Nel panorama delle scienze biomediche contemporanee, l’embrione umano nei primissimi giorni dello sviluppo - quale ciascuno di noi è stato - è diventato un essere «contestato» e, purtroppo, «abusato». La questione centrale, che interpella tanto la bioetica quanto la teologia morale e il biodiritto, riguarda la verifica della consistenza o meno di un dilemma etico: esiste un periodo, sia pur breve, all'inizio dello sviluppo di un essere umano in cui esso possa o debba essere considerato un «oggetto» e non un «soggetto umano» o, più precisamente, una «persona»?

Il dibattito scientifico e la nascita del concetto di "pre-embrione"
Il 25 luglio 1978, dopo sette anni di tentativi e fallimenti, nasceva la prima bambina concepita in vitro. Da allora, il concepimento umano in laboratorio si è imposto come un dato di fatto della storia della riproduzione umana. Tuttavia, i gravi insuccessi della Fecondazione in Vitro (FIV) spinsero i ricercatori, tra cui R. G. Edwards, a richiedere l’accesso agli embrioni umani per finalità di ricerca.
Il Comitato Warnock, istituito nel 1982 nel Regno Unito, giocò un ruolo decisivo in questa svolta. Al capitolo XI del suo rapporto finale, il Comitato raccomandò che la legislazione consentisse la ricerca su ogni embrione risultante dalla fertilizzazione in vitro, qualunque ne fosse la provenienza, fino al termine del quattordicesimo giorno dalla fecondazione. Per legittimare tale pratica, fu necessario negare all'embrione lo stato di «individuo umano». A questo scopo, l’embriologa del Comitato, Ann McLaren, coniò nel 1986 il termine «pre-embrione», definendolo come una massa amorfa di cellule alla quale doveva essere negato il titolo, e conseguentemente la dignità e i diritti, di ogni soggetto umano.
Padre Angelo Serra, genetista di fama internazionale e gesuita, ha sempre contestato tale suddivisione, definendo il termine «pre-embrione» come un «ingannevole stratagemma verbale». Secondo Serra, non esiste alcun fondamento scientifico per operare una distinzione tra una fase embrionale "disponibile" e una "protetta".
L'identità biologica: lo zigote come unità ontologica
Alla luce di un rigoroso esame a livello strettamente biologico, occorre chiedersi se il ciclo vitale di un individuo umano inizi realmente allo stadio di zigote o se sia necessario attendere il quattordicesimo giorno. La scienza moderna conferma che con la fusione dei gameti umani inizia ad esistere un nuovo organismo maschile o femminile.
Questa nuova cellula, lo zigote, è dotata di un nuovo genoma, che caratterizza genotipicamente l'organismo con un'identità specifica (appartenenza alla specie umana) e individuale (singolarità rispetto agli organismi dei genitori). Come sottolineato da Padre Serra e da altri genetisti come Roberto Colombo, lo zigote è un'unità ontologicamente una, un essere vivente che non è anonimo, ma è quel determinato soggetto umano che man mano si rivelerà durante il suo continuo sviluppo.
Come nasce un essere umano: l'incredibile percorso dalla fecondazione al parto
Esistono due proprietà fondamentali che definiscono lo zigote:
- L'identità specifica: non è un essere indeterminato, ma possiede un'informazione genetica invariante che stabilisce la sua natura umana.
- L'orientamento intrinseco: lo zigote è intrinsecamente orientato a un ben definito sviluppo, un processo continuo che parte dall'organismo unicellulare e prosegue senza soluzione di continuità.
Critica alla frammentazione dello sviluppo
Alcuni autori hanno tentato di sostenere che, nei primi stadi, l'embrione sia solo un «ammasso di cellule» o un «cumulo di cellule». Questa visione è stata confutata dalle moderne conoscenze embriologiche. Non è corretto descrivere l'embrione pre-morulare come un insieme di elementi sferici tangenzialmente a contatto tra loro. Al contrario, l'osservazione ultra-strutturale evidenzia la presenza di una matrice extracellulare e di complessi contatti intercellulari che dimostrano un'organizzazione organica fin dalle prime divisioni cellulari.
L'obiezione basata sulla gemellanza monozigotica - secondo cui lo zigote non sarebbe un individuo perché capace di dividersi in due - tradisce una comprensione semplicistica del fenomeno. La separazione di una massa cellulare non costituisce la divisione di un organismo in due entità identiche, tale che la prima svanisca. L'unità del vivente è una proprietà ontologica che perdura lungo tutto lo sviluppo, indipendentemente dalle riorganizzazioni morfologiche.
Dignità e statuto antropologico
La prospettiva di Padre Serra si inserisce in un solco antropologico che riconosce una dignità non graduabile all'essere umano. Se la vita umana inizia con la singamia, allora il rispetto dovuto all'embrione non può dipendere dal suo stadio di accrescimento corporeo o dal raggiungimento di una determinata soglia di sviluppo (come i 14 giorni).
Il dibattito contemporaneo, che vede coinvolte figure come Maria Rosa Montinari, Ignacio Carrasco de Paula e Livio Melina, ribadisce che l'embrione umano è un essere umano, un individuo umano e, come tale, possiede una dignità ontologica che precede qualsiasi riconoscimento legale. La legislazione inglese del 1990 e i successivi documenti del Comitato Donaldson hanno cercato di giustificare la ricerca embrionale basandosi sull'utilità delle cellule staminali, ma tale approccio si scontra con il principio fondamentale di protezione della vita umana, che vieta di trattare un essere umano come «oggetto disponibile».

Le ricerche sulle cellule staminali adulte hanno inoltre dimostrato che non è necessario ricorrere alla distruzione di embrioni per ottenere progressi terapeutici significativi. La "geneterapia", come suggerito da Serra, rappresenta una forma sofisticata di chirurgia molecolare che deve rimanere sempre entro i limiti del rispetto della dignità della persona, evitando ogni forma di manipolazione che ne comprometta l'integrità.
In conclusione, la riflessione di Padre Angelo Serra invita a guardare all'embrione non come a un materiale biologico da manipolare, ma come all'inizio stesso della nostra biografia umana, un essere che fin dalla fecondazione possiede un'identità, un'unicità e un futuro inscritti nel proprio genoma, meritevoli di tutela assoluta in quanto espressione della vita umana.