L'Aneuploidia Ovocitaria: Cause, Conseguenze e Strategie di Gestione

L'aneuploidia è una condizione genetica complessa e un fenomeno ampiamente studiato che può avere un impatto significativo sulla salute e sullo sviluppo. Caratterizzata da un numero anomalo di cromosomi in una cellula, questa condizione può influenzare in modo profondo le decisioni terapeutiche e le strategie di gestione, rendendone la comprensione fondamentale non solo per le persone direttamente colpite, ma anche per gli operatori sanitari.

Struttura del cromosoma

Comprendere il Corredo Cromosomico Umano: Euploidia e Aneuploidia

Per comprendere appieno l'aneuploidia, è essenziale partire dalla normalità del corredo cromosomico umano. In tutte le cellule somatiche, quelle che compongono i tessuti del nostro organismo ad eccezione dei gameti, ci sono 23 coppie di cromosomi, per un totale di 46 cromosomi. Questo assetto è conosciuto come euploide. Il materiale genetico, che contiene le informazioni genetiche di un organismo, è conservato proprio in questi cromosomi. Le coppie di cromosomi dalla 1 alla 22 sono denominate autosomi, mentre la coppia 23 è costituita dai cromosomi sessuali, che determinano il sesso dell'individuo.

L'aneuploidia si riferisce, invece, a una condizione in cui il numero di cromosomi in una cellula non è un multiplo esatto del numero aploide, che negli esseri umani è 23. Questo significa che, invece dei normali 46 cromosomi, un individuo con aneuploidia può avere uno o più cromosomi in più, una condizione definita trisomia, o uno o più cromosomi mancanti, nota come monosomia. L'aneuploidia è presente ogni volta che si riscontra un numero anormale di cromosomi in una cellula, diverso dal solito 46 tipico delle cellule euploidi.

L'unica eccezione a questa regola del corredo diploide (46 cromosomi) sono i gameti, ovvero ovociti e spermatozoi. Le loro cellule sono aploidi, il che significa che contengono una sola copia di ogni cromosoma, per un totale di 23. Questa peculiarità è vitale affinché, al momento della fecondazione, l'unione di un gamete maschile e uno femminile dia origine a uno zigote con il numero corretto di 46 cromosomi.

L'Ovocita e il Tempo Biologico Femminile: Un Ciclo di Vita Unico

A differenza del gamete maschile, lo spermatozoo, la cui biogenesi (spermatogenesi) non subisce arresti o variazioni fisiologiche nell’arco della vita di un soggetto sano, il gamete femminile, l’ovocita, ha un ben preciso timing di produzione e maturazione. Questa differenza fondamentale è alla base di molte delle cause dell'aneuploidia ovocitaria.

La Biogenesi dell'Ovocita: Dalla Vita Intrauterina alla Pubertà

La "vecchiaia è donna", un'affermazione che in questo contesto assume un significato profondo. A differenza degli uomini che possiedono una popolazione rinnovabile di cellule germinali, le donne iniziano la vita con un numero finito di ovociti. La follicologenesi, il processo di maturazione dei follicoli sull’ovaio e degli ovociti in essi contenuti, inizia nella vita intrafetale, ancor prima quindi che la donna nasca.

La gametogenesi femminile inizia durante lo sviluppo fetale e, entro il quinto mese di sviluppo embrionale, il numero di cellule germinali, dette ovogoni, raggiunge un numero massimo di circa 6-7 milioni. Dopo aver raggiunto questo picco, queste cellule vanno incontro a importanti fenomeni di atresia, che portano a una significativa riduzione del pool follicolare. Gli oogoni sopravvissuti entrano nella profase della prima divisione meiotica e si trasformano in ovociti primari, circondati da cellule epiteliali piatte, formando così il pool di follicoli primordiali.

Gli ovociti primari rimangono fermi in profase nello stadio diplotene, rimanendo sospesi in una fase quiescente. Non completano la loro prima divisione meiotica prima del raggiungimento della pubertà. Alla nascita, si contano tra un milione e 700.000 follicoli, ma il processo di atresia continua anche nella vita extrauterina. Entro la pubertà, rimangono circa 400.000 follicoli primordiali.

