La Sardegna è un lembo di paradiso, una terra dove il tempo sembra essersi fermato per lasciare spazio a un’eco millenaria che risuona nelle vallate e nelle piazze. In questo contesto di cultura e tradizioni, la musica rappresenta un pilastro fondamentale, un legame indissolubile che unisce tutti i sardi, che essi abitino l'Isola tutto l'anno o che vivano lontano. Tra i vari strumenti che compongono il panorama sonoro sardo, l’organetto occupa un posto di rilievo. Sebbene non sia uno strumento di origini antichissime come le launeddas, l'organetto - un tempo noto spesso come "sonettu" - ha saputo radicarsi profondamente nel mondo rurale sardo, diventando il compagno ideale per il ballo sardo e per il canto dei "muttetus".

Il viaggio di una vita: Fabiana Contini
Per comprendere quanto l'organetto sia vissuto oggi, basta guardare al percorso di Fabiana Contini, 27 anni, di Bosa. Ingegnera biomedica di professione, Fabiana è una delle interpreti più appassionate di questo strumento. La sua storia inizia prestissimo, quando a soli sette anni, spinta da un padre grande estimatore della cultura sarda, si avvicina al corso di organetto diatonico tenuto da Guido Vercellino di Bono presso la prima scuola civica di musica di Bosa. Quello che nacque come un semplice suggerimento paterno si trasformò in un vero e proprio "love at first sight".
Il legame di Fabiana con la musica è viscerale: «La musica per me è tutto, è parte di me. Non potrei immaginare di vivere senza. Non parlo solo della necessità di “fare” musica, ma del bisogno fisiologico di ascoltarla almeno per qualche ora al giorno». Nonostante una carriera scientifica impegnativa, la musica non è mai stata messa in secondo piano. Per Fabiana, l’organetto e gli studi sono due facce della stessa medaglia: «La musica mi permetteva di “staccare” la mente quando stavo troppo sui libri». Questa dedizione l'ha portata a esibirsi in contesti prestigiosi, dalla Borsa Internazionale del Turismo di Roma a Berlino, fino alle recenti tournée internazionali.
Su Conzertu Antigu: l'universo femminile nella musica sarda
Una delle realtà più interessanti nel panorama attuale è rappresentata da “Su Conzertu Antigu”, un gruppo tutto al femminile, unico in Sardegna. Nato nel 2014 da un’idea delle musiciste Federica Lecca e Myriam Costeri, il progetto riunisce strumenti tradizionali come organetto, launeddas, triangolo di Gavoi (triangulu) e tamburo di Gavoi (tumbarinu). Le componenti del gruppo, studentesse dell'Università di Cagliari, hanno saputo unire le loro passioni per dare voce alla tradizione, portando le loro esibizioni in tutto il mondo: da Amsterdam a Sète, fino alle recenti tappe in Belgio e nei Paesi Bassi.

L'esperienza più significativa per Fabiana Contini rimane quella del marzo 2024 a Sète, in Occitania, in occasione de "Le Escale", un festival patrimonio dell'UNESCO. Qui, su velieri d'epoca come il Don Du Vent e il Santa Maria Manuela, le musiciste hanno avuto modo di far conoscere a un vastissimo pubblico internazionale gli abiti, i suoni e la ricchezza culturale della Sardegna. Il loro motto, "La vita senza musica è come un corpo senz’anima", rispecchia appieno lo spirito di queste giovani donne che vivono la tradizione con orgoglio e modernità.
Le radici del suono: tra launeddas e strumenti moderni
Per analizzare correttamente la musica sarda, bisogna distinguere tra gli strumenti millenari e quelli giunti in epoche più recenti. Il pilastro della musica popolare sarda è rappresentato dalle launeddas, o sonus de canna. Questo strumento a fiato polifonico, descritto ampiamente da Giulio Fara nell’opera "L'anima della Sardegna", ha origini che si perdono nella preistoria. Composto da tre canne di varia grandezza - tumbula, mancosa e mancosedda -, le launeddas emettono un suono che può spaziare dalla gioia più sfrenata al dolore profondo.
Un altro strumento tipico, il sulittu ‘e canna (lo zufolo), accompagnava storicamente il pastore durante il pascolo o le feste locali. Spesso, nelle sagre, si assisteva all'esibizione di un duo composto da un pifferaio (su pipiriolaiu) e un tamburinaio (su tumburinaiu), figure che aprivano le processioni religiose. Anche la conservazione di questi strumenti ha una storia affascinante: a Tadasuni, in provincia di Oristano, esiste un museo nato dalla passione di un sacerdote, don Giovanni Dore, che per vent'anni ha girato l'Isola recuperando oggetti e strumenti ormai dimenticati, come su trimpanu e sa tunfa.
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L'evoluzione del "sonettu" e la passione per la tecnica
La discussione intorno all'organetto spesso genera dibattiti tra gli appassionati, specialmente per quanto riguarda le sue origini e la classificazione. Sebbene in testi datati come quelli di G. Cabiddu si faccia riferimento al "sonettu" sia come organetto che come armonica a bocca, oggi è chiaro che l'organetto diatonico, importato dal continente, occupi una categoria distinta. Molti suonatori, tra cui i discendenti della scuola di organetto di Irgoli, preferiscono oggi l'organetto per la sua versatilità e per le possibilità virtuosistiche che offre.
È importante notare come in passato, in zone come la Trexenta, l'organetto venisse accompagnato dal sedazzeddu o timbalia, un tamburello ornato di filetti di lana chiamati "trinittus". Questo accompagnamento rendeva la musica del ballo "prus froria" (più fiorita), aggiungendo un tocco ritmico unico. Anche figure come Clara Graziano, musicista raffinata e fondatrice del Circo Diatonico e de La Banda della Ricetta, testimoniano come l'organetto possa essere reinterpretato in chiave moderna, fondendosi con il teatro e la narrazione.
La figura femminile, un tempo relegata a ruoli di contorno, sta oggi conquistando il centro della scena. Grazie a progetti innovativi e festival dedicati, le donne nel mondo della musica popolare sarda non solo dimostrano grande creatività, ma affrontano tematiche sociali e personali, creando reti di collaborazione che superano i confini regionali. La Sardegna, con il suo mix di arcaico e moderno, resta un laboratorio vibrante dove l'organetto continua a essere il cuore pulsante di una identità collettiva orgogliosa e in continua evoluzione.
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