Guida arretrati maternità INPS come fare domanda e requisiti

Il congedo parentale rappresenta un diritto fondamentale per i genitori lavoratori che desiderano dedicare tempo alla cura dei propri figli nei primi anni di vita. La domanda INPS per il congedo parentale è oggi completamente telematica e richiede la conoscenza di requisiti, tempistiche e percentuali di indennità per essere gestita correttamente. Allo stesso modo, il sistema previdenziale italiano offre tutele importanti per la maternità e la paternità, garantendo un sostegno economico durante i periodi di astensione dal lavoro. Questa guida completa analizza come presentare la domanda di congedo parentale e di maternità, quali sono i requisiti, la durata massima, le percentuali di indennità spettanti e le procedure per l'ottenimento dei pagamenti, comprese le casistiche di maternità anticipata e flessibile. Che tu sia madre lavoratrice dipendente, padre, genitore autonomo o genitore single, capire il funzionamento dei congedi INPS ti permette di pianificare al meglio il periodo di assenza dal lavoro senza rinunciare al sostegno economico previsto dalla legge.

Cos’è il Congedo Parentale e a Chi Spetta

Il congedo parentale è un periodo di astensione facoltativa dal lavoro riconosciuto dalla legge italiana ai genitori lavoratori per prendersi cura dei figli durante i primi anni di vita. A differenza del congedo di maternità obbligatorio, che dura 5 mesi per la madre, e del congedo di paternità obbligatorio, della durata di 10 giorni per il padre, il congedo parentale è facoltativo ma offre una indennità economica INPS calcolata sulla retribuzione. Questo congedo può essere utilizzato fino ai 12 anni di età del bambino, con modalità e indennità variabili in base all’età del figlio e ai mesi fruiti.

Hanno diritto al congedo parentale:

  • Madri lavoratrici dipendenti (settore pubblico e privato)
  • Padri lavoratori dipendenti
  • Genitori con contratti di lavoro subordinato (anche a tempo determinato)
  • Lavoratrici e lavoratori autonomi (con requisiti contributivi specifici)
  • Genitori adottivi o affidatari
  • Genitori single (con diritto cumulativo)

Famiglia con bambini

Durata del Congedo Parentale 2026

La durata massima del congedo parentale varia in base al numero di genitori e alla loro situazione lavorativa. La durata può essere fruita fino ai 12 anni di età del bambino, ma l’indennità economica INPS è riconosciuta solo per determinati periodi.

La madre lavoratrice dipendente ha diritto a un massimo di 6 mesi di congedo parentale, fruibili anche in modalità frazionata (giorni, settimane, mesi). Questo periodo è individuale e non trasferibile al padre. Il padre lavoratore dipendente ha diritto a un massimo di 6 mesi di congedo parentale. Se il padre fruisce di almeno 3 mesi di congedo, il limite individuale sale a 7 mesi complessivi.

La durata massima complessiva di congedo parentale per entrambi i genitori (madre + padre) è pari a 10 mesi, che possono diventare 11 mesi se il padre fruisce di almeno 3 mesi continuativi o frazionati. Il genitore unico ha diritto a 10 mesi, che possono diventare 11 mesi in casi specifici di fruizione di almeno 3 mesi continuativi.

Di seguito un riepilogo:

GenitoreDurata massima individualeNote
Madre dipendente6 mesiNon trasferibili al padre
Padre dipendente6 mesi (7 se ne usa almeno 3)Incremento a 7 mesi se fruisce di 3+ mesi
Genitore unico10 mesi (11 in casi specifici)Cumulo madre + padre
Limite coppia10-11 mesi totaliEntrambi i genitori insieme

Indennità INPS per il Congedo Parentale: Percentuali e Calcolo

L’indennità di congedo parentale INPS è una prestazione economica erogata mensilmente dall’INPS ai genitori che si assentano dal lavoro. Le percentuali di indennità variano in base all’età del bambino e ai mesi di congedo fruiti.