Solo il raggiungimento della maturità sessuale con la pubertà permette la ripresa della maturazione gametica. Il “risveglio” dell’ovocita avviene solo quando, nell’arco di ciascun ciclo mestruale, un gruppo di follicoli sotto influsso ormonale inizia a maturare. La meiosi, tuttavia, non è ancora completata in questa fase. Alla fecondazione, i 23 cromosomi paterni si uniscono con i 23 cromosomi materni, generando uno zigote con 46 cromosomi.

Processo di oogenesi e blocco meiotico

Il Declino della Fertilità Femminile e l'Invecchiamento Ovarico

La capacità biologica di fecondità di una donna diminuisce con l’età, in modo simile ad altre specie: raggiunge il picco massimo intorno ai 20 anni, per poi ridursi bruscamente dai 35 anni e terminare con la menopausa all’età media di 51 anni. L’età anagrafica della gestante è fondamentale nella valutazione del rischio di patologie cromosomiche congenite nel feto.

L’invecchiamento ovarico è da decenni oggetto di indagine scientifica. È scientificamente risaputo che l’avanzare dell’età materna sia correlata a un rapido declino nella produzione di ovociti in termini di quantità e qualità, ovvero ovociti competenti per la fecondazione e il successivo sviluppo embrionale, conducendo a una decrescenza della curva della fertilità. Questo tasso di reclutamento del follicolo primordiale aumenta con l’età ed è reciprocamente correlato alla riserva ovarica.

Le Cause dell'Aneuploidia Ovocitaria: Errori e Fattori di Rischio

Le aneuploidie sono anomalie caratterizzate da alterazioni del numero dei cromosomi. La probabilità che si verifichino questi "incidenti di percorso" è direttamente proporzionale all’età dell’ovocita e, di conseguenza, della donna. Ecco spiegata l’elevata ricorrenza di aneuploidie. L'aneuploidia si determina quando un gamete normale, con 23 cromosomi, si unisce con un altro gamete che ha un cromosoma in più o in meno, a formare un embrione con un corredo cromosomico non corretto.

"Questo tipo di alterazioni nella maggior parte dei casi origina nei gameti femminili”, spiega il genetista Bruno Dallapiccola, direttore scientifico dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma. “E il rischio per una coppia di concepire un embrione portatore di aneuploidia cresce proporzionalmente con l’aumentare dell’età materna."

Errori nella Meiosi: La Non-Disgiunzione Cromosomica

L'aneuploidia può derivare da errori durante la divisione cellulare, in particolare durante la meiosi, il processo che produce spermatozoi e ovociti. È meno noto, però, che la follicologenesi inizia nella vita intrafetale. La ragione della maggiore incidenza di aneuploidie negli ovociti è probabilmente legata alle caratteristiche dell’oogenesi, un processo che può durare decenni, dato che inizia nella vita embrionale, per poi bloccarsi e sbloccarsi ciclicamente solo dopo la pubertà. Per questo, il concepimento in età femminile avanzata riguarda una cellula che ha iniziato la sua prima divisione decenni prima e che è stata esposta per anni a potenziali agenti ambientali nocivi. Diverso è il caso della spermatogenesi, che è un processo continuo. Le divisioni cellulari che portano alla maturazione degli spermatozoi costituiscono un potenziale fattore di rischio per nuove mutazioni genetiche, non cromosomiche.

L’aneuploidia è il risultato di errori nella non-disgiunzione della meiosi I materna, e l’età della madre è un fattore di rischio che contribuisce a questo fenomeno. Le malattie cromosomiche sono causate dalla non-disgiunzione, che in termini generali è una mancanza di separazione dei cromosomi durante la meiosi o mitosi, la quale ha come risultato embrioni con meno o più cromosomi rispetto al numero corretto. La non-disgiunzione avviene con più probabilità quando si sviluppano gli ovociti più vecchi della donna.

CARIOTIPO: POLIPLOIDIA e ANEUPLOIDIA

L'Età Materna Avanzata: Il Fattore Predominante

L'età materna avanzata è uno dei fattori di rischio più significativi per l'aneuploidia, in particolare la trisomia 21 (sindrome di Down). Nella donna, l’incidenza delle aneuploidie ovocitarie è direttamente proporzionale all’età della donna: maggiore è l’età della donna, maggiore è la percentuale di aneuploidie. Con il progredire dell’età materna, gli errori di segregazione cromosomica durante le divisioni meiotiche sono sempre più comuni e portano alla produzione di ovociti con un numero errato di cromosomi, condizione nota come aneuploidia.

