L’allattamento al seno è universalmente riconosciuto come l'alimento ideale per i neonati, apportando una miriade di benefici che vanno ben oltre la semplice nutrizione. È noto da tempo che l'allattamento al seno previene l’obesità infantile, oltre ad apportare numerosi altri benefici. Tuttavia, una domanda cruciale emerge quando si considera la salute del bambino in relazione alla condizione materna: che cosa succede quando la madre è obesa? I vantaggi dell’allattamento al seno permangono anche in questi casi? Per rispondere a questa domanda complessa, i neonatologi dell’università del Michigan hanno seguito oltre 8.100 coppie di madri e figli nei primi sei anni di vita, controllando l’alimentazione e il peso nel primo anno, e poi al compimento dei due e dei sei anni di vita del bambino. Questa ricerca mira a far luce su un aspetto fondamentale della salute pubblica e del benessere infantile.
La Scienza Dietro l'Allattamento al Seno e la Prevenzione dell'Obesità
L'obesità infantile rappresenta uno dei principali problemi di sanità pubblica dei nostri tempi. Si tratta senza dubbio di un fenomeno multifattoriale, con possibili gravi conseguenze a lungo termine sulla salute e sulla società intera. Secondo Unicef e l’Oms nel mondo sono 40 milioni i bambini sotto i cinque anni di età in sovrappeso. L'incidenza di obesità infantile in Italia, sebbene abbia subito una leggera flessione negli anni, rimane comunque alta, arrivando a 4,3%. La prevenzione dell’obesità deve partire dalla nascita, e la scienza ci spiega perché l’allattamento a richiesta è il metodo ideale per nutrire il bambino. Il latte materno ha un effetto protettivo nei confronti dell’obesità, mentre altri tipi di latte possono aumentarne il rischio.
La patologia dell’obesità è multifattoriale e tale condizione dipende da fattori genetici, ambientali e dallo stile di vita. Ma perché, molte mamme chiedono, l’allattamento previene l’obesità? Uno dei motivi principali risiede nella composizione stessa del latte materno e nel modo in cui viene offerto. Il latte materno ha un effetto epigenetico per quanto riguarda la prevenzione dell’obesità per due motivi. Il primo è il bassissimo contenuto di proteine, visto che alcuni studi hanno dimostrato che un alto apporto proteico è un fattore che favorisce l’insorgenza dell’obesità. Il secondo fattore è legato alla capacità di modulare un gene particolare che è il PPR gamma 2 che, quando è presente in un bambino, lo predispone a diventare obeso.

Un altro vantaggio dell’allattamento è il rapporto di fiducia che si crea nella diade madre-bambino. Con l’allattamento a richiesta, la mamma lascia il bambino autoregolarsi sull’apporto di latte materno, ovvero il lattante controlla il quantitativo di latte ingerito ascoltando il proprio senso di sazietà. Questo è in netto contrasto con i bambini alimentati col biberon, che vengono spesso “spinti” a svuotarne il contenuto, indipendentemente dal loro effettivo fabbisogno. Viene ribadito così il concetto che la prevenzione dell’obesità inizia allattando al seno esclusivamente per i primi 6 mesi il bambino.
L'Allattamento a Richiesta: Un Meccanismo di Autoregolazione
La routine dell’allattamento in una prospettiva evolutiva ci porta a interrogarci su cosa ci dicono l’antropologia e la scienza a proposito dell’allattamento negli umani. In passato gli esperti consigliavano ai genitori di nutrire i bambini ad intervalli regolari, ogni 3-4 ore. Ci sono innumerevoli ragioni riguardo a questo cambiamento di opinione, ma la risposta è molto semplice: quando lasciamo ai bambini la possibilità di determinare i tempi e la durata dell’allattamento è più facile per loro avere ciò di cui hanno bisogno, né troppo, né troppo poco. Sin dal momento della nascita, se i neonati non sono nutriti a sufficienza, possono incorrere in disidratazione e malnutrizione. Tutti i neonati sperimentano oscillazioni nel loro fabbisogno energetico: l’allattamento a richiesta rende più facile per i bambini aumentare o diminuire le quantità di latte ingerite rispetto alle loro necessità.

