L'Allattamento al Seno: Informazioni Essenziali e Consigli Utili per Genitori e Pediatri

L’allattamento al seno rappresenta la scelta più naturale e benefica per nutrire il neonato, offrendo un patrimonio di salute e benessere che si estende sia al bambino che alla madre. Questa pratica, sebbene per il bambino sia una competenza innata, per la madre si configura come una competenza per cultura, spesso appresa attraverso l'osservazione di altre donne che allattano o con il supporto di professionisti. I benefici dell'allattamento esclusivo sul corretto sviluppo del bambino e sulla prevenzione di numerose malattie sono da tempo riconosciuti dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che lo considera uno degli obiettivi prioritari di salute pubblica a livello mondiale.

Il latte materno, infatti, è l’alimento ideale per i neonati e i lattanti, rappresentando un alimento perfetto. Contiene in proporzioni bilanciate tutti i nutrienti, le sostanze bioattive e i microrganismi benefici dei quali il bambino ha bisogno dalla nascita e nel corso della crescita. I vantaggi dell’allattamento al seno sono innumerevoli e documentati.

Secondo i dati più recenti, oltre il 90% delle donne italiane allatta al seno il neonato nei primi giorni di vita. Tuttavia, alla dimissione dall’ospedale, solo il 77% delle madri allatta esclusivamente al seno. Questi numeri evidenziano l'importanza di un supporto continuo e di informazioni accurate per le neomamme e le loro famiglie. Il nuovo Position Statement sull’Allattamento al seno e uso del latte materno/umano, per la prima volta sottoscritto dalle Società Scientifiche Pediatriche Italiane SIP, SIN, SIGENP, SICuPP e SIMP, ribadisce l'importanza cruciale di questa pratica.

I Vantaggi Inestimabili dell'Allattamento al Seno per il Neonato

L'allattamento al seno offre al neonato un inizio di vita ottimale, fornendo un supporto completo per la crescita, lo sviluppo e la protezione dalle malattie.

Un Sistema Immunitario Rinforzato: La Protezione dal Latte Materno

I bambini allattati al seno si ammalano meno rispetto a quelli alimentati con latte artificiale. Questo è dovuto al fatto che il latte materno trasmette al neonato anticorpi protettivi specifici che la madre ha sviluppato nel tempo. Durante il primo mese di vita, quando il bambino è più vulnerabile, il latte materno offre una protezione naturale che il sistema immunitario ancora immaturo non può garantire autonomamente.

Si osserva una riduzione delle patologie infettive: il lattante alimentato al seno presenta un'incidenza ridotta di infezioni respiratorie e gastrointestinali. Questo è possibile grazie al passaggio di anticorpi materni e di altre sostanze immunitarie attraverso il latte, con un picco di concentrazione di fattori protettivi nella produzione dei primi 2-3 giorni dopo il parto, il cosiddetto colostro.

Studi recenti hanno evidenziato che attraverso il latte materno vengono trasmessi dei batteri che contribuiscono allo sviluppo della normale flora batterica intestinale, determinante nel proteggere il bambino da infezioni nel breve periodo, un beneficio osservato molto bene nei bambini prematuri ricoverati in terapia intensiva neonatale. Attraverso il latte materno, oltre ai batteri buoni, la mamma trasmette al piccolo anticorpi che lo proteggono da numerose infezioni, sia respiratorie che gastrointestinali. Negli ultimi anni, in particolare durante la pandemia da Sars-CoV2, numerosi studi hanno dimostrato l’effetto protettivo dell’allattamento al seno nei figli di mamme COVID-19 positive. Per questo motivo, la vaccinazione anti-COVID19 è fortemente raccomandata durante l’allattamento, offrendo la possibilità di trasmettere gli anticorpi che neutralizzano il virus al neonato, anticorpi che vengono trasmessi anche attraverso la placenta in caso di vaccinazione negli ultimi due trimestri di gravidanza.

Immunity benefits of breast milk infographic

La Prevenzione delle Allergie e lo Sviluppo della Flora Batterica Intestinale

L'allattamento al seno contribuisce anche alla riduzione delle patologie allergiche. Il bambino alimentato dalla nascita con latte materno esclusivo avrà una ridotta e/o ritardata incidenza di allergia al latte vaccino, che si manifesta nel 2-6% dei soggetti pediatrici, soprattutto nel primo anno di vita. Il ruolo protettivo nei confronti di altri alimenti o di manifestazioni extra intestinali (come dermatite, asma, rinite, ecc.) è ancora oggetto di dibattito, con numerosi lavori scientifici a supporto di questa tesi e altri che non hanno ottenuto la stessa evidenza di protezione.

