La gioia per un test di gravidanza positivo si scontra spesso con il timore di un aborto spontaneo, specialmente se questo ha già interrotto una gravidanza precedente. Un aborto spontaneo è un evento difficile da affrontare, poiché la donna aveva coccolato l’idea della gravidanza e di avere un figlio, una famiglia, un sogno che si è interrotto con la perdita di quel bimbo mai nato ma già teneramente amato. Per arrivare dal concepimento alla gravidanza e al parto, dopo uno o più aborti, è necessario valutare in modo multidisciplinare quali sono le cause della morte fetale. L’aborto spontaneo è la conseguenza di fattori e patologie presenti al momento del concepimento. Eppure, non è un fatto molto raro.
Definizione e Frequenza dell'Aborto Spontaneo
L’espressione aborto spontaneo indica un’interruzione spontanea della gravidanza entro la ventesima settimana di gestazione. Quando si incorre in un aborto spontaneo, ovvero nell’espulsione involontaria di un embrione o del feto prima della 20ª settimana di gestazione, parliamo di un fenomeno, purtroppo, piuttosto frequente. Si definisce aborto spontaneo o naturale la perdita involontaria di un embrione o feto entro la 20ª settimana di gestazione. Tuttavia, nella maggioranza dei casi, si tratta di anomalie che non permettono all’embrione o al feto di svilupparsi adeguatamente e crescere.
Si verifica un aborto spontaneo in circa il 10-15% delle gravidanze conclamate. Circa il 10-25% delle gravidanze clinicamente riconosciute si conclude con un aborto spontaneo. Tuttavia, la stima effettiva da considerare è più alta, poiché molte volte l’aborto naturale avviene prima ancora di avere la certezza della gestazione. Un numero ben maggiore di aborti non viene riconosciuto, in quanto si verifica quando la donna non sa ancora di essere in stato interessante. Questo risulta essere un evento piuttosto comune, durante il primo trimestre o nelle prime settimane di gestazione. Molte persone pensano che l’aborto spontaneo sia un evento piuttosto raro e interesserebbe meno del 5% delle gravidanze, ma non è così. Del resto, di aborto non si parla mai; anzi, c’è la tendenza a tenere nascosta la gravidanza nel primo trimestre, proprio perché si teme che le cose possano andare male.
L’aborto spontaneo, inoltre, viene distinto anche sulla base dell’avanzamento della gravidanza e della relativa crescita dell’embrione. Se avviene entro le prime 12 settimane, si parla di aborto spontaneo precoce, la tipologia più frequente, di cui spesso non si ha neppure una reale consapevolezza. Il rimanente 15% degli aborti si verifica fra le 13 e le 20 settimane di gestazione, rientrando nella categoria dell’aborto spontaneo tardivo. La sigla medica spesso utilizzata per identificarlo sui referti diagnostici è “AS” o in inglese “SAB” (Spontaneous Abortion). Nella maggioranza dei casi, comunque, tale evento si verifica entro la 6ª-8ª settimana, quando cioè l’embrione termina il suo sviluppo poiché non sta avvenendo correttamente. In tali situazioni, la donna può non rendersi conto dell’evento e scambiare le perdite di sangue correlate per un ciclo mestruale abbondante o in ritardo.

Le Cause e i Fattori di Rischio dell'Aborto Spontaneo
Nella maggior parte dei casi, la causa dell’aborto spontaneo è sconosciuta. Tuttavia, le ricerche mediche finora concordano principalmente che la causa più comune sia data da anomalie cromosomiche, dove l’embrione ha un numero sbagliato di cromosomi. Le anomalie cromosomiche rappresentano almeno la metà degli aborti spontanei precoci, in particolare quelli che si verificano nelle prime 10-11 settimane di gestazione. Questa condizione avviene più spesso nelle donne di età inferiore ai 20 anni o dai 35 anni in poi. Alcuni fattori, inoltre, possono incidere negativamente, come l’età della donna (a maggior ragione se over 40), ma anche quella dell’uomo. La prima responsabile, infatti, è l’età delle donne. Una gravidanza iniziata tra i 25 e i 29 anni di età ha il 10 per cento di possibilità di finire con un aborto spontaneo. Il rischio aumenta dopo i 30 anni, arrivando al 53 per cento dopo i 45 anni. Ma anche restare incinta troppo presto aumenta le probabilità di non portare a termine la gravidanza.
