L'albero, nella sua maestosa e perenne presenza, ha da sempre rappresentato un potente simbolo per l'umanità, intrecciandosi con miti, religioni e tradizioni ancestrali. Dalle celebrazioni pagane legate al solstizio d'inverno alle moderne festività natalizie, la figura dell'albero si carica di significati profondi, evocando vita, rinascita, fertilità e connessione con il divino. Questo articolo esplora le molteplici sfaccettature del simbolismo arboreo, analizzando le sue origini, le sue trasformazioni attraverso le culture e il suo perdurare nella contemporaneità, focalizzandosi in particolare sull'albero di Natale e sulle tradizioni legate alla nascita.
Le Radici Antiche: Riti di Fertilità e Culto della Natura
L'antica tradizione di "piantare il maggio" era molto diffusa in tutta Europa, e si svolgeva la notte fra l’ultimo giorno di aprile e il primo maggio appunto. Questo rito era intrinsecamente legato alla fecondità e al risveglio della natura, nonché al culto degli alberi. In quella notte magica, i giovani della comunità usavano piantare rami, mazzi di fiori e arboscelli nelle piazze dei villaggi o davanti alle case, in particolare di fronte all’abitazione della fanciulla alla quale volevano rendere omaggio. Sebbene il significato originario di questo gesto si sia in gran parte perso, il carattere gioioso della festa è rimasto. I "celebranti" di questo "rito" sono spesso gli amici della famiglia del nuovo nato, che si occupano di sradicare un alto pioppo, chiamato 'bdollo' in dialetto, privarlo della corteccia, togliergli tutti i rami tranne quelli più in cima e portarlo sul luogo dove verrà innalzato. Sarà sempre loro cura abbellirlo, magari dipingendo il tronco con i colori della bandiera italiana, o di celeste per un maschietto o rosa per una femminuccia.

Questo rito ancestrale ci riconduce a un'epoca in cui l'uomo era intimamente connesso con i cicli naturali, vedendo negli alberi esseri viventi depositari di forza vitale e spirituale. La fertilità della terra e la continuità della vita erano concetti centrali, celebrati attraverso gesti simbolici che invocavano abbondanza e prosperità.
Il Natale e i suoi Simboli: Dalle Origini Pagane alla Celebrazione Cristiana
Il Natale è una festività dalle origini e dalle tradizioni molto complesse. Il motivo riconosciuto per cui il 25 Dicembre si festeggia è quello della nascita di Gesù, imposto dal Cristianesimo. Tuttavia, anche moltissimi non credenti riconoscono questa festa come un momento per stare insieme, staccare dal lavoro, addobbare le case di luci e colori e scambiarsi doni. Le tradizioni e i simboli legati al Natale, come l’usanza di addobbare un abete, quella di preparare piatti ricchi la sera del 24 Dicembre, e la figura di Babbo Natale che porta regali scendendo dalla cappa del camino, sono stati aggiunti alla celebrazione del 25 Dicembre da diverse culture e tramandati nei secoli, rendendo il Natale la festa più complessa dell’anno, al limite tra il sacro e il profano.
Ma qual è il vero motivo per cui proprio il 25 Dicembre si festeggia il Natale, dato che nessuno ha stabilito il giorno esatto in cui nacque Gesù? La risposta va cercata in un periodo molto lontano, addirittura prima dell’anno zero. I responsabili del nostro Natale "dicembrino" sono i Celti, un popolo vissuto nelle Isole Britanniche nel I secolo a.C. È difficile conciliare una festa cristiana con i riti magici dei Druidi, ma in realtà erano proprio loro che a fine Dicembre festeggiavano accendendo fuochi, adornando un albero e recitando canti e preghiere. La loro festa era in onore del dio Sole, e cadeva il giorno del Solstizio d’Inverno, il 21 di Dicembre. È proprio in quella giornata che le ore notturne sono molto di più di quelle diurne, ma dopo quella notte il giorno inizia lentamente ad "allungare". I Celti festeggiavano affinché il dio Sole, quella notte, tornasse e fecondasse di nuovo la dea Madre Terra per far nascere il dio Sole Bambino. Per incitare il ritorno della luce si accendevano falò e si addobbava un albero, simbolo di vita, con dei frutti (non vi ricorda la nostra usanza di addobbare l’albero di Natale?). Altro simbolo celtico di fertilità, usato per festeggiare il dio Sole, era un arbusto che usiamo tutt’oggi per addobbare le case a Natale: il vischio.