Grafico incidenza aneuploidie per età materna

Numerose ricerche hanno confermato che il tasso di aneuploidia embrionale aumenta notevolmente, soprattutto a partire dai 39 anni, quando quasi il 50% degli embrioni generati presenta un'anomalia. Almeno il 10% delle gravidanze sono trisomiche o monosomiche e solitamente dovute ad aneuploidia degli ovociti, considerando che l’errata segregazione nelle cellule germinali maschili è più rara e si verifica circa nel 2% dei casi.

Meccanismi Cellulari dell'Invecchiamento Ovocitario: Coesine, Riparazione del DNA e Stress Ossidativo

Molteplici meccanismi sono stati proposti per spiegare la maggior incidenza di aneuploidia degli ovociti nelle donne over 35. Questi includono il fallimento della ricombinazione, il deterioramento della coesione, la disregolazione del punto di controllo dell’assemblaggio del fuso meiotico, l’accorciamento dei telomeri, le anomalie nella modificazione post-traduzionale degli istoni o la disfunzione mitocondriale.

Per ovviare alla non-disgiunzione, risulta fondamentale che i cromatidi fratelli rimangano insieme fino a un momento preciso della divisione cellulare detta anafase. Le coesine sono complessi multiproteici che mediano la coesione tra i bracci dei cromatidi fratelli, e con l’aumentare dell’età femminile la coesione cromosomica negli ovociti si deteriora naturalmente. La diminuzione della coesione porta a una maggiore frequenza di errata segregazione cromosomica, separazione prematura dei cromatidi e conseguente aneuploidia.

Man mano che gli organismi invecchiano, i meccanismi cellulari che riparano i danni al DNA diventano meno efficaci. La ridotta efficacia dei meccanismi di riparazione del DNA porta a danni del DNA, riparazione alterata e accumulo di mutazioni. Negli ovociti, ciò potrebbe causare scarsa qualità, apoptosi e, in ultima analisi, infertilità e aborto spontaneo.

Recentemente, è stata data importanza anche all’ambiente ovarico extrafollicolare, in quanto sembra impattare in modo diretto o indiretto sul gamete in via di sviluppo. Questo ambiente subisce cambiamenti dipendenti dall’età quali l’aumento della fibrosi dello stroma ovarico, causata da un accumulo di matrice extracellulare (MEC) in cui si ha un’aumentata sintesi di collagene e una ridotta deposizione di acido ialuronico. A partire dalla pubertà, il rimodellamento ciclico della matrice extracellulare ovarica dovuto alla maturazione del follicolo e all’atresia determina un graduale aumento delle popolazioni di cellule immunitarie, principalmente macrofagi. Parallelamente alla fibrosi associata all’età, le cellule stromali cambiano in numero e funzioni e aumentano l’espressione dei geni coinvolti nel reclutamento di cellule immunitarie e fattori infiammatori. L’invecchiamento è inoltre caratterizzato da uno stato di infiammazione cronica di basso grado, rigidità e danno ossidativo.

Per quanto riguarda il danno ossidativo, normalmente le cellule sono in grado di eliminare i ROS (specie reattive dell’ossigeno). Questi, quando prodotti in eccesso, causano stress ossidativo e danni al DNA mitocondriale e nucleare fino all’apoptosi. I ROS sono tra i più importanti induttori fisiologici del danno cellulare associato all’invecchiamento. È stato dimostrato che il danno ossidativo causato dai ROS può avere un impatto sul potenziale riproduttivo, diminuendo la qualità dei follicoli ovarici e degli ovociti, e che gli antiossidanti possono prevenire il danno ossidativo e ritardare l’invecchiamento degli ovociti.

In definitiva, sono molteplici i meccanismi che contribuiscono al declino della qualità degli ovociti che si osserva con l’invecchiamento. Questi cambiamenti non solo influenzano la qualità dello sviluppo dell’embrione prima e dopo l’impianto, ma anche la successiva vita extrauterina.

Influenze Ambientali e Stile di Vita

Sebbene l'aneuploidia sia principalmente una condizione genetica, alcuni fattori ambientali e infezioni durante la gravidanza possono aumentare il rischio di anomalie cromosomiche. Ad esempio, infezioni materne come la rosolia o il citomegalovirus (CMV) possono potenzialmente portare ad aneuploidia nel feto in via di sviluppo. Inoltre, alcune scelte di vita e abitudini alimentari possono influenzare il rischio di aneuploidia. L'obesità materna, il fumo e il consumo eccessivo di alcol durante la gravidanza sono stati associati a un aumento del rischio di anomalie cromosomiche.