Per il 2026, l’INPS riconosce un’indennità pari all’80% della retribuzione media giornaliera per:

  • Il primo mese di congedo parentale di ciascun genitore (entro i 6 anni del bambino).
  • Il secondo mese di congedo parentale di ciascun genitore (entro i 6 anni del bambino).
  • Il terzo mese di congedo parentale complessivo della coppia (anche se fruito da un solo genitore, entro i 6 anni del bambino).

Ad esempio, se Maria e Giovanni sono genitori di un bambino di 2 anni e Maria fruisce di 2 mesi di congedo parentale, riceverà l’80% della retribuzione per entrambi i mesi. Se Giovanni successivamente fruisce di 1 mese, riceverà l’80%. In questo caso, il totale dei 3 mesi indennizzati all’80% è esaurito.

Dopo aver esaurito i 3 mesi indennizzati all’80%, l’INPS eroga un’indennità pari al 30% della retribuzione media per il congedo fruito fino al compimento dei 6 anni di età del bambino, senza limiti di reddito. Tra i 6 e gli 8 anni di età, l’indennità del 30% è riconosciuta solo se il reddito individuale del genitore richiedente è inferiore a 2,5 volte l’importo annuo del trattamento minimo di pensione (circa 15.300 euro lordi annui nel 2026). Dal compimento degli 8 anni fino ai 12 anni del bambino, il congedo parentale può essere fruito ma senza indennità economica. Il genitore ha comunque diritto alla conservazione del posto di lavoro e al computo dell’anzianità di servizio.

Il seguente schema riassume le condizioni di indennità:

PeriodoIndennità INPSCondizioni
Primi 3 mesi complessivi (0-6 anni)80% della retribuzionePrimo e secondo mese per genitore + terzo mese complessivo
Dal 4° mese in poi (0-6 anni)30% della retribuzioneSenza limiti di reddito
Tra 6 e 8 anni30% della retribuzioneSolo se reddito < 2,5 volte pensione minima
Tra 8 e 12 anniNessuna indennitàSolo conservazione posto di lavoro

L’indennità di congedo parentale viene calcolata sulla base della retribuzione media giornaliera percepita nel mese precedente l’inizio del congedo. La formula è: Indennità giornaliera = (Retribuzione mensile lorda / Giorni retribuiti) × Percentuale (80% o 30%). Per esempio, con una retribuzione mensile lorda di 1.800 euro e 22 giorni lavorativi nel mese, la retribuzione media giornaliera è di 81,82 euro. L’indennità giornaliera all’80% sarebbe 65,46 euro al giorno, corrispondenti a 1.440 euro lordi per un mese di 22 giorni. L’INPS eroga l’indennità mensilmente, generalmente entro il 15 del mese successivo a quello di fruizione del congedo.

Requisiti per Richiedere il Congedo Parentale INPS

Per accedere al congedo parentale e all’indennità INPS, è necessario soddisfare determinati requisiti contributivi e lavorativi.

Per i lavoratori dipendenti, i requisiti includono un rapporto di lavoro attivo al momento della domanda di congedo parentale e l'iscrizione all'INPS come lavoratore dipendente (gestione privata o pubblica). Non è richiesto un periodo minimo di contribuzione per i lavoratori dipendenti, e il congedo deve essere fruito entro i 12 anni di età del bambino.

I lavoratori autonomi (commercianti, artigiani, coltivatori diretti, coloni, mezzadri) hanno diritto al congedo parentale con requisiti più stringenti: devono avere almeno 3 mesi di contribuzione nei 12 mesi precedenti l’inizio del congedo e l'iscrizione alla gestione INPS per autonomi. Per loro, il congedo è fruibile solo nei primi 3 anni di vita del bambino (non fino a 12 anni) e l’indennità è pari al 30% del reddito (non all’80% come i dipendenti).

I genitori adottivi o affidatari hanno diritto al congedo parentale con le seguenti specificità: il congedo è fruibile entro 12 anni dall’ingresso del minore in famiglia, con un limite di età massimo del minore di 18 anni, e si applicano gli stessi limiti di durata e indennità dei genitori biologici.

