strategie specifiche per orientare l'attenzione degli alunni con autismo verso stimoli sociali e contestuali, in modo da favorire un apprendimento più completo.
Secondo Cottini e Vivanti (2013) le persone con disturbo dello spettro autistico riescono meglio in attività mediate da informazioni visive e sulla memoria visiva. In particolare, le persone ascrivibili al profilo dell’alto funzionamento dimostrano buone capacità di analizzare e comprendere le regole che governano i sistemi chiusi e padroneggiano le regole di funzionamento di sistemi meccanici. Questo viene confermato anche da Baron-Cohen et al. Tali osservazioni suggeriscono l'importanza di capitalizzare queste inclinazioni naturali, integrando il canale visivo e l'interesse per i sistemi nel contesto didattico. L’indicazione di Vivanti (2010) è quella di insegnare in modo speciale, mettendoci nei panni dei ragazzi con disturbo dello spettro autistico, tenendo conto di tutte le peculiarità che caratterizzano la cognizione e la comprensione del mondo nell’autismo.
Strategie Didattiche Mirate per l'Inclusione e lo Sviluppo nella Scuola dell'Infanzia
Educare un bambino con Disturbo dello Spettro Autistico (ASD) richiede un approccio attento, scientificamente fondato e, soprattutto, personalizzato. I bambini con autismo mostrano infatti bisogni educativi speciali, che non possono essere affrontati con le stesse metodologie utilizzate per i coetanei neurotipici. Ogni bambino con autismo è unico, sia dal punto di vista delle competenze acquisite sia delle sfide che incontra nel corso della crescita. Diventa quindi indispensabile cucire su misura strategie educative che tengano conto dei suoi specifici punti di forza e delle aree di difficoltà su cui lavorare. Inoltre, ci sembra interessante partire da un assunto di base per cui non esiste una strategia d’azione che funzionerà per TUTTI e non esistono scorciatoie.
1. Strutturazione dell'Ambiente e delle AttivitàUno degli elementi chiave per un’educazione efficace è la strutturazione dell’ambiente. I bambini con autismo spesso faticano a gestire la complessità e l’imprevedibilità degli stimoli esterni. La pianificazione delle attività è cruciale: organizzare ogni attività secondo delle sequenze ben precise è importante per aiutare il bambino ad avere un ordine mentale sui tempi e sulle finalità del compito. Suddividere la giornata in momenti ben definiti (accoglienza in classe, attività didattiche, pause, pranzo, gioco libero) aiuta il bambino a comprendere e prevedere cosa succederà e a sentirsi meno ansioso.Nella classe o a casa, individuare aree destinate a specifiche attività (gioco simbolico, attività di lettura, esercizi di scrittura, rilassamento) favorisce il passaggio da un compito all’altro. È fondamentale anche considerare gli stimoli sensoriali: luci troppo forti, suoni caotici o ambienti disordinati possono sovraccaricare chi ha un sistema percettivo più sensibile, rendendo l'apprendimento e l'interazione più difficili. Rendere lo scambio sociale motivante, chiaro e finalizzato è un aspetto cruciale.
2. Catturare e Mantenere l'AttenzionePer avviare un processo di apprendimento e coinvolgimento, è necessario innanzitutto catturare l’attenzione del bambino. Lo si può fare posizionandosi in modo tale da essere «al centro della scena», oppure utilizzando un oggetto che piace al bambino. Una gestualità molto tranquilla aiuta a catturare la sua attenzione e renderlo partecipe, evitando sovraccarichi sensoriali o distrazioni.
3. Facilitare la Comunicazione e lo Scambio SocialeLa comunicazione rappresenta spesso una sfida importante per i bambini con autismo. Mentre alcuni sviluppano il linguaggio verbale con pochi problemi, altri necessitano di sistemi di Comunicazione Aumentativa e Alternativa (CAA) per esprimersi. L'approccio deve essere caratterizzato da un linguaggio chiaro e diretto. Il bambino che ha ricevuto una diagnosi di autismo, ha bisogno di un tipo di comunicazione semplice e immediata. È importante evitare giri di parole e assicurarsi che il messaggio arrivi subito senza malintesi.Insegnare al bambino a comunicare i messaggi chiave, ad esempio, il concetto di «ancora» e «basta», è fondamentale per la sua autonomia e per prevenire frustrazioni. Proporre giochi in coppia o piccoli gruppi, come puzzle collaborativi o semplici attività creative, aiuta il bambino a sperimentare la condivisione di materiali e a rispettare turni e regole. Questo promuove l’imitazione: incentivare il bambino ad imitare i comportamenti positivi dei compagni è utile per fargli apprendere le modalità di azione corrette e ripeterle fino a riprodurle in modo automatico.
