Allattamento al Seno, Vaccinazione e Lettura ad Alta Voce: Pilastri per la Salute di Mamma e Bambino

L’allattamento al seno, la vaccinazione e la lettura ad alta voce rappresentano interventi fondamentali e sinergici per la promozione della salute e del benessere della bambina, della mamma e, più in generale, della casa e della famiglia. Questi temi, sebbene distinti, sono strettamente correlati nel percorso di crescita e sviluppo del neonato, offrendo benefici che si estendono dalla dimensione fisica a quella cognitiva ed emotiva. In un’epoca caratterizzata da sfide sanitarie globali, come la pandemia di COVID-19, la comprensione e l’applicazione di queste pratiche hanno assunto un’importanza ancora maggiore, evidenziando la necessità di un approccio integrato e supportato da solide evidenze scientifiche.

Mamma allatta il suo bambino mentre legge un libro

L'Allattamento al Seno: Un Investimento per la Salute Materno-Infantile e la Comunità

L’allattamento al seno va promosso, protetto e sostenuto in considerazione del positivo impatto su salute materno-infantile, società e ambiente. È una pratica riconosciuta a livello nazionale e internazionale per i suoi molteplici benefici, che spaziano dalla nutrizione ottimale del neonato alla protezione contro le malattie, fino al rafforzamento del legame affettivo tra madre e figlio. Il Ministero della Salute, attraverso l'Istituto Superiore di Sanità (ISS) e in collaborazione con la Regione europea dell’OMS, si impegna attivamente per proteggere e promuovere l’allattamento. Tale impegno si traduce in iniziative che mirano a garantire che questa pratica essenziale sia supportata in ogni contesto, inclusi i luoghi pubblici e gli asili nido.

La rilevanza dell'allattamento è stata ribadita anche durante periodi di particolare difficoltà, come la pandemia di COVID-19. È stato dimostrato come le strutture sanitarie dedicate all'assistenza materno-infantile abbiano continuato a funzionare bene anche durante la pandemia, sostenendo l'allattamento e ottenendo risultati positivi nonostante i lunghi periodi di lockdown. Strumenti come il "Percorso Nascita e Allattamento", un progetto di durata triennale sviluppato in collaborazione con la rete dei Collaborating Centre WHO, hanno giocato un ruolo cruciale. Questo progetto prevede una revisione/aggiornamento della sezione dedicata all’allattamento e include anche un questionario dedicato al personale sanitario che presta, o ha prestato servizio, durante la pandemia di COVID-19, fornendo dati preziosi per migliorare le politiche di supporto.

Un esempio concreto dei progressi compiuti è visibile nei dati. In Emilia-Romagna, ad esempio, i dati relativi al 2020, anno della pandemia di COVID-19, hanno mostrato un miglioramento rispetto al 2019 nei tassi di allattamento. Questo indica una resilienza del sistema di supporto, con il contributo fondamentale anche di consultori e pediatri. Il Tavolo Tecnico sull’Allattamento al Seno (TAS), presieduto da Riccardo Davanzo, gioca un ruolo cruciale nel coordinare le azioni a livello nazionale, lavorando sulla base di evidenze scientifiche emerse fino a questo momento sul tema, per guidare le decisioni relative all'allattamento nel percorso decisionale durante la pandemia di COVID-19 e oltre.

La formalizzazione di un’eventuale controindicazione ad allattare deve fondarsi su precise motivazioni medico-sanitarie, a sottolineare la priorità e la protezione che questa pratica merita. La continua ricerca e la diffusione delle migliori pratiche, come la Kangaroo Care (o cura marsupiale), documentano, supportati da rigorose metanalisi e dagli ultimi Global Position Papers dell’OMS, una ridotta mortalità ed incidenza di infezioni che ne consegue, contribuendo all’aumento dei tassi di allattamento al seno.

Allattamento al seno: benefici per neonato, mamma e ambiente; posture; Banca del Latte Umano Donato

Allattamento e Vaccinazione Anti-COVID-19: Sicurezza e Raccomandazioni Basate sull'Evidenza

Uno dei temi più dibattuti durante la pandemia di COVID-19 è stato quello della compatibilità tra vaccinazione materna e allattamento al seno. Le evidenze scientifiche sono state chiare: la vaccinazione Covid-19 va considerata attualmente compatibile con l’allattamento al seno. Non è necessario di interrompere l’allattamento per potersi vaccinare.