Oltre alle anomalie cromosomiche, esistono altre cause e fattori di rischio significativi. Le ragioni principali sono spesso di tipo genetico o medico. Qualunque condizione che complichi tali processi potrebbe determinare effetti anche molto seri. Anche le anomalie anatomiche dell’apparato riproduttivo della donna, ad esempio un utero con fibromi o, raramente, due camere o cicatrizzazione interna, possono causare la perdita della gravidanza nel periodo fino a 20 settimane di gestazione. Un aborto spontaneo può essere causato da certe infezioni virali, come un’infezione da citomegalovirus o la rosolia. Altre cause includono patologie come il diabete o le malattie autoimmuni. Se una donna presenta un disturbo che facilita la coagulazione (come la sindrome da anticorpi antifosfolipidi), può subire aborti spontanei ripetuti consecutivi (chiamati perdita ricorrente della gravidanza) che si verificano nelle prime 10 settimane di gestazione. Altre cause eccezionali includono gravi infezioni virali o batteriche, cattiva coagulazione del sangue, disturbi del sistema immunitario, disturbi ormonali o problemi alla tiroide.
I fattori di rischio (condizioni che aumentano il rischio di un disturbo) di aborto spontaneo comprendono i seguenti: madre più giovane o più vecchia (di età inferiore a 20 anni o di almeno 35 anni), aborti spontanei in gravidanze precedenti (aborti ripetuti), fumo di sigaretta, uso di sostanze come cocaina e alcol, alcune malattie della madre, come il diabete, l’ipertensione arteriosa o gravi disturbi della tiroide, se non vengono adeguatamente trattati e controllati durante la gravidanza. Un trauma fisico importante può causare un aborto spontaneo, mentre è improbabile che l’aborto sia causato da uno sforzo o da una lesione minima (come scivolare e cadere o fare attività fisica). Uno shock emotivo improvviso (ad esempio ricevere cattive notizie) non è collegato all’aborto spontaneo. Un'altra condizione da considerare è la gravidanza ectopica, ovvero quando l’embrione inizia a svilupparsi fuori dall’utero.

I Segnali Preoccupanti: Sintomi dell'Aborto Spontaneo
L’aborto spontaneo può essere preceduto e annunciato da diversi sintomi. Qualora uno di questi segnali si verifichi, è sempre opportuno rivolgersi al proprio ginecologo, per valutare lo stato di salute complessivo proprio e del feto. Il sintomo più caratteristico, da questo punto di vista, è rappresentato dal sanguinamento vaginale, che può manifestarsi in maniera variabile. La presenza di tracce ematiche è uno dei principali sintomi di un’interruzione di gravidanza. Di solito un aborto spontaneo è preceduto da sanguinamento vaginale che può essere spotting con sangue rosso brillante o rosso scuro oppure sanguinamento più intenso. Il sanguinamento, nell’ipotesi di interruzione di gravidanza, è il segnale dello svuotamento dell’utero. L’aborto spontaneo può anche manifestarsi attraverso la perdita di liquidi e tessuti dalla vagina.
