La Marea Verde: La Lunga Lotta per il Diritto all'Aborto in Argentina

Il grido di migliaia di voci all’unisono nella piazza del Congresso a Buenos Aires segnala che l’aborto è diventato legale in Argentina. Alle 4 e 20 del mattino il Senato ha approvato la legge sull’interruzione volontaria di gravidanza fino alla quattordicesima settimana di gestazione. Il settore dei fazzoletti verdi della piazza esplode di gioia tra le lacrime e gli abbracci, subito ripartono i canti e gli slogan femministi. “Ce l’abbiamo fatta, è legge!”, si legge sugli schermi montati in strada per seguire le 12 ore di discussione al Senato, conclusa con 38 voti a favore e 29 contrari e una sola astensione. È una vittoria storica per l’Argentina, la conquista del diritto a decidere sul proprio corpo che viene da oltre trent’anni di lotte condivise fra tre generazioni.

Manifestazione femminista a Buenos Aires con fazzoletti verdi

Le Radici della Lotta: Dalla Criminalizzazione alla Mobilitazione

Per decenni, l’aborto in Argentina è stato un argomento tabù, criminalizzato e relegato alla clandestinità, con conseguenze devastanti per la salute e la vita delle donne. Il caso di un’adolescente di 15 anni stuprata dal patrigno, a cui nel 2012 la giustizia negò l’accesso a un aborto, evidenziò la dura realtà di un paese che continuava a criminalizzare questa pratica. Nonostante questo importante precedente giuridico, l’aborto ha continuato a essere perseguito penalmente, come nel caso di Belén, una giovane donna della provincia di Tucumán che fu privata della libertà a causa di un aborto spontaneo nel 2014. Questa ingiustizia insostenibile portò il movimento femminista a sollevarsi con proteste, mobilitazioni e campagne che infine condussero Belén all’assoluzione dopo due anni e mezzo di reclusione.

Da allora, la "marea verde" argentina, un movimento crescente di donne che utilizzano il fazzoletto verde come simbolo, non si è più fermata. Ha accumulato rivendicazioni e obiettivi politici, denunciando a gran voce la quantità di abusi e violazioni dei diritti umani che avvengono quotidianamente nel paese. Un caso emblematico, ricordato durante il dibattito plenario del Senato, è quello di Lucía, una bambina di 11 anni abusata dal compagno della nonna. Nonostante fosse ricoverata in ospedale per un mese, durante il quale l’aborto fu ritardato e ostacolato da medici obiettori di coscienza, Lucía riuscì infine ad abortire grazie all’aiuto di Cecilia Ousset, una medica cattolica e obiattrice.

La "Marea Verde": Un Movimento Transgenerazionale

La legalizzazione dell’aborto è stata una battaglia lunga e complessa, alimentata da generazioni di attiviste. La fine della dittatura militare di Videla nel 1983 segnò per l’Argentina l’inizio di un percorso di riallacciamento dei legami sociali e di rivendicazione dei diritti. Il primo incontro nazionale delle donne, tenutosi nel 1986 e replicato annualmente da allora, divenne un appuntamento fondamentale per la mobilitazione femminista. Nel 1987, venne approvata la legge sul divorzio.

Il ruolo e l’eredità delle Madres de Plaza de Mayo sono innegabili nella composizione del movimento femminista attuale. L’uso dei fazzoletti verdi, a partire dal 2003, richiama il fazzoletto bianco che da sempre copre il capo delle Madres, simbolo della loro lotta per la verità e la giustizia. Celeste McDougall, 39 anni, docente e attivista della Campagna per l’Aborto Legale, Sicuro e Gratuito, riconosce nella legalizzazione dell’aborto “un tema centrale nel femminismo, la grande leva della Storia, in definitiva è la lotta per l’autonomia del corpo”. Celeste ha iniziato a conoscere il femminismo da adolescente, partecipando agli incontri nazionali delle donne, diventando poi un’attivista e oggi una delle referenti della Campagna.

Martha Rosenberg, psicoanalista, medica, scrittrice e storica attivista per il diritto all’aborto, concorda con questa lettura. Per lei, la vittoria del 30 dicembre “inaugura una tappa storica”. La sua militanza femminista, iniziata negli anni Ottanta, si è sempre concentrata sulla salute e sui diritti riproduttivi inquadrati come diritti umani. Negli anni Novanta, si oppose alle politiche conservatrici del presidente Menem. Martha riconosce che la lotta per il diritto a decidere ha avuto una lunga storia fatta di alti e bassi, ma ha saputo riunire attori sociali molto diversi attorno a un obiettivo comune.