Gli studi effettuati sul tema hanno evidenziato che i neonati sono sensibili agli stimoli di fame e sazietà fin dalla nascita. Le evidenze dimostrano l’importanza della richiesta non solo per i neonati e i lattanti, ma anche nei bambini più grandi. Questo meccanismo permette ai cuccioli di fare scorta di nutrimento per molte ore. I cuccioli rimangono in prossimità delle madri e si nutrono in modo frequente: per questo hanno una suzione più lenta e il latte prodotto dalle madri non è così nutriente come quello dei mammiferi del primo tipo, in quanto i cuccioli non ne hanno bisogno.
Durata dell'Allattamento e Rischio di Obesità
La durata dell’allattamento al seno è un fattore critico nel determinare il suo impatto protettivo contro l’obesità. Un recente studio pubblicato sulla rivista scientifica The Journal of Pediatrics, condotto da un team di ricercatori francesi, ha seguito un gruppo di bambini per quasi vent’anni. Gli autori hanno chiesto ai genitori di compilare dei questionari sugli alimenti proposti ai bambini quando avevano 10 mesi e due anni, e hanno sottoposto regolarmente i bimbi a misurazioni di peso, altezza, massa magra e massa grassa, fino al compimento del ventesimo anno di età. Lo scopo era capire se l’allattamento al seno avesse in qualche modo influito sulla crescita.
Dall’analisi dei risultati è emerso che l’allattamento al seno effettivamente è benefico, soprattutto se prolungato. Infatti, i bambini che sono stati nutriti con il latte della mamma fino a due anni, a 20 anni avevano un rischio minore di essere obesi e una percentuale inferiore di grasso corporeo rispetto a quelli non allattati o non allattati a lungo. «Il nostro studio ha quindi dimostrato, per la prima volta, che se prendiamo in considerazione la dieta dopo il periodo di allattamento al seno, il ruolo protettivo del latte materno per il rischio di obesità è evidente,» hanno commentato i ricercatori.
Inoltre, una revisione sistematica pubblicata su Pediatrics dai ricercatori del Kaiser Permanente Center for Health Research di Portland e dell’Università di Washington, basata su 29 revisioni sistematiche e 145 studi originali condotti dal 1940 al 2024, conferma questi benefici. Tra i risultati più solidi emergono una riduzione del rischio di obesità tra il 15% e il 34% nei bambini tra 2 e 12 anni. Anche secondo uno studio pubblicato su Obesity Facts, l’allattamento al seno potrebbe diminuire il tasso di obesità infantile. Lo studio mostra che tra i piccoli allattati al seno per almeno sei mesi si riscontra un numero inferiore di obesi rispetto a quelli che sono stati allattati al seno per meno tempo e a quelli che non lo sono stati affatto. Il tasso di obesità tra i bimbi non allattati al seno è, in media, il 16,8%, tra quelli allattati per meno di sei mesi è del 13,2%, mentre diminuisce a 9,3% per quelli che hanno raggiunto i sei mesi.
«I benefici dell'allattamento al seno sia per la mamma che per il bambino sono ben noti e documentati, ma non è altrettanto chiaro il legame tra questa pratica e lo sviluppo di obesità nei bambini,» spiega Stacy Carling della Cornell university di Ithaca, negli Stati Uniti, autrice di un articolo da poco pubblicato sulla rivista Pediatrics. Nel loro lavoro, Carling e colleghi hanno seguito 595 bambini dalla nascita fino ai 2 anni di età misurandone peso e altezza per creare delle "traiettorie di crescita" per ciascun bambino, ovvero delle linee che indicavano quanto e con che velocità i bimbi aumentavano di peso nel tempo. «Per ciascun bambino - per il quale abbiamo anche calcolato un indice di rischio di obesità - queste traiettorie sono state messe in relazione con la durata dell'allattamento al seno,» afferma l'autrice.
E dall'analisi è emerso che, tra i bimbi già esposti a fattori di rischio materni di obesità, la probabilità di aumentare troppo di peso era maggiore se l'allattamento al seno era di breve durata, soprattutto se inferiore a 2 mesi, rispetto a un allattamento più lungo. Come spiegano gli autori, i motivi di questa associazione tra maggiore durata dell'allattamento al seno e riduzione del rischio di obesità sono molti. «Innanzitutto, un bimbo allattato al seno riesce a sviluppare meglio il senso di controllo dell'appetito e assume meno proteine rispetto ai bimbi allattati con latte artificiale,» dice Carling. Non bisogna dimenticare poi che la stessa composizione del latte materno regola il metabolismo e riduce il rischio di obesità.

«Questo lavoro conferma che i benefici dell’allattamento al seno sono ben documentati e mostra che, anche se non è definito con precisione quanti siano i mesi necessari per ottenere gli effetti protettivi, i vantaggi crescono con la durata dell’allattamento. È fondamentale che le famiglie siano sostenute e informate correttamente, senza pressioni o sensi di colpa, per poter fare scelte consapevoli e serene», spiega il dott. Guglielmo Salvatori, responsabile del Tavolo Tecnico Allattamento della Società Italiana di Pediatria (SIP).
Latte Materno vs. Latte Artificiale: Differenze Cruciali
Il latte materno è l'alimento ideale per i bimbi appena nati e allattare al seno è il modo migliore per prendersi cura della salute del proprio figlio neonato e per stabilire con lui un forte legame. Le evidenze scientifiche dimostrano inequivocabilmente che i bambini allattati al seno crescono più lentamente rispetto a quelli allattati artificialmente, ma le ricerche scientifiche hanno dimostrato che sono più intelligenti e le performance neuro cognitive sono migliori all’età di 7 anni.

