L’opinione pubblica europea non ha fatto abbastanza i conti con la figura di André Ventura. E invece dovrebbe tenere maggiormente in conto questo giurista portoghese che, inventandosi un partito personale (Chega!), ha elevato l’estrema destra del suo Paese al rango di seconda forza parlamentare. Ma è soprattutto lo spessore del personaggio a destare interesse. Perché stiamo parlando di una leadership che si presenta come un caso di studio dalla rilevanza non soltanto locale. E anzi, proprio il contesto locale è la chiave di lettura determinante per comprendere la peculiarità di questa leadership politica. La perifericità del Portogallo - da leggersi sia in termini di non adeguata centralità geopolitica, sia in termini di bassa copertura mediatica globale - fa da contesto alla rapida ascesa di questo signore dell’estrema destra europea che il resto d’Europa insiste a considerare una figura minore. Ma il carattere di provincia del continente cui Lisbona è stata confinata con l’avvio del Secolo Breve è anche il velo che nasconde, alle opinioni pubbliche europee, il germinare di un’estrema destra fra le dure e pericolose dell’intero continente. Rispetto a un panorama di movimenti aggressivi della destra radicale, ormai inclini a una violenza da strada che si è fatta quotidiana, Chega! e Ventura rischiano persino di essere il volto presentabile. In realtà, si tratta delle dimensioni distinte di un medesimo fenomeno. Che va studiato mettendo al centro dell’attenzione proprio il leader, in quanto soggetto rappresentativo di un crescente sentire di destra estrema nel Paese.

Le radici della formazione: tra seminario e giurisprudenza
Giurista, ex seminarista, commentatore calcistico - André Claro Amaral Ventura nasce nel 1983 a Alguerão-Mem Martins, una freguesia del comune di Sintra. Figlio del titolare di un negozio di articoli ciclistici e di un’impiegata d’ufficio, il giovane André mostra un primo atto di ribellione quando si tratta di entrare in seminario e intraprendere la strada che porta verso l’abito talare. I genitori, che pure non vengono descritti come portatori di idee politiche particolarmente progressiste, decidono di non battezzare il piccolo André. Vogliono che sia lui a scegliere quale religione abbracciare, sempre che voglia abbracciarne una, quando sarà in grado di discernere. Dunque, Ventura cresce agnostico. Ma poi, all’età di 14 anni, giunge la svolta. Succede che il ragazzo entra per la prima volta in una chiesa cattolica e viene colto da una folgorazione mistica. Del conflitto coi genitori per entrare in seminario è stato detto. Va aggiunto che la prospettiva di proseguire con la carriera ecclesiastica si dissolve presto. All’età di 17 anni André Ventura decide di abbandonare il seminario, pur mantenendo una fervente fede cattolica che riverserà nell’impegno politico.
Abbandonato il seminario, e dopo aver completato gli studi superiori, Ventura sceglie di intraprendere gli studi universitari in Diritto. Consegue la laurea presso l’Universidade Nova di Lisbona, poi un dottorato a Cork (Irlanda). Mette a frutto quegli studi sia per avviare la carriera universitaria, sia per esercitare la professione legale. A spiccare è il fatto che, nei suoi primi scritti, il futuro fondatore e leader di Chega! esprime posizioni progressiste. Un giornalista del quotidiano Diario de Noticias riesce a consultare la tesi di dottorato che Ventura ha difeso nel 2013 presso l’Università di Cork e fa scoperte sorprendenti: in quel momento, il futuro leader dell’estrema destra portoghese bolla con termini negativi ciò che etichetta come “populismo penale”, mostra preoccupazione per l’estensione dei poteri di polizia in conseguenza degli attentati dell’11 settembre, e lamenta la stigmatizzazione delle minoranze. Soltanto sei anni dopo si batterà per la castrazione chimica degli stupratori e per la deportazione degli immigrati irregolari. La virata di posizioni politiche fra il Ventura 1 e il Ventura 2 è clamorosa.
Il calcio come palestra di comunicazione: l'esperienza da commentatore
Prima di arrivare alla svolta verso il radicalismo di destra, è indispensabile soffermarsi su un altro elemento che compone il profilo pubblico di André Ventura: quello di commentatore calcistico. Nel passato del leader di Chega! c’è un’importante fase da commentatore calcistico televisivo. Più esattamente: da commentatore calcistico di parte, poiché ai dibattiti televisivi Ventura partecipava da tifoso e pubblico difensore del Benfica. È questo il ruolo che gli ha consentito di edificare una fama da personaggio pubblico. Si tratta di un aspetto che viene invariabilmente rimarcato dalla stampa estera. E ogni volta si coglie in filigrana un atteggiamento ironico, anche apertamente snob. «Come avranno fatto, i portoghesi, a fidarsi di uno che faceva il commentatore-tifoso di calcio?», è l’interrogativo che di volta in volta si coglie. Un atteggiamento che definire superficiale è già benevolo.