La plausibilità biologica suggerisce che, in un bambino allattato al seno, il rischio conseguente alla vaccinazione Covid-19 della madre sia estremamente basso. Per contro, l’interruzione dell’allattamento porterebbe ad una sicura perdita dei suoi ben documentati benefici. Questo principio ha guidato le raccomandazioni sanitarie, evitando che le donne in allattamento fossero sistematicamente poste nelle condizioni di dover smettere di allattare per potersi vaccinare contro il Covid-19. La decisione di un’eventuale somministrazione del vaccino Covid-19 alla donna che allatta va infatti presa d’intesa comune da lei e dai professionisti sanitari, tenendo conto delle specifiche condizioni di salute, socio-familiari e lavorative.

Recenti studi hanno rafforzato questa posizione, dimostrando la presenza di anticorpi IgA e IgG specifici contro il SARS-CoV-2 nel latte materno dopo la vaccinazione. Questi anticorpi possono offrire una protezione passiva al neonato, aggiungendo un ulteriore livello di beneficio all'allattamento in un contesto di circolazione virale. A riprova della sicurezza, nel recente rapporto AIFA sulla sorveglianza dei vaccini Covid-19 sono state riportate 11 segnalazioni relative a 9 bambini allattati al seno la cui madre era stata vaccinata, con età variabile dai 20 giorni a 18 mesi, evidenziando un rischio complessivamente molto basso.

Il contesto della pandemia ha anche sollevato preoccupazioni circa l'infezione da SARS-CoV-2 nei neonati. È stato riscontrato che il 7,4% dei neonati con più di tre giorni è risultato a sua volta positivo, ma, allo stesso tempo, è stato riscontrato un rischio ridotto, non significativo, di ospedalizzazione per i neonati allattati al seno. Questo dato sottolinea ancora una volta il ruolo protettivo dell'allattamento anche di fronte a nuove sfide virali. L'Istituto Superiore di Sanità ha anche pubblicato un editoriale di una guida ad interim dedicata alle tematiche della gravidanza, del parto e dell'allattamento in risposta all'emergenza COVID-19, fornendo linee guida basate su solide evidenze scientifiche.

Diagramma che mostra il passaggio di anticorpi nel latte materno

La Forza delle Parole: La Lettura ad Alta Voce per lo Sviluppo del Neonato

La Società Italiana di Neonatologia (SIN) promuove la diffusione della cultura della lettura condivisa ad alta voce per tutti i neonati e in particolare per i neonati prematuri, nei reparti di Terapia Intensiva Neonatale (TIN). Questa iniziativa si inserisce in un quadro più ampio di interventi volti a favorire lo sviluppo neurologico dei neonati pretermine e rafforzare la relazione affettiva tra genitori e figli. La lettura ad alta voce è un gesto semplice, quotidiano, capace di attraversare le generazioni, eppure per lungo tempo è stato considerato poco più che un passatempo bonario, una piccola ritualità serale tra genitori e figli.

I nati pretermine sono a rischio di sviluppo neurologico atipico non solo per quanto riguarda gli aspetti motori e sensoriali, ma anche per quelli cognitivi, comportamentali e sociali, pur in assenza di lesioni cerebrali maggiori. Tale rischio aumenta quanto più il neonato è prematuro. La SIN evidenzia come il miglioramento dell’assistenza ostetrica e neonatologica abbia determinato un incremento dei tassi di sopravvivenza e una riduzione della morbilità severa alla dimissione dalle TIN, rendendo sempre più evidente la necessità di prevenire e mitigare gli esiti a lungo termine. Le percentuali di ritardo del linguaggio nei neonati pretermine con età gestazionale inferiore alle 32 settimane sono comprese tra il 24% e il 32%, evidenziando una vulnerabilità specifica.

