La pandemia di COVID-19 ha introdotto sfide significative e nuove considerazioni in ogni aspetto della vita, e la gravidanza, il parto e l'allattamento non fanno eccezione. Per le future mamme e i neogenitori, comprendere le implicazioni del virus e le misure di protezione disponibili è di fondamentale importanza. Questo articolo mira a fornire una panoramica dettagliata delle informazioni e delle raccomandazioni aggiornate, basandosi sulle evidenze scientifiche e sulle direttive degli enti sanitari, per orientare le famiglie in questo periodo di continua evoluzione.
Misure di Prevenzione Essenziali e Stile di Vita Consigliato per le Gestanti
La protezione dall'infezione da SARS-CoV-2 inizia con l'adozione di precauzioni fondamentali, ormai riconosciute a livello globale come strumenti efficaci per contrastare la diffusione del virus. È molto importante seguire queste precauzioni per proteggersi dall'infezione. Ormai tutti sappiamo che l’utilizzo della mascherina, il lavaggio delle mani e il distanziamento sociale sono gesti che aiutano a contrastare il diffondersi del virus. Questi comportamenti responsabili hanno dimostrato la loro efficacia, come evidenziato da un bellissimo studio condotto negli Stati Uniti su 400.000 bambini, che ha fornito una prova concreta di come certi comportamenti proteggano in larga misura dalla trasmissione dei virus che si diffondono per via aerea.
È cruciale sottolineare l'importanza dell'uso corretto dei dispositivi di protezione individuale. Le mascherine sono usa e getta e non vanno riciclate, tenute in tasca o rimesse più volte. Le mascherine chirurgiche, in particolare, vanno bene se utilizzate correttamente, il che significa che vanno tolte prendendo l’elastico da dietro e portate in avanti, per essere gettate via in modo sicuro.
In linea generale, per le future mamme, è possibile vivere serenamente la gravidanza se non si hanno determinate condizioni di rischio, note in termine medico come presenza di comorbidità, che possono far sì che l'infezione diventi anche malattia. Se non si presenta uno di questi fattori di rischio e se si adottano i gesti responsabili, non è assolutamente necessario posticipare il concepimento se si è deciso di ampliare la propria famiglia.
Un accorgimento in più, che emerge da un bellissimo lavoro fatto dall'Università di Harvard dalla Biologia Molecolare, riguarda il legame tra il virus e i livelli di glicemia. Questo studio ha rivelato che le famose spine spike del virus si attaccano ai recettori del polmone quando sono legati a molecole di zucchero. Pertanto, una cosa assolutamente da evitare in gravidanza sono i picchi iperglicemici. È consigliabile limitare il consumo di gelati, bevande zuccherate e gasate, dolci e qualsiasi cosa possa favorire l’aumento della glicemia. Questo perché, nel caso in cui si riceva una carica virale e si abbia la glicemia molto alta, il virus può diventare più aggressivo e potenzialmente portare a uno stato di malattia più severo.

Sintomi, Diagnosi e Gestione Clinica del COVID-19 in Gravidanza
Per le donne in gravidanza, la preoccupazione di contrarre il Coronavirus è naturale. Tuttavia, i rischi per la donna in gravidanza, fortunatamente, sono molto bassi se non ci sono, come abbiamo detto, delle comorbidità, cioè delle condizioni patologiche preesistenti che fanno sì che il virus possa essere più aggressivo e determinare uno stato di malattia.
È fondamentale prestare attenzione ai sintomi che ormai abbiamo imparato a conoscere, avendoli sentiti tante volte alla televisione. Sono i sintomi che hanno a che fare con le vie aeree, quindi gola irritata e la comparsa di tosse irritativa. Inoltre, questo virus può dare dei sintomi particolari che sono la mancanza del gusto e la mancanza del senso degli odori: questo è un segno molto particolare del virus. Se si manifesta uno di questi sintomi in gravidanza, la cosa migliore è recarsi in pronto soccorso per un controllo immediato.
In contesti specifici, qualora gli screening per le anomalie cromosomiche dovessero indicare la necessità di fare una amniocentesi o una villocentesi, e ci fossero dei sintomi da COVID o una positività da COVID, si preferisce posticipare queste procedure per tutelare la salute della madre e del feto e per evitare potenziali complicazioni legate all'infezione.