Il calcio portoghese ha una struttura alquanto strana. Comprende tre grandi club di dimensione europea. Da una parte si trovano i due principali club della capitale, Lisbona: il Benfica, che è il club più popolare sia in patria che presso la vasta diaspora lusitana; e lo Sporting, che fino all’inizio degli anni Ottanta contendeva all’altro club della capitale l’egemonia sul calcio nazionale. Dall’altra parte c’è il Porto, che oltre a rivendicare un’idea di dinamismo nortenho del Paese è anche il protagonista di un’ascesa vertiginosa a partire dagli anni Ottanta. Sotto la presidenza de Jorge Nuno Pinto da Costa, e limitatamente agli oltre quarant’anni della sua durata, il Porto è diventato il club portoghese più vincente in patria e all’estero. Il quadro che ne sortisce è quello di un Portogallo calcisticamente diviso in tre chiese monoteiste, che per di più sono fra loro accese rivali. Queste fratture calcistiche trovano riflesso nell’arena del calcio televisivo.

Può capitare che in quegli studi televisivi si raggiunga una temperatura dialettica da battaglia. Di sicuro, per chi attraversa quelle arene, è un’esperienza che tempra un’attitudine al confronto-scontro buona a convertirsi in risorsa da usare in altre arene del confronto. Altrettanto certo è che si matura un’impareggiabile tempra populista. Ecco, André Ventura ha forgiato un profilo da personaggio pubblico in quelle arene. Lo ha fatto da difensore della causa benfiquista, ciò che in linea di principio avrebbe dovuto danneggiarlo per un motivo ben intuibile: diventi popolare presso “i fedeli” della tua chiesa calcistica, ma al tempo stesso sei un nemico pubblico per i fedeli delle altre due chiese del calcio lusitano. E invece, una volta diventato leader politico, Ventura è stato capace di unificare gli umori dell’elettorato portoghese di estrema destra tagliando trasversalmente le tre chiese calcistiche. Un titolo di merito che, per chi conosce la realtà portoghese, ha qualcosa di straordinario. È anche un dettaglio che dovrebbe spiegare molte cose, riguardo alla capacità di leadership di Ventura.
A marzo 2020, mentre la pandemia prende a colpire alla cieca, Ventura viene messo alla porta da CMTV. «Decisione editoriale», è la motivazione che, sulle prime, viene data in pubblico dalla direzione editoriale di Cofina. Ma è soltanto un attimo, prima che emergano le vere ragioni dell’allontanamento. Con un’eleganza eccessiva, rispetto al tenore delle esternazioni di Ventura, viene comunicato che «sono state oltrepassate alcune linee rosse». Fra i tanti elementi di questo oltrepassamento vi è l’atteggiamento dialetticamente aggressivo nei confronti della comunità rom.
La nascita di Chega! e il contesto socio-economico
Si è già detto che il leader di Chega! non è stato collocato sempre all’estrema destra dello spazio politico portoghese. Dapprima staziona lungamente nella casella della destra moderata come esponente del Partido Social Democrata (PSD). Quella militanza lo porta a intraprendere una carriera politica di livello locale, dove spende il peso della fama conquistata da commentatore televisivo. Nelle file del partito laranja (arancione, il colore del PSD) arriva a candidarsi come consigliere comunale a Loures, nel 2017. Ma in quel momento la sua traiettoria verso l’estrema destra si è già consumata. E ancora una volta è la sua ossessione per i ciganos il termometro di questa traiettoria. Le sue esternazioni contro la comunità Rom, accusata di vivere in modo parassitario, si fanno sempre più virulente e finiscono per mettere in allarme gli esponenti della sua stessa coalizione. Soltanto un anno dopo aver conquistato il seggio da consigliere municipale, Ventura fonda un partito personale. E nella scelta del nome opta per un’esclamazione che dà voce all’esasperazione e alle paure del ceto medio impoverito portoghese.
Va ricordato che già all’inizio degli anni 2000 l’economia portoghese veniva data come la grande malata dell’Eurozona. Dopo il periodo (2011-2014) in cui l’economia portoghese è stata praticamente retta dalla troika, il rilancio economico è passato anche per l’attrazione di persone e capitali, fatta attraverso l’offerta di condizioni estremamente favorevoli in termini di opportunità di investimento e fiscalità. L’effetto è stato trasformare il Portogallo, già da tempo a rischio di overtourism grazie all’estrema competitività dei costi di permanenza, in un buen retiro per pensionati provenienti da ogni angolo d’Europa, ma soprattutto in un vasto mercato immobiliare. È in questo quadro che attecchisce l’offerta politica di Ventura. Che usa il nome del partito per dar voce al sentire diffuso presso quella vasta parte fragilizzata e impaurita di Portogallo: «Basta!».