È importante notare che il congedo parentale non può essere fruito contemporaneamente da entrambi i genitori per lo stesso figlio nello stesso periodo.

Documenti per la domanda INPS

Come Fare Domanda di Congedo Parentale INPS: Procedura Passo-Passo

La domanda di congedo parentale deve essere presentata esclusivamente online tramite il portale INPS.

Step 1: Accedere al Portale INPSAccedi al sito ufficiale www.inps.it utilizzando una delle seguenti credenziali: SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale), CIE (Carta d’Identità Elettronica) o CNS (Carta Nazionale dei Servizi). Se non hai ancora SPID, puoi richiederlo gratuitamente presso uno dei provider autorizzati (Poste Italiane, Aruba, Infocert, ecc.).

Step 2: Cerca il Servizio “Domanda Congedo Parentale”Una volta autenticato, digita nella barra di ricerca del portale INPS: “Domanda congedo parentale lavoratori dipendenti, autonomi, gestione separata” oppure naviga tramite il menu: Prestazioni e servizi → Maternità e congedo parentale → Domanda per congedo parentale.

Step 3: Compila la Domanda TelematicaIl sistema INPS ti guiderà nella compilazione del modulo online. I dati obbligatori da inserire sono: dati anagrafici del genitore richiedente (codice fiscale, residenza), dati del bambino (nome, cognome, codice fiscale, data di nascita), dati del datore di lavoro (ragione sociale, codice fiscale, indirizzo), periodo di congedo richiesto (data inizio, data fine o numero giorni), modalità di fruizione (continuativa, frazionata a ore, giorni, settimane) e IBAN per accredito indennità (conto corrente bancario o postale). È fondamentale verificare che l’IBAN inserito sia corretto per evitare ritardi nei pagamenti.

Step 4: Allega i Documenti RichiestiIn base alla tua situazione, potrebbe essere necessario allegare il certificato di nascita del bambino (se non ancora registrato dall’ospedale), documenti di adozione o affidamento (per genitori adottivi/affidatari) e autocertificazione redditi (per lavoratori autonomi o per indennità 6-8 anni). I documenti vanno caricati in formato PDF o JPG, con dimensione massima di 5 MB per file.

Step 5: Invia la Domanda e Ottieni la RicevutaDopo aver controllato tutti i dati inseriti, clicca su “Invia domanda”. Il sistema INPS genera automaticamente una ricevuta di protocollo con numero univoco. È importante conservare il numero di protocollo, poiché ti servirà per tracciare lo stato della domanda e per eventuali comunicazioni con l’INPS.

Step 6: Comunica al Datore di LavoroDopo aver presentato la domanda INPS, è obbligatorio informare il datore di lavoro dell’assenza programmata.

Documenti Necessari per la Domanda di Congedo Parentale

Per presentare la domanda di congedo parentale INPS sono necessari i seguenti documenti: documento d’identità valido del genitore richiedente, codice fiscale del genitore e del bambino, certificato di nascita (o autocertificazione se già registrato), dati del datore di lavoro (codice fiscale, ragione sociale, indirizzo sede) e IBAN del conto corrente per l’accredito dell’indennità.

La documentazione reddituale è richiesta solo per l'indennità tra 6 e 8 anni o per i lavoratori autonomi. Per i genitori adottivi o affidatari è necessaria la sentenza di adozione/affidamento.La documentazione integrativa per i lavoratori autonomi include la visura camerale (per artigiani e commercianti), l'autocertificazione dei versamenti contributivi degli ultimi 12 mesi e la dichiarazione dei redditi (modello Redditi o Unico). L’INPS può richiedere documentazione aggiuntiva in fase di istruttoria. In tal caso, il genitore riceve una comunicazione nella propria area personale MyINPS con l’elenco dei documenti mancanti e la scadenza per l’invio.