L’Istituto Superiore di Sanità (ISS) ha un ruolo chiave nel fornire indicazioni aggiornate. Ha aggiornato il suo documento contenente le "Indicazioni ad interim per gravidanza, parto, allattamento e cura dei piccolissimi di 0-2 anni in risposta all’emergenza COVID-19". L'Istituto Superiore di Sanità ha pubblicato un aggiornamento del suo precedente documento sulle linee di indirizzo per la gravidanza, l'allattamento e la cura dei piccolissimi di 0-2 anni in risposta all’emergenza COVID. Queste indicazioni sottolineano che l’assistenza deve essere centrata sulla donna, rispettosa e qualificata, in modo da preservare dignità, privacy e riservatezza e consentire una scelta informata.
Per quanto riguarda la gestione clinica, le donne in gravidanza con patologia da COVID-19 lieve, sospetta o confermata, dovrebbero essere seguite a domicilio in coordinamento con i servizi della ASL. L’accesso in ospedale è riservato ai casi di rapido peggioramento delle condizioni cliniche o quando non si abbia la possibilità di recarsi prontamente in ospedale. È inoltre essenziale che le donne in gravidanza siano messe al corrente dei segni materni e neonatali a cui prestare attenzione, inclusi i segni di peggioramento della patologia da COVID-19 e la percezione di riduzione dei movimenti fetali attivi, che richiedono assistenza medica immediata.
Le visite di routine prenatali e postnatali presso le strutture ospedaliere dovrebbero essere posticipate se possibile, utilizzando strumenti alternativi di comunicazione per le consulenze, in modo da ridurre gli accessi presso gli ambienti ospedalieri e minimizzare il rischio di esposizione. In caso di linfocitosi, è importante considerare la possibilità di un’infezione batterica piuttosto che virale e valutare l’utilizzo appropriato di antibiotici. In Italia, l’AIFA ha predisposto delle schede che descrivono in modo chiaro le prove di efficacia e sicurezza disponibili sulle terapie farmacologiche per il COVID-19, fornendo un riferimento prezioso per i professionisti sanitari.
Gravidanza e covid: esperienza nei reparti
Fattori di Rischio e Esiti Ostetrici Legati al COVID-19
La comprensione dei fattori di rischio specifici per le donne in gravidanza è cruciale per una gestione personalizzata e per interventi preventivi mirati. Dati da studi internazionali, come quelli del UK Obstetric Surveillance System (UKOSS), hanno fornito importanti evidenze. Secondo i dati UKOSS, le donne gravide straniere, sovrappeso o obese, con comorbidità pre-esistenti (come nel caso del diabete e dell'ipertensione cronica), con età superiore ai 35 anni o con difficoltà socio-economiche, sembrano avere un maggior rischio di ricovero per patologia da COVID-19. Questi fattori indicano la necessità di una sorveglianza più attenta e di un supporto aggiuntivo per queste categorie di pazienti.
Anche a livello nazionale, lo studio ItOSS ha evidenziato dati significativi. Durante la prima ondata pandemica, lo studio ItOSS ha evidenziato che le donne con pregresse co-morbidità [es. diabete, ipertensione, come si deduce dal contesto dei dati UKOSS] presentavano un rischio più elevato. Sempre lo studio ItOSS ha rilevato che, durante la prima ondata pandemica, il tasso medio di parto pretermine è stato pari al 14,4%, con un decremento nel periodo di osservazione. Nei mesi di febbraio-marzo, il tasso era pari al 17,5%, mentre a luglio-agosto, grazie all’identificazione delle donne asintomatiche al momento del ricovero, il tasso è sceso all'11%. Complessivamente, la maggioranza dei parti pretermine (7,7%) è stata dovuta a cause iatrogene, il 3,5% alla rottura prematura delle membrane e il 3,2% ad insorgenza spontanea. Questi dati suggeriscono che, pur essendoci un impatto sul parto pretermine, la comprensione e l'adeguamento delle pratiche cliniche hanno contribuito a mitigarne la frequenza.
Un aspetto rassicurante che emerge dalle attuali evidenze è che non c’è al momento prova di un aumentato rischio di aborto, della natimortalità o della morte neonatale in relazione all’infezione materna da COVID-19. Questa informazione è fondamentale per rassicurare le future mamme e per una corretta comunicazione dei rischi. È importante anche considerare la possibilità di trasmissione verticale del virus SARS-CoV-2, che, sebbene sia possibile, non sembra essere associata a esiti avversi gravi per il neonato nella maggior parte dei casi.

