A partire dal 2015, l'Europa è stata colpita da una serie di attacchi terroristici, segnando una nuova e preoccupante escalation della minaccia. Il terrorismo di matrice jihadista, benché non sia una novità nel contesto dell'Unione Europea, ha visto una recrudescenza significativa con una nuova ondata di attacchi da parte dei fondamentalisti islamici. Comprendere le radici, le motivazioni e le dinamiche di questo fenomeno è cruciale per affrontarne le sfide. Mentre è impossibile stabilire in maniera definitiva quando fu usato per la prima volta, le radici di quello che oggi chiamiamo "terrorismo" affondano in un passato di 2000 anni fa. Eccezione fatta per alcune sporadiche manifestazioni di antica militanza oltranzista religiosa condotta con metodi sanguinari e ostili dalla setta degli assassini (specialmente in Persia e negli ex-dominî fatimidi quali Egitto e Siria), il fenomeno ha assunto dimensione globalmente rilevante solo nel secondo dopoguerra, in seguito alla decolonizzazione e alla globalizzazione.

Le Motivazioni Fondamentali e l'Ideologia Jihadista
Lo scopo dichiarato dei gruppi jihadisti è la creazione di uno stato islamico governato unicamente dalla legge islamica, ovvero la Sharia. L'Europol definisce il jihadismo come "un’ideologia violenta, che si serve dei concetti tradizionali islamici". Questa ideologia si basa su interpretazioni radicali e distorte dei testi sacri, promuovendo un'esclusiva visione del mondo e un'ostilità verso chiunque non aderisca ai loro precetti.
Il termine "jihad" viene tradizionalmente tradotto come 'sforzo', inteso come 'sforzo sulla via di Dio', e chi vi è impegnato è identificato come 'mujahid'. In tale accezione, il concetto appare semanticamente diverso dalla traduzione di 'guerra santa' frequentemente proposta. Secondo taluni studiosi, pur sostanziandosi nell’idea del combattimento, il jihad deve comunque intendersi in funzione difensiva, perché nel Corano è prescritto di combattere ‘coloro che vi combattono’ e di farlo ‘senza eccessi’. Tuttavia, alcune sure del Testo sacro, oltre che diversi hadith - brevi narrazioni che riportano il pensiero e l’insegnamento del Profeta Maometto - aprono a letture più aggressive del jihad, inteso come vera e propria lotta fisica.
Al di fuori del mondo islamico, il tema del jihad è rimasto a lungo appannaggio esclusivo degli studiosi. La familiarità dell’opinione pubblica occidentale - per lo meno sotto il profilo mediatico - con il jihad e con il fenomeno del jihadismo è infatti da considerarsi recente, e in gran parte riconducibile agli sviluppi storici e geopolitici successivi agli eventi dell’11 settembre 2001. In quell'occasione, l'Occidente, colpito nei suoi massimi simboli economici (New York e le Torri Gemelle) e militari (il Pentagono a Washington), ha scoperto al suo interno una inattesa quanto preoccupante vulnerabilità.
La nozione di terrorismo, inoltre, è complessa e dibattuta. In assenza di una definizione condivisa e cogente, la dottrina internazionalistica prevalente nei paesi occidentali ritiene che un atto terroristico - e una organizzazione terroristica - sia caratterizzato dall'uso indiscriminato della violenza contro una popolazione civile con l'intento di diffondere il panico e di coartare un governo o un'autorità politica internazionale. All'origine del terrorismo, si aggiunge, ci sono sempre motivazioni ideologiche o politiche, distinguendolo da comportamenti criminosi motivati da ragioni private, come la ricerca del guadagno o la vendetta personale. Questa interpretazione, tuttavia, resta problematica e non è accolta da molti autori, non soltanto islamici, perché, anzitutto, non tiene conto della condizione in cui si trovano i popoli oppressi dalla violenza di forze occupanti. Questi autori sostengono che i «combattenti per la libertà» o i partigiani in lotta per la liberazione del proprio paese - i sudafricani che lottavano contro l'apartheid o i palestinesi che da decenni «resistono» all'occupazione del loro territorio da parte dello Stato di Israele - non possono essere considerati dei terroristi, qualunque sia l'operazione militare che essi pongono in atto.