Tuttavia, considerando l’importanza della flora batterica intestinale nella modulazione immunitaria, e quindi anche nella risposta allergica, è fondamentale sottolineare che le caratteristiche chimiche del latte materno e alcune sostanze in esso contenute favoriscono lo sviluppo di una flora "amica" (bifidobatteri e lattobacilli), a fronte di germi anche potenzialmente patogeni (come l'E. coli). Questo equilibrio microbico intestinale è cruciale per la salute generale del neonato.

Ridotto Rischio di Obesità e Diabete nelle Età Successive

Un altro vantaggio significativo è la ridotta insorgenza di obesità nelle età successive. Benché nei primi 4 mesi di vita il bambino alimentato al seno presenti una massa adiposa maggiore, nei mesi successivi si osserva una inversione della composizione corporea, con tendenza dell’allattato artificialmente a mantenere l’eccesso ponderale e a sviluppare obesità. Le spiegazioni al riguardo sono molteplici. Una delle principali è l’eccesso proteico esistente nel latte vaccino rispetto a quello materno, che stimola l’aumento numerico degli adipociti rendendo più facile l’immagazzinamento del grasso nelle età successive. Inoltre, l’alimentazione al biberon comporta al lattante meno fatica nella suzione, e ciò si traduce spesso nell’assunzione di quantità maggiori di latte rispetto al fabbisogno. Il latte materno sembra anche proteggere dallo sviluppo di alcuni problemi cronici, quali allergie, diabete, obesità e morbo di Crohn.

Il Colostro: Il Primo Oro Nutrizionale

Il latte prodotto dalle ghiandole delle mammelle a partire da metà della gravidanza e nei primi giorni dopo il parto si chiama colostro. Questo liquido giallo e poco denso è particolarmente ricco di calorie, proteine, globuli bianchi e anticorpi, fornendo al neonato una protezione immunitaria e nutrizionale essenziale nei suoi primissimi giorni di vita. Nei primi giorni di vita, al neonato sono sufficienti piccole quantità di colostro per ogni singola poppata al fine di coprire il suo fabbisogno di nutrienti; non sono indicate supplementazioni a base di acqua, soluzioni glucosate o formule lattee in questa fase. Man mano che trascorrono i giorni, il colostro cambia di colore e modifica la sua composizione e il suo aspetto, passando attraverso una fase di "latte di transizione" fino ad assumere il colore bianco del latte maturo. Il latte materno prodotto a seguito del colostro aiuta a mantenere il giusto pH delle feci e il giusto equilibrio dei normali batteri intestinali, proteggendo in questo modo il bambino dalla diarrea batterica.

12 BENEFICI del COLOSTRO BOVINO 🥛🐮| A cosa serve e come assumerlo

I Benefici per la Mamma: Salute e Benessere

Oltre a favorire il normale attaccamento con il proprio neonato e a garantirne la salute, l’allattamento comporta per la mamma numerosi benefici che riguardano sia il recupero fisico post-partum sia la prevenzione di patologie a lungo termine.

Recupero Post-Partum e Gestione del Peso Corporeo

L'allattamento aiuta la mamma a perdere il peso acquistato in gravidanza, provocando un dispendio calorico di circa 670 Kcal al giorno. Quindi, aggiungendo alla dieta usuale le 500 Kcal raccomandate per l’allattamento, il rimanente (circa 170 kcal/die) verrà sottratto dai depositi di grasso. L’allattamento offre molti vantaggi alla madre, tra cui un recupero più veloce dopo il parto. L’avvio precoce dell’allattamento al seno e il contatto pelle-a-pelle subito dopo il parto determinano un aumento degli ormoni prolattina e ossitocina. Quest’ultimo stimola la spremitura della muscolatura presente nella ghiandola mammaria e stimola la contrazione dell’utero dopo il parto, riducendo drasticamente l’incidenza delle emorragie post-partum.

Protezione a Lungo Termine da Malattie

La donna che allatta riduce inoltre il rischio personale di sviluppare nelle età successive osteoporosi e alcuni tipi di tumore al seno e all’ovaio. Per quanto riguarda i vantaggi a lungo termine per la mamma, l’allattamento al seno riduce l’incidenza del tumore al seno e all’ovaio perché stimola l’attività di geni che sopprimono la proliferazione delle cellule tumorali. Per quanto riguarda l’osteoporosi, durante l’allattamento al seno è stata osservata una riduzione della densità ossea, che però, dopo la sospensione del processo, sembra venga recuperata. I benefici a lungo termine per la salute dell’allattamento includono un rischio inferiore di obesità, osteoporosi, tumore ovarico e alcuni tumori mammari.

