Il dibattito sull'aborto e sui diritti riproduttivi è un terreno fertile per scontri culturali e politici che vanno ben oltre la mera questione medica o etica. Negli ultimi anni, si è assistito all'emergere e al consolidamento di un movimento globale coordinato, spesso definito "anti-diritti" o "pro-vita", che mira a erodere e sovvertire le conquiste in materia di salute sessuale e riproduttiva e altri diritti umani fondamentali. Questo fenomeno, lungi dall'essere spontaneo, si basa su strategie elaborate, finanziamenti consistenti e una retorica che, pur mutando forma, persegue un obiettivo comune: il ripristino di un presunto "ordine naturale" e il controllo sui corpi e sulle scelte delle donne e delle persone LGBTQIA+.
L'Origine e l'Espansione di un Movimento Coordinato
Le radici di questa offensiva si intrecciano con la storia recente delle lotte per i diritti civili e le risposte conservatrici che ne sono seguite. Già nel 2013, un gruppo iniziale di 20 attivisti provenienti dagli Stati Uniti e dall'Europa iniziò un'indagine strategica per definire "obiettivi realizzabili" volti a far retrocedere i diritti umani legati alla salute sessuale e riproduttiva in Europa. Questa iniziativa ha portato alla luce un'organizzazione centrale, Agenda Europa, identificata come il fulcro europeo di questa offensiva. Il report del 2018, intitolato “Ristabilire l’Ordine Naturale: un’Agenda per l’Europa”, pubblicato dall’European Parliamentary Forum for Sexual & Reproductive Rights (EPF), documenta in dettaglio le ambizioni di questo movimento. Secondo l'EPF, l'agenda mira esplicitamente “a rovesciare le leggi esistenti sui diritti umani fondamentali legati alla sessualità e alla riproduzione, come il diritto al divorzio, all’accesso alla contraccezione, alle tecnologie di riproduzione assistita o ad abortire, all’uguaglianza di genere e per le persone appartenenti alla comunità LGBTQIA+, o il diritto di cambiare il proprio genere o sesso senza timore di ripercussioni legali.”
Ciò che era iniziato come un gruppo ristretto si è rapidamente evoluto in una rete di mobilitazione internazionale denominata “Agenda Europa”. Nel 2022, questa rete comprendeva oltre 100 organizzazioni attive in più di 30 paesi europei e non, molte delle quali focalizzate sull'opposizione ai diritti delle donne e della comunità LGBTQIA+. Tra i membri di rilievo figura l’International Organization for the Family (IOF), un'organizzazione che promuove valori conservatori legati alla famiglia. A seguito dell'ultimo Congresso di questa rete, si è osservato un aumento significativo di iniziative e provvedimenti legislativi volti a rafforzare il movimento "pro-Vita" e la sua visibilità a livello globale.

Strategie Legali e Politiche in Europa
La lotta per i diritti riproduttivi in Europa è segnata da una serie di interventi legislativi e decisioni giudiziarie che riflettono le tensioni tra progressismo e conservatorismo. In diversi paesi, si sono verificate iniziative volte a limitare l'accesso all'aborto o a rafforzare la protezione legale del concepito.
In Italia, ad esempio, il dibattito si è intensificato. Nel 2018, è stato organizzato un convegno dall'ordine degli avvocati di Roma dal titolo: “Quale moralità nella odierna denatalità? Applicazione e prassi dell’articolo 31 della Costituzione”. L'Articolo 31 della Costituzione Italiana recita: “La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose. Protegge la maternità, l’infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo.” Nello stesso anno, il 19 maggio, il movimento pro-Vita ha celebrato il quarantesimo compleanno della legge sull'aborto scendendo in piazza a Roma con una “marcia per la vita”, evidenziando una forte opposizione all'interruzione di gravidanza. Ad agosto 2018, è stato assegnato alla commissione Giustizia del Senato il disegno di legge 735, noto come “ddl Pillon”, che mirava a introdurre modifiche in materia di diritto della famiglia, separazione e affidamento condiviso dei minori.