L'Evoluzione Storica e le Radici del Fenomeno
Il fenomeno del terrorismo islamico, inteso in senso moderno come azione politica volta a sovvertire l'ordine costituito tramite la violenza, ha radici più profonde di quanto spesso si pensi. Già fin da dopo il 750, con la fine del califfato omayyade, si attendeva da parte di nostalgici sostenitori della dinastia abbattuta dagli Abbasidi l'epifania di un non meglio precisato Sufyāni, appartenente cioè al deposto casato omayyade del ramo sufyanide, che avrebbe riportato per volere divino la Umma alla sua purezza originaria. Questo riflette un antico schema millenaristico e di restaurazione profetica che si ritrova in diverse correnti dell'Islam.
Un concetto simile, d'impronta messianica, si era manifestato già nel 700 d.C. con l'idea del ritorno come Mahdi di un figlio del quarto califfo ʿAlī b. Abī Ṭālib, Muḥammad b. al-Ḥanafiyya, di cui i seguaci della Kuraybiyya negarono la morte, affermandone l'occultamento agli occhi del mondo e la sua parusia alla fine dei tempi, quando sarebbe tornato per restaurare il perfetto ordine alteratosi già immediatamente dopo la morte del profeta Maometto. Questi schemi messianici e di restaurazione sono stati ripresi e reinterpretati da vari movimenti nel corso della storia islamica.

L'Impatto della Decolonizzazione e della Globalizzazione
La dimensione globalmente rilevante del terrorismo islamico si è sviluppata soprattutto nel secondo dopoguerra, in seguito alla decolonizzazione e alla globalizzazione. Questi processi hanno ridisegnato la mappa geopolitica, creato nuovi Stati e nuovi conflitti, e facilitato la circolazione di idee e persone su scala mondiale. La globalizzazione, in particolare, ha offerto ai gruppi terroristici nuovi strumenti per la comunicazione, il finanziamento e la pianificazione delle loro attività.
L'Ascesa di Nuovi Attori Finanziari e Ideologici
Una radicale trasformazione del terrorismo islamico si è avuta con l'emergere di nuovi Stati con grandi disponibilità finanziarie come l'Arabia Saudita e gli emirati del Golfo Persico. Questi Stati, caratterizzati anche da forme di governo che si influenzano reciprocamente con gli ambienti "clericali" islamici e con le dottrine legate a correnti di pensiero integraliste come il wahhabismo, hanno indirettamente finanziato, attraverso donazioni da parte di istituzioni caritatevoli, gruppi più o meno legati al terrorismo. Anche facoltosi esponenti del mondo privato di questa stessa area hanno agito in modo analogo.
Il wahhabismo, definito come una forma estremamente rigida di Islam sunnita, insiste su un'interpretazione letterale del Corano. I wahhabiti credono che tutti coloro che non praticano l'Islam secondo le modalità da essi indicate siano pagani e nemici dell'Islam. Il salafismo, altra corrente di pensiero, risale al medioevo con caratteri di apertura e riformismo, ma anche questa ha visto trasformazioni, come la cosiddetta “Neo-Salafiyya” in Egitto.

I Principali Attori del Terrorismo Jihadista
La galassia terrorista si articola in molte organizzazioni, in alcuni casi direttamente sponsorizzate da servizi segreti nazionali.
Al-Qaeda: La Rete Globale
Al-Qaida è una rete mondiale panislamica di terroristi sunniti neo-hanbaliti, capeggiata da Ayman al-Zawahiri (successore di Osama bin Laden), diventata famosa in particolare per gli attentati dell'11 settembre 2001 contro gli Stati Uniti. Attualmente sembra sia presente in più di 60 Paesi. Formata nel periodo successivo l'invasione sovietica dell'Afghanistan, nei tardi anni ottanta da Bin Laden e Muhammad Atef, al-Qāʿida rivendica il legittimo uso delle armi e della violenza contro l'Occidente e il potere militare degli Stati Uniti d'America e di ogni Stato che sia alleato con essi. Dalla sua formazione, al-Qāʿida ha compiuto numerosi attacchi terroristici in Africa, Vicino Oriente, Europa, e Asia.
I richiami al jihad contro l'invasione sovietica dell'Afghanistan nel 1979 furono vantaggiosi per gli Stati Uniti nell'ambito del conflitto bipolare. Furono proprio quei proclami formulati da studiosi quali Abdullah Yusuf Azzam - lo stesso che nell’aprile del 1988 scrisse dello sviluppo di un’avanguardia come solida base (al-Qaida al-Subah) per costruire la società islamica anticipando la nascita di al-Qaida - a colpire gli USA nel 2001. Gli attentati al World Trade Center nel 1993, l’uccisione di decine di turisti occidentali a Luxor nel 1997 e gli attacchi alle ambasciate statunitensi in Kenya e Tanzania nel 1998 avevano già messo in evidenza la sensibilità degli obiettivi riconducibili all’Occidente, e risale al 1998 la celebre fatwa in cui Osama bin Laden affermava che l’uccisione degli americani e dei loro alleati fosse un dovere per ogni musulmano.
Nonostante la perdita di figure chiave come Osama bin Laden, le diverse ramificazioni del network qaidista hanno dimostrato di essere operative. Tra queste si annoverano:
- Al-Qaida nella Penisola Araba (AQAP): gruppo costituitosi ufficialmente nel gennaio del 2009, responsabile di numerosi attacchi nello Yemen e di tentativi contro gli Stati Uniti.
- Al-Qaida nel Maghreb Islamico (AQIM): le cui origini risalgono alla guerra civile algerina degli anni ’90, che nel 2007 assunse tale denominazione per sancire ufficialmente la sua affiliazione ad al-Qaida. È prevalentemente attiva in Algeria, Mauritania, Niger e Mali, dove è stata tra i protagonisti di un conflitto destabilizzante.

