L'allattamento al seno è una pratica naturale, fondamentale per la crescita e lo sviluppo del neonato, ma anche fonte di innumerevoli benefici per la madre. Nonostante sia un processo biologico intrinseco alla specie umana, attorno ad esso si sono accumulate nel tempo domande, dubbi e, talvolta, giudizi che mettono in discussione la scelta delle madri. La discussione si accende spesso su temi quali la durata dell'allattamento e cosa significhi essere una "mamma abbastanza".

Il 21 Maggio 2012, la rinomata rivista Time uscì con una copertina che suscitò non poche discussioni e sentimenti contrastanti: una mamma, bionda, truccata e fasciata in pantaloni attillati; accanto a lei, in piedi su uno sgabello e vestito con pantaloni militari, un bambino grande, di tre o quattro anni, che succhia al seno. Il titolo recitava: "Are you mum enough?". All’interno della rivista l’articolo fa riferimento, in toni marcatamente polemici, alle mamme americane seguaci di William Sears, stimato pediatra d’oltreoceano che da anni si occupa di allattamento. L’immagine riesce a suscitare perplessità sia in chi non ha mai preso in considerazione l’eventualità che un bambino di quell’età possa nutrirsi al seno, sia in chi, invece, ha vissuto questa esperienza visto che il titolo ha un tono decisamente provocatorio. Cosa vuol dire essere mamma “abbastanza”? La risposta può dipendere esclusivamente da come la madre ha deciso di alimentare il suo piccolo? Per quanto tempo va allattato al seno un bambino? Queste domande toccano corde profonde nella società e nelle esperienze individuali delle madri.
Le Raccomandazioni Ufficiali e la Norma Biologica
Per tentare di rispondere a queste domande, è utile ricordare il consiglio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), una delle principali autorità sanitarie a livello globale. L'OMS suggerisce che i bambini vengano allattati esclusivamente al seno per i primi sei mesi di vita. Successivamente, l’allattamento materno dovrebbe proseguire, integrato con cibi solidi, almeno fino ai due anni, e anche oltre, finché mamma e bambino lo desiderano. Questa raccomandazione non è un limite invalicabile, ma una linea guida basata su evidenze scientifiche e sulla comprensione della fisiologia infantile. Non è necessario interrompere l'allattamento neanche in caso di una nuova gravidanza, come spiegato in approfondimenti specifici sull'allattamento durante la gestazione. Dunque, le risposte che cerchiamo risiedono proprio nella formula “finché mamma e bambino lo desiderano”: oggi solo una corretta informazione e un adeguato sostegno alle madri può permettere loro di fare scelte consapevoli, oltre ogni pregiudizio.
Il latte materno e l’allattamento al seno costituiscono la norma biologica della nostra specie. Raramente ci chiediamo perché abbiamo i polmoni per respirare, ma spesso ci chiediamo perché i bambini vengono allattati dalle loro madri. La natura ha creato un meraviglioso meccanismo grazie al quale tutti i mammiferi si nutrono, per un periodo della loro vita variabile a seconda della specie, con un alimento unico, completo, ecologico e formulato specificamente per le necessità di crescita del piccolo. Solo dopo e gradualmente tutti i piccoli mammiferi iniziano a nutrirsi di altri cibi e diventano autonomi, abbandonando il latte della mamma. Per la specie umana, quando arriva questo momento?
Prospettive Antropologiche e Svezzamento Naturale
L'antropologa americana Jean Liedloff, partecipando a numerose spedizioni in Amazzonia, osservò lo stile di vita e le abitudini di una popolazione di indigeni venezuelani, gli Yequana. Questa e altre osservazioni antropologiche hanno messo in evidenza come i bimbi messi nelle condizioni di avere a disposizione il seno quando lo desiderano (come si era soliti comportarsi anche in occidente fino a meno di un secolo fa) tendono poi ad abbandonarlo spontaneamente intorno ai tre anni. Questa tappa evolutiva, però, così come il parlare o il camminare, non è raggiunta nello stesso momento da tutti i bambini. Il bimbo posto nella condizione di svezzarsi naturalmente dal seno può staccarsi prima o dopo, con una media intorno ai tre anni ma una variabilità molto ampia che può andare dall’anno ai quattro, cinque in rari casi.