La Chiesa, per "coprire" la tradizione profana di festeggiare il dio Sole, decretò come giorno del Natale Cristiano una giornata di fine Dicembre, assimilando le celebrazioni pagane alla nascita di Cristo. Strano, ma bello da credere, è che da più di 3000 anni gli ultimi giorni dell’anno, seppur per motivi diversi, sono stati dedicati al bellissimo tema della rinascita e ai festeggiamenti.
L'Albero di Natale: Tra Mitologia, Psicologia e Antropologia
Carl Jung, riguardo all’albero di Natale, affermava: "L’albero di Natale è una di quelle antiche usanze che nutrono l’anima, che nutrono l’uomo interiore." L’albero decorato e illuminato si ritrova anche indipendentemente dalla natività di Cristo e anzi in contesti non cristiani. Nell'alchimia, ad esempio, i globi lucenti appesi all'albero di Natale non sono altro che i corpi celesti, il sole, la luna, le stelle; l'albero di Natale è l'albero cosmico. Ma, come mostra chiaramente il simbolismo alchemico, è anche un simbolo della trasformazione, un simbolo del processo di auto-realizzazione. Secondo talune fonti alchemiche, l'adepto si arrampica sull'albero, un motivo sciamanico antichissimo. Lo sciamano, in stato estatico, sale sull'albero magico per raggiungere il mondo superiore, dove troverà il suo vero essere. Arrampicandosi sull'albero magico, che è al tempo stesso l'albero della conoscenza, egli si impossessa della propria personalità spirituale.

Allo sguardo dello psicologo, il simbolismo sciamanico e alchemico è la rappresentazione in forma proiettiva del processo di individuazione. Come questo poggia su base archetipica è dimostrato dal fatto che i pazienti del tutto privi di nozioni di mitologia e di folklore producono spontaneamente immagini incredibilmente simili al simbolismo dell'albero storicamente attestato. L'esperienza insegna che gli autori di quelle rappresentazioni cercavano in tal modo di esprimere un processo di evoluzione interiore indipendente dalla loro volontà cosciente. Alla base dell'albero natalizio ci sono gli antichissimi usi, tipici di varie culture, di decorare i vari Alberi del Paradiso con nastri e oggetti colorati, fiaccole, piccole campane, animaletti votivi, e la credenza che le luci, che li illuminavano, corrispondessero ad altrettante anime. Allo stesso modo venivano ornati anche i vari Alberi cosmici con simboli del Sole, della Luna, dei Pianeti e delle stelle.
In particolare, l'abete era sacro a Odino, potente dio dei Germani. L'abitudine di decorare alcuni alberi sempreverdi era diffusa già tra i Celti durante le celebrazioni relative al solstizio d'inverno. I Vichinghi dell’estremo Nord dell’Europa, per esempio, dove il sole "spariva" per settimane nel pieno dell’inverno, nella settimana precedente e successiva al giorno con la notte più lunga, celebravano solennità per auspicare il ritorno del sole. Credevano che l'abete rosso fosse in grado di esprimere poteri magici, poiché non perdeva le foglie nemmeno nei geli dell’inverno. Alberi di abete venivano tagliati e portati a casa, decorati con frutti, ricordando la fertilità che la primavera avrebbe ridato agli alberi. I Romani usavano decorare le loro case con rami di pino durante le Calende di gennaio.