Predisposizioni Genetiche e Ricorrenza Familiare

Predisposizioni genetiche, come una storia familiare di anomalie cromosomiche, possono aumentare la probabilità di aneuploidia. Nella maggior parte dei casi, le aneuploidie originano da una nuova mutazione e perciò non sono presenti nel corredo cromosomico dei genitori. Tuttavia, "può verificarsi occasionalmente la ricorrenza dell’aneuploidia nella famiglia”, evidenzia il dottor Dallapiccola. “Di solito ciò dipende dalla presenza di una traslocazione bilanciata in uno dei genitori, cioè una anomalia cromosomica strutturale che non comporta perdita o eccesso di materiale genetico, o più raramente dalla presenza dell’aneuploidia in mosaico in uno dei genitori." Le aneuploidie cromosomiche possono essere omogenee, cioè tutte le cellule dell’organismo ne sono affette, oppure l’anomalia può interessare solo una parte delle cellule, una condizione nota come mosaicismo.

Le Conseguenze dell'Aneuploidia: Impatto sulla Gravidanza e sulla Salute Individuale

L'aneuploidia ha implicazioni significative per la salute, lo sviluppo e il benessere generale di un individuo. Può causare diversi problemi di salute, tra cui ritardi nello sviluppo, anomalie fisiche e un aumento del rischio di alcune malattie.

Destino dell'Embrione Aneuploide: Mancato Impianto, Aborto Spontaneo e Nascita

Il DNA dei cromosomi può riarrangiarsi, alcuni pezzi possono essere persi, altri ricombinati o addirittura è possibile che interi cromosomi siano sovrannumerari o mancanti. Se uno dei gameti che partecipa nel processo di fecondazione avesse una o più aneuploidie, l’embrione risultante risulterebbe affetto da tale anomalia. L'eccesso o il difetto di materiale genetico comporta uno sbilanciamento grossolano del genoma spesso incompatibile con la sopravvivenza dell’embrione, per cui la gravidanza è a rischio di aborto spontaneo. Purtroppo, molti embrioni con più o meno cromosomi non sopravvivono, portando a un fallimento di impianto o a un aborto spontaneo. Circa l’85% degli embrioni che presentano anormalità cromosomiche non si sviluppano fino al termine, e la gravidanza non si verifica, o se lo fa, finisce nel primo semestre con un aborto spontaneo.

Il più delle volte l’aneuploidia porta a un mancato impianto/sviluppo dell’embrione dopo il transfer, ma alcune volte può risultare in aborti spontanei o, più raramente, in nati con anomalie cromosomiche. Questo dipende principalmente da quanti e quali cromosomi sono coinvolti. Sebbene una piccola percentuale di questi embrioni possa avere la capacità di impiantarsi, è comune che portino a una perdita gestazionale. In alcuni casi, l’embrione aneuploide potrebbe comunque annidare. In questa situazione, è probabile che si verifichi un aborto clinico precoce se la proporzione del materiale genetico presente nell’embrione fosse alterata. Un cromosoma in più o uno in meno determina anomalie fisiche dell’embrione che spesso provocano l’interruzione spontanea della gravidanza.

Esempi di Aneuploidie Compatibili con la Vita

Alcune aneuploidie sono compatibili con la progressione della gravidanza e con la sopravvivenza del bambino dopo la nascita. “Si manifestano con difetti congeniti e anomalie dello sviluppo variabili. I casi che giungono a termine di gravidanza sono comunque i rari sopravvissuti a una forte selezione prenatale." La prognosi per gli individui con aneuploidia varia notevolmente a seconda del tipo specifico di aneuploidia e dei problemi di salute associati. I sintomi dell'aneuploidia possono variare notevolmente a seconda del tipo specifico di anomalia cromosomica. Sebbene alcuni individui affetti da aneuploidia possano non presentare sintomi evidenti, alcuni segnali d'allarme possono indicare la necessità di cure mediche immediate. Le complicazioni a breve termine possono includere problemi di salute immediati, come difficoltà di alimentazione nei neonati o ritardi nello sviluppo nei bambini piccoli.