Con l’avvento dell’alimentazione industriale, il nostro modo di valutare l’allattamento è completamente cambiato. Avendo a disposizione un degno sostituto, le mamme, consigliate dagli operatori sanitari, hanno iniziato a decidere se allattare al seno e fino a quando farlo; non sono più stati i bambini a smettere spontaneamente di succhiare dal seno quando fossero stati pronti.

I Vantaggi dell'Allattamento Prolungato: Benefici per Mamma e Bambino
L'allattamento al seno è un processo dinamico che offre vantaggi straordinari non solo nel periodo iniziale, ma anche ben oltre il primo anno di vita del bambino. L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) raccomanda l'allattamento al seno per due anni e oltre, e questo vale per le famiglie di tutto il mondo, non soltanto per quelle nei paesi in via di sviluppo. "È importante notare che l'OMS non stabilisce la durata massima dell'allattamento al seno", afferma il Dott. Leon Mitoulas, Direttore della Ricerca sull'Allattamento al Seno di Medela. "Da un punto di vista antropologico, allattare al seno per un periodo compreso tra due anni e mezzo e sette anni sarebbe ideale. Tuttavia, le norme culturali attuali generalmente prevedono lo svezzamento molto più precocemente."
Le raccomandazioni dell'OMS sono sostenute da un recente e crescente interesse delle ricerche sui primi 1.000 giorni di vita dei bambini, dal concepimento al secondo compleanno. Il Dott. Mitoulas afferma: "Gli scienziati hanno scoperto che un'alimentazione sana e altri fattori esercitano un impatto molto profondo sulla crescita e sulla salute a lungo termine durante questo periodo. I dati dimostrano inequivocabilmente che l'allattamento al seno offre vantaggi straordinari nel corso di questi 1.000 giorni."
L'allattamento al seno può essere considerato allo stesso tempo un alimento, un medicinale e un segnale. Inoltre, questi triplici benefici non vengono meno una volta oltrepassati i due anni.
Alimento: Vantaggi Nutrizionali dell'Allattamento al Seno Prolungato
Una volta che il tuo bambino inizia ad alimentarsi con cibi solidi, intorno ai sei mesi, potresti pensare che il tuo latte materno diventi semplicemente una "bevanda" complementare. In realtà, è proprio il contrario: quando inizia a nutrirsi con alimenti solidi, il tuo bambino assume soltanto una piccola percentuale di calorie e sostanze nutritive dal cibo. "L'allattamento esclusivo al seno per i primi sei mesi offre ai bambini il miglior inizio alla vita. Tuttavia, anche quando successivamente il tuo bambino inizia a consumare alimenti complementari, il latte materno è una fonte nutritiva importante", spiega il Dott. Mitoulas.
Durante l'allattamento esclusivo al seno, il bambino consuma solitamente 750-800 ml di latte al giorno. A 9-12 mesi può ancora assumere circa 500 ml al giorno, che equivalgono a circa la metà del suo fabbisogno calorico giornaliero. A 18 mesi, probabilmente assumerà circa 200 ml al giorno, ovvero circa il 29% delle calorie necessarie.
È vero che dopo i sei mesi il tuo bambino ha bisogno di altri alimenti per assimilare le sostanze nutritive che non può ottenere dal latte materno o dalle proprie riserve (tra cui ferro, zinco e vitamine B e D). Tuttavia, anche nel secondo anno di vita, il latte materno fornisce quantità significative di altre sostanze nutritive fondamentali, come illustra il Dott. Mitoulas: "In questa fase il latte materno apporta circa il 43% delle proteine del bambino, il 60% della vitamina C, il 75% della vitamina A, il 76% del folato e il 94% della vitamina B12."
