Gestione della varicella nel nucleo familiare: allattamento, prevenzione e prospettive cliniche

La gestione della varicella all'interno di un nucleo familiare che include neonati, lattanti o donne in gravidanza rappresenta una sfida clinica e organizzativa di notevole complessità. La natura altamente contagiosa del virus Varicella-Zoster (VZV) richiede una comprensione approfondita dei meccanismi di trasmissione, delle strategie di immunizzazione passiva e delle opzioni profilattiche farmacologiche disponibili.

schema del virus varicella zoster e meccanismi di trasmissione

La dinamica dell'infezione e il sistema immunitario

La varicella è una malattia esantematica che, nell'infanzia, si manifesta in genere come una condizione benigna che guarisce nel giro di 7-10 giorni. Il ciclo vitale dell'esantema è caratteristico: per 3-4 giorni compaiono piccole papule rosa pruriginose su testa, tronco, viso e arti. Dopo poche ore, queste evolvono trasformandosi in vescicole a contenuto inizialmente chiaro, poi in pustole e infine in croste, destinate a cadere senza lasciare cicatrici.

La trasmissione avviene principalmente nelle prime fasi dell’eruzione cutanea, sia per via aerea, attraverso le goccioline di saliva emesse con tosse o starnuti, sia per contatto diretto con le lesioni della pelle. La contagiosità inizia 1-2 giorni prima dell’eruzione cutanea, rendendo difficile prevenire il contagio, e dura fino alla formazione delle croste. È fondamentale ricordare che le lesioni ulcerate possono svilupparsi anche sulle mucose della bocca, delle alte vie aeree, degli occhi e dell’area genitale.

L'infezione produce un’immunità permanente in quasi tutte le persone immunologicamente sane: raramente una persona può sviluppare due volte questa malattia. Tuttavia, nel 10-20% dei casi il virus si risveglia a distanza di anni o di decenni dando luogo all'herpes zoster, noto comunemente come "fuoco di Sant'Antonio".

Allattamento materno e protezione anticorpale

Un quesito frequente riguarda il ruolo dell'allattamento al seno come scudo contro l'infezione. Un neonato che nasca da una mamma che ha già avuto la varicella possiede una sua scorta di anticorpi antivaricella che gli derivano dal sangue materno che lo ha nutrito e fatto crescere fino al momento del parto. Perciò, teoricamente, non è suscettibile a questa malattia esantematica.

Nella prevenzione della varicella, il lattante trae giovamento senz'altro dall'allattamento materno per l'assunzione di un alto numero di anticorpi specifici assunti con il latte, se la mamma ha già contratto la varicella in passato. Questo apporto anticorpale può rendere i sintomi dell'eventuale infezione più sfumati, ma non garantisce una protezione al cento per cento. È importante distinguere tra controindicazioni assolute all'allattamento (come l'infezione da HIV o l'assunzione di droghe) e situazioni che non rappresentano una controindicazione certa. Le vigenti raccomandazioni della Società Italiana di Neonatologia non citano la varicella di mamma come controindicazione all'allattamento.

Sistema Immunitario | Il Corpo Umano

Nel caso in cui una madre contragga la varicella nel post-partum, la decisione di continuare ad allattare deve essere condivisa con il curante. Una prudenza estrema potrebbe suggerire di estrarre il latte con un tiralatte - massaggiando delicatamente il seno e proseguendo per due-tre minuti dopo la fuoriuscita delle ultime gocce - per offrirlo al bambino tramite biberon gestito da un'altra persona, evitando contatti diretti. Se non compaiono lesioni sulla cute dell'areola, l'allattamento diretto può essere valutato caso per caso.

Rischio in gravidanza e neonatologia

La situazione si complica sensibilmente se la varicella viene contratta in fasi specifiche della gravidanza. Se la malattia è contratta nei primi cinque mesi, può essere trasmessa al feto, causando un'embriopatia nota come sindrome della varicella congenita. Esiste un ulteriore rischio estremo nel periodo perinatale: il virus può attraversare la placenta e raggiungere il feto se l'esantema materno compare tra i 5 giorni prima e i 2 giorni dopo il parto. In caso di parto programmato, è consigliato evitarlo nei 5-7 giorni successivi all'inizio del rash materno per permettere il passaggio passivo degli anticorpi.

Profilassi e intervento farmacologico

Quando il contagio è avvenuto o è sospettato, la medicina offre diverse linee di intervento. Per la prevenzione, nei soggetti a rischio, si consiglia un ciclo di terapia con Acyclovir (farmaco antivirale) con due modalità: subito al momento del contatto con il malato, oppure all'8° giorno dall'esposizione, momento di massima replicazione virale, per una durata di sette giorni.

Il lattante e l'adolescente sono considerati, fra i bambini sani, quelli con maggiori possibilità di complicanze. Se non si esegue la profilassi con acyclovir, viene consigliata la terapia con tale farmaco fin dall'inizio della malattia, alla comparsa della prima vescicola. I farmaci antivirali comunemente usati, come l'aciclovir, sono generalmente considerati sicuri durante l'allattamento, poiché la quantità che passa nel latte materno è molto bassa e non costituisce un rischio significativo per il bambino.

Gestione dei sintomi e vaccinazione

Per il trattamento dei sintomi della varicella si utilizzano antistaminici per il prurito e antipiretici per la febbre. Se il prurito è intenso, si possono utilizzare creme lenitive a base di ossido di zinco, talco mentolato o calendula, sempre su prescrizione medica. In caso di inappetenza, non è opportuno insistere affinché il bambino mangi.

La vaccinazione rimane lo strumento di prevenzione più efficace. Il vaccino viene somministrato in due dosi: la prima tra i 12 e i 15 mesi, e la seconda tra i 4 e i 6 anni. In caso di esposizione al virus (come nel caso dell'antimorbillo), la vaccinazione andrebbe fatta entro le 72 ore e non oltre le 120 ore. Tuttavia, il vaccino di norma non si può fare prima dei 12 mesi di età.

calendario vaccinale e punti di intervento per la varicella

Per bambini molto piccoli esposti al virus, il pediatra può considerare la somministrazione di immunoglobuline specifiche (VZIG) entro 10 giorni dall'esposizione per ridurre la gravità della malattia. È essenziale che ogni decisione riguardante la profilassi farmacologica o la gestione clinica del neonato sia strettamente monitorata dal proprio pediatra, il quale possiede la titolarità di ogni prescrizione finale basata sul quadro clinico individuale.

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