Madri di Plaza de Mayo con i loro fazzoletti bianchi

Sfide e Prospettive: L'Obiezione di Coscienza e il Ruolo dello Stato

Nonostante la storica conquista della legalizzazione, la lotta non è finita. La Campagna per l’Aborto Legale, Sicuro e Gratuito, che per 15 anni ha lottato per questo obiettivo, dovrà ora concentrarsi su altri punti critici. L'obiezione di coscienza, in particolare, rappresenta uno degli aspetti più controversi del disegno di legge approvato. L'attivista Jamila Picazo sottolinea l'importanza di non ammettere nessun tipo di obiezione, poiché essa viene spesso utilizzata per ostacolare l’accesso ai diritti sessuali e riproduttivi.

Marta Alanis, parte del movimento delle Cattoliche per il Diritto a Decidere, formato tre decenni fa, testimonia che è possibile essere credenti e difendere il diritto all’aborto. “Lavoriamo perché lo Stato sia laico, pensiamo che quando un'istituzione religiosa cerca di imporre il suo credo al resto della popolazione è anti democratica e non rispetta gli altri”, afferma Marta, che vede nell’ultima generazione un grande arricchimento del movimento femminista. La "marea verde" ha riaffermato un'identità che non esisteva da diversi decenni, creando un femminismo di massa, eterogeneo e radicale.

Veronica Gago e Luci Cavallero, del collettivo NiUnaMenos, hanno ricostruito le diverse origini del movimento, che vanno oltre le Madri de Plaza de Mayo, includendo il movimento piquetero del 2001 e il movimento peronista. La loro analisi caratterizza la "marea verde" come un femminismo di massa per la sua estensione senza precedenti e per la sua radicalità su diversi livelli.

Un Contagio di Diritti: L'Influenza Argentina in America Latina

Il movimento argentino ha già avuto una grande capacità di influenzare e stimolare le lotte femministe nei paesi vicini. “Siamo inserite in un ciclo dove l’irruzione del femminismo è globale e attraversa le frontiere. Sicuramente la lotta femminista delle argentine ci ha contagiato e aiutato a scendere in piazza”, afferma Karina Nohales, portavoce del Coordinamento 8M cileno.

In America Latina, l’aborto è legale solo in pochi paesi come Cuba, Uruguay, Guyana, Guyana Francese e Puerto Rico. In Brasile, nonostante la legge permetta l’aborto in alcune condizioni dal 1940, le donne che lo praticano continuano a essere criminalizzate. Nalu Faria, attivista della Marcia Mondiale delle Donne, spiega che il Brasile è attraversato da un’ondata conservatrice e neofascista che rende difficile l’applicazione dei diritti conquistati dalle donne.

In Messico, la situazione è parzialmente diversa: a Città del Messico e nello stato di Oaxaca l’aborto è legale, mentre nel resto del paese no. Il problema principale in Messico non è tanto la clandestinità, quanto la disinformazione, la paura e il senso di colpa legati all’accesso ai farmaci abortivi, sebbene questi siano approvati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Argentina: il dibattito sul diritto all'aborto divide il paese

La Legge 27.610: Un Passo Avanti nella Tutela dei Diritti

L’approvazione della legge n. 27.610 sull’Acceso a la interrupción voluntaria del embarazo, avvenuta alla fine del 2020, è stata favorita da un contesto politico favorevole. L’allora presidente Alberto Ángel Fernández si era dichiarato a favore della legalizzazione durante la campagna elettorale. Il testo approvato riconosce il diritto all’interruzione volontaria della gravidanza durante le prime 14 settimane di gestazione. Trascorso tale termine, l’aborto è possibile solo nei casi di stupro o di pericolo per la salute della gestante.

La legge esclude inoltre la possibilità di obiezione di coscienza per il personale sanitario nell’attenzione post-aborto o nei casi in cui l’aborto sia fondamentale per salvare la vita della paziente. Viene previsto un termine di 5 giorni per l’esecuzione della pratica abortiva, a decorrere dal momento della richiesta. Il trattamento deve essere gratuito, rispettoso della dignità e autonomia della paziente, garantendo la riservatezza delle informazioni. Il pubblico ufficiale o il personale sanitario che nega, ritarda o ostacola la pratica abortiva può essere sanzionato penalmente e sospeso dall’esercizio della professione.

La Corte Suprema de Justicia de la Nación ha visto un’evoluzione nel suo approccio, passando da una posizione conservatrice a una timidamente più aperta. Nel 2002, la sentenza Portal de Belén dichiarava l’inizio del diritto alla vita dal momento della fecondazione. Dieci anni dopo, con la sentenza F., A. L. s/ medida autosatisfactiva, la Corte Suprema sottolineò la necessità di interpretare l’articolo 86 del Codice penale con riferimento alle circostanze specifiche di ogni caso concreto, criticando la rigidità dell’art.

L'Onda Celeste e la Polarizzazione Sociale

Contrariamente agli ideali della "marea verde", il movimento conosciuto come "onda celeste" ha difeso strenuamente l’idea della vita dal concepimento alla morte naturale. Questo movimento si batte contro l’"ideologia di genere", descrivendola come un’idea liberale elitaria che minaccia il concetto naturale di famiglia e cerca di controllare il tasso di natalità. Il caposaldo del movimento celeste si basa sull’idea che la persona esiste dal momento del concepimento, considerando l’aborto un delitto contro una persona indifesa e proponendo le adozioni come alternativa alle gravidanze indesiderate.

