Dormi, dormi caro dolce bimbo: L'arte della ninnananna in Franz Schubert e le risonanze della musica russa

La musica occidentale ha sempre cercato nel concetto di "ninnananna" un rifugio metafisico, un momento in cui la melodia si fa culla e il ritmo si trasforma nel dondolio di un'esistenza che si placa. Sebbene il tema possa sembrare limitato a un ambito infantile o domestico, la storia della composizione ci insegna che, attraverso l'opera di giganti come Franz Schubert, la forma del canto di sonno diventa uno strumento di indagine esistenziale profonda, capace di sfiorare il confine tra la vita, il sogno e l'eterno riposo. In questo contesto, l'analisi del lied schubertiano si intreccia, per contrappunto storico e formale, con l'evoluzione del sinfonismo russo, dove il tema della memoria e della ninna nanna assume connotazioni di solenne narrazione epica.

rappresentazione artistica di un ruscello che scorre dolcemente in un bosco notturno, evocando un senso di pace eterna

Il Lied come epilogo dell'anima: Des Baches Wiegenlied

“Des Baches Wiegenlied” è il lied n. 20 del ciclo Die schöne Müllerin D 795 (1823) di Franz Schubert, su testo di Wilhelm Müller. È il ruscello stesso a cantare al giovane mugnaio sfinito un canto di sonno e di morte: immagini di consolazione (luna, rose, angeli) velano lo sguardo - il mondo diventa vasto e silenzioso. Ciclo: Die schöne Müllerin D 795, n. 20. Durata: ca. 6 minuti. Dopo il dialogo consolatorio di “Der Müller und der Bach” (n. 19), il ruscello chiude il ciclo con un epilogo di ninnananna: tiene lontani i disturbi (corno di caccia, fiori, fanciulla), copre gli occhi e apre lo sguardo verso l’immensità.

Il gesto musicale è calmo, raccolto, cullante - senza sentimentalismo, senza grande enfasi. Le strofe sviluppano una discreta forza d’attrazione; l’apertura finale (« il cielo… com’è vasto! ») trasfigura il dolore. La nota superiore, ripetuta e tenuta (« nota-copertura »), si posa sulla melodia interiore come una coltre - il dondolio nasce da piccole onde sotto una superficie quieta. Impianto strofico in mi maggiore con coloriture interne legate al testo: i disturbi (corno di caccia / fiori / fanciulla) provocano lievi oscuramenti, che il ruscello subito ricopre. Il soggetto si immerge nell’acqua, che ora non lo conduce più, ma lo avvolge e lo custodisce. Dolore, stanchezza e dissolvimento si fondono l’uno nell’altro.

La poetica del ruscello: un ritorno al focolare

La poesia “Des Baches Wiegenlied” di Wilhelm Müller costituisce la conclusione del ciclo Die schöne Müllerin. Ora il ruscello prende interamente la parola. Si rivolge al giovane mugnaio come a un bambino e lo culla nella morte. Il ruscello parla con dolcezza e tenerezza. Il mugnaio non è più un errante, ma “a casa”. La morte appare come ritorno al focolare. L’acqua diventa letto, spazio protettivo. Il mugnaio viene chiamato “fanciullo” - è del tutto sollevato da responsabilità e sofferenza.

Il corno di caccia - segno del rivale - non deve turbare il sonno. Persino i piccoli fiori azzurri, un tempo simboli del desiderio, vengono tenuti lontani. La mugnaia viene ora esplicitamente esclusa. Nemmeno la sua ombra deve toccare il dormiente. Gioia e dolore si addormentano allo stesso modo. La morte non è punizione, ma equilibrio. Formalmente, la poesia è costruita come una ninnananna: ripetizioni, miti imperativi e immagini fluide creano una pace ipnotica. “Des Baches Wiegenlied” porta a compimento la logica interiore di Die schöne Müllerin. All’interno del ciclo, questo lied costituisce la chiusura definitiva. Schubert mette in musica questa poesia con una delle melodie più semplici e insieme più toccanti del repertorio liederistico.

partitura manoscritta del lied schubertiano, evidenziando le indicazioni di tempo e le dinamiche di riposo

Sincronie e divergenze: lo sguardo verso la Russia musicale

Mentre in Austria Schubert codificava il silenzio e il riposo in una forma lirica essenziale, il mondo della composizione russa - rappresentato magistralmente da figure come Nikolaj Andreevič Rimskij-Korsakov e Aleksandr Borodin - elaborava una concezione del suono che spesso integrava il folklore e la ninnananna in strutture sinfoniche monumentali. È interessante notare come l'approccio alla forma, sebbene distante geograficamente, condivida una ricerca di "completezza" strutturale.

La produzione di Rimskij-Korsakov, ad esempio, riflette un impegno enciclopedico, dalla sua "Sinfonia n. 1" fino alla celebre "Antar", suite sinfonica che ha attraversato revisioni multiple (1868, 1875, 1897, 1903), dimostrando come la materia sonora sia, per questi compositori, un organismo vivente in costante mutamento, proprio come l'acqua del ruscello schubertiano che muta il suo corso ma mantiene la sua essenza consolatoria. Mentre Schubert cerca il riposo nella chiusura del ciclo, i russi cercavano spesso l'apertura verso l'orchestrazione totale.

