Il viaggio tra le stelle, metafora di ambizione e successo, può riservare percorsi inaspettati e oscuri, persino tra gli insondabili confini dello spazio. La storia di Lisa Maria Caputo Nowak, astronauta di spicco della NASA e capitano della Marina militare statunitense, incarna questa complessa realtà. Arrestata a Orlando, in Florida, con l'accusa iniziale di aver tentato l'omicidio di una collega della Nasa, la sua vicenda ha rapidamente catturato l'attenzione mediatica, rivelando un intreccio di gelosia, ambizione e un drammatico crollo personale che ha oscurato la sua luminosa carriera.
Nata a Washington il 10 maggio 1963, Lisa Nowak, all'epoca dei fatti 43enne, possiede origini italiane, con la famiglia paterna proveniente da Aiello Calabro. La sua vita è stata caratterizzata da un percorso di eccellenza accademica e professionale. Dopo aver conseguito una laurea in ingegneria aerospaziale presso la prestigiosa Accademia Navale di Annapolis nel 1985, ha proseguito i suoi studi ottenendo un master in ingegneria aeronautica presso la Naval Postgraduate School della California nel 1992. Parallelamente, la sua carriera militare prendeva slancio: nel 1987 divenne pilota della Marina, accumulando oltre 1.500 ore di volo su almeno trenta tipi diversi di aerei e raggiungendo il grado di capitano.
Questa dedizione e competenza le valsero la selezione per il corpo astronauti della Nasa nel 1996, dove entrò a far parte dello Johnson Space Center nell'agosto dello stesso anno. Il suo sogno di volare nello spazio si concretizzò nel luglio 2006, quando partecipò alla missione STS-121 a bordo dello shuttle Discovery, in qualità di specialista di missione. Al termine del suo volo, era considerata un'astro nascente dell'agenzia spaziale, una figura promettente destinata a un futuro brillante. La sua vita privata, inoltre, comprendeva un matrimonio con Richard Nowak, dal quale aveva avuto tre figli: un maschio nato nel 1992 e due gemelle nate nel 2001.

Tuttavia, dietro la facciata di successo e stabilità, un elemento di complessità emergeva nella sua vita: la relazione con un altro astronauta, William Oefelein. Descritto come una figura carismatica, quasi la versione reale di Tom Cruise, Oefelein era un pilota esperto della Navy Fighter Weapons School, la scuola dove si addestrano i piloti di caccia più spericolati. Con oltre 3.000 ore di volo e più di 200 atterraggi sulle portaerei, anche lui era approdato alla Nasa. Oefelein, all'epoca 41enne e padre di due figli, aveva intrapreso una relazione con Lisa Nowak. Lei stessa descrisse questo legame come «più di un rapporto di lavoro, e meno di un’avventura romantica». Per un certo periodo, questa dinamica sembrò funzionare, integrandosi nel contesto lavorativo e personale degli astronauti.
La situazione si complicò con l'apparizione di Colleen Shipman nel centro Nasa di Houston. Capitano dell'aviazione, assegnata al Kennedy Space Center della Florida, Shipman era più giovane di Lisa Nowak e, a quanto pare, riuscì a conquistare l'attenzione di Oefelein. L'emergere di questa nuova relazione, o l'intensificarsi di quella esistente, portò Lisa Nowak a una grave crisi emotiva. Sentendosi forse tradita o messa da parte, e con la sua relazione con Oefelein in bilico, Nowak perse l'equilibrio.

La sera della domenica precedente al suo arresto, Colleen Shipman prese un volo da Houston per tornare a Orlando. Per Lisa Nowak, questo rappresentò il momento in cui decise di agire, pianificando una resa dei conti. Dimostrando una preparazione meticolosa, tipica della sua formazione militare, raccolse una serie di oggetti dalla sua abitazione, destinati a un piano d'azione ben definito. La sua auto fu caricata con un martello, un coltello, una pistola ad aria compressa, una bomboletta di spray urticante, metri di tubo di gomma, una parrucca e un impermeabile. A questi si aggiunsero le indicazioni stradali per raggiungere l'indirizzo di casa della rivale, che rappresentava la sua seconda opzione.
La prima e più immediata strategia prevedeva di intercettare Colleen Shipman direttamente all'aeroporto di Orlando. Per mettere in atto questo piano e coprire la lunga distanza di circa 1.500 chilometri tra Houston e la Florida senza interruzioni per necessità fisiologiche, Lisa Nowak prese una decisione estrema e singolare: indossò i pannoloni da astronauta. Questo stratagemma le avrebbe permesso di dedicare tutte le sue energie all'inseguimento e al confronto, evitando soste che avrebbero potuto comprometterne l'obiettivo.