Il Rafforzamento del Legame Mamma-Bambino

L'allattamento rafforza il rapporto mamma-bambino, contribuendo a stabilire un legame profondo e intimo. Dal punto di vista psicologico, l’allattamento genera spesso un profondo senso di calma e benessere nella madre, grazie al rilascio di ossitocina ed endorfine. Questa cascata ormonale può spesso indurre sonnolenza e rilassamento, facilitando un momento di connessione serena con il neonato. La madre si sente più vicina al bambino rispetto a quanto avverrebbe con l’alimentazione con il biberon, instaurando una relazione unica e preziosa.

Le Basi dell'Allattamento al Seno: Tecnica e Pratica

Per garantire un allattamento di successo, è fondamentale conoscere e applicare le tecniche corrette, dalla fase iniziale fino alla gestione quotidiana delle poppate.

L'Avvio dell'Allattamento: I Primi Momenti Fondamentali

L’avvio dell’allattamento al seno nei primi giorni è particolarmente importante perché può influenzarne la prosecuzione. In ogni punto nascita andrebbe favorito, subito dopo il parto, il contatto pelle a pelle, che consiste nel porre il neonato sul corpo della madre dopo averlo ben asciugato e coperto con teli caldi. L’OMS raccomanda vivamente di avviare l’allattamento al seno subito dopo la nascita con il contatto pelle a pelle, in quanto stimola la produzione di ormoni essenziali per la lattazione.

La Posizione Corretta: Chiave per un Allattamento Confortevole ed Efficace

Durante la poppata la mamma può scegliere la posizione nella quale si trova più comoda. Può sedersi sul letto o su una poltrona, eventualmente sollevando un po' le gambe con un sostegno sotto i piedi. Una buona posizione è fondamentale per un allattamento efficace.

Una posizione molto utile, specie all'inizio a causa dei punti sul perineo (parte inferiore del bacino) o di un parto cesareo, è quella sdraiata su di un fianco; tale modalità rimane molto utile, anche successivamente, per poter allattare di notte senza alzarsi. La posizione di allattamento al seno sdraiata (semireclinata) è spesso la più naturale e apprezzata dalle mamme e dai bambini di tutte le età. Per avere maggiore comodità in questa posizione, può essere utile avvalersi di alcuni cuscini di sostegno - così da non trovarsi completamente distesi - o utilizzare una poltrona reclinabile. Una variante, particolarmente utile in caso di punti di sutura o dopo un cesareo, è la posizione sdraiata di lato: mamma e neonato saranno entrambi distesi sul fianco, pancia contro pancia.

Il bambino deve avere il corpo rivolto verso quello della mamma. Se è tenuto a braccio, le spalle e il sederino devono essere ben sostenuti dall'avambraccio della mamma o dalla sua mano in modo che il collo sia lievemente esteso. È importante che la testa sia allineata al corpo, cioè orecchio, spalla e fianco devono essere sulla stessa linea. Per tenere il bambino alla stessa altezza del seno, può anche essere utile un cuscino poggiato sulle ginocchia.

La posizione di allattamento al seno "rugby" consiste nel sostenere il bambino lungo il proprio avambraccio, con la mamma seduta. Per iniziare ad allattare, la madre deve assumere una posizione comoda e rilassata, seduta o semicoricata, in modo da potersi girare da un lato e dall’altro per offrire le mammelle. Il bambino è sempre rivolto verso la madre.

La madre sostiene la mammella con il pollice e l’indice in alto e le altre dita in basso e strofina il capezzolo sulla parte centrale del labbro inferiore del bambino, stimolandogli in questo modo l’apertura della bocca (riflesso di radicamento) e facendo in modo che si attacchi al seno. Il bambino deve essere portato a livello del seno e non il contrario. Il supporto è importante per la madre e per il piccolo: si possono mettere dei cuscini dietro la schiena o sotto il braccio della madre. Può essere utile poggiare i piedi su un poggiapiedi o su un tavolino, poiché ciò aiuta la madre a non protendersi sul bambino. Piegandosi in avanti la madre può affaticare la schiena e allentare il contatto. Per sostenere meglio il neonato si possono utilizzare dei cuscini o delle coperte ripiegate.

Breastfeeding positions chart

L'Attacco Efficace: Prevenire il Dolore e Ottimizzare la Suzione

Appena la bocca sarà ben spalancata è opportuno che la mamma avvicini rapidamente il corpo del bambino verso il seno. Se si sente dolore ai capezzoli potrebbe dipendere dal fatto che il bambino non è ben attaccato: è necessario quindi introdurre un dito tra la cute dell’areola e la bocca del bambino per staccarlo delicatamente e riprovare ad attaccarlo, controllando che il bambino tenga la bocca bene aperta per afferrare l’areola e non solo il capezzolo. Il corretto attacco al seno è fondamentale per il successo dell’allattamento. Il bambino deve essere posizionato con il corpo rivolto verso la madre, con la bocca ben aperta che abbraccia non solo il capezzolo, ma anche parte dell’areola.