4. Gestione dei Comportamenti Problema e Rinforzo PositivoI bambini e i ragazzi con autismo frequentemente non riescono ad imparare dall’ambiente naturale. Possono incontrare difficoltà nel comprendere le dinamiche relazionali e nel regolare il proprio stato emotivo. È importante essere consapevoli del fatto che potrebbero verificarsi crisi o scoppi di collera, in cui il bambino potrebbe avere difficoltà a gestire le proprie emozioni e le rigidità comportamentali. Comprendere la funzione dei «comportamenti problema» è un passo essenziale: capire perché il comportamento inadeguato viene messo in atto, analizzando quello che succede prima e dopo. Si deve utilizzare l’analisi funzionale per individuare gli elementi che favoriscono i comportamenti problematici e in questo modo anticiparli e/o evitarli. È pertanto auspicabile non forzarli bruscamente a cambiare le proprie abitudini, ma osservare il comportamento per imparare ad anticipare e gestire al meglio i problemi comportamentali. Ed è proprio nell’anticipare che si può cercare di insegnare ai bambini e ai ragazzi nuovi comportamenti adattivi e nuove abitudini più funzionali.
Un programma di rinforzi è fondamentale per favorire e stabilizzare i comportamenti positivi e funzionali. Premiare l’impegno, anche se i tempi per finire un compito sono molto lunghi e il risultato non è eccezionale, è importante. In questo modo si rinforza la qualità del suo lavoro e la sua autostima. La Terapia ABA (Applied Behavior Analysis) è considerata uno degli approcci più efficaci nella gestione dei comportamenti problema e nello sviluppo di abilità nuove. Essa si focalizza su comportamenti significativi dal punto di vista sociale, consentendo così una reale crescita del soggetto e l’incremento dei comportamenti adattivi che sono presenti nei soggetti della stessa età cronologica e gruppo sociale di riferimento. Ogni volta che il bambino mette in atto il comportamento desiderato (ad esempio, chiede un oggetto in modo appropriato invece di urlare), gli si attribuisce un premio o un riconoscimento. Un sistema di premi simbolici, come i gettoni (o sticker) per ogni “buon comportamento” da rinforzare, si è dimostrato molto efficace.
5. L'Impiego del Canale Visivo e Materiali SpecificiDato che le persone con disturbo dello spettro autistico riescono meglio in attività mediate da informazioni visive e sulla memoria visiva, è opportuno che nei casi di autismo a scuola l’insegnante utilizzi sempre il materiale specifico, con le relative schede didattiche e l’uso di immagini. Il canale visivo è fondamentale per attirare l’attenzione del bambino e facilitare la comprensione.Le “social stories” sono brevi racconti illustrati che descrivono situazioni quotidiane (come salutare gli amici, fare la fila per la mensa, partecipare a una festa di compleanno) e suggeriscono comportamenti appropriati in determinati contesti sociali. La scrittura/lettura di Storie sociali che descrivono, attraverso le immagini, una situazione sociale semplice è uno strumento prezioso per sviluppare la comprensione delle dinamiche relazionali.
6. Obiettivi Semplici e Gradualità negli ApprendimentiPretendere di affrettare i tempi di apprendimento del bambino autistico è un atteggiamento sbagliato. Bisogna rispettare le sue tempistiche e non confonderlo con cambiamenti continui e con troppe informazioni contemporaneamente. Ogni meta deve essere strutturata in chiave molto semplice e soprattutto chiara per il bambino, in modo che sappia esattamente cosa l’insegnante si aspetta da lui. Aiutarlo nel suo percorso di apprendimento non significa fare le cose al posto suo o suggerirgli la risposta corretta. Bisogna invece stimolare il suo interesse e guidarlo verso la direzione giusta, creando un clima di fiducia reciproca e incentivando i progressi con rinforzi positivi.

Il Piano Educativo Individualizzato (PEI) e la Rete di Collaborazione Necessaria
In Italia gli alunni con diagnosi di autismo frequentano regolarmente la scuola e sono seguiti da un insegnante di sostegno e, in alcuni casi, anche da altre figure professionali, come educatori, psicologi o assistenti alla comunicazione, che offrono assistenza scolastica specialistica. Ma questo non basta: un opportuno trattamento di questo disturbo, infatti, spesso prevede la conoscenza e la padronanza di tecniche specifiche e il problema che spesso si riscontra nelle scuole è la mancanza di personale adeguatamente formato.
Alla luce delle varie difficoltà di un bambino o ragazzo con autismo è necessaria un’alleanza tra i vari professionisti (Insegnante, Terapista, Educatore, Psicologo Scolastico, Logopedista, Psicomotricista e Neuropsichiatra Infantile) che mettano in campo metodologie, tecniche e strategie volte a favorire l’acquisizione o il potenziamento di abilità funzionali alla crescita della persona nei vari gradi scolastici e in tutti i contesti di vita.L’esito più evidente di tale alleanza è la stesura del PEI (Piano Educativo Individualizzato), documento che la scuola redige in collaborazione con tutti i servizi che seguono questi bambini e ragazzi, e che deve essere approvato anche dalla famiglia. Il PEI non è solo un “pezzo di carta”, come purtroppo spesso viene svalutato, ma una colonna portante del percorso di crescita degli alunni con disabilità; esso viene stilato sulla base della Diagnosi Funzionale scritta dal Neuropsichiatra Infantile e sul Profilo Dinamico Funzionale compilato dagli insegnanti proprio a partire da questa Diagnosi. La caratteristica di questi documenti è di valutare il funzionamento di ogni bambino per tutte le aree personali, sociali e scolastiche, evidenziando non solo le criticità, ma anche i punti di forza. È bene ricordare, infatti, che accanto a molti deficit, spesso sono presenti delle abilità, specie percettive e visuo-spaziali, attenzione per i dettagli e meticolosità.
