L'eco di una tragedia inaspettata risuona ancora a Ravanusa, un piccolo centro dell'agrigentino, dove un'esplosione devastante ha trasformato un sabato sera qualunque in uno scenario di guerra, portando via vite e sogni in un attimo. La sera del sabato, intorno alle 20.30, una deflagrazione di inaudita violenza ha sconvolto via Trilussa e le aree circostanti, causando il crollo di interi edifici e un'ondata d'urto che si è propagata per oltre 100 metri, avvertita a chilometri di distanza. Un evento che ha lasciato dietro di sé macerie, dolore e un interrogativo angosciante sulle cause, mentre la comunità si stringe attorno ai sopravvissuti e alle famiglie delle vittime.

La Notte della Tragedia e i Primi Soccorsi
Alle 20:30 di sabato si è verificata l'esplosione in via Trilussa, che ha provocato un'ondata d’urto di oltre 100 metri. Quattro abitazioni sono state letteralmente rase al suolo. I Vigili del fuoco non si sono mai fermati, con l'aiuto dei generatori elettrici hanno lavorato, anche a mani nude, tra le macerie. Le sirene dei vigili del fuoco hanno dato l'allarme e le ruspe si sono fermate, un segno della meticolosità delle operazioni di ricerca. "C'è tanto lavoro da fare, ci sono persone senza casa, persone in difficoltà," ha dichiarato il prefetto di Agrigento Maria Rita Cocciufa, presente sul posto per un sopralluogo, sottolineando l'ampiezza dell'emergenza.
Sin da subito è stata inquadrata la situazione nella sua tragicità. I soccorritori hanno scavato per tutta la notte, a oltranza, con la luce dei generatori elettrici, e si è scavato anche a mani nude quando i cani molecolari individuano qualche segno di vita. La professionalità e la dedizione dei Vigili del fuoco, con l'aiuto del labrador Luna dell’unità cinofila dei vigili del fuoco di Palermo, sono state fondamentali nel recupero dei corpi. Il sistema di soccorso ha funzionato perfettamente con la tempestività, l'impegno e la serietà che questo evento necessitava da parte di tutti. Dopo 30 ore di lavoro senza sosta, i vigili del fuoco hanno individuato quattro corpi nella mattina di lunedì. I corpi degli attuali 7 deceduti sono stati portati negli obitori degli ospedali di Agrigento, Canicattì e Licata.
Le macerie crollano sui soccorritori ad Antiochia, in Turchia
Il Dramma di Selene Pagliarello e Giuseppe Carmina: Sogni Infranti all'Ultimo Mese
Al centro di questa immane tragedia, si staglia il volto di Selene Pagliarello, infermiera 30enne (a volte indicata come 29 o 31enne) del pronto soccorso dell’ospedale San Giovanni di Dio ad Agrigento, al nono mese di gravidanza. Selene avrebbe dato alla luce suo figlio la settimana prossima, comunque tra pochi giorni, con il ricovero per il parto previsto per mercoledì. La giovane donna avrebbe compiuto 30 anni il 17 dicembre. Insieme a lei ha perso la vita anche il piccolo che portava in grembo.
Selene era passata con il marito Giuseppe Carmina, di professione operaio, in via Trilussa a Ravanusa per un saluto ai suoceri, i genitori di lui, Angelo Carmina e Maria Crescenza Zagarrio. La coppia si era sposata lo scorso 10 aprile, dopo aver rimandato la prima cerimonia, fissata per il 12 settembre 2020, a causa del Covid. I due vivevano a Canicattì e aspettavano il loro primo figlio. Erano passati per un saluto veloce prima di recarsi in pizzeria dove li aspettavano gli amici per una serata in compagnia. L’esplosione e il crollo non gli hanno lasciato scampo. I due corpi erano al terzo piano del palazzo crollato in via Trilussa dopo l'esplosione. A individuare i corpi senza vita è stato il labrador Luna dell’unità cinofila dei vigili del fuoco di Palermo.
"Eccoci qui, a poche ore da quello che avevamo sempre sognato. Lo abbiamo immaginato - scriveva Selene nel settembre 2020, in merito al suo matrimonio - preparato nei minimi dettagli, abbiamo preparato con tanti sacrifici la nostra casa che è lì a guardarci e a dirci ‘aspetto voi’, eravamo pronti si ma qualcosa è andato storto." Un anno di cambiamenti tutti positivi, in cui settembre doveva essere la ciliegina sulla torta ma così non è stato. "Qualcuno da lassù ha deciso per noi qualcosa di speciale, qualcosa che va al di là delle nostre aspettative, come a dire il 2020 doveva essere l'anno di cambiamenti importanti ma non del vostro matrimonio. Il 12 settembre rimarrà sempre una data importante perché grazie a quella abbiamo costruito il nostro futuro." Questo giorno di gioia, il coronamento della loro relazione, era arrivato. E ora la coppia, che viveva a Canicattì, aspettava il suo primo figlio. Sui social rimangono i suoi pensieri e le sue foto, testimonianza di un amore e di una vita che stavano per sbocciare.
Alcuni ipotizzano che Selene fosse in strada per una telefonata al momento dell'esplosione, come riferito all'Ansa dalla protezione civile. Altri racconti degli abitanti della zona, ripresi dal Messaggero, suggeriscono che Selene, al telefono con amici, avesse detto "sto uscendo, sono già in ascensore". Il destino è stato particolarmente crudele con Selene e Giuseppe, perché non abitavano lì, erano solo venuti a salutare i genitori di lui e stavano andando via.