Tempi di Risposta INPS e Pagamento dell’Indennità

Dopo aver presentato la domanda di congedo parentale, l’INPS avvia l’istruttoria amministrativa che prevede la verifica dei requisiti contributivi e della documentazione allegata. I tempi medi di risposta sono generalmente di 15-30 giorni lavorativi per domande complete e senza anomalie, che possono estendersi a 45-60 giorni in caso di richiesta di documentazione integrativa. È possibile una segnalazione tramite CAF o Patronato per accelerare l’istruttoria in caso di domande urgenti. Lo stato della domanda può essere verificato in tempo reale accedendo al portale INPS con SPID, nella sezione “Fascicolo previdenziale del cittadino” → Domande.

L’indennità di congedo parentale viene erogata secondo due modalità. La più comune è l'anticipo da parte del datore di lavoro, il quale anticipa l’indennità in busta paga, e l’INPS rimborsa successivamente l’azienda tramite conguaglio contributivo. In questo caso, il genitore riceve l’indennità insieme allo stipendio mensile. In alternativa, se il datore non anticipa, il pagamento è diretto INPS. L’INPS accredita l’indennità sul conto corrente indicato dal genitore, generalmente entro il 15 del mese successivo al periodo di congedo fruito. Il primo pagamento diretto può richiedere 60-90 giorni dall’inizio del congedo. Ad esempio, se Luca fruisce di congedo parentale dal 1° al 30 marzo, con anticipo del datore riceverà l’indennità nella busta paga di marzo, mentre con pagamento diretto INPS l’accredito avverrà entro il 15 aprile. Il diritto all'indennità si prescrive entro un anno e decorre dal giorno successivo alla fine del congedo di maternità o paternità alternativo.

Congedo Parentale Frazionato e a Ore: Come Funziona

Una delle caratteristiche più flessibili del congedo parentale è la possibilità di fruirlo in modalità frazionata. Questo significa che non si è obbligati a utilizzare tutti i mesi consecutivamente, ma è possibile suddividere il congedo in giorni singoli (ad esempio, ogni venerdì), settimane (ad esempio, 1 settimana al mese) o mesi completi (ad esempio, 2 mesi consecutivi più 1 mese dopo 6 mesi). Dal 2013 è stato introdotto anche il congedo parentale a ore.

Il congedo parentale a ore consente al genitore di assentarsi dal lavoro solo per alcune ore della giornata lavorativa, invece dell’intera giornata. Questa modalità è regolata dai contratti collettivi nazionali di lavoro (CCNL) di categoria. Le regole principali prevedono che la modalità sia definita dal CCNL, non sia cumulabile nello stesso giorno con altre tipologie di permesso (come allattamento o L.104), e richieda una richiesta anticipata al datore di lavoro di almeno 5 giorni prima (salvo urgenze). L’indennità è proporzionale, calcolata dall’INPS in base alle ore fruite. Ad esempio, Chiara lavora 8 ore al giorno e decide di fruire di 2 ore di congedo parentale al giorno; l’INPS riconoscerà l’indennità per 2/8 della giornata lavorativa.

Per ogni periodo di congedo parentale frazionato è necessario presentare una nuova domanda INPS (o modificare quella esistente) e comunicare al datore di lavoro con almeno 5 giorni di preavviso (2 giorni per congedo a ore in alcuni CCNL). È fondamentale rispettare il limite massimo complessivo di mesi/giorni spettanti. Il frazionamento non comporta perdita di indennità, purché il congedo sia fruito entro i limiti di età del bambino previsti per l’indennizzazione (6 anni per l’80%, 8 anni per il 30%).

Congedo Parentale 2026: NOVITÀ e Come Fare Domanda INPS (Guida Completa)

Casi Particolari nel Congedo Parentale: Genitori Single, Adozione, Affidamento

Il congedo parentale prevede regole specifiche per situazioni familiari particolari. Un genitore solo (single, vedovo, separato con affidamento esclusivo, genitore non riconosciuto dall’altro) ha diritto a 10 mesi continuativi o frazionati di congedo parentale, che possono diventare 11 mesi se fruisce di almeno 3 mesi continuativi.