Un'altra significativa iniziativa legislativa in Italia è stata la proposta di modifica all'articolo 1 del codice civile, avanzata nel 2019 (e già nel 2018) da Maurizio Gasparri. La proposta mirava a cambiare la formulazione da “la capacità giuridica si acquista al momento della nascita. I diritti che la legge riconosce a favore del concepito sono subordinati all’evento della nascita” a “ogni essere umano ha la capacità giuridica fin dal momento del concepimento. I diritti patrimoniali che la legge riconosce a favore del concepito sono subordinati all’evento della nascita”. Questa mossa è un chiaro tentativo di conferire personalità giuridica fin dal concepimento, ponendo le basi per future restrizioni sull'aborto. Più recentemente, nel 2022, sono state presentate proposte di legge volte a rafforzare il riconoscimento del concepito come parte del nucleo familiare o a suggerire l’attribuzione di soggettività giuridica agli embrioni sin dal concepimento. Un esempio è il disegno di legge presentato da Lucio Malan e Isabella Rauti che sollecita l’inserimento della “Giornata della vita nascente”, “per valorizzare l’accoglienza di ogni nuova vita, per incoraggiare e sostenere la scelta di diventare genitori”.
Nel 2020, la Polonia ha visto un drastico cambiamento legislativo. La Corte Costituzionale, composta in larga parte da giudici conservatori nominati dal Partito Legge e Giustizia, ha dichiarato incostituzionale la legge del 1993 che permetteva l'aborto nei casi di “invalidità o malattia incurabile” del feto. Questa sentenza, che rappresentava il 98% dei circa 1000 aborti legali praticati annualmente nel paese, è stata convertita in un disegno di legge presentato dal Presidente al Sejm il 30 ottobre 2020. Secondo la Corte, questa parte della legge del 1993 violava la tutela della dignità umana sancita dall'articolo 30 della Costituzione, portando a un divieto di aborto quasi assoluto, con oltre sei donne morte per aborto negato e incalcolabili i rischi per coloro costrette alla clandestinità.
In Spagna, nel 2012, il premier Mariano Rajoy, sotto pressione delle manifestazioni anti-abortiste organizzate da Ignacio Arsuaga (presidente di CitizenGO), annunciò l'approvazione di una proposta di legge scritta dal ministro della Giustizia, l'ultraconservatore Alberto Ruiz-Gallardon, volta a rafforzare le restrizioni sull'interruzione di gravidanza.
L'Europa ha anche visto l'utilizzo di strumenti di democrazia diretta per promuovere agende specifiche. Nel 2013, l'iniziativa popolare europea (Ice) è stata utilizzata dal movimento "One of us", una costola del movimento pro-Vita, che ha raccolto 1.721.626 firme per chiedere alla Commissione Europea di presentare una proposta di legge per garantire diritti legali agli embrioni.

La Battaglia Legale negli Stati Uniti: Roe v. Wade e le Sue Implicazioni
Negli Stati Uniti, la questione dell'aborto è stata dominata per decenni dalla storica sentenza Roe v. Wade (1973), che stabiliva il diritto costituzionale all'aborto. Tuttavia, questo diritto è stato costantemente sotto attacco da parte degli oppositori "pro-life". La composizione della Corte Suprema è diventata un fattore cruciale in questa battaglia. Sotto le amministrazioni Reagan, Bush e Trump, l'influenza del movimento ultra-conservatore è cresciuta, alterando l'equilibrio della Corte. La nomina di tre giudici conservatori da parte di Trump - Neil Gorsuch, Brett Kavanaugh e Amy Coney Barrett - ha portato la maggioranza conservatrice a 6 a 3, minacciando direttamente Roe v. Wade.
Il 22 ottobre 2020, la Corte Costituzionale, composta principalmente da giudici conservatori nominati dal Partito Legge e Giustizia, ha dichiarato incostituzionale la legge del 1993 che permetteva l’aborto nei casi di “invalidità o malattia incurabile” del feto. Questa sentenza è stata convertita in un disegno di legge presentato dal Presidente al Sejm il 30 ottobre 2020. Secondo la Corte, questa parte della legge del 1993 violava la tutela della dignità umana sancita dall’articolo 30 della Costituzione.
Nel 2021, vari stati, tra cui il Texas, hanno promulgato leggi che riducono il limite per abortire a sei settimane, temporaneamente bloccate perché troppo restrittive secondo la sentenza della Corte Suprema del 1973 Roe v. Wade. La legge texana nota come Senate Bill 8 (SB8), o "Heartbeat Bill", entrata in vigore il primo settembre 2021, ha introdotto un meccanismo inedito: delegava ai cittadini il compito di denunciare chiunque fosse sospettato di aver favorito un'interruzione di gravidanza. Questo stratagemma legale, ideato per aggirare la legge federale, non incarica alcuna autorità statale di applicare la legge, ma dà potere ai privati cittadini di fare causa, rendendo difficile ricorrere in giudizio contro una legge palesemente incostituzionale.
