Guida completa alla crosta lattea: origini, cause e gestione quotidiana

La crosta lattea è un’affezione molto comune che può manifestarsi nei bambini, fin dalle prime settimane di vita. Si tratta di una eruzione cutanea tipica dei neonati che in genere si risolve da sé. Benvenuti nell'articolo dedicato alla crosta lattea, un disturbo molto comune che colpisce fino al 4% dei neonati e che spesso preoccupa i neogenitori. Ma non temete, la crosta lattea è un fenomeno del tutto normale e innocuo, che scompare spontaneamente entro il quarto mese di vita del bambino. La crosta lattea dei neonati è una forma di dermatite seborroica che interessa la pelle del neonato. È un disturbo della pelle dei neonati che si può manifestare nei primi 4-5 mesi di vita con la comparsa di squame e crosticine untuose di colore giallognolo. La dermatite seborroica neonatale è una condizione benigna e in genere non fastidiosa per il bebè.

rappresentazione stilizzata del cuoio capelluto di un neonato con crosticine

Le origini della manifestazione cutanea

La crosta lattea è così chiamata perché in passato si riteneva causata dal latte materno, ma non è così. In ultimo, non c’è alcun rapporto tra la crosta lattea e l’allattamento al seno, come sostengono alcune credenze popolari. Essa si manifesta solitamente dalla seconda settimana di vita e tende a scomparire progressivamente nei primi sei mesi, risolvendosi spontaneamente entro l’anno di vita. Il bambino riesce ad eliminare completamente gli ormoni materni solo intorno al terzo mese di vita, questo spiega perché la crosta lattea sia un disturbo transitorio.

Meccanismi fisiologici e cause scatenanti

Sebbene le esatte cause alla base della crosta lattea non siano note, conosciamo bene i meccanismi responsabili della comparsa del fenomeno. La dermatite seborroica neonatale è una condizione infiammatoria dell’epidermide caratterizzata da una produzione anomala di sebo da parte delle ghiandole pilosebacee. Cosa sono le ghiandole sebacee? Sono strutture annesse al follicolo pilifero responsabili della produzione di sebo, una sostanza grassa naturalmente presente sulla superficie cutanea sin dalla primissima infanzia.

L'iperattività di queste ghiandole risponde agli androgeni materni circolanti residui presenti nel sangue del neonato, i quali stimolano la produzione di sebo. L'eccesso di sebo è la prima tra le cause responsabili della comparsa della crosta lattea, depositandosi sulla pelle e causando la formazione di squamette untuose che si appiccicano alla cute.

diagramma semplificato delle ghiandole sebacee e del follicolo pilifero

Un altro attore protagonista è il fungo Malassezia furfur. Un ambiente ricco di sebo favorisce la proliferazione di lieviti del genere Malassezia, naturalmente presenti sulla superficie cutanea. Inoffensivi in normali proporzioni, questi lieviti diventano patogeni se proliferano eccessivamente: scatenano difatti una reazione infiammatoria specifica che provoca arrossamento e un’accelerazione del rinnovamento cellulare a livello del cuoio capelluto.

Riconoscere la sintomatologia

La crosta lattea si presenta con la comparsa di piccole croste e squame untuose, dal colore giallognolo e ben aderenti alla cute, anche quando questo è ricoperto dai capelli. Spesso queste squamo-croste si fondono tra loro, formando così una specie di calotta. Le zone più colpite dalla crosta lattea sono il cuoio capelluto e il viso (sopracciglia, fronte, mento, lati del naso, area retroauricolare), ma in alcuni casi può estendersi fino alla zona del pannolino. Il più delle volte non è un fenomeno fastidioso per il piccolo: il prurito si verifica molto raramente.

È fondamentale non confondere questa condizione con la dermatite atopica. La dermatite atopica è una condizione ereditaria cronica, che si manifesta con una epidermide particolarmente secca, molto arrossata e pruriginosa. In genere compare entro i 5 anni di età, iniziando sulle guance per poi estendersi. Sebbene la crosta lattea sia benigna, a volte può essere uno dei primi segnali di psoriasi o dermatite atopica.

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Gestione e cura domiciliare

L’approccio iniziale, soprattutto nei casi di malattia lieve e localizzata, dovrebbe essere conservativo. La parola d’ordine in questo caso è dolcezza. Poiché la crosta lattea è un fenomeno benigno che non richiede alcuna cura, l'obiettivo è mantenere un'igiene accurata. Non bisogna mai grattare le crosticine con il pettine o con le dita, perché la cute potrebbe irritarsi.

Per favorire la rimozione delle squame, è buona prassi lavare i capelli ogni 2-3 giorni con un detergente biologico, senza sostanze chimiche, a base di olio e sostanze emollienti a pH neutro. È possibile utilizzare un batuffolo di cotone imbevuto di olio di mandorla, olio di oliva, olio di argan o di calendula, per sciogliere il sebo e ammorbidire le squame mezz'ora prima del bagnetto. Anche l'olio di riso o l'oleolito di camomilla sono ottime opzioni grazie alle loro proprietà lenitive. Successivamente, si può utilizzare una spazzola morbida per neonati per togliere le squame già staccate, pettinando delicatamente nella direzione di crescita dei capelli.

Per lavare la testa è sufficiente inumidire i capelli e utilizzare una piccola quantità di shampoo. Non deve mai essere messo sotto il getto diretto dell’acqua corrente per evitare sbalzi termici. Per detergere il cuoio capelluto si può fare affidamento su un olio-shampoo bifasico che rispetti il film idrolipidico. Prodotti come Osmin Cap di Biogena o il Trattamento Crosta Lattea di Mustela sono formulati per essere sicuri sin dalla nascita.

Interventi nei casi persistenti

Una malattia più estesa o resistente può essere trattata con uno steroide topico a bassa potenza (ad esempio, idrocortisone 1%) o azolo (ad esempio, ketoconazolo 2%) per 1-2 settimane, sempre sotto stretto controllo del pediatra. Nel neonato e nel lattante non devono essere utilizzati gli shampoo per la crosta lattea suggeriti per adulti, poiché contengono antimicotici come selenium sulphide e acido salicilico che, sebbene efficaci per gli adulti, sono potenzialmente tossici per il neonato. Negli adulti, la dermatite seborroica tende ad avere un andamento cronico-recidivante e può interessare anche la zona glabellare e i solchi naso-genieni. In questi casi, il medico può suggerire l'utilizzo di shampoo contenenti zinco piritione o ketoconazolo.

infografica sui prodotti naturali e farmacologici raccomandati per il trattamento

Ricordate sempre di rivolgervi al vostro pediatra di fiducia per eventuali dubbi sulla salute del vostro bambino. Sebbene la condizione sia solitamente transitoria, se il cuoio capelluto non viene deterso adeguatamente o se il bambino si graffia, alcuni microrganismi potrebbero proliferare causando ulteriori infiammazioni. Mantenere la pelle pulita e ben idratata con balsami specifici, come AtopiControl (che contiene Licocalcone A e ceramidi), contribuisce a proteggere la barriera cutanea delicata del piccolo.

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