Per attaccare bene il bambino al seno è importante stimolare una buona apertura della bocca. In tal senso, risulta utile effettuare la spremitura del seno e far affiorare delle gocce di latte/colostro che, grazie al loro odore, indirizzano il piccolo verso il capezzolo. Risulta inoltre utile sfiorare dolcemente con un dito la guancia del bambino dall’angolo delle labbra fino allo zigomo per stimolare una maggiore apertura della bocca. Per un corretto attacco è fondamentale che il piccolo afferri capezzolo e areola all’interno del palato affinché non si formino delle ragadi al seno. Inoltre, soprattutto nel caso di seno molto voluminoso, è bene trovare una posizione che consenta di lasciare libere le narici del piccolo durante l’allattamento (che non devono trovarsi completamente schiacciate dal seno materno).

La madre aiuta il bambino a prendere bene in bocca il capezzolo e l’areola mammaria, assicurandosi che siano ben centrati, per evitare di ferire il capezzolo. Prima di staccare il bambino dal seno, la madre interrompe la suzione inserendo un dito nella bocca del neonato e premendogli delicatamente il mento verso il basso. Le infiammazioni del capezzolo derivano da una posizione errata e sono più facili da prevenire che da curare.

Allattamento "A Richiesta": Frequenza e Durata delle Poppate

Fin dalla nascita i neonati hanno bisogno di un allattamento al seno a richiesta, ovvero di avere la possibilità di attaccarsi al seno ogni qualvolta lo desiderino. I primi segnali di fame consistono nel cosiddetto “riflesso di ricerca”: il neonato comincia ad aprire gli occhi, a girare la testa e a far sporgere in fuori la lingua in cerca della mamma. A partire dai primi giorni, più si consentirà al piccolo l’attacco al seno, più sarà stimolata la produzione di latte. Allattare il bambino "a richiesta" significa senza seguire orari rigidi: in media, nei primi mesi i bambini poppano 8-14 volte al giorno, ma c'è una grande variabilità tra un bimbo e l'altro.

È da considerare superata e inappropriata l'indicazione di attaccarlo 10 minuti per parte. Non serve forzarlo: è il bimbo ad avvertire quando è sazio. È bene lasciare che il bambino poppi da un lato finché ne ha voglia: in questo modo riceverà anche la parte più grassa di latte che è proprio alla fine della poppata. Se avvertirà ancora fame, gli si offrirà la seconda mammella.Per il primo bambino, la secrezione lattea di solito avviene in 72-96 ore. Con i figli successivi, la produzione di latte avviene prima. Nei primi giorni di vita non si devono far trascorrere più di 6 ore tra una poppata e l’altra, al fine di stimolare la produzione di latte materno. L’alimentazione dovrebbe basarsi sulle esigenze del neonato piuttosto che su orari stabiliti. Analogamente, la durata di ciascuna poppata deve essere adattata alle necessità del neonato. I neonati devono essere allattati a domanda, di solito 8-12 volte in 24 ore, ma questo criterio guida varia ampiamente.

Per capire se il bimbo ha mangiato abbastanza, i segnali di sazietà includono: il bambino lascia spontaneamente il seno, appare soddisfatto e rilassato, e nelle 24 ore successive bagna almeno 6 pannolini. Per calcolare l’intervallo che è opportuno far passare tra una poppata e l’altra, è utile sapere che un pasto di latte, in quantità giusta per la sua età e il suo peso, necessita di un tempo di digestione che va dalle 2 ore per il neonato, via via allungandosi a 3-4 ore dopo le prime settimane, ad allattamento ben avviato.Durante le prime settimane, il neonato deve essere incoraggiato ad attaccarsi a entrambe le mammelle a ogni poppata; tuttavia, alcuni neonati si addormentano mentre stanno succhiando dalla prima mammella. Facendogli fare il ruttino e spostandolo all’altra mammella si contribuisce a tenere sveglio il lattante. In tal caso, la mammella usata per ultima sarà la prima della poppata successiva. Bisogna offrire entrambi i seni, alternando quello con cui si inizia la poppata; questo approccio stimolerà la produzione di latte in modo equilibrato. È importante mantenere la calma e creare un ambiente sereno durante l’allattamento; la tensione della madre può influire sulla produzione di latte e sul benessere del bambino.