La svolta decisiva è arrivata il 24 giugno 2022, quando la Corte Suprema a maggioranza conservatrice ha ribaltato la sentenza Roe v. Wade. Questa decisione ha annullato il diritto federale all'aborto, rimettendo la questione ai singoli stati. Al momento, la procedura è vietata completamente (senza eccezioni in caso di stupro o incesto) in 14 stati su 50, molti dei quali situati nel sud-est, creando così un vero e proprio "deserto dell'aborto". La corte ha utilizzato un'interpretazione letterale della costituzione, il cosiddetto "strict constructionism", un approccio caratteristico del movimento ultra-conservatore. L'obiettivo dichiarato della destra è stato raggiunto, e in alcuni stati questa realtà è già di fatto consolidata. La sentenza Dobbs v. Jackson Women's Health Organization, che ha annullato Roe v. Wade, è stata preceduta da una bozza di sentenza firmata dal giudice Samuel Alito, trapelata su Politico, che sosteneva che il precedente storico di Roe v. Wade non fosse più valido.
L'impatto di questa decisione è profondo: gli stati conservatori stanno ora attuando divieti quasi totali, con conseguenze devastanti per la salute e l'autonomia delle donne. Si verificano casi tragici, come quello di Josseli Barnica, morta perché i medici non le hanno prestato le cure di emergenza durante un aborto spontaneo, dato che il battito cardiaco del feto non si era ancora interrotto. Anche il Mississippi, stato protagonista del caso Dobbs, ha visto la chiusura della sua unica clinica per la salute riproduttiva, la Pink House, diventando un simbolo della sconfitta dei diritti delle donne.

La "Teoria Gender" e l'Istruzione: Nuovi Fronti di Battaglia
Oltre alla questione dell'aborto, i movimenti anti-diritti hanno identificato nuovi fronti per avanzare la loro agenda, con la cosiddetta "teoria gender" e l'istruzione che emergono come aree cruciali. La "teoria gender" viene descritta come un'invenzione politica, non esistente in ambito accademico, utilizzata dai movimenti anti-diritti per manipolare concetti complessi. In realtà, gli studi scientifici analizzano il genere come categoria sociale e il concetto di "identità di genere" come il senso interiore di una persona, che può corrispondere o meno al sesso assegnato alla nascita. I movimenti anti-diritti, invece, manipolano questi concetti per creare paura e opposizione.
L'istruzione è diventata uno dei campi di battaglia più importanti in questa strategia. L'obiettivo è trasformare la scuola da uno spazio laico e inclusivo a un luogo di controllo ideologico. Questo si traduce in interferenze sulla progettazione dei programmi scolastici di educazione sessuale e affettiva, trasformando un argomento scientifico in un tema polarizzante e oggetto di attenzione mediatica "intossicante". Facendo leva sulle paure dei genitori, il discorso pubblico viene manipolato verso una demagogica tutela dei "diritti dei genitori", a scapito del diritto alla conoscenza degli studenti, gli adulti di domani. L'ipotesi neocattolica, come descritta in studi di politologia sui movimenti anti-gender, evidenzia una visione del mondo in cui il genere e la sessualità sono rigidamente definiti secondo precetti religiosi e tradizionali.
La retorica si appropria dei temi pro-aborto, ribaltandone il significato. La libertà di autodeterminazione viene raccontata come "libertà di non abortire". Questa narrazione ignora le concrete difficoltà di accesso a un aborto libero, sicuro e gratuito, nonché i rapporti di forza sociali e politici che favoriscono i movimenti pro-vita, emblema di un ordine patriarcale e di una progettualità nazional-familistica e ultracattolica. Si ragiona esclusivamente in termini di scelte individuali, mentre il diritto all'interruzione volontaria di gravidanza (IVG) continua a essere sotto attacco.
Aborto: un diritto garantito dalla legge?
L'Influenza dei Movimenti "Pro-Vita" e la Nuova Retorica
I cosiddetti movimenti pro-vita sono cresciuti gradualmente, e dagli anni 2000 hanno costruito una nuova, più subdola, retorica. Essi si appropriano dei temi pro-aborto, come la libertà di scelta, per poi ribaltarne il significato, trasformandoli in "libertà di non abortire". Questa narrazione, tuttavia, non tiene conto delle concrete difficoltà nell'accedere a un aborto libero, sicuro e gratuito in Italia, né dei rapporti di forza sociali e politici che favoriscono i movimenti pro-vita, visti come emblema di un ordine patriarcale costituito e di una progettualità nazional-familistica e ultracattolica. Il dibattito viene inquadrato esclusivamente in termini di scelte individuali, mentre il diritto all'IVG continua a essere sotto attacco sia in Italia che a livello internazionale.
