L'albero della vita e la placenta: intrecci simbolici tra natura e maternità

L’iconografia dell’albero è da sempre un pilastro fondamentale nel linguaggio universale dei simboli. In tempi recenti, questa immagine ha assunto una nuova e potente risonanza grazie ai social media, dove l’hashtag #TreeOfLife è diventato virale in abbinamento ai cosiddetti "brelfie". Si tratta di scatti fotografici che ritraggono mamme nell'atto di allattare il proprio figlio, trasformati tramite specifiche applicazioni in opere d'arte che sovrappongono alla silhouette materna la forma stilizzata di una pianta rigogliosa. Questo fenomeno non rappresenta solo un’estetica ricercata, ma è un modo per celebrare l’allattamento al seno e la scelta consapevole di nutrire il neonato, spesso in contesti segnati da sfide quotidiane.

rappresentazione artistica digitale dell'albero della vita sovrapposto all'allattamento

Simbologia universale e origini ancestrali

Il significato dell’albero della vita è molteplice, poiché l’immagine è costituita da diversi elementi organici: le radici, il tronco e i rami. Le radici, in primis, alludono alle origini della vita o all'albero genealogico; basti pensare che il naturalista Charles Darwin usò questa metafora per descrivere l'evoluzione delle specie. In via del tutto generale possiamo dire che ciascun elemento che compone l’albero rappresenta un aspetto dell’esistenza: le radici e il tronco sono le basi, ovvero gli elementi su cui la vita si appoggia, mentre i rami, le foglie e i frutti sono ciò che una persona può diventare.

Se da una parte l’albero della vita rappresenta la nascita come sorgente di vita, al tempo stesso è anche sinonimo di forza ed energia vitale. Non è solo il simbolo dell’attaccamento tra madre e figlio e della cura di quest’ultimo, ma diventa anche un augurio affinché la vita del bambino sia prosperosa e stabile.

L'albero nei miti e nelle tradizioni antiche

La centralità dell'albero attraversa le epoche. Nell'Antico Testamento, il giardino dell’Eden ospitava due alberi potenti: quello della vita, custodito da un serpente, e quello della conoscenza. Dopo la violazione del divieto di mangiare i frutti della conoscenza, l'immortalità fu perduta e un angelo con una spada infuocata fu posto a guardia dell’albero della vita.

Nella mitologia egizia, Isis e Osiris, la prima coppia dell’umanità, emersero entrambi dall’albero di acacia, che corrispondeva al loro concetto di albero della vita. Analogamente, un mito taoista racconta di un albero di pesche magico che produce una sola pesca ogni tre secoli: chi riesce a mangiare questo frutto diventa immortale, sebbene il tesoro sia difeso da un dragone.

Nella Cabala e nel misticismo ebraico, l’albero della vita è rappresentato da 10 nodi, chiamati Sefira (Pietre o Sfere), interconnessi da 22 sentieri. Oltre a simboleggiare l'albero genealogico e la forza vitale, rappresenta l'armonia, l'equilibrio e la volontà di estendere questi valori a tutta la Creazione. I tre Sefira di sinistra alludono alle virtù femminili (Intelligenza, Forza e Splendore), mentre quelli di destra alle virtù maschili.

La visione celtica: il mondo tra radici e rami

Per i Celti, l’albero era una trasposizione simbolica del mondo in cui viviamo: le radici costituivano il collegamento con i mondi inferiori, mentre i rami con quelli superiori, esprimendo così una tensione spirituale. I punti di snodo tra i rami rappresentavano gli ostacoli che ogni individuo deve affrontare per crescere e migliorare sé stesso.