Per i genitori adottivi o affidatari, il congedo parentale è fruibile entro 12 anni dall'ingresso del minore in famiglia, e fino al compimento dei 18 anni di età del minore. Le regole di durata e indennità sono le stesse previste per i genitori biologici. In caso di adozione o affidamento preadottivo internazionale, il congedo spetta per cinque mesi a partire dall'ingresso in Italia del minore adottato o affidato.

Il Congedo di Maternità Obbligatorio e Flessibile

Il congedo di maternità è un periodo di astensione obbligatoria dal lavoro per tutte le donne in gravidanza, tutelato dagli artt. 16 e seguenti del D.Lgs. 151/2001. La tutela standard copre in totale 5 mesi di astensione dal lavoro. In via ordinaria, questo si traduce in 2 mesi prima della data presunta del parto (DPP) e 3 mesi dopo il parto. Il periodo di astensione lavorativa prima del parto può essere posticipato di un mese rispetto alla previsione ordinaria, in modo che il periodo successivo al parto abbia durata pari a quattro mesi. Questa è la cosiddetta flessibilità 1+4.

La normativa consente una flessibilità ancora maggiore, permettendo alla lavoratrice madre di optare per la fruizione di tutti i 5 mesi di congedo obbligatorio esclusivamente dopo l'evento del parto (o dopo la data presunta del parto). Questa opzione, nota come maternità "differita" 0+5, è stata introdotta a partire dal 2019. Per poter chiedere la flessibilità del congedo di maternità o il posticipo, è necessario produrre il certificato del medico specialista del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) o convenzionato, e il certificato del medico aziendale o dichiarazione del datore di lavoro, da cui risulta che non esiste l’obbligo di sorveglianza medica e che tale scelta non arrechi pregiudizio alla salute della gestante e del nascituro. Questa documentazione sanitaria deve essere acquisita dalla lavoratrice nel corso del 7° mese di gravidanza. La scelta di avvalersi di tale opzione deve essere effettuata nella domanda telematica di indennità di maternità. La flessibilità è interrotta su richiesta della lavoratrice oppure per effetto di un periodo di malattia della lavoratrice stessa, anche nel caso in cui la malattia non sia legata alla gravidanza.

Il computo del periodo ante-partum avviene a ritroso dai due mesi precedenti la data presunta del parto, escludendo dal calcolo il giorno della DPP stessa. Qualora il parto avvenga oltre la data presunta, l'astensione è obbligatoriamente estesa a tutto l'arco temporale che intercorre tra la data presunta e la data effettiva dell'evento. Il divieto di adibizione al lavoro prosegue per i tre mesi successivi alla data effettiva del parto. In caso di parto prematuro o precoce, i giorni di astensione non fruiti prima della nascita si cumulano obbligatoriamente al periodo post-partum. Se il neonato è ricoverato in una struttura, pubblica o privata, la madre può sospendere anche parzialmente il congedo successivo al parto e riprendere l'attività lavorativa, usufruendo del periodo di congedo residuo a partire dalle dimissioni del bambino.

Il congedo di maternità obbligatoria vale anche in caso di adozione o affidamento preadottivo, con regole specifiche di decorrenza. In caso di interruzione di gravidanza dopo 180 giorni dall'inizio della gestazione o di decesso del bambino alla nascita o durante il congedo di maternità, la lavoratrice può astenersi dal lavoro per l'intero periodo di congedo di maternità, tranne se rinuncia a tale facoltà.

Le lavoratrici non sono tenute a produrre il Certificato telematico di gravidanza, che viene trasmesso dal medico del Servizio Sanitario Nazionale o convenzionato. Durante tutto il periodo di congedo obbligatorio, matura anzianità di servizio e la lavoratrice godrà delle tutele di conservazione del posto.

Cronologia congedo di maternità

La Maternità Anticipata: Condizioni e Procedura

La maternità anticipata è un diritto fondamentale per tutte le donne lavoratrici, sia del settore pubblico che privato, ed è una misura prevista dal D.Lgs. 151/2001. Consente alle donne in gravidanza di astenersi dal lavoro in anticipo rispetto ai tempi previsti dal congedo obbligatorio, tutelando la salute della madre e del bambino in situazioni di rischio. Questa misura è prevista anche in caso di parto prematuro.