Le elezioni, l'instabilità e il cambiamento del panorama politico
Le elezioni portoghesi segnano la fine del ciclo socialista, dopo quasi nove anni di governo di António Costa, e sanciscono una svolta a destra di importanti proporzioni. Il successo di Chega!, il partito di estrema destra, è evidente: consolida la terza posizione, moltiplica per 2,5 i voti e quadruplica i seggi. Al voto si è giunti con lo scioglimento del parlamento da parte del capo dello stato, Marcelo Rebelo de Sousa, in seguito alle dimissioni in novembre del capo del governo, il socialista Pedro Costa, coinvolto in un’inchiesta per presunti fatti di corruzione.
L'ascesa dell'estrema destra in Portogallo
Cominciamo coi numeri. Alta la partecipazione, quasi 11 milioni di elettori, pari al 66,23% degli aventi diritto, oltre 13 punti superiore rispetto al 2022. I socialisti, guidati da Pedro Nuno Santos, sono i grandi sconfitti. La coalizione di centro destra di Ad, guidata da Luís Montenegro, ne ottiene 76, pari al 28,63%. Il successo delle destre, e in particolare degli estremisti della Chega, oltre al naturale esaurimento dei cicli politici, ha anche altre spiegazioni e tutti gli attori politici portoghesi portano qualche responsabilità. La Chega e Ventura divennero protagonisti del dibattito mediatico-politico, sfruttando le difficoltà dei partiti tradizionali. In un contesto segnato dall’aumento dei prezzi dei prodotti base e della casa, frutto del successo portoghese che ha attirato residenti da mezza Europa con potere d’acquisto più alto dei portoghesi, dalle tensioni internazionali e dai problemi del cambiamento climatico, Ventura ha trovato il terreno ideale.
Ideologia e posizioni su diritti civili e temi etici
Il programma politico di Chega! si basa su una forte retorica antisistema e sul contrasto all’immigrazione. Ventura sostiene la teoria del complotto razzista della “sostituzione etnica”, secondo cui esisterebbe una cospirazione globale per sostituire i bianchi con persone di altre etnie. Molti suoi commenti stigmatizzano le persone musulmane e quelle di etnia rom. A metà dicembre un tribunale di Lisbona gli aveva dato 24 ore per togliere tutti i manifesti elettorali di Chega! che riportavano lo slogan «gli zingari devono rispettare la legge», giudicandoli discriminatori.
Sul fronte dei diritti civili, la posizione di Ventura e del suo partito si pone in netto contrasto con i progressi fatti dal Portogallo negli ultimi decenni. Recentemente, la maggioranza di centrodestra che governa il Portogallo ha deciso di abrogare la circolare ministeriale su “I diritti di genere nella scuola” emanata il 28 giugno 2023, con l’obiettivo di fornire linee guida per il personale docente in vista di una scuola più inclusiva. A dare manforte alla coalizione di Alleanza democratica, che guida un governo minoritario, sono state Iniciativa Liberal e Chega. La circolare abrogata raccomandava, fra l’altro, il rispetto del nome scelto dallo studente in tutte le attività scolastiche, l'accesso sicuro a servizi igienici e spogliatoi nel rispetto della loro intimità e identità di genere, e il rispetto della privacy degli studenti.
Le battaglie dei conservatori, con il supporto esterno di Chega!, non si fermano qui. Tra le tematiche più calde figura la revisione dell’aborto, che rimane in testa ai pensieri di alcune componenti conservatrici, sebbene la proposta di legge incontri ostacoli che sembrano reggere l’urto. Così come la polemica verso il matrimonio egualitario, l’unione civile, l’adozione per le coppie omosessuali, la fecondazione in vitro per le coppie lesbiche e i crimini d’odio incluso l’orientamento sessuale e l’identità di genere. Gli esponenti di Chega! sono stati criticati per aver proposto di rimuovere le ovaie alle donne che hanno abortito, una retorica che si inserisce nel più ampio disegno di ridimensionamento dei diritti civili. Per quanto riguarda il confronto europeo, è interessante notare come figure come Marine Le Pen, leader del Rassemblement National, stiano tentando di "ripulire" l'immagine del partito prendendo le distanze da posizioni antiabortiste troppo radicali, in netto contrasto con la linea dura mantenuta invece da formazioni come quella di Ventura.
In questo quadro, il Portogallo, un paese che nonostante la forte ingerenza della Chiesa cattolica ha sempre difeso con i denti i diritti civili, si trova oggi ad affrontare una sfida senza precedenti. Se fosse formato un governo di maggioranza tra la destra moderata e Chega, a quel punto potrebbe essere minato un paese che ha avuto la prima legge contro la decriminalizzazione dei rapporti sessuali nel 1852. Rimane ai conservatori lusitani l’ultimo baluardo: la negazione della maternità surrogata a prescindere dall’orientamento sessuale. Contro tali spinte conservatrici, la comunità Lgbt e le forze progressiste continuano a mobilitarsi, consapevole che il futuro dei diritti civili nel paese è appeso a un filo sottile nel clima politico attuale.