Lo Stato Islamico (ISIS/ISIL/Daesh)
Una nuova sigla che si è affacciata sulla scena mondiale è lo Stato Islamico (IS), proclamandosi indipendente il 29 giugno 2014 ma in precedenza conosciuto anche come Stato Islamico dell'Iraq e al-Sham (ISIS) oppure Stato Islamico dell'Iraq e del Levante (ISIL). Il gruppo gihadista, attivo in Siria e in Iraq, ha come leader nel 2014 Abu Bakr al-Baghdadi, che ha unilateralmente proclamato la rinascita del califfato nei territori caduti sotto il suo controllo.
L'ascesa del sedicente Stato Islamico (IS) nell’estate 2014 ha rappresentato un momento di eccezionale importanza per l’intera galassia jihadista che, solo pochi anni prima, era stata descritta come prossima al collasso. La lotta al terrorismo guidata dagli Stati Uniti, l’uccisione di Osama bin Laden e i successi elettorali registrati dai movimenti dell’«islam politico» durante la prima fase delle primavere arabe erano stati letti, infatti, come segnali evidenti di un declino irreversibile del jihad armato globale incarnato da al-Qa‘ida e dai movimenti a essa vicini. E invece, nel giugno 2014, il mondo si è svegliato con la notizia che i militanti dello Stato Islamico in Iraq e al-Sham (ISIS) avevano conquistato Mosul, la seconda più importante città irachena dopo Baghdad.
Il gruppo si è distinto per la sua brutalità e ambizione, proclamando la restaurazione del Califfato islamico, incuneato fra Iraq e Siria. La crisi politica e morale delle vecchie classi dirigenti in Iraq e Siria produsse un fenomeno di radicalizzazione dei ceti sociali che si sentivano estromessi dal potere. Gruppi sempre più numerosi si avvicinarono e alla fine abbracciarono ideologie religiose di stampo integralista e fondamentalista, quali il salafismo, il wahhabismo, il jihadismo e il panislamismo. Nel 2013 lo Stato Islamico dell'Iraq proclamò unilateralmente la propria unificazione con la branca siriana di Al-Qaeda, che aveva conquistato una parte del territorio siriano nell'ambito della guerra civile contro il governo di Bashar al-Asad.
L'ISIS ha rappresentato un emblema della terza ondata jihadista, con un progetto politico ben più definito rispetto al passato, mirante ad incidere nel tessuto dello status quo geopolitico della regione. Questa avanzata ha costretto alla fuga i cristiani e ha portato al massacro di centinaia di yazidi. L'ISIS ha risposto ai raid aerei con la decapitazione di ostaggi e la pubblicazione delle esecuzioni sul web.

Altri Gruppi e Organizzazioni
La galassia jihadista comprende numerose altre organizzazioni, spesso con legami regionali o specifici obiettivi.
- Hamas: ("scossa" o "zelo" in arabo, ma acronimo di Harakat al-Muqawama al-Islamiyya, "Movimento di Resistenza Islamica"), cominciò a propugnare attacchi contro obiettivi militari e civili israeliani all'inizio della Prima Intifada nel 1987. Hamas giustifica tali attacchi come necessari nel combattere l'occupazione militare israeliana dei territori palestinesi occupati e come risposta agli attacchi condotti da Israele contro obiettivi palestinesi.
- Al-Gama'at al-Islamiyya: organizzazione egiziana responsabile del massacro di Luxor e di un'intensa campagna terroristica, benché nel 2003 avesse dichiarato di abbandonare la lotta armata. Affonda le sue origini nei Fratelli Musulmani, una cui frangia denominata Al-Jihād o Tanẓīm al-Jihād (Organizzazione del Jihād) fu costituita nel 1980 ed è elencata dalle Nazioni Unite tra le entità appartenenti o associate ad al-Qāʿida; l'organizzazione è responsabile dell'assassinio di Anwar el-Sadat nel 1981.
- Abu Sayyaf: organizzazione molto importante ed attiva nel sud-est asiatico, il cui nome deriva dal fatto che il suo fondatore diede il nome di Sayyaf a suo figlio, ispirato al predicatore wahhabita afghano Sayyaf.
- Fath al-Islam: gruppo islamista operante fuori dal campo-profughi di Nahr al-Bared, nel settentrione del Libano.
- Gruppo Salafita per la Predicazione e il Combattimento: ha raccolto l'eredità e il ruolo del Gruppo Islamico Armato (GIA) in Algeria e nella zona del Sahel, espandendosi nel Mali dove sotto il nome di Al-Qa'ida nel Maghreb islamico (AQMI) ha fomentato la guerra civile e la secessione del nord del paese.