L'Albero come Simbolo del Cristo e della Vita Eterna
Con l’avvento del Cristianesimo, l’uso dell’albero di Natale si affermò anche nelle tradizioni cristiane, anche se la Chiesa delle origini ne vietò l’uso sostituendolo con l’agrifoglio, per simboleggiare con le spine la corona di Cristo e con le bacche le gocce di sangue che escono dal capo. Nel Medioevo i culti pagani vennero generalmente intesi come una prefigurazione della rivelazione cristiana. Oltre a significare la potenza offerta alla natura da Dio, l’albero divenne quindi simbolo di Cristo, inteso come linfa vitale, e della Chiesa, rappresentata come un giardino voluto da Dio sulla terra. Nella Bibbia il simbolo dell’albero è peraltro presente più volte e con più significati, a cominciare dall’Albero della vita posto al centro del paradiso terrestre (Genesi, 2.9) per arrivare all’albero della Croce, passando per l’Albero di Jesse.
L’albero natalizio ha una valenza cosmica che lo collega alla rinascita della vita dopo l’inverno e al ritorno della fertilità della natura. L’albero cosmico o albero della vita è stato anche associato alla figura salvifica di Cristo e alla croce della Redenzione, fatta appunto di legno. L’abete, sin dall’epoca egizia, è stato posto in relazione con la nascita del dio di Biblo, dai Greci fu consacrato ad Artemide, protettrice delle nascite, e sempre dai Greci era ritenuto simbolo della rinascita rappresentata dal nuovo anno. Sarà poi venerato dai popoli dell’Asia settentrionale e, in particolare, dai Celti e dai Germani che lo associavano alla nascita del fanciullo divino e a sua volta alla festività del solstizio invernale. Per il Cristianesimo l’abete diventò simbolo di Cristo e della sua immortalità.
Inoltre, si nota la similitudine dell’albero con il pilastro cosmico chiamato Yggdrasill dalla mitologia nordica, fonte della vita, delle acque eterne, cui è vincolato il destino degli uomini: similitudini queste sincreticamente assorbite nel culto cristiano che celebra l’albero di Natale e la Croce stessa.
Curiosità: Il Puntale e le Origini dell'Albero Moderno
In genere, il puntale dell'albero di Natale è utilizzato a forma di stella, che sta come rimando alla Stella Cometa che i Re Magi seguirono per raggiungere la grotta della Natività.
L’uso moderno dell’albero nasce secondo alcuni a Tallinn, in Estonia, nel 1441, quando fu eretto un grande abete nella piazza del Municipio, Raekoja Plats, attorno al quale giovani scapoli, uomini e donne, ballavano insieme alla ricerca dell’anima gemella. Questa tradizione fu poi ripresa dalla Germania del XVI secolo. Ingeborg Weber-Kellermann, professoressa di etnologia a Marburgo, ha identificato fra i primi riferimenti storici alla tradizione una cronaca di Brema del 1570, secondo cui un albero veniva decorato con mele, noci, datteri e fiori di carta. La città di Riga è fra quelle che si proclamano sedi del primo albero di Natale della storia (vi si trova una targa scritta in otto lingue, secondo cui il “primo albero di capodanno” fu addobbato nella città nel 1510).

Precedentemente a questa prima apparizione "ufficiale" dell’albero di Natale, si può però trovare anche un gioco religioso medievale celebrato proprio in Germania il 24 dicembre, il “gioco di Adamo e di Eva” (Adam und Eva Spiele), in cui venivano riempite le piazze e le chiese di alberi di frutta e simboli dell’abbondanza per ricreare l’immagine del Paradiso. Successivamente gli alberi da frutto vennero sostituiti da abeti poiché questi ultimi avevano una profonda valenza "magica" per il popolo.