Per i bambini allattati artificialmente, al segnale di fame sarà sufficiente dosare la giusta quantità di formula. È opinione comune, e alcuni studi lo hanno anche dimostrato, che i bambini allattati artificialmente mostrino una tendenza ad acquistare velocemente peso e che ci sia un collegamento tra l’allattamento artificiale ed il rischio di obesità. Uno dei motivi potrebbe essere il maggior apporto calorico fornito dal latte artificiale, un altro il fatto di assumere il latte direttamente dal biberon. Da ciò si potrebbe dedurre che un programma di allattamento ben delineato potrebbe aiutare i bambini allattati artificialmente a non mangiare troppo.
La produzione di latte materno è essa stessa soggetta a variazioni non solo da individuo a individuo, ma anche per la stessa donna nel corso della giornata e nel corso del tempo. In questo caso il bambino avrà a disposizione un pasto meno calorico e sarà così portato a richiedere l’allattamento in maniera più frequente. Il latte materno ha un effetto protettivo nei confronti dell’obesità, mentre altri tipi di latte possono aumentarne il rischio.
«Certamente - prosegue la dottoressa - oggi tutte le aziende cercano di raggiungere gli effetti biologici del latte materno, cercando di aggiungere al latte alcune di quelle componenti funzionali identificate e riconosciute, come gli acidi grassi a catena lunga che sono molto più ricchi nei lobi frontali dei bambini che ricevono latte materno. Non sempre però l’aggiunta di questi componenti al latte artificiale consente di ottenere gli stessi effetti che il latte materno offre. Diciamo che oggi si discute molto di questi acidi grassi a catena lunga polinsaturi, il più rappresentativo è il DHA e molte aziende aggiungono questo componente al latte; per la verità gli studi più recenti non hanno evidenziato dei miglioramenti nelle performance neuro cognitive né nei neonati a termine e neppure in quelli a pretermine. Un risultato raggiunto è quello a proposito della maturazione della retina e quindi nel raggiungimento più precoce della acuità visiva, questo per dire che aggiungere un componente ad un latte artificiale non consente sempre di ottenere lo stesso risultato che lo stesso componente offre nel latte materno al bambino. Il messaggio che mi sento di lanciare in questo momento è di sostenere sempre di più l’allattamento al seno.»
L'Impatto della Condizione Materna e le Implicazioni a Lungo Termine
Nonostante le evidenze scientifiche, l’Italia fatica a promuovere efficacemente l’allattamento al seno. Secondo i dati del “Sistema di Sorveglianza 0-2 anni” dell’Istituto Superiore di Sanità (2022), solo il 30% dei bambini tra i 4 e i 5 mesi viene allattato esclusivamente al seno, come raccomandato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Il dato mostra un’ampia variabilità regionale: si va dal 13,5% in Sicilia al 43,2% nella Provincia autonoma di Trento e nel Friuli-Venezia Giulia. «L’allattamento è una delle prime grandi azioni preventive che possiamo offrire a ogni bambino - sottolinea il presidente della SIP, Rino Agostiniani -. Ma troppo spesso le madri non ricevono il supporto necessario, in ospedale, nei consultori o nei luoghi di lavoro. Se vogliamo davvero investire nella salute dell’infanzia, dobbiamo creare le condizioni per rendere possibile l’allattamento, rispettando la libertà di scelta ma eliminando ostacoli, solitudini e disuguaglianze».

In questa direzione va anche il progetto “POLITICA AZIENDALE SULL’ALLATTAMENTO (PAA), un progetto inter-societario di promozione della salute materno-infantile”, realizzato con un’ampia adesione da parte delle principali Società scientifiche mediche e infermieristiche di area perinatale, le Federazioni degli Ordini Professionali e le Associazioni dei genitori.
La scienza ci fornisce anche spunti interessanti riguardo alle implicazioni a lungo termine. Ci sono due studi pubblicati recentemente sulle popolazioni adulte molto interessanti: uno ha dimostrato che per i bambini allattati al seno è più facile una progressione da una classe sociale ad un’altra, e poi un altro studio effettuato su soggetti adulti con disabilità, ha dimostrato che a pari disabilità se questo soggetto era stato allattato al seno, in età adulta è più capace di una vita autonoma.
Quali sono i benefici dell'allattamento al seno?
Pertanto, la prevenzione dell’obesità inizia dalla nascita, e il ruolo dell’allattamento è fondamentale. È sempre di più al centro delle priorità dei vari paesi. I bambini mai allattati e che sono affetti da obesità infantile sono più di un bambino su cinque. L’allattamento al seno si associa anche al rischio di obesità: se dura meno di 2 mesi, il rischio sale nei bambini che già per altri motivi hanno probabilità più alte di aumentare di peso. Le future mamme che non hanno ancora deciso se intraprendere o meno la strada dell’allattamento al seno, ora hanno una ragione in più per convincersi a tentare di offrire il proprio latte al bebè. Secondo un recente studio, infatti, agli innumerevoli benefici già provati, se ne aggiunge un altro: il latte di mamma protegge i bambini dal rischio di diventare obesi una volta diventati grandi.
La Giornata mondiale per la prevenzione dell’obesità e del sovrappeso, promossa in Italia dall’Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione clinica (Adi), celebrata il 4 marzo 2020, sottolinea l’importanza di promuovere e divulgare un’informazione corretta e precisa, facendo riconoscere la gravità e le conseguenze dell’obesità. È fondamentale che le famiglie siano sostenute e informate correttamente, senza pressioni o sensi di colpa, per poter fare scelte consapevoli e serene.