La culla tra storia, cura e narrazione: il viaggio simbolico del neonato

L’arrivo di un bambino rappresenta un momento di profonda trasformazione, un passaggio che coinvolge non solo lo spazio fisico della casa, ma anche la dimensione emotiva e culturale dei genitori. Comprendere il significato della culla, dei primi momenti di vita e del valore delle fiabe significa immergersi in una tradizione millenaria che accompagna l'umanità fin dalle sue origini, intrecciando biologia, storia e poesia.

Il primo contatto: il fondamento del legame

Il percorso inizia in sala parto, dove, se le condizioni lo permettono, il neonato, ormai lavato e ripulito, viene appoggiato sul seno della mamma per un primo, fondamentale contatto. Il contatto precoce è molto utile per favorire il legame psicofisico tra la mamma e il bambino, che comunque è già molto forte. Inoltre, il primo contatto può essere l’occasione per effettuare un tentativo di attaccamento al seno. Anche se questa prima prova non dovesse svolgersi nel modo ottimale, serve comunque a stimolare la montata lattea (l’avvio della produzione di latte, che in genere avviene dopo 3-4 giorni) e le contrazioni dell’utero, che sono favorite anche dai movimenti di suzione.

neonato abbracciato dalla madre in sala parto

Alcune strutture ospedaliere consentono alla neomamma, sempre che se la senta e lo desideri, di spostarsi camminando dalla sala parto all’area post parto e da questa alla camera, accompagnata da qualcuno che la sorregga in caso di debolezza o mancamenti. È, infatti, molto importante che la neomamma eviti di rimanere a letto per troppo tempo e che tenti invece di camminare al più presto possibile. Nonostante la donna si possa sentire un po’ intorpidita dal parto e gli eventuali punti dell’episiotomia possano dare fastidio, è consigliabile riprendere a muoversi prima possibile, perché il movimento favorisce la circolazione del sangue e aiuta a riprendersi più rapidamente dalla fatica del parto.

Nursery o rooming-in: le scelte dell'accoglienza

Dopo il parto, si apre la questione organizzativa dell'assistenza. Sono ormai molto numerosi gli ospedali che consentono di scegliere, al momento del ricovero, fra una normale degenza, con la mamma in camera e il bimbo alla nursery, o il rooming-in, con mamma e bimbo nella stessa stanza.

Nella nursery, il bimbo “risiede” in un’ampia stanza dotata di culle, che ospita tutti i neonati. L’accesso a questa sala è consentito solo al personale sanitario, mentre i parenti possono guardare il bebè attraverso un’ampia finestra di vetro. La mamma rimane in una camera separata, in cui le viene portato il piccolo 5-6 volte al giorno per le poppate.

Nel rooming-in, la culla del neonato si trova nella camera insieme alla mamma, che se ne prende cura fin dal primo giorno. In genere, di notte il bebè viene portato nella nursery, per consentire alla mamma di riposare almeno qualche ora. Nel caso di rooming-in l’allattamento non avviene a orari fissi, ma a richiesta del bebè e la neomamma ha la possibilità di fare subito pratica nella cura del bimbo.

La culla: archeologia e significati di un oggetto sacro

Si pensa al suo corredino, al suo lettino o culla per iniziare, magari alla carrozzina o alla fascia, insomma si pensa a incrementare oggetti e metterli nello spazio della casa. Tuttavia, la prima cosa, è capire di cosa siamo disposti a privarci, per lasciare spazio libero.

Nella memoria dei padri il viaggio di studio inizia nel libro di Dialettologia “Sulle vie dei ciottoli del dialetto canosino” con il termine Navìchele, culla di legno a forma di navicella. Si faceva dondolare lentamente, in dialetto “se nazzechève u menìnne” (si cullava il bambino). La culla era una cesta ovale di stecche di legno o di vimini, posta su due supporti di legno convessi, che si faceva dondolare, anche con un piede.

culla in vimini a forma di navicella storica

La culla di legno a forma di navicella si ritrova nell’antica Grecia e nell’antica Roma, dove era denominata “cuna o cunabula” (n. pl.) ad indicare in senso figurato anche il luogo nativo, la prima dimora, come cita Cicerone. Plauto nelle Commedie ricorda spesso cunae e cunabula e nell’Antica Roma si invocava la Dea Cunina, che proteggeva i lattanti nella culla e propiziava sogni tranquilli. Nell’antica Grecia la culla, cesto a forma di navicella, era denominata, già nel IV sec. a.C., lìknon (cesto, culla) o scafe (barca) e viene citata da Omero nell’Iliade. Il lìknon viene rappresentata nei vasi attici, come culla primitiva di Dioniso bambino.