Il rispetto per il mondo arboreo era tale che tagliare un albero senza una ragione valida era considerato un crimine grave. Questa cultura ha generato una complessa rete di archetipi legati a specie specifiche:

  • Il Sorbo: Albero sacro dalle bacche magiche; i nati sotto questo segno sono visionari idealisti, pensatori "fuori dagli schemi".
  • Il Frassino: Legno pregiato usato dai druidi per i rituali; i suoi nativi cercano un equilibrio tra un lato artistico e vulnerabile e uno razionale e realistico.
  • L’Ontano: Cresce in zone umide e la sua linfa, al taglio, ricorda il sangue. È un simbolo di coraggio e indipendenza.
  • Il Salice: Sacro alla Triplice Dea, è associato alla Luna e all'inizio della vita; i nati sotto questo segno sono intelligenti, testardi e molto legati alla famiglia.
  • Il Biancospino: Appartenente alla famiglia delle rose, è simbolo di carisma e creatività comunicativa.
  • La Quercia: L'albero sacro per eccellenza dei Druidi; i suoi nativi sono leader determinati e ottimisti, punti di riferimento solidi.

Druidi - I MISTERIOSI Sacerdoti della Cultura Celtica

L'impronta della placenta: l'origine tangibile

Esiste una coincidenza affascinante tra la forma simbolica dell'albero e la biologia umana. Le radici e il tronco ricordano l'orma del cordone ombelicale e delle arterie principali, mentre i rami rappresentano i vasi sanguigni che si assottigliano e la chioma richiama il sacco amniotico. Quello che sembra il disegno dell’albero della vita è, in molti casi, l’impronta della placenta.

Alcune ostetriche, come Cristina Curioni e Camilla Barbieri del reparto di Ostetricia del San Leopoldo Mandic, hanno trasformato la valorizzazione di questo organo in un dono per le mamme. "La placenta è la prima casa per ognuno", spiegano. Il procedimento per ottenerne l'impronta è un gesto che assume quasi la valenza di un rito sacro: dopo il parto, la placenta viene lavata, ripulita, intrisa di inchiostro per timbri e adagiata su un cartoncino. Il risultato è un’immagine unica, dettagliata e irripetibile, spesso corredata dal nome del bambino, la data di nascita e la scritta "La mia prima casa".

Questa pratica permette di dare dignità a un organo che, sebbene fondamentale per lo sviluppo del feto, viene solitamente scartato subito dopo la nascita. Conservare l'impronta della placenta nell'album dei ricordi significa omaggiare il luogo che ha fornito nutrimento, stabilità e protezione durante i nove mesi di gestazione.

illustrazione fotografica che mette a confronto la struttura botanica di un albero con la ramificazione dei vasi sanguigni placentari

Evoluzione simbolica tra natura e individuo

Il simbolismo dell'albero continua a espandersi attraverso le caratteristiche associate ad altre piante sacre nel calendario celtico. L'Agrifoglio, ad esempio, è un sempreverde legato alla protezione contro gli spiriti maligni; i nati sotto questo segno sono dotati di una forte volontà di comando. Il Nocciolo, associato alla saggezza e alla conoscenza delle arti, definisce persone analitiche e orientate al dettaglio. La Vite, simbolo di spirali e intrecci, caratterizza individui raffinati e percettivi, ma soggetti a sbalzi d'umore.

L’Edera, con la sua capacità di avvinghiarsi e crescere in condizioni difficili, simboleggia l'esuberanza e l'originalità, mentre la Canna, con il suo fitto sistema radicale, rappresenta una visione complessa e fantasiosa. Infine, il Sambuco, legato ai cicli di morte e rinascita, descrive persone energetiche che evolvono gradualmente, e la Betulla, robusta e resistente, è il simbolo di chi ha un forte desiderio di successo e una grande capacità di adattamento.

Queste associazioni non sono meri esercizi di stile, ma riflettono il desiderio atavico dell'essere umano di connettersi ai ritmi della natura. L'albero non è solo un oggetto di studio botanico, ma uno specchio in cui la vita umana, dal concepimento - protetto dalla "prima casa" che è la placenta - fino alla maturità, trova una narrazione ricca di significati profondi, intrecciando la biologia del corpo con la spiritualità della terra.

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