La Simbologia Profonda delle Decorazioni
La tradizione vuole che, a partire dall’8 dicembre, in ogni casa si addobbi un grandioso Abete di Natale. La maggioranza delle tradizioni legate all’albero di Natale non ha radici cristiane, anzi la Chiesa appoggia con molta più veemenza la simbologia del presepe, sebbene successiva in termini di tempo. Il presepe arriva infatti solo nel XIII secolo con S. Francesco d'Assisi. L’albero è considerato un simbolo di vita da tutte le culture. Questa tradizione vige soprattutto fra i popoli tradizionalmente più legati alle forze della natura. Per i Celti l’albero diventa un mezzo per celebrare il “culto della luce” nel giorno del solstizio d’inverno, la nostra Notte di S. Lucia, la notte più lunga dell’anno. Cultura e Albero della Conoscenza, meglio noto come Albero del Bene e del Male del Giardino dell’Eden, sono strettamente legati. All’Abete in particolare è stato affidato il compito di simboleggiare il Natale in tutto il mondo. Questo ruolo risiede nelle radici stesse del suo nome (in latino Abies alba): A-bete è la composizione di alfa e beta secondo l’alfabeto greco, o di alef e bet, prime due lettere dell’alfabeto ebraico e caldaico. Quindi Abete significa l’ “Inizio di tutte le Cose”. La forma dell’Abete è considerata una tendenza dell’albero a raggiungere il divino, per cui esso diventa un tramite posto da Dio stesso sulla Terra per ricongiungere divino e terreno. Per unire di nuovo il filo con la tradizione cristiana, sembra che Adamo, cacciato per sempre dall’Eden, portò via con sé un ramo dell’Albero del bene e del male, lo stesso usato per costruire la croce di Cristo, fatta appunto di legno di Abete.
Altre leggende legate all’Albero di Natale sono meno "positive": si narra che Nimrod, nipote di Cam, figlio di Noè, edificò la torre di Babele e fu così perverso da sposare la propria madre. Alla sua morte, questa volle preservare la memoria del figlio convincendo il popolo babilonese che ogni anno, il 25 dicembre, Nimrod appariva sotto forma di albero sempreverde (l’Abete) e doveva essere onorato con molti doni. Col passare dei secoli, la tradizione trasformò Nimrod in un falso Messia, e l’immagine sua e di sua madre furono venerate.
Altre tradizioni ancora non sono legate ad alcuna religione o culto in particolare: secondo una tradizione celtica, dal solstizio d’inverno fino al 6 gennaio veniva fatto bruciare un ceppo di Quercia (simbolo dell’anno passato) che avrebbe dato vita ai giorni luminosi (le scintille) del nuovo anno, mentre la cenere veniva sparsa sui campi per propiziare il raccolto. La Quercia si è tramutata in Abete: una storia racconta che un bambino si fosse perso nel bosco in cerca del ceppo di Quercia. Disperato, vide un albero ancora verde e vi si rifugiò sotto per passare la notte. L’Abete, intenerito, lo cinse con i suoi rami e lo protesse dal freddo. La mattina dopo, i genitori del bambino lo cercarono nel bosco e, quando uscì dal suo nascondiglio sano e salvo, videro l’abete tutto coperto di festoni di neve e ghiaccioli, e decisero che ne avrebbero conservato memoria nella presente e nelle future generazioni. Le tradizioni legate all’Albero di Natale sono dunque molto diverse. Che siate credenti o meno, tutte queste tradizioni affondano le proprie radici in un albero sempreverde, che non muore. Nessuna celebra il taglio dell’albero per poi poterlo abbellire. Solo ciò che è già morto viene distrutto (il ceppo). Non si può celebrare la vita provocando una lenta morte. Quindi, è consigliabile festeggiare con il proprio magnifico Albero di Natale, ma dare un senso alla tradizione, usando un albero sintetico o una pianta che si possiede e riempiendolo con decorazioni "autoprodotte"!
Ci sono alcuni elementi che rappresentano le festività natalizie che hanno storie incredibili. Non c’è casa che non ospiti l’albero con le sue luci scintillanti e le palline colorate, per non parlare delle nuove tecnologie per l'albero di Natale studiate appositamente per personalizzarlo e arricchirlo. Questo non è da considerarsi solo come un elemento decorativo bensì come qualcosa che ha saputo conquistare chiunque. L’origine dell’albero di Natale è avvolta da moltissimi racconti e leggende che variano a seconda delle tradizioni locali. Una delle più conosciute vede al centro la figura di San Bonifacio, un monaco cristiano vissuto nel VII secolo. Si racconta che il Santo, durante una sua missione in Germania, si sia imbattuto in una comunità pagana che adorava una quercia (simbolo del Dio Thor).
