Il titolo, apparentemente audace, è un mero gioco di parole per introdurre una riflessione profonda e, per certi versi, anomala: il ruolo dei nonni, in particolare degli uomini, nella famiglia moderna. L'intervista a Toni, un sessantenne con una visione acuta e un passato legato ai fermenti del '68, apre uno squarcio su dinamiche familiari in evoluzione, dove le tradizionali divisioni di genere si sfumano e i nonni assumono un ruolo sempre più attivo e, talvolta, inatteso.
Nonni Attivi: Un Fenomeno in Crescita o un'Anomalia Persistente?
Toni, con i suoi 65 anni, incarna un modello di nonno che si discosta dall'immagine convenzionale. Sua figlia, madre di una "Bubi" di tre anni e di un "Bubino" di uno, lo vede come una figura centrale nella cura dei nipoti. Questo ruolo attivo, che include "pannolini, bagnetti e messa-a-letto", è una diretta conseguenza di un'ideologia familiare che Toni stesso ha cercato di promuovere fin dai tempi del '68: l'eliminazione delle differenze di ruolo, considerate speculari alle differenze di classe. La sua aspirazione era una società più equa, e questo si rifletteva nella divisione paritaria delle cure genitoriali.
Tuttavia, l'esperienza concreta ha presentato delle sfide. I tentativi di far crescere sua figlia "maschiaccio", ispirati da pedagogie come quella della Gianini-Belotti, non hanno avuto il successo sperato. La vita, con le sue imprevedibilità, ha imposto scelte diverse. L'inserimento della nipotina all'asilo nido si è rivelato problematico a causa di frequenti malattie respiratorie, legate a un sottosviluppo polmonare. Questo ha portato a un "ruolo obbligato" per Toni come figura di riferimento principale nella cura dei bambini.

L'esperienza di Toni solleva una domanda cruciale: un nonno uomo che si occupa attivamente dei nipoti è ancora un'immagine "anomala"? Osservando i parchi pubblici, Toni nota la prevalenza di mamme, nonne e baby-sitter, con i nonni uomini spesso relegati a un ruolo marginale, "appoggiati sempre alle nonne". Lui si percepisce come "decisamente l'unico" nonno a svolgere un ruolo così completo. Questa sua unicità suscita, a suo dire, "invidia da mamme e nonne", mentre per i nonni maschi è più difficile da definire.
La Nuova Paternità e il Ruolo dei Nonni
Un'altra osservazione di Toni riguarda i padri di oggi. A differenza della netta separazione dei ruoli che ha caratterizzato la sua generazione, dove il padre era principalmente il "provider", oggi i papà sembrano essere più coinvolti nella cura dei figli, soprattutto quando la madre lavora. Questa maggiore condivisione delle responsabilità genitoriali potrebbe, in prospettiva, alleviare la pressione sui nonni, ma anche ridefinire il loro ruolo.
Toni ricorda le resistenze incontrate in passato, quando la "confusione dei ruoli" era vista come un pericolo per l'identità sessuale, con commenti sarcastici sul rischio di "passaggio all'altra sponda". Queste reazioni, oggi, sembrano appartenere a un'epoca passata, ma evidenziano quanto profondamente radicate fossero le aspettative sociali legate ai generi.
L'Amore dei Nonni: Un Legame Incondizionato e le Sue Insidie
Il legame tra nonni e nipoti è descritto da Toni con parole di profonda "adorazione", un sentimento che spera sia ricambiato. Citando Dante, riconosce che "intender no la può chi non la prova", sottolineando l'unicità di questa esperienza emotiva. La moglie, pur mostrando una certa gelosia, riconosce il tempo che i nipoti trascorrono con il marito.
Toni cerca una spiegazione scientifica, o almeno una chiave di lettura, nel concetto evolutivo. Da un lato, i bambini, con la loro innata capacità di attrarre le cure degli adulti, "hanno elaborato strategie di accalappiamento che sono assolutamente irresistibili". Dall'altro, i nonni vedono nei nipoti una sorta di "polizza assicurativa contro la morte", un modo per perpetuare sé stessi e lasciare un segno nel tempo. Ricorda persino letture su popolazioni primitive dove i nonni maschi avrebbero svolto un ruolo nell'allattamento dei nipoti, un'eco di pratiche ancestrali che sfida le nostre concezioni moderne.

Tuttavia, Toni è consapevole dei pericoli insiti in questo amore incondizionato. "Ho una paura boia di esagerare", ammette, avendo visto "più casi di nonni che esagerando hanno rovinato delle famiglie". L'eccesso di protezione e coinvolgimento, sebbene mosso dall'amore per la propria "bambina" (la figlia divenuta madre), rischia di "delegittimare i genitori agli occhi dei bambini" e di "de-responsabilizzare i genitori stessi".