Parto, Allattamento e Cura del Neonato in Epoca COVID-19
Le fasi del travaglio, del parto e dell'allattamento richiedono un'attenzione particolare in presenza dell'emergenza COVID-19, per garantire la sicurezza sia della madre che del neonato, pur mantenendo un'assistenza incentrata sulla donna.
Per quanto riguarda le modalità del parto, il travaglio e il parto in acqua non sono raccomandati nelle donne sintomatiche (con tosse, febbre, malessere generale) per il rischio ipotetico di trasmissione attraverso le feci e perché i DPI (Dispositivi di Protezione Individuale) non sono impermeabili, compromettendone l'efficacia in tale contesto. Tuttavia, il parto in acqua non è controindicato nelle donne asintomatiche e presunte o confermate SARS-CoV-2 negative, permettendo così, quando appropriato, di rispettare le preferenze individuali e i benefici associati a questa modalità.
Dopo la nascita, per tutti i neonati, il contatto pelle-a-pelle, inclusa la "kangaroo mother care" per i neonati pretermine e di basso peso alla nascita, è raccomandato. Questo perché i suoi benefici per la salute del neonato, incluso l’avvio tempestivo dell’allattamento, superano l’ipotetico rischio di trasmissione del virus. Questa raccomandazione sottolinea l'importanza di non privare i neonati dei benefici vitali del contatto precoce con la madre, pur adottando le necessarie precauzioni.
Le "Indicazioni ad interim per un utilizzo razionale delle protezioni per infezione da SARS-COV-2 nelle attività sanitarie e sociosanitarie (assistenza a soggetti affetti da covid19) nell’attuale scenario emergenziale SARS-COV-2", pubblicate dall'Istituto Superiore di Sanità (Versione del 10 maggio 2020, Rapporto ISS COVID-19, n. 2/ 2020 Rev.), sono state inserite come linee guida per i professionisti. Queste indicazioni includono la raccomandazione di considerare l’utilizzo della mascherina quando si allatta o si entra in contatto ravvicinato con il bambino, al fine di minimizzare ulteriormente il rischio di trasmissione.
Alla dimissione dall'ospedale, è necessario garantire alle neomamme informazioni aggiornate sulla rete dei servizi disponibili. Questo include il supporto per l'allattamento, le visite di controllo per la madre e il neonato, e altre risorse comunitarie che possono essere fondamentali nel delicato periodo post-parto. L'obiettivo è assicurare una continuità assistenziale che tenga conto delle specificità del periodo pandemico, promuovendo il benessere della famiglia.

Supporto e Congedi Parentali in Contesto Pandemico
Per affrontare le sfide aggiuntive poste dalla pandemia, sono state introdotte e modificate misure di supporto per i genitori lavoratori, in particolare per quanto riguarda i congedi. Queste disposizioni mirano a bilanciare le esigenze familiari con le necessità lavorative, garantendo protezione e sostegno economico.
Il congedo parentale, o prolungamento del congedo parentale, può essere fruito, in forma giornaliera oppure oraria, da uno solo dei due genitori o da entrambi, ma non negli stessi giorni. Questa flessibilità permette alle famiglie di organizzarsi al meglio in base alle proprie necessità. Le condizioni per accedere a tali congedi sono legate all’infezione da SARS Covid-19, risultante da certificazione/attestazione del medico di base o del pediatra di libera scelta, oppure da provvedimento/comunicazione della ASL territorialmente competente. Questo garantisce che il supporto sia indirizzato a chi ne ha effettivamente bisogno a causa della malattia.
Per i figli con disabilità grave, iscritti a scuole o ospitati in centri diurni a carattere assistenziale, la prestazione può essere fruita indipendentemente dalla convivenza con il genitore e senza limiti di età. Questo estende il supporto a situazioni familiari particolarmente delicate, riconoscendo le specifiche esigenze dei genitori con figli disabili. Oltre ai casi illustrati, la fruizione è possibile una volta ottenuto il riconoscimento di disabilità grave ai sensi della legge specifica.