Il termine latino “cunabula” lo ritroviamo scritto su una lamina di argento, CUNABULA D. N. JESU CHRISTI, sulla teca aurea della reliquia della santa culla, della “mangiatoia”, dove fu posto il Bambino Gesù, custodita nella Basilica Papale di Santa Maria Maggiore in Roma. Le ricognizioni archeologiche hanno confermato la provenienza di legno di acero di duemila anni della Palestina.

La ninna nanna e il dondolio come abbraccio

Il dondolio della culla è un gesto che travalica le epoche. Nelle poesie in Latino di Giovanni Pascoli, che ne “Il tuono” descrive “il moto di una culla”: “Idem vagitus, puer idem, mater eodem / naviculam pellens solatur carmine nautam… Lalla, lalla, lalla”. Quel dondolio della culla-navicella è il dondolio dell’abbraccio materno. In fondo nei tempi attuali il seggiolino usato in auto per trasportare i bambini piccoli viene chiamato “navicella”.

Le origini dell'uomo

Il legame con il passato si ritrova anche nel dialetto. Nel dialetto veneto, si usa il termine latino “cuna”, presente anche nel Trentino. Il lemma “zana” (di origine longobarda) viene riportato da Giovanni Pascoli nella nota poesia “L’orfano”: “Senti: una zana dondola pian piano, un bimbo piange, le neve fiocca, canta una vecchia”.

Simboli di protezione: il chiama angeli e il fiocco nascita

C'è un suono lieve che accompagna i giorni di attesa, come un piccolo battito segreto sospeso nell’aria: è il chiama angeli, il gioiello che racconta la magia della maternità. Non è solo un ciondolo, ma un piccolo scrigno di emozioni, capace di custodire sogni, speranze e carezze invisibili. Il chiama angeli non è semplicemente un ornamento, è un simbolo che unisce tradizione, spiritualità e dolcezza. Il suo suono delicato è considerato un richiamo agli angeli custodi, una vibrazione capace di creare un’aura di protezione intorno alla mamma e al bambino.

La storia del chiama angeli affonda le radici in un intreccio di tradizioni. In Indonesia esiste da secoli l’uso di piccole sfere sonore chiamate harmony ball, amuleti dedicati alla protezione della madre e del neonato. Parallelamente, nelle narrazioni mesoamericane si parla della bola o llamador de ángeles, un oggetto spesso attribuito alla cultura maya e legato alla leggenda secondo cui il suono richiama la presenza degli spiriti protettori.

Accanto a questo ciondolo, la nascita viene annunciata dal fiocco. Appendere un fiocco rosa o azzurro sulla porta di casa è una tradizione così consolidata nella nostra cultura che il suo significato non necessita di spiegazioni: è nato un bambino. La tradizione di realizzare e appendere il fiocco nascita arriva dal Medio Oriente, dove veniva apposto sulla culla per proteggere i bambini da spiriti o entità malvagie. Il colore prescelto era il blu poiché, essendo il colore del cielo, richiamava le forze del bene. L'usanza può essere tracciata nell’Antico Egitto, dove il nodo era un simbolo sacro della dea Iside.

Leggere ai bambini: il potere delle fiabe

Il momento del riposo, spesso cullato dalla lettura, è il pilastro della relazione precoce. "Raccontare o leggere una storia è una modalità unica di stare insieme, che permette di entrare in contatto col bambino, di imparare a conoscere il suo mondo: è un momento carico di affettività e di significato", spiega Alessandra Sila, della segreteria nazionale di Nati per Leggere.

La lettura aiuta a rinforzare la relazione e contribuisce a costruire il legame di attaccamento fra genitore e bambino, la base sicura di cui ogni piccolo ha bisogno per iniziare a esplorare il mondo. Piccoli, semplici ingredienti, fanno di una storia un momento magico: disponibilità e pazienza da parte dei grandi, curiosità e attenzione da parte dei piccoli.

genitore che legge un libro di fiabe al bambino nella culla

Il Natale, in particolare, è il tempo delle storie classiche, da Hänsel e Gretel a La regina delle nevi. Queste narrazioni offrono un mondo pieno di magia, coraggio, possibilità e speranza. Che si tratti della storia di Rudolph la renna o delle avventure di orsi e topolini, la voce del genitore che legge trasforma lo spazio della culla in un luogo protetto di scoperta, dove le emozioni, le paure e le curiosità vengono elaborate attraverso il filtro della fantasia. L’abitudine di leggere ad alta voce ai bambini è un regalo prezioso, da adottare in qualsiasi periodo dell'anno, capace di trasformare il silenzio della stanza in un momento di infinita condivisione.

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