L'Importanza delle Poppate Notturne e il "Calo Fisiologico"

Le poppate notturne risultano fondamentali per non far calare i valori di "prolattina", ormone che stimola la produzione del latte materno dopo il parto e che ha il compito di regolare il ciclo mestruale nella donna. Durante i primi giorni di vita è normale osservare un calo di peso del neonato, il cosiddetto “calo fisiologico”, che va dal 5 al 10% del peso rilevato alla nascita. Normalmente questo peso viene recuperato nell’arco di 15-20 giorni. Dal recupero del calo il neonato inizierà a crescere per i primi due-tre mesi. Le prime 6-8 settimane sono cruciali per la produzione del latte: è il periodo della “calibrazione”.

12 BENEFICI del COLOSTRO BOVINO 🥛🐮| A cosa serve e come assumerlo

L'Alimentazione della Mamma che Allatta

L'alimentazione materna durante l'allattamento è un aspetto importante, ma spesso circondato da falsi miti. È essenziale concentrarsi su una dieta sana e bilanciata, senza restrizioni ingiustificate.

Dieta Varia ed Equilibrata: Fondamento del Benessere

Il miglior consiglio da fornire alle mamme che chiedono quale alimentazione seguire durante l’allattamento al seno è quello di scegliere una dieta il più possibile varia ed equilibrata. Questa attività richiede un notevole dispendio di calorie, fino a 700 kcal al giorno. L’ideale dieta durante l’allattamento al seno deve fornire circa 500 kcal aggiuntive rispetto a prima della gravidanza; le altre 200 kcal verranno fornite dalla metabolizzazione delle riserve di grasso immagazzinate durante la gravidanza.

Fabbisogni Nutrizionali Specifici e Integrazione

Durante la gestazione, la donna ha anche un aumento del fabbisogno di vitamine A, C, D, E e K, e rimane elevato il fabbisogno di acido folico, iodio, selenio e zinco. Quello di ferro si riduce per via della ridotta perdita se vi è assenza di ciclo durante l’allattamento al seno; tuttavia, vanno accuratamente individuate le mamme con anemia e/o scarse riserve di ferro. In genere, se la dieta è varia e salutare, non c’è bisogno di supplementi perché le vitamine e gli oligoelementi di cui ha bisogno la mamma sono contenuti nella normale alimentazione.

Per quanto riguarda il bambino, se la madre segue una dieta sana e varia, i lattanti nati a termine che vengono allattati al seno non necessitano di integratori a base di vitamine o minerali, a eccezione della vitamina D e talvolta del fluoro. I lattanti allattati unicamente al seno sono a rischio di carenza di vitamina D dopo i 2 mesi d’età, in particolare se sono prematuri, di pelle scura o scarsamente esposti alla luce solare (ad esempio i bambini che vivono nei climi nordici). A questi lattanti vengono somministrati integratori di vitamina D a partire dai 2 mesi d’età. Dopo i sei mesi, i lattanti allattati al seno che risiedono in località la cui acqua non contiene adeguate quantità di fluoro (aggiunto o naturale) dovrebbero assumerlo sotto forma di gocce. I genitori possono informarsi sul contenuto di fluoro dell’acqua locale da un dentista o un centro sanitario della zona.

Healthy food plate for lactating mothers

Miti Alimentari: Non Esistono Cibi da Evitare in Assoluto

È importante sfatare il mito che esistano cibi da evitare categoricamente durante l’allattamento al seno. Una dieta varia e ricca di nutrienti è la migliore strategia. Inoltre, non è necessario lavare il seno prima e/o dopo ogni poppata, in quanto il seno è provvisto di ghiandole che provvedono a una disinfezione naturale dell'areola.

Gestione delle Difficoltà Comuni nell'Allattamento al Seno

L'allattamento può presentare delle sfide, ma con le giuste informazioni e il supporto adeguato, molte difficoltà possono essere superate.

Il Dolore al Seno: Cause e Rimedi

Un’evenienza molto fastidiosa è l’insorgenza di dolori al seno durante l’allattamento. La prima causa sono le ragadi del capezzolo, causate da un attacco non ottimale del piccolo al seno: il neonato, durante la suzione, danneggia il capezzolo perché, a causa di un attacco inadeguato, la sua bocca non riesce a prendere una quantità sufficiente di mammella. In questo caso le mamme devono essere supportate durante l’allattamento da personale competente per la correzione dell’attacco. Per le ulcere del capezzolo, è necessario controllare la posizione del lattante durante l’allattamento. Talvolta il lattante ritrae un labbro succhiando, e questo provoca l’irritazione del capezzolo. Le infiammazioni del capezzolo derivano da una posizione errata e sono più facili da prevenire che da curare.