Il Bilancio delle Vite Spezzate: La Famiglia Carmina e gli Ultimi Dispersi
L'esplosione ha coinvolto in particolare un intero nucleo familiare in una delle palazzine crollate. Al primo piano viveva Rosa Carmina, una delle sopravvissute, trovata viva tra le macerie. Al secondo piano c'era la cognata: Giuseppa Montana, anche lei sopravvissuta. Entrambe sono state estratte dalle macerie nella tarda serata di sabato. Rosa Carmina, ora in ospedale a Licata, ha raccontato: "Ero tornata a casa da poco, erano le 20 e, all’improvviso, la luce è andata via. In un attimo il tetto e il pavimento sono venuti giù e io sono rimasta intrappolata," aggiungendo con commozione, "Alla mia età avrei preferito restarci io sotto le macerie invece di quei poveri ragazzi."
I loro corpi sono tra gli ultimi quattro ritrovati dai soccorritori tra ieri notte e stamane. Con l’individuazione degli ultimi quattro corpi, tra cui quello di Selene Pagliarello e del marito Giuseppe Carmina, il bilancio delle vittime è salito a sette. Tra le vittime identificate ci sono Angelo Carmina, padre di Giuseppe, e sua moglie Maria Crescenza Zagarrio, detta Enza, di 69 anni (talvolta indicata come 68 o 72 anni), i suoceri di Selene, che abitavano al terzo piano. Entrambi sono morti insieme al figlio Giuseppe e a Selene. La prima vittima estratta identificata è stato il suocero della donna. Crescenza detta Enza è stata estratta ieri dalle macerie, tra pezzi di cemento, mattoni e ferro.
Un'altra vittima accertata è Pietro Carmina, 68 anni, professore di storia e filosofia, fratello di Angelo, che era stato insegnante al liceo classico Ugo Foscolo di Canicattì ed anche preside prima di andare in pensione. Era scampato al covid-19. Il suo corpo è stato portato ieri all'obitorio con quello di Enza Zagarrio e di Gioachina Calogera Minacori, di 59 anni. Calogera Gioachina Minacori era la moglie del terzo fratello, Calogero Carmina. Il quarto corpo ritrovato insieme a Selene, Giuseppe e Angelo dovrebbe essere, anche se ancora non c'è stata l'identificazione ufficiale, quello di Carmela Scibetta, la moglie del professore Pietro Carmina.
Ancora due i dispersi che si trovano ancora sotto i resti delle case crollate. Si tratta di Calogero Carmina e di suo figlio, le cui età sono state indicate come 70 e 30 anni, o 59 e 33 anni. I vigili del fuoco stanno puntando su questa zona per trovare queste ultime due persone. Le ricerche non si fermano, perché restano ancora due dispersi: è stata localizzata l'area dove "probabilmente", spiega il comandante provinciale dei vigili del fuoco di Agrigento Giuseppe Merendino, "si trovano i due dispersi."