Dalla ninnananna alla sinfonia: complessità compositive

Nella musica russa del XIX secolo, la ninnananna non è sempre una ninna nanna domestica; talvolta si trasforma in un elemento descrittivo potente all'interno di opere complesse come "Il principe Igor'" di Aleksandr Borodin (1879-88), dove la revisione del Prologo e della prima scena dell'atto I suggerisce una cura per il dettaglio che richiama la precisione con cui Schubert posizionava le sue "note-copertura".

Non mancano esperimenti più intimi: le "Variazioni su un tema russo" (1899), che coinvolsero compositori come Borodin, Kjui, Ljadov e Rimskij-Korsakov, mostrano come il tema popolare fosse il "fanciullo" da cullare attraverso il gioco della variazione. La parte per pianoforte della n. 2 fu scritta da Milij Balakirev; ogni autore aggiungeva una sfumatura, un "velo" di suono, quasi come se volessero proteggere il tema originale dalle intemperie del tempo, proprio come il ruscello di Schubert protegge il mugnaio dai rumori del mondo esterno.

schema concettuale che mette in relazione la struttura circolare del lied di Schubert con le variazioni tematiche della musica russa

Analisi comparata delle strutture compositive

Per comprendere la portata di queste scelte, occorre guardare ai meccanismi tecnici. La "nota-copertura" in Schubert, che avvolge il dolore nel silenzio, trova una corrispondenza logica nell'uso delle armonie corali di Rimskij-Korsakov. Nelle sue opere sacre, registrate meticolosamente nella raccolta "The Complete Sacred Choral Works", il trattamento della voce mira a una trascendenza simile a quella del mugnaio che si addormenta.

La capacità di Schubert di "avvolgere ogni dolore nel silenzio" tramite una melodia semplice è un'abilità che richiede un controllo magistrale della forma:

  1. Punto di partenza: Un tema semplice, quasi infantile.
  2. Sviluppo: Introduzione di elementi di disturbo (il corno, i fiori).
  3. Risoluzione: L'integrazione del disturbo nel flusso continuo (l'acqua, il dormiente).

Al contrario, compositori come Rimskij-Korsakov e Borodin operano per accumulazione. Si pensi all'Allegro per quartetto d'archi in si bemolle maggiore (1899) o alle varie edizioni della Sinfonia n. 1, dove il tema non viene "risolto" in una ninnananna, ma espanso fino a diventare un'architettura sonora. Eppure, il desiderio sottostante rimane identico: creare uno spazio protettivo, che sia il grembo dell'acqua per Schubert o la struttura russa che racchiude la storia e la mitologia nazionale.

ANALISI ARMONICA: La lacrimosa di Mozart

L'universalità del linguaggio musicale: oltre il confine del genere

Se analizziamo le composizioni, notiamo che le domande frequenti su Schubert e il suo approccio alla ninnananna ruotano spesso attorno alla capacità di "non essere sentimentale". La modernità di "Des Baches Wiegenlied" risiede proprio nel suo distacco, nella capacità di osservare la fine della vita come un processo naturale. In questo, la musica di Schubert non si rivolge solo allo studente di quinta elementare - che può percepire il dondolio - ma anche al professionista, che riconosce la complessità della scrittura contrappuntistica e la raffinatezza della modulazione.

La stessa universalità si trova nelle opere di Rimskij-Korsakov o nei lavori corali russi. Quando la voce si eleva nel "Полное собрание сочинений" (Raccolta completa delle opere), si cerca lo stesso contatto con l'infinito. La differenza risiede nel medium: la solitudine del Lied contro la coralità della sinfonia. Tuttavia, il risultato emotivo - quella sensazione di essere "a casa" - è il medesimo. L'acqua, il vento, il tema russo, il coro: tutti diventano, nel momento della performance, il luogo in cui il dolore e la gioia si addormentano allo stesso modo, trovando un equilibrio che prescinde dal tempo e dallo spazio.

La memoria sonora come custode

Nella costruzione di un discorso sulla musica di Schubert e sulla tradizione sinfonica russa, emerge una lezione fondamentale: la musica non serve solo a intrattenere, ma a dare forma al silenzio. La "ninnananna" è, in ultima analisi, il tentativo umano di dominare l'angoscia della fine, trasformandola in una melodia che non finisce, ma si sposta in un altro stato, esattamente come accade nel ciclo di Müller.

I compositori russi, con il loro instancabile lavoro di revisione - dalle tre versioni di Antar fino al certosino lavoro sul quartetto d'archi - testimoniano la stessa ossessione schubertiana per la perfezione della forma. Ogni revisione è un tentativo di "cullare" meglio il tema, di renderlo più puro, più vicino a quella verità che solo la musica, nel suo farsi e disfarsi, sa toccare. Il mugnaio che si addormenta nel ruscello e il tema russo che si trasforma in sinfonia sono due volti della medesima medaglia: la musica come luogo in cui l'io si perde per ritrovarsi in una pace, finalmente, vasta.

tags: #dormi #dormi #caro #dolce #bimbo #ninna