I gruppi pro-vita si sono organizzati a livello internazionale. Il World Congress of Families tenutosi a Verona nel 2019 ne è una chiara rappresentazione, con sponsor come ProVita Onlus, Difendiamo i nostri figli, Generazione famiglia (Le Manif pour tous) e CitizenGo. In prima fila erano presenti figure politiche di spicco come Matteo Salvini, Lorenzo Fontana e Luca Zaia, e l'eurodeputato Simone Pillon. Il carattere apparentemente moderato dei toni attualmente utilizzati da questi gruppi non attenua la pericolosità delle offensive contro il diritto alla salute sessuale e riproduttiva a livello globale.
Un esempio concreto di questa strategia comunicativa è rappresentato dai manifesti affissi in diverse città. A Roma, l'associazione "Pro Vita & Famiglia" ha lanciato una campagna antiabortista con lo slogan “Ogni Natale comincia nel grembo materno”, richiamando la festività cattolica e Gesù Bambino. Il messaggio implicito è che l'aborto sia un atto sacrilego. Un altro manifesto, affisso in via Gregorio VII a Roma, recita: “Tu sei qui perché tua mamma non ti ha abortito”, accompagnato da un'immagine che illustra, in modo scientificamente impreciso, le capacità di un feto dall'undicesima settimana di gravidanza. Questi manifesti mirano a "scuotere milioni di coscienze", affermando che l'interruzione volontaria di gravidanza sopprime un "essere vivente", non un "grumo di cellule". Tuttavia, la scienza indica che all'undicesima settimana, sebbene vi siano sviluppi significativi, organi come i polmoni non sono ancora completamente formati e maturi, e la capacità di succhiare il pollice, spesso citata, è più probabile dalle tredicesime settimane in poi. La legge italiana 194/1978 consente l'aborto entro i primi 90 giorni di gravidanza con rischi minimi, e anche dopo tale termine per motivi terapeutici legati alla salute fisica o psichica della donna, o a previsioni di anomalie o malformazioni del concepito.

L'Impatto della Pandemia e le Nuove Frontiere della Salute Riproduttiva
La pandemia di COVID-19 ha ulteriormente complicato l'accesso alle pratiche mediche, incluse l'interruzione volontaria di gravidanza (IVG) e altre cure essenziali. Questo ha evidenziato profonde contraddizioni nel Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e ha reso inadeguato il quadro normativo previsto dalla legge 194, che vincola l'accesso agli ospedali o ai consultori. La necessità di evitare spostamenti e contatti in ospedale durante il lockdown ha reso improrogabile la discussione sull'adeguamento delle procedure.
Il 2 aprile 2020, la rete italiana pro-choice ha promosso un appello per esortare a modificare le linee di indirizzo sull'aborto farmacologico e promuovere la telemedicina. La telemedicina, che sfrutta tecnologie come videochiamate e servizi online, era vista come una soluzione per garantire l'accesso alle cure. Le richieste includevano l'ammissione al trattamento delle gestanti fino alla nona settimana (anziché la settima) e la sostituzione del ricovero ordinario con il day hospital. Molti paesi europei utilizzavano già un regime ambulatoriale, con un unico passaggio in ospedale o consultorio per assumere il mifepristone, seguito dalla somministrazione a domicilio della prostaglandina dopo 48 ore.
Le indicazioni sono state parzialmente accolte dal ministro Speranza con le Linee di indirizzo sull'interruzione volontaria di gravidanza con mifepristone e prostaglandine del 4 agosto 2020. Tuttavia, l'esortazione ad agevolare l'accesso all'aborto farmacologico non si è estesa al principio di autogestione tramite telemedicina, ovvero l'aborto "at home". L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) aveva già legittimato l'aborto farmacologico e la telemedicina, indicando l'autogestione come modalità di interruzione di gravidanza entro la dodicesima settimana. Nel marzo 2022, l'OMS ha introdotto nuove linee guida, ma in Italia sono state accolte solo parzialmente, con l'aborto farmacologico in telemedicina non ancora integrato nei servizi del SSN.
Recentemente, la rete pro-choice ha elaborato un vademecum, una guida pratica per un aborto libero e informato, per rispondere a queste problematiche. Inoltre, sono in corso studi clinici su una nuova tecnica abortiva: il mifepristone potrebbe essere utilizzato anche come pillola del giorno dopo e come contraccettivo settimanale. Se confermata, questa possibilità rivoluzionerebbe la contraccezione e l'aborto precoce, offrendo grande flessibilità. Questo scenario mette in discussione la stessa differenza tra contraccezione e aborto, aprendo nuove prospettive per la salute riproduttiva.