Le Voci della Comunità e l'Onda di Solidarietà
La tragedia ha scosso profondamente la comunità di Ravanusa e l'intera provincia di Agrigento. "Non ci sono parole per un dolore così immenso, una tragedia senza fine, quante lacrime, non doveva finire così," sono solo alcuni tra le centinaia di commenti sui social in memoria di Selene Pagliarello e delle altre vittime. Il prefetto di Agrigento Maria Rita Cocciufa ha ribadito la necessità di aiutare Ravanusa: "Questa comunità va sostenuta, non può essere lasciata sola."
Il sindaco di Ravanusa, Carmelo D'Angelo, non ha lasciato la piccola stradina di via Trilussa, spinto dalla speranza di trovare i concittadini ancora vivi. "Abbiamo dalla nostra parte tutto il Paese e sono in campo le migliori risorse umane e tecnologiche. La speranza non si spegne," ha affermato il primo cittadino, pur consapevole che col passare delle ore la speranza di trovare qualcuno in vita si affievolisce.
Commovente è il ricordo del professore Pietro Carmina, il cui discorso in occasione del suo pensionamento circola in queste ore sui social: "Vorrei che sapeste che una delle mie felicità consiste nel sentirmi ricordato; una delle mie gioie è sapervi affermati nella vita; una delle mie soddisfazioni la coscienza e la consapevolezza di avere tentato di insegnarvi che la vita non è un gratta e vinci: la vita si abbranca, si azzanna, si conquista." Parole che risuonano come un testamento di vita e insegnamento.
La Diocesi ha lanciato un appello alla solidarietà: "Il nostro cuore è turbato. Ma andiamo avanti nella solidarietà e nella fede, consapevoli che tutta la storia è storia della salvezza." Ha chiesto a tutte le parrocchie di farsi promotrici dell’iniziativa, sensibilizzando i propri territori e destinando le raccolte offertoriali della IV Domenica di Avvento (Avvento di Carità) al fondo che Caritas Diocesana Agrigento destinerà al supporto di interventi in favore della comunità di Ravanusa. Le offerte possono anche essere versate con bonifico sul c/c bancario di Banca Intesa S. Paolo Intestato all' Arcidiocesi di Agrigento con la causale "Caritas per Ravanusa".

L'Inchiesta e le Ombre sulle Cause dell'Esplosione
La Procura di Agrigento ha aperto un'inchiesta per disastro e incendio colposo, al momento contro ignoti. Il procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio ha spiegato che si indagherà per disastro colposo e omicidio colposo. Si crede infatti che l'esplosione sia stata provocata da una fuga di metano dovuta a un guasto dell'intera rete più che di un solo impianto. I residenti dicono che da giorni si sentiva odore di gas, ma all’azienda che lo gestisce non risultano segnalazioni. I vigili del fuoco parlano di una "sacca di gas" che un innesco casuale avrebbe fatto esplodere. "Il gas si è accumulato o nel sottosuolo o in un ambiente chiuso. A innescare l'esplosione potrebbe essere stata anche l'attivazione dell'ascensore," ha detto il comandante dei vigili del fuoco di Agrigento, Giuseppe Merendino, aggiungendo che "nei prossimi giorni faremo accertamenti più approfonditi - certo è che una esplosione così è un evento eccezionale."
Cinque giorni prima della strage di Ravanusa c'è stato un intervento di manutenzione ordinaria sull'impianto della rete di metano che non aveva evidenziato alcuna criticità. È quanto hanno accertato i carabinieri che ora dovranno acquisire il verbale d'intervento per verificare chi abbia materialmente eseguito il collaudo e se sia stato fatto a regola d'arte. Il consigliere comunale di Ravanusa Giuseppe Sortino ha denunciato: "Purtroppo non è la prima volta che si registrano fughe di gas, queste sono state tamponate nel tempo con interventi di manutenzione da parte dei tecnici ma se pensiamo che la rete del metano è stata realizzata quasi quarant’anni fa, considerato che Ravanusa è stato uno dei primi paesi ad avere il metano, credo che non ci sia stata una manutenzione adeguata."
Nella zona della tragedia è evidente anche un movimento franoso del terreno. "Tutta la provincia di Agrigento è territorio di frane," ha proseguito il prefetto Cocciufa, suggerendo che "credo che occorrerà un apposito intervento normativo per quanto è successo, perché non rientra nelle normali circostanze che conducono allo stato d’emergenza o alla stato di calamità." Le ricerche andranno avanti fin quando tutti i corpi non saranno stati trovati. Poi si passerà alla rimozione delle macerie per arrivare ad individuare il punto in cui c'è stata la rottura della tubatura che ha provocato la strage. Questa fase si aprirà con un nuovo sopralluogo dei magistrati e degli investigatori e di fatto sarà il primo passo dell'inchiesta per individuare eventuali responsabili della tragedia.

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