Medicinale: Vantaggi per la Salute dell'Allattamento al Seno dopo i Sei Mesi
È stato dimostrato che continuare ad allattare dopo i sei mesi riduce le possibilità di contrarre malattie in età infantile e adulta, e se il tuo bambino si ammala, ne favorisce una più rapida guarigione. Più a lungo lo allatti, più a lungo lo proteggi. L'allattamento al seno protegge il tuo bambino da infezioni e malattie, a tal punto da essere considerato una forma di "medicina personalizzata", con potenziali effetti permanenti.
Per esempio, è stato dimostrato che allattare al seno per più di sei mesi protegge il tuo neonato da alcuni tumori infantili, come per esempio la leucemia linfatica acuta e il linfoma di Hodgkin; riduce le sue possibilità di sviluppare il diabete di tipo 1 e 2, eventuali problemi alla vista e ai denti, nonché l'obesità. Il latte materno può anche ridurre il rischio di nausea e diarrea, gastroenterite, raffreddore e influenza, mughetto e infezioni all'orecchio, alla gola e ai polmoni. Questo aspetto è particolarmente utile man mano che il bambino cresce e inizia a interagire con gli altri bambini o ad andare all'asilo nido, dove i germi possono essere dilaganti.
L'allattamento al seno può anche salvare la vita, come sottolinea il Dott. Mitoulas: "Le conseguenze del mancato allattamento al seno tra i sei e i 23 mesi possono essere disastrose nei paesi a basso e medio reddito, in cui i bambini che non sono allattati al seno hanno il doppio delle probabilità di morire di infezione rispetto a quelli allattati al seno, anche parzialmente."
Inoltre, l'allattamento al seno non ti permette soltanto di godere dei benefici del tuo latte, ma anche delle sue straordinarie proprietà nutrienti e calmanti per il tuo bambino. Nulla, infatti, calma di più un neonato o un bambino triste che una sessione di allattamento con la mamma. Quando il bambino cresce, una poppata aiuta in tutto, dalla dentizione e le vaccinazioni agli inevitabili urti, graffi o virus in cui si imbatte durante la crescita. Per molte mamme, l'allattamento al seno è qualcosa di miracoloso.
Segnale: Maggiori Benefici nello Sviluppo
Il fatto di essere vicina al tuo bambino, di rispondere immediatamente alle sue esigenze e avere spesso un contatto visivo con lui si traduce in un invio di segnali tra di voi. Gli scienziati ritengono che questi segnali influenzino molti aspetti dello sviluppo del tuo bambino, dall'appetito alle prestazioni accademiche. Più a lungo lo allatti, più probabili saranno gli esiti positivi in futuro.
"Il latte materno contiene migliaia di molecole attive", spiega il Dott. Mitoulas. "Esse vanno dagli enzimi che aiutano a digerire i grassi e gli ormoni che regolano l'appetito alle molecole immunitarie che promuovono lo sviluppo del sistema immunitario. Sapevi che il latte materno è vivo? Ogni giorno il tuo bambino ingerisce da milioni a miliardi di cellule viventi; sono presenti a migliaia in ogni millilitro di latte, ad esempio le cellule staminali. Ognuna di queste cellule ha un compito specifico per il mantenimento della salute del tuo bambino; sono in corso delle ricerche che si prefiggono di scoprire esattamente come questi componenti offrano benefici al neonato durante l'allattamento al seno a lungo termine."
È risaputo che l'allattamento al seno prolungato influisce positivamente sul QI dei bambini. Gli studi dimostrano un vantaggio di ben tre punti nel QI dei bambini allattati al seno rispetto a quelli che non lo sono mai stati. Inoltre, l'allattamento al seno oltre i sei mesi è stato collegato a una quantità inferiore di problemi comportamentali nei bambini in età scolare e al miglioramento della salute mentale nei bambini e negli adolescenti.