Questa generazione di nonni, che ha avuto "uno, due figli", è più propensa a "stare attaccati come ventose", disponibile a dare una mano. Un contrasto netto con la generazione della madre di Toni, che con undici figli, non avrebbe potuto offrire lo stesso livello di assistenza individuale. Questa disponibilità, sebbene preziosa, porta con sé il rischio di creare dipendenza e di alterare gli equilibri familiari.
Metafore di Diversità e Crescita: Il Pentolino di Antonino e Bianca
Il materiale fornito ci porta a esplorare metafore potenti sulla diversità, la crescita e la percezione del mondo, che si intrecciano con il tema della famiglia e dell'educazione.
La storia di Antonino, a cui "è caduto sulla testa" un "pentolino", è una rappresentazione vivida di come la diversità, intesa in senso lato - come una disabilità, uno stato d'animo difficile, un trauma, una relazione complicata, un aspetto fisico non gradito, una situazione familiare complessa - possa diventare un peso da portare. Il pentolino simboleggia ciò che "si fa fatica a comprendere", ciò che ci fa sentire a disagio in mezzo agli altri. La lotta di Antonino per "sbarazzarsi del pentolino, o nascondercisi dentro" riflette il desiderio umano di conformarsi, di non essere "diverso". Tuttavia, la domanda implicita è: cosa succede quando il pentolino diventa parte integrante di noi?
Un'altra figura emblematica è Bianca, una bambina che "non parla, ma vede cose che gli altri non vedono". La sua cecità uditiva non le impedisce di percepire le sfumature emotive, i "suoni" che gli altri non sentono: "i sorrisi [che] dicono le bugie", "la rabbia silenziosa che si infila nelle vene della fronte", "i suoni scintillanti e appuntiti dello schiocco dei baci", "i suoni lisci e lenti delle mani tra i capelli". Le sue mani, descritte come "farfalle che danzano nell’aria", raccontano "tutte le storie e tutti i suoni del mondo". Bianca trasforma la sua percezione del mondo in un linguaggio visivo e immaginifico, dove "il mondo è territorio dell’immaginazione".
🟢 Linguaggio del corpo: alcuni gesti dei bambini
Le illustrazioni di Sophie Fatus, con il loro uso di collage e ritagli, amplificano questa visione, creando un dialogo tra testo e immagine che "accompagna le immagini a volte solo per riproporne i toni, a volte per completarne il senso". La scelta di un'illustrazione simbolica, sebbene diversa da un approccio più realistico, permette di "abbassare l’età di lettura e di agevolare l’accesso ad una non comune declinazione di diversità anche tra bambini più piccoli". La storia di Bianca ci ricorda che la diversità non è una mancanza, ma una prospettiva unica sul mondo, capace di cogliere sfumature invisibili ai più. Le sue parole, o meglio, i suoi gesti e le sue visioni, sono un invito a "vedere" oltre le apparenze, a comprendere le emozioni che si celano dietro un sorriso o uno sguardo.
La Rabbia e il Temperamento: Affrontare le Emozioni Difficili
La narrazione introduce anche il tema della rabbia incontrollata, esemplificata da una bambina che, quando s'infuria, "perde il controllo di se stessa e tutti quelli che le stanno vicini in quel momento vengono aggrediti, anche se non le hanno fatto niente". Questa furia, che la porta a "rompere tutto", è una manifestazione di un conflitto interiore. La paura di infuriarsi ancora la spinge a isolarsi, finché il nonno non interviene con un dono liberatorio: un tamburo.
Christine Nöstlinger, attraverso la storia di Anna, affronta il "temperamento nervoso" e le sue "convenzionali soluzioni". La "forte personalità di Anna" è ostacolata dal "violento conflitto con la realtà". Lo stile diretto e chiaro del racconto evita di dipingere Anna come una bambina viziata, ma piuttosto come una vittima del suo temperamento. Il ruolo del nonno è centrale: Anna si fida di lui perché "non le ha mai mentito", e la musica, attraverso il tamburo, assume una "funzione liberatoria". Questo sottolinea l'importanza di un approccio empatico e di strumenti che aiutino i bambini a gestire emozioni intense.