L’utero è un muscolo e si contrae durante l’aborto spontaneo provocando crampi, che possono causare l’apertura (dilatazione) della cervice. I crampi diventano più intensi fino a che, alla fine, l’utero si contrae a sufficienza per espellere il feto e la placenta. Tuttavia, il sanguinamento vaginale è comune nelle prime fasi della gravidanza, spesso in assenza di problemi della stessa. Circa il 25% delle gestanti presenta un po’ di sanguinamento almeno una volta durante le prime 12 settimane di gestazione. Circa il 12% delle gravidanze con sanguinamento nelle prime 12 settimane si risolve con un aborto spontaneo. L’unico segno di aborto, nella prima fase di gravidanza, può essere un sanguinamento vaginale di lieve entità. Nelle fasi tardive della gravidanza, un aborto può causare un’emorragia profusa e il sangue può contenere muco o coaguli.
Esiste anche una condizione particolare chiamata aborto mancato o aborto spontaneo senza sintomi. A volte il feto smette di svilupparsi senza che ci sia alcun sintomo di aborto; questo viene definito aborto mancato. L’insidia dell’aborto interno si spiega meglio con l’altro suo nome: aborto spontaneo senza sintomi. A differenza dell’aborto comune, di solito procede senza sintomi che lo “segnalino”: la donna può avere un po’ di spotting, avere perdite o lievi dolori all’addome inferiore, quindi spesso passa inosservato. Molto spesso, questo accade durante il primo trimestre, motivo per cui è consigliabile attendere fino allo screening del primo trimestre prima di annunciare la gravidanza. Il medico può sospettare un aborto mancato se l’utero non si espande. Talvolta, il medico rileva un aborto mancato durante un’ecografia prenatale di routine. Gli aborti spontanei sono comuni nelle prime fasi della gravidanza e alcuni possono non essere riconosciuti, perché si verificano prima che la donna sia consapevole di essere incinta. Circa il 25% delle gestanti presenta un po’ di sanguinamento almeno una volta durante le prime 12 settimane di gestazione, ma solo approssimativamente il 12% di esse subisce un aborto spontaneo.
Diagnosi e Classificazione Medica dell'Aborto Spontaneo
Per la diagnosi dell’aborto spontaneo si ricorre a valutazione medica, ecografia ed esami del sangue. Se una donna in stato di gravidanza presenta sanguinamento e crampi nel corso delle prime 20 settimane di gravidanza, il medico la deve visitare per verificare se ci siano minacce di aborto. Durante un esame pelvico, il medico esamina la cervice per stabilire se si stia dilatando. Se ciò non avviene, la gravidanza può proseguire. In caso di dilatazione prima di 20 settimane di gestazione, un aborto è molto probabile.
Talvolta, il medico utilizza un dispositivo per auscultare il battito cardiaco fetale. L’ecografia viene eseguita anche mediante l’inserimento in vagina di una sonda ecografica (la cosiddetta ecografia transvaginale). Può essere utilizzata per stabilire se l’aborto spontaneo si sia già verificato o, in caso contrario, se il feto sia ancora vivo. Se la donna ha subito un aborto, l’ecografia può mostrare se il feto e la placenta sono stati espulsi completamente.
Si eseguono esami del sangue per misurare i livelli di un ormone prodotto dalla placenta all’inizio della gravidanza, chiamato gonadotropina corionica umana (hCG). I risultati confermano la gravidanza. Di solito, l’esame viene ripetuto ogni qualche giorno o una volta alla settimana per stabilire se la donna abbia una gravidanza in sede anomala (ectopica), che può anch’essa causare sanguinamento, nonché per assicurarsi che il processo dell’aborto spontaneo sia completo. Se l’utero non si espande progressivamente, si sospetta un aborto mancato, cioè che il feto è deceduto ma non è stato espulso dall’utero pur senza causare sintomi (sanguinamento vaginale o dolore addominale).
Il termine medico per l’interruzione intenzionale della gravidanza è aborto indotto o interruzione volontaria della gravidanza, mentre i medici possono utilizzare il termine aborto per indicare un aborto spontaneo. Altri termini per indicare l’aborto includono:
- Aborto spontaneo: perdita della gravidanza prima di 20 settimane di gestazione.