Altra causa di dolore al seno in allattamento può essere l’ingorgo mammario, che si presenta nel momento in cui c’è uno squilibrio tra produzione e rimozione del latte, e che, a volte, può causare una sensazione di fastidio o dolore. L’ingrossamento della mammella è la dolorosa situazione in cui la mammella è intasata di latte. La congestione si verifica durante le prime fasi della produzione del latte (lattazione). In caso di ingorgo le mammelle sono calde, dure e dolenti; spesso è la conseguenza di schematismi troppo rigidi sugli orari di allattamento, per cui il latte si accumula e non viene drenato dal seno. Per risolvere l’ingorgo ed evitare che si arrivi alla "mastite" (infezione della ghiandola mammaria), sarà dunque importante aumentare la frequenza delle poppate.

L’ostruzione dei dotti galattofori si verifica quando la mammella non svuota completamente il latte, con regolare frequenza. Tale ostruzione provoca dei piccoli noduli morbidi che possono essere avvertiti nelle mammelle della donna che allatta. Il miglior modo per sgorgare i dotti è allattare in modo continuativo. Anche se utilizzare la mammella ostruita può essere doloroso, è necessario allattare frequentemente per svuotarla completamente. Effettuare degli impacchi caldi e un massaggio sulla zona dolente prima della poppata può essere d’aiuto. La donna può anche variare le proprie posizioni di allattamento perché le diverse parti della mammella si svuotano meglio in funzione della posizione assunta dal lattante. Un buon reggiseno da allattamento è d’aiuto, perché i normali modelli con ferretti e strappi di contenimento possono comprimere i dotti galattofori.

Se la mamma presenta dolore al seno durante l’allattamento e anche a riposo, accompagnato da arrossamento della mammella, febbre, brividi, mal di testa e dolori muscolari, è probabile che abbia una mastite. La mastite è un’infezione della mammella che può colpire le donne che allattano, soprattutto in presenza di un dotto galattoforo ingorgato o ostruito. I batteri possono infiltrarsi nella mammella attraverso le ragadi o le ulcere del capezzolo, causando infezione. In caso di sintomi gravi o che non scompaiono entro 12-24 ore, alla donna si somministrano antibiotici che siano sicuri per il lattante. In caso di dolore importante, la donna può prendere paracetamolo per trovare sollievo. Durante questi trattamenti la donna deve continuare ad allattare al seno. Le complicanze comunemente causate dall’allattamento al seno per la madre includono, oltre a quelle già citate, anche ansia.

La Preoccupazione per il "Poco Latte": Aspetti Fisiologici e Soluzioni

La domanda "Come faccio a favorire l’allattamento al seno se ho poco latte?" può stressare molto le neomamme. È importante ricordare che l’allattamento è la strategia che la natura ha messo a disposizione a tutte le specie di mammiferi per poter fare sopravvivere e crescere la propria prole; il latte che ogni mammifero femmina produce ha la composizione ottimale per far crescere il proprio cucciolo. Mettendo dei limiti alla fisiologica richiesta della bambina si può causare una produzione di latte materno inferiore alla quantità di cui la bambina ha bisogno, e questo molto probabilmente costringerebbe prima o poi la mamma ad aggiungere del latte artificiale. Le prime 6-8 settimane sono cruciali per la produzione del latte, è il periodo della “calibrazione”.

È bene sapere che sono diversi gli integratori pubblicizzati che prometterebbero alla donna di aumentare la produzione di latte. Si tratta molto spesso di fitoterapici definiti “galattogoghi”, ovvero sostanze di origine naturale o di sintesi che promettono di favorire la secrezione di latte materno. In realtà, non esiste alcuna prova scientifica solida che ne raccomandi l’uso.

Ipoalimentazione del Neonato: Come Riconoscerla

La principale complicanza determinata dall’allattamento al seno, se non gestita, è l'ipoalimentazione del neonato. Dal momento che la madre non sa dire con precisione quanto latte il bambino assuma, deve rivolgersi al medico 3-5 giorni dopo la nascita, in modo che questi possa valutare se l’allattamento al seno è sufficiente, pesare il bambino e rispondere a eventuali domande. Il medico potrebbe avere necessità di visitare il neonato prima se è stato dimesso entro 24 ore dalla nascita, se non si alimenta bene o se i genitori hanno particolari preoccupazioni. Per stabilire se la produzione di latte è adeguata, il medico utilizza la frequenza delle poppate, il numero di pannolini usati per feci e urina, e l’aumento di peso. I genitori possono capire in linea di massima se il latte che il bambino prende è sufficiente contando il numero di pannolini usati. A cinque giorni d’età, se il neonato bagna meno di sei pannolini al giorno e/o ha meno di quattro movimenti intestinali al giorno significa che non sta assumendo abbastanza latte. I neonati che hanno fame dopo una o due ore dalla poppata e che non crescono in modo adatto all’età e alle dimensioni probabilmente non assumono latte a sufficienza; non prendendo una quantità sufficiente di latte possono disidratarsi e sviluppare iperbilirubinemia. I neonati piccoli o prematuri, quelli la cui madre è ammalata, ha avuto un parto difficile o che ha richiesto un intervento chirurgico sono a rischio di sottoalimentazione.