Un’altra leggenda narra che la notte della nascita di Gesù gli abitanti di Betlemme hanno portato dei doni per il bambino. Ci sono tantissime leggende in merito, ma la vera storia dell’albero di Natale è radicata in antiche tradizioni europee precristiane. Durante il solstizio d’inverno le culture celebravano dei rituali in onore della natura e del sole, decorando gli alberi con simboli che rappresentavano l’abbondanza (come fiori e frutti). Il primo elemento addobbato di cui si ha notizia risale al 1510 in Lettonia, a Riga, dove è stato decorato pubblicamente nella piazza centrale. Grazie alla Regina Vittoria e al Principe Alberto l’usanza si è diffusa nel XIX secolo in Inghilterra e poi in altre parti del mondo. L’albero di Natale arriva anche in Italia, introdotto dalla prima regina d’Italia Margherita di Savoia che nel 1840 ha decorato un grande abete all’interno del Palazzo Reale di Torino.
La vera storia dell'Albero di Natale | Storie di Natale per bambini | Favole di Natale per bambini
Se un tempo le decorazioni venivano scelte in base a manufatti o a palline semplici, oggi si è alla ricerca di idee per decorare l'albero e renderlo unico e originale. Non è più solo una tradizione ma un elemento di design centrale all’interno di un ambiente o all’esterno della propria abitazione. Esistono, inoltre, innumerevoli varianti di alberi studiate per soddisfare esigenze e gusti personali. L’abete naturale continua a essere molto amato, grazie al suo fascino tradizionale autentico e il profumo unico nel suo genere. Se c’è una cosa che le origini dell’albero di Natale hanno insegnato è quella delle tradizioni da mantenere. Non si tratta solo di un elemento decorativo, ma di simbolo di unione e speranza. Tra i più famosi alberi di Natale ci sono quello del Rockefeller Center a New York, quello di Trafalgar Square a Londra e l’albero di Natale in Piazza San Pietro a Roma. La festa di Natale rappresenta un evento di straordinaria importanza. Essa viene celebrata abitualmente con simboli e riti in quasi tutti i paesi del mondo. Infatti, in occasione di queste festività, tutti siamo soliti addobbare le nostre case, gli uffici e le strade con i caratteristici alberi di Natale e i Presepi.
L'Albero della Vita: Esperienze, Saggezza e Crescita Interiore
Molto tempo fa, presso gli iniziati, l’albero rappresentava le esperienze di un essere umano fatte durante una vita. L'albero di Natale rappresenta proprio quest’ "albero della vita". La scelta cade sull'abete perché è uno degli alberi che mantiene i suoi rami verdi tutto l'anno e anche perché, presso le Scuole di Antica Saggezza, la sua forma simmetrica e i rami sempre verdi simboleggiavano una vita che dura per sempre. Un tempo, al posto delle luci elettriche, sull’albero venivano fissate le candele, le quali simboleggiavano le perle di saggezza. Le perle di saggezza sono la saggezza che si conquista per ogni esperienza fatta e compresa. Esse sono come delle porte per una futura illuminazione. Le luci delle candele, che illuminano l'albero, rappresentavano la fiamma sacra che è in ogni essere umano e i potenziali e le possibilità che possono scaturire dalle decisioni o dalle scelte che si fanno durante una vita.
Anche le palline colorate avevano un profondo significato. Infatti, oltre ad abbellire l’albero, esse rappresentavano le esperienze che si erano fatte o che si volevano fare. Ogni cosa sull’albero era una celebrazione. I festoni, ad esempio, simboleggiavano la celebrazione della vita. La stella che viene messa in cima all’albero, rappresentava la Grande Opera. In parole semplici, la Grande Opera è il viaggio di ritorno a Dio. Il viaggio consiste nel conquistare tutte le perle di saggezza disponibili attraverso le esperienze e nel ricordare chi siamo. La stella in cima all’albero è quindi il punto di arrivo, dove ogni essere umano eventualmente dovrebbe arrivare. Essa veniva posta in cima per ricordare il viaggio di ritorno da completare. I regali sotto l’albero rappresentavano la grande virtù del dare. Essendo Dio colui che dona, quando diamo, senza attaccamento o bisogno di avere indietro, facciamo circolare energia divina. La virtù del dare è tipica dei cuori evoluti.