Inoltre, per i genitori di figli di età compresa tra 14 e 16 anni, è previsto il diritto di astenersi dal lavoro senza corresponsione di retribuzione o indennità, né riconoscimento di contribuzione figurativa, con divieto di licenziamento e diritto alla conservazione del posto di lavoro. Questa misura offre una protezione significativa in un'età in cui i figli potrebbero necessitare di assistenza o supervisione aggiuntiva a causa delle restrizioni o delle chiusure scolastiche legate alla pandemia. Il congedo può essere richiesto per il periodo corrispondente, in tutto o in parte, per la durata del periodo riportato nelle documentazioni necessarie, garantendo che il tempo di astensione dal lavoro sia commisurato all'esigenza.
Per i periodi di astensione fruiti viene riconosciuta al genitore un’indennità pari al 50% della retribuzione o del reddito. Per i lavoratori dipendenti, l’indennità è erogata secondo le modalità previste per il pagamento diretto. In questo caso, essa costituisce reddito di lavoro dipendente imponibile ai fini fiscali. In alternativa, può avvenire a conguaglio delle indennità di maternità, offrendo diverse opzioni di erogazione. Per tutte le categorie di genitori lavoratori, è stata data la possibilità di convertire i periodi di congedo parentale o di prolungamento di congedo parentale fruiti dopo il 22 ottobre 2021 e fino al rilascio della procedura telematica di domanda. Questa previsione di conversione mostra la volontà di adattare le normative alle mutevoli esigenze dei lavoratori.

L'Evoluzione delle Conoscenze e la Formazione Continua in Ostetricia e Ginecologia
La pandemia di COVID-19 ha evidenziato in modo inequivocabile la natura dinamica e imprevedibile delle emergenze sanitarie globali. Non sappiamo, ad oggi, quanto durerà la pandemia, e questa incertezza rende imperativo un approccio flessibile e in continua evoluzione in tutti i settori della medicina, compresi l'ostetricia e la ginecologia. È necessario pensare a nuove modalità di lavoro e di assistenza.
Questo campo è in continua evoluzione, con nuove evidenze scientifiche che emergono costantemente e che possono modificare le linee guida e le pratiche cliniche. In questo contesto, strumenti di formazione a distanza (FAD) si sono rivelati risorse preziose. Un corso FAD, infatti, rende possibile un aggiornamento immediato qualora le indicazioni fornite in un dato momento fossero superate da nuove evidenze. Questa agilità nella diffusione delle informazioni è fondamentale per garantire che i professionisti sanitari siano sempre al passo con le ultime scoperte e raccomandazioni.
Un esempio di tale iniziativa formativa è l'evento di formazione a distanza, identificato con un numero specifico, che offre crediti ECM (Educazione Continua in Medicina) su tematiche speciali del Servizio Sanitario Nazionale (S.S.N.) e/o del Servizio Sanitario Regionale (S.S.R.). Questi corsi sono progettati per approfondire gli aspetti critici della gestione della gravidanza, del parto e dell'allattamento in un contesto pandemico. La struttura di tali corsi è pensata per considerare distintamente le tre fasi cruciali: gravidanza, parto e allattamento, permettendo un'analisi approfondita delle specificità e delle raccomandazioni per ciascuna di esse.
La qualità di questi programmi è garantita dalla presenza di figure professionali di spicco. Ad esempio, è indicato un Responsabile scientifico (come E.), un Responsabile della didattica ECM del provider (come AOGOIC.M.) e un corpo docente composto da esperti riconosciuti nel settore, come Paolo Bonanni da Firenze, Rosita Cipriani da Taranto, Michele Conversano da Taranto, Claudio Crescini da Bergamo, Rocco Gallicchio da Milano, Roberta Giornelli da Monfalcone (GO), Gianfranco Jorizzo da Padova, Antonella Marchi da Siena, Riccardo Morgera da Napoli, Franco Antonio Ragusa da Roma, Maurizio Silvestri da Spoleto (PG), Fabio Parazzini da Milano, e Silvia von Wunster da Alzano L. La loro esperienza e competenza sono essenziali per offrire una formazione accurata e basata sulle migliori pratiche disponibili.
L'impegno nella formazione continua e nell'adattamento delle pratiche è un pilastro per la resilienza del sistema sanitario di fronte alle sfide pandemiche, garantendo che le donne in gravidanza e i neonati ricevano sempre la migliore assistenza possibile, informata dalle più recenti scoperte scientifiche. Questo approccio proattivo è fondamentale non solo per l'attuale emergenza, ma anche per prepararsi a future sfide sanitarie globali.
Gravidanza e covid: esperienza nei reparti
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