Una volta giunta all'aeroporto di Orlando, Nowak mise in atto la sua copertura, indossando l'impermeabile e la parrucca per alterare il proprio aspetto. Seguì Colleen Shipman nel parcheggio delle auto. La rivale, percependo di essere pedinata, cercò rifugio nella propria vettura. Nowak tentò di forzare la portiera, gridando di aver bisogno di aiuto e piangendo, in un tentativo disperato di creare una situazione di confusione o di approfittare di un momento di vulnerabilità. Quando Shipman abbassò leggermente il finestrino, Nowak approfittò dell'occasione per spruzzarle in faccia lo spray urticante. Nonostante l'aggressione, Colleen Shipman riuscì a partire e, una volta raggiunta l'uscita del parcheggio, chiese immediatamente aiuto alla polizia.
Le forze dell'ordine intervennero prontamente, rintracciando Lisa Nowak nelle vicinanze. Durante un pedinamento, la osservarono mentre si sbarazzava della parrucca e delle armi utilizzate, prima di procedere al suo arresto.
Il giorno seguente, Lisa Nowak comparve davanti al giudice Mike Murphy, visibilmente provata e con lo sguardo basso per la vergogna. Ammise di aver voluto spaventare Colleen Shipman per indurla a confessare la sua relazione con Bill Oefelein, ma negò fermamente di aver avuto l'intenzione di farle del male. Inizialmente, il giudice sembrò accogliere la sua versione, anche grazie all'intervento del comandante di Nowak, giunto appositamente da Houston per supportarla. L'astronauta fu incriminata per tentato sequestro e rilasciata su cauzione di 15.500 dollari, con l'obbligo di indossare un braccialetto per il pedinamento satellitare, quale garanzia per evitare ulteriori contatti con la Shipman.
Tuttavia, poche ore dopo, le indagini della polizia portarono alla luce prove considerate più gravi. L'accusa fu quindi aggravata a tentato omicidio, e il giudice aumentò la cauzione di ulteriori 10.000 dollari. La Nasa, dal canto suo, decise inizialmente di mantenere una posizione di cautela e supporto nei confronti della sua ex stella nascente. Il portavoce James Hartsfield dichiarò che la sua posizione come astronauta rimaneva immutata, pur ammettendo l'impossibilità di fare previsioni sul futuro. Ciononostante, era chiaro che il "triangolo spaziale" aveva avuto una conclusione drammatica, segnando probabilmente la fine dei sogni tra le stelle per il capitano Nowak.
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La vicenda assunse toni da vero e proprio dramma giudiziario e personale. La procura di Orlando, in Florida, decise di accusare Nowak di tentato omicidio, una mossa che complicò ulteriormente la sua posizione legale. Contrariamente a quanto inizialmente comunicato, la donna non fu scarcerata dopo il pagamento della prima cauzione. Con l'aggravarsi delle accuse, il livello della cauzione divenne potenzialmente proibitivo, suggerendo che Nowak sarebbe rimasta in carcere in attesa degli sviluppi processuali. La polizia aveva rinvenuto nella borsa della Nowak, oltre allo spray al peperoncino, anche una bomboletta di aerosol, un paio di manette, un coltello, 600 dollari in contanti e un paio di guanti neri, elementi che contribuirono a rafforzare le accuse.
La carriera di Lisa Nowak subì un arresto repentino e definitivo. Nel 2007, l'accaduto portò a una revisione dei test psicologici per l'arruolamento del personale da parte della Nasa, l'ente spaziale rimase profondamente imbarazzato dall'incidente. Sebbene inizialmente assolta nel processo penale dalle accuse di furto con scasso, tentato sequestro e aggressione aggravata, Nowak fu comunque destituita dal corpo degli astronauti. La sua appartenenza alla Marina militare, da cui era partita per la missione spaziale, si concluse in modo ancora più severo.
Nel 2009, Nowak raggiunse un patteggiamento per le accuse di furto d'auto e aggressione semplice. Questo accordo ebbe conseguenze dirette sulla sua carriera militare. Nell'agosto del 2010, una commissione militare composta da tre ammiragli raccomandò la sua espulsione "con disonore", motivando la decisione con il fatto che il suo comportamento era "sceso ben di sotto" degli standard attesi da un ufficiale della Marina. Nel 2010, una commissione di inchiesta della Marina decretò il suo declassamento e il congedo con disonore. Successivamente, il 29 luglio 2011, venne confermata la sua espulsione dalla Marina.

La storia di Lisa Nowak è un monito su come le pressioni psicologiche, le relazioni interpersonali complesse e le ambizioni professionali possano intrecciarsi in modi devastanti. La sua carriera stellare, costruita su anni di dedizione e eccellenza, fu oscurata da un singolo evento, che mise in luce vulnerabilità umane in un contesto solitamente associato a forza, disciplina e rigore. La sua vicenda continua a essere un caso di studio sulle sfide affrontate da coloro che operano ai massimi livelli, dove la pressione per eccellere si scontra con le fragilità intrinseche della natura umana.
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