La scena della natività e della nascita miracolosa di Gesù. Il 25 dicembre veniva festeggiato anche presso la tradizione pagana, ancor prima della nascita di Gesù. Infatti, presso questi popoli pagani, che erano molto evoluti spiritualmente, il 25 dicembre rappresentava la rinascita del Sole, mentre per gli iniziati il 25 dicembre rappresentava la celebrazione del Cristo potenziale in ogni essere umano. La nascita rappresentava il risveglio che dovrebbe avvenire in ogni persona. La nascita di Cristo da una vergine stava ad indicare invece la purezza di una mente libera da pregiudizi, risentimenti, gelosie e altri aspetti devastanti della natura umana. Madre Maria rappresentava il mare di coscienza pura, non contaminato da emozioni negative e pensieri distruttivi. Giuseppe invece rappresentava tutta l’umanità.
Il pastore simboleggiava l’individuo, sia uomo o donna, che bada il suo gregge, ossia i suoi pensieri, perché il gregge rappresenta proprio i pensieri. Il pastore consapevole vigila sopra i suoi pensieri, eliminando i pensieri degradanti, lasciando passare invece solo i pensieri che lo guidano verso la coscienza di Cristo. Guardare i propri pensieri significa meditare sulla notte. La notte simboleggiava il Vuoto, da dove tutte le cose sono originate. Anche gli angeli avevano un profondo significato e simboleggiavano i messaggeri che arrivano sotto forma di impulsi, sensazioni o pensieri, portando opportunità per nuove esperienze. I re Magi invece rappresentavano le ultime tre fasi del viaggio. Essi seguirono la stella dell’Est, l’Est rappresenta la mente più profonda. I cammelli che cavalcavano i Magi stavano ad indicare la consapevolezza pura che porta i suoi doni alla mente.
L’abete ha un particolare significato simbolico perché esso è verde e rigoglioso quando le altre piante sono spoglie e sembrano morte. Fin dall’antico Egitto proprio l’abete veniva considerato l’albero della Natività, pianta sotto cui era nato il dio di Biblos. Esso simboleggia un convincimento: il peccato dell’uomo, nella Bibbia associato all’albero del Paradiso ed al suo frutto che suscita la tentazione, viene espiato nella notte del 24 dicembre. L’albero di Natale inserito nel contesto religioso delle festività è quindi segno di pace e di speranza. L’abete sempreverde inoltre, simbolicamente, ci riconduce al Figlio dell’uomo, “il Vivente” (Ap 1,18). Gesù è l’autentico “Albero della vita” (Ap 2,7).
Si narra che San Bonifacio, la notte di Natale del 724, affrontò i pagani riuniti presso la “Sacra Quercia del Tuono di Geismar” per adorare il dio Thor. Presa una scure, cominciò a colpire l’albero sacro. San Bonifacio si rivolse nuovamente ai pagani: «Questo piccolo albero, un giovane figlio della foresta, sarà il vostro sacro albero questa notte. È il legno della pace, poiché le vostre case sono costruite di abete. È il segno di una vita senza fine, poiché le sue foglie sono sempre verdi. Osservate come punta diritto verso il cielo.»

Era infatti il Natale del 1982 quando per la prima volta Papa Giovanni Paolo II fece collocare un abete ornato nel centro del colonnato del Bernini.