- Aborto spontaneo precoce: perdita della gravidanza prima di 12 settimane di gestazione.
- Aborto spontaneo tardivo: perdita della gravidanza tra 12 e 20 settimane di gestazione.
- Minaccia di aborto: sanguinamento o crampi durante le prime 20 settimane di gestazione senza apertura (dilatazione) della cervice.
- Aborto mancato: morte del feto rilevata con un’ecografia prima di 20 settimane di gestazione, senza sintomi (sanguinamento o dolore) che suggerissero un problema della gravidanza.
- Aborto spontaneo ricorrente: anamnesi di almeno tre aborti spontanei.
- Aborto settico: infezione del contenuto dell’utero prima, durante o dopo un aborto spontaneo o indotto.
- Morte in utero: morte del feto e parto dopo 20 settimane o più di gestazione.
Il Percorso Post-Aborto Spontaneo: Aspetti Fisici e Medici
Il trattamento dell’aborto spontaneo varia a seconda della situazione. Se il tessuto della gravidanza è stato eliminato completamente, non è necessario alcun trattamento. In caso di minaccia di aborto spontaneo (presenza di sintomi, ma l’ecografia mostra una gravidanza normale), alcuni medici consigliano alla donna di evitare attività faticose e, se possibile, di non stare in piedi ed evitare l’attività sessuale. Tuttavia non vi sono prove chiare che tali limitazioni siano efficaci.
Se l’aborto spontaneo è confermato, ma il tessuto del feto o della placenta rimane interamente o in parte nell’utero, di solito esistono varie opzioni per l’eliminazione o l’asportazione del tessuto della gravidanza. Dal punto di vista fisiologico, potrebbe essere necessario affrontare la procedura ginecologica del raschiamento, un’operazione che procede con la rimozione di una porzione di endometrio o una massa anomala contenuta nell’utero. Dopo un aborto interno i medici di solito consigliano alla donna il raschiamento dell’utero. Al giorno d’oggi si tratta di una procedura chirurgica non complicata e di routine, della durata di diversi minuti, che di solito si svolge a livello ambulatoriale e in anestesia totale. In alcuni casi, il raschiamento non è necessario e l’espulsione avviene in modo spontaneo. È anche possibile l’utilizzo di farmaci per espellere il materiale abortivo.
In caso di aborto spontaneo precoce (prima di 12 settimane di gestazione), se la donna non presenta sanguinamento abbondante o segni di infezione, i medici di solito spiegano le diverse opzioni e la donna può scegliere una delle seguenti:
- Monitorare attentamente i sintomi e attendere che l’utero espella il tessuto spontaneamente: la donna deve ricevere istruzioni su cosa aspettarsi, come gestire il dolore, come riconoscere se il tessuto della gravidanza è stato espulso e quando chiamare un medico (se il sanguinamento o il dolore è diverso da quanto previsto per un aborto spontaneo o in caso di febbre). Se il tessuto della gravidanza non viene eliminato spontaneamente, è necessario assumere farmaci o effettuare un intervento.
- Assumere farmaci (solitamente misoprostolo, talvolta con mifepristone) per aiutare l’utero a espellere la gravidanza.
- Eseguire un intervento per rimuovere il tessuto della gravidanza dall’utero: di solito comporta l’inserimento nell’utero di un tubo flessibile attraverso la vagina e l’aspirazione (dilatazione e raschiamento [D e R] con aspirazione).
Se l’aborto spontaneo è stato eliminato spontaneamente, i medici di solito eseguono esami del sangue per l’ormone della gravidanza hCG una volta alla settimana, fino a quando il livello diventa non rilevabile, per confermare che nell’utero non rimanga tessuto del feto o della placenta.