PARACAPEZZOLI per L'ALLATTAMENTO AL SENO: COSA SONO, A COSA SERVONO, COME USARLI E COME TOGLIERLI
La Composizione del Latte Materno: Un Alimento Vivo e Dinamico
Il latte materno non è un semplice alimento, ma un sistema biologico complesso, che contiene centinaia di sostanze e la cui composizione varia nel tempo e da una donna all’altra. Il latte materno è composto per circa l’88% di acqua e per il resto da zuccheri (soprattutto lattosio), grassi, proteine, vitamine, sali minerali, ormoni. Il latte secreto nei primi giorni dopo il parto si chiama colostro: è giallastro per l’alto contenuto di ß-carotene e la sua consistenza risulta essere piuttosto densa. Ha un’alta digeribilità e nello stesso tempo un elevato potere nutrizionale. Presenta inoltre un effetto lassativo che aiuta il neonato a eliminare le prime feci (meconio) e a espellere l’eccesso di bilirubina, prevenendo così la comparsa dell’ittero.
Nei 4-5 giorni successivi al parto, il colostro si trasforma gradualmente per diventare prima latte di transizione e poi latte maturo. Nel latte di transizione aumentano i livelli di lattosio e grassi, mentre diminuiscono gli anticorpi e le proteine nel loro insieme. A partire da una decina di giorni dal parto, il latte materno inizia a stabilizzarsi, diventando così latte maturo. Quest’ultimo contiene tutti i nutrienti principali (proteine, carboidrati, grassi, ormoni, vitamine, minerali e acqua) in quantità che rispecchiano i bisogni del neonato. Il latte maturo cambia in relazione all’ora del giorno, alla durata della poppata, ai bisogni del bambino e alle condizioni della madre.
La quantità di proteine nel latte materno è 3 volte inferiore rispetto al latte di mucca, che ne contiene di più perché è destinato al vitello che deve crescere molto più velocemente di un bambino. Per quanto riguarda la qualità, le proteine contenute nel latte materno sono considerate ottimali per la crescita, facili da digerire e molto ben tollerate. Molte tra le sostanze proteiche non servono per crescere ma hanno un compito definito funzionale. Tra gli zuccheri, quello più rappresentato nel latte materno è il lattosio, presente in quantità maggiore che nel latte di mucca (circa il 50% in più), fatto che spiega perché il latte di mamma è di sapore più dolce. I grassi (o lipidi), principale fonte di energia, sono presenti in quantità minore all'inizio e maggiore al termine della poppata con il fine di indurre nel bambino il senso di sazietà ed evitare che mangi troppo. È interessante sottolineare che sono presenti dei lipidi, chiamati acidi grassi poli-insaturi, definiti essenziali perché il lattante non li produce, che costituiscono l'8-10% dei grassi nel latte materno, mentre sono presenti 4-5 volte di meno nel latte di mucca. Anch'essi hanno funzioni importanti ma non del tutto conosciute (si sa che partecipano allo sviluppo del sistema nervoso e della retina). I minerali sono contenuti nel latte di mamma in quantità 3-5 volte inferiore rispetto al latte di mucca, e ciò permette al rene del bambino piccolo di non affaticarsi troppo per eliminarli.
Latte Materno vs. Latte Artificiale: Una Confronto Chiave
Sebbene sulla confezione dei latti artificiali vengano riportati vantaggi per la salute apparentemente notevoli, non esiste latte migliore del tuo per il tuo bambino. Nessun latte artificiale contiene tutti gli anticorpi, le cellule vive, i fattori di crescita, gli ormoni e i batteri utili, né la serie di enzimi, aminoacidi e micronutrienti presenti nel latte materno. Il tuo latte si modifica per fornire al tuo bambino più anticorpi anti-infettivi e globuli bianchi quando è malato, e chiaramente il latte artificiale non lo può fare.