Educazione Ambientale e Influenza Culturale: I Bambini Come Educatori
Un aspetto interessante emerge dall'ambito dell'educazione ambientale: i bambini, attraverso i loro disegni, possono "insegnare agli adulti come rispettare il mondo". Nel progetto di educazione ambientale che ha portato alla realizzazione del cortometraggio animato "Stop, cambiamo il futuro", sono stati utilizzati i lavori di 732 bambini. Questo approccio trasforma i "più piccoli" in "educatori di tutti", evidenziando la loro "sensibilità notevolissima" e la capacità di mostrare come "l’uomo, modificando l’ambiente, crea problematiche".

Il materiale suggerisce anche una riflessione sull'influenza dei media e della cultura di massa sulla crescita dei bambini. La visione di programmi come il "Grande Fratello" può portare i bambini a mimare scene di sesso invece di giocare ai cow-boy. Le bambine esposte a show con ballerine in costumi succinti potrebbero preferire il gioco dello "spogliarello" alle bambole. La costante sollecitazione al possesso di "abiti all’ultima moda, scarpe firmate, oggetti status symbol" genera competizione e insicurezza. Questo evidenzia la necessità di un'educazione critica nei confronti dei messaggi veicolati dai media e dalla società dei consumi.
La Dolcezza del Parto e dell'Allattamento: Un Approccio Naturale
Sarah J. Buckley, medico di famiglia esperta in gravidanza, parto e genitorialità, propone una visione incentrata sulla "dolcezza" e sul potere intrinseco della donna. Il suo libro "Partorire ed accudire con dolcezza" sottolinea l'importanza di un "parto indisturbato" per favorire il rilascio degli ormoni del parto, facilitando il passaggio psicologico, ormonale, fisiologico ed emotivo dalla gravidanza alla maternità e all'allattamento.
Buckley descrive il parto come una "prestazione estrema dell’organismo", per la quale il corpo umano è "mirabilmente progettato". Il "meraviglioso cocktail ormonale" aiuta la madre a entrare in uno "stato di coscienza alterato", un "altro mondo", come lo definivano gli Indiani d'America, in cui la madre va "alla ricerca dell’anima del suo bambino e lo porta a sé". Questo approccio enfatizza la naturalità dei processi fisiologici e la saggezza del corpo femminile, contrastando le medicalizzazioni eccessive che possono interferire con questi meccanismi.
Storie di Crescita e Scoperta: Kiki e il Gufetto
Le storie di Kiki - Consegne a domicilio e "Oh-oh!" di Chris Haughton offrono esempi di percorsi di crescita e scoperta, con sfumature diverse.
Kiki, la giovane strega che a 13 anni inizia il suo anno di noviziato in un'altra città, affronta le difficoltà dell'adattamento e la disillusione di un'avventura idealizzata. La sua perdita della capacità di volare, un elemento centrale della sua identità, la costringe a confrontarsi con il significato del suo talento e del suo futuro. L'incontro con Osomo, la fornaia gentile, e l'opportunità di lavoro nel suo negozio, le permettono di inserirsi nella comunità e di imparare a distinguere il "lato buono che in fondo c’è in tutte le persone". Il recupero dei suoi poteri magici, legato alla sua capacità di trasformare le sue attitudini in un'attività adulta, simboleggia il superamento delle crisi adolescenziali e la costruzione della propria autonomia. La parabola di Kiki, come sottolineato, riflette le tematiche care a Hayao Miyazaki: il viaggio iniziatico, la crescita personale, il rapporto con la natura e la trasformazione delle proprie capacità. La perdita dei poteri magici è paragonata alla crisi di Spider-Man, evidenziando come la perdita di una facoltà "speciale" possa portare a una profonda riflessione su sé stessi e sul proprio valore.
La storia del Gufetto, invece, è una narrazione più semplice e rassicurante. Il piccolo gufetto caduto dal nido viene aiutato dallo scoiattolo a ritrovare la mamma. Nonostante le goffe ma tenere intenzioni dello scoiattolo, è un ranocchio a risolvere la situazione, riportando il piccolo alla "vera Mamma Gufo". Questa storia, pensata per i bambini, celebra l'aiuto reciproco e l'importanza della famiglia, pur con un tocco di umorismo dato dalle incompetenze dello scoiattolo.
Il Linguaggio dell'Orto: Un Simbolo di Vita, Cura e Natura
Il termine "orto" ricorre innumerevoli volte nel materiale fornito, assumendo una ricchezza di significati che va ben oltre la semplice coltivazione di verdure. L'orto è un luogo di vita, di lavoro, di cura, di contemplazione e, talvolta, di abbandono.