Esistono periodi sensibili e critici dello sviluppo, in cui l’assenza di un’adeguata stimolazione o l’esposizione a esperienze sensoriali inappropriate può alterare i processi maturativi. Il cervello in via di sviluppo necessita di input sensoriali specifici, forniti al momento opportuno. Nel grembo materno, la voce della madre rappresenta il suono dominante: a partire dalla 28a settimana il feto è in grado di discriminare tra suoni di diversa intensità, come le voci maschili e femminili. L’apprendimento uditivo e le basi dello sviluppo del linguaggio iniziano nel terzo trimestre; il riconoscimento della voce materna avverrebbe verosimilmente intorno alla 32a settimana. Questo canale privilegiato di apprendimento e relazione viene bruscamente interrotto dalla nascita pretermine.

La SIN prosegue, affermando che non esistono studi che quantifichino con precisione gli effetti della mancanza di stimoli linguistici da parte della mamma conseguente alla nascita pretermine; tuttavia, è plausibile che essa sia estremamente significativa, soprattutto in assenza di un’apertura H24 delle TIN ai genitori. Considerando che mediamente una persona parla dalle 2,5 alle 3,5 ore al giorno, utilizzando circa 16.000 parole, risulta evidente la riduzione dell’acquisizione linguistica per questi bambini. In altri termini, la quantità di contatto tra figli e genitori è strettamente correlata allo sviluppo del linguaggio. Inoltre, i neonati pretermine hanno difficoltà a distinguere i suoni rilevanti da quelli di sottofondo: i rumori ambientali possono ostacolare il riconoscimento delle voci genitoriali, ulteriormente attenuate dalle pareti dell’incubatrice.

Il Prof. Massimo Agosti, Presidente SIN, spiega che la ridotta esposizione prenatale al linguaggio umano, l’ambiente uditivo stressante delle TIN, la diminuzione del linguaggio diretto al neonato - indubbiamente meno ricco di contenuti relazionali - dovuta sia all’inibizione emotiva dei genitori, sia alla rotazione degli operatori sanitari, sono indicati come principali fattori di rischio per lo sviluppo del linguaggio e della capacità di autoregolazione in questi bambini. Per contrastare questi fattori, la cura del neonato in collaborazione con la famiglia, attuata attraverso programmi di assistenza individualizzata, viene oggi considerata uno standard assistenziale imprescindibile nelle TIN e comprende diverse strategie volte a promuovere il neurosviluppo. Tra queste, nel rispetto dei segnali comportamentali del neonato, si inserisce la lettura ad alta voce. Una presenza genitoriale più costante, favorita dall’apertura H24 dei reparti e da specifici programmi di accoglienza e, di conseguenza, una maggiore esposizione alle parole, sono associate a un incremento delle vocalizzazioni neonatali e a un migliore sviluppo del linguaggio espressivo.

Grafico sui benefici della lettura ad alta voce nello sviluppo infantile

Numerosi studi hanno evidenziato gli effetti benefici dell’esposizione alla voce materna registrata; tuttavia, la lettura ad alta voce si distingue per la possibilità di instaurare una relazione diretta e significativa tra genitore e figlio. In un recente studio condotto dalla Terapia Intensiva Neonatale dell’Ospedale Bufalini, Ausl Romagna, Cesena, e il Laboratorio di Psicodinamica dello Sviluppo, Dipartimento di Psicologia, Università di Bologna, sede di Cesena, i genitori di alcuni neonati pretermine hanno ricevuto un libro illustrato e sono stati supportati nella lettura in TIN e nella sua prosecuzione dopo la dimissione. I risultati sono stati confrontati con quelli di neonati reclutati prima dell’implementazione dell’intervento: i bambini esposti alla lettura ad alta voce hanno mostrato, nel follow-up, punteggi alle scale di neurosviluppo più stabili e meno soggetti a un declino nel tempo.

La SIN sostiene che condividere la lettura di un libro tra un adulto e un bambino, anche in epoca neonatale, sia pretermine, sia a termine, è molto più di un semplice trasferimento di informazioni. In quello che può apparire come un semplice scambio di parole o gesti è presente una profonda dimensione affettiva che costruisce e definisce la relazione genitore-figlio. La lettura è un vero e proprio atto sociale, legato alla relazione affettiva, e rappresenta un valido supporto alla crescita e allo sviluppo della capacità di regolazione emotiva del neonato. Leggere ad alta voce contribuisce, inoltre, a promuovere una cultura relazionale che contrasta l’utilizzo eccessivo dei dispositivi digitali nei primi anni di vita.