Ci possono essere due condizioni fondamentali perché la lavoratrice madre possa fare richiesta di maternità anticipata:

  1. Condizioni mediche avverse o complicazioni: Se ci sono problemi di tipo medico che mettono a rischio la salute della donna o del feto, la donna deve rivolgersi al proprio ginecologo per valutare le condizioni di salute e successivamente richiedere un certificato medico all'Azienda Sanitaria Locale (ASL).
  2. Condizioni di lavoro non idonee: In presenza di un ambiente o compito di lavoro faticoso, insalubre o pericoloso per la gravidanza (es. agenti chimici, sollevamento pesi, postura eretta prolungata), il datore di lavoro deve constatare l'incompatibilità della mansione. Nell’impossibilità di garantire una mansione alternativa non pregiudizievole, gli Uffici Territoriali dell’Ispettorato Nazionale Lavoro (ITL) si occupano della gestione del caso.

La lavoratrice madre deve immediatamente comunicare lo stato di gravidanza al suo datore di lavoro il quale ha l'obbligo di constatare la compatibilità della mansione lavorativa assegnata con le condizioni di salute della donna. Nell'impossibilità di garantire tale posizione, l'Ispettorato del Lavoro dispone la maternità anticipata per tutta la durata del periodo di gravidanza. Non si dà luogo a spostamento allorquando la mansione alternativa sia in concreto onerosa per la lavoratrice, costretta a recarsi al lavoro "per restare oziosa o rendere una prestazione lavorativa di minima utilità per il datore di lavoro". Resta fermo che l'eventuale spostamento a mansioni inferiori avviene a parità di retribuzione. La lavoratrice non può essere sanzionata, demansionata, licenziata, trasferita o sottoposta ad altra misura organizzativa avente effetti negativi.

A partire dal 2023, la maternità anticipata può essere richiesta anche dalle lavoratrici autonome grazie al D. Lgs. 105/2022. Con il messaggio n. 572 del 7 febbraio 2023, l'INPS ha comunicato che la maternità anticipata per lavoro a rischio è estesa a tutte le donne lavoratrici, incluse artigiane, commercianti, coltivatrici dirette o imprenditrici agricole, e impiegate nella pesca marittima. Tra i lavori considerati a rischio per la gravidanza ci sono attività che espongono alla silicosi e all’asbestosi, l'uso di scale o impalcature, la manovalanza faticosa o mansioni che costringono ad assumere posizioni affaticanti, l'utilizzo di macchinari mossi a pedale o scuotenti, ambienti a contatto con malattie infettive, sostanze tossiche o nocive, la mondatura del riso, e qualsiasi lavoro che si svolge a bordo di un veicolo in movimento come aerei, navi, treni, autobus.

Durante la maternità anticipata, la gestante non è soggetta a visita medica fiscale e può uscire liberamente. Tuttavia, deve presentare la domanda per la maternità obbligatoria alla metà del 7° mese di gestazione. Se le condizioni di lavoro rimangono pregiudizievoli e non è possibile un trasferimento di mansioni, gli ispettorati possono adottare un provvedimento di interdizione posticipata fino a 7 mesi dopo il parto. L'interdizione anticipata dal lavoro garantisce una paga pari all'80% dello stipendio, come avviene per l'astensione obbligatoria. A seconda dei casi, questo importo è versato direttamente alla lavoratrice o tramite il datore di lavoro. Durante il periodo di astensione anticipata, la lavoratrice mantiene il diritto a tutti i benefici e contributi sociali previsti dal suo contratto di lavoro.