La legge n. 27.610 rappresenta un importante passo in avanti dello Stato argentino nell’adempimento degli impegni assunti in materia di salute pubblica e diritti umani. Tuttavia, la società argentina si è spaccata, con il dibattito sull’aborto che rimane molto attivo e polarizzato.

Sfide Attuali e il Ruolo di Javier Milei

Nonostante la legalizzazione, l'attuazione della legge è diventata più complicata a partire dal 2023 a causa delle politiche del presidente conservatore Javier Milei, che si è espresso ripetutamente contro l’aborto, definendolo un «omicidio aggravato dai vincoli familiari». Milei aveva sostenuto di voler promuovere un referendum per abolire la legge.

Nel 2023, lo Stato aveva fornito 166mila dosi di misoprostolo e la combinazione di farmaci mifepristone-misoprostolo, necessari per l’aborto farmacologico. Dal 2024, la distribuzione di questi farmaci da parte dello Stato è stata azzerata e delegata alle province, causando enormi disparità. Il governo di Milei ha interrotto anche la distribuzione di preservativi, farmaci contraccettivi e test di gravidanza, e ha sospeso il finanziamento del Piano nazionale di prevenzione delle gravidanze non intenzionali durante l’adolescenza (ENIA).

Manifestazione contro le politiche di Javier Milei

Amnesty International ha denunciato le sempre maggiori difficoltà che le donne devono affrontare per accedere all’interruzione di gravidanza, evidenziando cinque ostacoli principali: mancanza di forniture mediche, mancanza di informazioni sul diritto all’aborto, presenza di consulenti che diffondono disinformazione, ritardi ingiustificati e maltrattamenti da parte di professionisti della salute. Le richieste di aiuto e sostegno sono aumentate del 275% nel 2024 rispetto all’anno precedente.

Mariela Belski, direttrice di Amnesty International Argentina, ritiene che l’Argentina sia usata come «banco di prova» per le politiche della destra mondiale volte a ridurre i diritti delle donne. Le politiche promosse dal governo di Javier Milei sono in linea con le agende ultraconservatrici globali, mostrando chiare risonanze con i discorsi e le strategie di leader come Trump, Orbán o Meloni. Questo "Project 2025", elaborato dalla Heritage Foundation, mira a smantellare le conquiste delle donne e a imporre politiche nazionaliste cristiane in ogni aspetto della vita pubblica, minacciando i diritti civili e umani, le persone LGBTQ+, gli immigrati, le donne e le persone di colore.

Il Simbolo del Fazzoletto Verde: Un'Icona di Lotta e Resistenza

Il fazzoletto verde, emblema del movimento delle donne argentine, è diventato un simbolo di uguaglianza e resistenza. Nella sua genealogia, il fazzoletto ha assunto significati diversi nel corso della storia, dall'antichità all'uso come accessorio di moda. In Argentina, dagli anni '40, le donne lo hanno utilizzato per rivendicare il diritto al suffragio femminile, legandosi una sciarpa bianca in testa. Le Madri e le Nonne di Piazza di Mayo lo hanno usato per reclamare la ricerca dei loro parenti rapiti dalla dittatura militare.

Oggi, nelle mani del femminismo, il fazzoletto verde è ritornato nelle piazze come icona della lotta politica delle donne. Funziona come un codice, un segnale di riconoscimento tra donne, solitamente giovani, che partecipano attivamente al movimento. Questo accade in un contesto sociale più ampio che indica l’arrivo della quarta ondata femminista, che pone domande profonde sulla violenza maschile e sul patriarcato.

Il movimento "Ni una menos", nato nel 2015 per denunciare la violenza contro le donne, ha dato il nome a uno slogan che si è espanso in altri paesi. Il collettivo "Vivas nos Queremos" realizza campagne grafiche contro la violenza di genere. Dal 2018, le marce delle donne a favore di una legge sull’aborto sicuro e gratuito sono state massicce e storiche, con il fazzoletto verde come insegna di quella lotta, tanto che oggi ci si riferisce al movimento femminista con l’espressione “la marea verde”.

Il fazzoletto verde, indossato intorno al collo, legato agli zaini o borse, sui polsi, sulle teste, comunica una posizione sull’autonomia dei corpi femminili e della sua sessualità. Da quelle donne che l’hanno usato per conquistare il voto femminile, passando poi alle Madri e alle Nonne di Piazza di Maio, il fazzoletto in Argentina è stato consacrato come simbolo di lotta e resistenza. La "marea verde" ha posto l’aborto nel dibattito pubblico, promuovendo avanzamenti dal punto di vista legislativo, influenzando anche altri paesi dell'America Latina come il Messico, la Colombia e il Cile.

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