Aborto primo trimestre e prognosi riproduttiva
In caso di aborto spontaneo tardivo (tra le 12 e le 20 settimane di gestazione), i medici consigliano di non attendere che la gravidanza venga eliminata spontaneamente, perché ciò può causare dolore o sanguinamento intensi e la gravidanza può non venire eliminata completamente, causando infezione. Gli aborti spontanei tardivi vengono trattati mediante una o più delle seguenti opzioni:
- Un intervento per rimuovere il tessuto della gravidanza dall’utero: questo intervento è chiamato dilatazione e raschiamento (D e R) o dilatazione ed evacuazione (D e E) ed è eseguito con strumenti chirurgici per l’aspirazione e/o di altro tipo inseriti nell’utero attraverso la vagina.
- Farmaci per indurre il travaglio e quindi espellere il contenuto dell’utero: questi farmaci possono includere il misoprostolo, talvolta con mifepristone (di solito utilizzati nelle fasi iniziali della gravidanza) o l’ossitocina (di solito utilizzata nelle fasi più avanzate della gravidanza).
Si somministrano analgesici al bisogno. Tutte le donne con sangue Rh negativo che subiscono un aborto spontaneo ricevono immunoglobuline Rho(D) per prevenire la malattia emolitica del feto (eritroblastosi fetale). Questo disturbo è chiamato incompatibilità Rh (quando il sangue della donna in gravidanza è Rh-negativo mentre quello del feto è Rh-positivo).
L'Impatto Emotivo e Psicologico dell'Aborto Spontaneo
Il momento successivo a un aborto spontaneo può essere devastante, sia dal punto di vista fisico che psicologico. Purtroppo, ancora troppo spesso l’aborto spontaneo non è vissuto come un vero e proprio lutto ma è considerato alla stregua di un tabù. “Accogliere il dolore degli altri non è mai facile, soprattutto per chi è cresciuto in una società spaventata, impreparata di fronte a certi argomenti, tanto da renderli dei tabù. Si ha l’impressione di non avere le parole, di non sapere cosa dire.” La delusione per la mancata maternità talvolta è vissuta come un lutto pesante, che può peggiorare se si è avanti con l’età e si teme di non riuscire in breve a concepire nuovamente un bambino. Quando una donna desidera una gravidanza e un figlio, l’aborto è spesso emotivamente difficile per lei e il partner, che potrebbero aver bisogno di sostegno da parte delle persone care e di professionisti sanitari.
Dopo un aborto spontaneo la donna e il suo partner possono sentirsi in lutto, tristi, in collera, colpevoli o ansiosi per le successive gravidanze. Il dolore dovuto a una perdita è una risposta naturale e, pertanto, non deve essere soppresso o negato. Dare sfogo ai propri sentimenti con un’altra persona può aiutare la donna a gestire le proprie emozioni e ad aumentare i sentimenti positivi. Un aborto interno è un duro colpo nella vita di una coppia: si alternano emozioni tra il non veder l’ora di avere un bambino alternate a tristezza e paura di cosa possa accadere. Oltre al carico emotivo associato a una perdita così grande, i genitori iniziano anche a preoccuparsi se sono sani e qual è la probabilità di poter perdere di nuovo un bambino. La psiche di una donna dopo un’esperienza così sfortunata è davvero molto fragile - a causa dei cambiamenti ormonali, può essere simile al classico puerperio, ma non dobbiamo dimenticare che questa madre ha perso il bambino.
Le donne possono sentire un senso di colpa, pensando di aver fatto qualcosa che abbia indotto l’aborto, ma di solito non è così. La donna può ricordare di aver assunto un farmaco da banco all’inizio della gravidanza, di aver bevuto un bicchiere di vino prima di aver scoperto di essere incinta o di aver fatto un’altra cosa banale. Tutto questo il più delle volte non è la causa dell’aborto, quindi la donna non deve sentirsi in colpa. I medici offrono il proprio supporto e, nel caso, rassicurano le pazienti di non avere alcuna colpa nell’aborto. Secondo Williams e colleghi, queste false credenze possono avere un ruolo in alcune delle emozioni negative che accompagnano l’interruzione spontanea di gravidanza, come il senso di colpa e quello di isolamento. Una consulenza formale è raramente necessaria, ma è disponibile per le donne che la desiderano.