Il primo latte, prodotto dal 7° mese di gravidanza fino a circa il 5° giorno di vita, viene definito colostro, ricco di anticorpi che proteggono il neonato dopo la nascita, in particolare con l'immunoglobulina di tipo A, e che rafforzano il suo sistema immunitario. Dopo due o tre giorni dal parto, il colostro si trasforma gradualmente in latte di transizione e successivamente, nelle prime due o tre settimane, in latte maturo. Rispetto al colostro, il latte diventa più opaco ed è di colore bianco. La montata lattea compare in media dopo tre-cinque giorni dal parto.
Numerosi e sempre più convincenti appaiono i benefici offerti dal latte materno rispetto alla formula lattea. Oltre a essere facilmente digeribile e assimilabile, il latte di mamma è sempre prontamente disponibile, fresco, alla giusta temperatura e senza possibilità di contaminazione esterna. Infine, la sindrome della morte improvvisa in culla (SIDS) si manifesta più raramente (almeno 3 volte di meno) nei neonati allattati al seno, tanto che questa pratica rappresenta una delle raccomandazioni per la sua prevenzione.

Mamma e Bambino: Un Legame che Cresce
Oltre agli aspetti prettamente nutrizionali e medici, l'allattamento al seno ha un valore affettivo e simbolico straordinario. Il bambino, mentre succhia, ha il contatto con l'odore della pelle della madre, ed è questo il primo segno di appartenenza che il neonato impara a riconoscere. Quel profumo di mamma che fa sì che la riconosca come unica e sua, e la cerchi tra mille. Ha il suo calore, il suo abbraccio, il suo sorriso, con un contatto più intimo che non quando sta semplicemente in braccio.
Inoltre, durante la suzione, aumenta nel sangue della mamma e del bambino un neurormone importantissimo, l'ossitocina. Questa, oltre a favorire la contrazione dei dotti galattofori per agevolare la fuoriuscita del latte, "scrive" anche nel cervello di entrambi quel viso, quel profumo, quel tono di voce, quello sguardo che li rende reciprocamente cari. Aumenta cioè il senso di appartenenza e gratifica il bisogno di attaccamento affettivo, il primo e il più fondamentale dei bisogni in ogni cucciolo di mammifero, ma soprattutto nella nostra specie.
"Ho allattato il mio bambino per sei mesi, con molta soddisfazione. Avevo cominciato a svezzarlo, su consiglio del pediatra, ma ho visto che il piccolo diventa molto nervoso, soprattutto dopo la pappa serale. Invece il bambino si calma se lo allatto prima di addormentarlo. Tra due mesi dovrei riprendere il lavoro: pensavo di mantenere il pasto al seno del mattino e quello della sera, anche per dare tranquillità al piccolo. Lei che cosa ne dice?".
Cara Elena, continui pure a mantenere i due pasti al seno, come le suggeriscono il suo buon senso e la sintonia che ha con il suo bambino. Continui anche oltre l’anno, se lo desidera. Il pasto del mattino è un eccellente buongiorno, specie se poi deve allontanarsi per recarsi al lavoro. E il pasto al seno serale è il miglior ansiolitico con cui facilitare l’entrata del bambino nel sonno, come lei ha giustamente notato.
L'allattamento dovrà essere a richiesta, e non soggetto ad orari fissi, come si tendeva a fare alcuni anni fa. La produzione di latte può continuare anche fino ai due anni dal parto e oltre. Questo dipende da fattori genetici, dalla frequenza delle suzioni, ma anche dal contesto sereno o meno in cui vivono mamma e bambino. Fortunatamente, anche in Italia i tempi medi di allattamento si stanno allungando. Sono infatti passati da sei a sette mesi negli ultimi dieci anni. E molte mamme, come lei, mantengono a lungo almeno il pasto serale. Un ottimo segnale di recupero e valorizzazione di uno dei gesti più sani e belli nel rapporto madre-bambino.