Le Nuove Tendenze del Terrorismo Jihadista
Negli ultimi anni, si sono osservate nuove tendenze nel terrorismo di matrice islamica, che pongono sfide inedite per le agenzie di sicurezza.
I Giovani Adulti e i "Foreign Fighters"
Secondo Europol, la maggior parte dei terroristi jihadisti si rivela essere giovani adulti. Gli attentatori soli hanno utilizzato principalmente furgoni e fucili, con attacchi più semplici e non strutturati. Un elemento che suscita preoccupazione è la crescente presenza di cittadini di un Paese occidentale tra gli integralisti religiosi pronti a colpire. Questo fenomeno è spesso legato all'emarginazione sociale e alla difficoltà di integrazione di comunità di origine straniera nelle periferie delle grandi città.
Il numero dei "foreign fighters", combattenti stranieri che si uniscono a gruppi estremisti, è aumentato considerevolmente. Migliaia di volontari da ogni parte del mondo, tra cui moltissimi europei, combattono il jihad, non più necessariamente contro il "nemico lontano" americano e occidentale, ma spesso contro il "nemico vicino" all'interno dei teatri di guerra mediorientali, come la Siria.
Foreign fighters: perché è illegale combattere per un altro Stato
L'Indottrinamento Digitale e i Social Media
Le menti dell'islam radicale puntano su un nuovo tipo di indottrinamento, quello che si muove tra i social media, tanto amati dalle nuove generazioni. A chi si sente emarginato e senza un futuro, gli estremisti islamici offrono un ruolo da protagonista, come attentatore solitario o anche all'interno di gruppi creatisi online. La propaganda si fa anche e soprattutto sul web, in modo costante.

L'Abbassamento dell'Età Media e la Partecipazione Femminile
Recenti episodi hanno rivelato una tendenza verso un abbassamento dell’età media dei nuovi seguaci e una crescente presenza di giovani donne all'interno dei gruppi estremisti. Questo dato, unito alla facilità con cui si possono ideare attentati con mezzi relativamente semplici (un coltello o una vettura lanciata sulla folla), rende il fenomeno ancora più insidioso e difficile da prevenire.
Le Conseguenze della Caduta del Califfato ISIS
La fine dell'utopia jihadista dell'ISIS, dopo la caduta di Raqqa, Mosul e Deir el-Zor, ha comportato un'altra insidia, molto pericolosa per l'Europa: quella dei "Foreign Fighters" di ritorno. Il Soufan Center ha individuato diverse categorie di "returnees": quelli rientrati presto, disillusi o costretti a lasciare il Califfato, e quelli spediti a combattere in altri scenari, comprese cellule create per compiere attacchi fuori dai confini. Questi individui, addestrati e indottrinati, rappresentano una minaccia latente e diffusa.

Sfide per la Lotta al Terrorismo
L'Europol, l'agenzia di polizia dell'UE, ha nuovi poteri e può istituire più facilmente unità specializzate come il Centro europeo di lotta al terrorismo, creato nel gennaio 2016. Nel luglio del 2017 il Parlamento europeo ha creato una Commissione speciale per il terrorismo, il cui scopo è quello di migliorare la lotta contro il terrorismo a livello europeo.
Tuttavia, la lotta al terrorismo presenta complessità intrinseche. Il modo nel quale il terrorismo viene combattuto dagli Stati Uniti d'America, sua principale controparte, non è da tutti ritenuto efficace; tra i dubbiosi un ex giudice francese, Jean-Louis Bruguiere, che ritiene venga raccolto un eccesso di informazioni, ma poi non venga analizzato, ed un altro ostacolo è la scarsità di coordinamento tra le troppe agenzie federali statunitensi. È fondamentale un attento controllo su quanto accade sul web, poiché l'opera di proselitismo non avviene solo nei luoghi fisici.
La definizione stessa di terrorismo e le conseguenze legali e internazionali che derivano dall'etichettare un'organizzazione come tale sono oggetto di dibattito. Non esiste un solo terrorismo, ma ce ne sono molti che si esprimono in forme diverse ed entro contesti differenziati. La complessità del fenomeno richiede un approccio multidimensionale che vada oltre la mera repressione, affrontando le cause profonde, le ideologie radicali e le dinamiche sociali che alimentano questo tipo di violenza.
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