Il Desiderio di una Nuova Gravidanza dopo l'Aborto Spontaneo
Per chi riesce a elaborare la perdita, nasce il bisogno di sapere quando tentare di nuovo e quali indagini diagnostiche fare. Il dubbio principale per le donne che subiscono tale evento è se si può avere una gravidanza a termine. Il timore di avere qualcosa che non va o il senso di colpa (errato) di aver fatto qualcosa di sbagliato, predominano nell’emotività. Tuttavia, occorre affrontare il tutto con la dovuta serenità, poiché è assolutamente possibile avere una gravidanza sana dopo un aborto spontaneo. Fondamentale per superare il tutto è comprendere bene di cosa si tratta, quali sono le cause e dopo quanto tempo l’organismo è pronto per un nuovo tentativo.
Quanto tempo bisogna aspettare per una nuova gravidanza? Dipende dal singolo caso, ma in generale si consiglia di attendere almeno un ciclo mestruale per consentire all’endometrio di ritornare alle condizioni ottimali. In particolare, l’Organizzazione ha rilevato come, sia che si tratti di una nuova gravidanza dopo aborto che di una gravidanza dopo raschiamento, sia opportuno per la coppia far trascorrere un periodo di almeno sei mesi. Dal punto di vista medico, non ci sono opinioni univoche sul rimanere incinta subito dopo un aborto spontaneo. Perché sia più facile portare a termine una gravidanza subito dopo un aborto spontaneo non è ancora chiaro, e lo ammettono i ricercatori. Si tratta di situazioni molto soggettive per le quali occorre tenere conto anche dello stato psicologico della donna interessata. In assenza di complicazioni, la maggioranza delle donne ottiene una gravidanza entro 3-6 mesi.
Le donne che hanno avuto un aborto possono desiderare di confrontarsi con il proprio medico circa l’eventualità di altri aborti nelle gravidanze successive e di sottoporsi a esami se necessario. Sebbene l’aver avuto un aborto aumenti il rischio di averne altri, la maggior parte delle donne può avere una nuova gravidanza e portarla a termine senza problemi. Di solito non sono necessari ulteriori esami, a meno che la donna non abbia subito due o più aborti spontanei. La rassicurazione sta nel fatto che, dopo l’aborto spontaneo, il rischio che si verifichi di nuovo non è maggiore rispetto a quello che hanno le altre donne (potrebbe essere un caso isolato). I ricercatori hanno osservato, dati alla mano, quel che tanti ginecologi sanno per esperienza, ossia che le complicanze delle gravidanze precedenti hanno un effetto negativo sulle future. Non accade lo stesso per la pre-eclampsia, condizione caratterizzata da pressione alta in gravidanza. Chi ne ha sofferto nel corso dei nove mesi di gestazione non deve preoccuparsi per gli esiti di una nuova gravidanza. Occorre sottolineare che l’indagine menzionata ha la valenza di uno studio osservazionale e, come tale, non può stabilire un legame di causa ed effetto.
Fra i test consigliati, innanzitutto, è opportuno eseguire un’analisi del sangue che possa permettere di valutare la presenza di eventuali disturbi ormonali o di deficit del sistema immunitario. Una volta iniziato il secondo trimestre, invece, le probabilità di interruzione della gravidanza, così come quelle di complicanze fetali, si abbassano drasticamente.