Domanda Online e Tempi di Pagamento della Maternità Anticipata

Per richiedere la maternità anticipata all'INPS è necessario compilare il modulo apposito in via telematica accedendo al portale online. Il modulo richiede informazioni dettagliate sulla lavoratrice, sul suo datore di lavoro, sulla gravidanza e sulle ragioni della richiesta. È necessario allegare anche il certificato rilasciato dal medico specialista di una struttura pubblica o convenzionata con il SSN che attesta la necessità del congedo anticipato. Se il certificato di gravidanza a rischio viene rilasciato da un ginecologo privato, la donna ha un periodo di tempo limitato entro il quale fare la richiesta di visita medica ginecologica presso una struttura pubblica del SSN.

È possibile presentare la domanda di maternità anticipata all'INPS tramite il sito online (accedendo con SPID, CNS o CIE), chiamando il call center (numero 803164 da rete fissa o 06164164 da rete mobile a pagamento), o recandosi di persona presso gli uffici dell'INPS o tramite un patronato. Quando l'astensione anticipata è disposta dall'ASL, il provvedimento decorre a partire dalla data del rilascio del certificato medico. Nel caso di condizioni di lavoro rischiose, l'Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL) può disporre la maternità anticipata immediata. L'INPS paga l'indennizzo a partire dalle date indicate nei rispettivi provvedimenti.

Le lavoratrici dipendenti, prima dell'astensione obbligatoria, devono consegnare al datore di lavoro un certificato medico (rilasciato in tre copie). Il datore di lavoro o l'INPS non possono procedere al controllo dell'effettivo stato di gravidanza con le modalità previste generalmente per la malattia, bensì solo attraverso una richiesta rivolta all'ITL.

Il Congedo di Paternità Obbligatorio e Alternativo

Il padre lavoratore dipendente ha diritto al congedo di paternità obbligatorio, che consiste in 10 giorni retribuiti, da utilizzare entro i 5 mesi dalla nascita del bambino (o dall’ingresso in famiglia in caso di adozione/affidamento). Questi sono giorni aggiuntivi che, se non utilizzati dal padre, vanno persi. Il padre può fruire di questo congedo anche se la madre non è lavoratrice o se non ha diritto al congedo di maternità.

In situazioni specifiche, il padre può fruire del congedo di paternità alternativo, disciplinato dagli articoli 28 e seguenti del Testo Unico. Questo congedo spetta al padre in caso di morte o grave infermità della madre, oppure in caso di abbandono del figlio da parte della madre, o di affidamento esclusivo al padre. In caso di adozione o affidamento di minori, oltre agli eventi sopra riportati, il congedo di paternità alternativo è fruibile dal padre a seguito della rinuncia totale o parziale della madre lavoratrice al congedo di maternità al quale ha diritto. Il congedo di paternità alternativo decorre dalla data in cui si verifica uno degli eventi elencati e dura quanto il periodo di congedo di maternità non fruito dalla madre lavoratrice, anche se lavoratrice autonoma con diritto all'indennità prevista. L'indennità è anticipata in busta paga dal datore di lavoro.

La domanda di astensione con indennità di maternità e paternità, o quella di congedo parentale, deve essere presentata attraverso i servizi telematici dall’INPS dall’interessato, eventualmente con il supporto dei patronati o chiamando il contact center.

La Maternità per Lavoratrici Autonome e in Gestione Separata

Anche le lavoratrici iscritte alla Gestione Separata INPS non pensionate e non iscritte ad altre forme obbligatorie (es. casse professionali) hanno diritto all'indennità di maternità. Per loro, la durata dell'indennizzo è per i 2 mesi precedenti la data presunta del parto e per il periodo successivo fino a coprire 5 mesi complessivi. Il sussidio di maternità in gestione separata INPS è pari all’80% del reddito medio giornaliero degli ultimi 12 mesi. Durante il periodo in cui si riceve il sussidio di maternità, vengono conteggiati i contributi figurativi. A differenza delle lavoratrici dipendenti, le lavoratrici autonome possono continuare a lavorare e a fatturare anche durante il periodo di congedo di maternità.