Il Supporto Psicologico e il Ruolo del Pediatra

Ansia, frustrazione e sensazioni di inadeguatezza possono derivare dalla carenza di esperienza della madre nell’allattare al seno, nelle difficoltà a maneggiare il neonato e a farlo attaccare al seno per succhiare il latte, nell’affaticamento e nella difficoltà a capire se ha assunto abbastanza latte, oltre ad altri cambiamenti fisici che avvengono dopo aver partorito. Questi fattori e queste emozioni sono le ragioni più comuni per cui le madri smettono di allattare al seno. Esse possono consultare il pediatra o uno specialista di lattazione per discutere delle proprie sensazioni e, possibilmente, evitare l’interruzione precoce dell’allattamento al seno.

A volte succede che gli operatori sanitari diano consigli inappropriati e, molto spesso, almeno per quanto riguarda l’allattamento, ciò deriva dal fatto che non sono stati formati sul sostegno alle mamme nella promozione dell’allattamento neanche durante le loro specializzazioni. In seguito ai cambiamenti sociali ed economici avvenuti nelle società occidentali, accade spesso che una coppia di neogenitori non abbia mai visto un bambino allattato. La stessa generazione dei nonni, spesso, non ha allattato i propri figli o lo ha fatto con difficoltà. Conoscere e mettere in pratica alcune semplici regole aiuta a offrire i maggiori vantaggi al bambino e a risparmiare molti disagi alla mamma. Nella pratica dell’allattamento al seno è molto importante coinvolgere anche il padre: infatti un papà consapevole dell’importanza di tale pratica e che coopera con la mamma in tal senso (banalmente anche aiutandola nella gestione delle attività familiari) consente un efficace e più duraturo allattamento del piccolo.

Allattamento Prolungato e Introduzione degli Alimenti Complementari

Le raccomandazioni internazionali e le evidenze scientifiche supportano la prosecuzione dell'allattamento ben oltre i primi mesi di vita.

Raccomandazioni Internazionali: Esclusivo Fino ai Sei Mesi e Oltre

Secondo le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, il latte materno dovrebbe rappresentare l’unico alimento assunto dal bambino nei primi sei mesi di vita, età in cui è opportuno introdurre alimenti diversi per soddisfare le mutate necessità nutrizionali del bambino. L’allattamento esclusivo al seno deve essere mantenuto per i primi 6 mesi di vita, come raccomanda l’OMS. L'OMS raccomanda l'allattamento in maniera esclusiva fino al compimento del sesto mese di vita. È importante, inoltre, che il latte materno rimanga la scelta prioritaria anche dopo l'acquisto di alimenti complementari, fino ai due anni di vita ed oltre, e comunque finché mamma e bambino lo desiderino. L'Unicef, l'agenzia delle Nazioni Unite per la protezione dell'infanzia, ricorda che la diffusione dell'allattamento potrebbe evitare ogni anno nel mondo la morte di 1,4 milioni di bambini.

WHO breastfeeding recommendations graphic

L'Introduzione dei Cibi Solidi: Quando e Come

Altre organizzazioni suggeriscono ai genitori di introdurre cibi solidi fra i 4 e 6 mesi di età, continuando l’allattamento al seno. I segni che indicano che un bambino è pronto per i cibi solidi includono un buon controllo della testa e del collo, la capacità di stare seduto in posizione eretta se sostenuto, l’interesse per il cibo, l’apertura della bocca quando gli viene offerto del cibo con un cucchiaio e l’inghiottimento del cibo invece che sputarlo fuori. La maggior parte dei bambini inizia a mostrare questi segni entro i 6 mesi di età. L’introduzione di cibi solidi prima dei 4 mesi di età non è raccomandata. È incoraggiata l’introduzione di cibi contenenti arachidi e uova prima dei 12 mesi di età, poiché esistono evidenze che ciò possa prevenire lo sviluppo di allergie a questi alimenti. L’allattamento al seno può continuare anche dopo il raggiungimento di 1 anno di età, a seconda delle preferenze della madre. Tuttavia, dopo l’anno l’allattamento al seno deve essere compendiato da una dieta completa di cibi solidi e altri liquidi.