Quando un bambino autistico frequenta la scuola, è fondamentale fornirgli gli strumenti adeguati per interagire con gli altri. Il bambino autistico non deve rimanere isolato durante le attività di gruppo, ma essere sempre coinvolto in ogni progetto scolastico, sia che si tratti di autismo lieve sia nei casi di maggiore gravità. Assicurarsi che il bambino o il ragazzo rimanga in classe e con i compagni il più a lungo possibile, cercando di coinvolgerlo nelle attività, è un principio guida. La scelta delle tecniche da adottare per supportare un bambino autistico a scuola non è casuale, ma è il risultato di una stretta collaborazione tra diverse figure professionali.
È però innegabile che la scuola costituisca di per sé un ambiente particolare: ci sono molte persone e molti stimoli a volte incontrollabili, spesso possono accadere imprevisti che rompono la routine (così basilare per i soggetti dotati di questo disturbo) e molto altro. Per cui, se da una parte agli insegnanti è chiesto di aderire ai consigli di terapisti e genitori, dall’altra devono costantemente mostrare una grande capacità di anticipazione, adattamento ed inventiva. Altro aspetto importante da considerare, a causa delle abitudini e dei rituali molto rigidi, è l’eventualità che si verifichino crisi o scoppi di collera, non riuscendo a reagire in modo funzionale alle rotture o forzature di tali rigidità.
Strumenti Tecnologici e Prospettive a Lungo Termine
Uno dei possibili strumenti che può rispondere a questo elevato livello di personalizzazione è il Software Geco, che permette la creazione di materiali, mappe multimediali e schede. Questo strumento consente un approccio multicanale all’apprendimento con i suoi quattro ambienti di lavoro: Quaderni, Libri, Mappe e Web, e include strumenti utili come il raccoglitore di immagini e la calcolatrice con cronologia e sintesi vocale. Un aspetto molto rilevante è inoltre la possibilità di effettuare una configurazione personalizzata, ovvero la possibilità di attivare/disattivare le funzioni dello strumento a seconda delle necessità del ragazzo. Un’ulteriore aspetto importante è la possibilità di personalizzare le immagini inserendo nella galleria immagini proprie dello studente, dei suoi amici o contesti, rendendo l'apprendimento più significativo e ancorato alla realtà del bambino.

Quando si parla di strategie educative efficaci, è importante considerare anche altre problematiche correlate che molti bambini con autismo possono incontrare. Ad esempio, la selettività alimentare è un aspetto comune: il bambino può rifiutare specifiche consistenze, colori o odori di cibo, mettendo a rischio un’alimentazione equilibrata. L’inclusione scolastica richiede una programmazione attenta, che consideri non solo il contesto classe, ma anche il dialogo con i docenti di sostegno e la partecipazione ad attività sociali e ricreative.
Le strategie educative per bambini con autismo non si esauriscono all’interno della scuola dell’infanzia o della primaria. È importante mantenere una visione di lungo periodo, considerando che il bambino di oggi sarà l’adolescente e l’adulto di domani. Educare un bambino con autismo richiede un approccio personalizzato, strutturato e condiviso tra famiglia, scuola e professionisti. Abilità fondamentali su cui è bene iniziare a lavorare fin dai primi anni di scuola, se il bambino ne ha le potenzialità, includono lavarsi, vestirsi, preparare uno spuntino, utilizzare denaro per piccoli acquisti. Imparare a gestire le emozioni, rispettare gli spazi altrui, comprendere i “non detti” di una conversazione, sono passi cruciali che aiutano ad affrontare con maggiore serenità l’adolescenza e l’età adulta. Quando questi elementi si armonizzano, è possibile promuovere un apprendimento realmente significativo, che migliori la qualità di vita del bambino e ne favorisca una graduale inclusione in tutti i contesti di crescita.
In conclusione, la scuola italiana ha una grande vocazione per l’inclusione, ma ciò non basta. Se lasciata sola, la scuola può arrivare solo fino ad un certo punto, per questo è importante sottolineare come la presa in carico degli alunni con autismo (ma anche con disabilità in generale) debba necessariamente prevedere la partecipazione attiva e costante di tutti gli attori chiamati in causa: famiglie, scuola, servizi territoriali e specialisti.