Informazioni Pratiche e Considerazioni per la Mamma
L'allattamento al seno prolungato non è vantaggioso soltanto per il tuo bambino, ma lo è anche per te. Continuando ad allattare oltre i sei mesi, riduci il rischio permanente di sviluppare malattie cardiache, diabete di tipo 2 e tumori al seno, alle ovaie e all'utero. Inoltre, spesso le mamme che allattano non subiscono la ricomparsa del ciclo per molti mesi e, in alcuni casi, per un periodo di due anni.
"Per molte mamme è importante tornare al peso che avevano prima della gravidanza", afferma il Dott. Mitoulas. "Uno studio ha anche dimostrato che l'indice di massa corporea della madre (BMI) si riduce dell'1% per ogni sei mesi di allattamento al seno." Per non parlare del fatto che dopo i sei mesi l'allattamento al seno è molto comodo. Il tuo seno, infatti, produce la giusta quantità di latte quando necessario; così, non sei costretta a pulire l'attrezzatura né a portarti dietro nulla quando sei fuori casa. Inoltre, potresti trovarti sempre più spesso ad alimentare il tuo bambino in momenti che si adattano alla tua routine, come prima del lavoro, dopo il ritorno dal nido e all'ora della nanna.
Cosa Mangiare e Cosa Evitare: La Dieta della Mamma che Allatta
Il fabbisogno nutrizionale della mamma che allatta è elevato e superiore a quello della gravidanza, ma questo non significa che si debba mangiare per due: in genere bastano circa 500 Kcal calorie aggiuntive. L’alimentazione materna influenza solo in minima parte la composizione del latte. Il suo contenuto energetico e proteico viene infatti mantenuto indipendentemente dalla dieta materna e i numerosi micronutrienti (come per esempio ferro, zinco, folato, calcio e rame) continuano a essere secreti nel latte in quantità costanti, andando eventualmente ad attingere dalle scorte materne, quando l’introito dietetico non è adeguato. Quindi, quando si allatta, ciò che conta di più è seguire una dieta bilanciata e varia, in modo tale da assicurarsi un corretto apporto di macro e micronutrienti.
Da non trascurare è anche l’introito d’acqua. Per un’adeguata produzione di latte è infatti raccomandato che le donne bevano 2.700 ml di acqua al giorno. Tra le acque minerali adatte a questo periodo, Acqua Amorosa, povera di sodio e caratterizzata da un bassissimo residuo fisso. Le donne che allattano devono prestare attenzione anche nei confronti di alcuni nutrienti tra cui la vitamina D, la vitamina A, le vitamine del gruppo B e l’acido docosaesaenoico (DHA, un acido grasso omega 3), per i quali può talvolta essere consigliata una supplementazione.
Per quanto riguarda la dieta, non esistono alimenti vietati durante l’allattamento. Mentre in passato si suggeriva alle neomamme di evitare le verdure che potevano dare al latte un sapore meno gradito, come broccoli, asparagi, cavoli o cipolle, oggi si consiglia semplicemente di mangiare questi cibi con moderazione e osservare eventuali reazioni del bambino durante l’allattamento.
Se è vero che non esistono cibi vietati in maniera assoluta quando si allatta, bisogna invece essere molto cauti con gli alcolici. Un bicchiere di vino può essere consentito al pasto una tantum, a patto di adottare la precauzione di non allattare il bambino subito dopo averlo bevuto. Se si vuole allattare il proprio bambino, bisognerebbe inoltre dire addio alle sigarette o quantomeno ridurle il più possibile ed evitare di fumare prima della poppata e in sua presenza, soprattutto in luoghi chiusi come la casa o l’auto, per non esporlo al pericolo del fumo passivo. Occorre cautela anche con l’assunzione di farmaci, da utilizzare solo dopo aver consultato il proprio medico.