Per le lavoratrici in gestione artigiani e commercianti, l'obbligo è di prendere due mesi di congedo prima del parto e tre mesi dopo la nascita del bambino. In questa gestione, il sussidio di maternità è una quota fissa. Anche in questo caso, il giorno del parto conta come un giorno aggiuntivo e non rientra nel conteggio dei 5 mesi. Per esempio, se in 5 mesi ci sono circa 150 giorni lavorativi, il sussidio di maternità può essere calcolato moltiplicando un valore giornaliero per il numero di giorni.

Per le lavoratrici autonome, per avere diritto al congedo di maternità anticipato, è necessario richiedere uno specifico documento all’ASL, che indichi anche la data presunta del parto. Per ottenere questo documento, si dovrà fare una visita in un istituto di medicina legale della propria ASL, portando un documento d’identità e il modulo di domanda di estensione del congedo di maternità, scaricabile dal sito web dell’INPS o della propria ASL.

Icona INPS e SPID

Aspetti Comuni per la Presentazione delle Domande INPS

La domanda di astensione con indennità di maternità e paternità, o quella di congedo parentale, deve essere presentata attraverso i servizi telematici dell’INPS dall’interessato, eventualmente con il supporto dei patronati o chiamando il contact center. La stessa piattaforma va utilizzata per fare richiesta di interdizione anticipata dal lavoro per gravidanza a rischio. In tutti i casi, bisogna fare domanda tramite l’apposito servizio online disponibile sul sito INPS seguendo il percorso: Servizi Online > Servizi per il cittadino > Invio domande di prestazione di sostegno al reddito > Maternità.

Nella sezione “Domanda di congedo: voci di menu”, si trovano sia le pagine informative sui diversi congedi per categoria di lavoratore (dipendenti, autonome, gestione separata) sia la piattaforma per inviare domanda in relazione ai diversi eventi: Parto, Adozione/Affidamento. Da “Acquisizione Domanda” si sceglie dal menu il congedo da richiedere e la tipologia di lavoratore cui si appartiene. Cliccando su “Avanti”, il sistema memorizza i dati e mostra la pagina “Elenco Documentazione da allegare” con i documenti da far pervenire alla sede INPS di competenza. Cliccando su “Allegati” si allegano le versioni digitali (scansionate) e andando avanti si accede a “Riepilogo Domanda” con i dati inseriti: cliccando “Confermo”, il sistema protocolla la domanda, che non può più essere modificata (solo annullata entro 24 ore). È importante sottolineare che le lavoratrici non sono tenute a produrre il Certificato telematico di gravidanza, che viene trasmesso dal medico del Servizio Sanitario Nazionale o convenzionato.

I lavoratori e le lavoratrici con figli fino a 12 anni di età, o senza limiti di età nel caso di figli con disabilità grave, hanno, inoltre, diritto di precedenza per le richieste di attivazione della modalità di lavoro agile. Le lavoratrici che abbiano fatto richiesta per il lavoro agile non possono essere sanzionate, demansionate, licenziate, trasferite o sottoposte ad altra misura organizzativa avente effetti negativi, diretti o indiretti, sulle condizioni di lavoro; le relative misure adottate dal datore di lavoro sono considerate ritorsive o discriminatorie e quindi nulle.

Il diritto all’accredito o al riscatto dei periodi di maternità spetta a chi era iscritto in servizio alla data del 27 aprile 2001. Sono validi tutti i contributi derivanti da attività lavorativa subordinata, ma non quelli versati come artigiani, commercianti o coltivatori diretti. L’accredito figurativo è ammesso solo per periodi non già coperti da altri tipi di contribuzione presso qualsiasi gestione INPS. Il termine per la definizione del provvedimento è stato fissato in 85 giorni dal Regolamento per la definizione dei termini di conclusione dei procedimenti amministrativi adottato dall’INPS. Il dettato costituzionale (art. 31 e 37 Cost.) sottolinea che la ratio legis risiede nella necessità di bilanciare il diritto al lavoro con la "essenziale funzione familiare", e il sistema di tutele costituisce una deroga legittima al principio di parità di trattamento, giustificata dalla protezione della salute psico-fisica della gestante e del nascituro.

tags: #arretrati #maternita #inps