Il Contesto Cileno e le Lotte Globali
La lotta per la depenalizzazione dell'aborto si estende anche al di fuori dell'Europa e degli Stati Uniti. In Cile, alla Commissione delle donne ed equità di genere, è iniziato il dibattito su una proposta di legge di depenalizzazione dell'aborto. A differenza dell'Argentina, il presidente in carica Piñera è un strenuo oppositore della proposta. La deputata Maite Orsini si aspetta che la proposta possa iniziare il suo percorso tra Camera e Senato "il più presto possibile". Verónica Ávila, attivista del Tavolo di Azione per l’Aborto, commenta che il progetto di legge mira alla depenalizzazione dell'aborto fino alla 14esima settimana, puntando a riformare il codice penale. Ávila sottolinea come a morire per aborti illegali siano le persone più povere e quelle con minore accesso a reti femministe e solidali, che non possono permettersi aborti illegali in cliniche private.
La storia delle donne e di genere è uno strumento essenziale per decostruire gli argomenti basati sulla distinzione biologica e sulla "naturalità" dei corpi, dei ruoli, della famiglia e degli orientamenti sessuali. La ricerca storica ha dimostrato come, nel corso del tempo, le persone abbiano costruito famiglie diverse, sfidando le definizioni rigide. Allo stesso modo, sono esistiti corpi e pratiche non conformi che attraversano la storia, non appartengono solo alla contemporaneità. Una storia dell'aborto, dunque, si inserisce in questa cornice, diventando un mezzo fondamentale per ripensare i corpi come territori di scontro personale e politico, spazi di riappropriazione e rivendicazione, luoghi di resistenza al potere ma anche siti contesi per la sua riproduzione.

Riflessioni sulla Legge 194 e le Sfide Attuali
In Italia, la legge 194/1978, pur rappresentando il risultato di un percorso di lotta, è stata anche l'esito di equilibri e compromessi politici. La sua stessa premessa si pone come strumento per riconoscere il valore sociale della maternità e tutelare la vita umana sin dall'inizio. Sebbene l'aborto sia consentito entro i tre mesi, il testo sottolinea paternalisticamente le "circostanze per le quali la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternità comporterebbero un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica". I consultori sono invitati a superare le cause che potrebbero indurre la donna all'interruzione di gravidanza, e in assenza di urgenza, è previsto un invito a soprassedere entro sette giorni.
Questa legge, già lacunosa e problematica all'origine, lo è a maggior ragione oggi. È impostata in chiave emergenziale e inquadra l'aborto sempre ed esclusivamente come un'eccezione, distinguendolo da altre forme di controllo nascite come la contraccezione. Pertanto, sebbene sul piano teorico dovrebbe garantire l'accesso all'aborto, sul piano pratico lo rende frequentemente assai complesso. L'obiezione di coscienza, prevista dalla legge, crea difficoltà fattuali per chi vuole abortire, a causa dell'altissima quantità di obiettori in Italia, negando di fatto l'obiezione di struttura sanitaria.
Il ripristino della storicità dell'aborto è fondamentale per contrastare la diffusa narrazione metastorica e la sua iscrizione dentro valori religiosi ed etico-filosofici immutabili. Sebbene il testo abbia adottato principalmente una prospettiva istituzionale, grazie al contributo della storia sociale delle donne e di genere, è emerso un ragionamento più complesso sul rapporto tra meccanismi sociali del potere e le risorse e alternative che si muovono dal basso. Esperienze come quelle dei consultori autogestiti femministi, nati in diverse città italiane, hanno elaborato strumenti utili per affrontare direttamente i problemi delle interruzioni di gravidanza clandestine, formando nuclei di autogestione delle pratiche abortive. Ancora oggi, significative esperienze auto-organizzate rivestono un ruolo cruciale nella tutela della salute riproduttiva, come ad esempio Obiezione Respinta (OBRES), nata nel 2017, che offre attività informative, formazione e gestisce una piattaforma online con mappatura dei servizi ginecologici e ostetrici disponibili sul territorio. Questo lavoro è reso possibile dall'iniziativa dal basso delle persone che si sono confrontate con l'obiezione di coscienza e con altre difficoltà di accesso al diritto alla salute sessuale e riproduttiva.
La mappa di OBRES indica, per ogni regione, quali ospedali e consultori rispettano la legge, garantendo il servizio di IVG. Attraverso un sistema di segnalazione (verde per le strutture conformi, rosso per quelle non conformi), gli utenti possono individuare facilmente le opzioni disponibili. La mappa è costantemente aggiornata, integrando esperienze e mostrando la cronologia dei fenomeni per verificare l'evoluzione degli approcci delle diverse strutture.