Avete mai pensato di mettere bottiglie di vino sotto l’albero di Natale? Pensiamo possano essere regali veramente belli da fare e da ricevere. Un buon vino non è solamente uno dei prodotti più amati ed ambiti ma, soprattutto, il vino facilita la socializzazione e l’allegria, e il Natale dovrebbe essere anche una delle feste da trascorrere in allegria più di tutte. Si sta avvicinando la data fatidica, quindi immaginiamo che anche voi vi stiate accingendo ad addobbare il vostro albero di Natale, piccolo o grande che sia, più o meno luminoso, magari con addobbi ormai storici che si tramandano di generazione in generazione e che fanno sempre la gioia dei bambini ma anche (se non soprattutto) dei grandi. Ma lo sapete come è nata questa tradizione? Fonti abbastanza certe ci raccontano che l’usanza di avere un abete o un sempreverde in casa tragga origine dalla Germania e venga associata a San Bonifacio, monaco e vescovo anglosassone trasferitosi in terra teutonica dove ha compiuto la sua missione evangelica nella prima metà del 700. Ma pare, anche, che le origini dell’albero di Natale siano pagane, con una lunga tradizione celtica dove i druidi consideravano l’abete come simbolo di lunga vita, dal fatto che rimaneva sempre verde durante tutto l’anno.
La Nascita e l'Albero: Un Legame Simbolico con la Vita
Da sempre il momento della nascita è considerato un evento sacro. In molte parti del mondo è tradizione piantare un albero quando nasce un bambino, una pianta che viene scelta in base alle caratteristiche desiderate per il neonato. Spesso tra le radici dell’albero viene seppellita la placenta (considerata come un “gemello” del piccolo) oppure il cordone ombelicale che il bimbo perde dopo alcuni giorni, così da legare uomo e pianta per sempre. Si sa che, già in epoca primitiva, durante il travaglio e il parto gli uomini provvedevano a tenere lontani gli spiriti maligni dal nascituro scuotendo sonagli all’esterno della capanna, mentre le donne della famiglia accompagnavano con canti la puerpera, dando la prima assistenza al bambino e ritualizzando il suo arrivo nella comunità.
Le donne greche e romane non partorivano a letto, ma su una sedia a mezzaluna (la cosiddetta sedia ostetrica, in vigore fino al Rinascimento) affinché la levatrice potesse, dall’apertura sottostante, aiutare la dilatazione, afferrare il piccolo e, con una lama, ma spesso anche con strumenti più rozzi come un frammento di vetro, tagliare il cordone ombelicale. Sempre all’ostetrica era poi affidato il compito di esaminare il neonato, per stabilire se fosse normale, dichiarandolo adatto o inadatto alla vita. Dopo l’esame il bambino veniva posto di fronte al pater familias affinché quest’ultimo lo riconoscesse sollevandolo da terra e invocando la Dea Levana (se maschio) o porgendolo alla madre per l’allattamento (se femmina), ma c’era sempre l’eventualità che il capofamiglia lo disconoscesse decidendo di esporlo, cioè di abbandonarlo. Questo rito del “sollevamento” del bambino come presentazione alla comunità è rimasto nelle usanze popolari fino a pochi decenni or sono, così come riti e magie per la protezione di madre e neonato. In Sardegna, quando ancora si partoriva in casa, la puerpera e il bambino venivano lavati con acqua e vino o acqua e sale allo scopo di proteggere la pelle e fortificare le membra (ma anche nel resto d’Italia c’erano usanze analoghe, come massaggiare le gambe dei bimbi con il vino per rinforzarle, ad ogni cambio di pannolino). Nell’antica Roma il sale, dal potere purificatore, veniva posto sulle labbra del neonato, mentre il moncone del cordone ombelicale era cosparso di strutto e miele e stretto da una fascia. Per i Romani una precauzione speciale riguardava l’attribuzione del nome del piccolo. Innanzitutto era necessario attendere alcuni giorni (nove per i maschi e otto per le femmine) prima di dare il nome al neonato e l’evento costituiva un rituale a sé stante. Questo rituale, che ricorda da vicino il nostro battesimo, era accompagnato da regali che consistevano soprattutto in ciondoli di ambra (cui si attribuiva il potere di combattere le malattie respiratorie e gli incubi notturni), piccoli gioielli dalle forme apotropaiche, bamboline snodabili consacrate a Venere, sonagli di terracotta ripieni di sassolini, ed amuleti vari per tenere lontani gli spiriti maligni, il più importante dei quali rappresentava il numero 13.