I tipi più comuni di aneuploidia includono la sindrome di Down (trisomia 21), la sindrome di Turner (monosomia X) e la sindrome di Klinefelter (XXY). Le più comuni aneuploidie compatibili con la vita postnatale sono quelle associate alla sindrome di Down, alla sindrome di Edwards, a quella di Patau e anomalie a carico dei cromosomi sessuali.

Aneuploidie Autosomiche

Le aneuploidie autosomiche più note e compatibili con la vita postnatale riguardano le coppie cromosomiche dalla 13 alla 22. Queste includono:

  • Sindrome di Down (Trisomia 21): Caratterizzata dalla presenza di una copia extra del cromosoma 21 (cariotipo 47, XY, +21 per un maschio affetto). È associata a un ritardo intellettivo e possibili malformazioni fisiche. Nel caso della Sindrome di Down, la speranza di vita è di circa 50-60 anni.
  • Sindrome di Patau (Trisomia 13): Causata da una copia extra del cromosoma 13. È una condizione grave associata a difetti congeniti multipli e prognosi spesso infausta.
  • Sindrome di Edwards (Trisomia 18): Causata da una copia extra del cromosoma 18. Anche questa è una condizione severa con gravi anomalie e aspettativa di vita limitata.

Cariotipo di Sindrome di Down

Aneuploidie dei Cromosomi Sessuali

Le aneuploidie dei cromosomi sessuali comportano quadri clinici spesso più sfumati che in molti casi si sovrappongono alla normalità. Queste includono:

  • Sindrome di Turner (45, X0): Causata dalla perdita di un cromosoma X. Il soggetto, femmina, presenta cariotipo 45,X, manca quindi all’appello una X. È associata a bassa statura, problemi cardiaci e infertilità.
  • Sindrome di Klinefelter (47, XXY): Causata da un cromosoma X in più. Il cariotipo XXY si associa a ipogonadismo, problemi di sviluppo e fertilità ridotta.
  • Sindrome Tripla X (47, XXX): Causata da un cromosoma X in più. Le femmine affette presentano spesso sintomi lievi o assenti.
  • Sindrome di Jacob (47, XYY): Causata da un cromosoma Y in più. I maschi affetti possono avere statura superiore alla media, ma spesso senza sintomi clinici evidenti.

Diagnosi e Gestione dell'Aneuploidia: Dalla Valutazione Clinica alle Tecniche Avanzate

La diagnosi e la gestione dell'aneuploidia sono processi complessi che richiedono un approccio multidisciplinare, dalla valutazione clinica iniziale alle tecniche genetiche più sofisticate.

Approcci Diagnostici Prenatali: Cariotipo, Amniocentesi e Villocentesi

La diagnosi di aneuploidia inizia in genere con una valutazione clinica approfondita, che include un'anamnesi dettagliata del paziente e un esame obiettivo. Il cariotipo è un esame di laboratorio che esamina il numero e la struttura dei cromosomi in un campione di sangue o tessuto. Questo è lo strumento diagnostico definitivo per l'aneuploidia.

Un'anomalia del numero di cromosomi di un embrione può essere diagnosticata in epoca prenatale con l’amniocentesi o la villocentesi. L'amniocentesi prevede il prelievo di liquido amniotico, mentre la villocentesi il prelievo di villi coriali. Entrambe sono procedure invasive che comportano un piccolo rischio di complicanze.

Lo Screening non Invasivo Prenatale (NIPT)

Negli ultimi anni, le tecniche invasive sono state largamente soppiantate dalle analisi di screening effettuate sul DNA fetale presente nel circolo materno già nel primo trimestre di gravidanza. In combinazione con lo screening ecografico della translucenza nucale, queste analisi consentono di effettuare predizioni altamente accurate del rischio delle principali aneuploidie autosomiche (trisomie 21, 18 e 13) e dei cromosomi sessuali. Il NIPT, o test del DNA fetale, è un esame non invasivo che offre un'ottima sensibilità e specificità per lo screening di queste condizioni.

La Diagnosi Genetica Preimpianto (PGT-A/PGS): Un'Opzione Cruciale nella Procreazione Assistita

L’aneuploidia non si può prevenire, ma è possibile evitare il trasferimento di embrioni aneuploidi. Nel contesto dei trattamenti di riproduzione assistita (TRA), come la fecondazione in vitro (FIV), è possibile effettuare una Diagnosi Genetica Preimpianto per Aneuploidie (PGT-A). Questa tecnica è fondamentale per le coppie che si sottopongono a tali trattamenti.