In molti contesti, l'orto è associato al lavoro manuale, alla terra coltivata "a sue mani", un luogo dove "l'agricola, cioè ortolano dell'orto", svolge il suo compito. È uno spazio che richiede dedizione, come dimostrano le espressioni "adacquato e bagnato", "lavorare nell'orto", "zappando". L'orto può essere "folto di allòri", "aperto", o "chiuso", a seconda della sua configurazione e del suo scopo.
La natura dell'orto è spesso descritta in termini sensoriali: il "chioccolìo dei rigagnoli che adacquavano l'orto", la "rossa estate" che lo attraversa, i "fiori" come "vivuole" e "papaveri", i "garofani" che vi crescono, gli "aranci" che vi sognano le notti d'inverno. L'orto è un microcosmo naturale, dove la vita si manifesta in tutte le sue forme, dai "rampolli sempre" agli "alberi" che vi crescono.

Tuttavia, l'orto può anche essere un luogo di abbandono e solitudine, come nel caso di un "orto giaceva solingo nell'abbandono", o di un "orto brullo". Può essere un luogo di confine, "al confine", o uno spazio che "imprigiona la vista fra pochi metri di orto e di mura". Può essere anche teatro di eventi inattesi, come quando un "lampo vidi da l'occaso a l'orto".
Il concetto di "orto" si estende anche a significati figurati. L'"orto dell'anima" richiede cura e dedizione, così come l'"orto della chiesa" necessita di essere "innaffiato". L'orto può diventare metafora di un luogo protetto, un giardino segreto, o un simbolo di abbondanza e prosperità, dove "per un frutto -piace tutto un orto".
L'orto botanico, in particolare, rappresenta un luogo di studio e conservazione della natura, dove si raccolgono "piante medicinali dell'orto dei monaci" o si ammirano "gli astri dell'orto". Questo sottolinea la connessione tra la coltivazione tradizionale e la ricerca scientifica, tra il sapere popolare e la conoscenza accademica.
Infine, il termine "orto" è presente in diverse espressioni geografiche e toponomastiche, come "orto san michele", indicando la sua importanza storica e culturale. La ricchezza di occorrenze del termine "orto" testimonia la sua centralità nel vocabolario italiano e la sua capacità di evocare un'ampia gamma di significati, dalla concretezza del lavoro agricolo alla profondità delle metafore esistenziali.
La Famiglia come Ecosistema: Resilienza e Fattori Protettivi
Tornando al tema della famiglia, il materiale suggerisce una prospettiva che va oltre la semplice cura dei figli e dei nipoti, introducendo il concetto di "resilienza". La domanda sui "fattori che proteggono la crescita umana secondo la prospettiva della resilienza" apre a una riflessione su come le famiglie possano sviluppare la capacità di affrontare le avversità e prosperare.
La metafora della "terra divisa da un confine quasi invisibile, [dove] vivono due popoli in pace tra loro, fino al giorno in cui un oggetto misterioso, venuto da chissà dove, cade proprio sul confine… È un nocciolo di ciliegia!" illustra come anche un piccolo elemento possa scatenare conflitti. Questa narrazione, sebbene apparentemente distante dal tema dei nonni, allude alla fragilità degli equilibri e alla potenziale insorgenza di tensioni, anche all'interno di contesti familiari apparentemente pacifici.
Il riferimento agli autori Marco Ius, Paola Milani e Ombretta Zanon, che si occupano di ricerca e formazione su temi legati all'educazione e alle famiglie, suggerisce che esistono studi e competenze specifiche per affrontare queste sfide. La resilienza familiare, quindi, non è solo una questione di amore incondizionato, ma anche di strategie educative, di comunicazione efficace e di capacità di adattamento ai cambiamenti.
Il Nonno Porco: Un Nuovo Modello di Nonnità?
Il "nonno porco" del titolo, lungi dall'essere un'offesa, diventa una provocazione che invita a ridefinire i ruoli tradizionali. Toni, con la sua dedizione, la sua consapevolezza dei rischi e la sua capacità di amare incondizionatamente pur mantenendo un certo distacco, incarna un modello di nonnità che integra la saggezza dell'esperienza con un approccio moderno e flessibile. La sua figura, "anomala" per certi versi, è un segnale di un cambiamento in atto, dove i nonni, uomini e donne, sono chiamati a essere non solo custodi della tradizione, ma anche attori protagonisti nella crescita delle nuove generazioni, capaci di offrire amore, sostegno e, soprattutto, un esempio di vita vissuta con passione e consapevolezza. La sua storia, intrecciata con le riflessioni su diversità, crescita e natura, ci offre uno spaccato prezioso sulla complessità e la bellezza delle relazioni familiari contemporanee.
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