Aborto primo trimestre e prognosi riproduttiva
Affrontare l'Aborto Spontaneo Ricorrente (Poliabortività)
È opportuno che le donne che hanno avuto due o più aborti spontanei consultino un medico prima di tentare una nuova gravidanza. Tuttavia, è fondamentale eseguire alcuni controlli, soprattutto dopo due o più aborti consecutivi, per escludere fattori di rischio persistenti, ovvero condizioni mediche specifiche che compromettano la situazione. Si parla di aborto spontaneo ricorrente (o poliabortività) quando si verificano tre o più aborti consecutivi. Secondo la Società Italiana della Riproduzione, si parla invece di aborto ripetuto quando nella storia ginecologica di una paziente si verificano due episodi simili consecutivi entro la ventesima settimana di gestazione.
Il medico può eseguire controlli per eventuali anomalie genetiche o strutturali o altri disturbi che aumentano il rischio di aborto. Ad esempio, può effettuare:
- Un esame di diagnostica per immagini (come ecografia, isteroscopia o isterosalpingografia) per valutare la presenza di anomalie strutturali dell’apparato riproduttivo femminile.
- Esami del sangue per controllare la presenza di alcune malattie, come la sindrome da anticorpi antifosfolipidi, il diabete, anomalie negli ormoni riproduttivi e disturbi della tiroide.
- Test genetici per controllare la presenza di anomalie cromosomiche.
Se identificate, alcune cause di aborto spontaneo ricorrente possono essere trattate, rendendo possibile portare a termine una gravidanza in futuro. In tale contesto, è importante rivolgersi ad un centro specializzato in medicina della riproduzione, per comprenderne la motivazione ed attivare un percorso di trattamento personalizzato. Il centro RAPRUI rappresenta un’eccellenza italiana in tal senso. Dopo un aborto, il rischio di subirne un secondo aumenta della metà e dopo due raddoppia. Tuttavia, i medici rassicurano che una o due aborti interni senza sintomi potrebbero non significare nulla: non aumenta la probabilità di un altro aborto spontaneo in modo significativo a meno di cause sottostanti non indagate.
Una delle tecniche disponibili per migliorare le prospettive di una gravidanza è la diagnosi genetica preimpianto (PGT), che permette di studiare il patrimonio genetico degli embrioni prima dell’impianto e di selezionare gli embrioni più sani e privi di alterazioni cromosomiche e/o genetiche che saranno trasferiti nell’utero. Un altro modo per rimanere incinta è il ricorso all’ovodonazione, che è la tecnica di riproduzione assistita che utilizza gli ovuli provenienti da una donatrice anonima per creare embrioni di qualità ottimale.
Sfatare Miti e False Credenze sull'Aborto Spontaneo
Molte persone pensano che l’aborto spontaneo sia un evento raro e che possano bastare singoli comportamenti a provocarlo. Non è così. E maturano convinzioni ed idee sbagliate sulle sue possibili cause. Per il 55% del campione, più di una persona su due, l’aborto spontaneo sarebbe un evento piuttosto raro e interesserebbe meno del 5% delle gravidanze. In realtà, le ragioni principali sono di tipo genetico o medico. È importante sottolineare che l’interruzione di una gravidanza avviene in modo naturale, senza colpe, e ovviamente senza intervento medico chirurgico volontario. Uno shock emotivo improvviso (ad esempio ricevere cattive notizie) non è collegato all’aborto spontaneo. Un medico non può che consigliare di condurre una vita sana già da prima del concepimento, ma questo non significa che qualsiasi interruzione sia dovuta a una mancanza della donna.
Secondo una recente ricerca condotta dall’Istituto Nazionale di Statistica e riferita al 2015, in Italia si sono verificate 66.127 interruzioni spontanee di gravidanza. Non sono rari, inoltre, i casi di secondi aborti spontanei, ossia le ipotesi nelle quali questo evento si verifichi ripetutamente in riferimento ad una stessa coppia. Secondo i ricercatori statunitensi, infatti, la maggior parte di questi eventi si verifica nelle primissime settimane di gestazione. È fondamentale comprendere i sintomi iniziali, le cause più frequenti e le implicazioni per una futura gravidanza per affrontare la situazione con maggiore consapevolezza e serenità.
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