Lo Svezzamento: Un Processo Naturale e Graduale

L’interruzione dell’allattamento al seno (svezzamento) dipende dalle esigenze e dai desideri della madre e del bambino, ma preferibilmente avviene non prima che il bambino abbia 12 mesi. Lo svezzamento graduale nell’arco di settimane o mesi, durante il periodo nel quale vengono introdotti gli alimenti solidi, è il metodo più frequente. Alcuni neonati e madri interrompono bruscamente senza problemi, mentre altri continuano l’allattamento 1 o 2 volte al giorno per 18-24 mesi o più a lungo. Non esiste un modo corretto o più facile per svezzare. Inizialmente le madri sostituiscono da una a tre poppate quotidiane con un biberon o una tazza di acqua o succo di frutta diluito (acqua e succo di frutta non dovrebbero essere utilizzati durante lo svezzamento di lattanti di età inferiore ai sei mesi), latte aspirato dal seno, latte artificiale o latte intero se il bambino ha più di 12 mesi. Imparare a bere dalla tazza rappresenta un’importante tappa dello sviluppo, che si completa all’età di 10 mesi. I bambini che vengono svezzati con la tazza biberon invece del biberon non devono affrontare un secondo svezzamento per passare dal biberon alla tazza. Alcuni pasti, soprattutto quelli principali, devono essere sostituiti da cibi solidi. La madre sostituisce gradualmente un numero sempre maggiore di poppate, sebbene molti neonati continuino ad alimentarsi al seno una o due volte al giorno fino all’età di 18-24 mesi o più a lungo.

Quando l'Allattamento al Seno Presenta Limiti o Controindicazioni

Sebbene l'allattamento al seno sia raccomandato, esistono situazioni in cui potrebbe non essere possibile o sicuro.

Casi Rari di Impossibilità all'Allattamento

Le controindicazioni assolute all’allattamento al seno sono molto rare. Talvolta l’allattamento al seno non è possibile, ad esempio se la madre assume determinati farmaci. È importante sottolineare che molti bambini sani sono cresciuti con il latte artificiale in queste circostanze.

Farmaci e Allattamento: Un Attento Bilancio

Se possibile, le madri che allattano devono evitare di assumere farmaci. Se è necessaria una terapia farmacologica, la madre deve evitare alcuni farmaci e prendere solamente quelli riconosciuti come sicuri. È fondamentale consultare sempre il proprio medico o il pediatra per valutare la compatibilità dei farmaci con l'allattamento al seno.

Consigli Pratici e Misure da Evitare

Per favorire un allattamento sereno ed efficace, è utile adottare alcune buone pratiche e sfatare vecchi miti.

Misure Utili per Favorire l'Allattamento

Per gestire la richiesta del bambino e le poppate notturne, è consigliato mettere il bambino nella stanza con mamma e papà; può essere utile mettere il lettino a contatto con quello dei genitori, togliendo una sponda e fissandolo al lettone.Le madri che lavorano possono allattare quando sono a casa e dare al neonato il biberon con il latte materno spremuto con il tiralatte nelle ore in cui sono assenti. Il latte materno spremuto con il tiralatte deve essere immediatamente messo in frigorifero e utilizzato entro due giorni; nel caso lo si debba usare dopo i due giorni, deve essere immediatamente congelato. Il latte conservato in frigorifero e non consumato entro quattro giorni deve essere eliminato, perché il rischio di contaminazione batterica è alto. Il latte congelato deve essere riportato a temperatura ambiente mettendolo in acqua calda; è importante sapere che il latte materno non deve essere scaldato nel forno a microonde.

Cosa Non Fare e Errori Comuni da Evitare

È sconsigliato dare al bambino altri alimenti oltre al latte materno per i primi sei mesi compiuti: non ha bisogno neanche dell’acqua. In questa fase della vita, infatti, quando avverte la sete si attacca al seno prendendo quello che viene definito il "primo latte", meno grasso e più ricco di acqua e zuccheri. I neonati al di sotto dei 6 mesi di età non devono assumere acqua semplice aggiuntiva. L’acqua semplice è non necessaria e può ridurre eccessivamente il livello di sodio nel sangue (un disturbo chiamato iponatriemia).Non lavare il seno prima e/o dopo ogni poppata: il seno è provvisto di ghiandole che provvedono a una disinfezione naturale dell'areola. Non fare doppie pesate: questo comportamento può creare ansia inutile. È sufficiente il controllo settimanale della crescita presso il pediatra. Evitare di seguire orari rigidi: quando il bambino chiede di essere allattato, soprattutto nelle prime settimane, è importante rispondere alle sue esigenze. Infine, non assumere farmaci senza consultare il medico e non fumare o consumare alcol durante l’allattamento.

tags: #allattamento #al #seno #pediatra