La produzione del latte si regolerà in base alle effettive necessità del neonato: più il bambino succhia e più latte viene prodotto. Il neonato, tramite la suzione, dà vita a un riflesso nervoso che assicura una continua e abbondante produzione di prolattina.
Superare Dubbi e Pregiudizi: L'Importanza di Informazione e Supporto
Molte donne hanno spesso false convinzioni sull'allattamento, che le allontanano, in parte o del tutto, da questa pratica virtuosa. In realtà, pressoché tutte le mamme sono in grado di allattare, a parte poche eccezioni. Visto che la produzione di latte viene stimolata dalla suzione del bambino, è fondamentale attaccare il piccolo subito dopo la nascita. Le poppate precoci promuovono infatti l’arrivo della montata lattea. L’ideale sarebbe allattare al seno in maniera esclusiva almeno fino ai 6 mesi. Ma ogni quanto bisogna allattare? Oggi si consiglia di offrire il latte a richiesta del piccolo e non a orari prestabiliti. A 1 mese di vita, la maggior parte dei lattanti fa dalle 8 alle 12 poppate nelle 24 ore, comprese quelle notturne. Ma con il passare dei mesi, il tempo tra una poppata e l’altra comincerà ad allungarsi.
Non esistono tecniche particolari per allattare, ma i professionisti in ambito sanitario possono consigliarvi alcune posizioni da assumere per rendere questo momento più confortevole e piacevole, oltre ad aiutarvi a valutare se il neonato si attacca correttamente, in modo da evitare fastidiosi disturbi per il seno, come la comparsa delle ragadi. Per esempio, bisogna controllare in primo luogo che il neonato abbia in bocca, oltre al capezzolo, anche buona parte dell’areola. Guardare un video di un neonato all’opera può essere molto istruttivo.
Ma come capire se il piccolo riceve abbastanza latte? Per valutare l’accrescimento ponderale del bambino, basta pesarlo una volta alla settimana (e non prima e dopo la poppata come si suggeriva in passato). Può inoltre essere utile controllare i pannolini che sporca quotidianamente: il bebè deve fare la pipì almeno 5-6 volte al giorno e devono essere regolarmente presenti feci. Se il piccolo si succhia il pollice o addirittura tutta la mano, può voler dire che inizia a sentire lo stimolo della fame, ma può anche essere semplicemente un metodo di auto-consolazione: succhiare è rilassante e rassicurante per molti bimbi.
Al di là dell’aspetto strettamente nutritivo, che può essere vicariato bene dalle pappe, l’allattamento al seno ha un valore affettivo e simbolico straordinario. Il bambino, mentre succhia, ha il contatto con l’odore della pelle della madre. Quel profumo di mamma che fa sì che la riconosca come unica e sua, e la cerchi tra mille. Ha il suo calore, il suo abbraccio, il suo sorriso, con un contatto più intimo che non quando sta semplicemente in braccio.
La ricerca di un regalo che cristallizzi questi attimi di unione ha portato alla nascita di tecniche innovative, come quella di "Ricordi sotto chiave", che permette di conservare il latte materno in oggetti preziosi, certificati per garantirne l'autenticità e la salubrità dei materiali. Questi oggetti, che spaziano dai gioielli ad altri manufatti, diventano custodi di un legame indissolubile, unendo l'amore materno alla memoria tangibile. L'idea è di non avere fretta nello spedire il latte entro i primi mesi di vita, perché il primo latte è molto grasso e potrebbe compromettere la ricetta, quindi è bene godersi il momento e pensare successivamente a questo bel regalo.
In conclusione, l'allattamento al seno è un percorso ricco di benefici, che richiede informazione, supporto e fiducia nel proprio istinto e in quello del proprio bambino. La scelta di prolungarlo, finché mamma e bambino lo desiderano, è una decisione che arricchisce entrambi, rafforzando un legame unico e fornendo una base solida per la salute e il benessere futuri.