Obiettivi e Principi della PGT-A

La denominazione diagnosi genetica preimpianto raccoglie un gruppo di tecniche basate sull’analisi di alcune cellule della blastocisti per valutare l’assetto cromosomico dell’embrione, al fine di aumentare le probabilità di gravidanza per transfer e ridurre le probabilità di aborto (PGT-A o PGT-SR) o per rilevare la presenza di mutazioni genetiche causa di gravi malattie ereditarie (PGT-M).

La PGT-A viene utilizzata per escludere dal trasferimento embrioni incapaci di impiantarsi o di svilupparsi a causa di un corredo cromosomico anomalo. Questi embrioni costituiscono in media il 35% degli embrioni generati da una donna di 35 anni e aumentano progressivamente con l’età materna fino ad arrivare a circa l’85% in una donna di 44 anni.

La PGT-A o PGS si basa sul principio che una certa percentuale degli embrioni ai primi stadi dello sviluppo porta con sé un numero anomalo di cromosomi; questo tipo di corredo cromosomico viene definito aneuploide. La percentuale di embrioni affetti da aneuploidie dipende principalmente dall’età della partner femminile. Con l’avanzare dell’età materna, la PGT-A rappresenta dunque una risorsa sempre più importante per aumentare le chance di impianto per transfer e ridurre il rischio di aborto spontaneo.

Considerato che il patrimonio genetico degli embrioni non è altro che la somma dei cromosomi contenuti nei gameti che li originano, se l’ovocita o lo spermatozoo che originano l’embrione possiedono delle anomalie, anche l’embrione conterrà queste anomalie. Per ragioni biologiche e a meno di particolari quadri patologici, gli spermatozoi tendono a essere meno soggetti ad aneuploidie e, conseguentemente, l’origine delle aneuploidie nell’embrione è prevalentemente materna.

La Procedura di Biopsia Embrionaria: Fasi e Sicurezza

La PGT-A o PGS viene eseguita prelevando 5-8 cellule dall’embrione allo stadio di blastocisti. In questa fase, l’embrione è formato da due popolazioni di cellule distinte: il trofoectoderma (o trofoblasto) e la massa cellulare interna. Mentre quest’ultima è costituita da un insieme di cellule poste internamente all’embrione che andranno a formare il feto, il trofoblasto è formato dalle cellule che si differenzieranno negli annessi embrionali (es. la placenta) e si trovano aderenti all’interno della zona pellucida. Sono proprio le cellule del trofoblasto ad essere prelevate per l’analisi. Considerato che queste cellule in futuro andranno a formare i villi coriali, si può pensare alla biopsia del trofoectoderma come una sorta di villocentesi precoce.

Per poter prelevare le cellule del trofoectoderma, si effettua una biopsia utilizzando un laser ad altissima precisione e un micromanipolatore. La procedura consiste nel forare con il laser la zona pellucida che circonda l’embrione e con una micropipetta si aspirano delle cellule dal trofoblasto della blastocisti. Queste vengono poi separate dal resto dell’embrione con il laser e poste in una provetta apposita per la successiva analisi. L’embrione viene quindi vitrificato.

Procedura di biopsia della blastocisti per PGT-A

Nelle prime forme di biopsia embrionaria, venivano prelevate una o due cellule dell’embrione allo stadio di clivaggio, ovvero dopo 3 giorni dall’inseminazione. A questo stadio, un embrione dallo sviluppo definito regolare è formato da 8 cellule. Diversi studi hanno evidenziato che la biopsia in terza giornata può essere dannosa all’embrione e dunque ad oggi questa forma di biopsia è limitata a poche realtà cliniche. Più recentemente, è stata introdotta la biopsia embrionaria in quinta giornata, allo stadio di blastocisti, quando l’embrione è formato da 100-300 cellule organizzate già in due popolazioni cellulari. Diversi studi hanno concluso che la rimozione di 5-8 cellule del trofoblasto a questo stadio è una procedura sicura, che non ha impatto sul potenziale di sviluppo dell’embrione. Di conseguenza, questo è il tipo di biopsia embrionaria oggi praticato in molti centri specializzati.