Nell’ambito delle iniziative volte a favorire la lettura nei reparti di Terapia Intensiva Neonatale, la SIN ha donato a tutti i Centri di Neonatologia italiani una copia del libro “Nel tuo abbraccio”, un vero e proprio “viaggio in rima” all’interno della Carta dei Diritti del Bambino Nato Prematuro, ideato da Vivere ETS Coordinamento Nazionale delle Associazioni per la Neonatologia, con il contributo e la supervisione scientifica della SIN e della SIN INF (Società Italiana di Neonatologia Infermieristica), edito da Carthusia. La SIN sostiene, inoltre, il programma nazionale Nati per Leggere, che promuove la lettura ad alta voce in famiglia nei bambini da 0 a 6 anni.

Il Presidente Agosti sottolinea che la Società Italiana di Neonatologia è in prima linea nel promuovere l’assistenza in collaborazione con le famiglie nelle Terapie Intensive Neonatali italiane, l’apertura H24 dei reparti ai genitori e tutte le iniziative a sostegno della salute e del benessere del neonato e della sua famiglia nei primi 1000 giorni di vita. Tutti noi neonatologi, continua il Presidente Agosti, consideriamo i genitori una parte integrante delle nostre cure verso il neonato e, in questo contesto, la lettura ad alta voce dei genitori in TIN si configura come un intervento potente a supporto del neurosviluppo. A fronte dei tanti benefici emotivi, relazionali e fisici a breve e lungo termine legati alla presenza dei genitori in TIN, non è più accettabile limitarne l’ingresso, adducendo l’infondata giustificazione che possa aumentare il rischio infettivo; esistono al contrario solidi studi scientifici che dimostrano come la loro presenza riduca le infezioni neonatali. Gli Standard Assistenziali Europei per la salute del neonato incentivano la strutturazione dell’ambiente fisico delle TIN in modo da facilitare il coinvolgimento dei genitori in tutti gli ambiti di cura dei loro neonati.

Allattamento al seno: benefici per neonato, mamma e ambiente; posture; Banca del Latte Umano Donato

Il 4 febbraio ricorre la Giornata Mondiale della Lettura ad Alta Voce, un evento che celebra il potere delle storie e dell'espressione verbale. Questa giornata, la 16ª edizione del World Read Aloud Day promossa da LitWorld, un’organizzazione nonprofit dedicata a rafforzare bambini e comunità attraverso il potere delle storie, sottolinea un messaggio importante che arriva direttamente anche dalle ostetriche: leggere non è solo un compito educativo. Le ricerche scientifiche dimostrano che i neonati riconoscono parole udite in utero, stimolando la plasticità neurale e l’apprendimento linguistico. Tutto inizia nel grembo materno, o meglio, tutto può iniziare nel grembo, se lo scegliamo. Il corpo ascolta prima che la mente capisca.

Il ruolo dell’ostetrica non è limitato al consiglio passivo. Come sottolinea Panizza, alle ostetriche spetta motivare i genitori e la famiglia per rendere questa attività una pratica abituale nel contesto domestico. L’efficacia clinica della lettura non dipende dalla complessità dei contenuti né dalle abilità espressive dell’adulto; conta la regolarità del gesto e la qualità della relazione che si instaura. In Italia, il programma di riferimento è Nati per Leggere, avviato nel 1999 dalla collaborazione tra Associazione Culturale Pediatri, Associazione Italiana Biblioteche e Centro per la Salute del Bambino. Il programma coinvolge pediatri, biblioteche, scuole e operatori del materno-infantile, comprese le ostetriche, che diffondono la lettura ad alta voce dai consultori alle visite domiciliari. A livello globale, OMS, UNICEF e Banca Mondiale, attraverso il Nurturing Care Framework, indicano la lettura nei primi 1.000 giorni di vita come un investimento essenziale per ridurre le disuguaglianze. Panizza conclude: «Leggere, parlare e cantare insieme rende felici: è nutrimento che arriva al cuore e alla mente».

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