Analisi dei Risultati e Implicazioni Cliniche

Le cellule biopsiate sono analizzate mediante Next Generation Sequencing (NGS) per valutare l’assetto cromosomico degli embrioni. Si tratta di una procedura complessa in grado di analizzare con accuratezza i cromosomi degli embrioni anche a partire da un campione ridotto come 5-8 cellule. I risultati dell’analisi vengono forniti in circa 2 settimane e definiscono lo stato di ploidia degli embrioni: per ogni embrione viene espresso il corredo cromosomico come euploide o aneuploide e in quest’ultimo caso viene specificato il tipo di anomalia, specificando i cromosomi coinvolti. I risultati vengono quindi illustrati alla coppia e discussi per delineare il percorso clinico successivo.

Vantaggi e Limiti della PGT-A

I vantaggi della PGT-A sono considerevoli. Gli embrioni definiti euploidi (ovvero con un corretto numero di cromosomi) hanno una maggior probabilità sia di impianto, che di risultare in una gravidanza a termine. Il principale vantaggio di trasferire un embrione euploide è dato dal fatto che la probabilità di gravidanza per transfer eseguito diventa indipendente dall’età materna ed è compresa tra il 50 e il 60%. Allo stesso modo, trasferire un embrione euploide consente di abbassare le probabilità di aborto spontaneo dipendente dall’età, a circa il 10%.

Vantaggi della PGT-A: probabilità di gravidanza e aborto spontaneo

La PGT-A non aumenta le probabilità di gravidanza per prelievo ovocitario, ma per transfer eseguito. È importante sottolineare che la PGT-A non consente di migliorare gli embrioni, ma solo di deselezionare quelli privi di potenziale di sviluppo. È possibile che tutti gli embrioni siano aneuploidi, soprattutto in casi di età materna avanzata. Un mancato transfer perché non ci sono embrioni euploidi può essere difficile da accettare inizialmente, ma è importante ricordare che l’alternativa, ovvero la mancata conoscenza del corredo cromosomico degli embrioni, avrebbe portato a uno o più transfer con esito negativo, aumento dello stress e allungamento dei tempi necessari all’ottenimento della gravidanza.

Embrioni Mosaico: Una Specificità da Considerare

Oltre ai risultati di embrioni euploidi o aneuploidi, esiste un altro tipo di risultato che può essere ottenuto dalla PGT-A, ovvero il mosaicismo embrionale. Ciò significa che nell'embrione sono presenti due tipi di cellule, alcune con anomalie e altre cromosomicamente "normali". Il mosaicismo può verificarsi in qualsiasi tipo di cellula del corpo (somatica o germinale) e si verifica a causa di errori nella divisione cellulare. Gli embrioni mosaico contengono una miscela di cellule cromosomicamente normali (euploidi) e altre anormali (aneuploidi). In generale, non sono gli embrioni scelti per il trasferimento, ma è possibile optare per il loro trasferimento se non ci sono embrioni euploidi disponibili, previa attenta valutazione e consulenza.

Chi può Beneficiare della PGT-A/PGS?

Per i vantaggi visti sopra, tutti i pazienti possono considerare la PGT-A per aumentare le chance di gravidanza a termine per transfer eseguito. La Società Italiana di Genetica Umana (SIGU) in particolare evidenzia alcuni gruppi di pazienti che possono beneficiare di questa tecnica:

  • Età materna avanzata: ovvero se la partner femminile ha una età maggiore di 35 anni, considerata la correlazione tra aumento dell’età materna e incidenza delle aneuploidie.
  • Ripetuti fallimenti di impianto: definito quando siano stati effettuati più di 3 cicli con transfer di embrioni di buona qualità (o trasferiti in totale più di 10 embrioni) senza gravidanza clinica.
  • Ripetuti aborti spontanei (più di 3) nel primo trimestre. In casi selezionati dal clinico in base a diversi fattori come età e riserva ovarica.
  • Fattore maschile grave che richiede prelievo di spermatozoi per via chirurgica.

Queste opzioni terapeutiche si concentrano sulla gestione dei sintomi e sul miglioramento della qualità della vita, anche se non esiste una cura per l'aneuploidia stessa. In questo contesto, la consulenza genetica è consigliata alle famiglie con una storia di aneuploidia o per chiunque voglia comprendere meglio i rischi e le possibilità di gestione.

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